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giovedì 16 febbraio 2012

SIRIA, materiale prodotto e raccolto da Marinella Correggia



SIRIA, una mia breve quanto amara riflessione e tanto interessante materiale prodotto e raccolto da Marinella Correggia.


MARINELLA. Come ecoattivista contro le guerre occidentali+petromonarchiche (o meglio del Nord globale), ho realizzato queste schede, attingendo a molte fonti e all'esperienza circa le menzogne mediatiche precedenti: Libia, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan. Ne occorrerebbe una sul contesto geopolitico che si avvale delle menzogne mediatiche. Ma credo che lo conosciate. E' un copione che si ripete da tempo.
Spero che le schede interessino a qualcuno. Usatele come volete. Cerchiamo di attivarci in tutti i modi contro questa prossima guerra.

Se la Siria ospitasse una base Usa anziché russa, tutti i media, i paesi forti e la stessa Onu direbbero che Assad è attaccato dai terroristi.

1) SIRIA. GUERRA MEDIATICA.  COME SI USANO I NEONATI
La tempesta mediatica imperversa sulla Siria. I cosiddetti Comitati di coordinamento locale (Lcc), appartenenti all’opposizione, hanno detto alla tivù del Qatar Al Jazeera che almeno 18 neonati sarebbero morti nelle incubatrici dell’ospedale pediatrico al Walid perché i colpi di artiglieria pesante dell’esercito siriano contro il centro di Homs avrebbero causato un black-out elettrico, togliendo l’alimentazione agli apparecchi. Il governo nega e sostiene che gli ospedali funzionano correttamente; anzi insieme a molte altre denunce circa atti di violenza e sabotaggio compiuti da gruppi armati, riferisce che l’ospedale al Naimi in provincia è stato preso di mira da gruppi armati che l’hanno saccheggiato:
Ma la notizia dei neonati di Homs ha avuto grande risonanza soprattutto in Italia. E’ lecito sollevare più di un dubbio. E non solo perché nemmeno i regimi più brutali avrebbero interesse a colpire neonati e ospedali.
La fonte (gli Lcc) è di parte e non dà alcuna prova. Oltretutto, tutti gli ospedali hanno generatori; se c’è un black-out elettrico funzionano quelli. Succedeva perfino nell’Iraq e nella Libia sotto le bombe, dove l’elettricità andava a singhiozzo.
Poi l’accusa di tagliare la spina alle incubatrici ha più di un precedente e non solo in Siria. Sempre smentito. La scorsa estate i social network (twitter a partire dal 30 luglio) diffondono l’atroce notizia: tutti i bambini prematuri sono morti nelle incubatrici ad Hama perché gli shabiba (milizie di stato) hanno tagliato l’elettricità durante l’assalto alla città. Si parla di qaranta in un solo ospedale; senza precisare quanti sarebbero negli altri. Il 7 agosto la Cnn riferisce: l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra (sempre quello) denuncia l’assassinio di otto bambini prematuri, “martiri” nell’ospedale al Hurani, sempre a causa dei black-out. Ovviamente nessuna notizia circa il lavoro dei generatori….Una foto corredava la denuncia: un gruppo di neonati, arrossati, tutti insieme in un unico lettuccio. Dopo qualche tempo viene fuori che la foto era stata pubblicata mesi prima sul giornale egiziano al Badil al Jadid e si riferiva a un problema meno grave, ed egiziano: un ospedale sovraffollato di Alessandria. I bambini erano rossi e vivi, anche se in spazi ristretti.
Del resto, chi non ricorda l’altro falso, datato 1990? Gli invasori iracheni avevano rubato le incubatrici negli ospedali pediatrici, causando la morte di diversi bambini prematuri. Venne poi fuori che il tutto era stato orchestrato dall’ambasciata kuwaitiana negli Usa, che agiva sotto le mentite spoglie del Comitato “Citizens for a Free Kuwait” e con l’assistenza da parte dell’agenzia di public relations Hill & Knowlton - per la modica cifra di 1 milione di dollari. Vedi puntata n. 5 per approfondimento
2)  L’INATTENDIBILITA’ DELLA FONTE “OSSERVATORIO SIRIANO PER I DIRITTI UMANI”
Ultime denunce diffuse da tutti i media e provenienti come sempre da fonti dell’opposizione siriana (la Reuters almeno dice di non poter verificare): l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra (Sohr), i Comitati di coordinamento locale, il Cns (Consiglio nazionale siriano) e i Fratelli musulmani parlano di  un “massacro di civili” a Homs venerdì sera, con oltre duecento morti e centinaia di feriti, vittime dei colpi di artiglieria e mortaio dell’esercito nei quartieri presi dagli insorti, soprattutto Khalidya; si riportano le voci di alcuni “residenti”. L’agenzia nazionale Sana nega i bombardamenti e afferma che i video di corpi morti sono di gente uccisa dalle squadre armate, le stesse che compiono rapimenti di civili e attentati contro infrastrutture civili.
Il fatto certo sono gli scontri fra armati dell’opposizione e l’esercito. Un contesto di guerriglia urbana dove certamente la popolazione è esposta. In conferenza stampa il capo degli osservatori della Lega Araba, il generale sudanese al-Dhabi, ha affermato che soprattutto a Homs “la violenza delle forze dell’ordine è una risposta agli attacchi dell’opposizione”.
Ma quel che è interessante è la lotta intestina nel principale informatore dei media occidentali e arabi in materia di morti in Siria: il già citato Sohr di Londra.
Un’inchiesta pubblicata sulla versione inglese di Al Akhbar rivela l’inattendibilità di quella che è la fonte principale dei media rispetto alla “conta dei morti e degli assassini” in Siria. Il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani Sohr ha infatti due teste ora platealmente in lotta fra loro e due siti con “notizie” divergenti. I due siti sono www.syriahr.org e www.syriahr.net (o anche syriahr.com). Il primo si definisce “sito ufficiale dell’Osservatorio”. Il secondo…anche, precisando di essere “l’unico sito ufficiale”.
Su www.syriahr.org è in bella evidenza dal 17 gennaio una lettera collettiva firmata da siriani dell’opposizione che “sconfessa” Rami Abdul Rahman (alias Osama Ali Suleiman), “direttore” dell’Osservatorio stesso, con accuse anche piuttosto classiste (è “poco istruito”). Scusandosi con i lettori per la possibile “confusione”, i firmatari capitanati da un medico residente a Londra, Azzawi,  affermano di aver chiesto tempo fa allo stesso “direttore” di lasciare perché egli scriveva anche di vittime fra le forze di sicurezza nazionali e altre notizie “non verificabili” oltre a non dare i nomi dei morti. Hanno poi aperto un loro sito, il syriahr.org.
