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lunedì 30 aprile 2012

Pio La Torre


Nacque nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini molto povera. Sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, finendo anche in carcere, prima nella Confederterra, poi nella Cgil (come segretario regionale della Sicilia) e, infine, aderendo al Partito comunista italiano.

 Carriera

 Nel 1960 entrò nel Comitato centrale del PCI e, nel 1962 fu eletto segretario regionale, succedendo a Emanuele Macaluso. Nel 1969 si trasferì a Roma per dirigere prima la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale di Botteghe Oscure. Nel 1972 venne eletto deputato, e subito in Parlamento si occupò di agricoltura. Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre ) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall'associazione Libera, che raccolse un milione di firme al fine di presentare una proposta di legge, che si concretizzò poi nella legge 109/96). Nel 1981 decise di tornare in Sicilia per assumere la carica di segretario regionale del partito. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia.

 L'omicidio

 Alle 9:20 del 30 aprile 1982, con una Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito. Quando la macchina si trovò in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili. Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere. Al funerale presero parte centomila persone tra cui Enrico Berlinguer, il quale fece un discorso. Poco dopo l'omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati.

 Dopo nove anni di indagini, nel 1991, i giudici del tribunale di Palermo chiusero l'istruttoria rinviando a giudizio nove boss mafiosi aderenti alla Cupola mafiosa di Cosa Nostra. Per quanto riguarda il movente si fecero varie ipotesi, ma nessuna di queste ottenne riscontri effettivi. Nel 1992, un mafioso pentito, Leonardo Messina, rivelò che Pio La Torre fu ucciso su ordine di Totò Riina, capo dei corleonesi, a causa della sua proposta di legge riguardante i patrimoni dei mafiosi. Alcuni hanno sostenuto l'ipotesi che quello di Pio La La Torre sia un omicidio di natura politica.

 Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Il movente, in questa chiave di lettura, è da ricercare nelle intuizioni dell'onorevole: parlando in Parlamento associa l’omicidio di Piersanti Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio.

 L'eredità

 Il 30 aprile 2007 venne intitolato a Pio La Torre, dalla giunta di centrosinistra, il nuovo aeroporto di Comiso. Nell'agosto del 2008, la nuova giunta di centrodestra guidata dal sindaco Giuseppe Alfano decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia .

 Il 10 maggio 2008, a Torino, è stato presentato il libro Pio La Torre - Una Storia Italiana di Giuseppe Bascietto e Claudio Camarca, con la prefazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta della prima biografia del politico autorizzata dalla famiglia La Torre. Nel 2012 il movimento siciliano "No MUOS", contrario all'installazione dell'antenna a Niscemi, ha dichiarato di voler portare avanti la politica di La Torre contraria alla militarizzazione della Sicila.
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Italia, gli Usa istallano un’altra base militare in Sicilia




Italia, 

gli Usa istallano 

un’altra base militare in Sicilia


Le forze armate degli Stati Uniti continuano ad implementare i loro armamenti di tecnologia avanzata, sottile all’occhio, ma devastante per l’ambiente. In provincia di Caltanissetta, a Niscemi, lì dove c’è una riserva naturale, verrà istallato uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System): un sistema ultra avanzato per le guerre del XXI secolo, nelle quali non si contemplano uomini, ma missili all’uranio impoverito, aerei con pilota automatico ed armi nucleari.
Guerre senza uomini che permetteranno alle forze armate statunitensi di diramare gli ordini di guerra, di qualsiasi genere, attraverso tutto il globo con impianti satellitari. Le tre antenne di comunicazioni pulseranno microonde infernali per l’ambiente, già devastato dalle stazioni della marina militare Usa presente in Sicilia, ad Ulmo.
I comitati cittadini si sono già organizzati per contrastare la realizzazione del progetto militare (MUOS) ed il prossimo 29-30 aprile e 1 maggio protesteranno con opere di sensibilizzazioni, eventi e dibattiti.

http://www.eilmensile.it/
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LUXOTTICA attacca le banche e denuncia la speculazione


LUXOTTICA
 attacca le banche 
e  denuncia la speculazione.

E’ il nostro fiore all’occhiello. E’ forse l’unica grande azienda italiana, leader planetario nel suo specifico settore merceologico, ad essere virtuosa, solida, in espansione.
L’azienda non ha mai visto uno sciopero, né uno scorporo, né proteste.

Si chiama LUXOTTICA. Produce lenti per occhiali e li vende in tutto il mondo. Tra i suoi clienti più famosi la polizia stradale della California (i celeberrimi CHIPS) l’esercito cinese, tutta la linea occhiali di Christian Dior e Yves Saint Laurent. Produce in Italia e vende in Cina.

Il suo proprietario e fondatore, Leonardo Del Vecchio, nato nel 1935 a Milano, è poco noto alla massa degli italiani. Ma il suo nome è un mito in Usa, Germania, Gran Bretagna, Cina.

La sua frase più recente? “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”.

“Basta con i manager mitomani finanzieri” ha detto al giornalista Daniele Manca in una esplosiva intervista pubblicata sul corriere della sera qualche giorno fa, non a caso, in Italia, volutamente passata sotto silenzio e rimasta priva del dibattito che avrebbe meritato.

Ma non all’estero.

Oltre ad essere il maggior azionista di Luxottica è un importantissimo grande azionista di Unicredit e soprattutto le assicurazioni Generali. Data la sua posizione è sempre stato nel consiglio direttivo del colosso assicurativo. Tre giorni fa (ed ecco perché ne parliamo e lui ha deciso di parlarne al pubblico) si è dimesso, se n’è andato sbattendo via la porta, con un clamoroso atto d’accusa...
E’ impietoso, Del Vecchio. Picchia duro. E se lo può permettere.
E parlando al canale televisivo di Bloomberg, quando un giornalista americano gli ha fatto la domanda da 1 milione di dollari “Lei come si pone rispetto all’articolo 18 che in Italia è il punto dolente nello scontro tra imprenditori e lavoratori?” ne è uscito in maniera impeccabile. Ha risposto: “Un dibattito inutile, fuorviante. Personalmente, ripeto “personalmente” non mi riguarda. Su 65.000 lavoratori italiani che pago ogni mese, non c’è nessuno, neppure uno che rischia il licenziamento. Che ci sia l’art.18 così com’è, che venga abolito, modificato, cambiato, per me è irrilevante. La mia azienda funziona e ogni imprenditore -parlo di quelli veri- ha come sogno autentico quello di assumere e non di licenziare. Il paese si rialza assumendo non licenziando. E la colpa è delle banche”.

“Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. affonda”.

Del Vecchio spera e auspica che Monti intervenga molto presto nel settore che lui (e Corrado Passera) conoscono molto ma molto bene: banche e finanza italiane. E propone di far applicare un codice ferreo di regolamentazione comportamentale che imponga a tutti gli amministratori delegati di banche, fondazioni e aziende, di riferire come usano i soldi.
S.G.
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SPAGNA: 55 CITTA' SCENDONO IN PIAZZA


 SPAGNA: 55 CITTA' SCENDONO IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO

STRANO ... 


IN ITALIA NON ARRIVANO LE NOTIZIE DALLA SPAGNA?

 SEMBRA DI NO: NESSUNO NE PARLA.

eppure così la prima pagina del "EL PAIS" di OGGI (lo Spagnolo si capisce bene):

Directo | Arrancan las marchas en toda España contra los recortes de Rajoy
La plataforma liderada por los sindicatos convoca hoy marchas en 55 ciudades

Primera prueba de fuerza contra el Gobierno y test de esfuerzo de los sindicatos y de los partidos de la izquierda. Estos retos se dirimirán hoy en toda España a la luz de la respuesta ciudadana que tenga el llamamiento de la Plataforma Social en Defensa del Estado de Bienestar, con más de 50 organizaciones sociales, contra los recortes del PP. A mediodía se celebrarán manifestaciones en 55 ciudades con el lema Con la educación y la sanidad no se juega, aunque en el manifiesto que se leerá como broche de las mismas se abominará de otras medidas gubernamentales. Serán marchas contra la reforma laboral, ya vigente, así como contra la subida del IRPF y otras medidas que se consideran discriminatorias, como la exclusión de la sanidad a los inmigrantes que no tengan residencia legal o el copago farmacéutico según la renta.


