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sabato 31 gennaio 2009

CRESCERE ( jim morrison )

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Crescere vuol dire avere il coraggio di non strappare le pagine della nostra vita ma semplicemente voltare pagina.
Crescere significa riuscire a superare i grandi dolori senza dimenticare.
Crescere significa avere il coraggio di guardare il mondo e di sorridere.
Crescere significa guardarsi indietro e abbracciare i ricordi senza piangere.
Crescere è saper distinguere la realtà dai sogni.
Crescere è sapersi rialzare dopo una brutta caduta.
Crescere... non tutti hanno voglia di crescere... forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo...
(jim morrison)

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. X GUARDARE VIDEO SPEGNI LA RADIO ---------->

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E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità .

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PASSATO DI QUI'

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CIAO GRAZIE X LE VISITE
LASCIATE PURE UN SEGNO DEL VOSTRO PASSAGGIO CIAO

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venerdì 30 gennaio 2009

GLI ITALIANI SPOSANO LE STRANIERE




UN'AMICA MI HA POSTO QUESTA DOMANDA....

Leggendo un po’ qua e un po’ là sono rimasta stupita dal fatto che gli uomini si innamorano delle donne provenienti da altri paesi perché si lamentano del fatto che le italiane concedono troppo spazio alla carriera sottraendo tempo ai sentimenti.Il tempo libero preferiscono passarlo con le amiche, o in palestra e quando sono con un uomo si lamentano di essere stanche e avere mal di testa. L’uomo pensa che la donna italiana sia una difficile conquista, perché questa è perennemente in competizione con il maschio, che rimane impaurito dalla loro iniziativa. Un tempo era l’uomo a conquistare, ora i ruoli si sono invertiti. In più le donne si considerano troppo preziose e pensano sempre solo a se stesse .Questi piccoli grandi egoismi allontanano le donne italiane dal maschio nostrano che, pur emancipato, preferisce ancora avere al proprio fianco delle donne “vecchio stampo”, più attente alla famiglia e alle esigenze dell’uomo di casa. La maggior parte delle donne straniere che sposano gli italiani, sanno cucinare, ascoltare, ballare ed essere affettuose, ma soprattutto sono capaci di far sentire maschi gli uomini! Ma se questo è vero,arriverà il momento in cui le donne italiane non troveranno più uomini italiani liberi e anche loro si dovranno innamorare degli stranieri!!!!Donne italiane….dobbiamo darci da fare per riuscire a tenerci questi uomini,in fondo così fragili,e a voi uomini chiedo…..ma è vera questa notizia?

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NIENTE BOSS X MILANO

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http://it.youtube.com/watch?v=oOpIfbneeHg
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Dopo l’avviso di garanzia al promoter

Sono tre le date dei live di Bruce Springsteen & The E Street Band: il 19 luglio allo Stadio Olimpico di Roma (per la prima volta nella carriera del Boss), il 21 a Torino e il 23 a Udine. Per la prima volta dal 1988 manca Milano. Colpa dell’avviso di garanzia al promoter Claudio Trotta per i 22 minuti di sforamento del concerto del 25 giugno scorso. "Hanno rovinato la festa a 80mila persone" dice l’assessore Terzi a La Repubblica.

"Colpa di venti-trenta irresponsabili - continua l’assessore allo Sport -. Il risultato del loro atteggiamento è questo: con la loro denuncia hanno messo in difficoltà una città. E tra questi cittadini c’era anche chi aveva chiesto e ottenuto un biglietto gratis per vedere il Boss. Per un paio di bis si è arrivati al penale: è folle. Qualcuno aveva anche pensato di proporre come nuovo spazio per il concerto il Forum di Assago, ma la Balrey Artas ha preferito proprio evita la tappa milanese. D’altronde Springsteen difficilmente avrebbe accettato dal momento che affronta soprttutto gli stadi. E anche l’assessore Giovanni Terzi è d’accordo con il cantautore: "San Siro rimane un luogo fantastico per fare musica, pur con la sua acustica da migliorare".

A rincarare la dose è intervenuto il presidente di Fimi (la federazione che raggruppa l’industria musicale italiana) Enzo Mazza: "Il solco tra la città di Milano e la musica si sta ampliando sempre di più; è difficile pensare che una città che si aspetta di organizzare l’Expo si trovi sempre di più ai margini nei grandi eventi live europei, un segnale preoccupante che denota un’assoluta mancanza di visione strategica della città e che avviene mentre il mondo assiste in diretta ad un grande concerto di star per Obama a Washington".

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giovedì 29 gennaio 2009

IL PREZZO DEL CERVELLO

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IL PREZZO DEL CERVELLO


In ospedale si trova un paziente gravemente malato.
I familiari si riuniscono nella sala d'attesa e, alla fine entra un
medico, stanco e desolato:
'Mi dispiace d'essere portatore di brutte notizie', disse guardando le facce
preoccupate
'l'unica speranza per il vostro familiare è un trapianto di cervello. E'
qualcosa di sperimentale,
è rischioso, ed anche economicamente del tutto a vostre spese'.
I familiari restano seduti, ascoltando le gravi notizie.
Alla fine, uno domanda: 'Per informazione, quanto costa un cervello?'
'Dipende', risponde il medico, '5.000 euro un cervello di uomo; 200euro uno
di donna'.
Un lungo momento di silenzio invade la stanza, mentre gli uomini
presenti cercano di non ridere ed evitano di guardare le donne negli occhi,
anche se qualcuno accenna un sorriso.............
Infine, la curiosità fa domandare ad uno di loro: 'Dottore, a che si deve la
differenza di prezzo?'
Il medico, sorridendo a una domanda così innocente,risponde:
'Quelli femminili costano meno perchè sono gli unici ad essere stati usati,
gli altri sono come nuovi'.


Molti saluti a tutti gli uomini che hanno sorriso a metà del racconto!
E baci a tutte le donne che hanno sorriso alla fine

ciao a tutti

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mercoledì 28 gennaio 2009

TV ABARA

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tv

.TV ABARA

Programmazione Al JAREEZA del giorno

10:00 OSAMA NELL’ALTO DEI CIELI - Programma Religioso
11:00 GUARDA OMAR QUANT’E’ BELLO - In diretta con il Mullah Omar
12:00 LE MILLE BOMBE BLU - Musicale. Conduce Mina (Inesplosa)
13:00 KABUL (che bello prenderlo nel ...) - Tg Regionale
14:00 PANE E TALEBANI - Film
16:00 BIM BUUM BAAAM!! - Programma per bambini
18:00 CHI VUOL ESSER KAMIKAZE? - Quiz
19:00 LE SETTE ALLE SETTE - A tu per tu con le religioni alternative
20.00 STUDIO ALL’APERTO - Telegiornale
21:00 TANTO PER KANDAHAR - Karaoke. Conducono Tale Bano e Romina Towers.
22:30 OPERAZIONE TONFO - Documentario. Stasera: I più grandi incidenti aerei.
23:30 GROTTA A GROTTA - Talk show. Conduce Ahmed Vespah
01:00 SOTTO IL BURKA NIENTE - Film erotico

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I CHIODI NELLO STECCATO





C’era una volta un ragazzo con un brutto carattere.


Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.

Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato.

Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantato nello steccato diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare chiodi.

Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.

Il padre disse al figlio di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno che non avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.

I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.

Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse:"Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci delle ferite come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita. Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà".

Una ferita verbale fa male quanto una violenza fisica.

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martedì 27 gennaio 2009

Il Giorno della Memoria in Italia


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Il 27 gennaio 1945, verso mezzogiorno, la prima pattuglia alleata giunse in vista del lager di Auschwitz. Il mondo seppe di una verità che ancora ferisce e grida l'orrore dell’Olocausto. Con una legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 la Repubblica italiana, come altri stati europei, riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte e affinché simili eventi non possano mai più ripetersi.

