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martedì 25 dicembre 2012

Gino Strada: Mi interessa il programma ARANCIONE


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Gino Strada: "Io pacifista, non entro in politica
Ma vorrei un ospedale di Emergency in Italia"

"Conosco Ingroia, ma non c'è nessun personalismo nella mia adesione al manifesto Io ci sto. Mi interessa il programma, quando parla di ripudio della guerra e delle armi". "Nessuno mi chiederà di fare il ministro della Sanità. Ma vorrei mostrare cosa è davvero un ospedale, in un Paese dove l'interesse del medico è diventato fare prestazioni, non che la gente stia bene"


ROMA - Gino Strada parla dal Sudan, dove Emergency fa funzionare l'unico centro di cardio-chirurgia gratuito dell'intera Africa. "La malattia reumatica, che in Italia è scomparsa dalla vista, qui è una tragedia sociale. Trecentomila morti l'anno, 18 milioni ne sono affetti, di cui 5 bisognosi di chirurgia. In Lombardia ne abbiamo una ventina di questi centri. Il nostro è l'unico gratuito dell'intero continente africano. Io continuo il mio impegno per questa gente dimenticata". Il medico e pacifista sottolinea quasi con rabbia l'ultima frase, perché chi deve capire capisca. Il riferimento è a chi ha associato la sua adesione al manifesto Io ci sto, primo firmatario Antonio Ingroia, a un suo impegno diretto in politica. Così per Strada è il momento delle precisazioni.

"Chiariamo subito: questa è un'iniziativa del signor Gino Strada, Emergency non c'entra niente. La mia opinione è molto semplice. Ho parlato anche oggi con Antonio Ingroia. Mi pare che quel documento sottolinea alcuni punti che io credo fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto il ripudio della guerra e la scelta del disarmo. L'impegno a fare dei diritti umani fondamentali, a partire da sanità, istruzione e lavoro, elementi centrali dell'azione politica. Sono cose condivisibili e non ho nessuna difficoltà a dire che le condividerò sempre. Ma questo non significa che io abbia intenzioni future di ruoli politici. Io continuerò a fare il mio lavoro. ma trovo positivo che in Italia vi sia un movimento che ci ricordi che oggi, dicembre 2012, siamo un Paese in guerra. Che per la guerra spendiamo un miliardo di euro l'anno, quando licenziamo operai, tagliamo la sanità, tagliamo le pensioni. E nessuno pensa a tagliare le spese militari. Questo è il senso della mia adesione, come ho spiegato a Ingroia".

Conta il fatto che vi sia Ingroia alla testa di questo manifesto programmatico? "No, nessun personalismo. Io Ingroia lo conosco e lo stimo, una persona per bene, con una morale, a differenza di molti altri attori della scena politica. Ma non c'è nulla di personale. Il movimento per la pace, il più forte del mondo nel 2003 - la manifestazione di Roma contro la guerra, con tre milioni di persone, fu la più grande della storia - si è sfaldato per una ragione molto semplice. Chi stava con quegli ideali, quando si è trovato al governo ha fatto la scelta della guerra. Io non sono capace di grandi analisi, ma c'erano tre milioni in piazza a Roma e alle elezioni successive a un certo schieramento politico sono mancati tre milioni di voti".

Molti ritengono che uno come Ingroia non dovrebbe sporcarsi con la politica, ma continuare a servire il Paese come magistrato. "Quando Emergency prese una posizione netta contro la guerra nell'ex Jugoslavia, poi in Afghanistan e poi in Irak, si scatenò una campagna mediatica, assurda e bipartizan, per dire: Emergency continui a fare quello che fa. Io credo che questi censori che decidono quando e cosa bisogna dire e fare, farebbero bene a chiedersi che cosa stanno facendo loro. Non conosco il percorso di Ingroia, ma di certo avrà fatto le sue considerazioni. Non ci trovo nulla di scandaloso se una persona che ha fatto il magistrato o il medico decida di assumersi un impegno civile".

Se non c'è nulla di male, perché non ha mai pensato a combattere le sue battaglie civili in prima persona? "Io mi ostino a voler fare il mio lavoro, medico e chirurgo. Mi occupo giornalmente di sanità e medicina. Se qualcuno venisse a propormi di fare il ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d'eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L'interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità".

E se qualcuno glielo chiedesse per davvero? Se la chiamassero per cambiare tutto? Gino Strada ride, poi risponde: "Ci guarderei dentro, non ci credo che possa arrivare un'offerta del genere. Ma siccome io sono per il fare, a me piacerebbe in futuro, e questo è nel nostro programma, se troviamo sensibilità e collaborazione da parte delle istituzioni, aprire anche in Italia il primo ospedale di Emergency, per far rivedere agli italiani, dopo 30 anni, che cos'è un ospedale, non una fottuta azienda. La sanità è uno scandalo pubblico".

di PAOLO GALLORI (21 dicembre 2012)

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