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giovedì 14 ottobre 2010

Caritas: Non è vero che siamo meno poveri



La Caritas smentisce l'Istat: «Non è vero che siamo meno poveri»

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Presentato oggi il rapporto Caritas Zancan sulla povertà: gli ultimi dati Istat sono «un'illusione ottica», perché «Il peggioramento della situazione economica ha fatto abbassare la linea di povertà». La verità è per la Caritas «ben più amara» dei dati ufficiali, e le famiglie italiane sono «in caduta libera»

ROMA – Non è vero che siamo meno poveri, come gli ultimi dati Istat di luglio 2010 farebbero pensare. E quella dell’Istituto nazionale di statistica è solo una «illusione ottica». È questo il commento del Rapporto 2010 della Caritas-Fondazione Zancan, presentato stamane a Roma, rispetto agli ultimi dati ufficiali sulla povertà che rilevano, per lo scorso anno, un’incidenza della povertà relativa pari al 10,8 per cento contro l’11,3 per cento del 2008 e un’incidenza della povertà assoluta ferma al 4,7 per cento. Secondo i curatori del Rapporto si tratta, infatti di una «illusione ottica» frutto del peggioramento generale della condizione economica. Tale peggioramento – si legge nel Rapporto – ha fatto sì che la linea di povertà si abbassasse, in un nucleo di due persone, dai 999,67 euro del 2008 ai 983,01 euro del 2009.
Aggiornando invece i dati del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, la linea di povertà salirebbe 1.007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: si tratta di circa 560 mila le persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat [cioè 7 milioni e 810 mila] con un risultato che il Rapporto definisce «ben più amaro» rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 3,7 per cento].
La povertà continua a riguardare soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose con figli minori, quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Sono, inoltre, sempre di più i nuclei familiari che restano poveri pur avendo al proprio interno uno o più membri che lavorano. Accanto ai poveri ufficiali, vi sono poi le persone impoverite, ovvero quelle che vivono in una forte situazione di povertà economica e che hanno dovuto modificare il proprio tenore di vita privandosi di beni e servizi, prima ritenuti necessari. Nel 2009 il credito al consumo è sceso inoltre dell’11 per cento, i prestiti personali hanno registrato un -13 per cento e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8 per cento. E sempre nel 2009 la crisi si è tradotta nella difficoltà di pagare la spesa, il mutuo e le cambiali [14 per cento]. Insomma, facendo una media di questi indicatori, il Rapporto calcola un 10 per cento in più di poveri, da sommare agli oltre 8 milioni stimati. Per arginare questa situazione non bastano gli ammortizzatori sociali, costati nel 2009 18 milioni di euro: «una cifra enorme per un argine utile, ma fragile».
Quanto alle famiglie, il rapporto le definisce in «caduta libera»: sono infatti la prima vittima della povertà, vengono ostacolate nella loro formazione dalla precarietà del lavoro e non sono adeguatamente valorizzate dalla politica e dalle istituzioni. La povertà familiare – si legge nel Rapporto – è un fenomeno consolidato, che non accenna a diminuire. Infine, diversamente da altri paesi, in Italia più alto è il numero di figli, maggiore è il rischio di povertà: se in famiglia c’è un solo figlio minore l’incidenza della povertà relativa sale dal dato medio del 10,8 per cento al 12,1, mentre se ci sono tre o più figli l’incidenza è del 26,1 per cento.

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