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venerdì 19 agosto 2011

Salvare il 25 aprile, l'1 maggio ed il 2 giugno





Salvare il 25 aprile, l'1 maggio ed il 2 giugno dall'accorpamento con le domeniche ipotizzato dal governo. È l'obiettivo di una raccolta firme lanciata oggi in rete per convincere il Governo a fare marcia indietro, dopo la protesta dell'Associazione nazionale dei partigiani: «La soppressione delle feste civili contenuta nelle misure straordinarie di finanza pubblica del Governo di questo agosto - recita l'appello - è un colpo molto duro inferto al già precario equilibrio simbolico su cui si regge l'identità della Repubblica». Dall'Emilia-Romagna le firme di tre dei quattro promotori: Roberto Balzani (sindaco di Forlì e docente dell'Università di Bologna), Thomas Casadei (consigliere regionale del Pd e docente dell'Università di Modena e Reggio Emilia) e Sauro Mattarelli (presidente della Fondazione Oriani di Ravenna); a questi si aggiunge Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia di Viterbo).

La cronistoria per immagini nell'archivio
storico dell'Unità: 1 MAGGIO
| 25 APRILE | 2 GIUGNO

«Il 18 agosto 1944 venivano uccisi da militi fascisti a Cà Cornio, tra Modigliana e Castrocaro (in provincia di Forlì-Cesena), i partigiani Iris Versari, Adriano Casadei, Silvio Corbari e Arturo Spazzoli», scrivono i promotori per spiegare la data scelta per lanciare la campagna, mentre «il giorno successivo, nei pressi di Coccolia, veniva ucciso il partigiano Tonino Spazzoli». La pagina Facebook creata per l'occasione «piace» ad un centinaio di persone, mentre in 283 (tra loro l'attore Ivano Marescotti) hanno lasciato la propria firma per la petizione sul blog http://soppressionefestecivili.blogspot.com/.

«Benchè convinti che atti di sobrietà e di austerità siano inevitabili, dati i tempi calamitosi in cui viviamo- si legge nell'appello- riteniamo che l'abolizione delle festività del 25 aprile, dell'1 maggio e del 2 giugno produca gravi conseguenze sia sul piano della coesione civile, sia sulla produttività della società italiana, a forte vocazione turistica e culturale».

Inoltre «non si comprende, in particolare, perché la questione non abbia riguardato l'intero assetto dei giorni festivi del nostro Paese- scrivono i promotori- escludendo a priori quelli religiosi». Sul piano politico-istituzionale «spostare alla domenica successiva la celebrazione della sconfitta del fascismo, della nascita della Repubblica e di quel lavoro che la Costituzione pone a fondamento dell'Italia costituisce, di fatto- recita il testo diffuso oggi- la negazione di quel patriottismo costituzionale e di quella idea di democrazia sociale su cui si è costruita e sviluppata la miglior storia della nostra Repubblica». Da qui, dunque, l'idea di lanciare un appello aperto a tutti i cittadini «affinchè il Governo receda dai suoi propositi»

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