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martedì 31 luglio 2012

la leggenda dell'arcobaleno



La leggenda narra che, quando nasce un bambino, Dio crea un ponte tra il cielo e la terra: l’arcobaleno,

per perpetuare un patto d’amore con il mondo e l’umanità. Ogni bimbo è un dono di tenerezza dai colori dell’iride.

L’arco è un mezzo cerchio, una metà di bene regalata da Dio ad ogni fanciullo, il quale ha come compito,

durante il percorso della vita, di completarlo in un unico insieme rotondo ed armonico.

Il cerchio dell’esistenza è concluso da un ultimo punto, un atomo indissolubile che, alla fine della vita,

con una scintilla divina ci unisce al Padre, per ritornare a Lui, tra le sue braccia.

Ogni giorno ha un regalo per i suoi figli...

Il mondo con le sue mani di vento accarezza la mente.

La natura con toni di luce illumina gli occhi dell’anima.

Il tepore del sole fa battere il cuore.

Festa, quando si nasce è un giorno di festa!

Le piante danno ossigeno al respiro.

La musica è il battito del sangue che scorre nelle vene.

Cascate di lacrime per la gioia della vita.

Il profumo della terra, appena baciata dalla pioggia,

s’impregna nella memoria, fino ad arrivare al cuore.

Come creta si plasma il ricordo di un sogno antico.

Un campo di grano bagnato, papaveri spavaldi fanno capolino qua e là,

fiordalisi impauriti spuntano sparuti con il loro caldo azzurro.

Nell’aria l’odore gradevole dei fiori di campo.

Il dolce sapore del succo della frutta nutre d’ingenuità il corpo.

Vivere un’essenza concessa, esistere per il creato,

riscaldati dalla rassicurante coperta della natura.

Vivere per la gente, per dare noi stessi a tutti quanti.

La volta celeste notturna è incastonata di stelle dorate.

La luna d’argento nel cielo aspetta un racconto,

un pensiero, il soffio di una favola fatata, incantata.

Ad ogni bambino piccino, si racconta così la leggenda dell’arcobaleno, come figlio di Dio, del mondo,

della natura umana, si sente persona nell’universo e con il cuore in mano va incontro al destino, al domani,

fino ad arrivare a concludere il suo cerchio d’amore.

Ogni tanto dalla tasca toglie il fazzoletto per asciugare le lacrime, ma quando alza gli occhi al cielo e vede l’arcobaleno,

un sorriso gli si strappa dalle labbra, rammenta che Dio è vicino a lui e che lo sta tenendo per mano. -

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Siria, ribelli chiedono una "no-fly zone"


Siria, ribelli chiedono una "no-fly zone" come in Libia

 L'appello lanciato dal capo dei ribelli armati nel nord della Siria, giunge mentre comincia la battaglia di Aleppo che l'opposizione vorrebbe trasformare nella Bengasi della Siria

29 luglio 2012, Nena News - Abdel Jabbar al-Oqaidi, capo dei ribelli armati ad Aleppo, si è rivolto oggi ai paesi occidentali per chiedere l'imposizione di una "no-fly zone", una zona interdetta al volo, su Aleppo e il nord della Siria. L'appello giunge mentre sembra cominciare quella che viene chiamata da tutti la «battaglia di Aleppo», per il controllo della seconda città del paese.

E' chiaro l'intento dei ribelli di fare di Aleppo una seconda Bengasi, la città della Libia orientale che lo scorso anno si rese indipendente dal regime di Tripoli, guidato da Moammar Gheddafi. Spaccando la Siria, gli insorti e i loro sponsor occidentali e arabi ritengono di poter accelerare la caduta del presidente siriano Bashar Assad. Tuttavia non tutte le opposizioni siriane sono a favore delle ingerenze straniere nella guerra civile in corso. Diverse formazioni, specie quelle legate alla sinistra, si oppongono alla frantumazione del paese e lanciano appelli all'unità nazionale

Intanto scorre copioso il sangue nelle strade della Siria. Stamani gli elicotteri da combattimento governativi hanno preso di mira le postazioni avversarie nel quartiere di Salaheddin e scontri si segnalano un po' ovunque. La battaglia vera e propria però non è ancora cominciata anche se i morti sono già stati decine in questi ultimi due-tre giorni.

