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mercoledì 29 settembre 2010

Ragnatela del Cavaliere e Mediaset: fondi neri



Su Repubblica la ragnatela di entità giuridiche emerse dall’analisi della KPMG che consentivano al Cavaliere e a Mediaset di evadere le tasse e creare fondi neri


Bei tempi, quelli. Quelli in cui serviva crearsi un bel po’ di entità fuori bilancio per occultare soldini e portarsi a casa 3500 miliardi, di cui 800 totalmente offshore, per farsi un fondocassa da utilizzare nei casi particolari. Come pagare un giudice, un testimone o un calciatore. Li rievoca Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, che fa le pulci alla galassia Fininvest partendo dalla famosa perizia del revisore di bilancio KPMG. Utilizzata nel processo All Iberian per falso in bilancio.

Scrive D’Avanzo:


Il documento di KPMG racconta come vanno le cose nella società di Berlusconi: Fininvest sommerge buona parte della sua contabilità. Nascosta da un doppio registro, movimenta, nei 7 anni analizzati dalla perizia, almeno 3 mila e 500 miliardi, 884 dei quali occultati su piazze off-shore. “Per alterare la rappresentazione della situazione economica, finanziaria e patrimoniale nel bilancio consolidato Fininvest”, scrive KPMG. Si scopre che la Fininvest opera attraverso due comparti societari. Il “Gruppo A” – ufficiale – e il “Gruppo B”, riservato. Lo spiega l’avvocato inglese David Mills, che ne costruisce l’architettura riferendone direttamente anche a Silvio Berlusconi: “Il Gruppo B è un’espressione utilizzata per differenziare le società ufficiali del gruppo A da quelle, pur controllate nello stesso modo dalla Fininvest, che non dovevano apparire come società del gruppo per essere tenute fuori dal bilancio consolidato. Un promemoria definiva le società del gruppo B “very discreet” (molto riservate), perché il collegamento con il gruppo Fininvest rimanesse segreto”.


Ma così non va. E i paradisi fiscali diventano un inferno:


La KPMG individua 64 società off-shore su tre livelli. Al primo appartengono 29 sigle, distribuite geograficamente in quattro aree. “Ventuno società hanno sede nelle Isole Vergini inglesi, cinque nel Jersey, due alle Bahamas, una a Guernsey”. “Altre tredici società – anch’esse off-shore – formano il secondo livello. Si tratta di “controllate” da società del primo livello da cui non si distinguono né per funzioni, né per organizzazione societaria”. Caratteristica comune anche alle 22 sigle del terzo ed ultimo livello. Ancora KPMG: “La gestione (di queste società) è a cura di amministratori e personale del gruppo Fininvest”. I reali beneficiari (beneficial owner) sono “amministratori, dirigenti, consulenti o società del gruppo Fininvest”. Dalla Fininvest “dipende quasi esclusivamente il loro finanziamento che avviene attraverso le medesime banche e società fiduciarie”.


I beneficial owner, ovvero la stessa formula utilizzata da Lorenzo Rudolph Francis per chiamare in causa Giancarlo Tulliani.


Ricapitoliamo: c’è un comparto segreto, protetto all’estero, ne fanno parte 64 società direttamente controllate da Fininvest. In nome e per conto di Fininvest, concludono transazioni in settori ritenuti strategici per il Gruppo. I loro bilanci sono invisibili, ma solo alla contabilità ufficiale, perché i dirigenti di Fininvest ne hanno il pieno controllo. Come abbiamo già detto, tra il 1989 e il 1996 attraverso il comparto B sono stati stornati dai bilanci Fininvest 884 miliardi e 500 milioni. Cifre parziali, sostiene KPMG, perché “i conti cui è stato appoggiato per sette anni il comparto migrano verso le Bahamas. A Nassau, in Norfolk House, a Frederick Street, ha sede la Finter Bank & Trust. Qui, su nuovi conti sarebbe affluita la ricchezza del fu comparto B”.

Bei tempi, quelli. Altro che una casetta piccolina a Montecarlo.



ONOREVOLE : Di Pietro 

DICE TUTTE LE VERITA' DI MR. B.

DA VEDERE , DIRETTA TV DAL PARLAMENTO ITALIANO

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martedì 28 settembre 2010

Un giorno di guerra vale dieci ospedali: Gino Strada


dice Gino Strada

Una medicina dei diritti perché tutti hanno diritto a essere curati al passo con i progressi della scienza medica





Duecento milioni di euro è il costo di un giorno di guerra in Afghanistan, lo stesso della costruzione, equipaggiamento e funzionamento per i primi tre anni di dieci nuovi ospedali in Africa.
“Si prendessero un giorno libero” dice Gino Strada, il fondatore di Emergency, durante la conferenza su ‘Guerra medicina e diritti umani’ all’incontro nazionale di Firenze.
Dieci centri d’eccellenza che Emergency vorrebbe costruire nel continente africano realizzando il progetto Anme (African Network of Medical Excellence) lanciato con un appello congiunto firmato a Karthoum, in Sudan, da undici Paesi per una “Rete sanitaria d’eccellenza in Africa”.
Il progetto nasce per affermare il semplice diritto di tutti gli esseri umani ad essere curati al passo con i progressi della scienza medica.
“In Africa ci sono le risorse umane, scientifiche ed economiche per realizzare tutto questo” dice Strada “non mancano i cervelli e spesso persone preparate al meglio sono costrette ad operare in condizioni di privazione estrema. Questo progetto vuole favorire lo sviluppo della medicina in quel continente”.
Basta pensare alla mortalità infantile: se ogni anno nel mondo muoiono dieci milioni di bambini nei primi cinque anni di vita, la metà è in Africa.
“Due sono i fattori che hanno ridotto la mortalità infantile in Europa dall’ottocento ad oggi, uno è l’igiene e la formazione delle levatrici, l’altro è lo sviluppo della medicina” continua il fondatore di Emergency, “quello che in Africa è mancato è il secondo fattore”.

Un’altra prospettiva da cui osservare la questione è quella della guerra: dal 1946 ad oggi nel mondo si sono svolti 165 conflitti che hanno provocato 25 milioni di morti. È il periodo a cui generalmente ci si riferisce come “dopoguerra”, ma è facile capire che la guerra non ha mai fine, mette in moto una spirale di cui per la maggior parte sono vittime i civili. “La guerra non è lo strumento con cui risolvere i problemi. L’unico antidoto alla guerra è la costruzione di diritti”, afferma ancora Strada, “la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce la fondamentale uguaglianza in dignità e diritti di ogni essere umano, il concetto che adesso dobbiamo inoculare nella comunità scientifica e nella società civile è quello di una medicina dei diritti”.
Il Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, elaborato a Venezia nel 2008 in un incontro promosso da Emergency, prevede che il diritto alle cure mediche è fondamentale e irrinunciabile e che i sistemi sanitari siano basati su tre principi fondamentali: uguaglianza, qualità e responsabilità sociale, il ché tradotto in pratica significa che i bisogni sanitari in tutto il mondo siano trattati con mezzi al passo con i progressi della scienza medica.
Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma nel 2000 nel mondo sono stati spesi 798 miliardi di dollari per la guerra, nel 2009 la cifra è salita a 1531 miliardi di dollari.
Tradotto in termini un po’ più vicini a noi vuol dire 4,2 miliardi di dollari al giorno, 50mila dollari al secondo.
Ecco perché un solo giorno di guerra, in Afghanistan, vale la costruzione di dieci ospedali in Africa.
Alessandro Micci


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lunedì 27 settembre 2010

Vesuviani, differenziano, Bertolaso ”ammucchia”




Qui Terzigno.

Sono due notti che una macchina attraversa le strade dei comuni vesuviani, una voce pacata amplificata dal megafono invita la gente a scendere in strada per partecipare al presidio contro l’apertura della seconda cava. Segno che la partecipazione comincia a mancare. Nessun assordante rumore di eliche, né di sirene. Niente che lasci pensare a scontri continuati. I camion arrivano scortati, qualche lancio di sasso, qualche carica più minacciata che realmente avvenuta. A far più rumore adesso sono le pesanti accuse ed offese che i tutori dello Stato si lanciano gli uni contro gli altri. Lo stordimento di quest’ultima settimana, tra improvvisi clamori e azioni degenerative, tra il fumo di qualche razzo lanciato a disperdere la folla di persone disarmate e inermi, ha indotto molti alla rassegnazione. In altre persone invece ha rafforzato l’idea dell’opporsi. Il sindaco di Boscoreale, Langella, ha iniziato oggi lo sciopero della fame, domani si tenterà l’occupazione della scuola media Cardinal Prisco di Boscotrecase; occupazioni simboliche, senza violenza, senza cappucci. Quel che colpisce il cuore, quel che più ti fa chiedere in che razza di Italia viviamo, è quando assisti impotente a delle scene che nessuno sottolinea, che nessuno riporta. Immaginatevi una strada, abbastanza larga, scarsamente illuminata di notte, circondata da ampi spazi di terra coltivata e abitazioni. Ormai è buio, arriva il momento di scendere in strada a supportare l’opposizione allo scempio. Le persone disarmate da un lato, i poliziotti armati dall’altro. I primi vorrebbero fermare i camion, non incendiarli, i poliziotti devono impedirlo ad ogni costo, devono assicurare il passaggio dell’infinita colonna giunta da tutta la regione a sversare nel Parco Nazionale il loro carico, incontrollato, di rifiuti di ogni genere. I poliziotti, minacciano di intervenire se qualcuno proverà a fermare gli autocompattatori. Minacciano cariche e lancio di lacrimogeni e a questo punto una donna, anziana, con la mascherina sul naso, perché è di notte che il puzzo di putrefazione sale fino a provocarti conati di vomito gli si fa vicino, li guarda e non capisce perchè mai dei poliziotti, degli uomini e delle persone come loro, non capiscano il perché della lotta; non la sentono anche loro la puzza? Li guarda e alzandosi la mascherina bianca gli chiede: ”diteci voi allora come dobbiamo difendere i nostri diritti!”. Gli agenti non rispondono, non possono, hanno solo l’ordine di disperdere la folla.

Qualcuno, malamente informato, diffonde a livello nazionale la mala idea che la raccolta differenziata fatica ad imporsi, qui, a Terzigno, a Napoli, in Campania.

