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sabato 30 novembre 2013

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Pippo Civati


Idee chiare , sincerita', nessuna ambiguita' , e' non è un divo!

Pippo Civati si è presentato da trionfatore al primo appuntamento dopo il confronto televisivo di venerdì sera trasmesso da SkyTg24 con Matteo Renzi e Gianni Cuperlo in vista delle primarie del Pd in programma l’8 dicembre. “Ho già vinto“, ha ribadito più volte davanti al pubblico presente al teatro Ringhiera di Milano. 

“Siamo persone normali e continueremo a fare una bella campagna elettorale, come abbiamo fatto fino ad oggi. La prossima settimane – ha annunciato – sarete nuovamente sorpresi”. 
Nel corso del dibattito ha tratteggiato nuovamente la sua idea di Pd e ha cercato di trasmettere l’esigenza di una politica differente e la volontà di superare le larghe intese a favore di un vero governo di centro sinistra.

Pippo Civati: «Io non ho paura»


Pippo Civati, il giovane dissidente sempre più popolare, si candida alla guida del Pd.
 Per cambiarlo:
 «Oggi questo partito sembra terrorizzato da tutto: i movimenti, la Rete, le critiche, la cultura, Sel»

Con la sua aria da bravo ragazzo, non ha esattamente il physique du role del ribelle. Ma Pippo Civati, 37 anni, è stato uno dei tre parlamentari Pd a non votare la fiducia al governo delle larghe intese, dando voce al diffuso malessere tra gli elettori. E adesso il deputato lombardo cresciuto a internet e primarie domina i sondaggi online per il dopo Epifani. Sempre diviso tra Roma e Milano, affollati incontri con la base e voti soli tari alla Camera. E appena può, corre da Nina, la figlioletta di sei mesi. L’abbiamo incontrato nella saletta fumatori di Montecitorio, amareggiato e teso ma ironico come sempre, tra una sigaretta e l’altra, il cellulare che vibra di continuo e l’occhio incollato al video per seguire il dibattito in aula.

Come ha iniziato a far politica?

Con una sconfitta, quella del 1994. Avevo 19 anni, ero all’ultimo anno di liceo e ci eravamo inventati la campagna dei Giovani progressisti. Poi sono entrato nei Comitati per Prodi. Dopo essere stato eletto nel Consiglio comunale di Monza, a 22 anni sono diventato segretario cittadino dei Ds. Poi sono andato a Barcellona a studiare. Avevo appena preso un dottorato in Storia della filosofia a Milano, con una tesi su un tema rinascimentale. Mi sono occupato di Giordano Bruno, forse la mia vocazione al martirio nasce lì… Quando sono tornato a Monza, nel 2005, sono stato eletto consigliere al Pirellone con 20mila voti. Era la prima campagna elettorale in quel collegio e avevo 29 anni. Il mio primo episodio nazionale è stato l’incontro dei giovani Pd nel 2009 a Piombino, poi abbiamo fatto il congresso al Lingotto con Ignazio Marino.

E si arriva all’incontro-scontro con Renzi…

Io non sono mai stato un rottamatore. Renzi fu un episodio del 2010. Abbiamo organizzato insieme la prima edizione della Leopolda. Pensavamo di poter condividere molto, ma poi ci sono stati alcuni episodi famosi, da Arcore a Marchionne. Soprattutto avevamo un’idea di versa del tipo di ingaggio nel partito: lui diceva che si doveva stare fuori, io dentro. Il suo fu un errore, perché le contraddizioni non si risolvo no soltanto con un attacco dall’esterno. La mia particolarità, invece, è stata quella di insistere su alcune partite politiche, dalla stagione referendaria alle Amministrative di Milano e Napoli, dal referendum contro il Porcellum alle primarie come strumento di selezione della classe dirigente e di campagna politica. Queste battaglie sono state un po’ la cifra della mia presenza nel Pd.

Quali sono i suoi riferimenti politico culturali?

