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lunedì 31 dicembre 2012

RIDO - PIANGO: BUON ANNO NUOVO

BUON ANNO NUOVO



 BUON ANNO NUOVO


BUON ANNO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

ALBANIAN Gëzuar vitin e ri
ALSATIAN e glëckliches nëies / güets nëies johr
ARABIC aam saiid / sana saiida
ARMENIAN shnorhavor nor tari
AZERI yeni iliniz mubarek
AFRIKAANS gelukkige nuwejaar
BAMBARA bonne année
BASQUE urte berri on
BELARUSIAN З новым годам (Z novym hodam)
BENGALI subho nababarsho
BERBER asgwas amegas
BETI mbembe mbu
BOBO bonne année
BOSNIAN sretna nova godina
BRETON bloavez mad
BULGARIAN честита нова година (chestita nova godina)
BIRMAN hnit thit ku mingalar pa
CANTONESE kung hé fat tsoi
CATALAN feliç any nou
CHINESE xin nièn kuai le / xin nièn hao
CORSICAN pace e salute
CROAT sretna nova godina
CZECH šťastný nový rok
DANISH godt nytår
DUTCH gelukkig Nieuwjaar
ESPERANTO felicxan novan jaron feliæan novan jaron (Times SudEuro font)
ESTONIAN head uut aastat
FAROESE gott nýggjár
FINNISH onnellista uutta vuotta
FLEMISH gelukkig Nieuwjaar
FRENCH bonne année
FRIULAN bon an
GALICIAN feliz aninovo
GEORGIAN gilotsavt aral tsels
GERMAN ein gutes neues Jahr / prost Neujahr
GREEK kali chronia / kali xronia eutichismenos o kainourgios chronos
GUARANÍ rogüerohory año nuévo-re
HAITIAN CREOLE bònn ané
HAWAIIAN hauoli makahiki hou
HEBREW shana tova
HINDI nav varsh ki subhkamna
KANNADA hosa varshada shubhaashayagalu
KHMER sur sdei chhnam thmei
KIRUNDI umwaka mwiza
KOREAN seh heh bok mani bat uh seyo
KURDE sala we ya nû pîroz be
HUNGARIAN boldog új évet
ICELANDIC farsælt komandi ár
INDONESIAN selamat tahun baru
ITALIAN buon anno, felice anno
IRISH GAELIC ath bhliain faoi mhaise
JAPANESE akemashite omedetô
KABYLIAN asseguèsse-ameguèsse
NORWEGIAN godt nytt år
MACEDONIAN srekna nova godina
MALAGASY arahaba tratry ny taona
MALAY selamat tahun baru
MALTESE sena gdida mimlija risq
MAORI kia hari te tau hou
MONGOLIAN shine jiliin bayariin mend hurgeye (Шинэ жилийн баярын мэнд хvргэе)
MORÉ wênd na kô-d yuum-songo
LAO sabai di pi mai
LATIN felix sit annus novus
LATVIAN laimīgo Jauno gadu
LINGALA bonana / mbula ya sika elamu na tonbeli yo
LITHUANIAN laimingų Naujųjų Metų
LOW SAXON gelükkig nyjaar
LUXEMBOURGEOIS e gudd neit Joër
OCCITAN bon annada
PERSIAN sâle no mobârak
POLISH szczęśliwego nowego roku
PORTUGUESE feliz ano novo
ROMANI bangi vasilica baxt
ROMANIAN un an nou fericit / la mulţi ani
RUSSIAN С Новым Годом (S novim godom)
SAMOAN ia manuia le tausaga fou
SANGO nzoni fini ngou
SOBOTA dobir leto
SPANISH feliz año nuevo
SWAHILI mwaka mzuri
SWEDISH gott nytt år
SWISS-GERMAN äs guets Nöis
SARDINIAN bonu annu nou
SCOTTISH GAELIC bliadhna mhath ur
SERBIAN srecna nova godina
SHONA goredzwa rakanaka
SINDHI nain saal joon wadhayoon
SLOVAK stastlivy novy rok
SLOVENIAN srečno novo leto
TAMIL iniya puthandu nalVazhthukkal
TATAR yana yel belen
TELUGU nuthana samvathsara subhakankshalu
TAGALOG manigong bagong taon
TAHITIAN ia ora te matahiti api
THAI (sawatdii pimaï)
TIBETAN tashi délek
TURKISH yeni yiliniz kutlu olsun
UDMURT Vyľ Aren
UKRAINIAN Z novym rokom
URDU naya saal mubarik
WALOON (“betchfessîs” spelling) bone annéye / bone annéye èt bone santéye
WELSH blwyddyn newydd dda
WEST INDIAN CREOLE bon lanné
YIDDISH a gut yohr
VIETNAMESE Chúc Mừng Nam Mới / Cung Chúc Tân Niên / Cung Chúc Tân Xuân




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sabato 29 dicembre 2012

L'impatto del consumo di carne sulla fame nel mondo



L'impatto del consumo di carne sulla fame nel mondo " Secondo i dati della FAO del 2009, oltre un miliardo di individui nel mondo, un sesto dell'umanità, soffre la fame. Mentre queste persone non hanno cibo a sufficienza, un altro miliardo consuma carne in maniera smodata.

E' questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L'attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrienti necessari.

Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali, con un grave spreco e ridistribuire le risorse in modo equo.

Il problema della ridistribuzione delle risorse non è causato soltanto dallo spreco dovuto allo smodato consumo di carne da parte dei paesi ricchi, è sicuramente più ampio, ma questi specifici sprechi vi contribuiscono in maniera significativa.

Nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l'allevamento intensivo del bestiame, bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta squilibrata del Nord del mondo, dove l'emergenza sanitaria è ormai costituita dall'obesità e da tutte le malattie connesse alla sovralimentazione e all'eccessivo consumo di prodotti animali, mentre il Sud del mondo si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi figli.


http://www.saicosamangi.info/sociale/ 

Per cambiare

Il modo più semplice e diretto per contribuire davvero alla soluzione di problemi descritti in "Dalla fabbrica alla forchetta" è scegliere di NON nutrirsi di animali e di prodotti di origine animale, così da far diminuire i danni degli allevamenti.
Come fare?
Diventare vegani è una scelta personale, non nel senso di "gusti sono gusti" e quindi farla o non farla "è lo stesso"; al contrario: è personale nel senso che è una nostra responsabilità, è una cosa che si può fare da soli fin da subito, non serve l'intervento di altri, non ci sono leggi sul tema che ci vincolino a comportarci in un modo o in un altro. Sta solo a noi.
Sta a noi salvare la vita agli animali, diminuire l'impatto sull'ambiente e sui paesi più poveri, migliorare la nostra salute, con questa semplice scelta.
Cambiare abitudini può sembrare difficile, ma si tratta solo di abitudini, niente di insormontabile! Per aiutare in questa scelta, ecco uno "starter-kit" con delle utili informazioni per iniziare questa transizione e arrivare in modo facile a vivere vegan: VegFacile.info, per diventare vegan passo-passo, in modo facile!
Si tratta di un ottimo punto di partenza per capire perché, ma soprattutto come, vivere vegan: passo-passo vi guiderà lungo un facile percorso per diventare vegan, spiegandovi ogni cosa, togliendovi ogni dubbio, con tante foto e illustrazioni per rendere la lettura più chiara e scorrevole!


Cosa significa vegetariano/vegano?
Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali. TUTTI gli animali: d'aria, di terra, d'acqua. Una persona vegana oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti (latte, uova), non certo per una questione filosofica di "purezza" personale, ma semplicemente perché anche questi prodotti implicano la morte degli animali, danni all'ambiente e alla nostra salute.

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giovedì 27 dicembre 2012

Piombo Fuso: strage compiuta dall’aviazione israeliana


 Accade oggi : Il 27 dicembre Il 27 dicembre 2008
l'operazione "Piombo Fuso", strage compiuta dall’aviazione israeliana
con il lancio di bombe al fosforo bianco e bombe DIME, uranio impoverito, sul popolo Palestinese .Nei primi giorni i morti si contano a centinaia , tante donne e bambini Il 3 gennaio 2009 segue l’invasione di terra che continua a seminare morte e distruzione.
Alla Fine si conteranno 1546 morti e 5200 feriti di cui tanti rimarranno invalidi per il resto dei loro giorni....

Per Non Dimenticare....
Palestina Libre...


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Gli abusi di Piombo fuso raccontati dai soldati

L'associazione israeliana Breaking the silence ha pubblicato un rapporto con le testimonianze dei soldati impegnati nell'operazione Piombo fuso. I militari tornano sugli abusi commessi nel corso della guerra del gennaio 2008.

«Prima sparare e poi preoccuparsi»: ecco il principio sul quale si è retta l’operazione israeliana Piombo fuso, la guerra lampo che nella Striscia di Gaza tra dicembre e gennaio 2008 ha provocato la morte di 1400 palestinesi e 13 israeliani. Ora a dirlo sono gli stessi soldati dell’esercito israeliano. Le loro testimonianze sono state raccolte da un’organizzazione creata dai soldati, Shovrim Shtika [Rompere il silenzio], che ha pubblicato un rapporto con il racconto di ventisei soldati che questa guerra l’hanno fatta. E’ l’ennesimo colpo alla Israeli defense force dopo le accuse di violazioni avanzate da organizzazioni come Amnesty International e Human rights watch: l’esercito ha subito negato le accuse. Il quotidiano Haaretz ha pubblicato oggi alcuni stralci del rapporto messo a punto dall’organizzazione ‘Rompere il silenzio’ che ha raccolto le testimonianze dei soldati impegnati nell’offensiva del gennaio 2008.

