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giovedì 7 luglio 2011

Italia, manovra , iniqua , troppe incognite sul futuro





Italia
manovra iniqua
troppe incognite sul futuro

“Iniqua, sbagliata ed autolesionista”, questo il giudizio del portavoce della campagna Sbilanciamoci, Giulio Marcon sulla manovra presentata nei giorni scorsi dal governo per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. “Questa manovra – spiega Marcon – produrrà ulteriore recessione nell'economia e povertà tra le fasce sociali più esposte del paese”. “La manovra di Tremonti varata nei giorni scorsi dal Governo affossa infatti ancora di più il paese nella depressione economica, deprime le possibilità di ripresa dell’economia, fa pagare alla parte più esposta del paese il peso e le conseguenze di questa crisi. Il pareggio di bilancio del 2014 non ci è stato imposto dall’Unione Europea. E’ una scelta politica di Tremonti che in questo modo rischia di portare il paese ancora di più nella recessione. E’ una manovra tutta concentrata furbescamente nel 2013-2014, quando – speriamo - potrebbe esserci un altro governo a fronteggiare l’emergenza economica” – sottolinea Marcon.
“Dopo mesi di inutile ottimismo e di stupida sottovalutazione della portata della crisi, il governo si trova a dover prendere amaramente atto del fallimento della sua politica economica, della fallacia delle sue previsioni iniziali, della futilità delle speranze dell’ “effetto traino” legato alla possibile ripresa dell’economia mondiale. Dopo tre anni di provvedimenti tappabuchi, di mezzemisure all’insegna del marketing e di fumo negli occhi, la situazione economica del paese è gravissima, ed il peggio deve ancora venire. Avere tenuto sotto (parzialissimo) controllo i conti pubblici, senza rilanciare l’economia e la domanda interna, senza dare adeguata protezione sociale ed ai redditi si è dimostrata una strategia fallimentare ed autolesionista, senza futuro” – continua la nota del portavoce di Sbilanciamoci!.
“La manovra di queste ore ne è la dimostrazione, e ora ne paghiamo il prezzo E ancora una volta a subirne le conseguenze è la parte più debole del paese: pensionati, lavoratori a basso reddito, consumatori, utenti dei servizi pubblici. La reintroduzione dei ticket, l’inserimento dei costi standard nella sanità, la riduzione dei trasferimenti agli enti locali, il blocco degli stipendi nella pubblica amministrazione, l’intervento sulle pensioni stanno lì a dimostrare quanto ancora una volta il prezzo della crisi è pagato dalla fasce sociali più deboli. Tra i più colpiti sono i giovani: e con loro – spiega Marcon - organizzeremo a Lamezia Terme la prossima edizione della controCernobbio, dal 1 al 3 settembre, in cui discuteremo di un piano nazionale del lavoro per i e rilanciare la scuola e l’università pubblica.
Da Sbilanciamoci! prò non vengono solo critiche: come sempre la campagna ha diffuso la sua “contromanovra” (in .pdf) da 51 miliardi di euro in 3 anni a dimostrazione che una manovra equa e attenta alle fasce più povere si può fare. Iniziando a tagliare la spesa pubblica: quella militare, delle grandi opere, per le scuole private, per il business della sanità privata. E con una politica fiscale che colpisca le rendite e non i salari, i grandi patrimoni e non i bassi redditi, i consumi ecologicamente dannosi e non i consumi pubblici ed i servizi sociali. E’ possibile garantirsi in questo modo un flusso costante di risorse da destinare da una parte all’abbattimento del debito e dall’altra a dare protezione sociale a chi è colpito dalla crisi e a rilanciare un’economia diversa fondata su un nuovo modello di sviluppo.
Serve una tassa sui patrimoni milionari (che ci porterebbe oltre 10 miliardi di euro di entrate), bisogna portare la tassazione delle rendite al 23% e bisogna aumentare l’imposizione fiscale sui redditi superiori ai 70mila euro annui dal 43 al 45%. Nel contempo è necessario ridurre del 20% la spesa militare e cancellare il programma di 131 cacciabombardieri F35 (che ci costano più di 16miliardi di euro). Questi sono passi obbligati in tempi di crisi: in Germania e in Gran Bretagna sono state ridotte le spese militari, in Italia, ancora no.
