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martedì 24 settembre 2013

Occhi dell'Onu puntati sulla Siria


Gli occhi dell'Onu puntati sulla Siria
 Si apre oggi la 68° Assemblea Generale.
 Il discorso di Obama e la resistenza russa. 
Da Damasco Assad conferma: porte aperte agli ispettori Onu, ma il pericolo sono i ribelli.

AGGIORNAMENTO ore 17.15

OBAMA PARLA ALL'ONU: "INSULTO DIRE CHE ASSAD NON HA USATO I GAS" Il presidente americano, nel suo discorso alle Nazioni Unite da poco concluso, ha definito un "insulto alla ragione umana" dire che il regime di Damasco non ha utilizzato le armi chimiche. Un attacco indirettamente rivolto al presidente russo Putin. Obama ha poi chiesto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro l'arsenale chimico siriano che preveda conseguenze per il regime di Assad nel caso in cui non lo smantelli.

- Il mondo si ritrova oggi al Palazzo di Vetro a New York: la 68esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si apre oggi, farà da palcoscenico al Medio Oriente. Occhi puntati sulla Siria di Assad - che ha per ora scampato un intervento militare esterno - e sull'Iran del neo presidente Rowhani - le cui aperture all'Occidente affascinano i media e spaventano Israele.

L'amministrazione Obama potrebbe utilizzare lo scranno dell'Onu per lucidarsi l'immagine, offuscata dalle vittorie diplomatiche russe delle ultime settimane. Secondo lo staff del presidente, Obama farà pressioni sulla Siria per giungere nel più breve tempo possibile all'eliminazione dell'arsenale chimico in possesso del regime: "Quello che vogliamo è completare velocemente questa fase per poi passare a quella successiva - ha detto Dean Pittman, assistente segretario al Dipartimento di Stato - Ovvero muoverci sul fronte politico verso Ginevra II, mettere insieme tutte le parti e avviare un processo che ci permetta di stabilire un reale risultato politico".

Restano però le divisioni con la controparte russa: ieri Mosca ha accusato Washington di ricatto. Gli Stati Uniti - ha detto il ministro degli Esteri Lavrov - "stanno iniziando a ricattarci per farci accettare una risoluzione Onu sulla Siria". Da tempo la diplomazia americana preme perché il Consiglio di Sicurezza emetta una risoluzione sulle basi del Capitolo VII delle Nazioni Unite. Una possibilità che Mosca rispedisce al mittente, come fatto nei due anni appena trascorsi: ricorrere al Capitolo VII permetterebbe alla comunità internazionale di intervenire in Siria con l'avallo delle Nazioni Unite.

Il presidente Putin e il suo entourage lo hanno ripetuto spesso: la Russia appoggerebbe "ipoteticamente" un'azione militare solo nel caso in cui Bashar al-Assad non rispetti gli accordi presi, ovvero lo smantellamento dell'arsenale chimico. A rassicurare Mosca, per ora, ci pensa Damasco che qualche giorno fa ha consegnato una lista con i primi dettagli sulle armi chimiche siriane, in questo momento al vaglio dell'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche all'Aia.

Ieri in un'intervista tv, Assad ha detto che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna tentano solo "di apparire vittoriosi contro un nemico immaginario, che ritengono sia la Siria". Poi, sottolineando l'intenzione di aprire le porte del Paese ad altre missioni Onu, ha avvertito del pericolo che i gruppi armati di opposizioni possano tentare di interrompere tale processo per far ricadere la colpa sul regime. Gruppi che, secondo Assad, "sono terroristi che rispondono agli ordini dettati da Paesi stranieri - Paesi che incitano i ribelli a bloccare l'arrivo degli ispettori così da accusare il governo siriano della mancata implementazione dell'accordo".

Secondo l'accordo negoziato con la Russia, gli ispettori Onu dovrebbero tornare in Siria a novembre e le armi chimiche dovrebbero essere completamente distrutte entro la metà del 2014. Oggi, però, il vice ministro degli Esteri russo Ryabkov ha annunciato che gli esperti arriveranno a Damasco già domani.

E, sullo scranno dell'Assemblea Generale Onu, il ministro degli Esteri siriano Muallem salirà il 30 settembre. Sarà presente anche una delegazione della Coalizione Nazionale Siriana, federazione di parte delle opposizioni anti-Assad, guidata dal presidente Jarba. Stavolta il confronto si svolgerà sul tavolo della diplomazia mondiale.

Siria, in 4 milioni a rischio malnutrizione
La metà sono bambini, spiega Save The Children. Il conflitto ha fatto crollare il sistema produttivo. Prezzi raddoppiati e insufficienti aiuti umanitari.

- Quattro milioni di civili - di cui oltre la metà bambini - a rischio di malnutrizione dopo due anni e mezzo di guerra civile: è questo il drammatico bilancio del conflitto siriano, secondo il rapporto pubblicato ieri da Save The Children. http://www.savethechildren.org/atf/cf/%7B9def2ebe-10ae-432c-9bd0-df91d2eba74a%7D/HUNGER_IN_A_WAR_ZONE.PDF

La riduzione degli aiuti internazionali, accompagnata alle disastrate condizioni economiche della popolazione, impediscono a quattro milioni di siriani di reperire cibo sufficiente a sfamarsi. In migliaia sono intrappolati in città o villaggi assediati, dove le battaglie tra esercito governativo e gruppi di opposizioni sono la quotidianità. Il crollo della produzione agricola e delle attività economiche ha inoltre provocato un innalzamento dei prezzi dei beni di consumo, in alcuni casi aumentati del 100%. Il risultato è drammatico: un bambino ogni 20, nella sola area di Damasco, è malnutrito.

"Il prezzo del cibo è raddoppiato nel mio villaggio e non ci possiamo permettere di mangiare. Latte, pane, tutto è raddoppiato - racconta Jinan, una madre siriana, a Save The Children - I bambini hanno fame di continuo. E senza nutrizione, si ammalano".

Ieri l'agenzia delle Nazioni Unite, World Food Program, ha chiesto un cessate il fuoco immediato per permettere alle associazioni umanitarie di raggiungere i civili e portare loro gli aiuti necessari alla sopravvivenza. Se ne parlerà oggi all'apertura dell'Assemblea Generale dell'Onu. Oggi il WFP riesce a coprire i bisogni di 3 milioni di persone in Siria e di 1,2 milioni di rifugiati nei Paesi vicini. E ora l'obiettivo è raggiungere anche i 4 milioni di sfollati nel Paese e i restanti 300mila rifugiati fuori.

La Siria è ormai un Paese distrutto dal punto di vista economico: secondo dati dell'Onu, circa sette milioni di persone (il 30% della popolazione totale) è finita a vivere sotto la soglia di povertà, dopo l'inizio della guerra civile a causa del collasso dei settori agricolo e industriale. .

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