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sabato 4 settembre 2010

Sandro Ruotolo: giornalismo di inchiesta



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di Luigi Nervo
Negli ultimi anni il giornalismo di inchiesta ha attraversato molte difficoltà. In Italia sembra che stia quasi scomparendo per diversi motivi. Ne abbiamo parlato con uno dei giornalisti che ancora fanno delle inchieste televisive nel nostro paese, Sandro Ruotolo di “Annozero”.
Il primo motivo riguarda l’aspetto economico: molti editori dicono che fare inchieste costa troppo. Cosa ne pensi? Costituisce un problema?
Può essere un problema, certo che può essere un problema. Prendi la grande inchiesta che ha fatto la Bbc sulla guerra nella ex-Jugoslavia, lì sono anni di lavoro. Quindi hai gruppi di persone, di professionisti staccati dalla quotidianità e quindi dal lavoro a medio termine, con costi. Però, voglio dire, c’è anche oggi una nuova definizione di giornalismo di inchiesta, non devi pensare solo al vecchio documentario. Certo, per fare oggi un’ora di trasmissione meno di 50 mila euro non li paghi: ci sono i costi per tenere la troupe, il giornalista, l’albergo, i viaggi, eccetera. Un’ora di trasmissione vuol dire anche quattro settimane di lavoro. Però il giornalismo di inchiesta è anche quello che fai con l’inchiesta più sull’attualità, non solo i grandi temi di lunga durata, i temi “raccontami la guerra nell’ex-Jugoslavia che hai tempi più lunghi.
Un secondo motivo può essere quello che riguarda Internet, che secondo molti studiosi impone una velocizzazione dell’informazione: notizie più rapide e veloci che penalizzerebbe l’inchiesta.
Secondo l’esperienza nostra, di un gruppo di lavoro che lavora insieme da ormai 20 anni, quello che viene definito documentario-reportage l’abbiamo ripristinato noi. Se prendi anche le ultime due edizioni di Annozero, le ultime due puntate, quella dei camion di due anni fa e quella delle quote latte dell’anno scorso in prima serata hanno fatto ascolti da film, quindi è anche un meccanismo di come racconti, di come sviluppi il racconto autoriale. È chiaro che c’è un linguaggio vecchio che ha una sua dignità, che deve vivere anche nella televisione pubblica dal quale non puoi pretendere ascolti numerosi e poi c’è un tipo di reportage che puoi fare e che viene invece premiato dagli ascolti.
Una terza causa delle difficoltà dell’inchiesta può essere quella delle pressioni di certi organi politici e dell’industria. È un problema reale? Come fronteggiarle?
Reagendo. Certo che ci sono pressioni, ma proprio perché non siamo in un paese normale, per cui la società, la banca, l’azienda pubblica ti minacciano querele. Poi la cosa assurda è che oggi vanno sul civile per fermarti. Su questo certo c’è bisogno di una mobilitazione.
Nel giornalismo italiano di oggi ci sono ancora le grandi inchieste del passato?
Secondo me il giornalismo deve raccontare la realtà. Quest’estate ho visto in televisione delle cose del passato che quando le vedevo in diretta all’epoca mi piacevano, ma è il linguaggio che cambia perché cambia la realtà. Quindi il giornalismo non si deve guardare come le grandi inchieste del passato, ma le grandi inchieste del presente, si deve stare nella realtà. Quello è il giornalismo di inchiesta.

http://www.nuovasocieta.it/interviste/7441-sandro-ruotolo-il-giornalismo-di-inchiesta-e-stare-nella-realta.html

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