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martedì 15 gennaio 2013

Mali, la Francia intensifica intervento armato

 

Mali, la Francia intensifica intervento armato 

Aerei Hollande uccidono 11 civili, tra cui 3 bimbi

Anche questi morti sono parte del bilancio dei raid aerei decisi dal presidente francese contro i militanti islamisti in Mali. Ma nessuno ne parla e ne scrive.

Li chiameranno danni collaterali? la notizia è terribile ma è stata a lungo ignorata dalle agenzie internazionali: aerei da combattimento francesi hanno bombardato campi di addestramento degli insorti, di armi e depositi di petrolio. Morti combattenti islamici. Ma durante i raid sono rimasti uccidi almeno 11 civili di cui tre bambini.

Ancora una volta la cosiddetta lotta al terrorismo viene fatta con questi metodi discutibili, con l'uccisione di innocenti. Che siano gli aerei Usa o quelli francesi, il risultato (drammatico) non cambia.

Intanto Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà su richiesta della Francia ''per discutere la situazione nel Mali'', dove le forze di Parigi hanno avviato un intervento militare a sostegno del governo di Bamako contro le milizie jihadiste insediatesi nel nord. Lo riferisce una fonte diplomatica francese dagli Usa.

L'azione della Francia ha ricevuto il sostegno esplicito di diversi governi europei e occidentali, oltre che africani. La Gran Bretagna fornisce da oggi supporto logistico.

I combattimenti si sono intensificati. I jihadisti hanno conquistato un'altra citta', Diabali. I francesi hanno bombardato più a nord, a Douentza

I ribelli Tuareg dell'Mnla (Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad) hanno affermato ieri di essere «pronti ad aiutare» la Francia nell'offensiva nel nord del Mali. La notizia, se confermata e se avrà seguito, potrebbe rappresentare una svolta per l'intervento francese. Anche se l'Mnla già a dicembre si era impegnato a fermare le ostilità contro Bamako, ma poi gli avvenimenti sono andati in tutt'altra direzione e gli Usa hanno già speso 600 milioni di dollari per addestrare dei combattenti Tuareg, che poi hanno disertato con il colpo di stato a Bamako del marzo 2012.

Ieri, i combattimenti si sono intensificati. I ribelli islamisti hanno conquistato Diabali, una cittadina a 400 km da Bamako, al di qua della porta del deserto. I francesi hanno bombardato più a nord, a Douentza (800 km da Bamako), ma i ribelli avevano già abbandonato il terreno. In un bombardamento vicino al confine algerino, il comandante del gruppo Ansar Eddine sarebbe stato ferito, il suo vice, Abdel Krim, ucciso.

Dal punto di vista militare, la Francia ha già previsto di ampliare la presenza sul terreno dell'operazione «Serval» (Gattopardo): i 550 uomini impegnati nei primi giorni di bombardamenti diventeranno a breve 2500. Parigi, cioè, prevede ormai scontri a terra. E sul piano diplomatico cerca alleati, in Africa e in occidente. In Africa, la Francia ha ottenuto un tiepido appoggio dall'Algeria, che ha permesso domenica il sorvolo del suo territorio. La Francia ha coinvolto il Ciad, facendo di N'Djamena la principale base delle retrovie, da dove partono i caccia.

Dal Burkina Faso partono invece gli elicotteri. Da Dakar, in Senegal, gli aerei spia. Coinvolto anche il Niger, paese della regione che interessa soprattutto, poiché qui Areva estrae l'uranio indispensabile per far funzionare le centrali nucleari francesi. Con la ricerca di appoggi in Africa, la Francia sta correndo il rischio di far entrare in forza nella regione delle sue ex colonie dell'ovest la potenza regionale anglofona nigeriana, che ha promesso 600 uomini per la Cedao, la forza africana che dovrebbe vedere la luce, forse, con la prevista riunione di Addis Abeba del 25 gennaio. Ieri sera, Hollande è andato a Abu Dhabi, dove si tiene una conferenza internazionale sulle energie rinnovabili, per cercare una sponda anche su questo fronte.

In occidente, la Gran Bretagna è già scesa in campo con due C17 che forniranno aiuti logistici. Ma per ora non ha inviato truppe. Gli Usa forniranno droni e aerei cisterna. La Germania ha assicurato un «sostegno politico totale» alla Francia: il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, ha affermato che «la Germania non lascerà sola la Francia in questa situazione difficile», ma ha promesso solo aiuti logistici, umanitari e medici, mentre il ministro della difesa, Thomas de Maizière, condiziona il supporto di Berlino a «un consenso nazionale in Mali», perché «bisogna fare chiarezza su chi dirige il paese». La Nato, pur appoggiando l'operazione, ha fatto sapere ieri di «non essere implicata». Il ministro degli esteri, Laurent Fabius, ha annunciato ieri pomeriggio una riunione «nel corso della settimana» tra i ministri degli esteri della Ue. A Bruxelles c'è stata una riunione dei servizi della Ue implicati nella prevista missione di formazione delle truppe del Mali: la missione sarà accelerata, ma, ha precisato Bruxelles, «non avrà nessun ruolo di combattimento». Ieri si è tenuta una nuova riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, su richiesta della Francia. Parigi aveva inviato una lettera per chiedere l'accelerazione dell'applicazione della risoluzione 2085, che autorizza la forza internazionale, che dovrebbe vedere una forte presenza di militari africani.

In Francia, dopo una riunione all'Eliseo tra i ministri coinvolti, il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha ricevuto ieri sera i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Per rispondere alle critiche da sinistra (Verdi e Front de Gauche) sull'assenza di dibattito parlamentare prima dell'attacco di venerdì scorso nel nord del Mali, Ayrault ha promesso un dibattito all'Assemblea in tempi brevi, ma senza voto. A causa delle reiterate minacce contro la Francia che provengono dai ribelli islamisti del Mali, le misure antiterrorismo del piano Vigipirate sono state rafforzate sul territorio francese. Secondo un primo sondaggio, il 63% dei francesi approva l'intervento. Sono a favore il 77% degli elettori socialisti, il 63% di quelli dell'Ump e, sorprendentemente, il 68% di quelli del Front de gauche. Al Fronte nazionale i favorevoli sono il 53%. (a.m.m. Il Manifesto 15.01.2013)

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