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mercoledì 7 aprile 2010

Falso scoop sull'identità di Marcos




Dopo il falso scoop sull'identità di Marcos pubblicato il 27 marzo dal giornale Reforma, ripreso anche da autorevolissimi giornalisti italiani, pubblichiamo questo articolo di Gustavo Esteva, l’autore di «La comuna de Oaxaca». E' uscito il 5 aprile sul quotidano messicano La Jornada.

L’incidente sarebbe banale e ridicolo, se non fosse così minaccioso e pericoloso. Non possiamo passarci sopra. Il 27 marzo il titolo «Desencapuchan al subcomandante Marcos» è apparso sulla prima pagina di Reforma. Firmata dallo staff editoriale, la notizia mostrava fotografie di volti scoperti, uno dei quali sarebbe stato quello del subcomandante Marcos, accompagnate da «informazioni strategiche» sullo zapatismo che un presunto disertore avrebbe consegnato al giornale.
La persona «desencapuchada» è Leuccio Rizzo, un cittadino italiano conosciuto da diverse organizzazioni chiapaneche che ha già denunciato l’irresponsabilità del giornale nell’utilizzo calunnioso della sua faccia. La notizia stessa è un obbrobrio senza capo né coda. Alla grossolana bugia che presenta Leuccio come Marcos si aggiungono il miscuglio di immagini di più di dieci anni fa con alcune recenti, la rivelazione di informazioni ben note come se fossero una novità, e la divulgazione di dati sbagliati che perfino un giornalista principiante avrebbe potuto smascherare.
Reforma si dà arie di solida capacità professionale. Dice di verificare con rigore quanto pubblica. Questa notizia dimostra il contrario: sembra un pessimo pezzo satirico mercenario. Non contiene solo errori madornali, come quello di confondere i Paesi Baschi con Eta. Ci sono incredibili disinformazioni, contraddizioni flagranti, dati completamente obsoleti. Tutto crolla da sé, e svanisce la presunta identificazione del subcomandante Marcos del titolo.
Si possono dire molte cose di Reforma, ma non gli si può attribuire innocenza o ingenuità. Con questa notizia falsa e malevola ha contribuito con entusiasmo ad una manovra sporca che fa sempre di più parte dell’intensa campagna del governo contro gli zapatisti, sia nella forma attiva di aggressioni paramilitari e costanti vessazioni sia nella forma indiretta della continua disinformazione alla quale si sommano ora un centinaio di giornali che in tutto il mondo hanno riprodotto quanto pubblicato da Reforma. Testate importanti, alcune di prestigio, sono cadute nella manovra irresponsabile da questo giornale, confermata dall’indecente arroganza con la quale ha trattato il chiarimento di Leuccio Rizzo. Siamo allo stesso livello infame del tradimento di Zedillo, il 9 febbraio 1995, quando insieme ai media organizzò una campagna di sterminio degli zapatisti che la pressione della società civile trasformò nel suo contrario: la «Legge per il dialogo, la negoziazione e la pace degna in Chiapas».
Questa legge protegge ancora lo zapatismo, ma i tre livelli di governo la violano continuamente, insieme alla Costituzione, mano a mano che si estende lo stato di eccezionalità non dichiarato in cui viviamo. È tornato in circolazione in questi giorni un video che risponde puntualmente alle «rivelazioni» di Reforma. Il subcomandante annuncia davanti alla telecamera che mostrerà una sua fotografia senza passamontagna e poi se lo toglierà. Mostra quindi uno specchio – nel quale ci riflettiamo – e comincia a togliersi il passamontagna. Una volta sfilato completamente appare il viso di un bambino e dopo di lui, in rapida successione, persone di tutti i colori, dimensioni e gusti che si tolgono il loro passamontagna. Non è niente di nuovo: circola dal 2008 [su http://www.youtube.com/watch?v=qRnoJt7PTDE&feature=player_embedded]. Ma è una risposta efficace alla campagna tendenziosa che vuole ridurre lo zapatismo a Marcos e «rivela» la sua «identità» – un nome o un volto.
Marcos è nato il primo gennaio 1994 e così nacque l’opportunità che lo fossimo tutti: che tutti potessimo riparare sotto quel nome la nostra dignità e fare di essa la bandiera della trasformazione. Prima furono gli indigeni, ma siccome io non ero indigeno non mi importava; poi furono i contadini, ma siccome io non ero contadino non mi importava; quindi furono gli operai – minatori, elettricisti, altri – ma siccome io non ero operaio non mi importava; più tardi furono gli omosessuali, ma siccome io non ero omosessuale non mi importava; ora ce l’hanno con me, ma ormai è troppo tardi. Uso coscientemente questa parafrasi di alcune frasi di Niemöller che sono diventate un classico. Non siamo davanti al tipo di fascismo contro il quale egli le formulò nel 1946, ma quello che abbiamo davanti può essere peggiore. Personaggi senza principi, nei giornali e nel governo, associano i loro «ebrei» a classi intere di persone che considerano inferiori. Vogliono sottomettere tutti con la forza delle armi e dei media. Col pretesto del narcotraffico hanno già militarizzato il paese e ora preparano l’opinione pubblica per l’estensione finale dello stato di emergenza. Solo facendoci Marcos possiamo fermarli, prima che sia troppo tardi.
DI : Gustavo Esteva La Jornada
Traduzione Maribel – Bergamo http://chiapasbg.wordpress.com

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