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venerdì 17 giugno 2011

Luigi Bisignani, Chi è l'uomo coinvolto nella P4

 

Luigi Bisignani

tra giornalismo e affari

Chi è l'uomo coinvolto nella P4

già protagonista di Tangentopoli



Giornalista e uomo d'affari, Luigi Bisignani da trent'anni è uno dei protagonisti defilati del potere italiano.
«Qualunque cosa ti faccia comodo sul serio, la vera forza di Bisignani si chiama Ior». A parlare così dell'uomo finito ai domiciliari nell'inchiesta della procura napoletana sulla P4, fu il banchiere Pier Francesco Pacini Battaglia in una telefonata intercettata con Emo Danesi nel pieno della bufera di Tangentopoli.
I due uomini erano dentro ai segreti della Prima Repubblica. Erano gli anni Novanta e Luigi Bisignani, già allora, era un nome che contava nella Roma dei palazzi e del potere.
Uomo di relazioni trasversali, ma con una netta predominanza nei tempi democristiani e poi nel centrodestra, passando attraverso i più alti gradi della burocrazia e delle stellette.
HA COMINCIATO COME EREDITIERE. Nato nel 1953 a Milano da un importante dirigente della Pirelli per molti anni in Argentina, quando muore il padre riceve una consistente eredità. Ma quel che conta non sono i soldi ma il lascito di relazioni politiche.
Danesi, sempre in quella telefonata con Pacini Battaglia, ha raccontato così il suo primo incontro con Bisignani: «Ci siamo visti... diamoci subito del tu...volentieri...poi m'ha detto che andava a giocà a carte con Andreotti». E fu lo stesso Giulio Andreotti in persona a presentare nel 1988 Il sigillo della porpora, sua primo giallo cui fa seguito Nostra signora del Kgb, nel 1991.
Ex giornalista, consulente aziendale, finanziere, ex direttore delle relazioni esterne del colosso Ferruzzi-Montedison, il suo nome fu trovato nel 1981 negli elenchi della P2 in casa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi.
Gherardo Colombo, il pm che scoprì quella lista, lo colloca nella categoria degli 'inquinatori', uomini sconosciuti ma potentissimi che hanno lavorato diero le quinte della vita democratica della Prima Repubblica. Lui, allora giornalista dell'Ansa, non fece una piega e replicò: «Seguo da tempo per l'Ansa le notizie sulla massoneria e conosco, pertanto, molti alti elementi della massoneria, compreso Licio Gelli. I quali abitualmente mi fanno avere i loro comunicati in redazione. Smentisco però categoricamente la mia appartenza a qualsiasi loggia massonica, compresa, ovviamente, la P2».
LA MAXITANGENTE EDIMONT. Non poté smentire, però, il suo coinvolgimento nella maxitangente Enimont.L'ordine di arresto del pool di Milano è arrivata sei mesi dopo la sua nomina, a 39 anni, a direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi e direttore generale della sede di Roma: l'accusa è di violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti.
Bisignani quel giorno però era all'estero: dopo un anno si costituì e si fece interrogare da Di Pietro e Colombo. Che dall'ex amministratore della Montedison Carlo Sama avevano già saputo che Bisignani aveva fatto da intermediario con lo Ior, la Banca vaticana, per la trasformazione in contanti di 92 miliardi in Cct da utilizzare per il pagamento di tangenti 'a quella parte della Dc - raccontò Sama - che faceva capo a Pomicino e quindi alla corrente di Andreotti».
Sul conto aperto da Bisignani allo Ior transitarono 108 miliardi. «Presso la banca Vaticana - ricorda in un libro Angelo Caiola, alla guida dell'istituto dal 1989 al 2009 - disponeva da anni di un conto personale, chiedendo di accreditare il ricavato su un conto cifrato estero».
La sentenza definitiva per l'intera vicenda arrivò nel 1998: due anni e sei mesi. Una condanna che gli è costata anche la radiazione dall'albo dei giornalisti. «Ha svolto - è stata la motivazione - con continuità attività lucrose costituenti reato e afferenti a compiti del tutto estranei alla professione giornalistica».
LE ULTIME INCHESTE: ALTA VELOCITÀ E WHY NOT. Il suo nome finì nell'inchiesta dei pm Colombo e Boccassini sull'Alta Velocità e, anni dopo, in Why not, l'indagine dell'attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, allora pm a Catanzaro, in cui entrarono anche Romano Prodi e Clemente Mastella. In particolare De Magistris si convinse che l'ex giornalista fosse al centro di una nuova loggia e fece perquisire la casa e gli uffici della sua azienda, l'Industria Libraria Tipografica Editrice, senza trovare niente di rilevante.
Ora il suo nome è tornato ad essere accostato ai palazzi del potere: Bisignani, scrivono i magistrati nell'ordinanza, è «ascoltato consigliere dei vertici aziendali delle più importanti aziende controllate dallo Stato (Eni, Poligrafico dello Stato, Rai ecc), di ministri della Repubblica, sottosegretari e alti dirigenti statali».
 PER APPROFONDIRE LA NOTIZIA QUI'

http://www.lettera43.it/politica/18740/arrestato-l-uomo-d-affari-luigi-bisignani.htm

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