Dietro la rottura c’è il fatto che Suleiman è vicino all’opposizione del Ncb (National Coordination Body for Democratic Change in Syria) di al-Manna che vuole una soluzione interna e negoziale alla crisi e condanna la lotta armata, mentre gli altri sono del Cns di Gharioun, filo-Occidente, finanziati dai paesi del Golfo e collaboratori del cosiddetto Esercito libero siriano che conta parecchi arruolati da altri paesi. Ovviamente i media e i governi occidentali e arabi danno molta più eco al Cns.
Suleiman ha denunciato le pressioni da parte degli altri membri (quelli pro-Cns) i quali gli hanno intimato di schierarsi per un intervento Nato e di non parlare dei morti fra i soldati siriani. Entrambi gli “Osservatorio siriano” sostengono di avere centinaia di “attivisti” in Siria dai quali ricevono video e notizie. Ma le verifiche?
Le notizie più efficaci  propagate dalle due teste del Sohr sono quelle sui “martiri bambini” e sulle famiglie massacrate. Mère Agnès-Mariam de la Croix, superiora palestinese del monastero siriano di San Giacomo, che sta diffondendo dal canto suo liste di vittime delle bande armate, ha fatto ricerche su caso recente che ha fatto il giro del mondo: la mattanza nel quartiere Nasihine di Homs di dodici membri della famiglia Bahadour fra cui vari bambini. Gli assassini, ha raccontato a Le Monde  un vicino che avrebbe visto tutto…praticando un buco fra i muri, sarebbero “sette uomini in divisa, lealisti del regime, che poi protetti dai cecchini dell’esercito sono saliti su un blindato”. Giorni dopo la storia è ripetuta dalla Cnn. Ma la religiosa si è messa in contatto con la famiglia: “Abdel Ghani Bahader era fratello di Ghazouan Bahader, autista dell’ufficio del governatore di Homs. Egli ci ha riferito quanto segue: ‘Siamo una famiglia sunnita che lavora per lo stato. Vogliamo essere neutri. Ma gli insorti ci hanno attaccati più volte tanto che mio fratello voleva spostarsi altrove dopo aver rifiutato l’invito a unirsi all’Esercito siriano libero. Ma non ha fatto in tempo”.
3) La conta del monastero: gli uccisi da bande armate (metà gennaio)
Il monastero di San Giacomo di Qara sta diffondendo le liste di “civili morti e feriti per opera di bande armate e non nel corso di proteste”, frutto della “violenza cieca di un’insurrezione sempre più manipolata”. Nomi, cognomi, età, indirizzo e circostanze. Le fonti sono gli ospedali, le famiglie e la Mezzaluna siriana (il cui segretario generale Abd al-Razzaq Jbeiro è stato ucciso mercoledì scorso). Ecco i numeri. Fra marzo e inizi di ottobre, la lista dei morti civili comprende 372 nomi, fra cui diversi bambini (il più piccolo era Moutasim al-Yusef di tre anni, morto ad Haslah il 6 settembre), donne (fra le quali Sama Omar, incinta, uccisa a Tiftenaz il  settembre). La lista dei feriti per il solo mese di ottobre e per la sola provincia di Homs vede 390 nomi fra cui diversi bambini; il più piccolo, Ala Al Sheikh di Qosseir aveva un anno e mezzo). Fra gli ultimi uccisi, il curato greco ortodosso del villaggio di Kafarbohom. I cristiani starebbero abbandonando interi quartieri soprattutto a Homs e Hama.
Fra la pittura delle icone per la sopravvivenza del monastero, l’aiuto a famiglie in difficoltà e le preghiere quotidiane, la superiora madre Agnès-Mariam de la Croix sta pensando a un “bollettino settimanale che risponda con fatti e nomi di vittime alle false liste di propaganda dell’Osservatorio siriano dei diritti umani basato a Londra”. Quest’ultimo per la conta dei morti è - insieme ai Cosiddetti Comitati di coordinamento locale - la fonte quasi unica della stampa internazionale e dello stesso Commissariato Onu per i diritti umani, che diffonde la cifra di cinquemila morti attribuendoli  alla repressione governativa. Qualcuno comincia a dubitare dell’Osservatorio londinese che, dice la Madre, “spesso non dà nomi e quando li dà non precisa che si tratta di uccisi da bande armate”.  Secondo le cifre governative, sono stati uccisi duemila fra poliziotti e soldati.
Palestinese di nazionalità libanese, Agnès-Mariam de la Croix si è attirata gli strali della stampa francese (lei è francofona) che la accusa di essere pro-regime. Vede l’urgenza della verità, per contrastare “un piano di destabilizzazione che vuole portare a uno scontro confessionale e alla guerra civile, gli uni contro gli altri, in un paese che è sempre andato fiero della convivenza”. Nei mesi, il conflitto sembra essere passato “da una rivendicazione popolare di riforme e democrazia a una rivoluzione islamista con bande armate” (sostenuta dall’esterno, petromonarchie, Occidente, Turchia). La Madre ha ospitato nel monastero una riunione di oppositori disponibili a un dialogo nazionale, e ha anche mediato con l’esercito perché allentasse la pressione sugli abitanti di un villaggio.
Un gruppo di giovani siriani ha iniziato un analogo lavoro di indagine e “controinformazione”. Hanno creato un “Osservatorio siriano sulle vittime della violenza e del terrorismo” (Sovvt) e faranno indagini sul campo per preparare dossier e documenti.
Fanno strage, oltre ai colpi di arma da fuoco, gli ordigni esplosivi. Come quello che tra Ariha e Al Mastouma (provincia di Idlib) ha ucciso sei operi tessili ferendone altre sedici mentre viaggiavano sull’autobus aziendale. Vari altri cittadini sono rimasti vittime di un ordigno vicino a Majarez. Colpita alla testa su un altro bus aziendale una ingegnere di Maharda è morta per le ferite. Undici passeggeri sono morti e tre sono rimasti feriti su un autobus civile a Homs, attaccato da armati.
L’agenzia stampa ufficiale Sana riferisce quotidianamente di agenti e civili uccisi o feriti, rapimenti, esplosioni di ordigni che prendono di mira infrastrutture pubbliche (treni, linee elettriche, strade), disinnesco di esplosivi e sequestri di armi pesanti.
Anche le piste della morte del giornalista francese  Jacquier portano agli insorti (http://lists.peacelink.it/pace/2012/02/msg00024.html). A dire questa scomoda verità è addirittura Le Figaro che ha raccolto informazioni dagli osservatori internazionali (ecco perché sono scomodi...)
 4)  Il Cns (Consiglio nazionale siriano organizzatore della manifestazione del 19 febbraio a Roma) e le violenze su civili e militari
E’ stato il nuovo governo della Libia, frutto della guerra della Nato, il primo a riconoscere già lo scorso ottobre come “legittimo rappresentante del popolo siriano” il Consiglio nazionale siriano (Cns), in inglese Syrian National Council
(http://latimesblogs.latimes.com/world_now/2011/10/syria-libya-opposition.html). Il Cns a sua volta aveva riconosciuto il Cnt libico già prima della conquista di Tripoli.
