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lunedì 26 luglio 2010

ISRAELE, MIGLIAIA DI FIGLI DI IMMIGRATI RISCHIANO ESPULSIONE


Il governo Netanyahu ha cominciato ieri una discussione sui provvedimenti da adottare. Il ministro dell’interno Yishai vuole la politica del pugno di ferro.



Gerusalemme, 26 luglio 2010, Nena News – Con decine di bambini di tanti paesi, specie africani, con cartelli e striscioni che manifestavano fuori dalla sede del governo, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha avviato ieri  la discussione nel consiglio dei ministri sullo status legale dei figli degli stranieri. Si tratta di migliaia di bambini e ragazzi che in molti casi sono cresciuti in Israele ma che ugualmente rischiano l’espulsione dal paese sulla base delle leggi anti-immigrazione fatte approvare dal ministro dell’interno Eli Yishai, un religioso ortodosso leader del partito Shas.
Il primo ministro ha illustrato la proposta di una commissione che prevede la concessione del permesso di residenza ai bambini che sono giunti in Israele quando avevano meno di tredici anni e risultano iscritti a una delle scuole statali. Tutti gli altri dovranno andare via. Netanyahu da un lato ha espresso comprensione per la situazione di tanti ragazzi ed manifestato il desiderio di «assorbirne» una parte. Dall’altro, ha spiegato subito dopo,  «vogliamo preservare una maggioranza ebraica, tale da assicurare allo Stato di Israele il suo carattere ebraico». Su questo ultimo punto batte da lungo tempo il ministro Yishai, che negli ultimi anni ha scatenato una campagna massiccia contro lavoratori stranieri e migranti. Già la scorsa estate 3 mila minorenni avevano rischiato d’essere allontanati dal paese ma il provvedimento caldeggiato da Yishai venne fermato all’ultimo istante per le pressioni di alcune associazioni per i diritti civili e per l’intervento di diversi parlamentari.
Yishai non demorde anche perché Netanyahu, sia pure in una forma apparentemente meno brutale, sostiene la politica del ministro dell’interno volta a preservare il «carattere ebraico» dello Stato, «minacciato dall’immigrazione». Il premier e i suoi ministri contano entro il 2013 di far completare i lavori di costruzione di una barriera elettronica lungo la frontiera con l’Egitto. Il nuovo muro sorgerà su 110 dei 240 chilometri di confine e nella parte rimanente verranno installati sensori e strumenti ottici e rafforzati i pattugliamenti di polizia ed esercito. L’obiettivo è quello di impedire l’ingresso di profughi di guerra e di emigranti africani provenienti dal Sinai.
Secondo fonti governative ogni mese entrerebbero illegalmente in Israele circa 1.200 migranti africani, quasi sempre con l’aiuto prima di beduini egiziani e poi di quelli israeliani. Gli africani che riescono a penetrare peraltro sono quelli che sopravvivono al fuoco della guardia di frontiera egiziana. Solo nel 2007-08 sul lato egiziano del confine sono stati uccisi una quarantina di africani. Lo scorso anno una trentina. «Il numero delle vittime è molto più alto – dice Sigal Rosen, portavoce della Ong israeliana “Hotline for Migrant Workers” – sono convinta che tanti altri migranti siano stati colpiti a morte ma non riusciamo a saperlo perchè le autorità egiziane non lo dicono. E non dimentichiamo quelli che vengono feriti o arrestati».
I migranti catturati poi in Israele  – tranne un numero limitato di quelli provenienti dal Darfur – vengono rispediti in Egitto dove, dopo un processo sommario e una detenzione durissima sono obbligati a tornare nei loro paesi d’origine, nella migliore delle ipotesi. «La carneficina si è aggravata nel 2007 – spiega Sigal Rosen – quando Israele ha fatto la voce grossa con il Cairo affinché venissero fermati gli ingressi clandestini di sudanesi e altri africani. L’Egitto da allora applica misure durissime con il plauso dei governanti israeliani». Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati, da 2 a 3 milioni di cittadini sudanesi, in buona parte migranti, si trovano in Egitto e una parte di essi provano ad entrare in Israele.
L’aumento dei morti alla frontiera tra Israele e l’Egitto  indica peraltro un mutamento delle rotte della migrazione africana, dopo che la strada verso l’Europa si è fatta più difficile, anche a causa degli accordi tra Italia e Libia. Gli eritrei lo scorso anno rappresentavano il gruppo nazionale più numeroso tra i migranti che cercano di arrivare in Israele.


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