E servono misure per rilanciare l’economia attraverso un programma di “piccole opere” (cancellando Ponte sullo Stretto e Tav), di sostegno alla green economy (energie rinnovabili, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, ecc), di incentivo e difesa dei redditi, unica garanzia perchè possa riattivarsi una domanda interna. In questo senso la lotta al precariato, il sostegno alle pensioni più basse, il recupero del fiscal drag e il reddito di cittadinanza sono misure assolutamente necessarie in questa fase.
“L’Italia con questo governo e con le politiche fatte negli ultimi tre anni rischia di “uscire” dalla crisi ancora peggio da come ci era entrata – conclude Marcon. Altri paesi stanno aggiustando la mira, stanno cambiando in parte le loro politiche, si stanno dando, almeno in parte, una vera politica economica ed industriale. Il governo Tremonti ha assecondato un nefasto mix di corporativismo, assistenzialismo e neoliberismo che sta portando l’economia italiana verso una situazione di neofeudalesimo economico. La distruzione del capitale umano e sociale (l’università, la scuola, la coesione sociale, il welfare) rischia di avere effetti nefasti per il futuro e di produrre un livellamento verso il basso accompagnato però dall’accentuazione della forbice delle diseguaglianze, dalla crescita dei privilegi e del disagio sociale. E’ ora di cambiare rotta, mettere questo governo quanto prima nelle condizioni di non nuocere e ricostruire le ragioni della speranza di un paese diverso: con un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ed i diritti”.
Anche le Acli criticano diversi aspetti della nuova manovra del governo: si tratta di una manovra con “troppe incognite sul futuro: la scelta di rimandare ai prossimi due anni il grosso del risanamento dei conti lascia “erplesse e preoccupate” le Acli.
“Molti annunci e troppi rinvii generano inevitabilmente confusione e inquietudine. Sia per quanto riguarda i tagli che le riforme”. Per il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, “la manovra non sembra dare al Paese le certezze di cui ha bisogno. Ci sono i tagli preoccupanti agli enti locali, che mettono definitivamente a repentaglio i già scarsi servizi sociali, oltre a pregiudicare lo stesso sviluppo del federalismo. Mentre la riduzione dei costi della politica appare poco più di una generica dichiarazione di intenti. Il tema dell’abolizione delle province non è neppure accennato. Ma il Paese ha bisogno di riforme almeno quanto ha bisogno di conti a posto”.
”C’è perplessità – continua Olivero - sulla capacità della manovra di rilanciare lo sviluppo. La liberalizzazione del collocamento è cosa buona. Il forfait fiscale per i giovani imprenditori è un buon segnale. Ma tutto ciò non appare sufficiente a far ripartire l’economia e l’occupazione, a sostenere i redditi delle famiglie”. L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne “è fatto senz’altro in maniera graduale, ma mancano norme compensative che vincolino i risparmi ottenuti all’investimento nelle politiche di sostegno all’occupazione femminile”.
Tra gli aspetti positivi, le Acli segnalano l’introduzione del prelievo del 20% sulle rendite da capitale, “una misura di equità fiscale chiesta da molti e da molto tempo”. “Peccato invece l’accantonamento, se dovesse essere confermato, della tassa sulle transazioni finanziarie inizialmente ipotizzata dal Governo". Bene anche il preannuncio della riforma del welfare. “Una riqualificazione e un riordino della spesa sociale sono senz’altro necessari – afferma Olivero – e chiediamo da subito un coinvolgimento dei soggetti che operano quotidianamente in questo settore. Ma alcune cose si possono fare a costo zero, altre no. Il mancato reintegro dei fondi per le politiche sociali rende difficile accostarsi a qualsiasi tavolo in maniera serena. Senza risorse messe in campo, una riforma del welfare appare difficilmente realistici”.
Infine sulla riforma fiscale le Acli sottolineano che “E’ ancora presto per capire se andrà a ridistribuire le risorse o a premiare ancora una volta i redditi più alti. Quello che è certo è che ci era stata promessa in campagna elettorale, e poi ancora ad inizio legislatura, l’introduzione del quoziente familiare. Di quella promessa non c’è traccia alcuna. Manca totalmente qualsiasi riferimento ad un fisco a misura di famiglia. Il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare agli italiani perché si è rimangiato la parola data agli elettori”. [GB]


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