Secondo al-Oqaidi, i quartieri di Aleppo saranno «la tomba dei carri armati del regime» e che i suoi uomini avrebbero respinto oggi un nuovo assalto. «Chiediamo all'Occidente una no-fly-zone (...). Siamo pronti a far cadere questo regime», ha detto il capo delle formazioni armate che fanno capo al cosiddetto Esercito libero siriano, la milizia dei ribelli.

Completamente diverso l'atteggiamento del governo centrale. I «ribelli saranno sconfitti ad Aleppo» e Damasco fermerà «la cospirazione contro la Siria». Lo ha detto il ministro degli esteri siriano Walid Moallem poco prima di incontrare il suo omologo iraniano.Nena News 

http://nena-news.globalist.it/
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domenica 29 luglio 2012

ECOLOGIA: Acqua potabile, 112 Comuni fuorilegge


Acqua potabile, 112 Comuni fuorilegge




Acqua potabile non conforme ai limiti di legge nei rubinetti di quasi un milione di italiani. E’ quanto emerge dal dossier “Acque in deroga” di Legambiente e Cittadinanzattiva, che denuncia: sono ben 112 i Comuni italiani “che ancora per quest’anno usufruiscono delle deroghe su alcune sostanze, boro, fluoruri e soprattutto arsenico, presenti in concentrazioni superiori a quelle stabilite dalla legge”.  leggi tutto,,,
ECOLOGIA: Acqua potabile, 112 Comuni fuorilegge: Acqua potabile non conforme ai limiti di legge nei rubinetti di quasi un milione di italiani. E’ quanto emerge dal dossier “Acque in d...

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venerdì 27 luglio 2012

Stato-mafia: Scarpinato lettera dedicata a Paolo Borsellino

Scarpinato: ”In strage via D’Amelio coinvolti soggetti esterni a Cosa Nostra”

 «Ci sono altre persone che sono corresponsabili della strage e che non sono state ancora condannate». A parlare ai microfoni della Tgr Sicilia è il procurarore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, all’indomani della richiesta di revisione dei processi BorsellinoBorsellino bis, in cui sono stati condannati undici imputati, di cui sette all’ergastolo, per la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. «C’è una faticosa ricostruzione della verità all’interno di una strage, nella quale, purtroppo, le acque sono confuse a causa di depistaggi che non sono stati concepiti all’interno della mafia, ma all’esterno – aggiunge Scarpinato -. Vi sono seri elementi che fanno ritenere che sia nella fase di ideazione della strage che quella esecutiva siano stati coinvolti soggetti esterni all’organizzazione mafiosa. Noi abbiamo trasmesso – ha concluso il magistrato – una copia della richiesta alla commissione parlamentare antimafia, anche su richiesta del presidente».


L'organo di autogoverno dei giudici apre una pratica sul procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta. "Imbarazzante" - aveva scritto - partecipare alle cerimonie ufficiali per la presenza "tra le prime file di personaggi la cui condotta di vita sembra la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere".

Lidia Undiemi, palermitana, è l'economista di Wall Street Italia.
 Qui il suo intervento in via D'Amelio mentre presenta Roberto Scarpinato.

Palermo - Su richiesta del membro laico del Pdl Nicolò Zanon il comitato di presidenza del Csm ha aperto una pratica su Roberto Scarpinato per le parole contenute nella lettera che ha dedicato a Paolo Borsellino in occasione della manifestazione di commemorazione del 19 luglio scorso in via D’Amelio, organizzata dalla famiglia Borsellino e condivisa da migliaia di cittadini che si sono stretti attorno ai magistrati presenti per ricordare, lontano dalle commemorazioni ufficiali, il giudice ucciso dalla mafia.

La valutazione spetterà alla prima prima commissione del Csm, competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità dei magistrati.

Roberto Scarpinato è attualmente procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta, un uomo di Stato conosciuto dal grande pubblico non soltanto perché è stato membro del pool antimafia con Falcone e Borsellino ma anche per aver condotto attività giudiziarie delicatissime, dal processo Andreotti, con cui è stato riconosciuto che il senatore a vita ha avuto rapporti con la mafia sino al 1980, ad indagini colossali sui rapporti fra economia e sistemi criminali riuscendo a sequestrare beni per più di 3 miliardi di euro nell'arco di 3 anni (dal 2008 al 2010).