I nostri comuni vesuviani, Boscoreale, Terzigno, Boscotrecase e Trecase invece la fanno, da tempo, per bene. La raccolta porta a porta funzione, la cittadinanza la trova comoda proprio perché ogni sera gli basta mettere il rifiuto fuori la sua porta e non andare fino ai cassonetti. L’indifferenziato tre volte a settimana, l’umido un giorno sì e uno no, la carta una volta, così vetro e plastica. Per gli ingombranti c’è il numero verde, per i rifiuti speciali precisi indirizzi. Non vivono barbari, come qualche redazione dice, i vesuviani non sono i ”meridionali” a cui va insegnata la cultura del rifiuto.

Noi differenziamo, Bertolaso da ordine di - ammucchiare – nella discarica di Terzigno.

Io personalmente chiamai, mesi fa, una ditta di Caserta che lavora il vetro, chiamai per verificare se a loro giungesse il vetro che noi ricicliamo. Mi si rispose di no, che dalla Campania gli arrivava ben poco. Così per la carta, così per l’umido e plastica. In Campania l’emergenza rifiuti è stata fermata immagazzinando rifiuti nelle discariche e non costruendo una filiera produttiva del rifiuto. Noi non abbiamo nessun vantaggio economico nel differenziare anzi, paghiamo una tassa maledettamente alta. Nemmeno in salute ci guadagniamo, in quanto Bertolaso non ha usato i fondi pubblici per costruire enti o aziende o macchinare per la lavorazione degli scarti, finisce tutto indiscriminatamente nel Parco Nazionale del Vesuvio.

E allora, i ”barbari”, chi sono?

http://www.agoravox.it/I-Vesuviani-differenziano.html

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Gli insediamenti e le intenzioni di Netanyahu



Gli insediamenti e le vere intenzioni di Netanyahu


Akiva Eldar Haaretz


Scaduta la moratoria per le nuove costruzioni nelle colonie ebraiche in Cisgiordania, Netanyahu si trova costretto a cercare un modo per consentire ai trattori di riprendere a lavorare senza interrompere i negoziati con l'Autorità nazionale palestinese. L'anlisi di Akiva Eldar dal quotidiano israeliano Haaretz sulle vere intenzioni del premier israeliano.

Non è una manovra. Il primo ministro Benjamin Netanyahu sta davvero cercando, in alto e in basso, una soluzione magica per consentire ai trattori di tornare al lavoro negli insediamenti e allo stesso tempo tenere il Presidente Mahmoud Abbas al tavolo dei negoziati.
Le costruzioni negli insediamenti sono una questione molto scomoda per Israele. La maggior parte dei paesi dice che gli insediamenti nei territori occupati sono illegali; i governi amici credono che edificare nei territori occupati sia un ostacolo alla pace. Il boicottaggio del nuovo centro culturale di Ariel [uno dei più importanti insediamenti, ndt] ci ricorda che anche qui in Israele gli insediamenti sono più oggetto di disputa che il fondamento della nostra esistenza.
Chi crede davvero che Bibi possa essere pronto, nel giro di un anno, a evacuare migliaia di abitazioni se non può o non vuole dichiarare una moratoria temporanea sulla costruzione di poche centinaia di nuove case? Vale davvero la pena di interrompere i colloqui di pace per questo tema?
No, Netanyahu non vuole una crisi sul blocco degli insediamenti. Perché mai dovrebbe accettare una crisi innescata dalla richiesta degli emigranti ebrei di insediarsi a Hebron se può concentrarla sulla richiesta dei rifugiati palestinesi di tornare ad Haifa?
Lasciate che Bibi passi attraverso il fastidio del blocco degli insediamenti e metterà Abbas nella trappola del «diritto al ritorno». Che dirà Tzipi Livni, e quelli che si autodefiniscono «sinistra sionista» quando Abbas annuncerà di non voler rinunciare in anticipo al diritto al ritorno?
Un’ampia allusione a questo schema può essere letta dalle dichiarazioni rilasciate da Netanyahu durante la sua visita a Sderot, una settimana fa. «Non sto parlando di un nome», ha detto Netanyahu per spiegare la sua insistenza sul fatto che I palestinesi riconoscano Israele come stato degli ebrei. «Sto parlando dell’essenza», ha detto.
«Quando si rifiutano di dire qualcosa di così semplice, la domanda è perchè?», ha detto Netanyahu per spiegare cosa intendesse per essenza. «Volete inondare lo stato di Israele con i rifugiati, in modo che non sia più uno stato con a maggioranza ebraica? Volete separare parti della Galilea e del Negev?». Quando Netanyahu chiede, prima del tempo, l’accordo che I colloqui stessi dovrebbero produrre, secondo lui, chiede il consenso sulla creazione dello «stato nazione per gli ebrei», e dunque chiede che i palestinesi rinuncino in anticipo al diritto al ritorno per i rifugiati. E la cosa principale in questi colloqui, non dimenticatelo, è «senza precondizioni».
La controversia attorno alle costruzioni negli insediamenti distoglie l’attenzione dalla bomba che si nasconde dietro la richiesta di Netanyahu che I palestinesi riconoscano Israele come stato degli ebrei. Come lo stesso primo ministro ha detto, non è una questione semantica. È una questione essenziale che tocca il punto più sensibile della narrazione del conflitto. Come ha detto Dan Meridor, uno dei ministri più vicini a Netanyahu, in un’intervista ad Haaretz [23 ottobre 2009]: «Non sono così ottimista sul fatto che il governo palestinese abbia rinunciato al diritto al ritorno. Vorrebbe dire rinunciare alla ragion d’essere dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, fondata nel 1964, tre anni prima della Guerra dei sei giorni. E Abu Mazen è stato uno dei fondatori». Meridor, incidentalmente, dice che uno stato che non è lo stato di tutti i suoi cittadini non è uno stato democratico.
Alcune persone, per esempio l’ex primo ministro Ehud Olmert, credono che la buona volontà, la sensibilità per le sofferenze dei rifugiati e l’assitenza internazionale, possano servire a superare l’ostacolo del diritto al ritorno. Durante una conferenza dell’Iniziativa di Ginevra, Olmert ha ricordato ai suoi ascoltatori che l’Olp ha accettato nel 2002 l’iniziativa di pace araba, che stabilisce che la soluzione al problema dei rifugiati deve essere basata non solo giusta [cioè basata sulla risoluzione 194 dell’Onu] ma anche concordata tra le parti. Tutto ciò porà essere raggiunto solo nell’ambito di un accordo complessivo che includa tutte le questioni essenziali, a partire innanzi tutto da un accordo per i luoghi santi di Gerusalemme.
La questione dei rifugiati non è una palla in una partita il cui scopo è spingere l’avversario [partner?] palestinese in un angolo e allontanare la pressione dell’amico [avversario?] americano. Questa sarebbe una partita che Israele non ha alcuna possibilità di vincere.
Che succederebbe se i palestinesi dichiarassero di riconoscere Israele come stato degli israeliani? Accettare o respingere? Che farebbe Netanyahu? Fermerebbe il blocco delle nuove costruzioni negli insediamenti, i negoziati per la soluzione dei due stati e avvierebbe il conto alla rovescia verso la fine dello stato ebraico?

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Mondadori, condannata a risarcire Carlo De Benedetti, ECCO X' LA DISTRAZIONE MEDIATICA....

Mondadori SEDE


http://www.danielemartinelli.it - Il media italiani piduisti si concentrano sul discorso di Fini in relazione all'appartamento di Montecarlo di circa un milione di euro di valore, per spostare l'attenzione dal macigno di Berlusconi con la Mondadori, condannata proprio ieri dalla corte d'Appello di Milano a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti per il danno arrecatogli in conseguenza alla corruzione del giudice VIttorio Metta per mano di Cesare Previti, che con sentenza comprata regalò la Mondadori, prima casa editrice del Paese, alla Fininvest del presidente del consiglio dei piduisti. Era il 1991.
L'importo del risarcimento danni per corruzione accertata è ancora da confermare, ma stime di analisti che venerdì hanno visto schizzare il titolo Cir in Borsa del 5%, parlano di 500 milioni di euro di risarcimento. Ripeto: 500 milioni di danni che Berlusconi dovrà risarcire a Carlo De Benedetti a fronte del milione di valore dell'appartamento di Montecarlo di cui dovrebbe rendere conto il cognato di Fini.
Lunedì mattina sarò ospite a Telelombardia a partire dalle 7. Tasterò gli umori degli ospiti contrapposti sull'argomento.



I media italiani piduisti sono tutti lì ad attendere al banchetto il discorso di Fini sull’appartenenza della casa monegasca del valore di circa un milione di euro per spostare l’attenzione dal macigno di Berlusconi, che la Corte d’Appello di Milano si dovrà pronunciare sul risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti con svariate centinaia di milioni di euro in conseguenza al danno provocato dalla corruzione del giudice VIttorio Metta per mano di Cesare Previti, che con sentenza comprata regalò la Mondadori (prima casa editrice del Paese) alla Fininvest del presidente del consiglio dei piduisti nel 1991.

Dunque in Italia abbiamo il capo del governo che certamente è diventato editore dietro corruzione poiché l’importo del risarcimento, ancora da confermare, ne suggella lo spessore civile e quindi politico.
500 milioni è la stima di alcuni analisti finanziari che venerdì hanno visto schizzare in su il titolo Cir in Borsa del 5% alla notizia del deposito della perizia in Tribunale da parte del pool di docenti universitari che si sono occupati di stabilire la variazione di valore della Mondadori all’epoca della querelle. Una variazione in meno di circa il 18% che si ripercuote sull’entità delle sanzioni maturate.

Ma la sostanza non cambia. Per chi non avesse ancora compreso ripeto che 500 milioni di euro (milione più milione meno) sono i danni accertati che Berlusconi dovrà risarcire a Carlo De Benedetti a fronte del milione di valore dell’appartamento di Montecarlo di cui dovrebbe rendere conto il cognato di Fini.
Il rapporto 1 per Fini a 500 per Berlusconi rispecchia purtroppo la visibilità delle notizie: Fini è pagina 1 dappertutto. Berlusconi a pagina 500 o giù di lì. La priorità che si deve rispettare in un degno paese piduista.

Lunedì mattina sarò ospite a Telelombardia a partire dalle 7. Sull’argomento proverò a tastare gli umori degli altri ospiti in studio.

http://www.danielemartinelli.it/

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Dario Fo e Beppe Grillo a Woodstock 5 Stelle





Dario Fo E Beppe Grillo A Woodstock 5 Stelle



Il blues improvvisato di Dario Fo e Beppe Grillo sul palco di Woodstock 5 Stelle a Cesena!