LA SPAGNA LOTTA
a barcellona sono scesi in piazza da tutta la catalogna circa 1.000.000 di persone......la polizia ha fatto un dispiegamento di 10.000 agenti...hanno fatto danni in tutta la città...incendiato auto.....bidoni della spazzatura...lancio di bombe...bruciato negozi...e banche.....a madrid pare che siano circa 1.500.000 di manifestanti...altro nn so!!! Sembra che in entrambi le città vogliono fare un presidio permanente...e da quello che mi ha detto...da tutta la spagna si sta muovendo un grosso contingente di manifestanti per affluire sia a barcellona che a madrid...sui treni nn c'è posto tant'è verso che forse vogliono sopprimerli per nn far arrivare le persone a destinazione...le autostrade sono piene di auto che cercano di forzare i posti di blocco per l'ingresso nelle città.


Attività chiuse all'85%
piazze di tutte le città piene
vie in piena
polizia bloccata dalle barricate
questa è la spagna oggi
giorno dello sciopero generale.
In Italia nessuno ne parla
ne il Fatto, ne Repubblica
e neanche la nota agenzia Ansa.
Meglio non far sapere
che la gente stufa si può ribellare


VEKKIO ARTICOLO

La Spagna è in recessione e la disoccupazione tocca un nuovo record. Poco partecipati i cortei domenicali dei sindacati concertativi. Ma il governo chiude le frontiere e fa arrestare una leader sindacale nel tentativo di disinnescare le prossime proteste contro il vertice della BCE a Barcellona.

L'economia spagnola è ufficialmente in recessione, dopo la contrazione per due trimestri consecutivi. Lo conferma oggi l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) di Madrid secondo il quale il prodotto interno lordo del paese ha registrato una contrazione dello 0,3% nel primo trimestre, lo stesso che nel corso dell'ultimo trimestre del 2011. Sempre oggi l'agenzia Standard & Poor (S&P) ha abbassato il rating di undici banche iberiche tra cui due grandi, Santander e BBVA, dopo la retrocessione la scorsa settimana del debito della Spagna di due punti a BBB+. Una brutta notizia per il governo Rajoy e per le borse che oggi accusano il colpo.

Ma i lavoratori e i cittadini iberici sono più che altro preoccupati dall’aumento record della disoccupazione e dai continui e indiscriminati tagli del governo allo stato sociale e ai diritti di chi ancora un lavoro ce l’ha. Il numero dei senza lavoro ha toccato a fine marzo l’incredibile tetto di 5,6 milioni, con un tasso ufficiale di ‘desempleo’ pari al 24,44%. Tra gennaio e marzo i posti di lavoro persi sono stati 366.000, segno che i sacrifici propedeutici alla crescita imposti dal governo del Partito Popolare stanno mandando il paese alla rovina.

Ieri lavoratori e giovani sono scesi in piazza in quasi tutto lo Stato per mandare un nuovo segnale al governo dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi e il massiccio sciopero generale del 29 marzo. Ben 55 città sono state teatro di manifestazioni contro i tagli al welfare – in particolare all’istruzione e alla sanità - varati dal governo di Mariano Rajoy in obbedienza ai diktat della troika. I cortei sono partiti contemporaneamente a Madrid, Barcellona, Valencia ed in altre città dietro lo stesso striscione, organizzati dai sindacati concertativi UGT e CCOO che pur subendo la pressione della propria base hanno comunque di nuovo scelto di portare la gente in piazza di domenica. Una scelta che ha scontentato i settori più radicali del movimento sindacale e delle organizzazioni sociali, che in parte hanno disertato i cortei.

«Stiamo sempre di più precipitando in una situazione di emergenza economica e sociale» ha denunciato dal palco di Madrid Ignacio Fernandez Toxo, il segretario generale delle Comisiones Obreras, davanti a circa 40 mila persone che hanno manifestato nonostante il ponte e la pioggia, criticando i tagli di 10 miliardi di euro per sanità ed istruzione. A Barcellona solo in 4000 sono scesi in piazza. Nuove manifestazioni sono state indette in tutto lo Stato per domani, in occasione di un 1° maggio di lotta contro il governo e – per i movimenti sindacali di classe – anche contro l’Unione Europea.

Senza contare che il 3 maggio nel capoluogo catalano sono state già indette diverse iniziative di protesta contro la ‘cumbre’ della Banca Centrale Europea che dovrà discutere di politiche monetarie, alla presenza del presidente Mario Draghi, del vicepresidente Vitor Constancio e dei rappresentanti dei governatori delle banche centrali dei 17 paese dell’eurozona.

A partire dal prossimo 12 maggio, ancora, Barcellona sarà teatro anche di un’altra mobilitazione, questa volta a carattere internazionale, contro ‘il regime di crisi e le istituzioni internazionali che l’hanno generata e che ora la governano’, in concomitanza con quella in programma a Francoforte. Una data simbolica, ad un anno esatto dall’inizio della mobilitazione dei cosiddetti ‘indignados’.

In vista dell’ondata di proteste l’esecutivo di Madrid ha già deciso la sospensione dell’accordo di Schengen per quanto riguarda la libera circolazione dei cittadini da uno stato all’altro dell’Unione Europea e di triplicare il numero di agenti di Polizia mobilitati per blindare Barcellona in occasione del vertice della BCE.

Gli arresti di massa durante le manifestazioni per lo sciopero generale del 29 marzo e quelli successivi, in particolare nei Paesi Baschi e in Catalogna, non lasciano ben sperare rispetto all’atteggiamento che il governo di Rajoy terrà nei confronti delle proteste in programma.

Nei giorni scorsi la giudice Rosa Marìa Agullò Berenguer, già nota ai movimenti catalani per essersi resa protagonista in passato di provvedimenti particolarmente draconiani, ha decretato l'arresto preventivo e a tempo indeterminato per Laura Gòmez, la 46enne Segretaria di Barcellona del sindacato di classe CGT (Confederaciòn General de Trabajo). I Mossos d’Esquadra avevano arrestato la sindacalista lo scorso 24 Aprile durante un’operazione dagli ampi risvolti mediatici che ha scatenato la protesta della Cgt e di tutte le organizzazioni politiche e sociali che da settimane manifestano quasi quotidianamente contro un’ondata repressiva senza precedenti, almeno in Catalogna. La colpa della Gòmez è di aver partecipato ad una protesta simbolica davanti agli ingressi della Borsa di Barcellona durante la quale vennero bruciati alcuni cartelli durante lo sciopero generale del 29 marzo. Ieri una ennesima manifestazione ha sfilato per le vie del capoluogo catalano per chiedere la liberazione degli arrestati, la fine dell’uso degli apparati repressivi e dei tribunali per mettere a tacere le proteste sociali e lo stop immediato ai tagli al lavoro e al welfare. E’ forte la preoccupazione che altri arresti vengano realizzate nelle prossime ore, prima dell’inizio delle mobilitazioni del 1° maggio e del 3 maggio, a scopo preventivo e intimidatorio.

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Francia : Marine Le Pen e i “comunitaristi”



Tra deliri e cialtronate 

la vera natura dei cosidetti 

“comunitaristi”
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Per chi avesse ancora qualche dubbio circa la natura dei cosiddetti “comunitaristi” e di tutti coloro che ambirebbero superare la dicotomia Destra/Sinistra e Fascismo/Antifascismo, pubblichiamo un lungo articolo (la sintesi non è mai stata il suo forte), di Costanzo Preve in favore del voto in Francia a Marine Le Pen, «anche al secondo turno», si precisa.
Consigliamo di leggerlo con le sue amenità circa le ragioni dell'amicizia e dell'assonanza con le posizioni del teorico oggi più caro a tutte le destre europee, Alain de Benoist, la rivalutazione del generale De Gaulle, il giudizio sulla natura controrivoluzionaria del «cosiddetto Sessantotto», gli attacchi «all'antifascismo nostalgico-paranoico», ovviamente in assenza di pericoli reali di «fascismo», le disquisizioni sulla necessità dell'opposizione al «multiculturalismo», fino all'elogio della leader del Front National Marine Le Pen che «crede veramente a quello che scrive», ma soprattutto capace di indicare (siamo sempre ai complotti) l'immigrazione come «parte di un'offensiva economica e culturale del mondialismo».
Un esempio, tra i tanti, di come si possa finire, tra deliri e cialtronate, ad allearsi con i razzisti e i fascisti, facendosi passare per dei rivoluzionari. È quanto sta accadendo in questi anni nel minuscolo universo dei cosiddetti “comunitaristi”, da Eurasia a Comunismo e Comunità, passando per il Campo Antimperialista.


CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO DI COSTANZO PREVE


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Castellammare : si uccidono i politici si fanno affari e si comprano voti



Camorra city,

 a Castellammare : si uccidono i politici , si fanno affari e si comprano voti


Politici che di loro iniziativa consegnano ai boss le delibere sui luoghi dei cantieri e sugli importi degli appalti affinché il clan ne faccia buon uso per pianificare gli importi delle estorsioni. Imprenditori di peso che si rivolgono ai camorristi per utilizzarli come ‘mediatori’ dei loro contenziosi professionali. Le cosche che predispongono campagne elettorali per i candidati di riferimento e poi si arrabbiano di brutto se chi ‘sale’ non rispetta i patti. Verbali giudiziari che raccontano una città dove ogni negoziante ha il suo capoclan di riferimento e dunque si taglieggia solo ‘chi viene da fuori’. A Castellammare di Stabia (Napoli) ci sono mondi che non dovrebbero toccarsi e invece si frequentano con pericolosa assiduità. Si fiutano, si mischiano, si siedono agli stessi tavoli, stringono accordi. E chi sgarra paga. Col sangue.
Lo dice un pentito del clan D’Alessandro, giovane e bello come un attore delle soap pomeridiane, che sta rivelando il dietro le quinte dell’omicidio del consigliere comunale Pd Luigi Tommasino, ucciso a colpi di pistola di fronte alla sede distaccata del Tribunale il 3 febbraio 2009. Si chiama Salvatore Belviso e quel delitto lo conosce bene perché ha fatto parte del commando di fuoco insieme ad altri tre ragazzi perduti come lui – uno persino iscritto al Pd stabiese, circostanza che per un po’ fece pensare a un delitto politico. Per ora Belviso ha firmato almeno una decina di verbali, altri sono ancora top secret, i sei mesi per parlare scadono il mese prossimo.
Belviso ha cominciato a collaborare con la giustizia il 4 novembre 2011, sei giorni dopo aver sposato in carcere Mena Fontana, la nipote di Luciano Fontana, il killer di Antonio Martone, zio di Vincenzo D’Alessandro (ras del clan avversario ai Fontana) e dello stesso Belviso. Una vicenda da Montecchi e Capuleti della camorra, un amore contrastato dalle famiglie rivali, e le foto del loro matrimonio furono il segnale che il 28enne fotografato con un sorriso da posa con i ferri ai polsi al momento della traduzione in carcere rompeva i ponti con tutto e tutti e ‘passava con gli sbirri’. Quando cambia avvocato e inizia a cantare, Belviso è già imputato per l’omicidio Tommasino e la sua decisione di vuotare il sacco è una scossa di terremoto per gli equilibri della criminalità locale. Che ha reagito con un nervosismo parossistico, fino ad assediare le edicole che vendevano il quotidiano Metropolis, che per primo pubblica la notizia, ‘invitando’ i rivenditori a nasconderne le copie sotto al bancone.
“La notizia è falsa” gridavano i guaglioni del clan. Era vera, ovviamente. Per raccogliere le deposizioni di Belviso si muovono in direzione Rebibbia due magistrati di spessore della Dda di Napoli, il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e il sostituto Claudio Siragusa. Siragusa è il titolare delle due inchieste, già sfociate in dibattimento, sull’omicidio Tommasino e sull’arresto della vicepresidente di Confindustria Napoli Olga Acanfora, imprenditrice stabiese della sanità privata che vive di convenzioni pubbliche, accusata di estorsione aggravata col metodo mafioso. Era amica di Tommasino e il politico Pd avrebbe chiesto a uno dei tre capi del clan D’Alessandro, Sergio Mosca, di ‘intervenire’ presso l’architetto che progettò per la Acanfora la realizzazione del nuovo centro medico ‘Villa Tropeano’, un lavoro da circa 2 milioni di euro. E convincerlo a fare lo sconto su una parcella di 400.000 euro, della quale la Acanfora si lamentava pubblicamente perché ritenuta esorbitante.
Tommasino, amico del boss e dell’imprenditrice, emerge come anello di collegamento tra politica, camorra ed economia, avvolte in un grumo maleodorante di clientele e violenza. Le due storie sono intersecate. Leggendo e rileggendo i verbali della collaborazione, spunta un dettaglio interessante, un barlume di ipotetico movente dell’omicidio che finora il processo non ha chiarito: fu mediato uno sconto di 150.000 euro, ma l’architetto alla fine riceverà ‘solo’ 200.000 euro. Mancano all’appello 50.000 euro e incrociando le notizie e le date che emergono dalle carte dei due procedimenti – l’assassinio di Tommasino, dice Belviso, fu ordinato da Mosca a ridosso del 10 gennaio 2009, mentre le ‘trattative’ Acanfora-Mosca-Tommasino-architetto si conclusero alla fine del 2008 – ecco adombrarsi un’ipotesi che potrebbe rappresentare un movente credibile: 50.000 euro di ‘cresta’, rimasti impigliati nelle tasche del consigliere comunale in quel periodo molto attivo nel tesseramento Pd e nel ripianare una delicata crisi di partito (l’ultima telefonata ricevuta dal suo cellulare proviene dal centralino del consiglio regionale, è la segreteria di un big del pd napoletano, ex Margherita come Tommasino, che voleva chiedergli lumi sulla riunione del pd stabiese in programma quella serata).
Belviso parla, spiega e illustra una Castellammare simile al Far West. Tommasino viene ucciso quel giorno e non in un altro perché quel giorno va a vuoto l’originario intento di dare una lezione al gestore di alcuni campetti sportivi. Il pentito non conosce il viso del consigliere comunale, non sa dove abita e lo scopre solo dopo (“altrimenti ci saremmo appostati altrove e lo avremmo ammazzato davanti al Bar Italia, senza farci due km di telecamere su Viale Europa”). Belviso racconta di essere diventato camorrista dopo anni trascorsi tra l’organizzazione di feste e concerti e una florida attività di furti di scooter con cavallo di ritorno. Troppi furti, tanto che il boss Enzo D’Alessandro lo convoca per dirgli di calmarsi, nel quartiere di Scanzano, la roccaforte della camorra, sono in troppi a lamentarsi. Tra i due il gelo farà posto a un tiepido feeling. L’affiliazione di Belviso al clan D’Alessandro avviene secondo modalità da film di Francis Ford Coppola: in silenzio e senza spiegazioni gli viene consegnata una pistola e gli si dice di seguire in scooter un altro motorino diretto verso Gragnano con due persone a bordo. “Sapevo che andavamo a compiere un omicidio ma senza sapere di chi e perché”. Era il 28 ottobre 2008 e Belviso partecipa, senza sparare, all’assassinio di Carmine D’Antuono, una vecchia gloria del clan Imparato, ormai sgominato da tempo e sacrificato sull’altare dei nuovi assetti camorristici.
Al verbale ‘rompighiaccio’ del 4 novembre Belviso fa seguire quelli del 10, 17, 28 novembre, del 16 dicembre, del 23 febbraio. Lunghi omissis coprono – per ora – i passaggi più scabrosi. Per cui ancora non sappiamo i dettagli e le ragioni in base ai quali, nel riassunto del primo verbale, il pentito afferma che ‘il clan D’Alessandro alle comunali del 2005 ha fatto votare il sindaco Salvatore Vozza’, un ex sindacalista ed ex Pci che ha sempre combattuto la camorra e la cui candidatura fu benedetta da una trasferta di Piero Fassino. Certo, Vozza aveva tra i suoi alleati anche Tommasino e un altro consigliere comunale Pd, ex Margherita, Carlo Nastelli, del quale Belviso narra un episodio ai limiti dell’incredibile: pochi giorni dopo l’omicidio Tommasino, Nastelli lo avrebbe contattato per consegnargli “un libro che non era un libro, ma tutte pagine del Comune, c’erano tutti gli appalti da qua a tre anni, tutto quello che si doveva fare, quanti permessi ci volevano, quanti soldi erano. In base a quei soldi sapevamo chi doveva prendere l’appalto e quanti soldi ci doveva dare, se il 3% o il 5% dipendeva se era già una persona ‘amica’ della famiglia il 3%, altrimenti il 5%”. Nastelli vuole che il fascicolo arrivi al boss Enzo D’Alessandro e il postino Belviso, durante il tragitto, per curiosità lo apre e ne legge qualcosa.
Belviso sa sicuramente il movente dell’omicidio Tommasino. Ma per ora ne intuiamo solo qualche brandello sopravvissuto agli omissis: “L’ordine – dice il pentito – venne da Sergio Mosca direttamente a me, e nel darmelo, mi ha detto che Tommasino era diventato politicamente importante grazie all’appoggio del clan D’Alessandro, ma non aveva rispettato gli impegni prendendo le distanze”. Quali impegni? Solo il processo e la desecretazione delle parti di verbale coperte da omissis ci potrà dire qualcosa in più sul perché a Castellammare di Stabia un politico di spicco del Pd muore per uno sgarro alla camorra.