Non meno importante, ovviamente, il ruolo assunto dal magistrato nell'ambito delle indagini sulla presunta trattativa Stato-mafia legata alle tragiche stragi del 1992, qualche giorno fa sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio di personaggi di spicco del mondo politico firmata dai pm di Palermo Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Fava e Francesco Del Bene. Tale richiesta coinvolge, fra gli altri, anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, l'ex ministro dell'interno Nicola Mancino, l'ex ministro Calogero Mannino e il generale dei carabinieri Mario Mori. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e concorso in associazione mafiosa.

Palermo, 19 luglio 2012: Strage di Stato. Intervento del Magistrato Scarpinato

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19 luglio 2012 Palermo
Via D'Amelio Strage di Stato
Intervento del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta
Roberto Scarpinato e le sue parole sono macigni!

"Mentre tu Paolo portavi in alto il vessillo della patria perché non finisse nella polvere sotto le macerie, altri, mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle, a nostra insaputa.
E si rivolge 'ai traditori'

Nonostante si sentano ancora forti e potenti cominciano ad avere paura, le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose perché hanno capito che NON CI FERMEREMO, PERCHE' SANNO CHE LA VERITA' E' SOLO QUESTIONE DI TEMPO, CHE UNO DI QUESTI GIORNI ALLA PORTA DEI LORO LUSSUOSI PALAZZI BUSSERA' LO STATO, IL VERO STATO, QUELLO AL QUALE TU E GIOVANNI AVETE DEDICATO LE VOSTRE
VITE E LA VOSTRA MORTE.

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà davanti alla Nazione."

Roberto Scarpinato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta.

http://www.19luglio1992.com/


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Non si è potuto fare a meno di notare la mancata firma del capo della procura Francesco Messineo, specialmente se si considera che la stessa posizione è stata mantenuta circa un mese prima nell'atto di chiusura dell'indagine sulla trattativa Stato-mafia.

Roberto Scarpinato e Francesco Messineo concorrono per la nomina a procuratore generale di Palermo su cui deciderà il plenum dopo la spaccatura del Csm che si è espresso con una maggioranza di tre voti in favore di Messineo mentre la minoranza ha sostenuto Scarpinato con due preferenze. Messineo ha ottenuto quelle dei togati delle correnti moderate della magistratura Pina Casella (Unicost) e Tommaso Virga (Magistratura Indipendente) e del laico del Pdl Bartolomeo Romano. Scarpinato, invece, i voti dei togati del raggruppamento delle correnti di sinistra Paolo Carfì e Francesco Cassano. Mentre si è astenuto il laico del Pd Glauco Giostra.

L'apertura della pratica da parte del Csm potrebbe andare a sfavore del pg di Caltanissetta Scarpinato in questa competizione per la procura generale di Palermo.

Immediata la reazione della famiglia Borsellino che esprime "sdegno per la richiesta".

"Condivido - dice Agnese Piraino Leto vedova di Borsellino - ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. Non avrei mai immaginato che alcuni stralci di quella lettera inducessero un membro laico del Csm a chiedere l'apertura di un procedimento a carico del procuratore generale di Caltanissetta e fossero ritenute così gravi da giustificarne la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale".

"Se vi è oggi un magistrato 'compatibile' con le funzioni attualmente svolte – aggiunge Agnese Borsellino - quello è il dottor Scarpinato, che non dimenticherò mai essere stato uno degli otto sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo che all'indomani della morte del 'loro' procuratore aggiunto Paolo Borsellino rassegnò le dimissioni, poi fortunatamente rientrate, dopo avere avuto il coraggio e la forza di denunciare le divergenze e le spaccature di 'quella' Procura di Palermo che avevano di fatto isolato ed esposto più di quanto già non lo fosse mio marito".

