IMAGOMUNDI: LETTURA GRATUITA DELLE IMAGO: CLICCANDO SULLA STELLINA FREE HA DIRITTO AD UNA LETTURA GRATUITA DELLE IMAGO SCRIVI NELLO SPAZIO COMMENTI NOME DATA ...
Art. 1. Obiettivo del concorso
Il concorso “Enel Blogger Award 2012” (di seguito il “Concorso”) è
indetto da Enel S.p.A. ed ha la finalità di contribuire allo sviluppo
della cultura e di promuovere la crescita professionale nel settore
multimediale riconoscendo il merito personale attraverso l’attribuzione
dei premi di cui al successivo art. 5 ai partecipanti che risulteranno
vincitori.
Art. 2. Partecipanti
Il Concorso è aperto ai creatori di blog (di seguito “Partecipante” o
“Blogger”), redatti in lingua italiana e che trattano argomenti
appartenenti ad una delle seguenti categorie:
- ambiente
- finanza
- life style
- attualità
Ogni Partecipante può presentare una sola candidatura con riferimento a una delle suindicate categorie.
Art. 3. Requisiti per la partecipazione
I Partecipanti devono aver raggiunto la maggiore età e devono essere residenti in Italia.
I blog creati dai Partecipanti devono essere già attivi su Internet da
almeno 6 (sei) mesi prima della data di iscrizione al Concorso. I
Partecipanti devono pubblicare un minimo di 1 (uno) post a settimana a
partire dalla data di iscrizione al Concorso. I contenuti inseriti dai
Partecipanti all’interno dei blog devono essere originali, autentici, e
non coperti da copyright. Non sono ammessi i blog multi-autore.
Con la partecipazione al Concorso i Blogger dichiarano che la
partecipazione medesima non costituisce violazione di alcun obbligo,
contratto o impegno in essere avente ad oggetto il blog e tutti i suoi
contenuti.
I Partecipanti dichiarano, sotto la propria responsabilità, che i
contenuti presenti nei propri blog non violano la proprietà
intellettuale, la privacy o qualunque altro diritto di terzi. Non sono
ammessi al Concorso blog con contenuti pornografici, violenti, di
discriminazione razziale e/o religiosa e, in ogni caso, illecito.
Art. 4. Modalità di iscrizione e termini per l’iscrizione
La partecipazione al concorso è libera e gratuita.
Il Partecipante dovrà compilare la scheda d’iscrizione presente sul sito www.enelbloggeraward.com
(di seguito il “Sito”), registrarsi e accettare le condizioni del
Concorso. Il Partecipante dovrà scegliere un post contenuto all’interno
del proprio blog che consideri qualitativamente migliore e/o più
rappresentativo del proprio blog (di seguito il “Post Scelto”).
Il Partecipante al momento dell’iscrizione al Concorso dovrà indicare
l’indirizzo internet del blog e l’indirizzo internet del Post Scelto.
Ad avvenuta registrazione il Blogger potrà scaricare il “kit di
promozione” consistente in banner che sponsorizzano la sua
partecipazione con un collegamento diretto alla votazione.
Le iscrizioni potranno essere effettuate a partire dal 12 dicembre 2011 e fino al 17 gennaio 2012.
Finalmente un bagliore di civiltà: 830 comuni italiani vietano i botti di capodanno
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A babbei, ancora a spendere soldi con sti fuochi d'artificio?
Compratevi lenticchie e cotechino che è meglio!
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830 comuni italiani vietano i botti
di capodanno. Provocano ogni anno la morte di 5000 animali tra i quali
oltre 500 cani ed altrettanti gatti oltre a uccelli ed animali del bosco
che muoiono di crepacuore. Sarà colpa della crisi, sarà che una certa
cultura che proibisce i botti di capodanno che arrecano disturbo ma
anche danno alle persone anziane, ai cardiopatici e soprattutto agli
animali sta iniziando a prendere piede. Sta di fatto che ad oggi 830
comuni italiani hanno emesso ordinanze in cui sono vietati totalmente o
parzialmente i botti di Capodanno nella notte di San Silvestro, botti
che vale la pena ricordare provocano ogni anno la morte di 5000 animali
trai quali oltre 500 cani ed altrettanti gatti oltre a uccellini ed
animali del bosco che muoiono di crepacuore. Anche tra gli umani la
situazione non è migliore lo scorso anno infatti i botti (ed i
proiettili vaganti) hanno provocato un morto ed oltre un centinaio di
feriti. Entro la fine dell’anno dovrebbero essere oltre 1200 i comuni
che si doteranno di ordinanze totali o parziali per proibire i botti
nella notte di San Silvestro, la maggior parte dei comuni che ha
adottato tale ordinanza si trova nel centro-nord Italia mentre la
provincia più virtuosa al momento è quella di Bergamo dove sono
moltissimi i comuni anti-botti. Come tutti gli anni anche quest’anno
l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente mette a disposizione
una serie di servizi gratuiti per aiutare a prevenire i problemi legati
ai botti di capodanno per i nostri animali domestici (con l’aggiunta
quest’anno anche dei cavalli). Dal 22 dicembre e fino all’Epifania
rimane attivo tutti i giorni dalle 10 alle 20 telefono anti botti di
capodanno di AIDAA, chiunque può rivolgersi all’associazione per avere
informazioni e suggerimenti chiamando al 3478883546 oppure allo
02222228518. Inoltre da quest’anno è in distribuzione gratuita online
Micio e Fido per affrontare ogni situazione che contiene le regole per
evitare lo stress dei botti di capodanno ai nostri amici a quattro
zampe, per richiederlo basta inviare una email all’indirizzo di posta
elettronica @libero.it">direttivo.aidaa@libero.it.
