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mercoledì 11 maggio 2011

PISAPIA , hai tutta la nostra solidarietà



PISAPIA...rispondi a dovere e con gli argomenti...
hai tutta la nostra solidarietà...avanti...!

quando mancano gli argomenti si va a finire alla preistoria, con scarsi risultati anche...visto che non c'è stato il tempo di approfondire mi pare.. (ammesso che sia.VERO..e visto che c'è molto di peggio da quello che si vede in giro) e che si impegni per diventare sindaco di una Città...non più che essere un grande segnale per pulire Milano, che grazie anche alla Moratti è diventata madida, sporca e becera...una volta era la capitale artistica d'italia ora è la Capitale delle Mazzette davanti al Municipio...Letizia...lascia stare Giuliano che è una persona per bene...e lo sai vecchia arpia...!

Giuliano Pisapia querela Letizia M. per diffamazione aggravata.
 
Pisapia: “La Moratti mente. Milano non merita un sindaco bugiardo”. È evidente che L M è disperata. Fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore. Ha diffamato Giuliano Pisapia alla fine della registrazione del confronto su Sky TG24, pensando di approfittare come in un agguato del diritto di parlare per ultima.   Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di essere responsabile di un furto, citando una sentenza della Corte d’Assise, che dichiarava il reato estinto per amnistia. Nonostante l’amnistia, Giuliano Pisapia presentò appello, accolto. La III Corte d’Assise d’Appello di Milano presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. La sentenza recita alle pagine 1562 e 1563: “In conclusione non vi è prova – né vi sono apprezzabili indizi – di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l’imputazione di furto, dalla quale l’appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto”. Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva.


Il candidato del centrosinistra a Bologna viene accusato per aver fumato spinello. Sul candidato milanese del Pd Giuliano Pisapia piovono critiche per una vecchia condanna per furto. Finisce nelle polemiche anche l’ultimo dei duelli organizzati da Sky tra i principali protagonisti della prossime Elezioni amministrative. SCONTRO MORATTI – PISAPIA - Nel corso degli appelli finali del confronto tra i concorrenti in corsa per la poltrona di sindaco di Milano, appena prima della chiusura della trasmissione, la candidata del Pdl Letizia Moratti ha rinfacciato all’avversario le sue passate vicende giudiziarie, scatenando l’ira dell’interessato, che però aveva già esaurito il tempo a disposizione per il suo intervento. La Moratti ha detto di “essere una moderata, di famiglia moderata”, “a differenza del candidato Pisapia, che è stato condannato con una sentenza della Corte d’Assise per il furto di un veicolo, veicolo utilizzato in seguito per il pestaggio di un ragazzo, e poi amnistiato”. Al candidato del centrosinistra non è stata concessa la replica, avendo già avuto lo spazio per l’appello finale prima dell’avversaria, ma Pisapia ha comunque reagito all’attacco della Moratti: “Questa è una calunnia vergognosa, non lo accetto. Il sindaco sa che ci sono tre gradi di giudizio?”. La trasmissione è terminata con le proteste dell’avvocato vendoliano. I due candidati non si sono stretti la mano davanti alle telecamere.
L’ACCUSA DI BANDA ARMATA - Su passate accuse del candidato Pd aveva già infierito nei giorni scorsi la stampa vicina al centrodestra berlusconiana. Nel 1980 la Procura della Repubblica di Milano accusava Pisapia di partecipazione semplice alla banda armata Prima Linea e di aver progettato insieme ad altri un sequestro di persona fra il settembre e l’ottobre del 1977. “Capi d’imputazione pesanti, – ricordava Libero – ma che si riveleranno inconsistenti, tanto da condurre nel giugno del 1982 al proscioglimento per il reato di banda armata e al rinvio a giudizio per il progettato sequestro, a cui seguirà un’assoluzione”. In casa di Pisapia nel settembre ’77 si sarebbe tenut una riunione fra il terrorista poi pentito Massimiliano Barbieri, il latitante Marco Donat Cattin (che meno di due anni più tardi ucciderà il magistrato Emilio Alessandrini) e l’ideologo di Prima Linea Roberto Rosso. Lo scopo dell’incontro era quello di una bella lezione a Walter Sisti, capo del servizio d’ordine del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo. Negli ambienti di Autonomia Operaia è odiato perché, secondo quanto rivelano i pentiti, “alla guida di un gruppo di picchiatori, era solito aggredire compagni in maniera scriteriata, cagionando anche agli stessi lesioni gravi”. Un nemico del popolo, dunque, secondo i criteri del Collettivo milanese di via Decembrio, di cui i cugini Massimo Trolli e Giuliano Pisapia sono gli esponenti principali.


L’ASSOLUZIONE – La sentenza scagionò l’attuale candidato Pd. Scrivevano  giudici: “La proposta di Pisapia e Trolli a Barbieri e Donat Cattin, evidentemente noti come appartenenti a Prima Linea o comunque ben capaci di organizzare la sperata “punizione”, non costituisce in alcun modo una condotta integrante il reato di partecipazione a banda armata, perché non presenta quelle caratteristiche di consapevole contributo all’attivi – tà, al mantenimento, al rafforzamento o al conseguimento dei fini della banda armata”.

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