Se devo trovare un antesignano è nel socialismo liberale, più che nei Ds o Margherita. Mi sembra che quello che manchi in Italia sia un grande slancio egualitario con strumenti, però, che non devono necessariamente essere quel li burocratici o di pianificazione pubblica. Ad esempio in Italia si parla di conflitto d’interessi come se fosse un fatto moralistico, mentre è fondamentale per un Paese incrostato, in cui nessuno controlla nessuno, dagli appalti per le grandi opere alle nomine. I diritti civili sono l’incrocio perfetto: l’eguaglianza di possibilità e, nello stesso tempo, il riconoscimento che ogni individuo ha una sua coscienza, una sua sensibilità, un suo orientamento sessuale o religioso. Questa è la matrice in cui mi riconosco: una sinistra fortemente egualitaria, per ché oggi le sproporzioni di reddito sono enormi, dal livello territoriale a quello generazionale. Inoltre bisogna guardare avanti su temi che questo Paese conosce pochissimo, come quelli ambientali, di un modello di sviluppo diverso, di una riflessione meno manichea su crescita e decrescita, senza sposare le tesi più radicali ma senza nemmeno banalizzare il problema. Dobbiamo guardare anche alla Rete, ai beni comuni, fare una discussione su cosa è pubblico. Ecco perché non ho alcun problema a conversare con Stefano Rodotà e nello stesso tempo a discutere con Michele Boldrin ed economisti più liberali. Soprattutto non possiamo dimenticare la specificità dell’Italia. Dobbiamo affermare un modello nostro, non preso a prestito da altri Paesi. Tito Boeri, ad esempio, dice cose molto condivisibili sul contratto unico a tutele progressive. Quando hai una generazione di precari non basta dire che bisogna dare diritti uguali a tutti, perché non accade da 20 anni. Siccome una gran fetta della popolazione di questo Paese non ha alcun tipo di sussidio, serve una riforma degli ammortizzatori e un dibattito sul reddito garantito. L’eguaglianza è il valore più importante perché questo è un Paese di profonde divisioni, sperequazioni, lontananze. Poi c’è il tema della democrazia e della cittadinanza, che a sinistra è descritto molto bene Maurizio Landini, e noi dovremmo smetterla con la paura di andare alla manifestazione della Fiom.

Perché, secondo lei, piace tanto alla base?

Nel Pd manca completamente un atteggiamento radicale e analitico. L’impressione è che in molti passaggi ci vengano raccontate mezze verità, soluzioni opache. Nell’elettorato c’è un desiderio di democrazia perché non si capisce chi prende le decisioni e perché. Il caso dei 101 è forse il tempio di questa vicenda: una decisione presa da persone che non si dichiarano che determina una fuga in avanti verso una soluzione opposta a quella che si stava cercando è l’esempio più clamoroso non solo della rottura della fiducia sul piano personale e collettivo di un partito ma anche di un problema politico colossale. Che non è un errore, ma una precisa scelta politica assunta nel modo più truffaldino possibile, perché nessuno ha rivendicato quella mossa.

Non manca chi la liquida come un opportunista in cerca di visibilità…

Se fossi opportunista avrei votato la fiducia come mi consigliavano quasi tutti i miei colleghi, anche i miei amici più cari. Ma era una fiducia prendere o lasciare su un governissimo di cui ci eravamo detti avversari e sul qua le non abbiamo nemmeno discusso. La mia non voleva essere una mossa solitaria. Avrei preferito che altri avessero esplicitato il loro disagio. Preferivo essere ben accompagnato che da solo. Come sono ben accompagnato da metà degli elettori del Pd, dato che tutti i sondaggi mi danno in testa. Comunque mi pare un bene che ci sia qualcuno che interpreti un sentimento potente di profondo dispiacere e amarezza, che personalmente vivo. Per esempio penso che coi 5 stelle ci abbiamo provato solo al 70 per cento: Bersani avrebbe dovuto offrire la premiership a un dibattito se voleva veramente dire che le aveva provate tutte. Poi è arrivata la candidatura di Rodotà e il Pd non gli ha dedicato nemmeno 5 minuti di discussione. Sarebbe stato utile anche parlare con Grillo. Io ho provato in tutti i modi, anche con un lavoro molto informale di relazione verso Bersani e i 5 stelle. Ritrovarmi dopo questo la voro a votare un governo con Berlusconi, tra l’altro politicissimo…

Cosa risponde a chi ribatte che non c’è alternativa a questo esecutivo?

