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giovedì 24 gennaio 2013

Gli impresentabili del PDL di BERLUSCONI


Cosentino

Il coordinatore campano del Pdl escluso dalle liste


Gli impresentabili del PDL di BERLUSCONI

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Da Denis Verdini a Roberto Formigoni: indagati, condannati, rinviati a giudizio. Ce n'è per tutti i gusti. In un video, realizzato dalla redazione di Piazza Pulita, un piccolo riassunto, una sorta di promemoria prima del voto. 

Pubblicato in data 22/gen/2013
Chi sono gli impresentabili? La copertina della puntata del 21 gennaio. Gaetano Pecoraro

La farsa delle liste pulite del Pdl: dentro restano decine di impresentabili «La polvere sotto il... tappetto. Con due “ti”», ride alludendo alle “liste pulite” di Berlusconi un deputato del Pdl nel Transatlantico di Montecitorio, un ex An che non sarà ricandidato. Lui s’era rifiutato di seguire i kamikaze Fratelli d’Italia di La Russa – l’unico caso nella storia della politica di scissione-suicidio condivisa – sperando che l’amico Alemanno gli avrebbe trovato un posto in lista. Per dire che tra gli ex An rimasti fedeli al Cavaliere la rabbia di scoprirsi vittime della «pulizia etnica» s’alterna alla fatalista rassegnazione («Berlusconi è un bugiardo, dovevamo aspettarcelo...») e allo scherno dello show delle liste pulite. Perché basta scorrere l’elenco dei parlamentari uscenti del Pdl condannati e prescritti, imputati o indagati e confrontarlo con le liste presentate per imbattersi in almeno una ventina di nomi che a vario titolo, al netto del capo Berlusconi, pluri-indagato, condannato in primo grado e pluri-imputato, possono essere considerati impresentabili: gli indagati Verdini, Formigoni, Fitto, per citare i nomi più noti dell’elenco, con punte di eccellenza in Campania (Cesaro) e Sicilia (D’Alì). Europa ne ha contati almeno 17, ma tant’è: Berlusconi ieri è comparso a Studio Aperto sostenendo di aver dovuto chiedere «a nostri amici e colleghi» di rinunciare a candidarsi perché «la magistratura li aveva attaccati e questo poteva diminuire il nostro consenso». Ma la ricandidatura di una pletora di impresentabili, scaricando la zavorra di Cosentino, Dell’Utri, Papa («Berlusconi mi ha mentito») e Milanese, fa di questa mossa quel che è: sceneggiata mediatica e ridisegno degli equilibri interni al Pdl del dopo elezioni, tornata ad essere la Scientology del Cavaliere con affiliati senza quid e più fanatici che mai. Ciò che all’esterno dice poco o nulla, all’interno è un terremoto: in queste ore s’è consumata la caduta del potentissimo Verdini – per anni vero segretario del Pdl – che ha perso il suo più forte alleato: Cosentino. Il quale, abbandonato da Denis che ottiene lo scudo dell’immunità, ieri ha sprezzantemente definito Alfano un «perdente di successo» e se stesso con amaro sarcasmo «il capo degli impresentabili. Gli altri non avevano alcuna ragione per non stare in lista...». La storia delle “liste pulite” di un Pdl ridotto «a giungla», per citare l’epurato Scajola è una farsa: cui non abbocca il Pd. Dice Enrico Letta, citando proprio l’esempio della Campania: «Tolto Cosentino resta il fratello Cesaro, quindi il problema è irrisolto». Operazione mediatica ...