Siamo vivi, vivi! Siamo usciti dalle catacombe. Siamo sopra e oltre. Sopra al nulla della politica, oltre questa civiltà basata sul denaro e sul consumismo. Sopra e oltre. Io ci credo, voi ci credete. La Rete ci ha unito. Possiamo cambiare la società, il mondo solo se lo vogliamo. Cosa abbiamo da perdere? Ognuno vale uno. Chiunque di voi può fare la differenza, essere un leader. Ognuno è un leader se riesce a trasformare i suoi sogni in realtà. Oggi, qui, ci sono migliaia di ragazze e di ragazzi. Siete l’avanguardia di una Nuova Italia, un posto più bello di questo, onesto, più leggero, senza odi, senza mafie. Voi avete il vostro destino nelle mani, non fatevi comprare, non perdetevi dietro a falsi valori. Quando vi ricorderete di Woodstock, magari tra trent’anni, e vi domanderete cosa avete fatto per voi e per gli altri, che cosa vi risponderete? Cosa direte ai vostri figli? Potrete guardarvi allo specchio?
Noi siamo vivi in un Paese di morti, di vecchi che occupano ogni spazio e si credono eterni, che si nutrono di potere e si sono fottuti la vita. Noi non siamo in vendita, non siamo merce, non crediamo a una società basata sul profitto, sul PIL. Vogliamo tutto perché non abbiamo più niente. Non l’aria pulita, non l’acqua pubblica, non una scuola di eccellenza, neppure la sicurezza di un lavoro e quando lavoriamo la sicurezza di non morire sul lavoro. Gli operai di oggi sono al fronte, sono loro i partigiani che combattono per dare da mangiare ai loro figli e muoiono come topi nelle cisterne.
L’Italia non è una democrazia, il cittadino non è rappresentato in Parlamento, non può votare il proprio candidato. Il Parlamento è eletto dalla mafia, dalla massoneria, dai vertici dei partiti, non dai cittadini. Sei persone decidono per tutto il Paese. L’Italia è un sistema capitalistico/mafioso con le pezze al culo, basato sul debito pubblico e sulle concessioni dello Stato. Ogni italiano è indebitato per 30.000 euro.Il debito aumenta di 100 miliardi di euro all’anno, stiamo andando verso il default. Quando i soldi contaminano la politica, la politica diventa merda, si fa politica per i soldi, non per servizio civile, come dovrebbe essere. Il MoVimento 5 Stelle non vuole i soldi, vuole poter volare alto, far volare le sue idee. Non ha ideologie, ma idee. I partiti prendono un miliardo di euro di finanziamenti elettorali nonostante un referendum che li abbia proibiti, nessuno si scandalizza, passano tutti all’incasso.
L’equazione è semplice senza soldi spariscono i partiti, sono fatti di soldi, di niente. Che dignità può avere un parlamentare che matura la pensione dopo due a anni e mezzo di fronte a milioni di persone che la pensione non la vedranno mai, che moriranno prima di andarci, che devono maturare 40 anni di contributi?
Ci sono voluti tre anni perché la proposta di legge Parlamento Pulito venisse discussa alla Commissione del Senato. Tre anni, trentasei mesi, più di mille giorni perché quattro senatori muovessero il culo per ascoltare 350.000 cittadini che al rimo Vday di Bologna chiedevano delle cose semplici, scontate in un Paese appena normale: nomina diretta del candidato, due legislature, nessuno condannato in via definitiva. Ci hanno definiti populisti, demagoghi, qualunquisti, violenti, volgari solo perché volevamo riaffermare il principio di democrazia in questo Paese. I partiti sono morti, zombie che camminano, strutture del passato, costruzioni artificiali. Sono diventati barriere tra le persone e lo Stato. Lo Stato siamo noi, non i partiti. E’ finito il tempo della delega in bianco. Il cittadino deve entrare nelle istituzioni come servizio civile per un periodo limitato e poi tornare alla propria attività. Non esiste il politico di professione, esistono i mantenuti a vita di professione come Chiamparino, Fassino, D’Alema, come Maroni, Bossi e tutta la sua grande famiglia, come Andreotti, il prescritto per mafia che ha detto di Ambrosoli, uno dei pochi eroi di questo Paese, “Se l’è cercata!”.
Noi siamo vivi e loro sono morti, in decomposizione, se li tocchiamo moriremo anche noi. Parlano di alleanze, di percentuali, di schieramenti, ma in realtà parlano sempre e soltanto di una cosa: come conservare il loro potere. Il MoVimento 5 Stelle farà alleanze, anche una al mese, una alla settimana, ma solo con i cittadini, con i movimenti per l’acqua pubblica, per una libera informazione non finanziata dallo Stato, contro la TAV in Val di Susa, contro le centrali nucleari, contro la base americana di Dal Molin. L’Italia ripudia la guerra e spende più per armamenti che per opere di pace. Persino Bono degli U2 ci ha mandato a fanculo, non manteniamo le promesse di aiuti umanitari e spendiamo 15 miliardi di euro per 131 caccia bombardieri dagli Stati Uniti, finanziamo la più grande industria bellica del mondo e chiudiamo le scuole.
Il MoVimento 5 Stelle ha preso mezzo milione di voti senza finanziamenti, senza media, giornali, televisioni, ogni voto è costato solo 8 centesimi al MoVimento, nulla ai cittadini, grazie alla Rete, al passaparola. La Rete è anticapitalista, la politica si fa con le idee, non con il capitale.
Il portale del Movimento 5 Stelle è il luogo di incontro, di creazione delle idee, della condivisione delle proposte. Chiunque non sia già iscritto a un partito può iscriversi gratis. Gli iscritti potranno creare una lista civica, proporre un candidato e in futuro modificare il programma in stile Wikipedia, collegarsi in una rete sociale come in Facebook, scambiarsi esperienze. Gli iscritti al MoVimento 5 Stelle sono circa 100.000. 100.000 persone informate e motivate possono trasformare il Paese. Noi siamo “Altri” non esistiamo nei sondaggi, ma siamo gli unici ad avere un Programma creato in Rete, questo Programma va stampato, diffuso, discusso. Il MoVimento coincide con le sue proposte, con le sua azioni civili, con il suo Programma. Chi dice che facciamo proteste e non proposte è in malafede o un imbecille inconsapevole.
“Ora che il governo della Repubblica è caduto nelle mani di pochi prepotenti … ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze, che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti e che a molti manchi il necessario per vivere? Che costruiscano case e case l’una appresso all’altra e che molti non abbiano un tetto per la propria famiglia? Per noi la miseria in casa, i debiti, triste l’oggi e incerto il domani. Che abbiamo, insomma, se non l’infelicità del vivere?”
Non l’ho detto io, non è l’Italia di oggi, sono le parole di Catilina pronunciate nel 64 prima di Cristo a Roma. L’Italia non è cambiata in duemila anni, per questo può cambiare oggi, solo i pazzi credono nell’impossibile e noi siamo i pazzi della democrazia. Il MoVimento 5 Stelle è nato il giorno di San Francesco, 4 ottobre del 2009, Francesco era chiamato il pazzo di Dio, noi siamo i pazzi della democrazia. Crediamo sia possibile un mondo basato sull’equità sociale, sulla solidarietà, sul rispetto dell’altro, sul diritto alla felicità, in cui chiunque può volare.
Vogliamo tutto e lo vogliamo subito. Cosa abbiamo da perdere? Perché non crederci? Perché non lottare per il nostro futuro? Non abbiamo altro. Non abbiamo scelta.
Ognuno deve impegnarsi, ognuno conta uno.
Sopra e avanti.

http://www.beppegrillo.it/2010/09/siamo_vivi_siam_2.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29&utm_content=FaceBook


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domenica 26 settembre 2010

Vittime delle forze dell’ordine, associazione




Vittime delle forze dell’ordine, le famiglie danno vita a un’associazione

www.redattoresociale.it


[da Redattore sociale] Sarà presentata ufficialmente il 25 settembre a Ferrara, nel quinto anniversario della morte di Federico Aldrovandi. La madre, Patrizia Moretti: «Un modo per unire le nostre voci e avere più forza. Lavoreremo perché non accada più»

FERRARA – «Continuare a parlarne è la forma più duratura di giustizia». Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi ucciso il 25 settembre 2005 da quattro poliziotti, ha ancora voglia di far sentire la sua voce. Ma perché abbia più forza l’ha unita a quella delle famiglie Bianzino, Cucchi, Giuliani, Sandri e Uva. Nel quinto anniversario della morte di Federico, a Ferrara, verrà presentata l’associazione famiglie delle vittime delle forze dell’ordine. Quel giorno sarà anche la prima nazionale del documentario di Filippo Vendemmiati sul caso Aldrovandi.
«Sarà un’associazione aperta – racconta Patrizia Moretti – che nasce con due obiettivi: lavorare perché nessuno debba più vivere ciò che è accaduto a noi e ricucire il rapporto con le istituzioni». La madre di Federico tiene infatti a ricordare come, in questi anni, non abbia mai generalizzato le accuse, ma abbia sempre distinto i colpevoli dalle persone oneste. «Ho accusato di omicidio i quattro agenti condannati nel 2009 – precisa – e di depistaggio e falso i loro colleghi che hanno cercato di nascondere quanto era accaduto, mai la polizia nel suo complesso».
Quello del poliziotto è un mestiere delicato, «che va fatto con coscienza». È per questo che la madre di Federico sostiene l’importanza di una selezione sugli ingressi e della formazione. E parla della necessità di poter identificare gli agenti, cosa che oggi non è possibile. La strada da fare è ancora lunga, ma lei non si tira indietro ed è convinta che ognuno nel suo piccolo possa fare qualcosa. «Non credo che la gente voglia una polizia di cui avere paura – afferma –. Anche per questo la legge deve essere uguale per tutti. Oggi, purtroppo, non è così».
La notizia della decisione di costituirsi in associazione arriva a pochi giorni dall’anteprima veneziana del documentario «È stato morto un ragazzo» [8 settembre nelle Giornate degli autori]. «Il titolo è una sgrammaticatura, ma riflette la realtà. Abbiamo lottato a lungo contro le versioni ufficiali che via via ci venivano raccontate – racconta Patrizia Moretti – e che, puntualmente, venivano smentite».
Patrizia Moretti si aspetta molto dal film di Vendemmiati, «l’unico», a suo parere, che potesse girarlo. Il regista, di origine ferrarese, era un conoscente della famiglia [compagno di scuola di Lino Aldrovandi] a cui, durante la lavorazione, si è avvicinato molto. «Ha seguito il processo fin dall’inizio e conosceva bene la vicenda – chiarisce la madre di Federico – ma il film gli ha permesso di approfondirla sia dal punto di vista giornalistico che da quello umano».
Una conoscenza, quest’ultima, che, secondo Patrizia Moretti, è mancata a Mariaemanuela Guerra, il pubblico ministero a cui era stato assegnato il caso e che «non ha mai cercato di sapere chi era mio figlio o che cosa aveva fatto quel giorno. Non le importava di lui». Tanto che per i primi quattro mesi il fascicolo dell’indagine rimase vuoto e ci vollero il blog aperto da Patrizia Moretti e l’assegnazione a un nuovo pm per arrivare al processo. «Il fascicolo vuoto non è una mia invenzione – precisa – ma un fatto. Oggi, quel pm ha scelto di querelarmi per averlo detto. Non so perché lo abbia fatto, ma credo che per lei sia controproducente».
Nonostante tutte le falsità dette sul figlio, i depistaggi e le querele, Patrizia Moretti non ha perso la fiducia nella giustizia. «Non ho mai dubitato che la verità sarebbe venuta alla luce – racconta –. È vero, la condanna è piccola, ma nemmeno l’ergastolo avrebbe potuto restituirmi Federico. Ho lottato per dargli la giustizia che meritava. Credo che il film di Vendemmiati sia importante: potrà mettere mio figlio nella giusta luce e farlo vivere di nuovo, visto che lui non può più farlo».

