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martedì 29 giugno 2010

PADANIA O MORTE : BLUFF DI BOSSI E SOCI




I proclami eversivi della Lega, fino al salto nella casta


1984-1990: nasce la Lega lombarda che debutta alle amministrative, la Pretura di Saronno indaga per "vilipendio della bandiera" e "associazione antinazionale", primo raduno a Pontida reso celebre dal giuramento pronunciato nel 1167 dalla Lega dei Comuni contro l'invasore Barbarossa.

Di questo periodo è importante sottolineare come la "Lega nord per l'indipendenza della Padania", costituita da associazioni politiche, avesse il conseguimento dell'indipendenza e il suo riconoscimento internazionale quale repubblica federale indipendente e sovrana. E la legittimità di un partito che si caratterizza per uno scopo non costituzionale e contrario all'articolo 5? Sono gli anni in cui Bossi dichiara: "In Italia ci sono due gruppi etnici: la razza celtica, che viene da migliaia di anni di lavoro e i latini che considerano il lavoro roba da schiavi".

1990-2000: il parlamento del nord inaugurato da Umberto Bossi, mentre la Lega viene coinvolta in una inchiesta sulla maxitangente Enimont, nascono le Camicie verdi (comitato di liberazione della Padania), Bossi invoca (senza risultato) la disobbedienza fiscale sull'Isi (imposta straordinaria sugli immobili), va a Belgrado e parla da "fratello" al leader serbo Milosevic. Otto serenissimi vengono processati e condannati per direttissima per l'assalto al campanile di San Marco in nome della "Veneta serenissima armata". "Siamo qui per un passo incontrovertibile, per la prima dichiarazione di guerra allo Stato centralista, alla partitocrazia di Roma, alla prima repubblica che non vuole lasciare il posto alla seconda" (Umberto Bossi, La Stampa, 11 maggio 1992).

"Ho già preparato i manifesti: "Nord prepara la valigia". Se riusciamo a convincere questo nord di brava gente a non pagare l'Ici allora sì che viene il bello. Che mi arrestino, arrestino pure uno della Lega e qui è la rivoluzione" (La Stampa, 19 agosto 1992).
"Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito partito fascista. Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano il parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore". (Ansa, 19 gennaio 1995).

"Inoltre usano le televisioni che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra (...) usano la televisione come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostruzione del partito fascista" (Ansa, 19 gennaio 1995).

"La Padania deve combattere contro il nazionalsindacalismo e il nazionalclericalismo. Sono lontani i tempi di Giovanni XXIII il gran lombardo. Ora è arrivato il Papa polacco che ha portato la Chiesa a interessarsi molto più del potere temporale che di quello spirituale. I vari casi Ior e Marcinkus sono a dimostrarlo" (9 agosto 1997).

"Il tricolore lo metta al cesso signora!" (Venezia, riva Sette Martiri, 16 settembre 1997).
"Quando vedo il tricolore io m'incazzo. Il tricolore io lo uso soltanto per pulirmi il c..." (Comizio a Cabiate, 1997): questa frase venne udita dai presenti, tra cui i carabinieri di Cantù di servizio in borghese, chiamati poi a raccontare l'episodio durante il dibattimento: il processo finì con la sentenza di condanna per vilipendio del 2001.

"È una sentenza pesantissima e ingiustificata. Ma i ragazzi di Venezia si facciano coraggio. Non sconteranno tutta la pena: infatti non appena arriverà la Padania saranno liberati con tutti gli onori" (Dichiarazioni di Roberto Maroni, attuale ministro degli interni della Repubblica italiana, il 10 luglio 1997 sulla vicenda dell'assalto armato al campanile di Venezia).
"La Padania è una realtà politica nota in tutto il mondo, anche se la classe politica stracciona del Mezzogiorno finge di non saperlo mentre per noi il meridione esiste solo come palla al piede che ci portiamo dolorosamente appresso da 150 anni" (Mario Borghezio durante un comizio ripreso dal film "Camicie Verdi" di Claudio Lazzaro).

Dal 2000 ad oggi: nasce la Casa delle libertà, Bossi diventa ministro delle Riforme, nasce la Bossi-Fini, viene approvata la devolution, Bossi rilancia con il trasferimento della Rai a Milano invocata anche come capitale d'Italia.

"Noi parlamentari, deputati, senatori, ministri e sottosegretari giuriamo fedeltà alla Padania e al suo popolo e promettiamo di batterci con tutte le forze per la libertà e la prosperità della nostra terra e delle sue genti" (Pontida, La Stampa, 18 giugno 2001).

"Profughi non ne vogliamo, stiano a casa loro", (Sull'emergenza umanitaria della guerra in Iraq, l'Unità, 21 marzo 2003).
"I vecchi democristiani per i danni che hanno fatto al Paese andavano fucilati" (Corriere della Sera, 26 settembre 2003).

"Il nord potrebbe vivere meglio senza tirarsi addosso il centralismo dello stato italiano. Dobbiamo svegliarci. E visto come stanno le cose non ci rimane che la via della secessione. Basta con le chiacchiere" (Pramaggiore (Ve), Repubblica.it, 26 ottobre 2006).

"La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà". (Al parlamento padano, Mantova. Ansa, 29 settembre 2007).

"Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'inno dice che l'Italia è schiava di Roma... toh (gestaccio). E' arrivato il momento fratelli, di farla finita. Basta di far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord" (Padova, Repubblica.it, 20 luglio 2008).

"So quanti di voi sono pronti a battersi, anche milioni, ma io ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile. La lotta della Lega non finirà fino a quando la Padania non sarà libera" (Pontida, 20 giugno 2010).

di Elisabetta Reguitti

Fonte : NuovaSocietà

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