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domenica 6 maggio 2012

Pugno duro contro Equitalia

FEDERCONTRIBUENTI DENUNCIA EQUITALIA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO


FEDERCONTRIBUENTI

 DENUNCIA EQUITALIA 

PER ISTIGAZIONE

 AL SUICIDIO

  KLIKKA PER FIRMARE LA PETIZIONE CONTRO EQUITALIA

 http://cipiri.blogspot.it/2012/04/federcontribuenti-denuncia-equitalia.html

 
Equitalia: condannata dal Giudice di Pace di Roma
 http://cipiri.blogspot.it/2012/05/equitalia-condannata-dal-giudice-di.html
 
De Magistris caccia Equitalia da Napoli
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha reso noto che, a partire dal prossimo anno, Equitalia non provvederà più alla riscossione per conto del Comune di Napoli. «Stiamo lavorando alla creazione di una una nuova struttura di riscossione con l' Anci che possa gestire l' intera riscossione 'in housè all' interno del Comune. Bisogna migliorare moltissimo rispetto quanto è stato fatto finora».
Il sindaco, parlando con la stampa, ha anche ricordato il suicidio del 72 enne Pietro Paganelli che doveva, secondo i fratelli, circa 30 mila euro al fisco.
De Magistris ha dichiarato: «Bisogna creare reti di solidarietà verso chi soffre di più ma stare attenti a meccanismi psicologici pericolosi. Al governo stiamo rivolgendo continui appelli perchè riveda la sua politica economica. Nelle città del Sud, come in quelle del Nord, si sta soffrendo troppo e siamo preoccupati perchè non vediamo segnali importanti su lavoro e crescita, ma solo tagli che producono ancora miseria, diseguaglianza e conflitto sociale».

 Federcontribuenti:

 Ci rivolgeremo alla Corte internazionale dell’Aja per fermare la strage italiana.

 Ennesimo imprenditore che tenta di uccidersi. 

Adesso basta.


Sara’ cosi’ dopo la notizia del 72 enne che si è “sparato” per una cartella Equitalia non ci resta che rivolgerci alla Corte Internazionale dell’Aja per fermare questa strage. Lo faremo la prossima settimana con una formale denuncia. Una strage collettiva che coinvolge ormai un popolo intero. Lo annuncia il Presidente Nazionale di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro.  Equitalia protetta dalla politica è il soggetto protagonista “centrale” del disaggio sociale che sta provocando nel Paese fatti drammatici. Bloccate imprese, vessati i cittadini e’ ora di dire basta. E’ per questo và ristabilita giustizia. Lo chiediamo agli organismi internazionali. Se quelli italiani non ci ascoltano dopo la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Roma. Le tasse vanno pagate ma bisogna mettere in condizione gli italiani di poterlo fare con piani di rientro sostenibili e come dice il codice civile non eccedendo il quinto del reddito e senza l’applicazione di interessi e sanzioni che diventano “usurai”. Al Tribunale dell’Aja chiederemo di punire azioni fiscali che stanno portano al suicidio tanti italiani e alla povertà assoluta milioni di essi. Adesso basta, l’Italia vuole pagare ma vuole leggi che consentono di poterlo fare. Chiederemo anche al tribunale dell’Aja di pronunciarsi sulla violazione della privacy da parte del fisco italiano che ormai chiede di verificare durante una normale verifica fiscale la corrispondenza personale via mail. Insomma il mondo si pronunci se è legittimo che questo Paese sia uno stato di polizia o uno stato di diritto.

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 ROMA - «Non è più tempo del pugno duro di Equitalia. Abbiamo una proposta alternativa: apriremo una società di riscossione dei tributi locali al servizio esclusivo dei Comuni, gestita e partecipata dall'Anci nazionale». A dirlo Graziano Delrio, presidente dell'Anci, in un'intervista a Repubblica.
Sarà, spiega il sindaco di Reggio Emilia, «un'agenzia meno costosa, che distingua i contribuenti in base al reddito, che adotterà pesi diversi a seconda che si tratti di un evasore o di un pensionato in bolletta». La quota di maggioranza e il controllo saranno dell'Anci Nazionale, prosegue, ma «non sarà tutta in house. Attraverso un bando di gara individueremo uno o più operatori privati, soggetti che forniranno il know how organizzativo».
L'agenzia, il cui obiettivo «non è fare utili», si occuperà sia della riscossione ordinaria, sia del recupero crediti. La differenza con Equitalia, sottolinea Delrio, è che «noi partiamo da un principio diverso. Non si può trattare allo stesso modo il pensionato che ha un appartamento di 80 mq e l'imprenditore che ha lo stesso tipo di alloggio.
Prima di mettere in campo delle azioni per il recupero crediti - aggiunge - verificheremo se si tratta di un lavoratore dipendente o di un cassintegrato. Non metteremo certo ganasce fiscali per debiti da 1000 euro, come abbiamo visto accadere».