http://www.facebook.com/pages/Vogliamo-giustizia-per-le-vittime-delle-forze-dellordine/181726371859670
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Usa: raid fbi contro fronte popolare liberazione palestina Usa: raid fbi contro attivisti vicini al fronte popolare per la liberazione della palestina

Gli agenti hanno perquisito le abitazioni e sequestrato documenti e computer appartenenti a famiglie di Chicago e Minneapolis accusate di aver donato fondi al Fplp.



Roma, 25 settembre 2010 (foto dal Chigaco Tribune), Nena News – Pacifisti e attivisti americani (non tutti di origine araba) della causa palestinese sono finiti nel mirino dell’Fbi. Ieri agenti della sicurezza interna Usa hanno perquisito e sequestrato documenti in tre abitazioni di Chicago e Minneapolis appartenenti a tre famiglie note per il loro attivismo filo palestinese. Il sito cisgiordano «Imemc» riferisce che tutte le persone coinvolte sono accusate dall’Fbi di aver effettuato donazioni a favore del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), la più importante delle formazioni che compongono la sinistra palestinese.

Di orientamento marxista ed unica forza della sinistra ad avere ancora un significativo seguito nei Territori occupati e nei campi profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo, il Fplp è considerato una «organizzazione terroristica» dagli Stati Uniti.

Il raid dell’Fbi ha colpito a Chicago i pacifisti Stephanie Weiner e Joseph Iosbaker e Hatem Abudayyeh dell’Arab American Action Network. A Minneapolis sono state perquisite le case di attivisti che avevano partecipato alle proteste contro la Convention repubblicana tenuta in quella città nel 2008.

Gli accusati si sono difesi affermando di aver agito sempre nel rispetto della legge e di aver effettuato donazioni destinate a progetti sociali e rivolti ai giovani palestinesi. Hanno quindi denunciato il tentativo delle autorità americane di spegnere le voci di dissenso verso la linea dell’Amministrazione Obama in Medio Oriente.

Non è la prima volta che l’Fbi e altre agenzia di sicurezza statunitensi prendono di mira associazioni e individui attivisti sulla questione israelo-palestinese. Gran parte dei casi registrati in questi ultimi anni – accompagnati sempre da un forte clamore mediatico - si sono poi conclusi con il proscioglimento degli accusati, risultati estranei ai fatti loro addebitati, o con lievi condanne per reati minori. (red) Nena News


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venerdì 24 settembre 2010

PC: Le 10 strategie della manipolazione mediatica




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UN PAESE SENZA LEGGE : italia




Oltralpe sono in molti a pensare che in Italia la legge non sia più uguale per tutti. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Il Parlamento ha respinto la richiesta di autorizzazione all’uso di intercettazioni nei confronti di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario indagato per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. L’applauso che ha accolto i risultati della votazione sembrava celebrare l’ennesima vittoria dei politici sui poteri giudiziari, ormai identificati da una buona fetta dei parlamentari come il «nemico».

L’ostilità tra esecutivo e magistratura fornisce anche una possibile chiave di interpretazione del giallo della votazione. Al conteggio finale dei sì mancavano una quindicina di voti, presumibilmente finiti tra i no. Qualcuno che non doveva si è schierato con il Popolo della libertà. Diserzioni importanti poiché questo governo è appeso ad una corda sfilacciata, che può cedere in qualsiasi momento. Ma è chiaro che ciò non avverrà mai su una questione come le intercettazioni dei parlamentari. C’era infatti d’aspettarsi che su questo voto la fedeltà al proprio partito e leader contava ben poco poiché votando no si proteggevano i propri interessi.

Legislazioni, votazioni e prassi ad personam sono ormai la manifestazione di quello che europei ed americani definiscono contaminazione Italia: come il Bel Paese si sta trasformando nel regno dell’illegalità. E mentre l’illecito prende piede nella quotidianità, confinando fette sempre più sostanziose della nostra economia nel sommerso, le critiche degli stranieri sono concentrate sulla gestione delle istituzioni dello Stato e sul dilagare dell’attività del crimine organizzato.
La presunta attività di riciclaggio all’interno dello IOR, che ha portato al sequestro di 23 milioni di euro, ha riempito le prime pagine dei maggiori quotidiani stranieri. Una singolare triangolazione bancaria trasferiva denaro dai conti dello IOR accesi presso il Credito Artigiano a beneficiari sconosciuti presso la JP Morgan di Francoforte e presso la Banca del Fucino. Nelle sale cambi del villaggio globale e nelle banche centrali occidentali l’idea del «riciclaggio in confessionale» fa tremare molti, specialmente a chi ha intrattenuto attività professionali con lo IOR, cioè la maggioranza delle banche e delle finanziarie internazionali.

All’estero ci si chiede come sia possibile che il braccio bancario del Vaticano continui a seguire una prassi da paradiso fiscale, autorizzando pagamenti su conti cifrati, un’attività che va contro la regola d’oro bancaria: «conosci il tuo cliente», imposta a tutte, ma proprio tutte, le banche occidentali. Ancora più incomprensibile è il comportamento della Banca d’Italia, l’organo di vigilanza, che non ha bloccato questa prassi prima che lo facesse la magistratura. Perché allo IOR si riserva un trattamento con i guanti bianchi mentre trasferimenti analoghi su conti cifrati da parte di qualsiasi altra banca italiana avrebbero provocato come minimo sanzioni salatissime?

Due pesi e due misure è il mantra che sale dal nostro paese. E spesso chi ci guadagna è il crimine organizzato la cui attività si intromette tra le maglie ormai recise dell’uguaglianza della legge. A Gioia Tauro approda una nave battente bandiera liberiana carica di esplosivo, sette tonnellate di T4, la stessa sostanza usata nell’attentato a Falcone e a Borsellino, abbastanza per far saltare in aria tutto il porto. Pare che provenga dall’Iran e sia destinata alla Siria. Transita a Gioia Tauro insieme ai seimila container che entrano ed escono quotidianamente dal porto più trafficato del Mediterraneo.

Non è la prima volta che soffiate ed intercettazioni allertano le autorità portuali, l’antidroga e l’antiterrorismo; controllare ogni giorno anche una frazione infinitesimale di seimila container è fisicamente impossibile. La scoperta di grosse partite d’armi e di cocaina a Gioia Tauro in transito o destinate alle ‘ndrine hanno infatti fatto il giro del mondo più volte. Chi vive all’estero si domanda come mai queste scoperte non avvengano anche a Barcellona o a Istanbul. Perché il crimine internazionale predilige questo porto calabrese lontano da qualsiasi grosso centro commerciale? E la risposta più logica che fino ad ora si è trovata è che a Gioia Tauro è più facile farla franca.

http://www.unita.it/news/loretta_napoleoni/103798/un_paese_senza_legge


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giovedì 23 settembre 2010

Obama, fra un anno stato della Palestina




Ahmadinejad attacca Israele e Usa: «Netanyahu killer»
«Attentato di ieri in Iran commesso da mercenari degli Usa»


Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama parla del processo di pace in Medio Oriente analizzando il ruolo di Israele e Palestina. Nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'Onu, di cui sono stati anticipati alcuni stralci, sostiene che uno stato della Palestina può esistere, e se ci sarà la pace, già fra un anno potrà essere costituito. Una Palestina indipendente rappresenta secondo Obama l'elemento imprescindibile per la sicurezza d'Israele. Da New York invece il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad, che parteciperà all'Assemblea generale dell'Onu, attacca Israele e gli Stati Uniti. In un'intervista alla Cnn definisce «killer» il premier israeliano Benjamin Netanyahu e addossa a quelli che ha definito «mercenari degli Usa» la responsabilità dell'attentato di ieri in Iran che ha causato 12 morti.

Obama: «Con accordo di pace fra un anno lo stato della Palestina». Se ci sarà un accordo di pace in Medio Oriente nei prossimi mesi, «quando torneremo qui l'anno prossimo potremmo avere un accordo che ci porterà uno nuovo membro delle Nazioni Unite: uno stato indipendente di Palestina, che vive in pace con Israele».

Obama: «Sicurezza Israele richiede Palestina Indipendente». Gli amici di Israele «devono capire che la vera sicurezza dello Stato Ebraico richiede una Palestina indipendente, dove al popolo palestinese sia permesso di vivere con dignità e opportunità». Secondo Obama inoltre, coloro che si proclamano amici dei palestinesi «devono capire che i diritti del popolo palestinese potranno essere conquistati solo attraverso mezzi pacifici, tra cui una autentica riconciliazione con un Israele sicuro».