Del resto, come ricorda Mustafa el Ayoubi su Confronti, nel 2011 “nell’ambito della Lega araba, la Siria aveva votato contro l’intervento militare in Libia. Era insomma un regime scomodo, non per il fatto che fosse anti-democratico ma perché anti-americano”. Così poco dopo, puntualmente scoppia una rivolta in Siria, “il 17 marzo a Daraa, una piccola città di 75mila abitanti. Non è stata una rivolta pacifica in quanto molti insorti erano armati e non esitavano a sparare sui civili e sulle forze dell’ordine”. 
Il Cns, basato in Turchia (ma il suo leader Bhuran Ghalioun vive a Parigi da decenni; sostiene però di rappresentare l’80% dei siriani), il Cns, attraverso i suoi “osservatori sui diritti umani” da Londra e i cosiddetti “Comitati di coordinamento locale”, è la fonte quasi esclusiva delle notizie pubblicate sui media che accreditano la versione di una “rivolta a mani nude contro il dittatore”. Peraltro c’è uno scontro interno fra “attivisti” che si accusano reciprocamente (vedi la Seconda puntata di questa serie).
A differenza dell’altra opposizione che vuole il negoziato e non accetta la lotta armata né l’ingerenza, il Cns rifiuta ogni possibile negoziato e mediazione (come  il Cnt libico, a suo tempo). Non ne ha bisogno, perché ha trovato molti alleati fra i paesi occidentali e petromonarchici, ai quali ha chiesto da tempo l’imposizione di una no-fly zone “per la protezione dei civili” (per esempio in ottobre: http://globalpublicsquare.blogs.cnn.com/2011/10/11/time-to-impose-a-no-fly-zone-over-syria/; e in gennaio: http://www.wallstreetitalia.com/article/1307700/siria-opposizione-invoca-intervento-onu-serve-no-fly-zone.aspx). Del resto come vari analisti hanno spiegato, anche nel caso siriano la no-fly zone non avrebbe senso e dovrebbe piuttosto sfociare in un vero e proprio sostegno aereo anti-governativo o Cas (close air support).
Il Cns ha stretto in dicembre un patto di collaborazione (http://www.nytimes.com/2011/12/09/world/middleeast/factional-splits-hinder-drive-to-topple-syrias-assad.html?_r=1&pagewanted=all)
con il cd Esercito siriano libero (Free Syrian Army-Fsa). 
Il rappresentante del Cns in Italia e organizzatore della manifestazione a Roma del prossimo 19 febbraio (che ha già avuto diverse adesioni di associazioni italiane) è Mohammed Noor Dachan. Sul sito del Syrian National Council risulta affiliato come appartenente alla Muslim Brotherhood Alliance (http://www.syriancouncil.org/en/members/item/241-mohammad-nour-dachan.html). Egli sostiene che la Fsa è formata dasoldati, sottufficiali e ufficiali che hanno scelto di rifiutare di sparare alla gente comune disarmata e non è un esercito di guerra, ma ha solo l'obiettivo di difendere le manifestazioni”. La realtà appare molto diversa.
Il cd Esercito libero appare responsabile di uccisioni di soldati e civili siriani (ci sono elenchi nominativi documentati, vedi puntata 3 di questo dossier) e atti di sabotaggio e terrorismo. Anche a Homs nella fase attuale (http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7707-homs-un-testimone-racconta-il-terrore-gruppi-armati-non-damasco.html). Lo stesso il giornalista francese Jacquier è stato ucciso da gruppi armati dell’opposizione, secondo quanto raccolto da Le Figaro presso gli stessi osservatori della Lega Araba. Venerdì 10 febbraio, decine di morti in esplosioni ad Aleppo: la Fsa prima rivendica (“una risposta ai bombardamenti di Homs” dichiarava all’agenzia spagnola Efe il colonnello Riad Assad) poi smentisce e infine costruisce un’altra narrazione: surrealmente dichiarando ad Al Jazeera che effettivamente il gruppo ha attaccato Aleppo e le due basi militari con razzi e altro per “proteggere i civili che sarebbero scesi in piazza”, ma che gli attentati sono avvenuti dopo il ritiro dei suoi uomini. Secondo il McClatchi Newspaper, dietro i terroristi ad Aleppo c’è Al Qaeda. Del resto, leggiamo su TMNews, il leader di al Qaida, Ayman al-Zawahiri, ha espresso il suo sostegno alla ribellione siriana contro un regime definito antislamico, in un messaggio video diffuso su alcuni siti internet islamici: lo ha reso noto il centro di sorveglianza informatica Site. La stessa solidarietà a suo tempo espressa ai “ribelli” libici.
E il Ministro degli Interni dell’Iraq ha annunciato all’Agence France Press che molti jihadisti iracheni stanno andando in Siria. Nelle stesse ore la Lega Araba di cui l’Iraq fa parte ha deciso di chiedere alla “comunità internazionale” più sostegno per l’opposizione (che è armata).
Alla tivù satellitare saudita pro.opposizione al-Arabyiya, Ammar Alwani della Fsa dichiara: “Ogni soldato e ufficiale sono nostro obiettivo”; e “colpiremo Damasco”; poi l’inviato della tivù lo corregge e imbocca: “Vuol dire che colpirete obiettivi militari, non civili, vero?”.
Mentre la Turchia offre la base logistica alla Free Syrian Army, Qatar, Gran Bretagna e altri paesi non fanno mistero del loro appoggio “diplomatico” e finanziario e in armi; a metà gennaio lo sceicco Bin Khalifa Thani ha dichiarato la volontà di mandare truppe. E un video darebbe atto di una conversazione fra un militare israeliano e un armato della Fsa. Inglesi e francesi hanno confermato di aver mandato unità ad assistere i rivoltosi. Sono state scoperte armi inglesi avviate clandestinamente. suolo siriano sono già operativi commandos e forze speciali. L’obiettivo è di creare delle “zone liberate” così da rendere legittimo l’intervento “umanitario” esterno.  Uno scenario di destabilizzazione.
Mentre la Turchia offre la base logistica alla Free Syrian Army, Qatar e altri paesi non fanno mistero del loro appoggio “diplomatico” e finanziario e in armi; a metà gennaio lo sceicco Bin Khalifa Thani ha dichiarato la volontà di mandare truppe. Inglesi e francesi hanno confermato di aver mandato unità ad assistere i rivoltosi. Sono state scoperte armi inglesi avviate clandestinamente. suolo siriano sono già operativi commandos e forze speciali. L’obiettivo è di creare delle  “zone liberate” così da rendere legittimo l’intervento “umanitario” esterno.
Da tempo l’opposizione siriana ottiene quotidianamente partite di armi (http://rt.com/news/syria-opposition-weapon-smuggling-843/). Obama chiede apertamente di sostenere gli armati anti-Assad e pensa di replicare i successi libici: nessun uomo, nessun morto, ma consiglieri e molti soldi. Fonti americane rivelano al Times un piano in fase di elaborazione da parte di Stati Uniti e alleati per armare i ribelli. Indiscrezioni che si incrociano con quelle del Guardian sulla presunta presenza di reparti speciali britannici e americani al fianco degli insorti.  A Homs truppe inglesi e qatariote dirigono l’arrivo di armi ai ribelli e consigliano sulle tattiche della battaglia, secondo il sito israeliano Debka file (ne riferisce la RT, Russian Tv).
