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lunedì 24 giugno 2013

Gerusalemme: Assaf e' il simbolo dei rifugiati



Assaf , idolo arabo e' il simbolo dei rifugiati

L'UNRWA nomina Assaf "ambasciatore dei rifugiati palestinesi". Ha dimostrato che il popolo palestinese è unito e sorpassato la sua leadership.

 Guarda il video.

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Gerusalemme - Mohammed ce l'ha fatta. Sabato sera è stato incoronato "Arab Idol" mandando in visibilio milioni di palestinesi dispersi in tutto il mondo. E mentre l'intera Palestina celebrava per le strade una gioia riservata a pochissime altre personalità, il simbolo di Gaza, la voce forte e limpida dei gazawi, conquistava anche le Nazioni Unite.

A poche ore dalla vittoria di Beirut, Filippo Grandi, commissario generale dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi, nominava Assaf primo ambasciatore regionale dell'UNRWA per i profughi palestinesi. "A nome dell'UNRWA, mando le mie più sentite congratulazioni a Mohammed e alla sua famiglia - ha detto Grandi - Tutti i palestinesi condividono questo successo. La musica di Mohammed è un linguaggio universale e parla a tutti noi. È fantastico che un rifugiato di Gaza ci unisca tutti in questo modo".

Ancora emozionato per la vittoria del programma tv Arab Idol, Mohammed è stato così travolto da un secondo grande successo: "Sono veramente onorato di diventare ambasciatore dei rifugiati palestinesi - ha commentato il 23enne gazawi, nato in Libia e cresciuto a Khan Younis - I miei ricordi più belli della scuola dell'UNRWA a Gaz,a dove ho avuto l'opportunità di studiare, sono ancora freschi. Da rifugiato, posso capire meglio di chiunque altro le sfide e le opportunità che abbiamo di fronte. Darò il meglio per aiutare l'UNRWA a permettere ad altri giovani di avere le mie stesse chance".

Il "figlio della Palestina" ha saputo dimostrare da solo, da un palco raggiunto scavalcando muri e vincendo l'assedio di Gaza, quanto il popolo palestinese sia ancora profondamente unito. Da tutto il mondo arabo, dai campi profughi palestinesi sparsi in Medio Oriente, sotto forma di voti inviati con un telefonino è giunta forte la voglia di unità e l'orgoglio per le proprie radici.

Un orgoglio spesso disintegrato dalla leadership palestinese, dai litigi e le dimissioni, dall'incapacità di rappresentare con dignità un popolo disperso, ma che è ancora uno. Sabato sera si è festeggiato in tutta la Palestina, da Gaza City a Ramallah, da Betlemme a Gerusalemme Est. Milioni i telespettatori sintonizzati sul canale dell'MBC, mentre maxi schermi venivano installati praticamente ovunque.

Naturalmente, c'è chi tenta di fare propria la vittoria del giovane Assaf, ugola d'oro palestinese: le principali compagnie telefoniche, le banche, le compagnie, hanno tappezzato la Cisgiordania di poster con il volto pulito di Mohammed, tentando di utilizzarlo per farsi facile pubblicità. Anche l'Autorità Palestinese prova a non farsi sfuggire un'occasione d'oro per ripulire un'immagine sporcata da corruzione e incapacità di gestire il Paese: tanti i leader che hanno pubblicato su Facebook e Twitter la foto del cantante, mentre il presidente Mahmoud Abbas (che ha subito assegnato ad Assaf "pieni privilegi diplomatici") definiva la sua vittoria "fonte di orgoglio, successo di tutto il nostro popolo, passo per raggiungere il nostro sogno di una Palestina indipendente con Gerusalemme come capitale".

Ma per oggi va bene così: Assaf ha dimostrato che la Palestina esiste ancora. Dopo un breve ritorno a Gaza, Mohammed canterà nelle principali città della Cisgiordania, rendendo forse possibile - seppur solo da un palco - quello che Hamas e Fatah non sono stati in grado di archiviare per due anni: l'unità delle due enclavi palestinesi.

di Emma Mancini per http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79068



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