Secondo il racconto ripetuto da un sergente israeliano al reporter di Haaretz, che ha anche pubblicato ampi stralci del rapporto, i palestinesi venivano spesso mandati dentro le abitazioni per verificare se ci fosse qualcuno prima dell’irruzione dei militari. Una pratica – chiamata ‘procedura del vicino’ – già impiegata durante la seconda Intifada e bocciata come inumana dalla Corte suprema israeliana nel 2005. In un episodio riferito dal sergente, gli israeliani avevano localizzato tre miliziani palestinesi asserragliati in un casa. Era stato chiesto l’intervento degli elicotteri che avevano bombardato l’abitazione. Per verificare che i miliziani fossero morti, un civile era stato costretto a entrare nell’edificio pericolante. Ne era uscito dicendo che i tre erano ancora vivi e così l’esercito aveva ordinato un nuovo raid aereo. Il palestinese era stato costretto a entrare di nuovo nell’edificio e ne era uscito dicendo che due erano morti ma il terzo era ancora vivo. Era stato allora chiesto l’intervento di un bulldozer che aveva iniziato a demolire la casa. Solo allora il miliziano si era deciso ad arrendersi e a consegnarsi ai soldati.
Le testimonianze dei soldati concordano: l’ordine del Comando era di minimizzare le perdite tra i militari per non perdere il sostegno dell’opinione pubblica. «Meglio colpire un civile che esitare a sparare su un nemico – era la direttiva – nell’incertezza, uccidete. Nella guerriglia urbana chiunque è tuo nemico e non ci sono innocenti».

A marzo, altre testimonianze di soldati su abusi contro i civili palestinesi erano state rese pubbliche ma la loro affidabilità era stata contestata dai vertici dell’esercito. Anche questa volta, il commento dell’esercito non si è fatto aspettare. «Dalle testimonianze pubblicate e dalle indagini condotte dall’Idf, appare chiaro che i soldati hanno operato nel rispetto del diritto internazionale», dicono. Secondo fonti palestinesi, tra le 1.417 vittime dell’operazione Piombo fuso ci furono 926 civili, secondo l’esercito israeliano il bilancio fu di 1.166 morti tra cui 295 civili.esercito. Per l’esercito israeliano, «anche ora gran parte di quanto detto si basa su voci e testimonianze indirette, senza che sia possibile verificare i dettagli in modo da confermare o smentire l’accaduto». Per Asa Kasher, autore del codice etico dell’esercito, «l’organizzazione Shovrim Shtika intende difendere i valori morali mentre ne fa un’agenda politica: andare nel verso delle accuse palestinesi. Quando i soldati
dicono che potevano sparare a volontà: o hanno agito seguendo la propria volontà e sono da condannare, o non hanno rifiutato gli ordini dei loro superiori, e sono ugualmente da condannare. I soldati hanno l’obbligo legale di rifiutare ordini illegali, di sparare su innocenti. […] E’ molto facile, mesi dopo i fatti, scagliare la pietra all’esercito prendendo i media a testimonio».
«Ci sono abusi in ogni guerra, ma quello che ci turba è di vedere come, nella sua operazione a Gaza, l’esercito israeliano sembra aver cambiato i suoi concetti etici senza dircelo. L’uso di tattiche di guerra contro i civili palestinesi è ingiustificabile», commenta Yehuda Shaul, direttore di Shovrim Shtika.

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Israele dice No a una commissione d'indagine indipendente su Piombo fuso

Israele non creerà nessuna commissione di inchiesta indipendente per verificare le accuse, contenute nel rapporto della commissione dell’Onu presieduta dal giudice sudafricano Richard Goldstone, sui crimini commessi durante l’offensiva militare ‘Piombo fuso’ contro la Striscia di Gaza, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, nella quale persero la vita oltre 1400 palestinesi. Lo ha riferito il ministro per l’Informazione Yuli Edelstein in un’intervista da New York dopo aver incontrato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon per informarlo della decisione presa dal governo di Tel Aviv. Il ministro ha aggiunto che Israele consegnerà giovedì prossimo all’Onu un documento con i risultati di un’inchiesta condotta internamente dalle forze armate sul comportamento delle truppe durante ‘Piombo Fuso’. Aspramente criticato dai vertici israeliani, il rapporto Goldstone invita l’Onu a consegnare alla Corte penale internazionale [Cpi] dell’Aja il dossier su ‘Piombo fuso’ a meno che Israele e Hamas – entro i prossimi sei mesi – non autorizzino indagini indipendenti sugli episodi relativi a presunti «crimini di guerra» contenuti nel rapporto.
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Comprare la propria acqua: il paradosso palestinese

DA,,,, www.misna.org


Dal sito dell'agenzia dei Missionari comboniani, Misna, ecco un illuminante articolo su come Israele toglie l'acqua ai palestinesi.