Del resto l’estate scorsa John Negroponte è arrivato all’ambasciata Usa a Damasco; quello stesso Negroponte che organizzò le squadre della morte in San Salvador che uccisero il Vescovo Oscar Romero; e che a Bagdad organizzò squadre della morte a danno degli iracheni.
A queste indiscrezioni la Russia ha reagito affermando che si tratta di informazioni ''allarmanti'', secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Aleksandr Lukashevich (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/siria-homs-strage-senza-fine-times-piano-1113360/www.peacelink.it).
Poi ci sono i mercenari libici. A dicembre il presidente del Consiglio nazionale siriano Burhan Ghalioun incontra a Tripoli i nuovi dirigenti. E scatta il piano che porta diverse centinaia di volontari libici in Siria, sparpagliati tra Homs, Idlib e Rastan (http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_10/olimpio-siria-insorti_a9528996-53da-11e1-a1a9-e74b7d5bd021.shtml). La missione è coordinata dall’ex qaedista Abdelhakeem Belhaj, figura di spicco della nuova Libia, e dal suo vice Mahdi Al Harati.
Intanto il sito di petizioni Avaaz, dopo aver diffuso per la Libia notizie di bombardamenti su civili (http://www.avaaz.org/it/libya_stop_the_crackdown_eu) in seguito ampiamente smentite,  invita alla "battaglia mondiale" per la Siria dicendo: "Questo è il culmine della primavera araba e della battaglia mondiale contro i despoti sanguinari.
In conclusione, ecco quanto denuncia la stessa opposizione non armata (nelle parole di un esponente che preferiamo non citare per tutelarlo) “il Cns sembra fare il gioco degli sceicchi e del petrolio, sono in maggioranza fratelli musulmani  che se ne fregano della democrazia e sanno benissimo che la Siria è abbastanza laica per poter arrivare al potere in modo democratico, non arriveranno senza armi, perciò stanno facendo di tutto per armare la rivoluzione, da altro canto, c'è la Turchia che si sente la nostalgia attraverso il partito di Erdogan per ottomanizzare la regione contro un'Europa ancora ostile nei suoi confronti. Non dimentichiamo che la rivoluzione siriana è la più importante in assoluto nel caso un probabile successo. Gli sceicchi del Golfo Persico temono per il futuro della loro monarchie basate comunque sulla dittatura e sull'ingiustizia”.
5) I “384 BAMBINI UCCISI IN SIRIA”. LE STRANE FONTI E LE SURREALI RISPOSTE DEL PORTAVOCE ALLE NOSTRE DOMANDE. RIMANDI AI RAPPORTI DEGLI ESPERTI ONU SULLE MIGLIAIA DI “VITTIME DALLA REPRESSIONE”
Il 7 febbraio tutti i media danno grande risonanza a un “rapporto” dell’Unicef secondo il quale in Siria almeno 384 bambini sarebbero stati uccisi nei mesi di violenze e almeno altrettanti sarebbero imprigionati. L’Unicef è l’organismo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Il suo attuale direttore è Anthony Lake, ex consigliere per la sicurezza di Clinton. In inglese il termine utilizzato è children; i media italiani traducono “bambini” per maggiore impatto mediatico, anche se in realtà nei rapporti dell’Onu children sono i “minori di 18 anni”.  Perciò d’ora in oi useremo il termine “internazionale” children.  
La notizia del “rapporto Unicef” passa subito come ennesima conferma del fatto che il regime uccide e incarcera bambini in quantità. In realtà a) l’Unicef non ha stilato di suo nessun rapporto, bensì ha utilizzato come fonti gli “attivisti per i diritti umani” e b) la denuncia Unicef è di molti giorni prima (http://www.contropiano.org/it/esteri/item/6675-siria-guerra-mediatica-prima-puntata). In effetti la notizia sui 384 bambini uccisi in Siria era già stata diffusa dall’agenzia Reuters il 27 gennaio (http://blogs.reuters.com/stephanienebehay) ma esplosa sui massa media solo il 7 febbraio, dodici giorni dopo, ovvero quando l’escalation politico-mediatica sulla Siria aveva trovato una doppia difficoltà con l’occultamento del rapporto degli Osservatori della Lega Araba che era venuto alla luce e con Russia e Cina che avevano posto il veto al Consiglio di Sicurezza sulla risoluzione contro la Siria.
Non c’è un rapporto dell’Unicef: che non ha condotto alcuna ricerca autonoma, bensì riporta quanto denunciano gli “attivisti”. Nel routinario briefing per la stampa da parte dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, la responsabile dell’organizzazione Marixie Mercado è citata così: "Secondo le organizzazioni siriane dei diritti umani oltre 400 children sono stati uccisi e altri 400 sono in custodia, torturati e abusati sessualmente” (http://www.unog.ch/unog/website/news_media.nsf/%28httpNewsByYear_en%29/36191A0CEBA1AED2C125799D0037EF1F?OpenDocument). Mercado ha anche parlato della città di Homs, affermando che l’Unicef non ha accesso alle aree interessate di Homs e non può confermare l’impatto degli attacchi sui children, ma che “ci sono rapporti credibili, anche da parte di media internazionali presenti, sul fatto che i children sono vittime della violenza”:
Il 27 gennaio l‘Unicef aveva riferito alla Reuters la cifra di 384 children uccisi alla Reuters  e 380 detenuti e seviziati (“alcuni con meno di 14 anni”) precisando “le cifre vengono da organizzazioni per i diritti umani che riteniamo credibili perché si basano su rapporti degli ospedali e racconti delle famiglie”. Niente che sia stato raccolto di prima mano, dunque. Ci si fida degli “attivisti” (sulle cui performances a senso unico e prive di conferme, vedi puntate 1, 2 e 3).
In dicembre la Commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillai aveva parlato di 307 children uccisi nella “repressione da parte delle forze siriane”.  Le fonti del rapporto della “Commissione d’inchiesta indipendente” del Consiglio per ni diritti umani? Interviste con “attivisti” e “disertori” (vedi scheda 7). Negli ultimi giorni Pillay ha così denunciato la “repressione a Homs” attribuendola al “fallimento del Consiglio di Sicurezza”: “Secondo fonti locali e rapporti di media indipendenti l’esercito siriano attacca in modo indiscriminato con carri armati, elicotteri, mortai aree civili di Homs”. Non ci sono verifiche e testimoni da Homs attribuiscono la responsabilità all’opposizione armata (vedi scheda n. 6), ma non sono presi in considerazione.
Nel “chi uccide chi e quanti”, il ruolo delle bande armate non è contemplato.  Né ci si chiede se i numeri siano esatti. Allo stesso modo, i media, il rapporto dell’Onu di dicembre e le Ong, che hanno sempre come finti “gli attivisti”, lanciano cifre non confermate sul numero totale di uccisi (5mila, poi seimila), e non indicano mai le responsabilità di bande armate dell’opposizione; eppure in diversi casi i nomi sono risultati falsi; e/o children e adulti uccisi erano membri di famiglie filogovernative e in altri i genitori stessi hanno affermato che se l’esercito fosse stato presente, i loro figli sarebbero ancora vivi. Emblematico ilo caso della piccola Afef Saraqibi, morta a 4 mesi. Indignazione e orrore: per gli “attivisti” era, incredibilmente, “la più piccola detenuta politica siriana, incarcerata con il padre e morta per le torture”. Finché la madre stessa ha dichiarato pubblicamente che Afef è morta in ospedale e di malattia.
