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mercoledì 6 aprile 2011

ENI , corruzione internazionale



Eni indagata per corruzione internazionale

Ancora grane in vista per la corazzata statale guidata da Paolo Scaroni. In un momento in cui le rivolte del mondo arabo mettono a serio rischio contratti e provviste milionarie, a complicare la vita al cane a sei zampe ora arriva anche la procura di Milano. E’ di qualche giorno fa la notizia che i pm meneghini stanno indagando sulle attività in Algeria di Saipem, la controllata dell’Eni attiva nell’ingegneria petrolifera. I pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno infatti aperto un fascicolo, per ora a carico di ignoti, con l’ipotesi di corruzione internazionale. La circostanza è emersa dall’ultimo bilancio di Eni e contestualmente da quello di Saipem il 29 marzo e dopo qualche giorno è stata ripresa dalle agenzie di stampa e ha trovato conferma in ambienti giudiziari.
I due pm sono gli stessi che sostengono l’accusa nel processo che si apre il 5 aprile a carico di cinque ex manager di Snamprogetti (controllata di Saipem) e contro la stessa Saipem. Per loro, anche in questo caso, l’ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti pagate in cambio di appalti per la costruzione di sei grandi impianti di trasporto e stoccaggio di gas in Nigeria.
I magistrati per la nuova indagine, si legge nel bilancio di Eni, hanno chiesto invece documenti relativi ad attività di società del gruppo Saipem in Algeria per il contratto GK3 e il contratto Galsi/Saipem/Technip). Di cosa si tratta?
Il GK3 è un gasdotto algerino per cui Saipem si è aggiudicata alcuni lavori di costruzione. In particolare di un tratto lungo circa 350 chilometri che deve collegare due località situate nel Nord-est del Paese alle città costiere di Skikda e di El-Kala. Lo scopo del progetto è aumentare la capacità di trasporto della compagnia petrolifera di stato Algerina Sonatrach così da alimentare, tra l’altro, il Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare l’Algeria, (paese ricchissimo di gas con riserve per 160 trilioni di metri cubi), alla Toscana attraverso la Sardegna e la cui realizzazione è in capo a una società partecipata da Sonatrach al 41,6%, Edison (20,8%), Enel (15,6%) Hera (11,6%) e Sfirs (10,4%), la finanziaria di investimento della Regione Sardegna.
L’opera ha ricevuto il parere positivo dei ministeri competenti sulla valutazione di impatto ambientale proprio qualche giorno fa. Il valore della commessa sul Gk3, assegnata nel 2009 a Saipem e alla stessa Sonatrach, è di 580 milioni di dollari.
Il contratto Galsi/Saipem/Technip dovrebbe invece riferirsi ai 10 milioni di euro, assegnati nel 2009 da Galsi a Saipem e alla francese Technip, «per la progettazione dell’ingegneria di base e di dettaglio della sezione a terra in Sardegna e Toscana» dello stesso Galsi.
Sulle indagini in corso, per ora non ci sono ulteriori dettagli, ma è facile immaginare che in qualche modo i magistrati si siano interessati agli affari algerini di Saipem anche per via del terremoto giudiziario che ha travolto l’anno scorso il colosso energetico statale Sonatrach, i cui vertici sono stati decapitati e accusati di malversazione e corruzione.
Nel paese nordafricano, che rappresenta la maggior parte dei suoi ricavi onshore, Saipem ha numerosi contratti proprio insieme a Sonatrach, partner obbligatorio per chiunque voglia investire nel settore. Solo nel 2008, un giro d’affari di 6 miliardi.
Come conseguenza lo “scandalo” Sonatrach l’anno scorso ha portato anche alle dimissioni del potente ministro dell’Energia Chakib Khelil. Già nel 2010 i giornali algerini avevano parlato del coinvolgimento di società straniere nelle indagini. Chissà che l’eco, a un anno di distanza, non sia arrivato veramente oltre mediterraneo.
Fonte: IlFattoQuotidiano

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