di Vincenzo Iurillo -

Fonte:



domenica 29 aprile 2012

Le forze dell'ordine chiedono le dimissioni del governo




Le forze dell'ordine 

chiedono le dimissioni del governo:

 mai successo nella storia

nocensura

 A 150 anni dall’Unità d’Italia passando dal Regno alla Repubblica e con una serie di guerre mondiali all’interno della storia italiana,non era mai capitato che i rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine protestassero e chiedessero apertamente le dimissioni di questo governo.

E quella presa in giro continua che infastidisce,e in quel ridurre tutto a un gioco,e in quel raccontare ipocrita e pieno di retorica,in quel fare false promesse e agire esattamente al contrario, in quell’usare le persone per miserabili fini personali, in quel portare continuamente divisioni e lavorare per lo sfascio del paese, in quell’alimentare odio per creare distrazioni di massa usando le forze dell’ordine, la manifestazione del 15, per come è stata organizzata, voleva consegnare , mentre il Ministro leghista non si è nemmeno degnato di essere presente in città per seguire l’andamento, e non parliamo di un torneo di bocce.

Molti poliziotti hanno denunciato la malafede degli organizzatori politici, che hanno pensato alla loro zona rossa e a quelle 40 vittime sacrificali tra le forze dell’ordine che dovevano essere ostaggi di eventuali provocatori.

A Reggio Calabria le segreterie provinciali dei maggiori sindacati di Polizia hanno manifestato in Piazza Italia.
Per Piero Gabriele Segretario UGL Polizia di Stato:

“ La nostra mobilitazione si rende necessaria perché il governo negli ultimi tre anni non ha tenuto fede ai vari impegni presi, riducendo i comparti sicurezza e soccorso pubblico sul lastrico; appena tre giorni fa l’esecutivo ha tagliato altri 60 milioni di euro, nell’ambito del ddl stabilità, alle voci di bilancio destinate all’ordine pubblico e alle missioni”.

Michele Granatiero Segretario Regionale del Sap invece denuncia le responsabilità del Governo:
"In un periodo di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo, non avremmo voluto chiedere un contributo economico ai cittadini, ma siamo davvero arrivati a non avere il necessario per poter lavorare ed offrire sicurezza, in momenti di crisi economica e sociale, come quello attuale, i comparti sicurezza e difesa vengono, in genere, maggiormente sostenuti, anche dal punto di vista finanziario, il governo in carica invece ha fallito anche in questo elementare compito istituzionale”.
Il segretario regionale del Coisp Calabria  dopo gli scontri di Roma  punta l’indice sull’inefficienza del Governo e in un comunicato afferma:

"Le uniche forme di solidarietà che possiamo accettare sono le dimissioni dell'esecutivo Berlusconi e dei parlamentari che lo sostengono. Il resto sono solo sterili affermazioni di chi continua a pugnalare alle spalle i poliziotti, con scelte di governo irresponsabili. Il sindacato indipendente e autonomo di polizia della Calabria, esprime sostegno ai colleghi che ieri hanno dovuto operare a Roma in una condizione di assoluta difficoltà, per colpa di un Governo irresponsabile anche sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, considerato, tra l’altro, che solo pochi giorni fa ha tagliato 60 milioni di euro a questo comparto, mentre domani gli agenti di polizia dovranno operare per un’ altra manifestazione nazionale di protesta in programma a Roma – senza nemmeno le attrezzature danneggiate sabato e non sostituite”.

E dopo la Polizia un duro attacco alla casta al Governo e al Premier viene fatto dall’organo di rappresentanza delle forze armate, il Cocer.

In un documento fatto dalla rappresentanza sindacale dell’esercito si legge:

“ I militari, non hanno più fiducia nel governo" e definiscono "fallimentare la gestione del sistema Difesa del Paese da parte del gabinetto del ministro La Russa e, di riflesso, del governo Berlusconi auspicandone la caduta:

"Solo in tal modo - sostengono i militari - si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che, aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare, determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonchè dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni". 

Come dicevo prima nei 150 anni di storia d’Italia non era mai successo che tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine insieme protestassero così vibratamente e il Cocer Carabinieri rincara la dose e il primo a raccogliere l’invito a dimettersi è La Russa, anche se non viene mai nominato :

"Il governo taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre. È questo - continua - un governo impegnato a salvaguardare l'apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell'ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione. Alla nostra classe politica non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Ci chiediamo quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati".

E dopo, senza tanti giri di parole, la rappresentanza sindacale attacca il Governo:

”I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici. Oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l'italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell'ordine e della sicurezza pubblica”
E a questo punto anche Berlusconi non viene risparmiato dalle critiche:
”Qualcuno spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti.”
Nessuno e dico nessuno poteva immaginare una cosa del genere ,che oltre alla polizia carabinieri e forze armate  tutti e dico tutti protestassero così vibratamente nei confronti di un Governo.

Poi tutte queste notizie sono state oscurate dall’informazione di Regime; la Rai Mediaset e tutti i giornali del Premier ,non parlano di questo, va contro l’etica del pensiero positivo, e per chiudere in bellezza allego il comunicato stampa del Cocer delle forze armate che fa capire in maniera molto chiara quello che pensano i militari dei nostri governanti.

Consiglio centrale di rappresentanza
comparto difesa
comunicato stampa

Cocer: i militari delle forze armate non hanno più fiducia nel governo

Roma, 20 ott. 2011 - I cocer delle forze armate, esercito marina e aeronautica, ritenuta necessaria una sintesi sulla attuale situazione politica giudicano fallimentare la gestione del sistema di difesa del paese da parte del gabinetto dell’on. La Russa e di riflesso del governo Berlusconi auspicandone la caduta.

Infatti, solo in tal modo, si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonché dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni e peggio il deterioramento del quadro giuridico ed economico che si ricorda ha costituito in passato non uno status di casta ma la giusta moneta ricompensante gli atti svolti in modo diuturno dai soldati, dai marinai e dagli avieri e che ricomprendono, per memoria della establishment politica e politica militare, gli estremi sacrifici.

La rappresentanza militare, facendosi portavoce di tutte le donne e gli uomini in servizio stanchi di sottacere e di subire imposizioni draconiane, non attenderà fermo ed inerte e non esiterà, sempre nel rispetto della legalità, ad operare le dovute scelte per tutelare compiutamente e in primis la dignità morale, giuridica ed economica dei portatori d’interesse che nonostante tutto indossano la divisa e cantano orgogliosamente l’inno di Mameli.

Riteniamo sia necessario una conferenza stampa che, attraverso un confronto in pubblico anche utilizzando i media televisivi al governo piu’ consoni, i cittadini italiani siano informati delle implicazioni che i prefigurati tagli produrranno in termini di sicurezza interna ed esterna del paese sia sugli operatori che su i cittadini stessi ove cio’ non avvenga in tempi brevi si provvederà in proprio.