Stessa intensità di parole utilizzata dai fratelli Rita e Salvatore Borsellino che condividono l'intervento di Agnese ed esprimono "sdegno per questa improvvida iniziativa di un membro del Csm a carico del procuratore Scarpinato, tanto più grave perché prende a pretesto proprio quella lettera a Paolo che, letta in via d'Amelio il 19 luglio pochi minuti prima dell'ora della strage, ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d'Italia a Palermo per onorare la memoria del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque poliziotti che hanno perso la vita al suo fianco".

L'Associazione Nazionale Magistrati ha diffuso un comunicato manifestando "sorpresa e preoccupazione nell'apprendere della richiesta".

Nella lettera Roberto Scarpinato definisce "imbarazzante" partecipare alle cerimonie ufficiali per la presenza "talora tra le prime file di personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere".

"Quel discorso, - dichiara l'Anm - infatti, pronunciato in un contesto commemorativo fortemente emotivo, non può che essere inteso, come manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, senza riferimenti specifici, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza dei comportamenti e al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali".

Personalmente condivido pienamente il pensiero espresso dalla famiglia Borsellino e dall'ANM e sottoscrivo la lettera che il dott. Scarpinato ha dedicato a Paolo Borsellino, un testo ricco di nobili pensieri espressi da un vero uomo di Stato e degno successore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Invito tutti quanti a leggere la lettera contestata e a sottoscriverla.

Ho avuto l'onore di presentare Roberto Scarpinato sul palco di via D'Amelio riprendendo una parte della sua brillante prefazione per il libro "Le ultime parole di Falcone e Borsellino" da cui emerge con estrema chiarezza lo spessore umano e culturale di un magistrato che riesce a cogliere nel segno.

"La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche 'tra noi'. Racconta che gli assassini e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi apicali dell’economia e della finanza e molti altri. Tutte responsabilità penali certificate da sentenze definitive costate lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un sistema dei media che, tranne poche eccezioni, illumina a viva luce solo la faccia del pianeta mafioso abitata dalla mafia popolare, quella del racket e degli stupefacenti, elevando una parte a simbolo del tutto".

DA: http://www.wallstreetitalia.com/article/1415336/politica/stato-mafia-scarpinato-nel-mirino-del-csm-per-una-lettera-dedicata-a-paolo-borsellino.aspx

VIDEO : http://cipiri12.blogspot.it/2012/07/marco-travaglio-trattativa-stato-mafia.html
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Antonio Ingroia a Tabularasa



Antonio Ingroia Via D'Amelio 19 luglio 2012 Palermo 

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Antonio Ingroia Via D'Amelio 19 luglio 2012

Reggio calabria, 25 luglio 2012. “Il lavoro del magistrato non si esaurisce nel cercare di fare nel migliore dei modi possibili il lavoro d’ufficio, ma continua fuori dal palazzo di giustizia, deve aprirsi alla città e ai cittadini per cercare di confrontarsi sulle tematiche e raccontare… combattendo insieme ogni forma di mafia e corruzione”: Antonio Ingroia a Tabularasa quindi racconta la sua giornata campale: “è stata una giornata importante non solo per ragioni professionali (quella che si è chiusa è forse la più importante indagine della procura di Palermo degli ultimi anni)  ma perché riguarda una stagione cruciale della nostra storia: il 1992 con l’omicidio Lima, le stragi di Capaci e via D’Amelio e il terrore che ne è seguito. Negli ultimi tempi abbiamo saputo che mentre ufficialmente lo Stato combatteva la mafia, dietro le quinte trattava… molte risultanze ci dicono che Borsellino e la scorta sono stati uccisi perché Borsellino era un ostacolo alla trattativa. Io sono legato sentimentalmente alla storia di Borsellino, mio amico e maestro… nel ventesimo anniversario di via D’Amelio, un processo ai mafiosi ma anche agli uomini dello Stato che hanno partecipato o comunque consentito alla trattativa è un omaggio da parte mia, dei colleghi e della procura proprio a Borsellino.”

