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mercoledì 9 novembre 2011

Genova, il giorno dopo il disastro colposo



Le "criticità" conosciute sono state colpevolmente ignorate.

Se invece fossero state affrontate oggi non si piangerebbero i morti e non si sarebbe assistito all'ennesimo disastro. A quanto avevamo già indicato ieri, ne aggiungiamo una. Il Rio Rovare. Questo, come il Rio Noce, doveva trovare un intervento risolutivo che non si è mai più visto. Il Rio Rovare è un "piccolo" Fereggiano. Scende da San Fruttuoso alta ed è praticamente schiacciato dalla pesante urbanizzazione e "tombinato" sotto le strade che scendo a valle. Il suo percorso è ad "ostacoli" perché è costretto in sottosuolo a cambi di percorso radicali che nei casi di massima pressione del flusso d'acqua ha due strade: tornare indietro e comportare esondazioni nella parte più alta, con sfondamento del manto stradale, oppure "l'esplodere" nella parte bassa, lungo quella che era la vecchia via romana, oggi Via San Fruttuoso, allagando quella zona che scende sino a Piazza Terralba, dove poi si unifica al Rio Noce, sotto lo scalo ferroviario. Normalmente "esplode" in Via San Fruttuoso. Non servono le "alluvioni" per questo, o eventi piovosi di particolare pesantezza. Avviene spesso. Questa volta invece è esploso in Via Donghi, causando il cedimento della strada. Anche in questo caso, quindi, non si può dire che "non si sapeva" o che "non era prevedibile". Chi afferma questo mente sapendo di mentire, così come sul resto.

Ieri le abbiamo indicate nel dettaglio, le principali "consuete" - le si può chiamare così - "criticità. Conosciute ma ignorate, con costanza e dovizia quasi maniacale, verrebbe da dire, da parte delle Pubbliche Amministrazioni. E ieri abbiamo già ricordato che quel piazzale sulla rotta dell'onda di piena del Bisagno, Piazzale Adriatico, doveva vedersi "liberato" da quelle case popolari costruite in una conca sotto il livello del torrente. Una conca interessata anche agli "effetti" del Rio Mermi, con nuovamente evidenti problematiche di regolare deflusso. Si dovevano demolire perché quella è una conca naturale, pronta a raccogliere ciò che il Bisagno sputa dai suoi argini così come quanto scende da una collina ferita. Per una manciata di voti si blocco il progetto di demolizione e delocalizzazione dei residenti in ambiti territoriali sicuri. Ieri il fango ha riempito e distrutto il primo piano di tutti quei palazzi. La colpa è di chi aveva perseguito la demolizione e venne tacciato di "allarmismo" o di chi, per un pugno di voti, ha sostenuto che i cittadini di Piazzale Adriatico avessero il "diritto" di rimanere lì? Per noi indiscutibilmente la responsabilità è di chi ha difeso quei palazzi e l'accaduto ne è conferma.

Ieri abbiamo anche indicato, tra le altre, la questione del Fereggiano. Più che un torrente una "cascata" stretta e soffocata tra asfalto e cemento, coperture ed edificazioni più folte che una fitta foresta equatoriale. Lo scorso anno le Pubbliche Amministrazioni sventolavano la "messa in sicurezza avvenuta" del torrente. Una bufala. Una bufala costata 6 vite umane! Ed anche qui non si poteva dire di non sapere... Il Fereggiano stretto tra asfalto e cemento armato "urlava" che prima o poi si sarebbe fatto strada da solo.

Potremmo andare avanti ancora ma non ripetiamo quanto già scritto. Andiamo avanti...



E' il 5 novembre 2011. E' Genova, la città dove si è consumato un disastro colposo ed un omicidio plurimo. Anche la Procura della Repubblica apre un inchiesta.
http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=9272&Itemid=1
Ora vediamo altri dettagli e facciamo il punto. Non siamo propensi al perdono dei responsabili, soprattutto quando negano le loro responsabilità. Non siamo "political correct", ma "banditi" e diciamo, come sempre, ciò che deve essere detto, come deve essere detto, senza mezzi termini, senza giri di parole o discorsi di convenienza. Se volete vivere nel mondo delle favole non leggeteci, se volete conoscere la realtà, nuda e cruda, siete nel posto giusto...




A Genova si è costruito troppo e troppo si continua a costruire.

Così come nel resto di questa martoriata regione che ha conquistato il primato per la maggior cementificazione del suolo di tutta Italia. Si è costruito, come abbiamo detto, a suon di deroghe e varianti. Non solo lungo il Bisagno. Anche in Val Polcevera, dove l'esempio delle nuove cementificazioni nella zona Sardorella sono emblema che già ha evidenziato lo sfregio continuo, rinnovato, ai corsi d'acqua. Si è continuato a dare il via libera a nuove grandi cementificazioni in variante ai vincoli del PUC (ex PRG) e con sistematiche deroghe ai vincoli del Piano di Bacino. Ed responsabili di questo continuano, meschinamente, nel negare le loro responsabilità. Nemmeno un briciolo di onestà intellettuale, davanti al disastro prodotto e sigillato in 6 bare e nella devastazione, ma menzogne su menzogne per negare e negare ancora, anche davanti alla rabbia della gente che non ne può più!