Dal 27 gennaio 2001, in commemorazione della liberazione dalla prigionia, tutta l'Italia si riunisce intorno alla Memoria dell'Olocausto. Incontri, seminari e eventi mediatici si svolgeranno per tutta la giornata. Il Convegno internazionale su "L'antisemitismo e i moderni crimini contro l'umanità", in programma domani e lunedì 28 a Palazzo Barberini, rappresenta il culmine delle manifestazioni, svoltesi anche in settimana, per il Giorno della Memoria.

Un incontro organizzato dal ministero dei beni culturali e dalla presidenza del consiglio che sarà aperto domani sera, a cui parteciperanno Romano Prodi, Francesco Rutelli e dal presidente dell'Unione delle comunità ebraiche (Ucei) Renzo Gattegna.

L'intera settimana - accompagnata da una forte programmazione tv e radio, sia pubblica sia privata - è stata comunque caratterizzata da una serie di manifestazioni e di cerimonie, quasi tutte all'insegna di un doppio anniversario che si è intersecato con il Giorno della memoria: il 60/mo della Costituzione e il 70/mo delle Leggi Razziali del novembre del 1938.

E proprio questi due temi sono stati, tra l'altro, al centro del discorso del presidente Napolitano al Quirinale - nella manifestazione in onore dei 'Giusti tra le Nazioni' - il 24 gennaio scorso quando ha affermato:"Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma". Così come la cerimonia nella Risiera di San Sabba a Trieste, nell'unico campo di sterminio in territorio italiano, dove il ministro della pubblica istruzione Fioroni ha sottolineato "la vergogna" e "le scuse" per le Leggi Razziali.

Per domani sono moltissime le manifestazioni programmate in tutta Italia. Anche il Carnevale di Acireale dedicherà attenzione alla Memoria, e la trasmissione di Rai Uno "Domenica In" tutta la puntata. Ecco ilcalendario delle principali città.

- ROMA: Casa della memoria: proiezione del film 'La strada di Levi'; presentazione del film documentario 'La deportazione e l'internamento dei militari italiani nei Lager nazistì; 'Pedalando nella memoria', in ricordo di Settimia Spizzichino una delle pochissime ebree romane tornate da Auschwitz. Centro studi Cappella Orsini, 'La promessa della casa in ordine, Cultura e consenso nell'Italia fascistà. Casa del Cinema: documentario di History Channel 'Fuga da Auschwitz'.

- GENOVA: Palazzo Ducale: Cerimonia commemorativa con Anna Foa.

- MILANO: Museo di storia contemporanea, presentazione della mostra 'Dal Lager.Disegni di Lodovico Belgiojoso'; Conservatorio Verdi, Concerto per la Memoria.

- FIRENZE: Università, Laurea Honoris Causa alLo scrittore David Grossman; Palazzo Medici Riccardi, convegno in onore di Alberto Nirenstajn; Teatro Goldoni, concerto del violinista Yehezkel Yerushalmi. Anche l'Unesco ricorderà il Giorno della memoria: il 28 gennaio a Parigi il direttore generale, Koïchiro Matsuura, commemorerà le vittime della Shoah alla presenza di Isaac Herzog, Ministro israeliano per gli Affari sociali e il Welfare e Ministro per la Diaspora e la Lotta contro l'antisemitismo, di Xavier Darcos, Ministro francese dell'Educazione e Simone Veil, Presidentessa onoraria della Fondazione per la Memoria della Shoah.

- TORINO: Al Cimitero monumentale dalle 9.30, preghiera di commemorazione dei caduti e omaggio alla lapide in memoria degli Ebrei, al cippo ex Internati e a quello della Deportazione. Un momento di raccoglimento e le celebrazioni proseguiranno, alle ore 11, in Sala Rossa, dove il sindaco Sergio Chiamparino riceverà il presidente regionale dell'associazione ex internati, Pensiero Acutis, e il presidente della Comunità Ebraica, Tullio Levi.

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Giornata della memoria: non dimentichiamo i disabili


Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della memoria, che ricorda l'olocausto di milioni di ebrei e le altre vittime dei campi di sterminio nazisti: rom, sinti, omosessuali, testimoni Geova, popolazioni dell'Est Europa, oppositori politici.

C'è, tuttavia una pagina di quella barbarie che viene spesso ignorata.
Una pagina che, invece, va riportata all'attenzione delle nostre coscienze.
È quella che riguarda le almeno 80.000 persone disabili oggetto di una sistematica operazione di sterminio avviata da Adolf Hitler al fine di eliminare i «connazionali improduttivi»”.

Il primo passo di questo delirante progetto fu compiuto nel 1939, quando, attraverso un Decreto ministeriale che imponeva la dichiarazione dei neonati “deformi”, venne avviato un programma di soppressione dei bambini con difetti fisici e mentali.

Poco dopo la nascita i neonati venivano tolti con l'inganno o con la forza e l'uso di minacce alla famiglia e trasferiti in “reparti per l’assistenza esperta dei bambini”, che altro non erano se non strutture per l'eutanasia.
Il loro destino era segnato, cambiava solo il metodo scelto per la loro “eliminazione”: venivano lasciati morire per inedia o avvelenati con dosi massicce di farmaci quali la morfina, il luminal, il veronal e il bromuro.

Ne vennero uccisi in questo modo, secondo le stime più prudenti, almeno 5.000.

Successivamente Hitler dette l’avvio anche all’operazione di uccisione su larga scala dei disabili adulti con il famigerato progetto “T4”.
Quelle dei disabili, per il “fürer”, erano vite “indegne d’essere vissute”.
Alla base del progetto c’era anche un criterio di ordine economico e utilitaristico.
Infatti, l’eliminazione di questa fascia di cittadini considerati incapaci di produrre e bisognosi di cure continuative, secondo i calcoli dei funzionari Reich, avrebbe fatto risparmiare in dieci anni all’erario tedesco quasi 900 milioni di marchi.

Il metodo scelto per lo sterminio, in questo caso, fu quello delle camere a gas che iniziarono a funzionare sostenute dalla spietata ed efficiente macchina organizzativa nazista.
Nel 1941 Hitler, a seguito della pressione dell’opinione pubblica e della Chiesa, mise ufficialmente fine al progetto in Germania.
L’eliminazione dei disabili tedeschi, però, proseguì nei reparti degli ospedali e all’interno degli istituti con iniezioni letali e barbiturici.
Le camere a gas, invece, continuarono a funzionare per i disabili ebrei e per quelli dei paesi occupati dalla Germania nazista, che, tra gli internati dei lager, furono sempre tra i primi ad essere destinati ai forni crematori.

Si calcola che nei due anni del “T4” furono mandate a morte circa 70.000 persone con disabilità, cui vanno aggiunte le migliaia di vite brutalmente spezzate tra il 1941 e il 1945 e per le quali non esiste alcuna
contabilità.

Non sappiamo quanti, tra i milioni di esseri umani che conclusero la loro esistenza nell'inferno di Auschwitz, Treblinka e degli altri lager nazisti, siano finiti in quei campi a causa di qualche loro limitazione fisica o psichica.
Ci sembra tuttavia importante celebrarne la memoria con la stessa attenzione e dignità riservata alle altre vittime di quella tragedia, per questo chiediamo che nelle cerimonie e nelle occasioni di riflessione che si succederanno in questi giorni non ci si dimentichi dei disabili vittime dell’olocausto.

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Dopo CAROSELLO tutti a nanna



Bambini, dopo Carosello tutti a dormire!

Tutti quanti noi abbiamo sentito questa frase tantissime volte: nella nostra infanzia lo spartiacque che delimitava la tipica giornata piena di compiti e giochi e il mondo dei sogni era rappresentato dalla messa in onda di cinque comunicati pubblicitari (non esisteva ancora la parola spot) preceduti da brevissimi telefilm, disegni animati o pupazzi animati.

La trasmissione televisiva Carosello nacque il 3 febbraio 1957 con un ritardo di un mese e due giorni sulla data annunciata in precedenza (1° gennaio 1957). Per evitare di attirare su di sé le critiche di coloro che pagavano il canone e che non apprezzavano la pubblicità in televisione, la RAI pensò bene di associare ad ogni comunicato commerciale un mini-filmato introduttivo che sintetizzasse in una manciata di minuti delle storie di senso compiuto.