Una sete indotta e paradossale colpisce i due Territori Palestinesi Occupati, Striscia di Gaza e Cisgiordania, al punto da aver suscitato la denuncia di grandi organizzazioni umanitarie ma anche di molti altri operatori del settore radicati soprattutto in quelle zone.
«Immaginate ville aggrappate a una dolce collina, immerse in verdi giardini curati con moderni sistemi di irrigazione, dotate di piscine e collegate tra loro da una rete stradale ricca di fontanelle; poi, abbassate lo sguardo, troverete un povero villaggio palestinese con serbatoi in plastica di colore nero sui tetti in cui viene immagazzinata l’acqua che di tanto in tanto arriva da Israele; forse sentirete anche il ronzio di motorini e autoclave che pompano l’acqua fin sopra il tetto e donne indaffarate a sfruttare quel momento in cui l’acqua viene erogata per pulizie straordinarie che non compromettano le riserve necessarie alla famiglia»: è Ettore Acocella, operatore italiano, responsabile di un progetto sociale per l’organizzazione Crocevia, che parla alla Misna da Ramallah, in Cisgiordania, il più «fortunato» dei due Territori Palestinesi Occupati.
«Il paradosso – continua Acocella – è che i palestinesi sono costretti a comprare dagli israeliani la loro stessa acqua: non hanno infatti diritto al bacino della valle del Giordano, non possono scavare pozzi, a volte gli stessi serbatoi sui tetti delle loro case vengono presi di mira ‘per gioco’ dai coloni con colpi d’arma da fuoco». Secondo un rapporto diffuso lo scorso ottobre dall’organizzazione non governativa Amnesty International quella israeliana è una vera e propria appropriazione indebita che insieme a una serie di assurde limitazioni rende di fatto impossibile per un palestinese approvvigionarsi di acqua se non passando attraverso le autorità israeliane che la razionano in base a criteri e modalità proprie e non secondo gli interessi della popolazione che vive a Gaza e in Cisgiordania.
Il documento denuncia che Israele estende progressivamente e al di là di qualunque accordo il suo controllo sulle risorse idriche dei Territori Occupati e riesce a esacerbare in questo modo le già precarie condizioni in cui sono costretti a vivere i palestinesi. «Israele consente ai palestinesi solo una frazione delle risorse idriche in comune – sottolinea Donatella Rovera, autrice del rapporto – che si trovano concentrate in gran parte in Cisgiordania» con il risultato che mentre un palestinese dispone in media di 70 litri d’acqua al giorno, un israeliano ne ha circa 300 grazie alle forniture che arrivano proprio dalla Cisgiordania. In alcune aree rurali i palestinesi sopravvivono con solamente 20 litri al giorno, la quantità minima raccomandata per uso domestico in situazioni di emergenza. Da 180.000 a 200.000 palestinesi che vivono in comunità rurali non hanno accesso all’acqua corrente e l’esercito israeliano spesso impedisce loro anche di raccogliere quella piovana. I 450.000 coloni israeliani, che vivono in Cisgiordania in violazione del diritto internazionale, utilizzano la stessa, se non una maggiore quantità d’acqua, rispetto a 2.300.000 palestinesi. Altro paradosso sottolineato dalla Rovera riguarda la differenza di trattamento riservata ai coloni che hanno costantemente acqua corrente e pagano molto meno rispetto ai palestinesi. «E la situazione – conclude la ricercatrice – è perfino peggiore nella Striscia di Gaza a causa del blocco dei confini attuato da Israele» e delle distruzioni causate dall’offensiva militare conclusa a gennaio 2009. «Qui – dice alla Misna Tamir Bahari, operatore sociale palestinese – possiamo scavare pozzi, ma l’acqua è inquinata perché le falde sono contaminate a monte, in territorio israeliano, e perché l’ultima operazione militare israeliana [Piombo fuso, oltre 1400 vittime palestinesi, ndr] ha distrutto in molte parti il sistema fognario. Per risolvere questo problema servirebbero mezzi e materiale che devono arrivare necessariamente da fuori, ma la chiusura dei confini rende di fatto impossibile qualunque ricostruzione».

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martedì 25 dicembre 2012

Gino Strada: Mi interessa il programma ARANCIONE


Contiamoci: ferma il mouse su Io VOTO Arancione, e clicca sul mi piace

Gino Strada: "Io pacifista, non entro in politica
Ma vorrei un ospedale di Emergency in Italia"

"Conosco Ingroia, ma non c'è nessun personalismo nella mia adesione al manifesto Io ci sto. Mi interessa il programma, quando parla di ripudio della guerra e delle armi". "Nessuno mi chiederà di fare il ministro della Sanità. Ma vorrei mostrare cosa è davvero un ospedale, in un Paese dove l'interesse del medico è diventato fare prestazioni, non che la gente stia bene"


ROMA - Gino Strada parla dal Sudan, dove Emergency fa funzionare l'unico centro di cardio-chirurgia gratuito dell'intera Africa. "La malattia reumatica, che in Italia è scomparsa dalla vista, qui è una tragedia sociale. Trecentomila morti l'anno, 18 milioni ne sono affetti, di cui 5 bisognosi di chirurgia. In Lombardia ne abbiamo una ventina di questi centri. Il nostro è l'unico gratuito dell'intero continente africano. Io continuo il mio impegno per questa gente dimenticata". Il medico e pacifista sottolinea quasi con rabbia l'ultima frase, perché chi deve capire capisca. Il riferimento è a chi ha associato la sua adesione al manifesto Io ci sto, primo firmatario Antonio Ingroia, a un suo impegno diretto in politica. Così per Strada è il momento delle precisazioni.

