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lunedì 6 settembre 2010

LA BURLA: spesi 29 miliardi di euro in armamenti

Lo conferma il ministro della DIFESA La Russa


Lo conferma il ministro della guerra La Russa La "difesa" spende 29 miliardi in armi Una spesa superiore di 4 miliardi alla stangata governativa



Mentre il governo del neoduce Berlusconi e il suo braccio destro Tremonti sono impegnati a fare macelleria sociale con una stangata da 24 miliardi di euro, le spese militari per garantire un posto al sole all'imperialismo italiano sono ormai fuori controllo. Basta dire che negli ultimi tre anni l'Italia ha speso in armamenti circa 3,5 miliardi di euro l'anno ed è una cifra che è destinata a lievitare, visto che il governo, ma nemmeno l'opposizione parlamentare, ha intenzione di rimettere in discussione un solo progetto.
Difatti nella lista della spesa del ministro della Guerra La Russa non c'è solo l'acquisto di nuovi cacciabombardieri ma ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi di arma che hanno già ipotecato la spesa bellica da qui al 2026 per qualcosa come 29 miliardi di euro, ossia 4 miliardi in più dell'intera manovra finanziaria che sta per abbattersi sui lavoratori e sulle masse popolari italiane.
Solo per comprare dagli Usa i 131 cacciabombardieri F-35 è prevista una spesa di 15 miliardi di euro, di cui ben 2,5 miliardi usciranno dalle casse dello Stato nel triennio interessato dalla manovra.
Un progetto faraonico che si sovrappone, peraltro, alla spesa per l'acquisto, già programmato, di 121 Eurofighter (80 sono già stati comprati e manca l'ultima tranche).
12 miliardi è la spesa prevista per il programma "Forza Nec" per dotare le forze armate di terra e da sbarco di un sofisticatissimo sistema digitale nell'ambito del progetto "soldato futuro". Ossia dei "robocop" nostrani dotati di futuristici congegni di arma e visivi adatti a "conflitti ad alta intensità", tipo Vietnam, per capirsi. Per ora siamo alla fase di progettazione, ma già questa da sola costa circa 650 milioni di euro. Poi in ordine ci sono i due sommergibili per una spesa di 915 milioni di euro, più della metà da versare già nei tre anni della manovra, quindi i 1,3 miliardi per 8 aerei a pilotaggio remoto, e i 120 milioni per acquistare nuovi sistemi anticarro.
Uno shopping di armamenti in grande stile che il ministro della Guerra La Russa rivendica e difende a tutto tondo. Infatti, il filo del ragionamento di cui si serve il guerrafondaio La Russa, per aggirare l'articolo 11 della Costituzione che dice che "l'Italia ripudia la guerra", è quello che questa "prevede le operazioni di pace". E, dice ancora, "missione di pace non significa che non si usa la forza". La verità è che le "missioni di pace" in cui si è lanciato l'imperialismo italiano in questi ultimi 15 anni, (ben 35 sono state le missioni di peacekeeping che hanno visto i soldati italiani varcare i confini nazionali) sono delle vere e proprie guerre di aggressione, come dimostra l'Afghanistan, l'Iraq, e prima ancora la Somalia e la Serbia. Ecco a cosa servono cacciabombardieri, sommergibili, e tutto quest'ambaradan di sofisticati sistemi di arma.
Addirittura La Russa, per mettere a tacere le critiche che ora vengono da settori del "centro-sinistra" (a dire il vero poche e isolate), maliziosamente ricorda che se la spesa bellica è così alta non è tutta colpa sua e del governo Berlusconi, ma in gran parte l'ha ereditata dal precedente governo. Fatto peraltro rivendicato a gran voce dall'ex ministro della Difesa del governo Prodi, Arturo Parisi (PD), che afferma: "siamo stati noi col governo Prodi a riportare la spesa per la Difesa da 17 a 21 miliardi di euro e a raddoppiare in due anni i programmi per investimenti: una scelta collegiale che senza l'appoggio dell'allora ministro delle Attività produttive Bersani non sarebbe stata possibile".
Emblematica è poi la storia della partecipazione al programma dei caccia F-35 della Lochkeed, che solo ora il quotidiano l'Unità ha provato a criticare definendolo "un piano faraonico" e "inutile". Il primo memorandum d'intesa fu firmato al Pentagono, nel 1998 dal governo D'Alema; il secondo, dal governo Berlusconi, nel 2002; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo il governo Berlusconi a deliberare l'acquisto dei 131 caccia, già deciso dal governo Prodi nel 2006.
Critiche quelle de l'Unità che sono entrate da un orecchio e sono uscite dall'altro dei dirigenti del PD che continuano a rivendicare orgogliosi, come ha fatto la senatrice Roberta Pinotti, membro della commissione Difesa, di essere "consapevole che la Difesa è uno dei compiti fondamentali dello Stato". Dunque altro che taglio agli armamenti, ma piena condivisione della politica estera imperialista, espansionista e guerrafondaia portata avanti dal  PDL
Fonte: PMLI
14 luglio 2010


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