E’ un fiume in piena Ingroia, s’indigna per un paese che “è un’arena dove tutto è consentito, anche gli insulti peggiori, senza che accada nulla, come se fosse normale calunniare e diffamare magistrati che cercano di fare il proprio dovere”, ritorna sulla questione del passaggio di testimone alla politica (“la magistratura credo che abbia fatto, stia svolgendo e continuerà a svolgere la propria parte fino in fondo,ma sullo specifico terreno di verità su quella stagione difficile delle stragi e delle trattative,con gli strumenti attuali non può andare avanti. E’ la Politica che deve consegnare gli strumenti giusti per abbattere i muri dell’ omertà mafiosa e della reticenza istituzionale”), non si fa sfuggire un passaggio sullo scontro tra poteri in Italia (“si è creata un preoccupante scollamento tra legalità e giustizia: la legge, che dovrebbe essere uno strumento per giustizia, con il moltiplicarsi di leggi di privilegio, impunità, immunità è percepita sempre più ingiusta. La radice del problema è che la magistratura, per decenni un blocco di potere, garante di una giustizia diseguale nella sua applicazione, da qualche decennio è sfuggita al controllo dei poteri della  classe dirigente, è diventata un corpo estraneo, da attaccare per normalizzare o costringere ad applicare leggi ingiuste”). 

Ingroia spiega in parole povere la questione del conflitto di attribuzione: “il tema riguarda la procedura da utilizzare per la distruzione di intercettazioni irrilevanti e inutilizzabili. Nel caso in questione, è indubbio, e la procura di Palermo l’ha sempre sostenuto, che il Capo dello Stato non sia intercettabile (e infatti non è stato mai intercettato direttamente). Detto questo: sarebbe avvenuto che nel corso di un’intercettazione dell’ex senatore Mancino, indagato, sarebbe stata colta casualmente una conversazione con il Capo dello Stato. Quando ci si imbatte in personalità coperte da immunità, quali sono le conseguenze previste dall’ ordinamento? Da alcuni, tra cui Scalfari, è stato proposto che nello stesso momento dell’intercettazione l’ufficiale di polizia dovrebbe interrompere e distruggere tutto: ma questo non è possibile tecnicamente perché le intercettazioni non vengono ascoltate con la cuffia in diretta, ma registrate automaticamente. Dalla Presidenza della Repubblica si ritiene invece che si debba procedere a immediata distruzione con richiesta del pm a giudice, senza depositarle mettendole a conoscenza di altro intercettato, che però potrebbe per difesa avere utilità di conoscerle…  tra l’interesse potenziale dell’ indagato intercettato di ascoltare intercettazione e l’interesse della personalità istituzionale la cui immunità deve essere tutelata, quale prevale? La legge non prevede una disciplina particolare per il Capo dello Stato, quindi la distruzione sarebbe avvenuta dopo avere depositato… ma poiché avevamo ritenuto che queste intercettazioni fossero irrilevanti, le avevamo stralciate, neanche depositate agli atti, quindi il rischio di un’imminente conoscibilità non c’era… La Presidenza ha ritenuto fosse necessario sollevare la questione alla Corte Costituzionale, ma ci sono stati altri casi simili: in particolare, nel 1997, Scalfaro fu intercettato sempre casualmente dalla procura di Milano che depositò l’intercettazione, in seguito oggetto di interpellanza parlamentare. L’allora ministro della giustizia si pronunciò ritenendo che vi fosse nell’ordinamento una mancanza legislativa da colmare, ma non si è mai fatto.”

E sul Guatemala Ingroia afferma: “nell’ipotesi in cui dovessi davvero accettare questo incarico che comunque è temporaneo, ho deciso di non prendere ferie, resterò al lavoro per tutto agosto…Non sparirò, comunque. Tra le motivazioni, ritengo da anni che possa essere controproducente un eccesso di personalizzazione delle indagini giudiziarie a uomini che diventano volenti o nolenti simbolo, perchè quando la speranza delle indagini e la ricerca della verità si coagulano attorno a una personalizzazione, innanzitutto si scatenano polemiche politiche da parte di chi ha fastidio per le indagini e non potendo attaccarle direttamente attacca il giudice (per cui, se si toglie la personalizzazione, le  indagini affidate in mani sicure e altrettanto competenti procedono e se ne giovano); in secondo luogo, i cittadini finiscono per depositare tutto sulle spalle di questa personalità, e quindi ci si aspetta che faccia il miracolo (impossibile con questi strumenti)…Poi, sono convinto che l’impegno a livello internazionale può servire non solo per il mondo ma anche per l’Italia (abbiamo bisogno di riannodare fili dall’altra parte), abbiamo la necessità di esportare la cultura dell’antimafia in tutto il mondo… Credo che delegando tutto alla magistratura non si vada da nessuna parte. Ci vuole un salto di qualità, ora. Non è un passo indietro, una fuga, ma un passo di lato.” E poi una promessa: “al primo ritorno dal Guatemala torno a Reggio Calabria” Ma: “la circolare del CSM stabilisce che fino al giorno in cui prenderò possesso della nuova sede posso sempre revocare, magari ho un ripensamento, chi lo sa…”