La produzione di questi mini-film fu demandata all’industria cinematografica nazionale: Carosello diventò così una palestra sulla quale si fecero le ossa tutti i maggiori registi nazionali. Il successo di pubblico fu tale che anche i più famosi attori non disdegnarono di partecipare a queste scenette. Alcuni nomi danno subito il senso dell’importanza di Carosello: fra i registi si possono annoverare i fratelli Taviani ed Ermanno Olmi mentre fra gli attori è sicuramente da ricordare la partecipazione del grande Eduardo De Filippo e del futuro premio Nobel Dario Fo.

La RAI impose alle industrie cinematografiche che giravano le varie mini-storie un vero e proprio regolamento: la durata di ogni singola pubblicità era fissata in due minuti e quindici secondi di cui al massimo trentacinque secondi potevano essere dedicati al messaggio pubblicitario vero e proprio (il cosiddetto codino). Dal 1974 la durata di ogni singolo comunicato fu accorciata e passò a un minuto e quaranta secondi.
La censura diventò ferrea: non si potevano utilizzare parole sconvenienti o allusive. Una nota marca di lassativi nel vantare le qualità del proprio prodotto non ha mai potuto utilizzare la frase "regola l’intestino" ma si è sempre dovuta mantenere in una frase molto più casta: "regola l’organismo".

LEGGI ANCHE http://cipiri2.blogspot.it/2013/06/carosello-e-il-linguaggio-della.html

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lunedì 26 gennaio 2009

LA LUCE NEI GESTI QUOTIDIANI

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Ci sforziamo sempre ,in un modo o nell’altro di trovare da qualche parte, quello che ci manca. Da qualche parte, in una zona qualsiasi del mondo e dello spirito, ovunque tranne che la’ dove siamo,la’ dove siamo posti:ma e’ proprio la’,e da nessun altra parte che si trova il tesoro.Nell’ambiente in cui si vive,nella situazione che ci e’ capitata in sorte,in quello che capita giorno dopo giorno,nei gesti della quotidianita’...

M.Buber



Jan Veermer,artista olandese rappresenta questi gesti semplici della quotidianita’.

Di lui pochi quadri,capolavori,ma c’e’ qualcosa che lo rende unico,prende questi piccoli gesti e li riempie di luce.

La sua arte e’ questa riempire di luce questi gesti della quotidianita’.

Che senso ha innondare di luce una donna che versa il latte?

Egli ha forse capito come nessun’altro che c’e una luce interna che innonda il gesto umile quotidiano.

Noi ci siamo riempiti la testa di cose importanti da fare,di obbiettivi da raggiungere,di successi da inseguire,e poi?

Forse quello che lui vuole dire e’ proprio questo:se stiamo nelle cose che facciamo,la luce riempie le nostre azioni,i nostri gesti quotidiani,chissa’ forse e’ proprio in questi gesti che compiamo senza neanche pensarci che si racchiude la nostra felicita’.

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RICORDI


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Ci sono certe persone che rendono speciale la nostra vita,

che ci fanno provare sensazioni nuove, diverse,

che ci fanno ridere, piangere, soffrire...

Però ci fanno anche sognare:

ci fanno alzare per un attimo da terra e ci fanno volare...

E questi sono attimi che poi ci serviranno

nei momenti bui, difficili,

nei momenti in cui pensiamo al passato

e veniamo colti da una marea di rimpianti e ricordi

E in questi momenti, il ricordo degli attimi

vissuti con queste persone ci dà un pizzico

di allegria e malinconia,

e ci fa rivivere momenti magici...

E` per questo che non dobbiamo mai

dimenticare il passato: perchè senza ricordi

la vita è tutta uguale,

diventa un susseguirsi di emozioni

che dimenticheremo col passare del tempo...

Invece, con i ricordi possiamo ridere, piangere,

soffrire, ma possiamo tornare a volare,

e provare, per l`ennesima volta, la brezza

di alzarsi da terra senza aver bisogno di ali .

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venerdì 23 gennaio 2009

Jeffrey Scott Buckley

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Jeffrey Scott Buckley (Anaheim, 17 novembre 1966 – Memphis, 29 maggio 1997) è stato un cantante e chitarrista statunitense. Nasce a Orange County, in California (USA), dal cantante Tim Buckley e dalla violoncellista Mary Guibert. Tim Buckley abbandona molto presto Mary e il piccolo Jeff, per partire alla volta di New York e di nuove prospettive di lavoro nel mondo musicale della Grande Mela anni sessanta. Mary si risposa con Ron Moorhead. Intorno all'età di 6 anni, Jeff inizia a suonare la chitarra, sua grande passione, che lo porterà più avanti negli anni a frequentare a Los Angeles il Guitar Institute of Technology, presso il quale conseguirà un diploma nel 1985. All'età di 13 anni decide di riappropriarsi del nome di suo padre, nome con il quale diventerà famoso al grande pubblico, Jeff Buckley. Nel 1990 Hal Willner, produttore musicale, lo invita a suonare per il "Greetings from Tim Buckley" alla St. Ann’s Church di New York, dove immediatamente Jeff decide di trasferirsi. È un momento storico, per la vicenda di Jeff: in questa occasione conosce Gary Lucas (chitarrista che aveva collaborato anche con Frank Zappa) che lo annovera tra i suoi Gods & Monsters, progetto rock-blues a line-up variabile. Con Gary Lucas Buckley scriverà i famosi pezzi Mojo Pin e Grace (title track del suo unico album in studio). Nel 1992 firma un contratto con la casa discografica Columbia Records, tramite il chitarrista e dirigente Steve Berkowitz (autore del mixaggio del suo primo CD, un EP dal titolo Live at Sin-é uscito nell'agosto del 1993, locale nel quale Jeff si esibì più e più volte agli inizi della sua carriera). Dopo uno showcase-tour negli Stati Uniti ed Europa (con tappe in Inghilterra, Olanda e Francia, nazione nella quale fu molto apprezzato), nel 1994 pubblica il suo lavoro più importante, Grace, un album di 10 tracce che fu osannato dalla critica musicale; ebbe vari riconoscimenti, tra i quali il "Gran Prix International Du Disque dell'Academie Charles CROS", il disco d'oro in Francia e in Australia (nazioni dove il suo successo fu più evidente). In Italia si esibisce per 3 volte (il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio). Voci non ufficiali dicono che in quest'ultima data, la presenza di Jeff Buckley fu fortemente voluta dal rocker italiano Luciano Ligabue. Tra il 1996 e il 1997 lavora, tra piccole soddisfazioni e grandi travagli interiori, al suo album, del quale non riuscì a vedere la pubblicazione; probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi My sweetheart the drunk, titolo con il quale è uscito un doppio CD con i lavori demo lasciati da Jeff al punto della sua tragica morte. Il titolo esatto di questo doppio CD è Sketches for: My Sweetheart the Drunk. A causa di queste difficoltà a comporre, Jeff chiede ai componenti della sua band di rimanere da solo a Memphis, per comporre in solitudine. Di questo periodo si ricordano un paio di aneddoti che vale la pena citare: Jeff usava servirsi per i suoi pasti presso un ristorante vietnamita della cittadina; il gestore - ignorando che Jeff fosse una celebrità - gli regalò una T-shirt con il logo del locale, per l'unico motivo che gli dava molto guadagno, pasteggiando senza soluzione di continuità nel suo ristorante. Un giorno un ragazzo che conosceva ed ammirava il cantante, si trovò ad entrare nel locale proprio mentre Jeff ne stava uscendo, con indosso la maglietta regalatagli dal proprietario e due porzioni "take away"; il ragazzo, sbalordito, entrò e disse al ristoratore: «Complimenti, far fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!»; In un bar di Memphis, Jeff mise in un juke-box un pezzo di Whitney Houston, ed iniziò sommessamente a canticchiarlo; la barista - anch'ella ignara di chi fosse questo ragazzo gracilino appoggiato al bancone - gli disse beffarda: «Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!» (Jeff Buckley è famoso per la sua voce duttile, cristallina e molto estesa in quanto ad ottave, che lo ha portato a cantare più volte - e senza difficoltà di sorta - brani di famose cantanti come Nina Simone). Il 29 maggio 1997 Jeff si stava recando all'aeroporto di Memphis per andare a prendere i membri della band; è in anticipo ed è l'ora del tramonto di un pomeriggio tranquillo. In compagnia di un amico si ferma presso le acque del fiume Wolf River, un affluente del Mississippi. Si immerge nelle acque del fiume vestito e con le scarpe. Il suo amico lo vede allontanarsi dalla riva sempre di più. Muore così Jeff Buckley. Voci parlano di probabili cause di morte, nessuna delle quali ha trovato conferma definitiva: un mulinello creato da una barca passatagli accanto, le scarpe che lo hanno reso troppo pesante, o altro. Il suo corpo fu ritrovato soltanto vari giorni dopo, il 5 giugno 1997, dalla polizia locale. Nel corso degli anni usciranno vari album postumi come Mystery White Boy, Live a l'Olympia, Live at Sin-é (Legacy Edition). È tutt'oggi considerato una delle voci più emozionanti nel panorama musicale, ed il suo culto ha assunto dimensioni non troppo dissimili da altre icone musicali aventi una storia alle spalle struggente, quali Kurt Cobain o Layne Staley. Resta indimenticabile, per i cultori della musica d'autore, la cover di Hallelujah, canzone scritta da Leonard Cohen.