"Chiariamo subito: questa è un'iniziativa del signor Gino Strada, Emergency non c'entra niente. La mia opinione è molto semplice. Ho parlato anche oggi con Antonio Ingroia. Mi pare che quel documento sottolinea alcuni punti che io credo fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto il ripudio della guerra e la scelta del disarmo. L'impegno a fare dei diritti umani fondamentali, a partire da sanità, istruzione e lavoro, elementi centrali dell'azione politica. Sono cose condivisibili e non ho nessuna difficoltà a dire che le condividerò sempre. Ma questo non significa che io abbia intenzioni future di ruoli politici. Io continuerò a fare il mio lavoro. ma trovo positivo che in Italia vi sia un movimento che ci ricordi che oggi, dicembre 2012, siamo un Paese in guerra. Che per la guerra spendiamo un miliardo di euro l'anno, quando licenziamo operai, tagliamo la sanità, tagliamo le pensioni. E nessuno pensa a tagliare le spese militari. Questo è il senso della mia adesione, come ho spiegato a Ingroia".

Conta il fatto che vi sia Ingroia alla testa di questo manifesto programmatico? "No, nessun personalismo. Io Ingroia lo conosco e lo stimo, una persona per bene, con una morale, a differenza di molti altri attori della scena politica. Ma non c'è nulla di personale. Il movimento per la pace, il più forte del mondo nel 2003 - la manifestazione di Roma contro la guerra, con tre milioni di persone, fu la più grande della storia - si è sfaldato per una ragione molto semplice. Chi stava con quegli ideali, quando si è trovato al governo ha fatto la scelta della guerra. Io non sono capace di grandi analisi, ma c'erano tre milioni in piazza a Roma e alle elezioni successive a un certo schieramento politico sono mancati tre milioni di voti".

Molti ritengono che uno come Ingroia non dovrebbe sporcarsi con la politica, ma continuare a servire il Paese come magistrato. "Quando Emergency prese una posizione netta contro la guerra nell'ex Jugoslavia, poi in Afghanistan e poi in Irak, si scatenò una campagna mediatica, assurda e bipartizan, per dire: Emergency continui a fare quello che fa. Io credo che questi censori che decidono quando e cosa bisogna dire e fare, farebbero bene a chiedersi che cosa stanno facendo loro. Non conosco il percorso di Ingroia, ma di certo avrà fatto le sue considerazioni. Non ci trovo nulla di scandaloso se una persona che ha fatto il magistrato o il medico decida di assumersi un impegno civile".

Se non c'è nulla di male, perché non ha mai pensato a combattere le sue battaglie civili in prima persona? "Io mi ostino a voler fare il mio lavoro, medico e chirurgo. Mi occupo giornalmente di sanità e medicina. Se qualcuno venisse a propormi di fare il ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d'eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L'interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità".

E se qualcuno glielo chiedesse per davvero? Se la chiamassero per cambiare tutto? Gino Strada ride, poi risponde: "Ci guarderei dentro, non ci credo che possa arrivare un'offerta del genere. Ma siccome io sono per il fare, a me piacerebbe in futuro, e questo è nel nostro programma, se troviamo sensibilità e collaborazione da parte delle istituzioni, aprire anche in Italia il primo ospedale di Emergency, per far rivedere agli italiani, dopo 30 anni, che cos'è un ospedale, non una fottuta azienda. La sanità è uno scandalo pubblico".

di PAOLO GALLORI (21 dicembre 2012)

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lunedì 24 dicembre 2012

La vera profezia dei Maya è la fine del capitalismo



 La vera profezia dei Maya è la fine del capitalismo.


“Vorrei dire che, secondo il Calendario Maya il 21 dicembre segna la fine del non-tempo e l’inizio del tempo. È la fine del Macha e l’inizio del Pacha. E’ la fine di egoismo e l’inizio della fratellanza. E’ la fine dell’individualismo e l’inizio del collettivismo … il 21 dicembre di quest’anno.
Gli scienziati sanno molto bene che questo segna la fine di una vita antropocentrica e l’inizio di una vita biocentrica. E’ la fine dell’ odio e l’inizio dell’amore. La fine della menzogna e l’inizio della verità. E’ la fine della tristezza e l’inizio di gioia. È la fine della divisione e l’inizio dell’unità."