Obama: «Stop a tentativi di distruggere israele». Chi appoggia l'esistenza di una Palestina indipendente, «deve smettere di tentare di distruggere Israele. Deve essere a tutti chiaro che qualsiasi sforzo per scalfire la legittimità di Israele si scontrerà con l'opposizione incrollabile degli Stati Uniti. I tentativi di minacciare o uccidere israeliani non gioveranno in nulla al popolo palestinese, perchè il massacro di israeliani innocenti non è resistenza, è ingiustizia». Obama dice inoltre che «coloro che hanno sottoscritto l'Iniziativa di pace araba (presentata a Riad nel 2003) dovrebbero cogliere quest'opportunità di metterla in pratica, specificando e dimostrando nei fatti la normalizzazione che essa ha promesso a Israele». Inoltre, «coloro che prendono posizione per l'autogoverno palestinese dovrebbero sostenere i palestinesi con il loro appoggio politico e finanziario e, così facendo, aiutare i palestinesi a costruire le istituzioni del loro stato».

Obama: «Omaggio al coraggio del leader palestinese Abu Mazen». «Non vi sbagliate: il coraggio di un uomo come il presidente (dell'Autorità Nazionale Palestinese) Abu Mazen, che difende il suo popolo di fronte al mondo, è decisamente più grande di coloro lanciano razzi contro donne e bambini innocenti».

Se Obama parla di pace il presidente iraniano Ahmadinejad attribuisce agli Usa le responsabilità dell'attentato avvenuto ieri in Iran, che ha causato la morte di 12 persone. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha addossato a quelli che ha definito «mercenari degli Usa» la responsabilità dell'attentato avvenuto ieri durante una parata militare nella città di Mahabad, nel nord-ovest dell'Iran, in cui sono morte 12 persone e altre decine sono rimaste ferite. La polizia ha detto di avere arrestato due persone nelle indagini sull'esplosione. «Questo crimine selvaggio, commesso da mercenari della potenza arrogante contro civili innocenti, ha rivelato ancora una volta la vera natura dei cosiddetti difensori dei diritti umani e aggiunto un nuovo episodio alle atrocità del sistema corrotto e oppressore che domina il mondo» ha detto Ahmadinejad, citato dall'agenzia iraniana Irna, da New York, dove oggi parlerà all'Assemblea generale dell'Onu. Intanto il sito della radiotelevisione di Stato scrive che due sospetti sono stati arrestati dopo l'attentato, ma non fornisce alcuna precisazione al riguardo.

«Netanyahu è un killer, va processato». In un'intervista concessa alla Cnn Ahmadinejad ha detto che il premier israeliano Benjamin Netanyahu è «un killer professionista» che «dovrebbe essere messo sotto processo per l'omicidio di donne e bambini».

Un incontro con il presidente Usa Barack Obama? «Dipende». Così Ahmadinejad ha risposto a una domanda postagli nel corso dell'intervista. «Sarebbe una buona cosa sedere di fronte ai rappresentanti di altri Stati membri dell'Onu e ai media e discutere dei nostri punti di vista, discutere delle Nazioni Unite - ha detto Ahmadinejad - Credo che sarebbe molto positivo, così tutti potrebbero sentire cosa abbiamo da dire e questo potrebbe aiutare a risolvere molti problemi». Il presidente iraniano si è quindi soffermato sul caso dei tre escursionisti Usa in prigione nel suo Paese con l'accusa di spionaggio per aver attraversato senza autorizzazione il confine tra Iraq e Iran. Una di loro, Sarah Shourd, è stata rilasciata la scorsa settimana e, per Ahmadinejad, è «possibile» che siano rilasciati anche Josh Fattal e Shane Bauer, se lo decideranno i giudici. Il presidente ha assicurato di aver «suggerito» questo provvedimanto, ma di «non avere influenza» sul potere giudiziario. La Shourd, ha detto infine, è stata rilasciata per «clemenza, compassione e per un gesto umanitario».

«Bomba nucleare non ci interessa». Nell'intervista Ahmedinejad ha anche detto che un ordigno nucleare non sarebbe utile all'Iran. «Non abbiamo alcun interesse ad una bomba nucleare e non ci sarebbe di alcuna utilita - ha detto - Sia il regime sionista sia il governo degli Stati Uniti dovrebbero essere disarmati. Le minacce al mondo vengono dalle bombe in possesso degli Usa e del regime sionista».

«E' impossibile che Israele attacchi gli impianti nucleari dell'Iran» ha detto Ahmadinejad in un'intervista al magazine americano "Newsweek", sottolineando come a suo parere lo Stato ebraico «non abbia le capacità», al momento, per sostenere un raid militare contro la Repubblica islamica. «L'Iran è un grande Paese, molto più grande di quanto i sionisti immaginino - ha affermato Ahmadinejad - E' impossibile che ci attacchino, e non stiamo prendendo in considerazione quest'ipotesi».

«CI sarà una ripresa dei colloqui sul nucleare se paesi che hanno il veto all'Onu esprimono la loro posizione sulla bomba atomica di Israele». Il presidente iraniano ha posto una serie di condizioni per la ripresa dei colloqui sul nucleare con le potenze mondiali, auspicando in particolare che il gruppo dei 5+1, ovvero i Paesi che hanno diritto di veto all'Onu più la Germania, assumano una posizione «chiara» sulle armi atomiche possedute da Israele. «Questi Paesi - ha affermato Ahmadinejad, facendo riferimento al gruppo dei 5+1 - dovrebbero esprimere le loro posizioni sulla bomba nucleare del regime sionista e far sapere se sono contrari oppure no». Il presidente iraniano, in un'intervista al magazine 'Newsweek', ha affermato che «la loro risposta a questa domanda determinerà la natura dei negoziati». Ahmadinejad, ha quindi sottolineato che le potenze mondiali dovrebbero chiarire anche «i termini della loro adesione al Trattato di Non Proliferazione e se le loro intenzioni riguardo ai colloqui con l'Iran siano amichevoli o ostili».





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VIDEO: SUD ITALIA DAL 1861 TERRONI - VIDEO ILLUMINANTE FA...


Da 150 anni il sud italia viene derubato, denigrato, violentato, da 150 anni esiste la questione meridionale, da 150 anni si pensa SOLO agli interessi di una parte del paese,,,,, KI HA PORTATO LA MAFIA AL SUD ?????????


VIDEO: SUD ITALIA DAL 1861 TERRONI - VIDEO ILLUMINANTE FA...: ". . Da 150 anni il sud italia viene derubato, denigrato, violentato, da 150 anni esiste la questione meridionale, da 150 anni si pe..."


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mercoledì 22 settembre 2010

Il declino della scuola italiana

 

Gelmini: studenti “soldato” nei licei, impareranno a sparare. Il declino inarrestabile della scuola italiana.



Mai la scuola italiana aveva raggiunto, nel corso degli ultimi decenni, un livello così basso. Per molti quasi un punto di non ritorno. Lo confermano i dati statistici, lo stato degli atenei italiani, le difficoltà della didattica, gli scarsi risultati degli studenti (rispetto ai coetanei europei). La scuola italiana è al collasso, si sa, nonostante le tante riforme (pseudo-riforme) di questi ultimi anni. Un numero considerevole di tentativi che, invano, hanno cercato di dare un po’ di respiro al settore, senza riuscirci. Anzi, quello che abbiamo davanti è un quadro sempre più cupo, senza prospettive. E così, assistiamo, ad una serie di scandali, di decisioni eclatanti, spesso non conformi neanche alla stessa legge italiana. Lo sa il Ministro dell’Istruzione Gelmini, lo sanno gli operatori della scuola, lo sanno gli studenti. E dalla scuola di Adro al nuovo protocollo firmato fra il Ministro dell’Istruzione Gelmini e il Ministro della Difesa La Russa, il passo è davvero breve. Forse l’ultimo colpo di coda di un’estate “drammatica” per la scuola, che preannuncia un autunno davvero caldo, anzi, incandescente.



Lo chiamano “allenati per la vita” ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso “paramilitare”. Non è uno scherzo. E’ un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente “percorsi ginnico-militari”. E quale sarebbe l’assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata “geniale” del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed “ipocrita” risposta: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza “muore” leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso “allenati per la vita” (leggi corso “paramilitare”, ndr): “una gara pratica tra pattuglie di studenti”. No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di “pattuglie” di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! E’ un progetto “innovativo” passato nel silenzio assoluto delle opposizioni. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.
E con la nuova proposta Gelmini – La Russa , si allunga, di fatto, l’elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell’Istruzione. I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c’è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del 26/8/1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, al punto 5.0 (“Affollamento”) stabilisce che, al fine dell’evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 (“Numero delle uscite”) che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell’esodo quando il numero massimo di persone presenti nell’aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura “paramilitare” come quello messo in campo dal duo Gelmini – La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione. Siamo al punto più basso della scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.
Fonte:Famiglia Cristiana
(http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/la-scuola-militare.aspx)
Emanuele Ameruso
emanuele.ameruso@libero.it

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martedì 21 settembre 2010

La dura vita degli stranieri in Italia


in Italia l'integrazione degli immigrati è una strada in salita


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Tra cavilli burocratici, patti con la Libia e pacchetti sicurezza, in Italia l'integrazione degli immigrati è una strada in salita. Ecco le testimonianze raccolte al convegno dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) del 17 settembre a Genova. Servizio di Franz Barragino

Per uno straniero che sceglie il nostro paese la clandestinità è una tappa quasi obbligata. Lo sostiene l’Asgi, l’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione, che ha celebrato il suo ventesimo anniversario lo scorso 17 settembre a Genova. In un seminario sulle politiche migratorie si è parlato di cittadinanza, burocrazia e integrazione, un impianto di regole farraginose che rischia di far rimanere l’Italia indietro rispetto agli altri paesi europei.

“Negli ultimi dieci anni si è assistito ad un duro inasprimento delle norme”, dice Lorenzo Trucco, presidente dell’organizzazione che punta il dito contro l’introduzione del reato di clandestinità: “Vent’anni fa non potevamo nemmeno immaginare che fosse possibile approvare un legge di quel tipo”.

Le prime norme che hanno introdotto un’ipotesi di reato per l’ingresso irregolare nel Paese risalgono al 2002, con l’approvazione della legge Fini-Bossi che legava la concessione del permesso di soggiorno alla stipula di un regolare contratto di lavoro. “Questa cosa ha promosso una visione utilitaristica della presenza dello straniero – dice l’avvocato Nazzarena Zorzella – che, in periodi di crisi economica, espone lo straniero che perde il posto al rischio di ricadere nella clandestinità”.