Inoltre è attiva la petizione per chiedere la messa al bando totale dei
botti di capodanno che si può firmare online collegandosi all’indirizzo
www.firmiamo.it/noaibottidicapodanno
ad oggi sono oltre 7000 gli italiani che hanno sottoscritto la
petizione proposta da AIDAA e l’obiettivo è superare abbondantemente la
quota di 10.000 firme entro la fine dell’Anno.
Cliccalavoro vi mette a disposizione una serie di strumenti che contengono tutte le informazioni necessarie sul mondo del lavoro: - Newsletter: in cui si discute delle opportunità del mercato, dei nuovi lavori e, più in generale, in cui si ricostruisce un'aggiornata panoramica del mercato del lavoro. - Suggerimenti: schede informative mirate ad approfondire ulteriormente i contenuti più significativi accennati nelle newsletter. - FAQ (Frequently Asked Questions): domande e risposte sul nostro servizio e sulle modalità di navigazione nel nostro sito. - Corsi di formazione, master e stage: indicazione di corsi , master e stage che ci vengono segnalati dalle aziende e dai principali istituti universitari. - ……ed altri ancora che voi stessi ci suggerirete!
MARIO
MONTI AFFIDA LA GESTIONE DELLE FREQUENZE TV LIBERE AGLI AVVOCATI DI
MEDIASET. ECCO TUTTI I DATI, I DETTAGLI, I NOMI E I COGNOMI. Non
facciamoci ingannare. Quelle frequenze valgono 16 miliardi, sono un bene
pubblico, e vogliono regalarle, VERGOGNA !! > “....Alle ore 19
del 23 dicembre 2011, Mario Monti ha firmato l’apposita delega al
cosiddetto gruppo di esperti per definire le modalità della gara
d’appalto. Chi c’è dentro? SORPRESA! Ci sono uomini e avvocati di
Berlusconi, delegati dell’ opus dei, e una ex funzionaria del pds –longa
manus personale di Massimo D’Alema- che alla fine degli anni ’90 gestì
per conto di Prodi-Violante-Cardinale l’accordo di ferro tra Berlusconi e
i DS (da cui l’accordo mediaset-rai) che consentì il totale controllo
del sistema di telecomunicazioni in Italia da parte di Berlusconi da una
parte e D’Alema-Veltroni dall’altra, con la bocciatura definitiva del
varo di una legge sul conflitto d’interessi. Tale organizzazione
(“Fondazione Bordoni”) è dipendente dal Ministero dello Sviluppo
Economico, e risponde direttamente a Corrado Passera. Il principale
socio investitore della fondazione, neanche a dirlo, è la Fininvest,
nella persona di Marina Berlusconi..
Tutti ospiti a Cortina: paga la sorella di Alemanno...con soldi pubblici
Altro
che lacrime e sangue. Qui si parla di cene di lusso a Cortina e spese
pazze ai limiti dell'assurdo. Purtroppo, però, non stiamo parlando della
trama dell'ultimo cinepanettone, ma della gestione di Gabriella
Alemanno da quando è alla guida dell'Agenzia del Territorio. Secondo
quanto denunciato dal Fatto Quotidiano, infatti, la sorella del sindaco
di Roma, promossa al vertice dell'ente dal governo Berlusconi nel 2008,
dal suo arrivo avrebbe apportato un cambio di rotta sulle spese,
schizzate letteralmente alle stelle: i fondi destinati a "rappresentanza
e comunicazione istituzionale" sono passati da 80 mila euro all'anno,
nel periodo antecedente al suo insediamento, ad un milione nel 2010 e
addirittura a un milione e mezzo negli ultimi dodici mesi. Un
fiume di soldi pubblici utilizzati nei modi più disparati, tra eventi,
vernissage, cene di gala e regali vagamente trash. Nel rendiconto
annuale, destano molti dubbi le decine di migliaia di euro versati a
società terze per organizzare eventi e mostre, per non parlare delle
trente uova di struzzo decorate, pagate più di 3 mila euro, poi donate a
rappresentanti di Stati esteri. Ma è sui pasti di "rappresentanza" che
la sorella di Alemanno si è avvalsa più spesso dei soldi (pubblici)
dell'Agenzia: dai tanti pranzi presso un ben noto ristorante in zona
Montecitorio agli eccessi fatti registrare nell'estate del 2010 a
Cortina. Dopo aver sponsorizzato la manifestazioni "Cortinaincontra",
per un totale di 42 mila euro, l'ente ha infatti tirato fuori altri 780
euro per pagare la cena a ben undici persone nella lussuosa "Villa
Oretta". Tra i commensali, questa volta, anche il fratello Gianni.
Insomma, mentre il premier Mario Monti predica l'austerità e aumenta
tasse e benzina, c'è chi – all'interno della Casta – preferisce invece
continuare a vivere in un mondo parallelo. Particolare non secondario: a
Gabriella Alemanno, considerando il suo stipendio da 300 mila euro
lordi all'anno, i soldi per una cena Cortina non mancano di certo.
Sembra
incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di
potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che
capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in
cattedra per istruire chi sia messo anche peggio. Così
da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda
abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola
diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione
pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia,
non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del
berlusconismo. L’Islanda
invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con
Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono
opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei
confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il
ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori
sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e
che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi.
Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero
rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle
sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a
rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli
islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.
Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “ Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi“, oltre ad essere ridicolo è platealmente falso, com’è falso scrivere che “Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione (delle
banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza
colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso
del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole
“islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in
italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente
diffusa, mentre con ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti
alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo
Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese
in risposta al fallimento delle proprie banche. Quello
che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto)
rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno
determinato prima la cacciata del governo, poi pesanti processi per i
banchieri più spericolati e infine una riscrittura della costituzione
volta ad evitare che si ripeta lo stesso tipo di crack e che gli
operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza
responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti
agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come
continuerebbero a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano.
Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima
e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile. Tutte
cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno
senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha
deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona
percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste
sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è una serie di personaggi che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi. E non è un caso che chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche”
(!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo
Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione” e che nell’occasione: “Il
Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in
maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della
cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro
elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e
che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici
utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e
in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non
si è verificato in Islanda è perché i prestiti forniti dall’FMI
al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo
per fissare budget e obiettivi.“ Baggianate ripetute dall’estrema destra sempre in cerca di utili tarocchi, come da altri che s’atteggiano a sinistra. No, l’Islanda non è quella che ” Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale“. L’Islanda
ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha
semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle
che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e
africani negli anni ’90. L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va
perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato
l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i
ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi
armati di torce e forconi. Che
poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi
disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi
maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti
costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano
opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso
non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con
queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero
in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente
il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie,
che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura
fantastica sia facilmente verificabile.
Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati
REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove
persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto
lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La
rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno
parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica
decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui
creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani....CONTINUA http://cipiri.blogspot.com/2011/12/islanda-dove-i-banchieri-della-crisi.html
«Tutti
quelli che fanno il giornalismo lo fanno sperando di dire la verità:
anche se è difficile, li esorto e li incoraggio a continuare su questa
strada». Un testamento ideale quello che Giorgio Bocca, firma storica
del giornalismo italiano, scomparso all'età di 91 anni, affidò alle
nuove generazioni nell'aprile 2008, ricevendo nella stessa casa di
Milano dove si è spento dopo una breve malattia, il premio Ilaria
Alpi alla carriera. Un testamento anche il titolo del libro che uscirà
l'11 gennaio per Feltrinelli, «Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più
accettare». Insomma Bocca rimane l'Antitaliano, come si chiamava la sua
celebre rubrica sull'Espresso, fino all'ultimo giorno. La ricerca della
verità, accompagnata dal rigore analitico, dalla passione civile, da uno
stile fatto di sintesi e chiarezza e fortemente segnata dal suo
carattere, un mix di disciplina sabauda, curiosità severa e vis
polemica: questi i valori che hanno ispirato la carriera più che
cinquantennale di Bocca. Valori che il giornalista e scrittore, medaglia
d'argento al valor militare, aveva vissuto fino in fondo soprattutto
nei primi anni di attività, quelli della guerra e della militanza
partigiana: «I giornalisti della mia generazione - sottolineò in una
delle sue ultime apparizioni in tv, ospite a Le invasioni barbariche su
La7 nel novembre 2008 - erano mossi da un motivo etico: ci eravamo messi
tragedie alle spalle, perciò il nostro era un giornalismo abbastanza
serio. Oggi la verità non interessa più a nessuno» e «l'editoria è
sempre più al servizio della pubblicità». Nato a Cuneo da una famiglia
della piccola borghesia piemontese nel 1920, iscritto alla facoltà di
Giurisprudenza, appassionato di sci agonistico - e perciò noto
nell'ambiente del Guf (la gioventù universitaria fascista) cuneese -
Bocca iniziò a scrivere già a metà degli anni 30, su periodici locali e
poi sul settimanale cuneese La Provincia Grande. Durante la guerra si
arruolò come allievo ufficiale di complemento fra gli alpini e dopo
l'armistizio fu tra i fondatori delle formazioni partigiane di Giustizia
e Libertà: «L'ho fatto per pagarmi il biglietto di ritorno alla
democrazia», spiegava. Riprese allora l'attività giornalistica,
scrivendo per il quotidiano di GL, poi per la Gazzetta del Popolo, per
l'Europeo e per Il Giorno e segnalandosi per le inchieste. Nel 1976 fu
tra i fondatori, con Eugenio Scalfari, del quotidiano la Repubblica, con
cui aveva continuato a collaborare fino alle ultime forze. Al suo
attivo anche numerosi libri, che spaziano dall'attualità politica e
dall'analisi socioeconomica all'approfondimento storico e storiografico,
dalla questione meridionale alle interviste ai protagonisti del
terrorismo, senza mai dimenticare la sua esperienza partigiana, in nome
della quale aveva anche polemizzato di recente con alcuni tentativi di
revisione critica della Resistenza e in particolare con Giampaolo Pansa.
Tra i titoli più noti di Bocca, Storia dell'Italia partigiana (1966);
Storia dell'Italia nella guerra fascista (1969); Palmiro Togliatti
(1973); La Repubblica di Mussolini (1977); Il terrorismo italiano
1970-78 (1978); Storia della Repubblica italiana - Dalla caduta del
fascismo a oggi (1982); l'autobiografia Il provinciale. Settant'anni di
vita italiana (1992); L'inferno. Profondo sud, male oscuro (1993);
Metropolis (1994); Italiani strana gente (1997); Il secolo sbagliato
(1999); Pandemonio (2000); Il dio denaro (2001); Piccolo Cesare (2002,
dedicato al fenomeno Berlusconi, libro che segnò il passaggio di Bocca
da Mondadori, suo editore da oltre dieci anni, a Feltrinelli); Napoli
siamo noi (2006); Le mie montagne (2006); È la stampa, bellezza (2008).
Annus Horribilis, Milano, Feltrinelli (2010). Fratelli Coltelli
(1948-2010 L'Italia che ho Conosciuto), Milano, Feltrinelli (2010).
