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mercoledì 13 luglio 2011

Noi la vostra crisi non la paghiamo


Noi la vostra crisi non la paghiamo


Io voglio: un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza. 
(Bartolomeo Vanzetti)



L’Italia ha uno dei debiti pubblici più alto al mondo, che unito a una crescita economica debole e all’incertezza politica, ne fanno uno dei paesi più vulnerabili al contagio della crisi del debito in Europa: per la precisione, il suo debito pubblico alla fine di Aprile era di circa €1.890 miliardi.
In queste ore di post “tempesta finanziaria”, si accelerano i tempi della salvifica “manovra finanziaria” che dovrebbe traghettarci nell’Italia del futuro, quella “lacrime e sangue” per intenderci, ma per i "Draghi” ancora non basta, infatti oggi si ammonisce ad altri tagli o a più tasse.
Insomma, siamo seri.
Il grosso della manovra è imperniata sui tagli alla sanità, alle pensioni e ai contratti di lavoro del pubblico impiego.
E’ una manovra iniqua perché a pagare di più e in modo pesante sono sempre gli stessi, è recessiva perché riduce il potere d’acquisto di ampi strati della popolazione, è vessatoria perché punisce chi non ha responsabilità della crisi economica, ma soprattutto non coniuga risanamento e sviluppo.
Perché, piuttosto, non si  tassano le transazioni finanziarie?
Perchè non è stata decisa una patrimoniale sui grandi patrimoni?
Perchè non si sono tagliati i costi della politica?
O quelli della guerra?
Vabbè, che ne parliamo a fare, è ovvio che è più giusto continuare a sacrificare le vite di milioni di persone ) al (solo) scopo di stabilizzare i mercati finanziari e a decidere non sono sicuramente più i governi ma le istituzioni finanziarie e/o le agenzie di rating, che hanno di fatto potere di vita e di morte (economica) sugli stati.
E, se le cose dovessero continuare così, dovremmo prendere atto, ben presto, anche del "declino della Democrazia".
Mi spiego meglio.
Il libero mercato ha fallito, non ha saputo autoregolamentarsi e il suo fallimento porterà povertà e crisi solo sui piccoli e ancora lauti guadagni su chi ha contribuito al totale fallimento del sistema capitalistico occidentale, ma soprattutto rivolte sociali.
Tuttavia,  l’elite del potere tali scenari li aveva già previsti da tempo: secondo il Trattato di Lisbona, diviene addirittura lecito privare della vita un cittadino quando il ricorso alla forza da parte dello stato si rende assolutamente necessario, come ad esempio nel caso di una “sommossa”.
Ma per evitare derive “complottiste”, torniamo a noi.
Dopo che la crisi sarà passata l'Italia dovrà avviare una nuova stagione di privatizzazioni: lo ha detto oggi il ministro dell'economia Giulio Tremonti.
Privatizzazioni è la parola usata per non dire svendita o trasferimento di ricchezza e quindi perdita sempre più evidente di sovranità nazionale.
Probabilmente la Grecia si sta fondendo con la Germania, solo che il benessere generato con le svendite e tagli e le rinunce del popolo greco, andranno nelle casse delle banche tedesche, un annuale, costante trasferimento di benessere.
E noi con chi ci fonderemo?
Dato che, circa il 47% del debito italiano 2010 è detenuto da investitori esteri, secondo le stime di aprile del Fondo Monetario Internazionale, non è difficile immaginare come dovremo ripagarlo.
Ma proviamo per un attimo a immaginare che ci possa essere un’epilogo diverso…e parlo di una rivoluzione pacifica.
Ci toccherà per un attimo trasferisci in Islanda, dove il popolo è riuscito a far dimettere un governo al completo, dove sono state nazionalizzate le principali banche commerciali, dove i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria e dove infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione, tra l’altro con il crowdsourcing ovvero il coinvolgimento dei cittadini in rete.
L’Islanda è riuscita, insomma, a mettere in discussione l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, e che fosse giusto sacrificare un'intera nazione per pagare per gli errori commessi piuttosto da banchieri e finanzieri ma soprattutto ha riaffermato il principio che la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.
Sono un'utopista? No soltanto una che vorrebbe una società più equa e più giusta.


DI 





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