Evo Morales (discendente Maya) 



Cosa può significare la congiunzione che andiamo a incontrare all' inizio di Dicembre?
Non voglio certo fare previsioni, lasciamo sempre all' universo il compito di intessere la trama del nostro sentiero e vediamo alcuni suggerimenti che mi vengono spontanei.
Innanzitutto è un invito a riscoprire la Dea.
Abbiamo visto i riferimenti alla meravigliosa Iside,,,

 continua a leggere  http://cipiri21.blogspot.it/2012/12/allineamento-planetario-di.html

Tutte le "fine del mondo"
* 31 dicembre 999: "mille anni dopo la nascita di Cristo", è la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi;
* settembre 1186: secondo l'astrologo Giovanni di Toledo, che aveva calcolato un allineamento dei pianeti per quel periodo;
CONTINUA A LEGGERE http://cipiri21.blogspot.it/2012/12/21122012-la-fine-del-mondo.html

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giovedì 20 dicembre 2012

Benigni e la Costituzione Italiana


Roberto Benigni in: "La Più Bella Del Mondo" [RAIUNO COMPLETO 17-12-2012]

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In diretta dal Teatro 5 di Cinecittà Raiuno e la Melampo Cinematografia presentano lo spettacolo in diretta di roberto benigni andando in onda su raiuno il 17 dicembre 2012 intitolato: La piu bella del mondo: LA COSTITUZIONE ITALIANA come non l'avete mai conosciuta!!!
In questa puntata Roberto Benigni commenta la possibile nuova candidatura alla Presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi (una minaccia per tutti noi). ipercorre la storia della politica partendo da un'antica legge del Medio Evo, il Porcellum, e narrando le storie di alcuni incredibili personaggi del tempo. legge gli articoli piu fondamentali della costituzione tra cui l'articolo 5 della Costituzione dedicato all'unità nazionale e alla tutela delle autonomie locali.

La vera ragione per cui in questi anni non si sono potuti fare quegli aggiornamenti e quei ritocchi che avrebbero consentito al capo del governo per esempio di licenziare i ministri è che l’obiettivo della destra al potere è sempre stato quello non di aggiornare la Costituzione ma di riscriverla, non solo nel suo disegno di Stato e di Società, ma anche nei Prìncipi fondamentali. Contro questa manovra il popolo italiano si è già espresso nel Referendum del 2006.

Oggi sarebbe possibile aggiornare qualcosa? E poi: esistono le condizioni per poterlo fare? Occorrerebbero maggioranze saldamente democratiche e costituzionali in Parlamento e competenze assolutamente al di sopra di interessi privati e di partito.

Berlusconi dice di non aver “potuto” governare a causa dell’”architettura della Costituzione”. Come al solito mente: è vero invece che non ha “saputo” governare. 
 Ed è vero che la nostra Costituzione, la più bella del mondo, ci ha protetto validamente dai rischi di involuzione democratica che lui da vent’anni rappresenta per il nostro Paese.

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domenica 16 dicembre 2012

USA : libera vendita di armi

ALLUCINANTE

Negli Usa ci sono 270 milioni di armi da fuoco (9 ogni 10 abitanti!).
 Nel 2009 più di 31 mila americani hanno perso la vita a causa di un’arma da fuoco, 
che significa una media di 86 persone al giorno. 
E più di 66 mila, sempre nello stesso anno, sono rimasti feriti.


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sabato 15 dicembre 2012

Una Costituzione non per tutti gli egiziani


Una Costituzione non per tutti gli egiziani

Ecco i punti piu' critici e controversi del testo della Costituzione che gli egiziani sono chiamati a votare e che le opposizioni contestano con forza .


  - Leggiamo i 236 articoli della nuova Costituzione egiziana. Uno degli articoli più complessi è il secondo, «i principi della sharia (legge islamica, ndr) sono la fonte principale di legislazione». Ad acquisire un nuovo ruolo di indipendenza e controllo è il centro dell'Islam sunnita, la moschea di al-Azhar, definita un'«istituzione con autonomia esclusiva» e si negano ad autorità esterne i poteri di nomina e revoca del gran muftì. Il punto oggetto di controversie è invece l'articolo 219 delle disposizioni generali in cui si stabilisce una definizione molto ampia dei principi della sharia: regole fondative, giurisprudenza e fonti credibili della dottrina sunnita.

Più avanti (art. 10) si ricorda che «la famiglia è la base della società ed è fondata su religione, moralità e patriottismo», nello stesso contesto si aggiunge che una donna ha il diritto «ad una maternità gratuita e alla salvaguardia della salute del bambino» e debba conciliare «i doveri verso la sua famiglia con il suo lavoro». Una buona parte della Carta costituzionale si occupa di diritti sociali e promette in maniera vaga l'«eliminazione della povertà e della disoccupazione», di proteggere i diritti dei lavoratori, dividere i costi tra capitale e lavoro o dividere i profitti con giustizia.