I politici, da Claudio Burlando a Marta Vincenzi, da Alessandro Repetto ai loro rispettivi assessori ed ex assessori, oggi chiedono di guardare avanti e di non perdersi in polemiche. E' vero, bisogna guardare avanti, ma per farlo occorre che i responsabili dell'accaduto si facciano da parte. Le nostre non sono polemiche. Sono accuse, chiare e nette, delle responsabilità e dei responsabili.

Ed i responsabili sono loro e chi è stato, nelle loro Giunte ed Amministrazioni, corresponsabile, per omissioni di intervento o per firme facili, soggetto compartecipe delle scelte scellerate che hanno devastato quel territorio e disatteso quegli interventi sulle stranote "criticità" che avrebbero, se compiuti, impedito il disastro... il dramma.

Marta Vincenzi dice che il problema è che il Piano di Bacino non andava bene. Peccato che lo abbia varato Lei, quando era presidente della Provincia - come abbiamo già ricordato - insieme all'allora suo assessore Paolo Tizzoni che ora è stato nominato, dalla Vincenzi stessa, come Dirigente al Comune di Genova. Claudio Burlando dice che qualcosa ha fatto sul Fereggiano e che questo ha evitato danni peggiori. Non è sufficiente, la messa in sicurezza delle criticità doveva essere la priorità assoluta, non parziale, degli Enti locali. E' lì che dovevano essere investite (e devono essere investite) le risorse. Alessandro Repetto, con la sua Giunta, dalle originarie deleghe a Difesa del Suolo e Urbanistica alla "grillina" Manuela Cappello ai nuovi incaricati, ha la responsabilità delle sfilze di deroghe ai vincoli previsti dal Piano di Bacino (ivi comprese quelle richieste dal Comune di Genova guidato da Marta Vincenzi ora, e da Giuseppe Pericu prima). L'assessore Gabrielli con Pericu, così come la stessa Vincenzi che per se ha trattenuto la delega all'Urbanistica, devono rispondere delle autorizzazioni date e dei progetti promossi, delle varianti adottate, delle deroghe richieste, delle omissioni di intervento sulle "criticità", come devono anche risponderne i Funzionari dei diversi Enti Locali... quegli stessi funzionari che hanno, in buona parte, guarda caso, fatto carriera, venendo promossi e trasferiti da un ente all'altro, quasi in automatismo rispetto alle deroghe e varianti che sottoscrivevano.

Il Presidente della Repubblica chiede che vengano capite le ragioni del disastro?

Ma non sono già abbastanza evidenti? Cosa ci vuole ancora? Persino davanti all'emergenza si è assistito a responsabilità gravissime, che, ancora una volta, vengono negate nonostante siano lapalissiane. Il caso delle scuole non chiuse a Genova ne è un esempio. Ma anche su questo la Vincenzi nega le proprie responsabilità vergognosamente, senza un briciolo di onestà intellettuale. Il blocco della circolazione lo si attua il giorno dopo e non quando va in scena il disastro? In via Fereggiano nessuno ha dato l'allarme, così come a Borgo Incrociati. Il personale della Municipale e della Protezione Civile, nonostante lo stato di allerta, è arrivato a disastro avvenuto... L'avviso della dramma è stato portato direttamente dall'acqua, fango e detriti che ti travolgevano e travolgevano tutto. Ed anche nelle Scuole che la Sindaco non ha chiuso, si è lasciato il tutto all'improvvisazione... chi avuta la notizia dell'imminente esondazione che, pur avendo la scuola proprio poggiata sulla sponda del Bisagno, ha mandato di corsa i ragazzi fuori perché raggiungessero casa, così che uno di loro, l'ultimo ha superato il ponte di Sant'Agata un istante prima che quel ponte venisse sovrastato dall'onda di piena. Altri sono stati tenuti nelle strutture scolastiche e potati poi fuori in braccio dai genitori perché tutto era allagato. Altri ancora sono stati portati a casa o tenuti in custodia da insegnanti che non se la sentivano di lasciarli soli. Tutto senza una regia, un coordinamento da parte di chi doveva garantirlo!

Il responsabile della cementificazione nuovo Commissario per l'Emergenza?

E poi si scopre che cosa, in questo giorno dopo il disastro ed il dramma? Che Claudio Burlando, il massimo simbolo del "Partito del Cemento", cioè della devastazione del territorio che si è consumata in un crescendo inesorabile in questi ultimi decenni, a Genova ed in Liguria, dovrebbe essere nominato Commissario Straordinario per l'emergenza! No, questo è davvero l'insulto che segue alla tragedia! Uno schiaffo ulteriore ad una città, ad una regione, piegata dal dramma, che crediamo non sia davvero tollerabile.