Sono poi numerosi i video e le foto mistificanti. Un esempio: questa foto con il titolo “strage di bambini” (http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150588879226827&set=p.10150588879226827&type=1&theater) è una delle foto del World Press Photo 2012 (mostra di fotogiornalismo internazionale) e non arriva dalla Siria,è stata scattata a Kabul dal fotografo afghano Massoud Hossaini http://www.facebook.com/massoud.hossaini?sk=info.
Le ultime dichiarazioni dell’Unicef, così tempisticamente riprese come “rapporto”,  suonano approssimative: “Ci sono rapporti di children uccisi e detenuti”; “Ci sono rapporti di bombardamenti a Homs”. Abbiamo dunque chiesto qualche chiarimento sulle fonti al portavoce Unicef da New York Peter Smerdon. Quando dite “Ci sono rapporti di children arrestati e torturati”, a quali fonti vi riferite? Risposta: “A organizzazioni credibili, si veda il recente rapporto sulla Siria di Human Rights Watch e il rapporto dei tre esperti della Commissione Onu per i diritti umani. Su quest’ultimo rapporto vedi scheda n. 6. Quanto al rapporto di Human Rights Watch di metà dicembre: è stato redatto sulla base di interviste ad attivisti dell’opposizione e a “disertori”. L’organizzazione statunitense non si pronuncia sui gruppi armati e lancia anche denunce poco credibili, come: “C’è un eccidio di bambini e i campi sportivi sono stati trasformati in lager”.
Altra nostra domanda all’Unicef: il governo accusa la Free Syrian Army di distruggere le case in aree pro-governative. Risposta: “Ci sono molte accuse che circolano sulla violenza in Siria”. Ma come mai non fate mai riferimento alle violenze dell’opposizione armata, indicate anche dal rapporto degli Osservatori della Lega araba, unica fonte che è stata presente nel paese? Risposta: “Ci sono molti rapporti da varie fonti. Non possiamo citarli tutti”. Dunque non si cita il rapporto (boicottato dal Qatar e dall’Arabia Saudita) in cui la natura non pacifica dell’opposizione è evidenziata. E su Homs, quali fonti indipendenti avete? Risposta Unicef: la Bbc che riferisce di bombardamenti che colpiscono i children”. Così, la Bbc è indipendente.
Il 31maggio dell’anno scorso l’Unicef pareva più neutrale: chiedeva a “tutte le parti coinvolte” di risparmiare i civili, soprattutto children e donne. Riconoscendo dunque le violenze dell’opposizione. E aggiungeva: “non possiamo verificare i rapporti, ma chiediamo al governo di aprire un’inchiesta sui video di children detenuti e torturati”.
6) “I TERRORISTI VOGLIONO LA DEMOCRAZIA?” UN’ALTRA VOCE SULLA SIRIA, DALLA SIRIA
ECCO TRASCRITTI - COSI’ COME LI HO RICEVUTI - I MESSAGGI SU SKYPE DA PARTE DI IYAD KHUDER,  GIOVANE INGEGNERE SIRIANO CHE CONOSCE L’ITALIANO- 11 FEBBRAIO
ti dico una cosa:
[6:52:50 PM] Iyad: una ora fa, una personalita' siria dell'opposizzione,
[6:53:18 PM] Iyad: ma la vera opposizione
[6:54:06 PM] Iyad: ha declarato lasciare il gruppo (il cambiamento democratico)
[6:54:14 PM] Iyad: perche', lui ha spieghato:
[6:55:22 PM] Iyad: dall'inizio il presidente ha oferto il dialogo con tutti,
[6:55:30 PM] Iyad: e, davvero,
[6:55:56 PM] Iyad: lui e altri membri hanno incontrato il presidente
 [6:56:50 PM] Iyad: e il ultimo ha "approved" tutti queste riquieste
 [6:57:47 PM] Iyad: l’oppositore ha detto: ho capito che questi non vogliono la democrazia!
[6:58:20 PM] Iyad: Ha detto: perché nessuno di loro condanna gli attacchi dei terroristi?
[6:58:33 PM] Iyad: sono per la democrazia?
[6:59:48 PM] Iyad: Poi guarda che strano: dicono che li ha fatto il regime, questi attacchi, e non li condannano!!
[7:00:39 PM] Iyad: questo dimostra che non sono contro il terrorismo!
 [7:12:02 PM] Iyad: mia amica e' ingeniere civile habita a Homs!
 [7:12:11 PM] Iyad: se chiama Yara
[7:12:49 PM] Iyad: pero, fortunatamente non ai quartieri dai stremisti
[7:13:19 PM] Iyad: come "Papa Amr" e "Bab El-Sbaa"
 [7:14:29 PM] Iyad: pero anche, hanno suffrito moltissimo
[7:15:27 PM] Iyad: dalle "bombs" che vengono di questi quartieri
[7:15:48 PM] Iyad: molti sono ucisi
[7:17:37 PM] Iyad: e le persone chiedevano l’esercito per proteggere
 [7:17:59 PM] Iyad: ma sai perché esercito arrivato solo adesso? Quando Lega Araba sugerito iniziativa per Syria…
 [7:19:53 PM] Iyad: la Lega Nato…scusa Lega araba ha messo precondicione
 [7:20:34 PM] Iyad: ritirare tutto l’esercito da ogni città di Syria
 [7:20:51 PM] Iyad:  non c’era scelta
 [7:23:32 PM] Iyad: così durante la missione de Osservatori Lega araba
 [7:24:08 PM] Iyad: Homs stata sotto controllo di terroristi (Fsa, Free Syrian Amry)
 [7:25:13 PM] Iyad: anche osservatori per entrare a Homs ono stati investigated da Fsa!!
 [7:25:59 PM] Iyad: eccoperché osservatori Lega araba hanno detto nel loro rapporto che Gilles Jacquier giornalista francese è stato ucciso da FSA
[7:27:05 PM] Iyad: TUTTI I siriani sanno che i massacre fatti a Homs proprio notte prima dell’incontro a Consiglio di Sicurezza, li ha fatti la FSA.
 [7:27:28 PM] Iyad: perché in quei giorni l’esercito siriano regolare NON era a Homs!!!
 [7:27:41 PM] Iyad: …solo dopo il veto di Russia e Cina
[7:28:04 PM] Iyad: solo allora l’esercito siriano ha iniziato le operazioni a Homs
 [7:28:14 PM] Iyad: e allora I media sono diventati pazzi, mistero
 [7:29:19 PM] Iyad: perché Clinton e Sorkuzy erano molto preoccupati per I loro bambini, I terroristi
 [7:31:37 PM] Iyad: I SOLDATI SIRIANI HANNO POTUTO ARRESTARE GIORNI SCORSI A HOSM MOLTI IRAQUIANI, LIBIANI E ALTRE NAZIONI!!
[7:35:20 PM] Iyad: sembra anche molti ufficiali di Turchia sono stati arrestati!
 [7:35:44 PM] Iyad: ECCO PERCHE’ LA TURCHIA STA ZITTA relativamnte da un po’
 [7:35:58 PM] Iyad: E ANCHE EMIRATI UNITI ARABI,  UAE, STANNO IN ASSOLUTO SILENZIO, sai perché?
[7:36:21 PM] Iyad: PERCHE’ UN EMIRO…SI’ UN EMIRO, UN PRINCIPE E’ STATO PRESO!! Non dicono il nome, lo useranno come carta.
 [7:37:27 PM] Iyad: ma Turchia ha raggiunto il punto di non ritorno
 [7:39:15 PM] Iyad: Ci sono rapporti di investigatori americani che dicono che leader di Al Qaeda Ayman Al-Zawahiri IHA DATOORDINE DI FARE LE ESPLOSIONI AD ALEPPO. E’ il McClatchi Newspaper che lo dice
 [7:51:52 PM] Iyad: e sai cosa dice il primo ministro libiano, stupidamente?