Nella vita di Bocca c'è stato spazio anche per una breve esperienza
televisiva su Canale 5, alla fine degli anni '80, con la rubrica I
protagonisti. «Quando andai a lavorare a Canale 5 - raccontò in
un'intervista - Scalfari disse 'Giorgio si è innamorato di Berlusconì. E
in effetti mi piaceva la sua capacità di fare la tv sul piano tecnico e
organizzativo. Ma quando si mise a far politica, cambiai idea». Con
l'abituale lucidità, così sintetizzava la sua biografia politica: «Sono
uscito dal fascismo, sono entrato nella Resistenza a capo di una
divisione partigiana di Giustizia e libertà e poi, pur essendo stato
vicino al Psi non mi sono più iscritto ad alcun partito: non ho più
voluto avere uno che decidesse sulla mia testa». Alle elezioni del 2008
non aveva neanche votato: «Mi ha stufato la politica com'è in Italia».
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Montanelli e Bocca 1978
Lezioni di giornalismo in ricordo di due grandi penne italiane
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“Match”, Rai, fine anni settanta: coordina il dibattito Alberto
Arbasino, ospiti Indro Montanelli e Giorgio Bocca. Arbasino vuole lo
scontro, l’urto, la discussione accesa; ne va degli ascolti. Ma
Montanelli e Bocca non litigano: parlano. Per l’italiano medio quello
spettacolo è noioso, poiché non ne conosce lo stile. Colpi da biliardo e
non di clava. Lavoro minuzioso con scalpello e martellino per solcare
il muro al millimetro, criterio più elegante che si estranea dal
contesto generale, in cui la ferramenta è composta da una palla
d’acciaio attaccata a un gru. E che scompone con gran boato tutto quello
che tocca; distruggendo e non creando. Il botta e risposta col
fioretto, il fazzoletto al taschino e la buona educazione non piace alla
gente. Arbasino lo sa: “scusate, ma ho l’impressione che il nostro
civile incontro di stasera sia talmente civile che è di una
pacatezza….”. lo interrompe Bocca: “guarda Arbasino che io non sono
venuto qui per far finta di litigare con Montanelli. La televisione è
bella e interessante, ma io non sono qua per far divertire la gente”. Se
ne va portandosi nella tomba quel modo pacato di fare giornalismo. Ora
–se si vuole escludere Scalfari- tutti i grandi narratori del’900 se ne
sono andati: da Longanesi a Biagi, da Montanelli a Bocca, passando per
Flaiano che, raccontando alla perfezione gl’italiani, ha compilato
cent’anni di fatti, di notizie, di articoli giornalistici con la data in
bianco. Attuali in qualunque momento. Piangere un uomo di novantun anni
è roba da idioti; ma lo è ancora di più non cogliere questa occasione,
l’ultima notizia che da Bocca ci giunge: è morto, e la sterminata sua
opera è a disposizione. Libri, articoli, apparizioni tv, intuizioni
celeberrime che, come additava ad Arbasino, non avevano come scopo il
“far divertire la gente”. Bocca non raccontava i pregi degl’italiani.
Che sono pochi. Ma i loro difetti: che sono molti. E, come un buon
amico, fino all’ultimo, non ha perso tempo con stupide lodi; ma con
costruttivi rimproveri. Se la prendeva con gl’italiani e coi loro
difetti endemici: banalità, furbizia, ignoranza. È stato il più sincero
di tutti. Né un finto amico né un finto nemico. Come lo raccontava
Montanelli nei suoi diari.
16 novembre 1969; Mi riferiscono, di Bocca, questo giudizio su di me:
“Sempre il più bravo di tutti. Bravissimo. Troppo bravo. Ma mettendo lo
stesso impegno a scrivere gli articoli su Venezia e quello sull’arbitro
Lo Bello, dimostra che in realtà non è impegnato in nulla”. È vero. Non
sono impegnato in nulla. In nulla, meno che nel mio mestiere.
Fiorentina-Bari 3-0. E Chiarugi capo-cannoniere.
25 novembre 1969; Solo ora mi mostrano l’articolo che Bocca mi ha
dedicato sul Giorno. Gli avevo mandato la mia Italia del Seicento con
una dedica affettuosa in cui lo chiamavo “ami-nemico”. Lui ne informa i
lettori, ma mi risponde da nemico dichiarato, con una stroncatura
sgarbata. Non vorrei cadere in peccato di presunzione. Ma credo che sia
stato per differenziarsi da me, per non diventare una mia copia, che si è
costruito un personaggio antitetico al mio: eternamente impegnato,
intransigente, accigliato, e costretto a una perpetua polemica con tutto
ciò che io rappresento. Ma anche lui ne capisce l’artificiosità ed
evita il contatto con me perché teme che lo costringa a prenderne atto.
Se potesse, mi sopprimerebbe. Eppure, sono io a sentirmi colpevole verso
di lui che, senza di me, sarebbe diventato un grande, un grandissimo
giornalista, e non soltanto un inquisitore, molto spesso sbagliato.
25 giugno 1970; Apro per caso la radio, e sento la voce di Bocca: “Io
non sono un ipocrita come Montanelli, il quale va ripetendo che scrive
per il lettore. Io il lettore non lo conosco, e non m’interessa. Scrivo
solo per i pochi amici che stimo, fra i quali c’è anche lo studente
Capanna (Mario Capanna, leader del movimento studentesco n.d.r.),
sebbene non lo abbia mai incontrato. E scrivo solo quello che piace a me
e a loro…”. Non si rende conto di quale omaggio mi rende cogliendo ogni
pretesto per presentarsi come la mia antitesi, umana e professionale.