Secondo i giuristi dell’Asgi, una delle novità più preoccupanti dell’ultima riforma sull’immigrazione, è il cosiddetto accordo integrazione: alla prima richiesta di permesso di soggiorno, lo straniero deve sottoscrivere un accordo con lo Stato. Lo straniero dovrà a studiare la nostra “cultura civica”, la lingua e la Costituzione. L’acquisizione di crediti formativi darà la possibilità di rinnovare il permesso, ma se l’accordo non sarà rispettato si procederà alla revoca del permesso o addirittura all’espulsione immediata. “Subordinare il soggiorno a un accordo di questo tipo – spiega l’avvocato Zorzella – significa trasformare quello che dovrebbe essere un diritto di libertà nell’oggetto di un contratto”.

Involuzione del paese Italia. Non usa mezzi termini il fondatore dell’associazione, il professor Bruno Nascimbene dell’Università Statale di Milano, che sottolinea come da noi la cittadinanza sia giuridicamente concepita come l’ultimo traguardo, come un premio da concedere alla fine di un severo percorso di regole.

Un sistema di regole in controtendenza con quanto accade nel resto dei paesi membri dell’Ue, che individuano nella concessione della cittadinanza una parte essenziale del percorso di integrazione. Uno strumento che può favorire la partecipazione degli immigrati e dei loro figli al processo democratico di un paese. “In Grecia abbiamo approvato una norma secondo cui, dopo cinque anni di soggiorno legale – spiega l’avvocato John Alavanos dell’Associazione giuridica per gli stranieri e l’immigrazione di Atene – gli stranieri hanno diritto di votare alle amministrative e sono eleggibili fino alla carica di consigliere comunale”.

Anche per gli stranieri nati in Italia i problemi non mancano. E lo testimoniano i ragazzi dell’associazione Rete G2 seconde generazioni. “La maggior parte degli italiani ignora che si può essere stranieri anche se si è nati qui”, assicura Ismail Ademi, ventisettenne albanese. E racconta: “Quando avrò un figlio dovrò sottoporlo a un calvario di code, documenti e viaggi tra ambasciate e questure”. Problemi che la maggioranza degli stranieri vive quotidianamente. Come gli ostacoli per chi studia, che difficilmente potrà integrare la sua formazione con un soggiorno all’estero o accedere a un concorso pubblico una volta laureato.

Nel corso del seminario, l’applauso più lungo è per Queenia Pereira De Oliveira. Laurea in scienze politiche e spiccato accento romano, Queenia conclude il suo intervento con alcuni versi che raccontano la sua italianità senza cittadinanza. Quei versi li ha regalati anche a ilfattoquotidiano.it.

Consapevolezza

Non avere la cittadinanza italiana
e vivere nel mio paese legata a un permesso di soggiorno
per me equivale a uscire da casa
con un paio di chiavi,
sapendo che il padrone di casa (mia) può cambiare la serratura
e lasciarmi fuori
fregandosene di tutto ciò che ho dentro casa,

dei miei affetti,
dei miei amici,
della mia famiglia,
della mia vita,
del mio futuro,

vivere nel mio paese con un permesso di soggiorno
è come dover uscire da casa (mia) e pensare a

chiudere il gas,
abbassare le serrande,
spegnere le luci,

ma anche lasciare accostata la porta avendo paura di non poter rientrare più.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/quante-difficile-essere-stranieri-in-italia/62661/


. CikCiak .




Campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera


Campagna per i diritti di cittadinanza

e il diritto di voto

per le persone di origine straniera



1° OTTOBRE GIORNATA NAZIONALE DI RACCOLTA FIRME NELLE PIAZZE D’ITALIA. 
Invitiamo tutte le realtà  a promuovere i comitati locali e ad attivare banchetti e iniziative nelle città.




Campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera



Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.


La campagna nazionale è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

FIRMA QUI :

http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=537



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lunedì 20 settembre 2010

Sprechi, la casta mantiene 300mila consulenti



In un anno le collaborazioni esterne concesse da Regioni ed enti locali sono aumentate del 13,9 per cento con una spesa di 1,39 miliardi di euro. Negli elenchi spuntano anche esperti in "educazione degli adulti" e in cambiamenti climatici


I trecentomila mantenuti.

Avanti, c’è posto. Il club delle consulenze, generosamente elargite dagli enti locali, è sempre aperto a nuovi invitati. La casta dei trecentomila «tecnici» lavora, più o meno nell’ombra ma comunque degnamente stipendiata, e munge la vacca tricolore. Finché ce n’è. Tenetevela voi, la crisi. A scapito di ogni dieta auspicata, promessa e sbandierata (a destra come a sinistra), il carrozzone delle pubbliche amministrazioni si gonfia ogni anno a ritmi poco incoraggianti per i prodighi fan dell’austerity a parole. Ecco perché i numeri raccolti dal ministero della Funzione pubblica guidato da Renato Brunetta, evidenziati da Italia Oggi, suonano perfino beffardi. Nel 2009 il numero di incarichi esterni affidati a vario titolo dalle autonomie sono cresciuti a quota 299.281, con un incremento del 13,9% per cento rispetto all’anno precedente (quand’erano 262mila). La spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche restituisce le proporzioni della cuccagna. Così sono volati via un miliardo e 390 milioni di euro in un anno, anche qui la manica s’è allargata di un buon 10,6% sul totale messo a bilancio nel 2008.Controindicazioni della trasparenza: i calcoli del dicastero di palazzo Vidoni potrebbero essere addirittura al ribasso, visto che le liste degli incarichi si riferiscono al 60% degli enti locali, quelli che hanno risposto all’appello. Tutte le Regioni e almeno i Comuni più rappresentativi figurano nelle tabelle ministeriali. Regalando numerose sorprese.

LA GEOGRAFIA DEL PRIVILEGIO

 Il vizietto di contornarsi di collaboratori e consiglieri, del resto, è tendenza comune da Bolzano a Palermo nonché trasversale agli schieramenti della politica. E, per una volta, il Mezzogiorno appare pure parsimonioso avendo aumentato il ricorso alle consulenze in valore assoluto «solo» del 9,2 per cento, a fronte del +16,8% del Nord e del +13,7 del Centro. Per capirci, nella provincia di Trento si è passati da 8mila a 12mila consulenti nel giro di un anno. Unici casi virtuosi in termini di risparmio sono in Valle d’Aosta, Umbria, Puglia, Molise, Liguria, Sardegna. Lo spesa intanto (come gli sprechi?) esplode in Alto Adige, Calabria ed Emilia Romagna.UN ESPERTO PER TUTTO Naturale, allora, cedere alla tentazione di spulciare negli elenchi. Scoprire che il Belpaese, quanto a folklore, non si smentisce mai nemmeno sulla carta intestata dei contratti. Niente paura, sono rapporti di lavoro a termine, obietterà qualcuno dalle poltrone del potere. Ma quant’è bello fare il «precario di lusso» a libro paga dei governi locali... Che a meritare l’incarico sia un vip oppure un oscuro funzionario, infatti, non fa molta differenza. Per esempio, il sindaco Pd di Genova Marta Vincenzi ha scelto l’archistar inglese Richard Burdett per «l’attività di supporto nelle funzioni di indirizzo in materia urbanistica»: quasi 195mila euro per le prestazioni offerte in un anno e mezzo. E il Co.co.co. Nando Dalla Chiesa ha aiutato la Vincenzi per la «promozione della città e dei progetti culturali» con cachet di 140mila euro in un anno. Letizia Moratti, a Milano, verserà 400mila euro in quattro anni e mezzo al garante «per la tutela degli animali». Quasi 100mila in un anno, invece, a colui che si sta applicando all’«atlante dell’agricoltura milanese». E si è discusso tanto, quest’estate, nei corridoi di Palazzo Marino a proposito del rinnovo del contratto da 60mila euro lordi a Red Ronnie, l’ex dj addetto all’immagine del sindaco Moratti nei video sul web.


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LEGA LADRONA N°1: IL VIZIO DI BOSSI DI SISTEMARE LA FAMIGGHIA HA FATTO SCUOLA FRA I LEGHISTI. ECCO LE PROVE! (DIFFONDETE!)



Otto posti in palio alla provincia di Brescia come impiegati, al concorso si presentano in 240, alla fine solo otto ottengono il posto e tra questi ci sono cinque ragazze “vicine” alla Lega. Tutte figlie di, amiche di, parenti di. Non solo. Secondo quanto raccontata il gruppo di cittadini ‘Tempo Moderno’ (il cui referente è l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, dirigente del Psi di Brescia) tra i primi 14 classificati, ben 7 candidate sono riconducibili a fede o frequentazione leghista e nella classifica finale sarebbero stati “depennati” i candidati “non leghisti”. C’è già chi urla allo scandalo e parla di “Carrocciopoli”, il resto è cronaca. Cronaca di un concorsone indetto nel 2008 dall’Amministrazione provinciale di Brescia per l’assunzione di otto istruttori amministrativi (qualcosa di simile all’impiegato di concetto, per capirsi). Poco dopo la pubblicazione del bando di concorso arrivano le candidature: oltre settecento. Poi ci sono le prove scritte e si presentano in 240. Una prima scrematura di polso viene fatta proprio qui e a contendersi quegli otto posti alla provincia rimangono in 38. Si passa dunque agli esami orali e poi esce la classifica finale. Siamo al 4 febbraio 2010 e la classifica viene pubblicata sul sito della Provincia di Brescia, dove nel frattempo è arrivato il nuovo presidente, leghista, Daniele Molgora.

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Salta subito all’occhio che tra quegli otto fortunati che otterranno il posto, ci sono ben cinque ragazze col marchio “padania” stampato in fronte. A raccontarlo è ancora il gruppo ‘Tempo Moderno’ e sull’argomento arriva anche, sul sito BresciaPoint la denuncia, in un commento a un articolo, di una ragazza che dice di essere Margherita Febbrari, decima classificata e quindi esclusa dal lavoro. La ragazza, nei commenti sul sito BresciaPoint, lamenta di non aver avuto abbastanza “spinte” per poter accedere tra i primi otto posti.

Ma vediamo chi sono le “fortunate” vincitrici stranamente tutte vicine al Carroccio. Come racconta “Il Riformista” all’ottavo posto si classifica Sara Grumi, figlia di Guido Grumi, assessore di Gavardo candidato della Lega Nord alle recenti elezioni regionali, e già assegnataria di un incarico a termine di collaborazione con l’Amministrazione provinciale bresciana.