Josephine Condemi (strill.it)

VIDEO : http://cipiri12.blogspot.it/2012/07/marco-travaglio-trattativa-stato-mafia.html
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Milano: Formigoni indagato per corruzione


 Roberto Formigoni non può più smentire dopo averlo negato: è ufficialmente indagato dal 14 giugno, ha ricevuto l'avviso di garanzia, la Procura di Milano ha diffuso una nota e il governatore della Lombardia non ha potuto confutare la notizia. È accusato di corruzione e sotto l'obiettivo dei magistrati ci sono 15 delibere della Regione per rimborsi da 200 milioni in più anni alla Fondazione Maugeri. Il sospetto degli inquirenti? Per i pm Formigoni avrebbe beneficiato di 8,5 milioni in “utilità” (viaggi, sconti per l'acquisto di una villa, cene e altro) da Daccò, della struttura sanitaria privata Maugeri appunto.


GUARDA IL DOCUMENTO

Il presidente di una giunta sempre più traballante e investita da inchieste reagisce in una conferenza stampa attaccando i giornalisti che sono “gossipari”, definisce “false” le accuse, aggiunge che se i magistrati vanno avanti “dopo aver vinto già 11 processi ne vincerò un altro e quindi vincerò 12 a 0”, ribadisce che non intende dimettersi e vuole arrivare al 2015 anche se su questo punto valuterà con i vertici del Pdl. Intanto andrea gibelli, vice presidente della Regione, della Lega Nord, tiene su il presidente: continaua a sostenere Formigoni. Del quale le opposizioni chiedono che si dimetta con urgenza. Per il bene della Lombardia. I pm hanno convocato in Procura il governatore già per questo sabato. Il presidente indagato replica: con loro ci parlerò, ma non è detto sabato.

Formigoni dimissioni : subito al voto


Formigoni



TUTTO SUGLI INDAGATI DELLA LOMBARDIA :


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mercoledì 25 luglio 2012

TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

 

TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

Tensione alle stelle a Taranto per i possibili provvedimenti giudiziari nei confronti dell’ di Taranto. Nelle prossime ore dovrebbero essere noti i provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica che vede cinque persone dei vertici societari e aziendali indagati per il reato di disastro ambientale colposo e doloso. Nel capoluogo ionico da giorni circolano voci di un imminente sequestro degli impianti che potrebbe essere disposto dalla magistratura a seguito dei risultati delle perizie sull’inquinamento ambientale provocato dalle diossine emesse dall’azienda.

Nel mirino dei giudici sarebbero le aree del siderurgico che, in base alle indagini e alle perizie, provocano il maggior inquinamento con riflessi diretti sulle condizioni di salute dei lavoratori siderurgici e dei cittadini di Taranto. I settori in questione sono l’area a caldo dell’Ilva, dove ci sono le cokerie, la linea di agglomerazione e i parchi minerali dove arrivano e vengono stoccati ingenti quantitativi di materie prime poi impiegate nel ciclo di fusione e produzione dell’acciaio
Per scongiurare l’imminenza del sequestro degli impianti i sindacati Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno indetto questa mattina uno sciopero dei lavoratori dell’Ilva con presidio davanti allo stabilimento per manifestare la preoccupazione dei dipendenti del Siderurgico sul loro futuro occupazionale. In tarda mattinata migliaia di lavoratori hanno bloccato gli accessi alla statale 106, che porta in Calabria, e alla statale 7 Appia per Bari. Il 30 marzo scorso manifestarono per le vie della citta’ 8.000 tra operai e impiegati. L’Ilva di Taranto del gruppo Riva, è la più grande acciaieria europea con un’occupazione diretta di 11.571 persone ed una produzione di acciaio (dati 2011) di 8,4 milioni di tonnellate annue.