22 novembre 1977; Confronto fra me e Bocca a Match, la rubrica
televisiva di Arbasino. Cerchiamo invano qualche motivo di litigio, e
Arbasino si arrabbia. Bocca non trova altro da rimproverarmi che il
solito articolo contro la Cederna.
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Mario Monti riuscirà a salvarci, come scrivono giornali e
televisioni? No, purtroppo: sempre ammesso che l’obiettivo del governo
tecnico sia il salvataggio del paese, e non invece la sua sostanziale
svendita a prezzi di realizzo ai dominus della finanza
mondiale, ansiosi di mettere le mani sui “gioielli di famiglia” come
Eni e Finmeccanica, senza contare immobili prestigiosi, terreni
agricoli, beni comuni come l’acqua. Loretta Napoleoni è pessimista:
«Penso che stiamo scivolando verso la Grecia», dice, perché «quello che
sta succedendo oggi in Italia l’abbiamo già visto in Grecia e lo vediamo
quotidianamente». Come se non bastasse, c’è un nuovo campanello
d’allarme: l’aumento dei suicidi. «E’ uno dei primi segnali di un Paese
che scivola lungo la china del default e della bancarotta».
Chiaramente, aggiunge l’economista in un intervento pubblicato sul blog “Cado in piedi”, il baratro della crisi è anche un problema di percezione. E’ accaduto
anche ad Atene: il numero di suicidi è vertiginosamente aumentato
quando il paese ha affrontato lo choc della realtà: il buco nero del
debito e i tagli
selvaggi imposti alla spesa sociale. Fino a poco prima, la Grecia non
aveva il minimo sospetto che la catastrofe fosse dietro l’angolo. E
adesso, a quanto pare, tocca a noi: «Fino a poche settimane fa – scrive
Loretta Napoleoni – gli italiani neanche sapevano di trovarsi in questa
situazione, perché si continuava a dire che tutto andava bene», stando
appunto alle surreali rassicurazioni del Cavaliere. Poi, di colpo, il
precipizio. Fino alla “cura” Monti. Che, secondo la Napoleoni, peggiorerà solo le cose.
«Ci troviamo in una situazione in cui la politica di austerità imposta dall’Europa
unita non funzionerà», dice l’economista. Il “rigore” «ci porterà a una
spirale deflazionista e di depressione». Finale scontato: «Andremo
verso il destino della Grecia, con 519 miliardi da pagare nel 2012 e da
rastrellare sul mercato per pagare gli interessi sul debito». Prima o
poi dovremo chiedere aiuto: soccorso finanziario che «sicuramente non ci
verrà dato». Il rischio? «Si porrà il problema del default
incontrollato», la bancarotta improvvisa e selvaggia, il panico. «Noi
dovremmo avere un “piano B” per un default controllato, una
rinegoziazione del debito e una potenziale uscita dall’Euro o la
costituzione di un Euro a due velocità», insiste Loretta Napoleoni:
«Dovremo fare un po’ più di quello che fa Cameron e un po’ meno di
quello che fa Papademos e che ha fatto fino a oggi Papandreou».
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Grecia senza cibo e medicine, i bambini muoiono di fame
Duecento casi di bambini in pericolo, denutriti, «perchè i loro
genitori non sono in grado di alimentarli come si deve». Non è il
medioevo, è la Grecia
del 2011. «Quando ho letto questa notizia – confessa Debora Billi –
pensavo fosse l’esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi
sembrava incredibile». Invece è l’Ansa, che cita il sito “Newsit”.
E’ la maggiore agenzia di stampa italiana a confermare la storia: quei
200 piccoli europei sono davvero alle prese con la fame, e i loro
insegnanti «fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro
alunni che non hanno da mangiare». Questa non è più crisi, è catastrofe
umanitaria: «Il ministero della pubblica istruzione, che in un primo
momento aveva definito la denuncia come “propaganda”, si è visto
costretto a riconoscere la gravità del problema».
Come hanno riferito alcuni insegnanti al quotidiano “To Vima”, il problema della denutrizione ormai esiste e, in Grecia, viene individuato più facilmente nelle
scuole a tempo pieno: «Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e
dicono di averlo dimenticato a casa perché si vergognano di dire la
verità». E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere
guariti, non vogliono lasciare l’ospedale perché non hanno dove andare a
dormire, continua la cronaca greca, ripresa dal blog “Crisis.Blogosfere”.
«Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame», osserva Debora
Billi: l’altra emergenza, ormai drammatica, riguarda l’assistenza
sanitaria: la Grecia sembra stia scivolando verso una disperazione sociale da terzo mondo.
«I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009
e il 2010», scrive “L’Unità” in un recente servizio da Atene, «mentre
quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%».
Contemporaneamente, i centri sanitari statali hanno subito tagli per il 40% del loro budget: il personale è gravemente carente, perché molti lavoratori sono stati licenziati per effetto dei tagli al sistema di protezione sociale imposto dalla terapia d’urto voluta dall’Europa.
Risultato, la disperazione ormai diffusa, che incoraggia la peggiore
forma di corruzione: «Le code per una visita o per un ricovero sono
diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare
il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri».
Inoltre, aggiunge “L’Unità”,
cominciano a scarseggiare alcuni medicinali: molte ditte farmaceutiche
hanno infatti deciso di sospendere l’approvvigionamento di farmaci agli
ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un
esponente della Roche ha dichiarato al “Wall Street Journal” che il
gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci
anti-cancro, mentre Novo Nordisk ha smesso di rifornire gli ospedali
greci di insulina e Leo Pharma ha cessato di spedire ad Atene due
medicinali importanti, un anticoagulante e un farmaco contro la
psoriasi.
