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mercoledì 2 marzo 2011

L’Antitrust attacca Berlusconi



L’Antitrust attacca B. sul conflitto d’interessi !! Con circa 17 anni di ritardo ...

Un colpo al giorno: prima il Consiglio di Stato boccia completamente il tentativo di escludere Sky dal digitale terrestre a vantaggio di Mediaset, poi l’Autorità Antitrust scrive ai presidenti delle camere che non è opportuno che sia Silvio Berlusconi a decidere se e quando un editore tv (leggi: Mediaset) può entrare nell’azionariato di giornali di carta (leggi: Corriere della Sera). E c’è chi vede anche in questo un sintomo del declino berlusconiano: tutto è cominciato dalle televisioni e tutto finirà tra un’antenna e una parabola.
L’Antitrust, guidata da Antonio Catricalà scrive a governo e Parlamento che “attribuire al presidente del Consiglio il potere di prorogare o no il divieto di incroci proprietari tra giornali e tv successivamente al 31 marzo 2011, come prevede il c.d decreto milleproroghe è inopportuno”. E auspica che questa materia venga sottratta “alle competenze dell’attuale presidente del Consiglio”: il problema è proprio Berlusconi. “Un segnale come questo da Catricalà indica che forse il potere del Cavaliere non è più saldo come una volta”, sostiene Vincenzo Vita, deputato Pd che segue le questioni televisive.
É l’epilogo di una schermaglia che dura da mesi, ma nella quale finora l’Antitrust mai era stata così esplicita, anche se già a gennaio aveva avanzato qualche rilievo. Riassunto minimo delle puntate precedenti: nel 1990 la legge Mammì che sancisce il monopolio privato di Berlusconi gli vieta di entrare nei giornali, poi arriva la legge Gasparri nel 2004 ed elimina il blocco ma prevede un periodo transitorio, fino a dicembre 2010. All’avvicinarsi della scadenza, l’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) inizia a chiedere che il divieto di incroci tv-stampa venga prorogato, almeno fino al 2016 quando sarà completata la transizione dalla televisione analogica a quella digitale, visto che con 150 un un minimo di pluralismo dovrebbe essere assicurato. E quindi rendere tollerabile l’ingresso di Mediaset (o, meno probabile, di Sky) in un giornale di carta. Ci sono vari tentativi di rinvio ma alla fine prevale la linea minimalista: dal 31 dicembre 2010 il tana libera tutti slitta al 31 marzo 2011.
Il ministro Romani sperava di fare bingo: via i vincoli a Mediaset, più solidi i blocchi a Sky sul digitale. Il 20 gennaio, un attimo prima della scadenza, aveva chiesto al Consiglio di Stato di ribaltare la linea dell’Agcom impedendo a Sky di partecipare all’assegnazione delle frequenze per trasmettere in digitale. Con la motivazione, giuridicamente creativa, che serve la reciprocità: se Sky, parte di un gruppo americano, entra nel digitale, una tv italiana deve aver via libera nel mercato Usa.
Lunedì il Consiglio di Stato ha risposto, in sostanza, che Romani non conosce i principi fondamentali dell’Unione europea: “La condizione di reciprocità è incompatibile con il diritto comunitario che vieta ogni discriminazione basata sulla nazionalità e si fonda sulle libertà di circolazione delle persone e dei capitali, sulla libertà di stabilimento e su quella di prestazione dei servizi”. Oltretutto, dice il Consiglio di Stato, questa è materia al massimo per l’Agcom, non per il ministero. Il commissario alla Concorrenza europeo Joaquin Almunia, a volte con dichiarazioni esplicite, altre con pressioni ufficiose, ha seguito tutta la vicenda facendo capire che il comportamento di Romani proprio non gli è piaciuto.
Via libera per Sky, quindi, anche se è sempre il solito Romani a dover fissare la data della procedura per assegnare le frequenze. Ma via libera anche per Mediaset, perché l’Antitrust è intervenuta a cose fatte e visto il fermento che c’è tra gli azionisti della Rcs, qualcuno non esclude che l’interesse di Mediaset per il Corriere possa concretizzarsi presto, una volta superato il limite del 31 marzo. Anche se per ora il presidente della tv berlusconiana, Fedele Confalonieri, nega tutto.
 (Stefano Feltri il Fatto Quotidiano, pagina 12 del 2 marzo 2011)

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