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Michele Santoro si candida a direttore generale della Rai


Michele Santoro

 si candida a 

direttore generale della Rai


 Michele Santoro, durante il suo intervento al programma di Rai3 'Tv Talk', ha reso nota la sua volontà di candidarsi direttore generale della Rai. Invece, Carlo Freccero si candiderà come presidente.
Santoro ha affermato: «Spero solo che non si candidi ai vertici del servizio pubblico il principe di tutti i tagli. Insomma non vorrei che si scegliesse il miglior tagliatore. Tagli sì a spese superflue, ma non ai programmi».
Riguardo al programma 'Servizio pubblico', il conduttore ha dichiarato: «E' stato come lavorare in mare aperto, una cosa non facile, ma che ti dà le tue soddisfazioni. Quando siamo partiti potevamo fare quattro puntate con i soldi che avevamo. Invece abbiamo trovato le forze sul mercato per farne molte altre attingendo solo in parte, per ora, ai fondi che avevamo raccolto grazie alla campagna tra la gente».
In merito all'eventualità di passare a La7, il giornalista si dichiara orgoglioso dell'indipendenza raggiunta: «Non tornerò a lavorare per la tv nelle forme in cui ho lavorato precedentemente. Sono ormai un autore indipendente, è un atto che devo al pubblico: qualunque cambiamento lo discuterò con le persone che hanno finanziato il mio progetto. E poi bisognerà vedere come finisce questa storia della Rai. Monti può scegliermi, ho tante qualità. Una volta tanto si potrebbe scegliere qualcuno che mette un pò di pepe al governo».

 La Rai ai Cittadini 

appoggia la candidatura

 di Santoro a Direttore Generale Rai


Rai - Servizio Pubblico - GUARDATE nella descrizion
e LA NOSTRA Riforma

COME PRINCIPIO E METODO di scelta per le cariche importanti in Rai CREDIAMO IN UN SERVIZIO PUBBLICO Televisivo DOVE VALGA IL CURRICULUM E LA CERTEZZA DI INDIPENDENZA PER TUTTI.

Noi MoveOn Italia - La Rai ai Cittadini appoggiamo l'autocandidatura di Santoro a Direttore Generale della Rai e a Carlo Freccero Presidente

Uno dei pochi giornalisti un pò normali, che non ha accettato l'oligopolio di chi vuole controllare l'informazione senza la partecipazione dei cittadini.. utenti
Noi MoveOn Italia - La Rai ai Cittadini appoggiamo l'autocandidatura di Santoro a Direttore Generale della Rai e tutto il suo operato come cittadino-giornalista.
Chiediamo anche che torni in Rai con la sua squadra

QUI SOTTO

- Riforma Rai dei Cittadini e adesioni
- Lettera MoveOn Italia consegnata a Monti il 18 Aprile
- Articoli SU MOVEON di Travaglio e de Zulueta
- video Sabina Guzzanti
- Interviste di MoveOn Italia

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I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti

La Riforma "La Rai ai Cittadini"

- 5 punti per garantire un bene pubblico

LIBERIAMO LA RAI DAL TOTALE CONTROLLO DEI PARTITI

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive"
Hanno aderito:
Tana de Zulueta, Moni Ovadia, Loris Mazzetti ("Vieni via con me" - Che tempo che fa"), Sabina Guzzanti, Ugo Mattei ("Beni Comuni"), Corrado Guzzanti, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"), Giulia Innocenzi, Roberto Zaccaria, Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Michele Gambino, Roberto Natale, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli, Nicola D'Angelo, Guido Scorza, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Maurizio Sciarra (100 autori), Wolfgang Achtner, Carmine Fotia, Vittoria Iacovella, Giuseppe De Marzo (A sud), Fabrizio Federici (Ansa), Sergio Bellucci, Gianni Orlandi, Giulietto Chiesa, Simona Coppini, Federico Lunadei, Grazia Di Michele, Simona Sala (Tg1), Giuliana Sgrena, Antonella Martone, Giovanni Mangano, Lorenzo Marsili (European Alternatives), Carlo Verna, Giuseppe Giulietti,
Vincenzo Vita, Claudio Fava, Giuseppe Civati, Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Carlo Rognoni, Antonello Falomi, Fabio Granata,
Giorgio Merlo, Niccolò Rinaldi, Angelo Bonelli,

Condividono il precorso:
Articolo 21, Usigrai, Fnsi, Libertà e Giustizia, A Sud, "100 autori", Rete Viola, Liberacittadinanza, IndigneRai, Il Popolo Viola, TILT, Alternativa, Il Teatro Valle Occupato, Errori di Stampa, Il Comitato del Sole, Libertà e partecipazione, European Alternatives

Sostiene l'iniziativa:
Stefano Rodotà

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3 Leggi spinte da MoveOn Italia insieme ai cittadini nel prossimo Parlamento per rendere più libera l'Italia

- Riforma La Rai ai Cittadini
- Legge Conflitto di Interessi
- Antitrust

LA RAI AI CITTADINI
- 5 punti per garantire un bene pubblico

Prendendo ad esempio i modelli di gestione più avanzati in Europa, ma anche le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità e autonomia proponiamo in 5 punti una riforma che assicuri non solo la necessaria efficienza aziendale, ma anche l'assoluta indipendenza editoriale del servizio pubblico.

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone eleggono direttamente
alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive."


1. Chiediamo il superamento dell'anomalia per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'Economia.

2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente 6 componenti (*). Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l'Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento (**).

3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Ad esso sono attribuite competenze di indirizzo e vigilanza.

4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell'indipendenza e del massimo di qualificazione.

5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.

* (Secondo le modalità proposte da Zaccaria, AC 4559)
** (Ipotesi de Zulueta-Giulietti, AC 1460)

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Antitrus e Conflitto di Interessi

Congiuntamente e in continuità con il progetto “La RAI ai cittadini”, MoveOn Italia è inoltre impegnata alla definizione delle linee guida per iniziative che incidano sui due ulteriori temi di vitale importanza democratica quali l’antitrust e il conflitto di interessi.
La campagna "La Rai ai cittadini" propone la sua riforma per garantire un bene pubblico - Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione questa riforma non può prescindere da una netta e chiara separazione, definita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media. E' altresì necessario fissare limiti di concentrazione che un'unica società dei media sia autorizzata a controllare in uno o più mercati rilevanti.

Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione
è essenziale una netta e chiara separazione, stabilita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media.

"Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono”

Malcom X"

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I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!

Perché MoveOn Italia ha scelto come una delle sue missioni prioritarie la tv per i cittadini e una Tv libera di fare da cane da guardia ai poteri? Perché la Tv condiziona le priorità della politica e le scelte dei cittadini, quindi quasi tutto ciò che accade in politica, nel sapere ed in economia.

Il MoveOn americano spinse e fece approvare in parlamento la Riforma Sanitaria Pubblica, noi spingiamo la Riforma della Tv Pubblica

Cambiamo tutti il modo di pensare, proponiamo dal basso con grande entusiasmo e senza interessi personali.
Stiamo invitando i cittadini, i movimenti, le associazioni, i giornalisti e i Parlamentari a confrontarsi e a partecipare.

Ci rivolgiamo anche a Monti e al suo Governo provando inoltre a fare una proposta agli organismi europei sul coinvolgimento degli utenti nel servizio pubblico.

COSTRUIRE uniti un assetto democratico del nostro paese da far approvare nel prossimo Parlamento per non subire mai più questa illegalità Istituzionale.
La tv condiziona e manipola il mondo, la pubblicità muove le volontà della maggioranza dei cittadini e la loro apparente soddisfazione
Nonostante internet da una ricerca Istituzionale risulta che il tg1 e il tg5 condizionano il voto del 60% della popolazione italiana.

Davanti alla discussione sulla Rai di queste ore da parte dei partiti noi cittadini non possiamo più stare solo fermi a guardare.

Incredibilmente in Italia si andrà alle prossime elezioni politiche, ancora una volta, con un'informazione da paese semi democratico. L'unica condizione possibile per noi cittadini questa volta dovrà essere l'inderogabile impegno da prendere da parte della politica nel far approvare in tempi brevi, non appena sarà costituito il prossimo Parlamento, tre leggi basilari in un sistema democratico:

3 Leggi spinte da MoveOn Italia - Muoviti Italia insieme ai cittadini nel prossimo Parlamento per rendere più libera l'Italia
- Riforma "La Rai ai cittadini"
- Legge Conflitto di Interessi
- Antitrust (No alle concentrazioni economiche e del mercato che falsano la libertà economica di partenza dei cittadini e minano la maggior equità possibile per tutti)

Ora l'impegno è di coinvolgere sempre di più i cittadini, i movimenti, le associazioni, il mondo della cultura e i giornalisti per confrontarsi e partecipare.
Inviteremo a seguire e ad impegnarsi in questo percorso riformatore dei cittadini anche alcuni leader politici.