 [7:52:36 PM] Iyad: Che la Libya non può impedire ai libiani di andare a fare la Jihad!!!

[8:01:17 PM] Iyad: Oggi un’altra personalità, un vecchio dottore, Isa al-Khawli

 [8:02:01 PM] Iyad: N.B. Isa è un nome commune, popolare frag li Allawi, è il nome arabo per: Gesù

[8:02:42 PM] Iyad: Ucciso davanti alla sua famiglia!
[7:59:44 PM] Iyad: Molte persone del mio villaggio sono state assassinate, sgorgiate, rapite nei mesi passati
sai che il Iraq non ha appogiato le sanzzioni su Siria
[10:12:30 PM] Iyad: adesso sento che Iraq dice che arrivano jihadi dal suo paeser in Syria
 [10:13:08 PM] Iyad: Iraq non aveva appogiato le sanzzioni a Syria nella Lega araba
 [10:14:07 PM] Iyad: pero ti dico una cosa: ci sono alte pressione sui governi arabe

[10:14:40 PM] Iyad: la settimana scorsa Qatar ha minacciato Iraq pubblicamente
[10:15:25 PM] Iyad: Ha detto: se sostieni Syria, avrete un solo ospite al prossimo Arabic Summit a Baghdad a marzo. Voleva dire avrete solo Syria!!