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Non ci sarà Marcello dell’Utri, ma a fare le sue veci in Parlamento penserà lo storico braccio destro, Simone Crolla. Tra i big c’è Renato Farina, in compagnia del poker d’assi Bonaiuti, Bondi, Mantovani e Romani. Ma c’è molto di più nella squadra con cui il Pdl si gioca la partita delle partite, la conquista dei seggi in Lombardia, regione chiave per strappare la carta dell’ingovernabilità del Paese. Una lista di grandi nomi? Gente lontana dai guai giudiziari? Macché, a scorrere i nomi saltano fuori una vagonata di indagati, interi pezzi di casa Berlusconi e di Fininvest, vecchie glorie acchiappavoti, lobbisti e trombati in cerca di un premio. Impresentabili, di diritto o di fatto, dalla corte del principe a quelle dei giudici.
Tanti i candidati per un unico grande merito, lo stare a servizio di Silvio Berlusconi, nelle sue aziende, nella gestione familiare e perfino delle sue residenze private. Da Villa San Martino a Roma Elena Centemero, n. 3 della lista Lombardia 2 per la Camera, ha fatto il balzo nella grande politica dopo aver insegnato lettere ai figli di Paolo e Silvio Berlusconi. In lista c’è anche chi deve aver contrattato con lei il costo delle lezioni, Mariella Bocciardo: n. 6 della lista è l’ex moglie di Paolo Berlusconi, entrata in Parlamento nel 2006 e nota come la “cognata” all’interno del cosiddetto (e indicibile) “gruppo bella gnocca” (insieme a Mara Carfagna, Gabriella Carlucci e Michaela Biancofiore). Incontra Silvio nel ’63, lavora con lui nella vendita delle case di Brugherio e Milano Due. Nel 1982 si separa da Paolo e torna a lavorare in Fininvest. Insomma, una di casa.
E dopo il gran rifiuto di Marcello Dell’Utri, si materializza nelle liste qualcuno a lui molto vicino da tempo in Parlamento. E’ il suo braccio destro Simone Crolla, già animatore dei Circoli del Buon Governo e direttore dell’house organ settimanale di Forza Italia “Il Domenicale” (edito da Dell’Utri e chiuso per debiti a fonte di vendite in picchiata). In lista anche un megafono dell’ex premier come Antonio Giuseppe Maria Verro. Imprenditore palermitano è stato eletto due volte con il Pdl. Dal 2009 fa parlare di sé come consigliere Rai, ruolo in cui si è distinto per le campagne pro-Minzolini e contro Santoro, Saviano e Celentano. In tv è andato anche Lucio Barani, n. 17 del collegio Lombardia 1. Ad esempio quando da sindaco di Aulla in Lunigiana fece erigere un busto di Bettino Craxi e rinominare la centrale piazza Matteotti in “Piazza martiri di Tangentopoli”. E ancora per la posa di cartelli stradali indicanti divieto di prostituzione.
Dodicesimo posto nella circoscrizione Lombardia 2 per Alessia Ardesi, alias “dama bionda”. Così è stata ribattezzata la giovane collaboratrice dell’ufficio stampa di Palazzo Grazioli, dopo che a fine 2011 accompagnò il Cavaliere fino a Marsiglia, in occasione del congresso del Ppe. Non è un berluscones doc Paolo Cagnoni, che però può vantare di essere l’assistente di Sandro Bondi, tra i più devoti al Cavaliere. Cagnoni si è guadagnato la candidatura alla Camera, in posizione 9 nella circoscrizione Lombardia 3. Una bella rivincita per lui, dopo la delusione subita alle scorse elezioni regionali: il suo nome era inserito nel listino bloccato di Formigoni, lo stesso di Nicole Minetti, ma all’ultimo è saltato a vantaggio di un leghista.
“QUELLI CHE LA GIUSTIZIA”
La lista lombarda è piena di nomi noti alle cronache giudiziarie, ma da queste parti non è un problema, con 62 consiglieri regionali indagati e lo stesso governatore Roberto Formigoni al centro dell’inchiesta sugli scandali della sanità. Per inciso, il Celeste, dopo il voltafaccia a Gabriele Albertini, si è guadagnato la posizione n. 2 al Senato, subito dopo il capolista Berlusconi. Spicca tra gli altri il fedelissimo Paolo Romani, già uomo dell’emittenza privata al Nord lanciato in politica nel 1994 con Forza Italia. Come deputato e sottosegretario mise il sigillo a provvedimenti volti a favorire le tv di Berlusconi. Nel 2012 è finito per due volte nel registro degli indagati. La prima per peculato, per una bolletta da 5.144,16 euro in due mesi con il telefonino del Comune di Monza. La seconda per istigazione alla corruzione, insieme a Paolo Berlusconi. Secondo l’accusa avrebbe fatto pressioni sull’amministrazione di centrodestra della città brianzola per sbloccare il grosso affare immobiliare della Cascinazza, un’area di interesse della famiglia Berlusconi. Entrambe le inchieste sono ancora in corso. Gli elettori lo ritroveranno puntualmente al blindatissimo numero 6 della lista Pdl per il Senato in Lombardia. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani.

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Berlusconi condannato x sentenza Mediaset



Berlusconi condannato

  La sentenza Mediaset, emessa oggi, che lo ha visto condannato dal tribunale di Milano per frode fiscale. La pena: 4 anni di reclusione (3 gli sono stati condonati per l'indulto) e interdizione (non operativa, perché si tratta di una sentenza di primo grado) dai pubblici uffici per 5 anni.

 L'ex premier dovrà risarcire l'Agenzia delle entrate per 10 milioni di euro.
I giudici: «Evasione notevolissima».


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