L’alternativa era fare un governo meno politicizzato con meno obiettivi, senza darsi slanci e toni costituzionali. Perché il risultato elettorale non ha certo premiato Pd e Pdl: questa legislatura è un mezzo ribaltone, ma verso gli elettori. Tra l’altro se dobbiamo fare la sinistra con venature liberali il dibattito non può parti re dall’Imu: dobbiamo avere il coraggio di dire che una tassa sui patrimoni c’è in tutto il mondo e che, se abbiamo 5 miliardi da far risparmiare ai cittadini, dovremmo abbassare le tasse sul lavoro. Gli italiani vogliono cose urgenti. Serve subito una legge elettorale. Facciamo battaglie su cittadinanza, diritti e anticorruzione, ma nessun dice se riusciremo a portarle in porto davvero o è solo retorica. Per fare le riforme, quelle vere, c’è bisogno di un governo politico che abbia una sintonia politica di fondo, un impegno quinquennale, che non oscilli perché uno va a Brescia e l’altro critica i gay. Voterò tutto quello che Letta riuscirà a fare, ma se Monti non è riuscito a fare quasi niente, per ché dovrebbe riuscirci Letta? Abbiamo sempre detto che governo e cambiamento stanno assieme. Ricordo bene l’intervento del vicesegretario a questo proposito. Gli otto punti coi grillini c’erano, quelli con Berlusconi non li ho ancora visti. Peccato che stando tutti al governo, forse mancherà l’opposizione. Spero che i 5 stelle escano dal dibattito sulla diaria per occuparsi di cose più sostanziose.

Più volte ha minacciato di andarsene dal partito. Cosa dovrebbe accadere perché lasci i democratici?

C’è una questione che ho posto in modo molto drammatico ed è quella di un congresso aperto. Il Pd si basa su due elementi: essere alter nativo a Berlusconi e avere le primarie come sua vocazione per eleggere un leader che non è solo il segretario degli iscritti ma è il riferimento di partito fatto di elettori. Se queste cose non ci fossero più sarebbe come togliere il nome e il cognome a una persona: il suo pro filo pubblico ne risentirebbe parecchio.

Se diventasse segretario come sarebbe il suo Pd?

Un partito che costruisce un rapporto vero con gli elettori, non solo alle primarie, ma tra una primaria e l’altra. È abbastanza incredibile che nessuno abbia pensato a forme di consultazione e partecipazione, durante e dopo la campagna elettorale, dei tre milioni di persone che si sono registrate nell’albo degli elettori. Non dico di farlo sempre, ma di immaginare di accorciare alcune distanze, perché la vera scissione che c’è stata in questi giorni è quella con gli elettori. Internet non è una roba da matti: lo usano tutti, da Obama a Grillo, anche se lui forse in modo più raccontato che praticato. E poi c’è il vasto radicamento territoriale di cui però non sempre si capisce il senso. C’è una crisi della militanza. In questi giorni sono venuti al pettine tanti nodi che c’erano da tempo e che Renzi aveva rappresentato in parte molto bene, come il desiderio di rinnovamento.

Infatti è esplosa la protesta di OccupyPd.