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ECCO QUA' IL VIDEO :
KE STRANO , NON E' STATO MESSO A DISPOSIZIONE IL CODICE EMBED ?
BASTA COPIARE ED INCOLLARE .
BUONA VISIONE...........CIAO
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http://www.youtube.com/watch?v=AratTMGrHaQ

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STORIELLA ( 4 CANDELE )

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.Quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.

Il luogo era talmente silenzioso,
che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:
"IO SONO LA PACE,
ma gli uomini non mi vogliono:
penso proprio che non mi resti altro da fare
che spegnermi!"
Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:
"IO SONO LA FEDE
purtroppo non servo a nulla.
Gli uomini non ne vogliono sapere di me,
non ha senso che io resti accesa".
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:
"IO SONO L'AMORE
non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
Gli uomini non mi considerano
E non comprendono la mia importanza.
Troppe volte preferiscono odiare!"
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

...Un bimbo in quel momento entrò nella stanza
e vide le tre candele spente.
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese,
io ho paura del buio!"
E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi disse:
"Non temere, non piangere:
finchè io sarò accesa, potremo sempre
riaccendere le altre tre candele:
IO SONO LA SPERANZA"

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime,
il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA
DENTRO IL NOSTRO CUORE...

...e che ciascuno di noi possa essere
lo strumento, come quel bimbo,
capace in ogni momento di riaccendere
con la sua Speranza,
la FEDE, la PACE e l'AMORE.

.MI SONO DIVERTITO AD ASSOCIARE LA STORIELLA AD UNA FOTO CHE SOLLEVA UNA GRANDE PROBLEMATICA CHE PIU' AVANTI TRATTERO' GRAZIE X LE VISITE CIAO A TUTTI........

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BIODISEL DA OLIO FRITTURE ESAUSTO


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Dayton (Ohio), 22 gen. (Ap) - Il prezzo della benzina sale e scende, ma il costo dell'olio per cottura non segue l'andamento della borsa: così gli studenti del Sinclair Community College, seguendo l'esempio dei colleghi di altri istituti, hanno deciso di risparmiare e di aiutare l'ambiente.
L'olio con cui erano state fritte le patatine o gli anelli di cipolla alla mensa dell'università adesso è passato nei serbatoi delle falciatrici che si occupano di tenere in ordine i giardini.
Una lezione di chimica e ingegneria, un taglio alle spese di bilancio e una riduzione dell'inquinamento.
Il Sinclair si inserisce così nel numero sempre maggiore di college che in tutti gli Stati uniti hanno deciso di produrre da sé il biocombustibile utilizzando fonti alternative come le piante oleose, gli olii o i prodotti grassi. Gli studenti hanno fino ad ora prodotto 454 litri di biodiesel al costo di un dollaro per ogni 4,54 litri. Considerando il prezzo del diesel tradizionale, 2,54 dollari a gallone (cioè ogni 4,54 litri) il risparmio è stato di 150 dollari. "E' un gesto simbolico", ha dichiarato Bob Gilbert, direttore del centro di Istruzione sull'energia del college. "Il nostro primo obiettivo è l'istruzione", ha aggiunto.
Sam Spofforth, direttore esecutivo del Clean Fuels Ohio, un gruppo statunitense che promuove l'uso di energie rinnovabili, ha sottolineato che l'interesse degli studenti per questo settore potrebbe creare una scia di talenti nel settore delle energie pulite e una filiera di produzione.
L'università statale di New York, per esempio, ha fuso una statua di burro di circa 400 chili esposta a una fiera nazionale per alimentare i propri veicoli. Il biodiesel così prodotto è l'8% del volume totale di carburante utilizzato nel campus. Il Dickinson College di Carlisle, Pennsylvania, produce ogni settimana da 227 a circa 680 litri di biodiesel che alimentano le falciatrici del campus i trattori e il camion che trasporta i rifiuti. La struttura ha raddoppiato la capacità di produzione e sta sperimentando la produzione di compost e di prodotti organici come il sapone che viene venduto nella libreria del campus.
Nell'università del Kansas, la ricerca sul biodiesel è iniziata nel settembre del 2007 con il coinvolgimento di due persone, adesso al progetto partecipano 25 volontari.
Molti college producono questo tipo di biocarburante utilizzando la conversione chimica dell'olio per cottura esausto delle mense universitarie attraverso il processo di transesterificazione che rimuove la glicerina, al prodotto poi si aggiunge metanolo per renderlo compatibile con i motori.
Il biodiesel è una realtà affermata negli Stati uniti e le vendite del combustibile verde sono salite dai 340 milioni di litri del 2005 a 3,178 miliardi di litri nel 2008.

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giovedì 22 gennaio 2009

EUROPA 7 : 1 MILIONE DI RISARCIMENTO

TOTO
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Europa 7: un milione di risarcimento, l’emittente protesta ROMA - Europa 7 dovrà essere risarcita per 1,041 milioni di euro: così ha deciso il Consiglio di Stato, chiudendo la vicenda dell’emittente che nel 1999 si aggiudicò una concessione nazionale ma non ha mai trasmesso per mancanza di frequenze.

Europa 7 contesta la cifra "risibile" a fronte della propria richiesta danni (3,5 miliardi senza le frequenze, 2,160 miliardi con le frequenze) e annuncia ancora battaglia. Soddisfatti, invece, il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. "Siamo riusciti a risolvere il problema", commenta Romani.

La sentenza, rileva il sottosegretario, riconosce che la recente assegnazione a Europa 7 di una frequenza (il canale 8 in banda VHF) liberatasi in base agli obblighi di ricanalizzazione europea ha "carattere fondamentale" ed "era un atto dovuto dopo la conferenza di Ginevra del 2006. Ciò significa che il precedente governo avrebbe potuto attivarsi e non lo ha fatto. Un comportamento che ha inciso anche in sede di liquidazione del danno".

I giudici di Palazzo Spada parlano anche di "bando azzardato" per la gara del ’99, pubblicato ’’in una situazione che presentava notevoli incertezze di immediata realizzazione". In ogni caso, conclude Romani, "il Consiglio di Stato ha ritenuto anche ai fini risarcitori soddisfatto l’interesse primario di Centro Europa 7 con l’ottenimento delle frequenze", promuovendo in sostanza l’operato del ministero. ’Assolta’, di fatto, anche l’Agcom: "Deve ritenersi - sottolinea un passaggio della sentenza - che la condotta dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni non si ponga sotto alcuni profili in rapporto di causalità diretta con i danni lamentati dall’appellante e sia comunque per altro verso esente da profili di colpa anche lieve". Tanto più perché l’organismo di garanzia non ha avuto "competenze dirette in merito all’assegnazione di frequenze" a operatori tv. Opposta la valutazione della tv di Francesco Di Stefano, che esprime "sconcerto" per un risarcimento "risibile", inferiore ai danni liquidabili "per la forzata inattività di un ristorante sito in un piccolo centro".