"Questo è il metodo MoveOn, un movimento nato anche per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum dell'anno scorso."

Unire la coalizione progressista innovatrice per le prossime elezioni attraverso proposte e programmi dei cittadini che diano senso alla politica del bene comune

anche per non trovarsi di nuovo nella follia dei progressisti divisi in Parlamento e nelle proposte.

Manca solo l'adesione di Bersani alla proposta di riforma La Rai ai Cittadini in 5 punti, Vendola e Di Pietro si sono dichiarati favorevoli.

-Far partecipare i cittadini al bene pubblico per avvicinare lo Stato e le Istituzioni alla vita sociale
-Impegnare finalmente la politica a rispondere con i fatti alle proposte dei cittadini
-Rinnovare le idee e la politica

QUI LE INFORMAZIONI

Sito MoveOn Italia
http://
moveonitalia.wordpress.com/

Pagina fb
La RAI ai Cittadini - Aderisci anche tu - MoveOn italiano

La Riforma "La Rai ai Cittadini" da spingere nel prossimo Parlamento
23 Marzo 2012
http://www.facebook.com/
events/410098389007354/


-No ad una Rai che rinuncia a "Vieni via con me", al sapere e alla crescita culturale di tutti.
Lo Stato deve garantire il progresso a tutti.
-No ad una tv che incoraggia e pubblicizza il gioco d'azzardo.
-Si ad una tv che sia capace di parlare a tutti, informare liberamente e che non rinunci mai al pluralismo.
-No alla decadenza in Rai come il giovedì sera con la trasmissione"l'Isola dei Famosi" trasmessa al posto dell'approfondimento di Annozero.

- Rai servizio pubblico per la crescita culturale e del sapere - Luca de Biase
(Obiettivo: Maggiore alfabetizzazione, conoscenza e sapere per tutti)
http://weblog.ahref.eu/
luca-de-biase-illustra-e-discute-lo-scenario-mediatico-italiano-al-center-for-civic-media-del-mit-diretto-da-ethan-zuckermann



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Il 18 Aprile 2012
alla portineria di Palazzo Chigi abbiamo consegnato ufficialmente la lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, per sollecitare l'intervento del governo nell'attuazione degli attesi provvedimenti di riforma del sistema di governance del servizio pubblico televisivo in Italia.
http://www.facebook.com/
events/248488825250002/
MoveOn video consegna lettera a Monti del 18 aprile - Editto Bulgaro
http://www.youtube.com/
watch?v=aW9WBXWByVI

SUL SITO DI ARTICOLO 21
http://www.articolo21.org/
2012/04/editto-bulgaro-moveon-italia-mercoledi-18-aprile-in-piazza/

Questo il testo:
I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti

Lettera aperta di MoveOn Italia - La Rai ai cittadini al Presidente del Consiglio Mario Monti

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone eleggono direttamente
alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive."

Egregio Presidente,

Il 25 Aprile è la Festa della Liberazione. Oggi 18 Aprile, ad una settimana da quella importante ricorrenza, ricordiamo tristemente il cosiddetto Editto Bulgaro, frutto inequivocabile della condizione patologica in cui versava e versa tuttora il servizio pubblico televisivo in Italia.

Per liberare il paese si organizzò la Resistenza, ad opera dei Partigiani: uomini, donne, giovani, anziani, preti, militari, persone di diversi ceti sociali, di diverse idee politiche e religiose, che avevano in comune la volontà di lottare personalmente, ognuno con i propri mezzi, per ottenere in patria la democrazia, il rispetto della libertà individuale e l'uguaglianza.

Per liberare la RAI stiamo organizzando una nuova resistenza ad opera dei Cittadini: cittadini comuni, professionisti del mondo dell’informazione, dello spettacolo e della cultura, uomini e donne uniti dalla volontà di lottare personalmente, politici di ogni estrazione, ognuno con i propri mezzi, per garantire al proprio paese, ancora una volta, la democrazia, il rispetto della libertà individuale e l'uguaglianza.

Combatteremo con le armi del buon senso e della ragione, signor Presidente, per fermarci solo al raggiunto obiettivo di attuazione della proposta di legge che caldeggiamo con il sostegno e l'approvazionedi moltissimi nostri concittadini.

Il Cda della Rai è scaduto dal 28 Marzo. Lei Presidente l’8 gennaio, intervistato da Fabio Fazio a ‘Che Tempo che Fa’, aveva detto che la questione della TV pubblica era un'urgenza.
Dopo la sua chiara intenzione non è accaduto nulla. Noi cittadini e utenti vogliamo mostrarle una via d'uscita immediata con la nostra proposta.

Prendendo ad esempio i modelli di gestione più avanzati in Europa, ma anche le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità e autonomia, le proponiamo in 5 punti una riforma che assicuri non solo la necessaria efficienza aziendale, ma anche l'assoluta indipendenza editoriale del servizio pubblico, come richiesto dalla Raccomandazione C/M(2012)1, del Consiglio d'Europa approvata dal Comitato dei ministri il 15 febbraio.

Qui di seguito la nostra proposta, già attuabile da subito:

1. Chiediamo il superamento dell'anomalia per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'Economia, con il trasferimento delle azioni Rai ad una fondazione di diritto pubblico, come avviene in Germania.

2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, ma con le stesse competenze di indirizzo e vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio Nazionale per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, ne eleggono direttamente 6 componenti (*). Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l'Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento (**).

3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. .

4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell'indipendenza e del massimo di qualificazione.

5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico

Se in questa legislatura non cambierà nulla per la complicata situazione politico-parlamentare della maggioranza che la sostiene, il nostro obiettivo sarà tutto proiettato al futuro, con la conseguenza grave, però, che si andrà a votare alle prossime elezioni politiche, ancora una volta, con un sistema di informazione da paese semi democratico.

L'unica condizione possibile per noi – questo è il nostro appello - è l'inderogabile impegno da prendere da parte della politica nel far approvare in tempi brevi, non appena sarà costituito il prossimo Parlamento, tre leggi basilari in un sistema democratico:

- Riforma “La Rai ai Cittadini”

- Legge sul Conflitto di Interessi e

- Antitrust

Fiduciosi nella considerazione che vorrà riservarci, ringraziamo dell’attenzione, formulando i migliori auguri di buon lavoro insieme a quanti, in veste personale o in rappresentanza di enti e associazioni, hanno aderito, contribuito ad elaborare e sostenuto sin qui la nostra proposta.

Tana de Zulueta, Moni Ovadia, Loris Mazzetti ("Vieni via con me" - Che tempo che fa"), Sabina Guzzanti, Ugo Mattei ("Beni Comuni"), Corrado Guzzanti, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"), Giulia Innocenzi, Roberto Zaccaria, Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Michele Gambino, Roberto Natale, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli, Nicola D'Angelo, Guido Scorza, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Maurizio Sciarra (100 autori), Wolfgang Achtner, Carmine Fotia, Vittoria Iacovella, Giuseppe De Marzo (A sud), Fabrizio Federici (Ansa), Sergio Bellucci, Gianni Orlandi, Giulietto Chiesa, Simona Coppini, Federico Lunadei, Grazia Di Michele, Simona Sala (Tg1), Giuliana Sgrena, Antonella Martone, Giovanni Mangano, Lorenzo Marsili (European Alternatives), Carlo Verna, Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita, Claudio Fava, Giuseppe Civati, Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Carlo Rognoni, Antonello Falomi, Fabio Granata, Giorgio Merlo, Niccolò Rinaldi, Angelo Bonelli, Stefano Rodotà, Articolo 21, Usigrai, Fnsi, Libertà e Giustizia, A Sud, "100 autori", Rete Viola, Liberacittadinanza, IndigneRai, Il Popolo Viola, TILT, Alternativa, Il Teatro Valle Occupato, Errori di Stampa, Il Comitato del Sole, Libertà e partecipazione, European Alternatives