Al sesto posto (il settimo è occupato da un candidato non in quota Lega) c’è Katia Peli, nipote dell’assessore leghista provinciale Aristide Peli, assunta fin dal 2004 dall’Amministrazione provinciale bresciana come portaborse dello zio. Al quinto posto poi troviamo Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel Consiglio Comunale di Concesio, ma anche capogruppo leghista alla circoscrizione Nord del Comune di Brescia e coordinatrice della commissione sicurezza civica e bilancio nonché moglie di Fabio Rolfi, vicesindaco e assessore leghista del Comune di Brescia.

Si arriva così alla vetta della graduatoria. Al primo e terzo posto ci sono rispettivamente Cristina Vitali e Anna Ponzoni, entrambe impiegate con un contratto ad personam presso l’assessorato provinciale alle attività produttive, retto dal leghista Giorgio Bontempi. Una strana coincidenza.

* By Franca Rame

http://www.francarame.it/node/1320



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federalismo o clientelismo?

Sarà questa l'applicazione di ciò che intendono per federalismo? Sembra piuttosto clientelismo...Certe coincidenze ne ricordano analoghe che avvenivano durante la prima Repubblica ad opera proprio di quei partiti a cui la lega non voleva somigliare e rispetto ai quali si proponeva come novità per la mancanza di clientele. Alla luce di notizie come questa è strano come dopo oltre un secolo al nord si continui a discriminare il Sud italia come se tutto il marcio fosse appannaggio del Sud ma al Nord appartengono "Tangentopoli", "Parmalat", "Telecom", le "grandi opere" e l'immondizia nociva e le scorie radioattive mandate nelle terre del Sud con le quali si distrugge anche l'unica cosa che hanno lasciato al meridione: le bellezze naturali.
Concludendo tra la prima e la seconda Repubblica non è cambiato niente e nessun partito è veramente nuovo.
Natura
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Quanto è costato il simbolo della Lega nella scuola di Adro?



Settemila e cinquecento euro per i tappetini marchiati con il Sole delle Alpi, 6500 per i cestini dell’immondizia: “marchiare” il territorio non è mai stato così caro…



Quanto costerà rimuovere il Sole delle Alpi dalla scuola di Adro intitolata a Gianfranco Miglio, che ad oggi sembra un mausoleo della Lega Nord? Se lo chiede il Corriere della Sera, che rivela qualche particolare economico riguardante i costi generali del polo scolastico d’avanguardia messo su nella profonda Lombardia.



SETTEMILA EURO DI ZERBINI – La delibera che assegnava l’appalto alla Chiara Immobiliare parla di una cifra complessiva pari a sei milioni e seicento mila euro; ma i soldi sborsati sono molti meno perché il Comune ha consentito all’impresa di prendersi il vecchio edificio scolastico e trasformarlo in appartamenti da mettere in vendita. Poi c’è anche da sottolineare che molte immagine sono semplicemente attaccate, alle finestre come ai muri, e basterà staccarle a costo zero. Ma non è andata sempre così. Per acquistare gli arredi (su molti dei quali c’è il famoso simbolo del Sole delle Alpi) il Comune di Adro ha sborsato 230mila euro; ad essi vanno aggiunti, scrive sempre il Corriere, altri 350mila frutto di una sottoscrizione a cui hanno aderito trenta famiglie del paese. I dieci zerbini all’ingresso dell’edificio sono costati uno sproposito: 7500 euro in totale, 750 ciascuno, una cifra a cui si è arrivati perché è stato necessario “fabbricare ex novo lo stampo del Sole delle Alpi”.



10MILA EURO PER IL TETTO - I cestini del’immondizia, quelli per la raccolta differenziata e quelli ‘normali’ sono invece costati poco meno: 6500 euro. Anche questi soldi sono destinati a sparire, e i secchi ad essere semplicemente sostituiti. Il rifacimento dei tetti, dove invece campeggiano due giganteschi Soli delle Alpi, arriverà a costare ben 10mila euro: uno ’scherzetto’ piuttosto costoso, anche per un Comune senza particolari difficoltà economiche. Insomma, per Oscar Lancini si tratterà di un cospicuo esborso. E stavolta non potrà nemmeno tagliare la mensa per trovare i soldi.



LA CORTE E I CONTI - Intanto scende in campo anche la Corte dei Conti, come scrive Repubblica. Il procuratore regionale della Corte dei conti, Eugenio Francesco Schitzler, spiega che «la vicenda merita un approfondimento». Per Silvio Ferretti, segretario cittadino del Pd, i dubbi sono tanti: «Ci risulta che gli arredamenti siano costati 15mila euro per ognuna delle 12 aule. Non sappiamo quanto siano costati i simboli, perché il progetto originario è stato modificato e in consiglio comunale non è arrivata alcuna delibera nella quale si parla della loro apposizione». «Speriamo che intervenga, la Corte dei conti – replica il sindaco – ridicolizzerò l’opposizione anche in quella sede. I simboli non sono costati nulla e io non spenderò un euro per rimuoverli perché non lo farò».

http://www.giornalettismo.com/archives/82744/scuola-adro-simbolo-lega/

LEGGI ANKE
http://cipiri.blogspot.com/2010/09/lega-ladrona-tutti-gli-sprechi-del.html

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La Fiom assediata da Confindustria, Giorgio Cremaschi


Giorgio Cremaschi Presidente Comitato Centrale FIOM


Caro Epifani, così non va proprio

di

Giorgio Cremaschi

All’inizio poteva sembrare la classica notizia forzata e gonfiata dalla stampa. E invece no. E’
proprio la verità. Nel giorno in cui la Federmeccanica, Fim, Uilm e Ugl si sono incontrate per
cominciare a distruggere il contratto nazionale, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani,
attacca la Fiom.
L’intervento del segretario della Cgil all’attivo dei delegati emiliani, è un atto di autentico
autolesionismo della più grande organizzazione sindacale italiana. Di fronte alla gravità di quello
che sta avvenendo in questi mesi, Gugliemo Epifani parla di rischio di nuova sconfitta. E per
questo chiede alla Fiom di non isolarsi. E’ la cancellazione della realtà.
La realtà è quella di un attacco brutale ai diritti del mondo del lavoro che ha la complicità della Cisl
e della Uil e sul quale sinora il gruppo dirigente nazionale della Cgil ha balbettato. La Cgil è in
realtà persino più isolata della Fiom, perché pur facendo tutti i suoi distinguo dall’organizzazione
dei metalmeccanici non è riuscita fino ad ora ad ottenere nulla. Al congresso della Cgil Guglielmo
Epifani ha aperto il dialogo, come oggi si dice, con Cisl, Uil, Confindustria e anche il Governo. Il
risultato è che tutti costoro si sono incontrati subito dopo per concordare i tagli alla spesa pubblica
senza degnare la Cgil neppure di una telefonata. Si chieda Guglielmo Epifani perché i suoi
messaggi sono irrisi o solo strumentalizzati e perché il mondo delle imprese chieda alla Cgil una
sola cosa: mettere in ordine la Fiom. Naturalmente senza neppure provare a offrire qualcosa in
cambio.
No, l’intervento di Epifani non va proprio, è il segno di una crisi profonda del gruppo dirigente
dell’organizzazione ed è anche un elemento di rottura con tutto il popolo che si sta preparando a
manifestare il 16 ottobre. E’ evidente che dentro la Cgil bisogna riaprire un confronto politico a
tutto campo, perché così il gruppo dirigente della Cgil potrà anche riuscire a danneggiare la Fiom,
ma sicuramente danneggerà anche tutta l’organizzazione.


16 settembre 2010

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sabato 18 settembre 2010

Avviso urgente 27 settembre contro la Malagiustizia




Avviso urgente in merito alla Manifestazione del 27 settembre contro la Malagiustizia



Avviso da leggere e divulgare su pagine e gruppi blog e organi di informazione per informare piu' persone possibili
in merito alla Protesta indetta dal Comitato Spontaneo di Cittadini Contro la Malagiustizia.

Io sottoscritto Francesco Carbone avviso a nome di tutto il Comitato che
la manifestazione si terra' a Piazza Montecitorio dalle 09:00 alle 19:00
esattamente tra via colonna Antonina e l'Obelisco e non dovra' essere ostacolato in alcun modo
il traffico veicolare nonche' le attivita' lavorative e quindi invito TUTTI I PARTECIPANTI alla manifestazione di
ridarmi la conferma della loro presenza e se avranno persone al seguito indicandomi nomi e cognomi
per evitare che qualche infiltrato crei volontariamente disturbo a tale
importantissima e delicatissima manifestazione.
Premesso che per tutti noi il rispetto verso le istituzioni, la patria, magistratura, forze dell'ordine e' sacro
in quanto in caso contrario non ci saremo rivolti educatamente e pacificamente a tutte le piu alte istituzioni italiane,
dichiariamo quanto segue.

La mala giustizia in italia comprende tante situazioni che possono essere :

-impossibilita' di fare denuncia penale in quanto alcuni elementi delle forze dell'ordine o avvocati fanno in modo con varie scuse di sviare e impossibilitare i cittadini di presentare denunce Penali o procedimenti civili

-pur facendo denunce penali con prove su tutto cio' che si denuncia , le stesse vengono insabbiate o aggiustate a piacimento da giudici e magistrati (spesso attraverso la commissione di gravi reati penali)
e tali reati penali commessi da giudici e magistrati a loro volta vengono insabbiati o aggiustati da altri magistrati.
Cio' accade anche nelle sedi civili, lavorative, amministrative, fallimentari , creando ad arte sentenze senza tener alcun conto di una delle parti in causa.
Cane non mangia Cane e Cane che favorisce Cane.
Questa situazione non e' prevista da nessun regolamento Nazionale (Costituzione, leggi)
ma prevista soltanto nel regolamento Massonico e in qualsiasi associazione criminale
con mentalita' omertosa e associativa di tipo mafioso.