I giudici, continua Europa 7, "riconoscono giustamente che le frequenze da assegnare ad Europa 7 avrebbero dovuto essere reperite anche disattivando le reti eccedenti, come Retequattro, e disapplicando le norme della legge Gasparri", ma "rifiutano di pronunziarsi sulla congruità della copertura effettivamente assicurata ad Europa 7" con le frequenze appena ottenute dal ministero, decisione "rinviata al Tar". L’emittente, comunque, non molla e "azionerà nelle prossime settimane tutti i necessari rimedi giudiziari ed extragiudiziari in ogni sede".


LE TAPPE DI UNA VICENDA LUNGA DIECI ANNI
La decisione mette la parola fine alla vicenda di Europa 7, cominciata dieci anni fa. Queste le principali tappe:

LUGLIO 1999 - Europa 7 ottiene dallo Stato la concessione per varare una tv nazionale, ma non le frequenze necessarie a trasmettere: è l’inizio di una lunga battaglia legale per l’emittente di Francesco Di Stefano. Retequattro, munita allora di un’autorizzazione provvisoria, continua a trasmettere.
NOVEMBRE 2002 - La Corte Costituzionale impone il rispetto del termine del dicembre 2003.
DICEMBRE 2003 - Dopo il rinvio della legge Gasparri alle Camere da parte del Presidente della Repubblica, con cosiddetto decreto ’salvareti’, il governo Berlusconi evita il trasloco di Retequattro su satellite e lo stop alla pubblicità su Raitre. Sempre nel 2003, Europa 7 presenta un ricorso al Tar del Lazio per ottenere che ministero e Autorità le assegnino le frequenze. Respinto dal tribunale amministrativo, quel ricorso finirà al Consiglio di Stato.
APRILE 2004 - Viene definitivamente approvata la legge Gasparri. L’articolo 25 ingloba il testo del dl salvareti e di fatto allunga la vita a Retequattro, affidando l’apertura del mercato tv e l’aumento del pluralismo al passaggio al digitale terrestre (fissato al 31 dicembre 2006, termine poi slittato prima a fine 2008 e poi a fine 2012).
LUGLIO 2005 - Il Consiglio di Stato sospende l’esame del ricorso di Europa 7 e chiama in causa il tribunale del Lussemburgo.
LUGLIO 2006 - La Commissione europea apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia perché favorisce gli attuali operatori analogici, Rai e Mediaset, nel passaggio al digitale.
OTTOBRE 2006 - Il governo Prodi vara il ddl di riassetto del sistema tv, che porta la firma del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Tentando di rispondere ai rilievi dell’Europa, il provvedimento punta ad aprire il mercato intervenendo sulla concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze (é previsto il passaggio anticipato di una rete Rai e una Mediaset sulla nuova tecnologia).
LUGLIO 2007 - L’Europa dà ancora due mesi di tempo all’Italia per modificare la Gasparri, chiedendo di fatto un’accelerazione della legge. L’ultimatum Ue scade il 20 settembre e a nulla vale la richiesta di Gentiloni di una proroga dei termini. Approvato a dicembre dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera, il ddl Gentiloni sarebbe dovuto approdare in Aula agli inizi del 2008.
GENNAIO 2008: Arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa 7 che, interpellata dallo stesso Consiglio di Stato, impegnato a decidere sul caso, afferma che il sistema televisivo in Italia non è conforme alla normativa europea che impone criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori nell’assegnazione delle frequenze.
31 MAGGIO 2008: I giudici di Palazzo Spada chiedono al ministero dello sviluppo economico di pronunciarsi nuovamente sulla richiesta dell’emittente di ottenere frequenze, tenendo conto della sentenza della corte di Giustizia di Strasburgo emessa il 31 gennaio 2008.
15 OTTOBRE 2008: Il ministero dello sviluppo economico individua alcune frequenze assegnabili alla tv di Francesco di Stefano.
11 DICEMBRE 2008: Il ministero assegna la frequenza a Europa7
21 GENNAIO 2009: La sesta sezione del consiglio di Stato stabilisce che Europa 7 dovrà ottenere un risarcimento dallo Stato di poco più di un milione di euro.
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MI VIENE IN MENTE , UNA FRASE DI TOTO’ ,

ED IO PAGO ............................
X UNA QUESTIONE DI ' FEDE '