Già nel 2008, cioè tre anni fa, sapevamo che i greci sarebbero stati
“i primi”, scrive Debora Billi, segnalando che il suo blog ha avviato
dal 2010 un monitoraggio ravvicinato delle sofferenze sociali provocate
in Grecia dal “rigore” imposto dalla Bce
dopo lo scoppio della crisi finanziaria, lasciata marcire dai bilanci
statali “truccati” dai consulenti della Goldman Sachs. Debora Billi è
“sul pezzo” da anni: «Malgrado ciò – scrive ora – sono stupita dalla
rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare
altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore
di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile
consapevolezza che i prossimi saremo noi».
Vittorio
ARRIGONI aveva scritto nel dicembre 2007 una "Lettera aperta ai Re Magi
(segregati dal muro dell'apartheid israeliano)". "Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro..."
Di seguito le parole di Vittorio scritte in una Vigilia ormai lontana.
Lettera aperta ai Re Magi (segregati dal muro dell'apartheid israeliano) 20/12/2007
"Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro sarete sorpresi di
non trovare né erba, né pecore, né pastori, né contadini: tutti costoro
sono ...ormai separati dalle loro terre da questo muro dichiarato
illegale dal tribunale dell'Aja, ma ancora in piedi. Vi sorprenderà il
paesaggio cambiato: insediamenti illegali ricoprono quelle che un tempo
erano colline verdeggianti di olivi secolari. Se nel viaggio di
ritorno da Betlemme, passerete per Gaza, portatevi borracce d'acqua
potabile e torce elettriche perchè il governo israeliano l'ha privata
dei beni fondamentali. Vi raccomandiamo di non ammalarvi perchè
l'ospedale di Gaza è privo di energia elettrica e di rifornimeni di base
e fornitevi di lasciapassare o resterete imprigionati lì come i
palestinesi. Buona fortuna e Buon Natale! ps. Secondo l'ONU
Betlemme è circondata da 78 ostacoli fisici, fra cui 10 checkpoint
militari e 55 blocchi stradali." Vik, Guerrilla Radio
Appello di Libertà e Giustizia a Governo e Parlamento Corruzione: subito le convenzioni!
Libertà e Giustizia lancia un appello a tutte le forze
politiche presenti in Parlamento affinché si impegnino a ratificare le
convenzioni internazionali firmate dall’Italia in materia di corruzione,
dotando così il nostro Paese di adeguati strumenti per la lotta contro
questo fenomeno.
Al riguardo, Transparency International ha recentemente pubblicato il
suo Report annuale circa i livelli di corruzione percepita nei diversi
Paesi del mondo: nel 2011 l’Italia retrocede di due posizioni rispetto
al 2010 e si pone al 69esimo posto, a pari merito con Ghana, Macedonia e
Samoa.
Si tratta di un giudizio severo e tuttavia prevedibile: già nel 2009
sulla drammatica situazione del nostro Paese si era concentrata
l’attenzione del GRECO (Group of States against Corruption),
l’organizzazione istituita dal Consiglio d’Europa che si occupa di
monitorare il fenomeno della corruzione nei diversi Paesi del
continente. In tale occasione vennero sottolineate le peculiarità che
rendono il quadro italiano particolarmente allarmante: pericoloso
intreccio fra criminalità organizzata e corruzione, assenza di efficaci
misure preventive, scarsa trasparenza delle pubbliche amministrazioni e –
soprattutto – mancanza di un’adeguata legislazione in materia. Si rende necessario un deciso intervento di riforma da parte
del nostro legislatore, in modo da armonizzare il nostro ordinamento
agli altri sistemi giuridici europei. Proprio a tal scopo, in
seno al Consiglio d’Europa sono state firmate nel 1999 due Convenzioni
contro la corruzione, una in ambito penale, l’altra in ambito civile: la
prima punta ad uniformare le fattispecie penali previste dalle
differenti legislazioni europee e a favorire una più efficace
cooperazione tra autorità di diversi Paesi; la seconda mira a assicurare
un effettivo risarcimento alle vittime della corruzione in ogni parte
del continente. Nonostante le due Convenzioni siano già state
ratificate in diversi Paesi europei (entrando perciò ufficialmente in
vigore rispettivamente nel 2002 e nel 2003), l’Italia non ha ancora
raccolto la sfida: i disegni di legge di ratifica giacciono nei due rami
del Parlamento, ignorati dalla nostra classe politica. Facciamo dunque appello al nostro Parlamento e al Governo
affinché si adoperino per facilitare il percorso parlamentare delle
leggi di ratifica delle due Convenzioni del Consiglio d’Europa: oltre ad
essere eticamente inaccettabili, i costi della corruzione rappresentano
anche una grave emorragia di risorse economiche che il nostro Paese,
specie in un momento come questo, non può più permettersi di ignorare.
(A cura di Fabio Chiovini e Matteo M. Winkler per LeG)
Come possono oggi i nominati seduti sugli scranni del parlamento
italiano recepire gli accordi e le norme internazionali dirette a
debellare la corruzione se essi sono in maggioranza condizionati da chi
li ha nominati,tra i quali qualche pezzo da novanta il quale,con la sua
nota faccia di bronzo,mentre era al governo rimestava per impossessarsi,
gratuitamente,delle frequenze televisive lasciate libere con l’avvento
del digitale e ora lancia avvertimenti mafiosi sia al governo che gli è
succeduto, se si permetterà di indire l’asta pubblica per
l’aggiudicazione di dette frequenze sia a coloro che,imprudenti,vorranno
osare parteciparvi per una libera e lecita concorrenza con il suo
monopolio televisivo (e dell’informazione … !) privato !?.
REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani.