Era un mio slogan del 2011 per dire che ci vuole un’invasione di campo di forze nuove, non nel senso di età, ma di sensibilità che sono rimaste a guardare, come i delusi geologicamente stratificati, quelli del prima, del dopo e di queste ore. I famosi “delusi del Pdl” sono molto più contenti, visto che Berlusconi ha riportato in auge quel partito che sembrava scomparso solo tre mesi fa. Questo Pd si è inaridito. Di cattolicesimo sociale ce n’è pochissimo, non c’è la tradizione socialista, a parte il nuovo segretario. Ci siamo lasciati sfuggire temi come l’ambientalismo, la pace, lo sviluppo. Sel deve essere il primo interlocutore di questa riflessione. Dobbiamo cominciare a pensare a quello che possiamo fare di nuovo. Tutto quello che si è mosso in questi anni fuori dalla politica dei partiti per noi è una ricchezza o qualcosa da cui ci dobbiamo riparare? Perché mi sembra che il Pd sia impaurito: abbia paura della Rete, dei movimenti, del dissenso, di Sel. Purtroppo questa sinistra oltre a odiare la sinistra, odia la cultura, la critica. Invece dovremmo coltivarla. Del resto la sinistra è un fatto intellettuale e di umanità: provare a capire se ci sono soluzioni che fanno stare meglio i più svantaggiati.

Dopo l’astensione sul governo, anche quella su Epifani…

Sì, l’ultima astensione di Civati. D’ora in poi voterò a favore o contro. Niente di personale contro di lui, ma non è una figura super partes, non farà solo l’arbitro, è in continuità totale con Bersani. Lo hanno votato meno della metà degli aventi diritto. Forse qualche riflessione va fatta. Perché non riusciamo a capire che il pluralismo non è solo uno slogan ma significa riconoscere che c’è qualcuno che non è d’accordo con te. In questi giorni i toni della base si sono un po’ alzati. L’altra sera ero a un incontro a Milano: sembrava di essere in guerra. Forse bisogna misurare i toni ma nello stesso tempo bisogna mantenere le proprio convinzioni.

Se non facesse politica, cosa farebbe?

Facevo volentieri l’insegnante. Un po’ l’ho fatto: ho studiato, fatto ricerca, lavorato in università. Mi piace molto insegnare, l’ho scoperto strada facendo. Ho una bimba di sei mesi e faccio i salti mortali per vederla: di sicuro non me la perdo, con tutto il rispetto per Epifani…
di SOFIA BASSO
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venerdì 29 novembre 2013

VIDEO: Orribile incidente al circo, i leoni attaccano il ...

Orribile incidente al circo,

 i leoni attaccano il domatore "video"



Campagna contro l’uso di animali nei circhi

Il circo con animali è una delle espressioni dello specismo e della riduzione in schiavitù più clamorose ed evidenti anche per chi non abbia sviluppato particolarmente la sua coscienza.

Provengono da ogni parte voci di chi considera ormai il circo con animali inaccettabile...
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ECOLOGIA: COME RISPARMIARE SUL RISCALDAMENTO IN 10 MOSSE

COME RISPARMIARE 

SUL RISCALDAMENTO 

IN 10 MOSSE



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Perché si può fare da subito e vedere immediatamente i risultati!

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leggi tutte le altre ...
ECOLOGIA: COME RISPARMIARE SUL RISCALDAMENTO IN 10 MOSSE: Una guida utile per tutti coloro che in condomino o in case indipendenti vogliono  veder ridotta  la bolletta di gas, gasolio o gpl...

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giovedì 28 novembre 2013

ECOLOGIA: Campagna contro l’uso di animali nei circhi

Campagna contro 

l’uso di animali nei circhi


Campagna contro l’uso di animali nei circhi

Il circo con animali è una delle espressioni dello specismo e della riduzione in schiavitù più clamorose ed evidenti anche per chi non abbia sviluppato particolarmente la sua coscienza.

Provengono da ogni parte voci di chi considera ormai il circo con animali inaccettabile...
leggi tutto e guarda il video del leone che attacca il domatore ....
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Afghanistan: Torna la Lapidazione


Afghanistan: Torna la Lapidazione

La criminale consuetudine viene riproposta da un governo 
che riceve dall’alleato statunitense la patente democratica. 
Il presidente uscente Karzai e diversi dei candidati alle presidenziali del prossimo aprile
 fanno a gara per conquistare
 il benestare del tradizionalismo tribale e fondamentalista

