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mercoledì 2 marzo 2011

attenti a SMANTELLARE gheddafi



attenti a SMANTELLARE La rete globale del Colonnello, LA FINANZA DI MEZZO MONDO finirebbe a gambe all’aria - NON SOLO UNICREDIT, FINMECCANICA, JUVENTUS: Investimenti LIBICI per oltre 100 miliardi in più di 60 società estere, immobili e fondi - è LONDRA la vera e propria succursale finanziaria di Tripoli - CONGELANDO LE partecipazioni libiche Le conseguenze economico-finanziarie potrebbero avere una portata molto più ampia del caro-greggio....


Da Sole 24 Ore

 

gheddafi Quando ieri il gruppo inglese Pearson ha congelato la quota del 3,27% in mano al fondo sovrano libico, i vertici della banca italiana Ubae devono avere sentito un brivido nella schiena. L'istituto, joint venture italo-libica, è infatti posseduto al 67,55% da Tripoli. E lo stesso brivido l'hanno sentito probabilmente in tanti: Tripoli, attraverso i suoi veicoli finanziari, è infatti presente come azionista in almeno 60 società internazionali. Non esiste una mappa completa delle partecipazioni libiche, né degli interessi economici, né dei depositi all'estero.


 

Gheddafi in fiamme Ma «Il Sole 24 Ore», consultando molteplici fonti, ne ha costruita una. Parziale, certo. Ma sufficiente per capire quanto la guerra civile in Libia e i congelamenti di fondi possano frenare o rendere più difficile l'operatività di società in tutto il mondo. Insomma: tutti guardano all'effetto-petrolio, ma le conseguenze economico-finanziarie della crisi libica potrebbero avere una portata molto più ampia.


 

gheddafi b df deddd a f ae dfd Il network
È incredibile come un paese, uscito dalle sanzioni internazionali solamente nel 2003, sia riuscito a conquistare il mondo così velocemente. Eppure a suon di petrodollari - attraverso i veicoli finanziari Lia, Lafico e Libyan African Investment Portfolio - Tripoli l'ha fatto: solo la Libyan Investment Authority ha un patrimonio di 69 (c'è chi stima 100) miliardi di dollari in gran parte investito all'estero. Insieme alla Lafico e alla Banca centrale, Tripoli è azionista di almeno 60 società: dalle italiane UniCredit, Juventus, Retelit e Finmeccanica (in passato anche Fiat), a società inglesi, olandesi, irlandesi, africane. Negli Stati Uniti Tripoli non ha grandi partecipazioni, ma - secondo le recenti rivelazioni di Wikileaks - ha 32 miliardi di dollari di liquidità depositata (e ora congelata) nei conti delle banche Usa.

 

Unicredit piazza Cordusio Ci sono poi tutte le operazioni immobiliari, soprattutto a Londra: è per esempio libico il centro commerciale Portman House a Oxford Street. La capitale inglese, più che terreno di speculazione immobiliare, è però la vera e propria succursale finanziaria di Tripoli: a Londra Gheddafi ha per esempio posizionato i suoi due fondi, FM Capital Partners e Dalia Advisory. E in tanti sostengono che proprio da Londra si muovessero i sui investimenti. C'è poi l'Africa. Nel 2008 gli investimenti libici nel continente nero avevano già raggiunto 30 diversi stati, con cifre non elevate - 1,5 miliardi di dollari - ma rilevanti.
Non solo. Ci sono anche tutti gli investimenti esteri in Libia: secondo l'Unctad ammontavano nel 2009 a 15,5 miliardi di dollari. Sono noti i legami con l'Italia, rafforzati con l'accordo di cooperazione firmato il 30 agosto. Ma anche la Francia ha interessi rilevanti: si pensi, per esempio, che Bnp Paribas nel 2007 ha acquistato il 16% della banca locale Sahara, con l'obiettivo di salire fino al 51%.


 

Juventus Insomma: la Libia è un paese piccolo (un Pil da 73 miliardi di dollari nel 2010, investimenti diretti dall'estero di appena 15,5 miliardi di dollari e 6,5 milioni di popolazione), ma l'impatto mondiale di una crisi libica è potenzialmente molto più vasto a causa della ragnatela di partecipazioni e di interessi economici tessuta in pochi anni post-sanzioni dal Colonnello.


 

finmeccanicaL'impatto potenziale
Quale effetto la crisi libica possa produrre all'estero è chiaro nella corsa record del prezzo del petrolio. Ma, come detto, le implicazioni internazionali potrebbero essere ben maggiori. Per le società con i libici tra gli azionisti (incluse le italiane) si potrebbe creare un'impasse nei consigli di amministrazione: «Gli eventi a Tripoli potrebbero senza dubbio alterare gli equilibri nei cda delle società che hanno i libici tra gli azionisti rilevanti - osserva Alessandro Terzulli, economista della Sace -. Nel breve questo effetto si può tamponare, ma alla lunga può rallentare le decisioni».

 

libia Questo è il primo possibile effetto. Ma ce n'è uno più ampio: quello derivante dal contagio. Le turbolenze a Tripoli e nell'intero Nord Africa stanno rallentando gli investimenti di fondi sovrani molto più grandi, come quello di Abu Dhabi (600 miliardi di dollari di dotazione): veicoli finanziari pieni di soldi che, in passato, hanno salvato banche e società internazionali dalla crisi.


 

Proteste in Libia Il fatto che l'Arabia Saudita abbia deciso di spendere 37 miliardi di dollari per riforme interne, unito al fatto che Barhain, Libia, Oman e Kuwait abbiano aumentato le spese interne per una cifra pari al 4% del Pil, ha un significato ben preciso: gli investimenti sui mercati internazionali potrebbero presto diminuire.

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