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venerdì 1 aprile 2011

I soldati di Gheddafi mi hanno stuprata

I soldati di Gheddafi

mi hanno stuprata


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Una donna libica che ha denunciato di essere stata arrestata per due giorni e violentata dalle milizie di Gheddafi ha scatenato una rissa nell'albergo dei giornalisti a Tripoli tra rappresentanti della stampa e agenti di sicurezza . La donna, entrata in lacrime nell'Hotel Rixos, ha raccontato l'accaduto ai giornalisti. Originaria di Bengasi, Eman Al Obeidi, cosi' ha detto di chiamarsi, sarebbe stata presa da soldati a un check point fuori dalla capitale, tenuta per due giorni in arresto, con mani e piedi legati, subendo abusi. "Sono stata legata e toccata in varie parti del corpo dai soldati" ha dichiarato la donna piangendo nei pochi istanti in cui ha potuto parlare con i giornalisti. Il racconto ha scatenato una rissa nell'albergo quando sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale dell'albergo che hanno tentato di bloccare la donna e di allontanare la stampa. Un giornalista e' stato colpito al volto, mentre una cameriera ha brandito un coltello verso la donna urlandole "traditrice". La donna e' stata poi allontanata in giardino dagli uomini della sicurezza ed e' stata introdotta a forza in una berlina bianca. Un uomo ha riferito che la stavano portando in ospedale per le cure del caso, ma lei, prima che venisse chiusa la portiera della macchina ha urlato "mi portano in prigione"


amici,


Lo scorso sabato Iman al-Obeidi ha fatto irruzione in un hotel di Tripoli dicendo ai giornalisti stranieri che era stata stuprata da 15 uomini di Gheddafi. E' stata portata via dai teppisti del regime, e da allora nessuno l'ha più vista. Lanciamo un appello enorme rivolto alla Turchia, che ha aiutato a liberare altri ostaggi libici, per aiutare a salvare Iman. Firma ora e inoltra questa e-mail a tutti:

Lo scorso sabato una giovane donna avvocato di nome Iman al-Obeidi ha fatto irruzione in un hotel di Tripoli e ha pregato i giornalisti stranieri di aiutarla, mostrando le sue ferite e denunciando che era stata violentata da 15 uomini di Gheddafi. Ha continuato a urlare mentre alcuni agenti di Gheddafi la portavano via, e da allora nessuno l'ha più vista.

Le parole non possono rendere conto del coraggio che Iman ha dimostrato nel denunciare pubblicamente l'episodio, e possiamo solo immaginare il terrore che sta vivendo ora fra le mani degli infami teppisti di Gheddafi. La sua vita è in pericolo, ma noi possiamo aiutarla solo se ci mobilitiamo immediatamente.

Gheddafi è indifferente all'indignazione della maggior parte della comunità internazionale, ma ha ascoltato il governo turco che gli aveva chiesto di liberare i giornalisti stranieri. Lanciamo urgentemente un grido globale al Primo ministro Erdoğan per aiutare Iman: firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti. La petizione sarà consegnata al consolato turco di Bengasi, e attraverso gli annunci sui giornali in Turchia, non appena raggiungeremo le 500.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/free_iman_al_obeidi/?vl

Iman ha detto di essere stata fermata a un posto di blocco di Tripoli e tenuta in stato di fermo per due giorni, durante i quali ha subito ripetute violenze sessuali e percosse da 15 agenti della sicurezza prima di riuscire a scappare. Ha detto che altre donne sono ancora nelle mani di questi teppisti del regime.

Gli uomini che hanno rapito Iman probabilmente hanno pensato che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di denunciare pubblicamente l'apparato del terrore di Gheddafi, e subire la vergogna di ammettere pubblicamente di essere stata stuprata in una società conservatrice dove troppo spesso sono le donne a essere incolpate per crimini del genere. Invece lei ha osato rompere il silenzio che circonda tante vittime della brutalità di Gheddafi e della violenza sessuale ovunque.

Il regime l'ha additata come prostituta e ha detto che la denuncerà per calunnia contro le forze governative. Ma i libici hanno manifestato in sostegno a Iman, e l'influenza turca su Gheddafi potrebbe essere sufficiente per liberarla. Mettiamoci dalla parte di Iman al-Obeidi, che ha osato opporsi contro i suoi persecutori nel chiedere a gran voce verità e giustizia. Firma sotto per chiedere al Primo ministro della Turchia di agire, e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/free_iman_al_obeidi/?vl

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