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sabato 21 agosto 2010

Un regalo alla camorra il sottosuolo di Napoli




DENUNCIA. Massimo Sacco, capo della squadra Antirapina della questura, boccia la possibile vendita del sottosuolo di Napoli: «Troppo pericoloso, causerà problemi di ordine pubblico e controllo del territorio».

«Non riusciamo a controllare il suolo di Napoli, figuriamoci il sottosuolo privatizzato. Sarebbe troppo pericoloso. Un problema di ordine pubblico e controllo del territorio». Non usa mezzi termini Massimo Sacco, dirigente della sezione Antirapina e vice questore di Napoli. Il funzionario non ci può credere che il governo con il federalismo demaniale possa mettere in vendita il sottosuolo di Napoli. «Non si contano le volte che siamo dovuti scendere nella città sotterranea per inseguire i ladri».

Del resto quella che i giornali chiamano “Banda del buco”, in realtà è una tecnica usata a Napoli da molti gruppi di malviventi. La loro specialità è sbucare dal sottosuolo per rapinare banche e gioiellerie della città. Spesso usano basi sotterranee e ogni tanto ne compare una nuova che. «Dal sottosuolo arrivano sotto la stanza da rapinare, mettono un grande cric come quelli dei camion, tagliano il pavimento e quando devono fare il colpo lo rimuovono, così da entrare, rubare e scappare dalle gallerie», spiega Sacco.

Il primo colpo con la tecnica del buco, risale addirittura al 1989, quando i ladri rubarono anche il pallone d’oro di Maradona. Un giorno una guardia giurata di una banca trovò un rapinatore appena spuntato dal pavimento del bagno, gli sparò un colpo ferendolo. «Passammo 12 ore sottoterra a inseguire nei diversi tunnel le tracce di sangue lasciate dall’uomo - ricorda il funzionario dell’Antirapina - fino a quando non sbucammo nel retro di un negozio di alimentari della Sanità, in un quartiere distante vari isolati dal luogo del colpo».

Infatti negli anni Ottanta un gruppo di speleologi ha dimostrato che attraverso le gallerie sotterranee è possibile attraversare in lungo la città: da Posillipo fino a Ponticelli. Ma la prima vera mappatura delle immense cavità sotterranee di cui è ricca Napoli, iniziò nel 1968. A esplorarle, una giovane squadra di speleologi, guidata da Clemente Esposito, pagata 100 lire a metro quadro e 200 per ogni pozzo. Registrarono più di 100mila metri cubi di cunicoli e gallerie. In pratica un’altra città sotterranea.

Ma le viscere di Napoli nascondono molto di più rispetto a quanto scoperto finora, visto che secondo le più recenti stime è conosciuta meno della metà del sottosuolo partenopeo. Per non parlare di quello della provincia, quasi del tutto ancora ignoto. La squadra di Sacco nei pressi del cimitero delle Fontanelle, realizzato nel 1656 sotto il quartiere Sanità, dove tuttora giacciono più di 4.000 teschi appartenenti alle vittime delle epidemie di peste e colera che nei secoli hanno colpito la città, ha trovato addirittura un poligono di tiro creato dalla camorra, con tanto di parcheggio sotterraneo.

«Era una galleria lunga e stretta piena di bersagli, armi da guerra, come kalashnikov e mitragliatrici Uzi, ma custodiva anche una montagna di cocaina». I poliziotti dell’Antirapina e dell’Anticamorra sanno da tempo che parte dei tunnel sotterranei, soprattutto quelli non presenti sulle mappe del Comune, vengono da tempo usati dai camorristi per riunirsi, nascondersi, spostarsi e custodire al riparo da occhi indiscreti, armi e soldi. Altri sono pieni di rifiuti e ogni tanto il biogas della loro fermentazione esplode, si aprono delle voragini e il sottosuolo inghiotte i palazzi. «Una volta in una stanza sotterranea accesa la torcia mi resi conto che a terra c’era un tappeto di oro, diamanti e gioielli».

Ma le cavità vengono usate dai latitanti anche per nascondersi. Già nel 1999 gli agenti riuscirono a catturare il boss di Forcella, Carmine Giuliano, solo grazie alla scoperta del suo nascondiglio sotterraneo. Perché quando l’aria si faceva pesante, ‘o Lione dalla sua casa scendeva nelle viscere della terra per sfuggire alle retate. Stessa cosa per il capoclan della Sanità, Raffaele Stolder.

Nel 1991 gli uomini dell’Antidroga vuotarono come un calzino il suo appartamento ma lui si era come volatilizzato. Poco dopo gli agenti trovarono «una finta parete che si apriva con un telecomando e nascondeva una scala che portava in una galleria sotterranea», conclude il vice questore. Cavità che ora potrebbero essere vendute a partire da un euro.

di : Alessandro De Pascale


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