Più avanti leggiamo nella nuova Costituzione egiziana che «i salari devono essere legati alla produzione», stabilendo un salario minimo e massimo che non viene però quantificato. Secondo l'articolo 15, «la legge regola l'uso della terra per ottenere giustizia sociale e proteggere contadini e fattori dallo sfruttamento».

Dall'articolo 58 in avanti si parla di educazione e diritti sociali. Come stabiliva anche la Costituzione del 1971, la scuola è obbligatoria e gratuita solo fino alle elementari. «La religione e la storia nazionale» sono gli insegnamenti centrali dell'educazione pre-universitaria. E così si richiama in modo generico il dovere di sradicare l'analfabetismo, assicurare l'assistenza sanitaria, al risarcimento dei danni da parte dello stato ai martiri della rivoluzione del 25 gennaio 2011 e alle loro famiglie. Nell'articolo 65, si fa riferimento «ad una pensione per i lavoratori che non hanno accesso al sistema di sicurezza sociale». A questo punto si aggiunge la proibizione del lavoro minorile senza specificare l'età in cui un minore può iniziare a lavorare. Di interesse, è l'articolo 74 che chiarisce l'indipendenza della magistratura e proibisce ogni corte diversa da quella civile. Tuttavia, all'articolo 198 si garantisce l'indipendenza della giustizia militare nonché un budget autonomo per l'esercito.

Dagli articoli 126 in avanti si parla dei poteri del parlamento e del presidente della repubblica. Il parlamento può sfiduciare il primo ministro o uno dei ministri a maggioranza. Mentre il presidente della repubblica può dissolvere il parlamento solo per giusta causa e in seguito a referendum. Il presidente è il comandante delle Forze armate e della polizia, nomina il personale amministrativo civile, militare e può dichiarare a sua discrezione lo stato di emergenza. Secondo l'articolo 152, l'impeachment del presidente deve essere approvato con una maggioranza dei due terzi del parlamento.

Una delle principali novità, è l'articolo 188 che stabilisce per la prima volta l'elezione diretta dei Consigli locali su base regionale. Infine, nelle disposizioni generali si stabilisce che l'attuale presidente resta in carica per quattro anni e la Camera alta (Shura) acquista i poteri parlamentari fino alle prossime elezioni. Infine, si definisce la maggioranza dei due terzi con il ricorso ad un referendum popolare per qualsiasi riforma costituzionale.


di Giuseppe Acconcia*
 
*Scritto per Il Manifesto


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giovedì 13 dicembre 2012

Primarie in Lombardia

 

Primarie in Lombardia

 
Sabato 15 dicembre
 
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In Lombardia il vento delle primarie nazionali deve aiutarci nell’impresa cruciale che da tempo aspettiamo: vincere le prossime elezioni regionali e aprire la stagione del cambiamento.
Le primarie del Patto Civico si svolgeranno sabato 15 dicembre. Anche in quell’occasione saranno in campo le migliaia e migliaia di volontari che hanno mostrato e mostreranno ancora la loro encomiabile passione spendendo gratuitamente il loro tempo per il futuro dell’Italia e della Regione. È anche grazie al loro esempio che possiamo dirci fiduciosi e felici per tutto questo patrimonio di ottimismo che il centrosinistra ha saputo mostrare al Paese e alla Lombardia: ne facciamo tesoro, non lo disperderemo.
COME VOTARE
Si vota dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di sabato 15 dicembre 2012 in seggi distribuiti in tutta la regione. Il candidato che ottiene il maggior numero di voti viene indicato come candidato Presidente del Patto Civico. 
La partecipazione alle Primarie del Patto Civico è aperta a tutte le cittadine e i cittadini italiani residenti in Lombardia, in possesso dei requisiti previsti dalla legge; allecittadine e ai cittadini dell’Unione Europea residenti in Lombardia; alle cittadine e ai cittadini di altri Paesi, residenti in Lombardia e in possesso di regolare permesso di soggiorno e carta d’identità; ai giovani residenti in Lombardia che abbiano compiuto i 16 anni entro il 15 dicembre 2012. Gli elettori e le elettrici che intendono partecipare alla scelta del candidato Presidente del Patto civico dovranno versare un contributo alle spese organizzative di almeno 1 euro e fornire i propri dati anagrafici.
 



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Internet diventera' meno aperto, costoso e più lento

 
SVEGLIAMOCI
CI VOGLIONO SOLO COSI' 

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In questo momento a un incontro in ambito ONU a Dubai, regimi autoritari stanno facendo pressione affinché venga imposto un controllo assoluto da parte dei governi su internet utilizzando un trattato globale vincolante: internet potrebbe diventare meno aperto, più costoso e molto più lento. Abbiamo solo pochi giorni per fermarli.