Resta intanto confermato l’incontro del 26 luglio a Roma: fra Clini, i rappresentanti dei Ministeri dello sviluppo economico, della coesione territoriale e dell’economia insieme alla delegazione istituzionale e politica della Puglia e di Taranto. Proprio in sede regionale ci si muove per l’applicazione della legge approvata martedì scorso all’unanimità, che introduce una stretta sulle emissioni inquinanti dei poli industriali di Taranto e Brindisi con la novità della ‘Valutazione del danno sanitario’ con possibilità, per le autorità pubbliche, di fermare gli impianti non in regola.

Il 23 e 24 luglio è stato presentato lo studio “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA” organizzato da ARPA Puglia. Tra gli studi presentati quello che certifica la presenza del piombo nelle urine dei tarantini.Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne).I valori di riferimento <0,5 – 3,5 (microgrammi/litro).Il valore medio riscontrato è stato di 10,8 microgrammi/litro. Il piombo è neurotossico e cancerogeno.


GUARDA IL VIDEO : http://cipiri6.blogspot.it/2012/07/taranto-linquinamento-dei-fondali.html
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martedì 24 luglio 2012

NO TAV : Né con gli antagonisti né con la polizia



 PERINO: "NO PROVE DI FORZA, NERVI CALMI"
"Oggi non bisogna fare prove di forza ma dobbiamo dare prova di saper mantenere i nervi calmi". Cosi' il leader del movimento NO TAV, Alberto Perino parlando alle centinaia di manifestanti che hanno raggiunto il campo sportivo di Giaglione per marciare verso Chiomonte. "Il movimento NO TAV ha gia' spiegato che sa fare cose pacifiche e cose dure - ha aggiunto Perino - e oggi sara' una marcia pacifica. Pertanto - ha proseguito - cerchiamo di stupirvi con la nostra capacita' di autocontrollo e di autodisciplina"



Perino: «Né con gli antagonisti né con la polizia»


Lo storico leader dei movimenti contro il Treno ad alta velocità Torino-Lione sconfessa i media sui tafferugli di sabato notte: «Missione compiuta, abbiamo rotto recinzioni e bucato il cemento». E la nonviolenza? «Punterò il dito contro i violenti solo quando gli agenti la smetteranno con gli abusi».

I sassi, i petardi (leggi ‘bombe-carta’) da una parte, i lacrimogeni dall’altra, contusi e feriti da entrambe le parti, manifestanti No Tav e agenti di Polizia (ne ha fatto le spese anche il capo della Digos Giuseppe Petronzi, colpito in testa da un petardo): in Val Susa la notte di sabato 21 luglio ha seguito un copione purtroppo già scritto.

Il giorno dopo, come in altre occasioni, dal mondo politico si sono levate denunce, strali, prese di distanza bipartisan. I media più influenti, tutti concordi sulla dinamica dei fatti: i militanti dei centri sociali, venuti anche dall’estero, hanno fatto tutto da soli, delegittimando l’ala storica della galassia di realtà No Tav, composta da donne e uomini della valle. “Tutte bugie, c’eravamo anche noi là in mezzo”, rivela a Vita.it Alberto Perino, che pur in un movimento in cui domina l’orizzontalità e l’assenza di protagonismi, viene riconosciuto da tutti il leader carismatico di coloro che da almeno 20 anni si oppongono alla costruzione della tratta Torino-Lione del Tav, Treno ad alta velocità.

C’era anche la parte valligiana del movimento No Tav in mezzo agli scontri di sabato notte a Chiomonte?
Sì, almeno la metà dei presenti era della valle, uomini e donne. Anche la Questura è così. Io non c’ero perché ho problemi alle gambe e in quei sentieri al buio devi saperti muovere bene, ma molti componenti del movimento erano là. Erano quelli che avevano come obiettivo rompere le recinzione e bucare il cemento armato. E ce l’hanno fatta, come si può vedere nelle foto che si trovano in vari siti internet. Nonostante le pietre e i lacrimogeni.