7) Le fonti delle cifre Onu sugli uccisi e su chi li ha uccisi
I morti civili in Siria non li nega nessuno. Ma fare il body count è una cosa seria.
Gli uccisi in questi undici mesi darebbero 7mila per gli attivisti dell’opposizione (uno dei due gruppi basati a Londra parla solo di morti civili, l’altro anche di morti fra i militari); 4.500 per l’Onu (Alto Commissariato per i diritti umani); mentre il governo e i siriani non schierati con l’opposizione parlano di duemila morti fra i militari e moltissimi civili uccisi dai gruppi armati dell’opposizione. Il rapporto (boicottato da Qatar e Arabia Saudita) degli Osservatori della Lega Araba ha smentito il luogo comune mediatico “un dittatore che uccide un popolo disarmato”: affermando http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html. Ecco due punti: 28. La Missione ha osservato che molti partiti hanno riferito falsamente di esplosioni o di violenze si erano verificate in diverse località. Quando gli osservatori sono andati in quei luoghi, hanno scoperto che quei rapporti erano infondati. 29. La Missione ha inoltre osservato che, secondo le squadre in campo, i media hanno esagerato la natura degli incidenti, il numero di persone uccise in incidenti e le  proteste in alcune città.
 Che cosa sta succedendo? Secondo l’agenzia di controinformazione francese Infosyrie, certamente agli inizi della rivolta, in marzo e aprile, ci sono state brutali repressioni riconosciute e deplorate dallo stesso governo. Ma in seguito non si è più trattato di una protesta popolare pacifica: da mesi si tratta di scontri fra esercito e gruppi armati appoggiati dall’estero, e ben installati soprattutto in alcuni quartieri di Homs.
Quotidianamente le agenzie governative diffondono notizie con nomi, cognomi, professione, circostanze  di persone uccise da bande armate. Notizie che i media non riprendono mai; così come la conta dei morti tentata da alcuni gruppi religiosi (vedi scheda n. 3).
La fonte del media sono gli “attivisti dell’opposizione”, da Londra o dalla Siria. I media presenti in Siria (si pensi alla Bbc a Homs) diffondono comunque notizie che si basano sui contatti e sui materiali forniti dagli “attivisti”(v. la scheda 7 su Homs). Molti racconti di atrocità (come quello dei medici torturati perché avevano curato manifestanti feriti) non hanno alcuna prova.
Anche l’Onu e le organizzazioni dei diritti umani basano i loro rapporti sugli “attivisti”. Si veda l’ultimo rapporto dell’Unicef (schede n. 1 e n. 5).  Le ultime cifre fornite dalla Commissaria dei diritti umani dell’Onu, Navi Pillay, stimano i morti in Siria dall’inizio delle proteste in oltre 4mila. Come in tutte le altre dichiarazioni della Commissaria, il condizionale è sottinteso anche solo talvolta è specificato che “è impossibile verificare”. Viene poi sottinteso che si tratti di non armati e che siano stati uccisi dalle forze governative (anche se ultimamente Pillay si è detta preoccupata anche per i rapporti sugli attacchi da parte delle forze dell’opposizione contro esercito e forze di sicurezza).
 Ma quali sono le fonti dell’Onu?
 Quella quasi unica dei media è il Syrian Observatory for Human Rights (SOhr) con sede a Londra che orgogliosamente informa “potete trovare le nostre notizie su tutti i grandi media internazionali”: una bella cassa di risonanza.
 Da Londra il Sohr dà ogni giorno la conta dei morti ma senza indicare i nomi e senza dire se si tratti per caso di forze dell’ordine. L’ex corrispondente di Al Jazeera Alaa Ibrahim, ora giornalista della tivù siriana, si è procurato la lista di centinaia di nomi, ma quando ha iniziato a verificare presso le famiglie ha smesso dopo circa quaranta persone perché ha trovato tutti falsi. Ma il Sohr continua a essere accreditato. Benché il suo presidente Rami Abdel Ramane, oppositore da molto tempo e da Londra, abbia rapporti stretti con i Fratelli musulmani siriani.
Ultimamente il Sohr si è spaccato al suo interno (vedi scheda n. 2).
 Questo affidarsi ad “attivisti dei diritti umani” che sono del tutto inquadrati nell’opposizione, e a volte affidarsi all’opposizione stessa è un dato comune alla stessa contabilità dei morti fatta dalle Nazioni Unite e riportata con grande risalto dai media. Come spiega un’analisi di Julie Levesque (http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=27785) sulla manipolazione mediatica che potrebbe portare a un’altra “guerra umanitaria”, la principale fonte di informazioni dell’Onu come dei media ufficiali sono i gruppi di opposizione, accreditati come “attivisti per i diritti umani” (sul posto o espatriati).
 In effetti nel rapporto della Commissaria Pillay del 15 settembre scorso (United Nations, Report of the United Nations High Commissioner for Human Rights on the situation of human rights in the Syrian Arab Republic - A/HRC/18/53) appare chiaro che anche le Nazioni Unite si basano sulle stesse fonti dei media, fra cui gli Lcc (Local Coordination Committees), ovvero i Comitati di coordinamento locale, e in una nota a piè di pagina (trascurata dai media) puntualizzano di non essere in grado di verificare se le informazioni siano esatte: “Al momento in cui scriviamo, la missione aveva ricevuto 1.900 nomi e dettagli di persone uccise in Siria da metà marzo; tutti dichiarati come civili. (…) Questa informazione è stata fornita dai Comitati di coordinamento locale attivi in Siria. La missione Onu non è in grado di verificare in modo indipendente”.
Chi sono gli Lcc? Secondo il Christian Science Monitor, fanno parte dell’autoproclamatosi Syrian National Council, già riconosciuto come “legittimo rappresentante del popolo siriano” dagli omologhi del National Transitional Council della Libia (un altro organismo autonominato, alleato locale della Nato, riconosciuto da diversi stati del mondo e ora al potere a Tripoli dopo mesi di guerra). Gli Lcc sono “anonimi”. Non rivelano nomi. Sono per il cambio di regime. Sostengono di essere diventati fonte di informazione dei media occidentali perché “offrono fatti credibili”. Anche se senza possibilità di verifica.  Il 2 dicembre il Consiglio dei diritti umani dell’Onu - convocato all’uopo da Unione Europea, Usa e paesi della Lega Araba - con 37 sì, 6 astensioni e i 4 no di Cuba, Ecuador, Cina e Russia ha condannato le “violazioni estese, sistematiche e flagranti dei diritti umani in Siria”.
La decisione del Consiglio, che “sostiene gli sforzi per proteggere la popolazione siriana” e chiede agli organismi dell’Onu di intraprendere “azioni appropriate”, si basa sul rapporto rilasciato agli inizi di dicembre da un gruppo di “tre esperti indipendenti” (“Report of the Independent International Commission of Inquiry on Syria”). Nominati dalla presidente del Consiglio stesso, gli esperti hanno concluso che le forze armate e le forze di sicurezza siriane sono coinvolte in diversi crimini contro l’umanità per la repressione “di una popolazione in gran parte civile (corsivo nostro) nel contesto di proteste pacifiche”; e per le detenzioni arbitrarie, la tortura sui prigionieri,  per aver dato ordine di uccidere manifestanti inermi,  per i minori presi di mira.
 Il governo siriano non ha permesso alla Commissione di lavorare sul terreno perché, come ha spiegato  in una nota ufficiale il 12 ottobre, è in piedi una commissione di inchiesta indipendente su ogni tipo di crimine commesso nel paese e quindi occorre prima attendere gli esiti. Una mossa sbagliata che ha permesso alla Commissione dei tre esperti di affidarsi interamente a fonti esterne.
 I media non si soffermano sulla metodologia e sui contenuti del rapporto redatto, né sui tre esperti, che sono di nazionalità turca, statunitense e brasiliana.  Mal’esperta statunitense, Karen Koning AbuZayd, è “interessante”.  Ha avuto sì diversi incarichi all’Onu ma è tuttora nel board dei direttori (http://www.mepc.org/about-council/our-leadership/board-directors) del think-thank  washingtoniano – ma molto finanziato dall’Arabia Saudita - Middle East Policy Council (dedicato dal 1981, recita il sito, ad aiutare il dibattito pubblico sulle questioni economiche e politiche della regione e sulle politiche necessarie a rafforzare gli interessi statunitensi”); è in compagnia di rappresentanti militari e non del governo Usa, del presidente dello Us-Qatar Business Council, del produttore di munizioni Raytheon ecc. (http://landdestroyer.blogspot.com/2011/11/syria-nato-genocide-approaches.html). L’attuale presidente Frank Anderson ha lavorato per la Cia per 26 anni.
La metodologia di lavoro dei tre esperti è stata la seguente. Da fine settembre a metà novembre hanno incontrato rappresentanti della Lega Araba, dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, di organizzazioni non governative,  militanti dei diritti umani, giornalisti ed esperti. La “missione investigativa ha intervistato a Ginevra 223 persone, “vittime o testimoni” della repressione. Chi sia stato intervistato e dove rimane un mistero sul quale i “tre esperti” non hanno voluto rivelare nulla (http://www.un.org/News/briefings/docs/2011/111128_Syria.doc.htm) sottolineando la “coerenza delle informazioni” ricevute da “una serie di fonti da diversi luoghi della Siria” visto che “il non accesso al paese non significa non accesso alle informazioni”. A chi ha fatto notare che 223 interviste sono poco rappresentative i tre esperti hanno risposto di essere più interessati alla coerenza dell’impianto accusatorio.
 Secondo l’ambasciatore siriano a Ginevra, ovviamente gli intervistati essendo disertori non possono che dare testimonianze negative contro il governo.
I tre esperti hanno anche detto che se avessero potuto entrare in Siria avrebbero intervistato le famiglie dei militari uccisi. Che è come dire: non avendo potuto entrare, possiamo prendere per buone solo le accuse contro il governo e i suoi militari. Gli scontri fra gruppi armati e forze di polizia o soldati, e dunque l’esistenza di un conflitto amato, la Commissione non ha potuto verificarli “non avendo avuto il permesso di visitare il paese”. Contraddicendosi, chiede comunque uno stop alla fornitura di armi a tutte le parti in causa.
 E le prove della veridicità dei racconti dei testimoni? Lo standard di prova adottato è stato quello del ‘sospetto ragionevole’, su ogni particolare evento o incidente. E’ uno standard più debole di quello richiesto in un processo penale”.  Quindi  non c’è verifica dei racconti; come quello del disertore che ha affermato di aver lasciato l’esercito dopo aver visto un ufficiale che sparava su una bambina di due anni ad Al Ladhiqiyah il 13 agosto perché ‘non voleva che diventasse una futura manifestante’.
 Sulla parte angosciante sulle morti dei bambini, un commentatore osserva: “Certamente ne sono stati uccisi dalle forze dell’ordine, ma molto spesso perché queste sono state provocate da armati estremisti che hanno fatto degenerare le manifestazioni civili” (http://www.infosyrie.fr/decryptage/le-rapport-de-lonu-sur-la-syrie-une-mauvaise-odeur-dosdh); altri bambini e adolescenti sono rimasti vittime di armati non governativi.
 Sembra dunque viziato da parzialità e oscurità di fonti questo rapporto (che risparmia all’esercito siriano solo l’accusa di stupro; forse già troppo bruciata in Libia), sulla base del  quale il Consiglio Onu per i diritti umani ha emesso una condanna così perentoria da aprire la porta a interventi esterni anche militari di vario tipo, un “ultimatum di carattere politico e parziale” ha detto il rappresentante russo.
 Il Consiglio Onu per i diritti umani può assumere un ruolo parziale e addirittura favorire conflitti armati con il pretesto di proteggere i civili?
 In una intervista ad Al Jazeera, Frei Fenniche capo della sezione Medio Oriente e Nordafrica presso il Consiglio dei diritti umani, dà la colpa al governo siriano che non ha autorizzato la Commissione d’inchiesta e gli osservatori dei diritti umani come Amnesty International. Ma rimane vago sulle fonti dei rapporti degli esperti, e dunque sulle fonti dei 5mila o più morti: “Abbiamo molti contatti dento e fuori la Siria. Abbiamo molte informazioni da testimoni, disertori, dagli ospedali. Non posso dare i nomi. Prima di redigere i nostri rapporti verifichiamo le informazioni con la nostra metodologia. Non siamo un’organizzazione nata ieri, è il nostro lavoro da 20 anni.  Navi Pillay è un giudice, non fa campagne contro nessuno.