-impossibilita' di ricevere risposte e interventi dalle alte autorita' preposte a combattere e risolvere tale fenomeno
(una forma di copertura tacita per ingrossare ancor di piu' il muro di gomma che si viene a creare tra il cittadino
che esige i propri diritti e il sacrosanto diritto di avere Giustizia)

Tutto cio' se affrontato in modo generico come e' sempre stato fino a ora non portera' mai a nessun cambiamento
nel sistema Giudiziale e Politico.
Noi del Comitato vogliamo con le nostre specifiche denunce portare a conoscenza degli italiani e degli organi preposti
tutte le specifiche irregolarita' gravi, spiegando anche il come vengono commesse e da chi vengono commesse facendo nomi e cognomi cosi da pretendere ufficialmente e pubblicamente risposte non generiche ma specifiche a tali nostre richieste di Giustizia e le autorita' hanno tutti mezzi a disposizione per poter agire nell'immediato e se non sanno come usare tali mezzi possiamo anche aiutarli spiegandogli cosa fare (visto che fino a ora in tanti si sono definiti incompententi in materia per non effettuare il loro lavoro).
Premesso tutto cio', invito formalmente tutti i Parlamentari,Alte Autorita',Magistrati, ONESTI
(non importa assolutamente il colore politico) a verificare con i loro occhi e con le proprie orecchie tutte le vicende eclatanti di Malagiustizia che verranno raccontate in pubblico da singoli cittadini coraggiosi che faranno anche nomi e cognomi delle persone disoneste denunciate e delle persone disoneste che violando l'art 54 della costituzione eseguono il proprio lavoro nelle istituzioni italiane senza alcuna disciplina e alcun onore pur avendolo giurato solennemente.
Ogni denunciante si prendera' le proprie responsabilita' civili e penali su tutto cio' che pubblicamente dichiarera'.
A tal Proposito invito ufficialmente anche il Presidente della Repubblica a valutare tale situazione e intervenire
immediatamente a tal proposito
sia come Presidente della Repubblica e sia come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura
in maniera celere per mettere fine all'agonia subita da onesti cittadini per farli rinascere a nuova vita e far si che riprendano la loro naturale quotidianeita' e che cio' sia da monito a tutti coloro che vorranno continuare
nella loro disonesta'.
In Italia bisogna non dividersi piu' per ideologismi politici che non hanno portato mai nulla di buono per il
POPOLO SOVRANO ma dididerci tra onesti e disonesti e solo cosi' possiamo essere certi di avere un governo e un opposione fatte di persone oneste e competenti anche se con diverse ideologie politiche ma con l'unico scopo di servire
e amministrare il Popolo Sovrano.
In conclusione , chiediamo alle istituzioni di osservare l'art54 della Costituzione DIMOSTRANDO con i FATTI e non con le parole di saper svolgere il proprio compito con Disciplina e Onore.
Sicuro della Massiccia partecipazione Istituzionale onesta alla manifestazione o all'interessamento immediato di tale gravissimo problema porgiamo il nostro miglior augurio di buon lavoro.
Il Comitato Spontaneo dei Cittadini Contro la Malagiustizia.

Per Comunicazioni
Francesco Carbone
3470752136
francescocarbone996@alice.it
Pagina Francesco Carbone (il coraggio di denunciare)
http://www.facebook.com/pages/Francesco-Carbone-il-coraggio-di-denunciare/107453602609163




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L'indagine sul presidente del consiglio per strage




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Don Vito & Silvio

Ciancimino senior scriveva: "Io, Dell'tri e indirettamente Berlusconi figli dello stesso sistema"
“Siamo figli della stessa Lupa”. Fa impressione leggere il documento che accomuna il sindaco di Corleone, il senatore palermitano e – indirettamente – il premier sotto le mammelle dello stesso sistema politico-mafioso. Se il documento che Il Fatto pubblica sarà attribuito dai periti a ‍Vito Ciancimino, come sostiene la sua famiglia, questa frase entrerà nella storia dei rapporti tra mafia e politica. I documenti sono stati consegnati nelle scorse settimane ai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo dalla signora Epifania Scardino in Ciancimino. Decine di fogli scritti a macchina e in parte annotati con una calligrafia che somiglia a quella del consigliori di Bernardo Provenzano. ‍Don ‍Vito ricostruisce i suoi rapporti imprenditoriali con Dell’Utri e Berlusconi e si scaglia contro i magistrati, colpevoli di avere condannato lui mentre Dell’Utri è stato prosciolto e Berlusconi è addirittura divenuto Cavaliere. Secondo Ciancimino Jr quei fogli risalgono al 1989 e ora sono studiati con attenzione dalla Scientifica per verificarne l’attendibilità. Dopo mesi di interviste e verbali sugli investimenti del padre e dei suoi amici costruttori Franco Bonura e Nino Buscemi (poi condannati per mafia) nei cantieri milanesi di Berlusconi ora arrivano le carte. E si scopre che il figlio di ‍don ‍Vito era così spavaldo quando parlava dei tempi lontani in cui Berlusconi girava per Milano armato perché aveva ben presenti gli appunti del padre. Basta rileggere le vecchie interviste per scoprire che le sue parole ricalcano quelle uscite all’improvviso dai cassetti di mamma Epifania. ‍Vito Ciancimino nelle lettere racconta di avere investito nelle imprese di Berlusconi ricavandone miliardi di vecchie lire. I magistrati hanno chiesto alla scientifica di fare presto. Se gli appunti fossero riscontrati, in teoria, il nome di Berlusconi potrebbe tornare sul registro degli indagati.



Ora che Il Fatto pubblica le carte su Berlusconi consegnate ai pm di Palermo dalla famiglia Ciancimino, si comprende perché Massimo Ciancimino, l’infamone come lo chiama Totò Riina, non deve andare in Rai. Il direttore generale Masi non gradisce le sue interviste. “C’è un veto contro di me”, dice al Fatto il figlio di don Vito. “Fin quando parlavo di Provenzano e dei mafiosi mi sopportavano. Ora che ho cominciato a parlare dei documenti su Berlusconi, la Rai mi vuole oscurare”.

Gli appunti presentati recentemente da sua madre ai magistrati di Palermo contengono rivelazioni su Silvio Berlusconi. Davvero sono stati scritti da suo padre?
Sì. Sono scritti a macchina e annotati di pugno da mio padre. Mia madre li ha presentati quando i pm di Caltanissetta mi hanno perquisito. Probabilmente il procuratore Sergio Lari dubitava di me e mia mamma ha pensato di aiutarmi portando queste carte ai pm perché confermano quello che avevo già dichiarato.

Nell’appunto consegnato ai pm, che Il Fatto pubblica, suo padre punta il dito contro Berlusconi e Dell’Utri e parla dei soldi siciliani investiti nei cantieri milanesi del Cavaliere. Cosa ci può dire?
Nulla, c’è un’indagine in corso. Comunque non scrivete che mio padre accusa Berlusconi. Il suo obiettivo polemico è la magistratura. L’appunto è uno sfogo nel quale don Vito, dopo la conferma in appello della confisca dei suoi beni, si infuria per il trattamento diverso ricevuto rispetto a Berlusconi.

Nell’appunto consegnato da sua madre si legge una frase di questo tipo: ‘Sia io, Vito Ciancimino, che altri imprenditori amici abbiamo ritenuto opportuno su indicazione di Dell’Utri investire in aziende riconducibili a Berlusconi. Diversi miliardi di lire sono stati investiti in speculazioni immobiliari nell’immediata periferia di Milano’.
Mio padre era arrabbiato perché lui e Berlusconi avevano subìto un trattamento diverso solo e unicamente per motivi geografici. Papà quindi non invocava la condanna di Berlusconi ma era convinto che se anche lui fosse stato indagato a Milano, come Dell’Utri, sarebbe stato assolto.

Al Fatto risulta che l’appunto si conclude con una considerazione sui soldi investiti a Milano da suo padre nei cantieri di Berlusconi. Quei soldi, si legge nell’appunto, hanno fruttato miliardi a don Vito che poi sono stati sottoposti a confisca. Mentre a Berlusconi – secondo l’appunto di suo padre – nessuno contestava nulla. A che anno risalirebbe questo scritto?
Probabilmente il 1989. In quel tempo Berlusconi era celebrato da tutti e mio padre si vedeva privato dei suoi miliardi. Papà considerava ingiusta questa disparità.

L’avvocato Niccolò Ghedini ha già smentito le indiscrezioni su queste carte. Il Cavaliere sostiene di non avere mai conosciuto suo padre.
In un secondo appunto consegnato ai magistrati da mia madre si parla di finanziamenti elettorali di Caltagirone, Ciarrapico e Berlusconi a mio padre. Mia mamma ha ricordi diversi su Berlusconi. Saranno i magistrati a stabilire la verità.

Forse è di queste rivelazioni che ha paura il Direttore generale della Rai Mauro Masi?
C’è un bando nei miei confronti da quando ho cominciato a parlare di Berlusconi. Le mie rivelazioni fanno paura perché permettono di ricostruire la continuità del rapporto tra imprenditori e mafia dai tempi del banchiere Sindona a quelli dei palazzinari legati alla Dc. Fino ai rapporti finanziari del 2000.

Il veto di Masi non sembra il problema più grande per lei in questo periodo. L’espresso ha raccontato ieri la conversazione intercettata in carcere tra Totò Riina e il figlio Giovanni. Il boss dice che lei e suo padre siete degli infami e che lei mente per salvare il patrimonio.
Riina, sapendo di essere intercettato, dice tre cose. Innanzitutto smentisce che Provenzano lo abbia tradito e in questo modo mantiene la pax mafiosa all’interno di Cosa Nostra, utile a tutti per fare affari. Poi dice che è sempre lui il capo dei capi. Infine, punta il dito contro di me lanciandomi le stesse accuse di Dell’Utri. Entrambi dicono che mento per salvare il tesoro di mio padre.

Lei ha paura?
Non sono un incosciente e capisco i messaggi di Cosa nostra. Riina e i suoi amici, a sentir lui – sarebbero vittima dei pentiti. Eppure non se la prende mai con uno di loro ma punta sempre il dito contro di me. Quello che sto dicendo colpisce al cuore Cosa Nostra perché ho rivelato il tradimento di un boss all’altro. Il giudice Falcone diceva che la mafia non dimentica. Non sarà oggi e non sarà domani, ma arriverà il giorno in cui me la faranno pagare.

Da Il Fatto Quotidiano del 18 settembre 2010









. pubblica il tuo progetto su www.neolancer.it

Torino 14 settembre 2010- Teatro Carignano-. Al termine della presentazione del filmato "La guardia è stanca" sulla questione morale, con Diego Novelli, Giancarlo Caselli, Gustavo Zagrebelsky, Marco Travaglio conclude la serata con dei mirabili ed interessantissimi interventi, uno dei quali è questo che ha un tema molto spinoso ed ignorato dai principali mass media: L'indagine sul presidente del consiglio per strage.








Sonia Alfano interviene alla seduta plenaria di Strasburgo del 20 Settembre 2010 per parlare dei rapporti tra Berlusconi e l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino.
"L'Europa non può continuare a voltare la faccia dall'altra parte"



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