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martedì 9 febbraio 2010

A chi serve il golpe in Honduras

A chi serve il golpe in Honduras

Giuseppe De Marzo A Sud


Sparito dal radar dei grandi media, l'Honduras si avvia a una «normalizzazione» liberista in cui non è difficile trovare i beneficiari del golpe.

Ma che succede adesso in Honduras? Com’è cambiata la situazione per la popolazione? Il «golpe» perfetto, com’è stato definito dagli strateghi del nuovo secolo americano, quali ripercussioni avrà in Centro America?
Di sicuro le ripercussioni immediate sono per la popolazione civile e per i movimenti sociali, dapprima criminalizzati e ora costretti a immaginare la giustizia in un paese dove la giustizia è stata seppellita da un colpo di stato in piena regola. Perché la comunità internazionale non è intervenuta realmente? Si, ci sono state le condanne di rito nei primi giorni. Ma presto la «real politik» ha preso il sopravvento. E cosa nasconde la real politik? Che vuol dire? Che a un continente prevalentemente a sinistra si sommasse anche un paese del centro america con un liberale innamorato di Chavez e pronto a costituire con lui accordi commerciali attraverso criteri nuovi come l’Alba, questo era inaccettabile per una serie di interessi economici legati al commercio ed al settore estrattivo. Questo vuol dire.
Quindi la real politik si «traduce» per i non udenti così: il prevalere degli interessi economici ed energetici del capitale transnazionale, quasi sempre legato agli interessi geopolitici statunitensi ed europei. Questa è sicuramente una delle motivazioni che hanno portato al colpo di stato contro Zelaya. Adesso c’è da chiedersi se noi italiani abbiamo o meno avuto un ruolo e di che tipo, in questo balletto. Per capirlo non dobbiamo certo ascoltare le parole confuse del ministro degli esteri Franco Frattini, sempre più assomiglianti ad un registratore scassato degli anni ’50, ma dobbiamo cercarle nelle camere di commercio e nelle denunce fatte dalla società civile honduregna. Scopriremmo subito diversi interessi italiani dietro il colpo di stato in Honduras. Come quelli della Goldlake Group con sede a Gubbio, oltre che in Gran Bretagna, che si vanta di investire ingenti somme nelle attività minerarie in Honduras.
Il gruppo è controllato dalla Gold, la holding di proprietà di Franco Colaiacovo: la Franco Colaiacovo Gold Sapa e Gold Holding Srl. Questo personaggio controlla molte attività, tra cui una grossa percentuale delle imprese dei primi produttori italiani di cemento e calcestruzzo – la Colacem e la Colabeton-, la metà delle azioni della Nextrend, che a sua volta controlla una quota di un fondo di investimento specializzato in beni di lusso, ed altro ancora.
Apprendiamo dalle cooperative agricole «Union y Esfuerzo» di Agalteca, nell’oriente honduregno, che la Goldlake Group e la sua sussidiaria locale Five Star Mining, stanno provocando enormi danni non solo alla cooperativa ma a tutta la comunità, a causa degli impatti degli scavi. Rigo Martin Lopez, della cooperativa, denuncia come gli scavi arrivino a intaccare le coltivazioni ed i fiumi da cui si riforniscono per i progetti di irrigazione e di acqua potabile per la comunità. Progetti tra l’altro finanziati da organismi internazionali per sostenere le attività della comunità.
La concessione della Goldlake era di sette ettari. Grazie al colpo di stato la compagnia si è fatta aumentare l’area degli scavi, distruggendo la vegetazione ed il bosco circostante e facendo diminuire la portata del fiume, vitale per le attività economiche e non solo della comunità. A questo si sommano gli impatti dei molti camion impiegati per le attività dell’impresa italiana, con i loro continui passaggi per trasportare materiali.
La cooperativa racconta che i lavori sono iniziati già otto anni fa e che la Goldlake Group abbia acquisito da un imprenditore honduregno il 50 per cento della concessione mineraria. Pare che il dirigente italiano sul posto, Alessandro Morroni, abbia da subito deciso di chiudere qualsiasi dialogo con la comunità, dimostrando di non avere il benché minimo rispetto per i diritti dei locali.
Ma non c’è la centralità della persona tra i principi fondanti della Gold Holding, insieme alla responsabilità sociale d’impresa? Siamo anche questa volta costretti a ricordare ai vari Morroni sparsi per il globo quali siano i loro doveri? Oppure siamo ancora una volta tornati in splendido isolamento politico a denunciare la totale inefficacie e sterilità dei principi tanto decantati dalle multinazionali italiane come Eni, Fiat, Telecom, Enel, Acea, Benetton e così via? E quindi, diamo il benvenuto anche alla Goldlake Group ed al signor Colaiacovo nell’olimpo degli «italiani brava gente del mondo». Questi che concretamente rendono ogni giorno peggiore l’immagine dell’Italia nel mondo e che contribuiscono a distruggere dovunque la casa comune in nome del loro unico credo, il profitto.
Questi «compatrioti» non ci piacciono per nulla e preferiamo invece stare dalla parte della cooperativa perché difende un’idea della democrazia della terra di cui dovremmo essere tutti portatori. Il Codeh –Comitè para la Defensa de los Derechos Humanos en Honduras, sta seguendo il caso dopo che per 38 giorni la comunità ha impedito fisicamente l’accesso dei camion alla compagnia, mentre alcuni dei componenti della cooperativa denunciavano l’impresa italiana per aver tentato di corrompere alcuni dirigenti della comunità. Alla fine è intervenuta la polizia honduregna a reprimere la comunità ed a difendere gli interessi dell’impresa italiana.
A chi ha giovato dunque il colpo di stato in Honduras? Signor Coliacovo, a lei di sicuro. Alla gente comune, ai contadini, agli indigeni ed alle comunità honduregno per nulla.

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