E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d’interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d’interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse “detestabile”, e dunque non esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d’interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all’arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l’Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d’informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già scappati.
Da NET1NEWS.ORG
Tratto da: http://www.informarexresistere.fr/2011/12/05/islanda-dove-i-banchieri-della-crisi-vengono-arrestati/#ixzz1hMlwKeAR
Cio' che è successo in Islanda è senza precedenti. L'abbattimento dell'idea che il debito è un'entità sovrana, in nome della quale è sacrificabile un'intera nazione. Percio' nessuno deve sapere il referendum islandese voluto dal Capo dello Stato Ólafur Ragnar Grímsson.
Ogni volta che ci dicono che per arginare il debito di un paese ci vogliono piu' tasse, che sono procedure essenziali,etc.etc. Non è vero,è una bugia.
Lo ha dimostrato il popolo islandese che ha sconfitto le lobby economiche e i loro ricatti. Non hanno varato la manovra economica a spese dei cittadini per le perdite delle banche(i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati. Quello che è successo in Islanda mette in imbarazzo politici ,che sono le pedine dei gruppi bancari, e fà paura all'economia globale. Censurare il referendum islandese e non farlo conoscere alla massa occidentale,è stato l'ordine numero uno delle grandi banche.
Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione,yramite una nuova Magna Charta Costituzionale,redatta via Internet e le sedute parlamentari, in diretta su Streaming on line
Lo sappiano i CITTADINI GRECI , cui è stato detto che la
svendita del settore pubblico era l'unica soluzione.
E lo tengano a mente anche quelli PORTOGHESI, SPAGNOLI ed ITALIANI
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale:
è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale .
"......i lavoratori sono disperati mentre i governi del centro destra e del centro sinistra lasciano le spese militari invariate,
ovvero 2 miliardi di euro al mese.....
Si poteva dire: ragazzi, lasciamo perdere le spese militari, tanto la Svizzera non ci invaderà a colpi di toblerone...quei soldi potevano servire per il sociale e per esempio, per i treni, che fanno schifo.
Nel mondo poi, tre miliardi di persone vivono con un dollaro al giorno eppure spendiamo 1500 miliardi di dollari in spese militari..... ma questo argomento è un tabù...."
-Gino Strada-
FREE - WEB: Gino Strada: http://www.emergency.it/index.html "......i lavoratori sono disperati mentre i governi del centro destra e del cen tro sinist...
NON CARICATE VIDEO DA YOU TUBE DELLE TRASMISSIONI DEL BISCIONE , PERKE' COSI' FACENDO AIUTATE MEDIASET
A VINCERE LA CENSURA DI YOU TUBE
PC: Guerra tra Mediaset e Youtube: Guerra tra Mediaset e Youtube NON CARICATE VIDEO DA YOU TUBE DELLE TRASMISSIONI DEL BISCIONE , PERKE' COSI' FACENDO AIUTATE MEDIA...
Ieri
da Santoro abbiamo assistito all’ennesima scena di pianto e
disperazione, questa volta da parte di un gruppo di dipendenti di
cooperative che lavoravano per le Ferrovie Italiane e che a causa delle
scelte dell’amministrazione, che da un giorno all’altro ha deciso di
rinunciare ai loro servizi, verranno lasciati a casa nella disperazione
più triste! Figli e parenti da mantenere che non potranno più essere
mantenuti; mutui e affitti da pagare che non potranno più essere pagati;
Così intanto che
Ruotolo li intervistava, alcuni di questi ex-lavoratori mentre
dissentivano dal piano di licenziamenti fatto dall’a.d. delle ferrovie
(dello Stato?) Mauro Moretti, pensando al triste futuro che li
attendeva, si sono lasciati prendere dalla commozione e hanno
cominciato a disperarsi e a piangere. Altri invece in protesta e
sciopero della fame sopra una gru tentavano di rassicurare i loro cari
che singhiozzavano sotto di loro!
Insomma per un momento ci è sembrato di assistere ad uno di quei programmacci strappalacrime alla Maria De Filippi!
No,
non facciamo ironia di cattivissimo gusto sulla disperazione di chi ha
perso il lavoro e non sa come andare avanti. Non dileggiamo chi
probabilmente non potrà più dare un futuro a se stesso e alla propria
famiglia. Siamo lavoratori precari e sappiamo molto bene cosa si prova a
non avere un futuro.
Ciò
che intendiamo sottolineare a gran voce è quanto fosse enorme il senso
di rassegnazione che trapelava dai gesti e dalle parole di questi
lavoratori. Una rassegnazione che ci ha lasciato inebetiti e quanto mai
incupiti sul futuro di tutta la classe dei lavoratori italiani.
Perché
cercate di comprendere bene, chi, senza via di scampo, si trova di
fronte al proprio aguzzino ha solo due scelte: o si rassegna al proprio
destino e si mette a piangere perché sa che da li a poco dovrà morire,
oppure raccoglie tutte le forze che può raccogliere e pur nella
consapevolezza di non avere quasi possibilità di riuscita, ci si lancia
contro tentando il tutto per tutto!
Perché
tra chi muore piangendo in rassegnazione e chi muore lottando c’è la
grande differenza che questi ultimi col loro esempio fanno comprendere a
tutti gli altri, che c’è SEMPRE la possibilità e la SCELTA di lottare
contro chi ti sta distruggendo la vita. E se non saranno loro a vincere,
ci riuscirà magari qualcun altro proprio grazie all’esempio e al
sacrificio dei primi.