8) UN RAPPORTO TENUTO NASCOSTO E UN A PETIZIONE
Ecco, tradotto in italiano, il Rapporto degli Osservatori della Lega araba in Siria, tenuto nascosto dal Qatar e dall’Arabia Saudita che hanno fatto naufragare la missione stessa. Gli osservatori non erano certo filogovernativi; oltre la metà provenivano dai paesi del Golfo che sostengono l’opposizione siriana. Eppure evidenziano le grandi responsabilità dei gruppi armati, e il fatto che spesso l’esercito nazionale agisca in reazione a loro attacchi. Per questo il rapporto non è stato accettato dai paesi del Golfo.
http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html

 Ed ecco la petizione promossa da Peacelink e Rete No War contro l’ingerenza armata e per una vera mediazione di pace 
OLTRE 80 ASSOCIAZIONI DI DIVERSI PAESI DICONO
NO A INTERVENTI ARMATI IN SIRIA! NON SI RIPETA LA TRAGEDIA DELLA GUERRA ALLA LIBIA!
CHIEDIAMO ALL’ONU E AI GOVERNI UNA VERA MEDIAZIONE PER LA PACE 
Le sottoscritte organizzazioni non governative umanitarie e a difesa dei diritti umani chiedono con forza alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di agire immediatamente per fermare ogni tentativo di intervento militare straniero contro la Siria e di favorire una vera mediazione svolta in buona fede.  Questa imperdonabile negligenza non può continuare.
Com’è noto, nei mesi scorsi c’è stata una crescente campagna mediatica internazionale sugli eventi in Siria, spesso basata su resoconti parziali e non verificabili, com’è già successo nel caso della Libia.
Quello che si sa è che sono in corso violenti scontri fra truppe governative e le truppe di insorti dell'autoproclamato Esercito di Liberazione della Siria, con basi in Turchia al confine con la Siria, e che questo crescendo di violenze ha già provocato enormi perdite anche di civili. I civili innocenti sono le prime vittime di ogni guerra.  Entrambe le parti armate hanno dunque responsabilità.
Ma l'intervento militare esterna non è assolutamente il modo per proteggere i civili e i diritti umani.
AFFERMIAMO CON FORZA CHE:
1) Il cosiddetto “intervento militare umanitario” è la soluzione peggiore possibile e non può ritenersi legittimo in nessun modo; la protezione dei diritti umani non viene raggiunta dagli interventi armati;
2) al contrario le guerre portano, come inevitabili conseguenze, ad imponenti violazioni dei diritti umani (come si è visto nel caso della “guerra umanitaria” in Libia);
3) l'introduzione di armi dall’estero non fa che alimentare la “guerra civile” e pertanto dev'essere fermato;
4) non è tollerabile che si ripeta in Siria lo scenario libico, dove una “no-fly zone” si è trasformata in intervento militare diretto, con massacri di civili e violazioni dei diritti umani.
VI CHIEDIAMO CON FORZA DI FAVORIRE:
1) una mediazione neutrale tra le parti e un cessate il fuoco: ricordiamo che la proposta avanzata da alcuni paesi latinoamericani del gruppo Alba è gradita anche all’opposizione non armata;
2) un’azione per fermare l’interferenza militare e politica straniera, volta a destabilizzare il paese;
3) il reintegro della Siria nel Blocco Regionale;
4) lo stop a tutte le sanzioni che attualmente minacciano il benessere dei civili;
5) una missione d’indagine internazionale parallela da parte di paesi neutrali per accertare la verità;
6) l'invio di osservatori internazionali che verifichino fatti e notizie che circolano attualmente privi di verifiche e di verificabilità.

ADESIONI
Italiane: 1) Associazione PeaceLink; 2) Albassociazione; 3) US citizens for Peace and Justice-Rome; 4) Fiom; 5) Ialana Italia - International Association Of Lawyers Against Nuclear Arms; 6) Rete No War Roma; 7) Comunità Internazionale di Capodarco - CICa; 8) Contropiano; 9) Associazione per la Pace; 10) associazione Liberigoj; 11) associazione Un Ponte per; 12) Associazione Yakaar Italia Senegal; 13) Centro Sereno Regis; 14) WILPF - Women's International League for Peace and Freedom - Italy; 15) Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba - Circolo di Roma; 16) Rete romana di solidarietà con la Palestina; 17) Ecoistituto del Veneto Alex Langer; 18) Rete Disarmiamoli; 19) Comitato con la Palestina nel cuore; 20) Associazione Culturale Chico Mendes; 21) Associazione U.V.A; 22) Associazione Gattapelata; 23) Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e famiglie; 24) Ufficio Missionario diocesano Pinerolo; 25) Arci Arezzo; 26) Forum ambientalista; 27) Pgs-Agis; 28) Fucina per la nonviolenza; 29) Comunità di Sestu; 30) Pdci; 31) Rete dei Comunisti; 32) Coordinamento donne Trieste; 33) Afs Intercultura Ci Salerno; 34) Circolo Legambiente Alta valle del Tevere; 35) Ashram Santa Caterina Napoli; 36) Solidarité Nord-Sud-Onlus; 37) Comitato per la pace; 38) Associazione Germogli; 39) Auci-Rm; 40) Senza paura onlus; 41) Associazione Stelle cadenti; 42) Comitato Legamjonici; 43) Il Dialogo; 44) Casa della pace e della nonviolenza; 45) Comitato pace convivenza solidarietà Danilo Dolci; 46) Unacremona onlus; 47) Amici di Cuba gruppo "Italo Calvino" Piombino; 48) Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese; 49) Coordinamento Donne Trieste; 50) AFS Intercultura C.L.Salerno; 51) Comitato per la pace Faenza; 52) Associazione Radda per l'Ecuador; 53) Circolo della Decrescita "Invertire la Rotta" e Cantieri Sociali del Chianti; 54) Associazione Terra Santa Libera; 55) Associazione La Strada; 56) Associazione Pellerossa Cesena; 57) Egerthe; 58) Centro Documentazione Manifesto Internazionalista; 59) Circolo culturale Popilia; 60) H.E.W.O.-Bagnoregio onlus; 61) Gap Parma; 62) Trentino Solidale; 63) associazione Giolli;  64) associazione di promozione sociale "Gli Amici della Filangieri"; 65) associazione Italia-Nicaragua circolo di Livorno; 66) Associazione Lo Sguardo di Andala; 67) Forum Belgrado; 68) Liberacittadinanza; 69) Covenpri; 70) Movimento Politico di Liberazione Per il Bene Comune.
Non italiane: 70) International-Lawyers (Switzerland); 71) Centre de Recerca Humanisme Emergent (Spain); 72) Canadians for Action on Climate Change (Canada); 73) Peace of the Action (USA); 74) Avalon International (USA); 75) Humanist Association (Hong Kong); 76) Filef Buenos Aires (Argentina); 77) Asociacion civil “LPG 2007” (Venezuela); 78) Circulo Bolivariano Antonio Gramsci Caracas (Venezuela); 79) Palestine Civil Rights Campaign (Lebanon/Usa); 80) Plataforma "No a la Guerra Imperialista" de Madrid (Spain); 81) Frevemun - Frente Venezolanos del Mundo.
 I responsabili delle varie associazioni sono a disposizione.
La petizione è stata firmata finora anche da oltre mille persone
http://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=91&id_topic=4

SIRIA, una breve quanto amara riflessione e tanto interessante materiale prodotto e raccolto da Marinella Correggia.




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