MoveOn Italia
18 aprile 2012



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Editoriale di Marco Travaglio di giovedì 12 aprile su Il Fatto Quotidiano

"Ah già, la Rai"
di Marco Travaglio

http://
www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ah-gi-la-rai/203839/

Il 28 marzo, esattamente due settimane fa, è scaduto il Cda della Rai. Interessa a qualcuno? Dovrebbe interessare al governo Monti, visto che la Rai è un’azienda con 11 mila dipendenti di proprietà del governo, anzi del ministero dell’Economia, retto da Monti, che ne detiene il 99,56% (il resto è della Siae). L’8 gennaio infatti, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, Monti disse che ci pensava lui: “Mi dia qualche settimana e vedrà”. Ne sono passate 13 e nessuno ha visto nulla: a parte il vertice a Palazzo Chigi fra Monti e Confalonieri, presidente di Mediaset, ricevuto in pompa magna non si sa bene a che titolo e per parlare di che. Incontro preceduto e seguito da vari avvertimenti del Pdl al premier perché si guardi dall’occuparsi di Rai. Infatti lui, che si sappia, non se n’è minimamente occupato. Eppure, come azionista, ministro dell’Economia e premier, Monti ha il dovere istituzionale di occuparsene: per nominare uno dei 9 consiglieri e per concorrere a indicare il presidente e il direttore generale. Ma, se e quando lo farà, cosa farà? Pare che le alternative allo studio siano tre: commissariare l’azienda con un amministratore unico di stretta obbedienza montiana; prorogare il Cda scaduto e il dg Lorenza Lei (ma uno dei 9 consiglieri, Rizzo Nervo, s’è dimesso a gennaio); lasciar fare alla Vigilanza, cioè ai partiti, e indicare – nelle caselle di pertinenza governativa – qualche tecnico concordato con la maggioranza, cioè coi partiti. Di cambiare la legge Gasparri, che consegna ai partiti un servizio pubblico come la Rai, manco a parlarne. E forse è meglio così, visto che in Parlamento la maggioranza ce l’hanno i partiti che nel 2003 la Gasparri la votarono. E che, dovendola cambiare, sarebbero capaci persino di peggiorarla. Meglio che se ne occupi il prossimo Parlamento, sperando che sia meno peggio di questo. L’altro giorno, in un convegno dell’Idv, Antonello Falomi ha rilanciato la legge d’iniziativa popolare per strappare dalla Rai le zampe dei partiti, promossa nel 2006 da Tana de Zulueta, Sabina Guzzanti, Giovanni Valentini e altri, che raccolse 50 mila firme e che ovviamente il centrosinistra ignorò. Lo stesso ha fatto il MoveOn Italia (ne parla la De Zulueta sul sito di Articolo 21), nato sul modello del MoveOn America che promosse la riforma sanitaria di Obama: nei giorni scorsi, riprendendo la proposta del 2006, MoveOn ha proposto “cinque punti per tutelare un bene comune”. Eccoli: 1) Come in Germania, la tv pubblica italiana non dev’essere di proprietà del governo, ma di una fondazione di diritto pubblico. 2) Nasce un “Consiglio nazionale delle comunicazioni” indipendente dalla politica (i membri li eleggono gli utenti, le associazioni di artisti, autori, fornitori di contenuti e solo in minima parte il Parlamento e gli enti locali). 3) Questo Consiglio, dunque non più governo e Parlamento, nomina i 5 (non più 9) membri del Cda Rai, in base a curricula pubblici, garanzia di competenza e indipendenza. 4) Il Consiglio nomina i componenti dell’Agcom secondo gli stessi criteri. 5) I cittadini potranno controllare le scelte degli organismi suddetti con strumenti interattivi sul web. Oltre a quella sul finanziamento pubblico, è una partita decisiva per imporre ai partiti una dieta ferrea. Chi, oltre all’Idv, è d’accordo lo dica subito. Il Pd, con Bersani, giura che non parteciperà a nuove spartizioni in base alla Gasparri: speriamo, anche se sarebbe la prima volta. Resta da vedere il da farsi nell’immediato, in attesa di trovare un Parlamento in grado di riformare davvero la Gasparri. L’unica strada è il commissariamento della Rai fino alle prossime elezioni, con un presidente e un dg scelti in base alle loro provate capacità. Chi si sente in grado può candidarsi con il suo curriculum. È quel che faranno presto Santoro e Freccero: vedremo se il governo e i partiti troveranno qualcuno più bravo di loro. In caso contrario, se sceglieranno qualcun altro, sapremo che anche sulla Rai il governo Monti è come tutti gli altri.




Articolo di Tana de Zulueta pubblicato sul Sito di Articolo 21 l'11 Aprile 2012

http://www.articolo21.org/
2012/04/la-mossa-dei-cittadini-moveon-italia-spinge-per-una-rai-al-servizio-degli-utenti/

"La mossa dei cittadini: MoveOn Italia spinge per una Rai al servizio degli utenti"

Il Cda della Rai è scaduto dal 28 marzo, ma chi glielo ricorda? Non il governo, con il presidente Monti impegnato in altre faccende, anche se oggettivamente interessato al destino di una società con oltre 11.000 dipendenti e con un bilancio tutt’altro che roseo, controllata quasi al 100% dal ministero dell’Economia – cioè da lui stesso. Infatti, l’8 gennaio, intervistato da Fabio Fazio su ‘Che Tempo che Fa’, un qualche interesse per la questione della TV pubblica Monti lo aveva manifestato. Alla domanda se intendeva privatizzare la Rai, Monti si schernì, dicendo chela Rai non era certo “la prima delle priorità del governo”, ma riconoscendo una sua importanza: ”E’ una forza del panorama civile e culturale italiano.” Aggiungendo, però: “E’ una forza che ha bisogno di passi in avanti.” Poi, con aria più decisa: “Mi dia qualche settimana e lei vedrà”. Da quel giorno tutto tace.
E’ vero che Monti è stato redarguito dallo stato maggiore del Pdl, e in particolare da Gasparri, diventato, nel suo piccolo, celebre nel mondo proprio per la pessima legge che porta il suo nome. Il PdL ha ripetutamente messo in guardia il governo contro qualsiasi tentativo di alterare gli equilibri politici che reggono il governo della Rai. In un incontro ufficiale con Monti il 7 marzo a Palazzo Chigi, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, deve avere approfondito il concetto. Una Rai riformata — pubblica o privata che sia — costituirebbe un vero concorrente, e dunque un pericolo per Mediaset, colpita dalla crisi e con i ricavi in calo.

Da quel giorno non si muove foglia. Più che una tregua, sembra uno stallo, ora che Bersani e Di Pietro hanno ribadito che non parteciparono all’elezione di un nuovo Cda Rai con le attuali regole spartitorie della Gasparri. Per esperienza sappiamo che in sede politica l’uscita rischia di essere cercata al ribasso. Questo, dunque, è il momento per chi crede nella tutela di un vero servizio pubblico di farsi sentire, chiedendo alto e forte una riforma che restituisca la Raiai cittadini. Ed è infatti l’ambizioso obiettivo del MoveOn Italia.

Il MoveOn denuncia da tempo le degenerazioni di una TV pubblica occupata dai partiti ed umiliata per anni da un conflitto di interessi senza uguali al mondo. Ma l’intento è sempre stato propositivo: come riconquistare un bene pubblico, qual è l’informazione. Il percorso è avviato, il MoveOn ha aperto una discussione, raccogliendo le idee e maturando una proposta alternativa e credibile. Come dice Marco Quaranta, il primo animatore del MoveOn di Roma: “I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!” Marco ricorda che “il MoveOn americano spinse e fece approvare al Parlamento USA la riforma sanitaria, noi in Italia spingiamo la riforma della TV pubblica”.

La proposta per la riforma della Rai, “5 punti per tutelare un bene pubblico”, è stata presentata il 23 marzo alla Città dell’Altra Economia di Roma. Le fonti sono varie, perché questo è il metodo MoveOn, un movimento nato per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum di luglio scorso.

Al primo punto, per risolvere l’anomalia che vede la quasi – totalità delle azioni Rai in mano al Tesoro, si è scelto il modello tedesco, dove la proprietà delle società della TV pubblica è conferita ad una fondazione di diritto pubblico.