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mercoledì 21 gennaio 2009

GAZA - OPPRESSI - OPPRESSORI

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Sono trascorse due settimane dal mio ultimo affacciarmi a questa finestra di dialogo con i lettori di MicroMega. Troppo per un blog; mi rendo conto. Ma avendo sostenuto il dialogo con Furio Colombo sul tema della guerra a Gaza, non mi sono sentito di scrivere altro. Del resto qualcosa d’altro ho scritto, in merito, un paio di appelli, e un articolo, in altra sede. Ma, diranno i frequentatori di questo spazio che abbiano la curiosità di leggermi, potevi cambiare argomento. No. Non potevo. Da quando la guerra ha avuto inizio, personalmente, non ho avuto altro pensiero. Ma proprio mentre scrivo Olmert annuncia che sono stati “raggiunti e superati” gli obiettivi dell’attacco e accetta uno straccio di tregua (di ritiro delle truppe non vuol sentir parlare): gli obiettivi? 1200 morti? Di cui oltre metà civili? Oltre un terzo bambini? Erano questi gli obiettivi? I razzi di Hamas continuano a piovere sul territorio del Sud Israele e si rivelano fasulle le motivazioni anche di questa ennesima tappa di un conflitto dilemmatico, che non offre possibilità di soluzione.
Malgrado l’embargo delle notizie (su cui si è protestato assai poco: ai giornalisti stranieri è stato impedito di entrare a Gaza, e chi ci è riuscito ha pagato prezzi altissimi. Ma come? Non è Israele “l’unica democrazia del Medio Oriente”?); malgrado la censura sulle immagini degli effetti sulle persone colpite con “nuove armi”, ovviamente vietate, e ovviamente impiegate dall’esercito israeliano, immagini che pudicamente i nostri giornali omettono, forse per non turbare le nostre anime candide; malgrado la posizione platealmente filoisraeliana di quasi tutta la nostra stampa; abbiamo abbastanza elementi per sapere nei termini generali, se ci sforziamo un pochino, cosa accade laggiù. E per emettere dei giudizi argomentati e motivati.
E non starò a ribadire il mio pensiero, se non per sommi capi: la nascita dello Stato di Israele ha prodotto la catastrofe (la Nakba) del popolo palestinese. E i festeggiamenti che in molti Paesi dell’area euro-occidentale si sono compiuti lungo il 2008 per “celebrare” lo Stato israeliano, hanno colpevolmente “dimenticato” che cosa abbia significato per gli “altri”, i Palestinesi, appunto, quel fatto, nel 1948. E che centinaia di migliaia di persone, intere famiglie, sono state scacciate con la forza, sovente facendo ricorso a mezzi i più violenti e brutali che si possano immaginare, e da allora – i sopravvissuti e i discendenti dei morti – chiedono invano di rientrare. A quella tragedia si aggiunse la successiva, di vent’anni dopo. Con la “guerra dei Sei Giorni”, Israele raddoppiò i propri territori a scapito di quelli ottenuti vent’anni prima, creando altri profughi senza speranza, accrescendo l’umiliazione non soltanto dei Palestinesi ma dell’intera “nazione araba”. E crebbe, naturalmente, lo stillicidio di oppressione contro i Palestinesi, cui si è risposto con il terrorismo. A cui i governi di Tel Aviv replicavano con la politica del terrore generalizzato, con l’apartheid, con le “uccisioni mirate”, con quella oscena vergogna che è il Muro; e infine, il lungo, mostruoso blocco di Gaza, che non ha placato la furia dei dirigenti israeliani: ci voleva un attacco, ci voleva un’altra guerra. E guerra è stata.
Davanti a ciò, i nostri commentatori, così forbiti, così “esperti”, così telegenici, e sovente così ben remunerati, dimenticano o fingono di dimenticare che tutto ciò ha prodotto una situazione di intollerabile discriminazione, di crescente oppressione, e infine di vera persecuzione dei Palestinesi da parte del governo israeliano.
Naturalmente se ci si arrischia a dire questo, a scriverlo, è “fare il gioco del terrorismo”, è delegittimare lo Stato d’Israele, è non riconoscere le sue ragioni di sicurezza, ecc. Anzi, i cani da guardia del “diritto di Israele”, si spingono ben oltre. E scatta il noto cortocircuito per cui, se ti azzardi a porre sotto accusa le politiche ormai genocidarie di Israele verso i Palestinesi, senza tanti complimenti vieni equiparato a chi nega la Shoa, a chi addirittura pensa che Hitler “aveva ragione a volerli sterminare…”, come purtroppo si è sentito anche dire in questi giorni, in una ovvia ventata di odio contro Israele, per il massacro del popolo di Gaza che sta perpetrando, nell’accondiscendenza benevola o nel silenzio imbarazzato e impotente dell’Occidente.
Insomma, si viene bollati con uno dei più infamanti marchi che la storia ci abbia consegnati: il marchio dell’antisemitismo.
E se da una parte offende il vero e proprio uso politico dell’Olocausto ebraico che viene fatto da Israele e dai suoi tanti avamposti; se è inaccettabile il ricatto morale per cui le vittime di un tempo hanno conseguito con il loro sangue innocente l’impunità per ogni crimine che potessero compiere in futuro; se appare angosciosa sul piano etico la trasformazione dei perseguitati in perscutori…: quello che, personalmete, più mi turba è la disinformazione costruita in modo da equiparare gli uni e gli altri. L’equidistanza. Qualcuno parla di equivicinanza, con le migliori intenzioni. Io non concordo. Non si può essere ipocriti, non si può porre sullo stesso piano il sangue di migliaia di persone con i tre-quattro morti israeliani… E chi la Resistenza l’ha fatta contro i nazifascisti, qui in Italia, o chi l’ha studiata, ciò dovrebbe ben sapere. Non si può far valer la vita di un soldato di Israele prigioniero altrettanto di quella di centinaia e centinaia di libanesi o palestinesi o siriani. E, al di là delle cifre, e delle modalità, non si possono, non si debbono equiparare oppressori e oppressi.
Ma non mi indignano tanto i politici e i generali di Israele. Mi indignano soprattutto i nostri commentatori, i nostri sedicenti analisti. Che insistono sul terrorismo di Hamas (che ha vinto libere elezioni, e che è stata cacciata da un golpe con la complicità israeliana), per i suoi razzi, che nella loro rozzezza e anche nella loro inefficacia, politica prima che militare, non sono che un tentativo di dire basta al genocidio in atto da un biennio, da quando Gaza è stata blindata dall’esercito d’Israele. Non si può dire: con Hamas non si tratta perché non riconosce lo Stato d’Israele. Dimenticando di aggiungere che Israele pretende il riconoscimento di “Stato etnicamente ebraico”. E dove si parla di etnos, dove si parla di purezza, dove si parla di territorio che “appartiene da sempre” a questi o quelli (si è arrivati a decretare, dopo l’illegale annessione di Gerusalemme Est, che quella che è una delle culle dell’umanità, uno straordinario crogiuolo di popoli, civiltà, lingue, religioni, è “la capitale unica eterna e indivisibile” di Israele). Ma chi scrive sui grandi giornali, chi discetta nei talk show, chi si avvolge nelle bandiere con la Stella di Davide condannando chi le brucia (due gesti perfettamente sinonimi, nella loro simmetria demenziale), forse avrebbe il dovere, prima di “dire la sua”, di studiare la complessa storia e geografia di quella terra che qualcuno si ostina, tra speranza e abitudine, paradossalmente, a chiamare “santa”. E che invece è il cuore nero di una tensione distruggitrice infinita. Che non potrà letteralmente aver fine, se Israele non sconfigge la miopia della sua classe dirigente, e non esce da quel “vicolo cieco” di cui parlava il grande Edward Said.
Chi, provvisto di un minimo di conoscenze storiche, abbia modo di discorrere di questi problemi, rifletta su un fatto: che ogni potere politico o statuale nato dalla guerra, e nutritosi di guerra, è condannato a morire di guerra. Se tale è lo scopo della leadership israeliana, la fine dello Stato nato nel 1948 è già scritta. È soltanto questione di tempo. Vi meditino gli israeliani (e i loro amici italiani, europei e statunitensi). È questo che essi desiderano? Se tale è l’obiettivo, esso sarà presto o tardi “raggiunto e superato”.

Angelo d'Orsi

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OBAMA PRESIDENTE



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Obama presidente, primo messaggio
«Una nuova era per rifare l'America»
Cerimonia a Washington, giuramento con la Bibbia di Lincoln davanti a 2 milioni di persone. Apertura all'Islam.....



Gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente e il Mondo ha un nuovo leader: nel discorso d'insediamento, Barack Obama chiama l'America "a una nuova era di responsabilità" che poggi su valori antichi, come la speranza e la virtù, e trasforma la promessa del cambiamento della campagna elettorale nell'affermazione "il mondo è cambiato, noi dobbiamo cambiare". Il nuovo presidente, giovane, nero, figlio di un immigrato, interprete del sogno di ogni americano e di quello del profeta dell'integrazione razziale Martin Luther King, dichiara l'America "di nuovo pronta a guidare il Mondo" ed afferma: "Io sono qui perché" la più antica democrazia dei tempi moderni ha saputo fare prevalere "la speranza sulla paura". Quello pronunciato subito dopo avere giurato e avere invocato l'aiuto di Dio è un discorso conciso, scandito, concreto, che non ha l'oratoria evocatrice di quello di Denver, quando Obama accettò la nomination democratica alla Casa Bianca. Qui, c'é la compostezza e la fermezza di un leader che ha ormai assunto le sue funzioni e che non formula promesse, ma prende impegni e antepone il pragmatismo all'ideologia: "Non importa se il governo è grande o piccolo, importa che funzioni".

E' un messaggio ai suoi concittadini, che con lui devono "mettersi al lavoro per rifare l'America", e ai cittadini del Mondo: il presidente tende la mano ai musulmani e ai partner degli Stati Uniti "perché chi vuole la pace è amico degli Usa". Ma Obama non ha i toni e non veste i panni del pacifista: ai nemici, ai terroristi, dice "Vi sconfiggeremo". Non mancano elementi di critica all'Amministrazione uscente, come quando il presidente denuncia come "falsa" la scelta tra la tutela della sicurezza del Paese, cioé la lotta al terrorismo, e il rispetto degli ideali e dei principi americani e dei diritti umani. E vi sono elementi di orgoglio, coma quando Obama ricorda il cammino percorso dagli afro-americani dalla segregazione di meno di 60 anni or sono alla sua elezione, lui primo nero alla Casa Bianca. Ma su tutto prevalgono la fiducia e la speranza e il senso dell'unità della Nazione: doti essenziali per un cammino che comincia nel buio e nella tempesta della recessione economica e che deve condurre a superare la crisi, a esorcizzare "lo spettro ambientale" e ad affermare i valori dell'uomo.

Obama è l'immagine di una Nazione ancora giovane, ma ormai capace di tradurre in pratica il verbo di Dio, e dei Padri fondatori, che tutti gli uomini nascono uguali, sono liberi e possono perseguire la felicità. Impossibile leggere, nel primo atto della presidenza Obama, percorsi di politica estera, perché non vi sono citazioni di Paesi, di alleanze, di organizzazioni, tranne l'apertura con monito al mondo dell'Islam "i vostri popoli vi giudicheranno per quello che costruite, non per quello che distruggete" e un riferimento a Iraq e Afghanistan, le guerre da chiudere. Chi s'aspettava nel discorso citazioni o accenti di Lincoln, di Roosevelt, di Kennedy, forse di Reagan, certo di Clinton, resta deluso: Obama cita solo Washington, il primo presidente, in un quadretto da scuola media. Ma i due milioni e passa di persone sul mall di Washington, le centinaia di milioni in tv in America e nel Mondo sono lì non per un clone dei presidenti del passato, ma per la speranza e l'attesa che il nuovo presidente ispira. Buon Lavoro, presidente Obama!