Questo
qui esposto è stato il sunto di tutte le lotte che i lavoratori già
dalla metà dell’800 hanno dovuto affrontare per rivendicare quei diritti
di cui fino a qualche anno fa potevano godere tutti gli altri
lavoratori. Diritti che sono costati decenni di lotte, di lacrime e
sangue, di morti e feriti e che sono stati distrutti in pochissimi anni
senza la minima reazione da parte degli attuali lavoratori!
Poiché
oggi l’unica cosa che i lavoratori sono capaci di fare per difendere il
loro diritto al lavoro è arrampicarsi sulle gru e piangersi addosso
senza minimamente comprendere che così facendo intrinsecamente la danno
vinta al loro aguzzino che, vista l’inutilità della protesta, sarà
ancora più felice di continuare a liberarsi di loro e di quanti ancora
potrà allo scopo di guadagnare quanto più denaro possibile.
No cari lavoratori tutti, questi non sono tempi per piangere o disperarsi.
Questi sono tempi per reagire e lottare per il proprio futuro!
Perché questi tempi sono MATURI per unirsi tutti quanti (disoccupati, precari, sfruttati, ecc. ecc.) e PRENDERE IL POTERE! Perché METTETEVELO BENE DENTRO LA ZUCCA, NOI SIAMO LA MAGGIORANZA!
Noi siamo il succo dell’Italia e forse l’ultima speranza che questa
nazione ha di cambiare. Noi siamo LA CURA al virus della mala politica
asservita alle multinazionali del profitto a tutti i costi e ai poteri
forti che se ne fregano del bene comune.
Ma per cambiare e curare questa povera nazione ammalata di egoismo sociale e di liberalizzazione selvaggia, dovete prendere coscienza di voi stessi e della vostra forza.
Dovete cominciare a smetterla di votare tutti i partiti che avete
votato fino ad ora! Dovete insieme a tutti noi dare vita ad un nuovo
progetto politico e avere il coraggio di togliere le redini della
nazione dalle mani delle lobby finanziarie e politiche e metterle nelle
vostre mani di lavoratori precari, di cassaintegrati, di imprenditori
strozzati dai debiti, di madri e di padri che non riescono più a dare un
futuro ai loro figli! Questo dovete fare da oggi piuttosto che
piangere!!!
“Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”, dopo 14 anni annullata l’immunità parlamentare per Bossi!
La Corte Costituzionale ha annullato,
con una sentenza pubblicata oggi, la delibera con la quale la Camera
aveva dichiarato coperte da immunità parlamentare alcune dichiarazioni
con le quali Umberto Bossi nel 2008 aveva pesantemente criticato il
giudice di Cantù, Paola Braggion, che lo aveva condannato per vilipendio
della bandiera a seguito di dichiarazioni del leader della Lega sul
tricolore da utilizzare come carta igienica. Braggion aveva chiesto il risarcimento danni a Bossi e la Corte d’appello di Brescia lo aveva condannato a pagare 40mila euro al magistrato, sentenza impugnata dal leader leghista.
Il fatto incriminato risale al 26 luglio 1997, durante un comizio a Cabiate (Como), dove il leader leghista Umberto Bossi riferendosi alla bandiera tricolore affermò “quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”.
Dopo
la condanna arrivata nel 2008 (e gli insulti al giudice Braggion, come
scritto sopra), a quel punto intervenne la Camera dei Deputati che
adottò una delibera per definire insindacabili le parole di Umberto Bossi, in quanto espresse nell'esercizio delle “funzioni parlamentari” …
Cioè vi rendete conto? siamo all’assurdo! Un parlamentare dice che “con il tricolore ci si pulisce il culo”
(parole testuali), e la Camera lo salva dalla condanna? Insultare il
tricolore è una “funzione parlamentare”? Roba da matti! Roba da Italia! E
il brutto è che li stipendiamo anche …
Adesso la palla passa
alla Consulta che dovrà decidere sul ricorso contro la sentenza di
condanna fatto da Umberto Bossi. Niente di eclatante, ma già è una
piccola soddisfazione!
In Parlamento? “Siamo qui a fare i cazzi nostri”.
Ecco il racconto di come si diventa “responsabili” in parlamento, da gli
Intoccabili, in onda su La7.
Dalla fiducia del 14 dicembre 2010 , alla
Svizzera, tutto finalizzato a prendere il vitalizio. Perché, come dice
l’onorevole Razzi: “Qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si
inculano loro”.
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Mussolini , difende i delinquenti come Razzi
La casta si scaglia contro Barbato, reo di aver sputtanato Razzi (15Dic2011)
Razzi : le deliranti parole carpite dalla telecamera nascosta di Barbato
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La Mussolini e molti altri se la sono presa con Barbato. Senza fiatare sulle accuse che razzi ha implicitamente rivolto a tutti i parlamentari valutati come delinquenti.
Ampia sintesi del dibattito alla Camera contro il deputato Idv Barbato
che ha filmato di nascosto dichiarazioni scottanti di alcuni colleghi
passando poi il video alla trasmissione di La7 "Intoccabili".
L'ALTERNATIVA CONTRO LA CRISI PER RIDISTRIBUIRE LA RICCHEZZA C'E': • patrimoniale da 10 miliardi(per i ricchi) • taglio di 30 miliardi ai finanziamenti a fondo perduto alle aziende • rientro dei depositi italiani in Svizzera: 10 miliardi • recupero dell'evasione fiscale: 40 miliardi • tassazione delle rendite finanziarie al 20% • taglio delle spese militari per 10 miliardi • taglio dei consigli d'amministrazione e degli stipendi dei menager pubblici Per risanare i conti e creare sviluppo e crescita economica, investendo: • 20 miliardi in istruzione e ricerca scientifica • 20 miliardi per un piano di sviluppo del Sud • 10 miliardi a sostegno di: giovani, precari e disoccupati —