Il secondo punto affronta un problema storico della Rai, che la legge Gasparri ha solo portato alle estreme conseguenze: la mano lunga della politica sul servizio pubblico, il prevalere delle clientele sulle capacità professionali. Bisogna dunque trovare una fonte di nomina per gli organi direttivi della Rai che ne garantisca indipendenza ed autorevolezza. Il MoveOn propone la costituzione di un corpo intermedio, un ‘Consiglio nazionale per le comunicazioni audiovisive’, i cui membri sono nominati in maggioranza dalla società civile – in primis dagli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone, che eleggono direttamente una parte dei componenti. Gli altri sono nominati dai rappresentati del settore, come sindacati, artisti, autori e fornitori di contenuti. I rimanenti membri verrebbero nominati dal Parlamento e dagli enti locali.

Questa proposta riprende, in parte, quella che avevo lanciato insieme a Sabina Guzzanti, con il sostegno di Marco Travaglio e moltissime personalità del mondo del giornalismo, della cultura e dello spettacolo; la proposta è stata ripresentata in Parlamento da Beppe Giulietti in questa legislatura. L’idea del coinvolgimento degli utenti è di Roberto Zaccaria, costituzionalista, ex-presidente della Rai ed oggi deputato del PD, che l’ha formulata in un disegno di legge depositato l’anno scorso. Il richiamo – molto suggestivo – è all’articolo 43 della Costituzione, che prevede la possibilità di dare in gestione agli utenti beni pubblici essenziali. L ‘obiettivo è sempre lo stesso: liberare il servizio pubblico dal controllo strumentale della politica.

Come previsto dai due disegni di legge, al punto tre il MoveOn propone che sia questo ‘Consiglio’ intermedio, e non più, direttamente, Parlamento e governo, a nominare i 5 (non più 9) membri del CdA Rai, i quali sarebbero selezionati sulla base dei loro curricula, secondo criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell’AGCOM, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell’indipendenza e del massimo di qualificazione (punto 4). Il punto 5 guarda ai media del servizio pubblico del futuro, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico. Rispondendo così ad un esigenza di trasparenza e di partecipazione fin qui ignorata.

E’ una proposta pronta da sottoporre al futuro Parlamento, ma utile anche per oggi. In primo luogo per stanare i rappresentanti dei partiti (ormai quasi tutti) che dichiarano di volere liberare la Rai dal controllo della politica, ma che rimangono un po’ sul vago su come meglio raggiungere questo obiettivo. Meglio ancora, il punto 3 della nostra proposta — dico nostra, perché sono stata coinvolta dal MoveOn anch’io — sta per essere sperimentata, per così dire, con l’annunciata auto candidatura di Michele Santoro a direttore generale della Rai, con Carlo Freccero candidato presidente. La sfida alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai avverrà con la presentazione dei propri curricula, insieme ad un progetto programmatico perla Rai.Comedice Santoro: “Lo dovrebbero fare tutti, le nomine dovrebbero essere volontarie e trasparenti.”

Trasparenza e partecipazione sono due esigenze che il governo e i partiti che si dichiarano progressisti non possono più ignorare. Lo ricorda Nicola D’Angelo, consigliere uscente delll’AGCOM, in un post sul suo blog dopo avere partecipato alla discussione sulla riforma della Rai promossa da MoveOn il 23 marzo: “Questa iniziativa da il segno di come sia ormai inconcepibile che alcune scelte di fondo della nostra democrazia, come quelle in materia di informazione, possano continuare ad essere assunte senza considerare ciò che pensano i cittadini. Oggi esistono gli strumenti tecnologici per rendere effettivo un esercizio più orizzontale del potere, soprattutto quando si esercita su beni comuni. Di questo la politica e le istituzioni devono prendere atto, pena uno scollamento sempre più forte tra chi decide e il mondo che gli sta intorno.”

La spinta del MoveOn è solo iniziata.

Tana de Zulueta

10 aprile 2012


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Video youtube dove nella trasmissione di Sabina Guzzanti si parla della nostra riforma
Marco Travaglio, Sabina Guzzanti e Ugo Mattei
"La Rai ai cittadini a "Un, due, tre stella" di Sabina Guzzanti"

http://www.youtube.com/
watch?v=4U7Jzlg2oXw


(sotto ci sono tutte le interviste di MoveOn Italia)

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LE INTERVISTE DI MOVEON ITALIA - Muoviti Italia - "La RAI ai cittadini"

Carissima/o,
cresce l'archivio delle testimonianze per il rilancio del bene comune rappresentato dal servizio pubblico televisivo italiano, insieme al nostro entusiasmo per l'affermazione della proposta di riforma "La RAI ai cittadini"


Intervista a Carlo Tecce de Il Fatto Quotidiano
http://www.youtube.com/
watch?v=oa9HOXLZjVA

Intervista a Giovanni Valentini de La Repubblica
http://www.youtube.com/
watch?v=dcnJbvANf-s

Intervista a Lorella Zanardo
http://www.youtube.com/
watch?v=j5FtRq9uYlg

Intervista a Vincenzo Vita (Senatore Pd)
http://www.youtube.com/
watch?v=3MC-LftrDkw

MoveOn consegna lettera a Monti del 18 aprile - Editto Bulgaro
http://www.youtube.com/
watch?v=aW9WBXWByVI

Intervista a Giovanni Anversa (RAI)
http://www.youtube.com/
watch?v=NXPcfiiQyqw

Intervista a Maurizio Sciarra (100 Autori)
http://www.youtube.com/
watch?v=dWIFiITZ6Y0

MoveOn Italia - Lavori in corso La Rai ai Cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=LQo_6_-m6nE

Intervista a Francesca Fornario per La RAI ai cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=wywZCvuVuvg

Appello di Moni Ovadia per La RAI ai cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=wls9iDtU8UQ

Roberto Natale (Presidente FNSI)
http://www.youtube.com/
watch?v=TkekfYeASVY

Intervista a Loris Mazzetti
http://www.youtube.com/
watch?v=R7Aj6HRXb2c

Intervista a Nichi Vendola
http://www.youtube.com/
watch?v=9RWwF-eDnCo

Intervista a Tana de Zulueta
http://www.youtube.com/
watch?v=Ohtaxhqh8cE

nella ricorrenza del cosiddetto Editto Bulgaro
(http://www.youtube.com/
watch?v=D5w6_qo46Gw)

Intervista a Matteo Orfini (Responsabile Informazione e Cultura Pd)
http://www.youtube.com/
watch?v=W3VqMZXYedY

Carlo Verna (Usigrai)
http://www.youtube.com/
watch?v=ChRlosmGXvc

Adesione di Ugo Mattei
http://www.youtube.com/
watch?v=oEAMdBfYedk

Intervista a Giulia Innocenzi
http://www.youtube.com/
watch?v=JAcmOC9yR5Y

Giulietto Chiesa
http://www.youtube.com/
watch?v=O2G6K3v752A

Intervista a Massimo Marnetto (Libertà e Giustizia)
http://www.youtube.com/
watch?v=cWUqMb6znbY

Intervista a Linda Brunetta (ANART) e Giovanna Koch (SCAT)
http://www.youtube.com/
watch?v=NDQHRAFfO6k

Convegno IdV del 27 marzo
http://www.youtube.com/
watch?v=ZVu6q4SOQls

Intervista a Wolfgang Achtner
http://www.youtube.com/
watch?v=Sac5S1qCSAo

MoveOn Italia del 23 marzo - Presentazione Riforma
http://www.youtube.com/
watch?v=G1GEmlmfk4I

Intervista a Fabio Granata (Deputato Fli)
http://www.youtube.com/
watch?v=cDsPj91qoEs

Intervista a Roberto Zaccaria
http://www.youtube.com/
watch?v=z-E1zC030-s

Intervista a Corradino Mineo di RAI News 24
http://www.youtube.com/
watch?v=3JTj_bYPO_A

Intervista a Giuseppe Giulietti (Articolo 21)
http://www.youtube.com/
watch?v=324Ej7b0zPM

Intervista a Nicola D'Angelo (AGCOM)
http://www.youtube.com/
watch?v=z-gXLRsUcIc

MoveOn Italia - Discorso agli italiani (Charlie Chaplin)
http://www.youtube.com/
watch?v=Wwhhy17jGFk
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