Le frasi chiave del discorso d'insediamento:

- LE SFIDE - Vi dico oggi che le sfide che abbiamo di fronte sono reali, che sono gravi e sono molte. Non saranno superate facilmente o in un breve arco di tempo, ma vi prometto che le supereremo.

- LE ORIGINI - Nel nostro viaggio non abbiamo mai scelto scorciatoie né ci siamo accontentati. Non è stato il viaggio di chi preferisce lo svago al lavoro o persegue solo i piaceri dei ricchi e famosi. E' stato piuttosto il viaggio di chi corre rischi, di uomini e donne che hanno lavorato, spesso senza fama, e che ci hanno portati verso la prosperità e la libertà. Hanno viaggiato attraverso oceani alla ricerca di una nuova vita. Hanno lavorato, hanno combattuto e sono morti, a Concord e Gettysburg, in Normandia e a Khe Sahn.

- ORGOGLIO - Rimaniamo la più prospera e potente nazione in Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi di quando questa crisi è iniziata. Le mostre menti non sono meno ingegnose... Ma é finito il tempo di proteggere interessi limitati e di rimandare le decisioni scomode. A partire da oggi dobbiamo rialzarci, scrollarci la polvere di dosso e ricominciare il lavoro per rifare l'America.

- ECONOMIA - Ovunque si guardi c'é del lavoro da fare. Lo stato della nostra economia ci chiama all'azione, coraggiosa e rapida. E noi agiremo, non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuove fondamenta della crescita.

- FALSE SCELTE - Quel che i cinici non hanno ancora capito è che il terreno é franato sotto i loro piedi. Che gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non valgono più. La domanda da farsi oggi non è se il governo è troppo grande o troppo piccolo ma se funziona. Né la domanda deve essere se il mercato sia una forza buona o cattiva: il suo potere di generare ricchezza e espandere la libertà è senza rivali, ma questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio attento i mercati possono perdere il controllo e una nazione non può prosperare quando favorisce solo chi è prospero.

- IRAQ E AFGHANISTAN - Inizieremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, a forgiare la pace in Afghanistan. Con vecchi amici e ex nemici, lavoreremo instancabilmente per contenere la minaccia nucleare. Non ci scuseremo per il nostro modo di vita e non esiteremo nel difenderlo. E a coloro che vogliono avanzare inducendo il terrore e massacrando innocenti, diciamo che il nostro spirito é più forte e non può essere spezzato; non potete batterci, noi vi sconfiggeremo.

- UNA NAZIONE PATCHWORK - Sappiamo che la nostra eredità patchwork è forza e non debolezza. Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei, indù e non credenti. Siamo formati da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della Terra; e siccome abbiamo sentito il sapore amaro della guerra civile e della segregazione e siamo emersi da quel buio capitolo più forti e più uniti, non possiamo che credere che vecchi odi un giorno passeranno... che l'America deve giocare il suo ruolo nell'avviare una nuova era di pace.

- MANO TESA ALL'ISLAM - Al mondo islamico: noi cerchiamo una nuova strada basata sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto. A coloro che si aggrappano al potere con la corruzione e con l'inganno e che reprimono il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia, ma che noi vi tendiamo la mano se siete disposti ad aprire il vostro pugno.

- POVERTA' E AMBIENTE - Ai popoli delle nazioni povere: ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far prosperare le vostre fattorie e far scorrere acqua pulita, per nutrire corpi e menti. E a quelle nazioni che come noi godono di benessere diciamo che non possiamo più guardare con indifferenza chi soffre fuori dai nostri confini, così come non possiamo consumare le risorse del mondo senza considerarne gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi cambieremo con lui.

- VALORI E RESPONSABILITA' - Le nostre sfide possono essere nuove, ma i valori dai quali dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - queste cose sono antiche . Quel che ci viene richiesto è una nuova era di responsabilità, un riconoscimento da parte di ogni americano che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e verso il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma che abbracciamo di buon grado . Questo è il prezzo e la promessa dell'essere cittadino, questa è la forza della nostra fiducia, la consapevolezza che Dio ci chiama a dar forma a un futuro incerto.

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lunedì 19 gennaio 2009

STORIA DI UNA ZEBRA

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SONO UNA ZEBRA ED..........
Io nacqui in una riserva nel nord della Namibia.
Dei primi anni ho ricordi bellissimi: nella riserva si viveva in pace ed armonia, io giocavo con le altre zebre ma anche con le antilopi e le giraffe che mi facevano tanto ridere con quel lungo collo e la voce stridula.
Passavamo le giornate a rincorrerci, andare alle pozze a bere e fare il bagno e prendere in giro i piccoli di elefanti per la loro mancanza di zanne.
I giorni trascorrevano felici e spensierati finchè gli ippopotami e gli elefanti cominciarono a litigare. Entrambe le specie pretendevano l'uso esclusivo di una pozza d'acqua, oltretutto la più grossa della nostra zona. Si creò così una situazione antipatica e problematica: gli elefanti scacciavano gli ippopotami...gli ippopotami scacciavano gli elefanti, e noi non potevamo più avvicinarci alla pozza. Eravamo così obbligati a percorrere tanti chilometri al giorno per poter bere, esponendoci così anche ai predatori che stavano sempre in agguato.
Un giorno le zebre e le antilopi, stanche del protrarsi di questa lotta che non faceva bene a nessuno, indissero una manifestazione per chiedere ai grossi erbivori di trovare un accordo.
Nella mia ingenuità fui entusiasta di quell'idea e per l'occasione pensai di tingermi il pelo con i colori dell'arcobaleno, come segno di pace.

Ci fu così un grande corteo di zebre, antilopi e tutti gli altri animali che volevano che si tornasse ad una situazione di pace.
In tutto questo però nessuno pensò ai predatori. Leoni e leopardi trovarono alcuni dei volantini che furono pubblicati per promuovere la manifestazione e a loro volta si organizzarono...
Mentre manifestavamo pacificamente, i leoni e i leopardi ci circondarono e ci piombarono addosso con tutta la ferocia di cui furono capaci. Il sangue sgorgò a fiumi, la nostra amata pozza d'acqua si tinse di rosso. Centinaia di carcasse giacevano sulla prateria mentre i felini continuavano la caccia senza sosta. Per loro si trattò di un banchetto senza precedenti.
Riuscii a salvarmi solo perchè il leone che mi catturò fu spaventato dal mio pelo così colorato, pensandomi malato mi abbandonò e io riuscii a fuggire.
Fu un'autentica strage, io persi tutta la mia famiglia e tutti gli amici.
Dopo essermi nascosto per un lungo periodo, tornai alla pozza, ma ormai era tutto diverso. Presi ad odiare quella pozza, non riuscivo più a sentirmi felice e sereno. La paura costante mi impediva di vivere.
Decisi così di migrare verso nord. Camminai per mesi, incontrando tanti amici che mi diedero una mano, un po' d'acqua o semplicemente un po' di conforto.
Camminando, camminando, arrivai alla fine delle terre, incontrando il mare. Lì un bipede che si faceva chiamare Mohammed mi disse che poteva portarmi verso altre terre con la sua nave. Accettai l'offerta, ma la nave era in realtà una piccola barchetta e per di più era stipata di altri strani bipedi. Ma io stavo male e così non feci troppe domande.
Il viaggio fu terribile, non ci davano da mangiare, eravamo stretti, ma dopo alcuni giorni di navigazione un'altra strana grigia imbarcazione accostò alla nostra. Degli strani bipedi con delle strisce rosse sulle zampe ci fecero salire sulla loro barca e tutti stemmo subito meglio. Fummo nutriti e dissetati, e ci portarono sulla terraferma.
Una volta lì però iniziai a preoccuparmi: quei bipedi dalle zampe rosse dicevano cose strane..."che dici, ce la portiamo a casa da fare con le patate", "non sarebbe male farne un tappeto, vero?", "saranno buone le bistecche di zebra?". Così attesi l'occasione giusta e scappai la notte stessa.
Ripresi il mio viaggio verso nord, conobbi molti bipedi e iniziai a vedere dele cose chiamate città. Nel frattempo però vidi il mio bel pelo scolorirsi e diventare tutto bianco e nero e vedevo che potevo mimetizzarmi alla perfezione nel grigiume di quelle città.
Infine arrivai a Milano davanti ad una costruzione davvero splendida (mi pare che si chiami Duomo) e decisi di interrompere il cammino, avevo finalmente trovato una nuova casa, la pace.
Con l'aiuto di alcuni bipedi trovai una casa e, poco dopo, anche un lavoro come programmatore in questa splendida città. Tutti dicono che sia grigia e monotona, ma sono una zebra, i miei colori sono il bianco e il nero e quindi per me è perfetta!

