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venerdì 24 dicembre 2010

Gaza, un altro Natale sotto assedio


Gaza, un altro Natale sotto assedio


I Cristiani di Gaza: preghiamo per la fine dell’assedio israeliano e sogniamo di visitare Betlemme
Gaza - InfoPal. Oltre 3.500 palestinesi di fede cristiana della Striscia di Gaza si preparano alle festività natalizie.
Anch’essi a Gaza, vivono sotto assedio da oltre quattro anni e sono privati della libertà religiosa perché Israele vieta loro di pregare presso i luoghi santi cristiani di Betlemme.
Preparativi. Abu Elias ha 52 anni e dal suo negozio guarda verso la chiesa "Casa Latina", a sud di Gaza City, dove molti ragazzi sono occupati nell’addobbare l’edificio e la strada con luci e festoni.
“Avrei voluto tanto visitare Betlemme quest’anno, Israele continua a vietarcelo. Ma a me basta pensare che quest’anno a Gaza si respira un’atmosfera differente, quasi più sollevata rispetto ai passati anni di assedio”.
“La preghiera è una componente importante nel nostro Paese, così come lo sono la pace e una vita in sicurezza. Con i musulmani abbiamo un rapporto privilegiato, con essi condividiamo tutte le sofferenze dell’assedio e le quotidiane persecuzioni di Israele contro Gaza”.
La guerra israeliana sulla Striscia di Gaza (Operazione “Piombo Fuso”, 2008-2009) aveva devastato tre chiese, quartieri dove sono ubicati santuari cristiani erano state colpite, una ragazza di famiglia cristiana era stata uccisa e molti cristiani erano rimasti feriti.
Festività dal sapore della paura. Rania Mikhail ha 32 anni, è cristiana e insegna lingua inglese nella scuola “Sacra Famiglia”  a Gaza. Questi giorni per lei sono pieni di gioia: distribuisce regali e dolci ai vicini, cristiani e musulmani, ma non può nascondere il timore di un attacco israeliano come è avvenuto negli ultimi giorni.
“Noi pensiamo che ogni nuovo giorno sia migliore del precedente, tuttavia non possiamo eclissare il terrore quotidiano quando l’aviazione israeliana torna a minacciarci sorvolando le nostre teste. L’attacco di qualche giorno fa è stato particolarmente massiccio, io abito nei pressi delle zone bombardate”.
Le sensazioni di cui ci aveva parlato Abu Elias, le abbiamo riscontrate anche in Rania quando ci racconta che, mentre nei due anni passati la Chiesa aveva deciso di cancellare le celebrazioni e la preghiera, in solidarietà con le 1.500 vittime palestinesi dell’ultima devastante guerra.
“Sia a Natale scorso, sia quest’anno, io e la mia famiglia, mio marito e i ragazzi, abbiamo fatto il tentativo di richiedere a Israele il permesso di raggiungere Betlemme. Ma quest’anno, come anche una anno fa, trascorreremo le festività natalizie nella Striscia di Gaza e, come noi, altre centinaia le famiglie palestinesi.
L’albero di Natale. Nella città di Gaza, molte famiglie cristiane si sono affrettate a comprare una albero per poter festeggiare in famiglia e poi raggiungere tutti insieme la chiesa per la preghiera della notte di Natale.
I negozi di Gaza si sono riforniti di regali e addobbi tipici della festa: abiti di Babbo Natale, candele e dolci. Qualcuno prova ad allestire un banchetto nei pressi delle Chiese.
Gran parte della comunità cristiana della Striscia di Gaza appartiene alla Chiesa ortodossa, mentre il 15% a quella Latina.
Come i cristiani nel resto del mondo, anche i cristiani palestinesi festeggiano la Natività tra il 24 e il 25 dicembre.

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