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martedì 1 maggio 2012

PRIMO MAGGIO 2012

Concerto Primo Maggio 2012: cantanti, scaletta e informazioni


Occupy… 1° Maggio

Vuoi che il Comune dia un sostegno per dare una mano ai precari e alle precarie che si muovono nell'area metropolitana di Milano? Vieni alla Mayday e cerca la tessera ATM: scoprirai la campagna che abbiamo lanciato per chiedere più mobilità per tutte/i

Occupy… 1° Maggio
IL NOSTRO DEBITO È IL LORO PROFITTO…
…ORA FACCIAMOGLI LA FESTA

http://cipiri.blogspot.it/2012/04/occupy-1-maggio.html

 La parola mayday è utilizzata in radiofonia, da parte di un'imbarcazione o di un velivolo, per indicare un'immediata necessità di aiuto. Il segnale internazionale di richiesta d'aiuto consiste nell'enunciazione della parola mayday, la cui origine è da riscontrarsi nell'espressione francese «venez m'aider!» (venite ad aiutarmi) .

1 MAGGIO : LIBERE TUTTE,LIBERE ANCORA !

Fregate dai tagli al welfare, dall'aumento dell'età pensionabile, dalla riduzione del tempo pieno nelle scuole, dalla precarietà dei rapporti di lavoro, dai divari retributivi rispetto i colleghi maschi, dagli stereotipi di genere, dalla privatizzazione progressiva dei servizi territoriali, dalle misure in tema di liberalizzazione degli esercizi commerciali.
Sono centinaia di migliaia le donne chiamare a pagare, dall'inizio della crisi.

Massacrate di botte, allontanate dai figli, sfregiate nella loro dignità più profonda.

Sono 54 le donne uccise nei primi 4 mesi del 2012.

Questo 1 maggio, anticipato dall'appello contro il femmincidio lanciato dal movimento Se non ora quando cui ha aderito il Presidente Di Pietro, sarebbe giusto dedicarlo alle donne.

Dalle operaie dell'Omsa di Faenza alle insegnanti precarie licenziate dalle manovre finanziarie dell'Italia commissariata dalle tecnocrazie europee e nostrane, dalle ricercatrici dell'Isfol alle specializzande che hanno protestato qualche giorno fa contro le tasse sulle borse di studio, dalle pensionate alle mobilitate ed esodate che rischiano di non avere nè pensione, nè lavoro, nè reddito, dalle lavoratrici discontinue dello spettacolo alle commesse della Rinascente di Firenze, costrette ad indossare la spilla con l'ignobile slogan "Averla è facile. Chiedimi come".

Questo 1 maggio cade dentro la discussione di una riforma del mercato del lavoro che le rimuove, le donne.

SEGUE :

http://www.italiadeivalori.it/

copia-di-giulia-rodano/13925-1-maggio-libere-tutte-libere-ancora

 http://www.italiadeivalori.it/home/news/latest/13898-mai-piu-complici

Petizione MAI PIU' COMPLICI

Ho già letto la petizione MAI PIU' COMPLICI per Società civile, Parlamento, Consiglio dei Ministri, e desidero firmarla.


“Il primo maggio si deve sempre celebrare perché bisogna rimettere il lavoro al centro. Troppi in questi mesi hanno fatto la scelta più tragica: togliersi la vita perché non vedevano più prospettive”. Ed è per questo che quest'anno la festa del lavoro è dedicata a tutti coloro che sanno che “se non si investe nel lavoro non si uscirà dalla crisi” e che “il rigore è una politica miope e sbagliate che ci ha portato in una stagione depressiva”. Con queste parole Susanna Camusso ha iniziato il suo intervento dal palco di Rieti per la manifestazione del 1° maggio.



Spostandoci sulla musica e sui nomi che animeranno il concerto vediamo la scaletta di quest'anno che vede praticamente quasi tutti italiani con Caparezza come nome di punta. Oltre a lui suoneranno: Afterhours, Almamegretta, A toys orchestra, Alessandro Mannarino, Caparezza, Dente, Nobraino, Marina Rei, Sud Sound System, Teatro degli Orrori.

PRIMO MAGGIO 2012: TUTTI I CANTANTI




Potrebbe interessarti: http://www.romatoday.it/eventi/concerti/concerto-primo-maggio-2012-info.html
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Concerto Primo Maggio 2012: cantanti, scaletta e informazioni „ Concerto Primo Maggio 2012 a Piazza San Giovanni Francesco Pannofino e Virginia Raffaele come presentatori. Caparezza come nome di maggior appeal. Tutte le notizie sul concerto “
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 Per non dimenticare

 Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza

 Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio.

 Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento. "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!". Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi. In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.

 Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa. "La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".

 Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita: "Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti". Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".

 Tra Ottocento e Novecento Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano.

Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale. Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione. Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.

 Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. Il ventennio fascista Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.

 Dal dopoguerra a oggi All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale.

Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa. Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio.

Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti: "Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa". fonte: Cgil

Portella delle Ginestre, 1 maggio 1947




Portella delle Ginestre
1 maggio 1947: la madre delle stragi di Stato
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