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Obama, parata di stelle a Lincoln Memorial,concerto online su Hbo

New York, 18 gen






" Negli Stati Uniti tutto è possibile", motivo per cui "sono fiducioso come lo sono sempre stato" nel futuro del Paese. Lo ha detto il presidente eletto Barack Obama dal palco allestito al Lincoln Memorial, dove è in corso un megaconcerto in suo onore.
"La ripresa non sarà facile, né veloce. Ci saranno passi falsi e rallentamenti. Ma nonostante questo io sono qui, fiducioso come sempre per dire gli Stati Uniti ce la faranno", ha detto il presidente eletto, che giurerà martedì e si insedierà alla Casa Bianca, sottolineando che "il sogno dei padri fondatori è ancora vivo".
Sebbene Obama abbia ammesso che "ci vorrà del tempo prima che il Paese torni a crescere" e che per rilanciare l'economia "ci vorrà più di un anno", il presidente si è detto "fiducioso come sempre" che il Paese riuscirà a superare le sfide che dovrà affrontare.




- Una parata di stelle è pronta a salire sul palco allestito al Lincoln Memorial per il megaconcerto di questa sera a Washington, in quello che è uno dei momenti clou delle celebrazioni per l'insediamento del presidente eletto Barack Obama, che giurerà martedì. Hbo ha comprato per 2,5 milioni di dollari i diritti per l'evento, ma ha fatto una promessa: il concerto potrà essere seguito, gratis, sul sito dell'emittente televisiva, ma solo negli Stati Uniti.
C'è da giurare che la pagina web di Hbo, - www.hbo.com/weareone - sarà presa d'assalto da tutti coloro che non potranno essere presenti a Washington, complice anche le temperature ben al di sotto dello zero attese per la serata. Il video sarà però disponibile solo negli Stati Uniti e nei territori americani: il resto del mondo dovrà mettersi l'animo in pace, accontentandosi delle scuse dell'emittente per il disagio.
Il presidente eletto Barack Obama è arrivato al Lincoln Memorial, mano nella mano con la moglie Michelle, e accompagnato dal vicepresidente eletto Joe Biden e consorte, proprio per assistere allo spettacolo. Sedute accanto al palco, un po' infreddolite dal vento battente, le figlie di Obama, Malia e Sascha. Già gremito il Lincoln Mall, il prato che si trova davanti al Lincoln Memorial e che porta fino al celeberrimo obelisco.
Il programma, iniziato alle 14.30 (le 20.30 in Italia), è da fare invidia alle migliori kermesse musicali. Da Beyoncé a Bruce Springsteen, dagli U2 a Mary J. Blige, da Jon Bon Jovi a John Legend, Shakira, Will.i.am e Stevie Wonder, tutti saliranno sul palco per festeggiare il presidente eletto.
Non mancheranno inoltre ospiti del mondo dello spettacolo, del cinema e dell'intrattenimento, con un'unica grande assente, ovvero Oprah Winfrey che ha sostenuto Obama fin dall'inizio della sua campagna elettorale. Se l'attore Denzel Washington ha dato il via allo spettacolo, più tardi saliranno sul palco anche Rosario Dawson, Jamie Foxx, Tom Hanks, Queen Latifah, Forest Withaker e Tiger Woods.

UNA PIETRA MILIARE NELLA STORIA RAZZIALE AMERICANA

L'insediamento di Obama, padre nero del Kenya e madre bianca del Kansas, segna una pietra miliare nella turbolenta storia delle relazioni razziali in America.

Giunge ad oltre quarant'anni dal culmine del movimento per i diritti civili guidato da King, che predicava l'armonia tra razze ed è stato assassinato nel 1968 da un estremista bianco.

Obama ha spesso invocato l'eredità di King durante la sua campagna elettorale, ma ha cercato anche di evitare un richiamo diretto alla razza, che rimane un fattore di divisione nella società Usa, tanto che viene spesso definito un politico "post-razziale".

Una folla da record è attesa per la cerimonia di domani, con un milione di persone che riempirà il National Mall, e altre migliaia che faranno da ali alla parata di auto dirette alla Casa Bianca.

In azione ci sarà anche un apparato di sicurezza senza precedenti, che vedrà schierati esercito, polizia, marina e aviazione.

In corso in tutta Washington dal fine settimana ci sono feste, concerti, spettacoli e seminari, che domani toccheranno il loro culmine.

Alla Casa Bianca, gli uomini dell'amministrazione Bush stanno facendo le valige e lo stesso presidente sta tenendo un basso profilo.

Bush ha avuto una lunga serie di telefonate di addio, tra cui quelle con il primo ministro russo Vladimir Putin e il presidente Dmitry Medvedev, il primo ministro britannico Gordon Brown, il presidente israeliano Shimon Peres, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili, quello sudcoreano Lee Myung-bak,e l'italiano Silvio Berlusconi

L'atto finale di Bush sarà il saluto ad Obama alla Casa Bianca prima del giuramento. Poi lo accompagnerà nel corteo di auto verso la cerimonia di insediamento, prima di prendere l'aereo che lo riporterà a casa in Texas.

Bush lascia l'incarico con uno dei più bassi livelli di popolarità mai avuti da un presidente moderno e alcuni storici già azzardano il giudizio che la sua presidenza sia stata una delle peggiori della storia.

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Inventore del protocollo http



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"Il Web è un'invenzione prima sociale che tecnica. L'ho progettato per uno scopo sociale - quello di permettere alle persone di collaborare - e non come giocattolo tecnico. Il fine ultimo del Web è di supportare e migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. Ci raggruppiamo in famiglie, associazioni e compagnie. Maturiamo fiducia verso chi è lontano chilometri e sfiducia verso chi è dietro l'angolo."(Tim Berners-Lee, inventore del protocollo http, anno 1991)"

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sabato 17 gennaio 2009

Jessica Cox : DA AMMIRARE



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Jessica Cox nasce senza tutte e due le braccia. Sono convinto che la maggior parte di noi, se fossimo nati senza braccia, si sarebbe rassegnata ad una vita di depressione. Ma non Jessica. Lei ha sviluppato una grandissima abilità nell’uso dei suoi arti inferiori con cui fa praticamente tutto!


Ha imparato a mangiare,scrivere e in tutta la sua infanzia ha intrapreso attività come la danza, nuoto e ginnastica. Ha praticato Tae-Kwan-do fin dall’età di 10 e ha avuto la sua cintura nera a 14. Non ha,incredibilmente, nessuna restrizione sulla patente di guida, pilota gli aerei e riesce a digitare 25 parole al minuto.

Incredibile non è vero? E questo completamente senza braccia!

Lei non ha mai amato farsi compatire e infatti io non voglio assolutamente farlo. Anzi, vorrei portarla ad esempio di pensiero positivo, fidatevi di me quando dico che se tutti noi avessimo l’atteggiamento mentale che ha lei l’intera società sarebbe diversa.

Cambiamo il nostro atteggiamento mentale e cambieremo anche la nostra esistenza. Avremo una vita piena di gioia. Se solo lo desideriamo!


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