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mercoledì 12 giugno 2013

Istanbul, Piazza Taksim, Gezi Park, Erdogan,



AGGIORNAMENTO ore 13.10 Alle 16 di oggi il primo ministro Erdogan incontrerà una delegazione di 11 rappresentanti dei manifestanti turchi. Tra loro artisti, professori universitari e studenti. Al meeting parteciperanno anche il ministro dell'Ambiente, quello degli Interni e quello della Cultura. La riunione si terrà al quartier generale dell'AKP, il partito di Erdogan. Protesta il Taksim Platform, uno dei gruppi iniziatori delle proteste ma non invitato all'incontro con il premier.

AGGIORNAMENTO ore 12.00 Il premier turco Erdogan incontrerà oggi un gruppo di attivisti impegnati nelle manifestazione anti-governative di questi giorni, a poche ore dalla violenta repressione del movimento a Piazza Taksim e Gezi Park. Intanto il Consiglio turco per la Radio e la Tv - organismo di censura nominato dal primo ministro - ha distribuito multe a piccole emittenti tv che hanno mostrato video e servizi sulle proteste delle ultime due settimane. Secondo i media turchi, il Consiglio ha affermato che la censura è dovuta ai danni "allo sviluppo morale, mentale e fisico di bambini e giovani" che hanno visto le scene di violenza.


Istanbul, 12 giugno 2013, Nena News - Nella notte i manifestanti turchi hanno lasciato Piazza Taksim. Dopo la "riconquista" di ieri mattina da parte della polizia, il pomeriggio e la notte di ieri sono stati teatro di scontri tra poliziotti anti-sommossa e manifestanti. Intorno alle tre di notte, la Piazza è stata svuotata dalla polizia, i manifestanti si sono ritirati: per la prima volta dopo due settimane, non si vedono barricate nella piazza simbolo della protesta, mentre restano alcune tende in Gezi Park. Sul piano politico, Erdogan continua con il pugno duro: la violenta repressione di ieri cancella la possibilità di qualsiasi tipo di dialogo.

A seguire il reportage di Sara Datturi sulla giornata di ieri in Turchia.
Non c'è niente di normale in tutto questo. Istanbul. 7.30 di mattina inizia ad arrivare la polizia con i suoi cannoni ad acqua, le sue macchine chiuse e protette da spesse lamiere i suoi uomini con maschere anti gas di ultima generazione. L'intento ufficiale dichiarato è quello di liberare solo la piazza e mettere in sicurezza il centro culturale Ataturk. La realtà è un'altra: la piazza si trasforma in una guerriglia urbana confusa, dove non ci capisce chi sono i due fronti. Gas lacrimogeni ovunque, i ragazzi dentro il parco immersi per ore in una nube tossica, molotov che esplodono. Propaganda e contro propaganda. Dalle ultime fonti, i manifestanti che avrebbero tirato le molotov questa mattina a Taksim sarebbero parte della strategia governativa per dipingere i cittadini scesi in pizza in queste giornate di protesta come sobillatori e terroristi. Mentre una guerriglia urbana tra la polizia e i manifestanti continua, un gruppo di una cinquantina di avvocati che in questi giorni hanno difeso i manifestanti del parco di Gezi è stato arrestato. Erdogan invita la gente a non scendere per le strade, sostenendo che c'è un complotto contro la Turchia da parte di qualcuno che non vuole che la sua crescita economica si rafforzi. I feriti degli scontri secondo HurrietDailynews sarebbero un centinaio, tra cui cinque in gravi condizioni. Dalle ultime notizie si parla di un morto colpito da un gas lacrimogeno alla testa all'interno del parco di Gezi, ma non ci sono conferme ufficiali.
Scene surreali, ingiuste, di vera guerra. Lacrimogeni lanciati ovunque, ancora acqua ai manifestanti che hanno cercato di evitare che la polizia entrasse nel parco creando una catena umana intorno al parco. "Ogni individuo ha il diritto di riunirsi in modo pacifico e disarmato senza previa autorizzazione". Articolo 34 della Costituzione Turca. Quello che sta avvenendo è un chiaro ed evidente affronto e annullamento di questo diritto fondamentale. La polizia si è ripresa la piazza, ha tolto le barricate, si sta riprendendo la piazza conquistata.
Mentre al parco i suoi abitanti stanno vivendo ore di resistenza intensa, la piattaforma solidale di Taksim ha invitato gli abitanti in piazza per le sette di stasera per manifestare solidarietà verso il movimento di rivolta e denunciare le azioni della polizia. Ancora una volta ingiustizia e indignazione profonda. Mani che tremano, cuore in gola.
In questa piazza, simbolo di questa rivolta, c'è ancora tanta energia per lottare e richiedere il diritto fondamentale di espressione democratica, la volontà di poter partecipare alla vita pubblica, l'opposizione verso una politica autoritaria e centralizzata che non riflette la volontà del popolo. Nella rivolta non ci sono solo gli attivisti che hanno deciso di dormire al parco in queste notti, sono presenti tutti, dai commercianti ai bambini delle scuole, ai professori, avvocati e alle tante mamme diventate perfette batteriste di pentole. La protesta, la rivolta, la resistenza di un popolo che chiede che le sue minoranze, diversità politiche, religiose ed identitarie vengano rispettare ed integrate nel processo decisionale.
Il potere, l'autorità intrecciate e tradotte in un controllo sottile dell'informazione e con la strategia della paura, del terrore. Le notizie che arrivano e che sono pubblicate sui giornali purtroppo sono ancora troppo poche. Grazie ad internet, a twitter, a testimonianze di chi ha vissuto direttamente questi eventi tanti soprusi e storie sono state condivise e riportate. Uno stato che reprime il diritto d'espressione è uno stato che è destinato all'auto-implosione. Resistenza che continua, ragazzi che si proteggono dai getti d'acqua potentissima con scudi di lamiera, pietre e slogan contro la polizia che risponde lanciando lacrimogeni ad altezza cranio. Una radio quella del parco di Gezi, che continua a trasmettere le voci, le impressioni e la diretta di uno sgombero dominato dalla costante di un gas che non ti lascia respirare. Tante tende, ragazzi, adulti sotto un'unica forza che stanno rischiando tutto per denunciare una politica autoritaria e dispotica, per vivere il loro diritto politico in pratica.
La lotta continua, la resistenza non di ferma. La strategia della forza militare non è nulla verso quest'energia di cambiamento e di denuncia. Mentre le sirene delle ambulanze sfilano per portare i troppi mancamenti dovuti all'inalazione prolungata di gas lacrimogeno, si annuncia una lunga notte qui ad Istanbul, una calda serata che vedrà ancora una volta un'intera ed eterogenea cittadinanza resistere per reclamare il suo diritto a cambiare e a partecipare a quest'innovazione. Quello che sta succedendo in questi giornate ad Istanbul e nell'intera Turchia non può e non deve rimanere nel silenzio, è una grande lezione di resistenza e di lotta per attualizzare un diritto umano universale. Nena News .

di Sara Datturi  da : http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77817

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