Burlando non è solo il principale responsabile della stagione di oltre 3 milioni di metri cubi di cemento per nuove edificazioni su costa ed entroterra, ma è anche uno di quei politici che anziché pretendere provvedimenti e stanziamenti per mettere in sicurezza il territorio, ha promosso provvedimenti che hanno aperto la strada a nuovo cemento, a nuovi volumi... alle costruzioni in zone protette, vincolate sino nell'immediatezza delle sponde dei corsi d'acqua. E' sempre Burlando che anziché esigere i soldi per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua e del suolo, in una regione dove il dissesto idrogeologico rappresenta un costante e concreto pericolo, ha spinto perché si stanziassero i soldi per "grandi opere" che se realizzate altro non farebbero che indebolire ancora il territorio. E' sempre Burlando con la sua amministrazione che ha di fatto permesso una gestione delle cave che ha contribuito da un lato ad una sempre maggiore erosione del territorio, con impermeabilizzazioni dirompenti, e dall'altro ha concesso un sistematico uso a discarica delle molteplici cave "esaurite", spesso in mano alla 'ndrangheta, con effetti devastanti sulla canalizzazione delle acque.

Se qualcuno, quindi, pensa che questo curriculum sia compatibile con l'essere, da domani, anche il curatore degli interventi (e degli stanziamenti) per l'emergenza, crediamo che allora l'irresponsabilità sia divenuta l'unico criterio premiante di selezione dei pubblici incarichi.

E l'ECO-GE "interdetta" rispunta di nuovo nei lavori di "somma urgenza"

Gino Mamone, emergeva dalle indagini della Guardia di Finanza coordinate dal Pm Francesco Pinto, essere un amico di Claudio Burlando. Così come della Marta Vincenzi. Gli uomini di questi due amministratori pubblici si sono prodigati molto per gli affari dei Mamone. Questo ce lo dicono i fatti che spesso abbiamo documentato, non soltanto descritto e denunciato. La Vincenzi, addirittura, si spingeva a farsi una sorta di "promotore immobiliare" per far vendere l'area dell'ex Oleificio Gaslini dei Mamone, promettendo all'acquirente (lo dichiarava lei!) ogni variante e sostegno da parte dell'amministrazione comunale se avesse acquistato l'area (il tutto mentre il suo ex assessore Paolo Straino è sotto processo con Gino Mamone per corruzione volta ad ottenere una variante urbanistica proprio per quella stessa area, con progetto dell'arch. Vittorio Grattarola amico di Burlando e socio della sua associazione Maestrale).

Ed i Mamone sono quella famiglia che con la ECO-GE ha costruito dopo il 1993 (cioè dopo il brindisi di Gino Mamone con i grandi, potenti e storici boss della 'ndrangheta in Liguria, Franco Rampino e Carmelo Gullace) una sorta di monopolio degli appalti pubblici (a partire da quelli della Sviluppo Genova per le ex Acciaierie di Cornigliano all'Acna di Cengio) e di grandi commissioni e subappalti da parte di privati a partire da Erg, Coopsette, Genova Hi-Tech.

Ed i Mamone sono quella famiglia della 'ndrangheta, indicata come tale dalla DIA già a partire dal 2002, e risultata in contatto con molteplici altri soggetti legati e appartenenti alla 'ndrangheta, come il Vincenzo Stefanelli ed i Fotia, per citare dei loro "colleghi" cosiddetti imprenditori.

Ed i Mamone, e nello specifico la ECO-GE SRL di Gino Mamone, ha avuto un interdizione atipica antimafia nel luglio 2010 da parte della Prefettura di Genova. "Atipica" perché promossa, come ha ricordato il prefetto Musolino alla Commissione Parlamentare Antimafia a fine ottobre scorso, in presenza di evidenti risultanze investigative ed anche se in assenza di provvedimenti giudiziari.

E se quell'interdizione antimafia è stata sistematicamente ignorata dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle Società da queste partecipate e controllate (si pensi a Sviluppo Genova, Fiera di Genova, Amiu), già nei lavori di somma urgenza dell'ottobre 2010 per l'alluvione di Sestri Ponente erano stati chiamati da AMIU (100% del Comune di Genova) a prestare la loro opera negli interventi di somma urgenza.

Oggi, li abbiamo ritrovati in azione per l'emergenza della nuova alluvione. Se prima abbiamo trovato i loro autospurghi a San Fruttuoso, tra via Torti e via Filippo Casoni, chiamata sempre dalle società pubbliche, per i lavori di somma urgenza in Piazzale Adriatico, vi era la ECO-GE dei Mamone. 


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