LE SANZIONI DI EQUITALIA POSSONO ARRIVARE AL 14000%


di Paolo Cardenà-
Si, avete letto proprio bene. Le sanzioni che il nostro Stato totalitario pretende in caso di omesso o tardivo versamento di tributi,  possono arrivare all'astronomica  cifra del quattordicimila per cento ed oltre. In altre parole,  per ogni euro non pagato al fisco, voi schiavi di questo totalitarismo fiscale,  rischiate di doverne corrispondere 140. Ecco come.
Pochi giorni fa mi ha fatto visita in ufficio un mio carissimo amico che non vedevo da tempo e mi ha raccontato che è stato destinatario di una cartella esattoriale di Equitalia per la quale, a suo dire, non è dovuto alcun importo poiché egli riferisce di aver sempre adempiuto ai propri obblighi tributari. Quindi, l'ho invitato a fornirmi tutto il carteggio e tutta la documentazione relativa al periodo di imposta per il quale Equitalia ha  emesso il ruolo.
L'amico Marco, dopo qualche ora, è ritornato in ufficio consegnandomi  tutto il plico e,  spulciandolo subito i vari documenti, è emerso che il povero contribuente nell'anno 2009, anziché versare un tributo di 485.36 euro alla sua naturale scadenza, ha versato  l'importo venti giorni dopo avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso,  che consente di sanare eventuali ritardi nell'adempiere all'obbligazione tributaria.
Quindi, il nostro amico, fuori dai tempi rituali del versamento, ha pagato il debito corrispondendo la relativa sanzione di euro 10.90, ma omettendo di versare  gli interessi di un euro. Fin qui tutto apparentemente tranquillo.
L'Agenzia delle Entrate competente, dopo qualche mese, ha notificato  al contribuente un avviso bonario con il quale, disconoscendo il ravvedimento operoso di cui il contribuente si era avvalso - poiché carente del versamento degli interessi (1 euro)-, ha invitato il mal capitato al pagamento della somma di euro 44.51 entro 30 giorni, corrispondente al dieci per cento dell'intero tributo versato in ritardo, dedotta la sanzione già corrisposta in occasione del ravvedimento operoso. E già qui si può riscontrare tutta l'arroganza del fisco che applica la sanzione su un importo comunque già sanato per effetto del ravvedimento e non, eventualmente, sui soli interessi non corrisposti.
L'incauto contribuente, non  conoscendo la tirannia del fisco oppressore, suo malgrado, ha dimenticato di pagare l'avviso bonario di 44 euro nel termine dei  trenta giorni indicati dal fisco, provvedendovi solamente qualche giorno più tardi.
L'Agenzia, non  accontentandosi  neanche di aver già incassato una somma pari al 4400% dell'importo omesso (1 euro), considerato che  anche  questo versamento è stato  fatto in ritardo di due giorni,  attraverso Equitalia, ha emesso  una cartella esattoriale di 97 euro  comprensivi di diritti di notifica e compensi di riscossione. E quindi, il conto per il mal capitato è salito  fino ad arrivare a 141 euro, pari ad oltre il 14000% dell'importo omesso di un euro. Ecco come da un euro non corrisposto si è arrivati ad oltre 140 euro di sanzioni.
L'amico mi ha riferito  che, nonostante si sia recato più volte presso l'agenzia per poter ottenere l'annullamento della cartella esattoriale che va oltre la folle immaginazione, sembra che nulla possa esser ottenuto se non promuovendo un ricorso presso le autorità competenti.
Comprenderete bene che, al di la della questione di principio certamente difendibile, nel caso che ci occupa, esiste anche una latente convenienza economica nel promuovere un ricorso e quindi il contribuente dovrà pagare l'indebita pretesa del fisco, nonostante egli abbia già pagato più del dovuto.
La storia sopra raccontata si ripete per tutti i giorni dell'anno in ogni angolo d'Italia e non solo per importi risibili come quelli indicati, ma per somme che mettono in ginocchi aziende, famiglie e conseguentemente l'intero Paese. Non ci  trovate qualcosa di assurdo, diabolico e insostenibile? Tutto questo per rappresentarvi, almeno in parte, l'indicibile criterio alla base della pretesa illegittima ed opprimente  del fisco, che si manifesta in tutta la sua spregiudicatezza nel metodo utilizzato per recuperare la risibile somma di un euro; per la quale avrebbe potuto procedere con mezzi meno "invasivi", con notevole risparmio di risorse per l'agenzia stessa, e non contrastando con la sensibilità del contribuente già notevolmente provata dall'invasione fiscale in atto, che si sostanzia  in una pretesa tributaria con i tratti tipici dell'espropriazione. Non deve affatto sorprendere se il risultato di questo distruttivo modo di operare, è una Nazione prossima al fallimento con la sua popolazione indotta all'esasperazione, anche  a causa dell'accanimento che quotidianamente  subisce da parte di uno Stato che ha fatto del totalitarismo fiscale, elemento di compressione e coercizione dei diritti del popolo.
A voi ogni ulteriore considerazione ...



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