Se eravate anche voi in mezzo ai disordini, perché non avete fermato chi lanciava sassi o petardi verso le Forze dell’ordine?
Noi ogni volta spieghiamo a tutti i partecipanti alle manifestazioni che non bisogna agire con violenza e che l’ideale sarebbe non fare certe cose. Poi però c’è chi non è disposto a porgere l’altra guancia e reagisce. Mi spiego meglio: naturalmente mi spiace per quanto è successo al capo della Digos, ma io oggi non punto mai troppo il dito contro chi tra le fila degli oppositori al Tav compie tali gesti. Farò discorsi più duri quando la Polizia smetterà di usare gli stessi metodi: i lacrimogeni, ad esempio, sono vietati in situazioni del genere, e soprattutto ad altezza uomo sono molto pericolosi, l’anno scorso un 16enne ha perso un dito e un adulto un occhio. Invece questa volta ne hanno usati centinaia, ancor più del solito, tanto che a un certo punto li hanno terminati e hanno dovuto aspettare il cambio turno per averne altri.

Non condannare i violenti però fa il gioco di chi vuole delegittimare in toto il movimento, in primis a livello politico…
La politica ripete sempre le stesse cose e i grandi giornali rispondono agli stessi schemi. Se andate a vedere i titoli dei giorni successivi al 3 luglio 2011 (quando gli scontri e i feriti furono di portata più ampia, ndr), sono quasi identici. A noi importa solo che il Tav non si faccia, per questo non ci interessano tali ragionamenti. Alla fine quello che è successo sabato sera non è altro che ciò che accade ogni domenica allo stadio.

Nessuna autocritica, quindi?
No, sabato prossimo saremo ancora lì, con una passeggiata che, vedrete, questa volta sarà davvero pacifica. Lo scopo è sempre lo stesso, impedire lo sviluppo del cantiere. La società Cnc, che ora ha l’appalto per l’opera, lo sta capendo: portare a termine i lavori non sarà una passeggiata.

Fonte: http://www.vita.it/

ambiente/attivismo/perino-no-tav.html

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lunedì 23 luglio 2012

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sabato 21 luglio 2012

Spagna: le piazze contro i tagli


 I POMPIERI
ci lasciate senza mutande

Decine di manifestazioni contro le politiche di austerity del governo e dell'Europa. Cortei in oltre 80 città. 100mila in Puerta del Sol a Madrid.


La Spagna è nel caos. Nella notte a Madrid si sono consumati pesanti scontri tra la polizia e i manifestanti che in precedenza avevano dato vita ad un grande corteo, di circa 100mila persone, per protestare contro i tagli imposti dal Governo Rajoy. Per le strade della capitale, contenitori bruciati, barricate improvvisate, spari a salve e proiettili di gomma, sparati dalla polizia contro i manifestanti.

Alla fine il bilancio della notte di proteste, per lo più pacifiche, è di quindici arresti e almeno ventisei feriti, secondo quanto riporta El Paìs. A Madrid, alcuni manifestanti hanno dato fuoco a dei cassonetti, mentre la polizia effettuava delle cariche nei pressi del palazzo del Parlamento e utilizzava proiettili di gomma per disperdere gli assembramenti più violenti.

La tensione è esplosa quando gli agenti hanno iniziato a disperdere e ad inseguire gruppi di manifestanti nelle strade circostanti, caricando in più occasioni e sparando proiettili di gomma che, secondo fonti del pronto soccorso sul campo, hanno ferito almeno una persona. Durante la manifestazione era stata massiccia la presenza di dei dipendenti statali: professori, medici, pompieri (che hanno inondato di schiuma antincendio una fontana della Puerta del Sol) e anche, senza divisa, molti poliziotti.

La manifestazione della capitale è stata solo una delle 80 dimostrazioni organizzate dai sindacati in tutto il Paese contro i tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici e l'aumento delle tasse decisi dal governo. 'Mani in alto, questa è una rapina' è stato lo slogan dei manifestanti che hanno sfilato per le strade di Madrid. 

 SOLO POCHI GIORNI FA http://cipiri.blogspot.it/2012/07/minatori-spagnoli-live-streaming-video.html
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