Internet è stato un esempio incredibile di ridistribuzione del potere nelle mani dei cittadini: ci ha permesso di essere più connessi tra di noi e di avere uno spazio da cui parlare e fare pressione sui leader come mai nella storia. Tutto questo grazie al fatto che finora è stato governato dagli utenti e da organizzazioni no-profit invece che dai governi. Ma ora paesi come Russia, Cina e Emirati Arabi Uniti stanno cercando di riscrivere un importante trattato sulle telecomunicazioni chiamato ITR per mettere internet sotto il loro controllo: il web sarebbe modellato dagli interessi dei governi e non da noi, gli utenti. Tim Berners-Lee, uno dei "padri di internet," ha lanciato l'allarme sul rischio che ciò porti a un aumento della censura online e di invasione della nostra privacy. Ma se ci opporremo con un appello di massa dal basso, potremo dare una mano ai paesi che invece si oppongono a questo colpo di mano.

Abbiamo fermato attacchi come questo in passato e possiamo farlo di nuovo prima che il trattato venga blindato questa settimana. Un'ondata di opposizione ai nuovi trattati ITR sta già montando: firma la petizione per dire ai governi di togliere le loro mani da internet e poi gira questa email a tutti quelli che conosci. Non appena raggiungeremo 1 milione di firmatari, la consegneremo direttamente ai delegati a questo incontro riservatissimo:

http://www.avaaz.org/it/hands_off_our_internet_i/?bkBgnbb&v=20033

L'incontro per aggiornare le ITR (International Telecommunication Regulations) si svolge sotto l'egida di un'agenzia dell'ONU, l'International Telecommunications Union (ITU). In una situazione normale non meriterebbe una grossa attenzione ma Russia, Cina, Arabia Saudita e altri paesi stanno cercando di usare questo incontro per aumentare il controllo di internet da parte dei governi attraverso proposte che permetterebbero di scollegare utenti dalla rete gli utenti più facilmente, minacciare la loro privacy e legittimare il monitoraggio e il blocco del traffico, introducendo nuovi dazi per accedere ai contenuti online.

Ora non esiste un soggetto che regoli internet in modo centralizzato, ma al contrario varie organizzazioni no-profit lavorano insieme per gestire i diversi punti di vista tecnologici, commerciali e politici in modo che internet funzioni. Il modello attuale certamente non è senza difetti. Il dominio da parte degli USA e l'influenza delle aziende rende evidente la necessità di una riforma, ma i cambiamenti non dovrebbero essere dettati da agenzie di soli governi e senza alcuna trasparenza. Dovrebbero invece emergere da un processo dal basso aperto e trasparente: mettendo gli interessi degli utenti al centro.

L'ITU fa un lavoro estremamente importante: rende sostenibile economicamente l'accesso a internet da parte dei paesi poveri e permette la sicurezza della rete. Ma non è il luogo adatto a introdurre cambiamenti nel modo in cui internet funziona. Facciamo in modo che internet rimanga libero e governato nell'interesse pubblico e mostriamo all'ITU e al mondo che non staremo in silenzio di fronte a questo attacco. Clicca sotto per firmare e condividi questa email con tutti:

http://www.avaaz.org/it/hands_off_our_internet_i/?bkBgnbb&v=20033

I membri di Avaaz hanno lavorato insieme in passato per salvare il web e hanno vinto. Più di 3 milioni di noi hanno chiesto agli USA di uccidere una legge che avrebbe dato al governo la possibilità di chiudere qualsiasi sito, contribuendo a spingere la Casa Bianca a ritirare il suo sostegno. Nell'Ue, il Parlamento europeo ha risposto ai cittadini dopo che 2,8 milioni di noi hanno chiesto di lasciar cadere ACTA, ennesima minaccia alla rete libera. Insieme lo possiamo fare di nuovo.

Con speranza,

Pascal, Ian, Paul, Luca, Caroline, Ricken, Kya e il resto del team di Avaaz

ULTERIORI FONTI

WCIT 2012, l'Onu alla riforma del web. Google denuncia: "C'è rischio censura" (La Repubblica):
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/12/03/news/wcit_2012_l_onu_alla_riforma_del_web_google_denuncia_c_rischio_censura-47992263/

L'ITU vuole cambiare le regole del web? La Ue non ci sta e Google lancia la campagna Take Action (Il Sole 24 Ore):
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-11-23/litu-vuole-cambiare-regole-113248.shtml?uuid=AbDn6c5G

ONU, conferenza ITU sotto attacco (Punto Informatico):
http://punto-informatico.it/3666945/PI/News/onu-conferenza-itu-sotto-attacco.aspx

A Dubai è battaglia sul futuro di internet (La Stampa):
http://www.lastampa.it/2012/12/03/blogs/web-notes/wcit-iniziata-a-dubai-la-conferenza-mondiale-sulle-telecomunicazioni-zMcs9SamDO3kEr8YQrEUZL/pagina.html

Un documento riservato mostra le mosse di Russia e Cina per conquistare internet (Wired):
http://daily.wired.it/news/internet/2012/12/10/documento-riservato-russia-cina-conquistare-internet.html

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