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lunedì 18 ottobre 2010

Roma e Parigi , no alla dittatura finanziaria europea




A Roma come a Parigi: rovesciare la dittatura finanziaria europea

DI : Franco Berardi Bifo


La Francia e il 16 ottobre: l'importanza di un movimento europeo contro la crisi e i dogmi finanziari.

Quel che sta succedendo in Francia è estremamente importante, per tutti. Dal movimento ampio, radicale e determinato che si sta sviluppando ormai da giugno (che ha portato in piazza milioni di persone per quattro volte in pochi mesi) potrebbe venire la prima risposta vincente contro la dittatura finanziaria che si è costituita in Europa a partire dalla crisi greca e dal diktat del direttorio Trichet-Merkel-Sarkozy che punta a imporre misure unificate di attacco contro il salario e contro la società, in nome della competitività.

Il movimento francese contro il prolungamento del lavoro e il rinvio delle pensioni, giunto alla quarta giornata di mobilitazione generale, si rafforza e va allo scontro con il governo Sarkozy.

E’ la prima volta, in Europa, che un movimento ampio prende come bersaglio il dogma centrale del prolungamento del tempo di vita-lavoro, sancta sanctorum del conformismo economico dell’epoca tardo-liberale.

Il dogma suona così: a causa del prolungamento del tempo di vita e della riduzione di natalità, i paesi europei vanno verso una tragica situazione in cui pochi giovani dovranno sorreggere molti vecchi oziosi pensionati. Per evitarlo dobbiamo prolungare il tempo di lavoro degli anziani. Questa puttanata la chiamano patto tra le generazioni, e pretendono che tutti crediamo nella necessità di lavorare più a lungo per aiutare la nuova generazione.

Questa filosofia, imposta dovunque con la collaborazione attiva delle sinistre e dei sindacati, è basata su una premessa sbagliata, anzi falsa. Tanto per cominciare la produttività media è cresciuta di cinque volte negli ultimi cinquanta anni. Dunque la riduzione delle unità di lavoro non è un problema. Molto meno giovani possono tranquillamente produrre il necessario per molti più vecchi, se la questione fosse solo questa. Ma la questione non è affatto questa. Dietro il gioco delle tre carte, infatti, si cela un progetto ben diverso, che è quello di imporre un aumento del tempo di lavoro (più ore di straordinario, pieno utilizzo degli impianti, sabato lavorativo, rinvio indefinito dell’età pensionabile), e conseguentemente una riduzione dell’occupazione.

Con la favoletta demografica si punta quindi a mantenere i giovani in condizioni di sottoimpiego costringendoli ad accettare qualsiasi lavoro precario e sottopagato, mentre gli anziani sono costretti a lavorare ben oltre la data stabilita dal loro contratto di impiego originario.

La finalità del prolungamento del tempo di lavoro non ha nulla a che fare con un’esigenza produttiva, ma è la conseguenza di regole finanziarie che agiscono come una gabbia, trasformando in Europa la ricchezza in miseria e la potenza in paura. La deregulation vale solo quando serve ad attaccare il salario, ma quando servono per aumentare lo sfruttamento, le regole ci sono, strettissime e indiscutibili.

I lavoratori e gli studenti francesi l’hanno capito benissimo. Hanno capito che prolungare il tempo di lavoro degli anziani, in un periodo di riduzione dell’occupazione significa mettere i giovani nelle condizioni della disoccupazione e del precariato.

Se la società francese riesce a rompere questo dogma in Europa si apre una fase nuova. Dovunque, a cominciare dall’Italia potrà nascere un movimento per la riduzione del tempo di vita-lavoro, per un abbassamento dell’età di pensionamento, per una riduzione dell’orario settimanale di lavoro.

Se si rompe il dogma a quel punto tutto ridiventa possibile.

Nella manifestazione di sabato e soprattutto nelle settimane che seguiranno dobbiamo aver chiaro che la questione posta dalla FIOM (diritti del lavoro e difesa del salario) e la questione posta dal movimento degli studenti e dei ricercatori (risorse per la scuola pubblica, blocco della riforma devastatrice della Gelmini) non sono affatto questioni italiane, e non si possono vincere come battaglie nazionali. Solo un movimento europeo fermerà l’offensiva finanziaria contro la società. Solo un movimento europeo ci libererà dei tirannelli locali .

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