Sulla vita delle donne, sottoposta alle pietre d’una nuova lapidazione per adulterio, Hamid Karzai lavora per una successione nel segno dell’oscurantismo. E’ di queste ore la notizia che il ministero della Giustizia afghano prende in esame una bozza di riforma del codice penale che prevede la reitroduzione della lapidazione (come nel quadriennio talebano) allargando la condanna capitale anche all’uomo reo. Il direttore dell’ufficio legislativo ha già difeso la proposta trovandola, a suo dire, consona ai dettami della Shari’a. Le associazioni umanitarie sono insorte lanciando un appello alle massime cariche afghane per fermare la misura criminale. Peccato che molte di queste autorità (i vicepresidenti della Repubblica Islamica Khalili e Fahim sono noti signori della guerra vicini alle posizioni fondamentaliste più intransigenti), mentre Hamid Karzai sta da tempo preparando un ricambio politico avvicinando i settori più retrivi delle etnìe afghane. Una recente operazione l’ha visto protagonista del patto col presidente statunitense Obama, denominato “Bilateral security agreement”, che è stato irritualmente sottoposto al vaglio della Loya Jirga.

Ogni sponda diventa buona per gli interessi personali del presidente uscente, in barba al suo presunto ruolo democratico di cui parla esclusivamente la propaganda occidentale. Una delle manipolazioni più dolorose per le donne delle 34 province afghane è proprio la patente di reale rappresentatività dei bisogni della popolazione, offerta a diverse figure femminili introdotte in Parlamento sull’onda della “democratizzazione”. Sul tema la denuncia di Rawa è tranciante. Le deputate: Amina Afzali, Hassan Bano Ghazanfar, Massouda Jalal, Shukria Barakzai, Noorzia Atmar, Fouzia Kofi e altre colleghe presenti nella Wolesi Jirga “sono legate ai brutali signori della guerra” e si fanno portavoce di istanze reazionarie e antifemminili subdolamente sostenute nelle sedi istituzionali. Oltre all’abominio della punizione per lapidazione, è in corso una meticolosa disarticolazione dei diritti femminili presenti nella Carta Costituzionale. Anche la buona legge che difende l’incolumità femminile, esistente ma mai applicata, potrebbe sparire definitivamente.

In occasione della settimana contro la violenza sulle donne la nostra Camera dei Deputati ospita un convegno dal titolo “Afghanistan 2014, anno di svolta: bilancio e prospettive per le donne afghane” (giovedì 28 novembre, Palazzo di Montecitorio, ore 14:30-18:30). In quest’assise, dov’è attesa anche il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, sarà presente una delle contestatissime parlamentari afghane citate: Shukria Barakzai, di cui le attiviste di Rawa offrono le seguenti informazioni. Nel 2005 Barakzai e il marito Abdul Ghafar Daw provarono l’ingresso in politica. Lei riuscì nell’intento, lui non venne eletto. Il consorte si piazzò brillantemente nell’affarismo nazionale, entrando nel Gotha dirigente della Kabul Bank che ha controllato per anni gran parte del traffico finanziario interno col benestare della comunità internazionale. L’istituto di credito, però, risultava la cassa di riferimento della mafia locale e nel 2010 venne travolto da un crack finanziario con la perdita di centinaia di milioni di dollari. Daw ne fu coinvolto insieme ad altri dirigenti, uno è il fratello di Karzai e l’inchiesta raggiunse lo stesso vice presidente della Repubblica Fahim. Fra gli affari personali, procurati a Daw dalle coperture politiche di famiglia, nel 2006 c’era stata una sorta di monopolio del rifornimento di carburante per dieci aeroporti afghani.
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Mentre tutto il mondo celebrava la giornata contro la violenza nei confronti delle donne in Afghanistan veniva proposta la reintroduzione della lapidazione per alcuni "crimini morali" quali l'adulterio.

La notizia è stata rivelata da Human rights watch (Hrw) che ha potuto esaminare il documento presentato da una commissione del Ministero della giustizia afghano incaricata di rivedere il Codice penale. Il progetto prevede che se due persone sposate sono giudicate colpevoli di aver avuto rapporti sessuali fuori dal loro rispettivo matrimonio, l'uomo e la donna possono essere condannati alla "pena della lapidazione". La sentenza sarà applicata in luogo pubblico. Se una delle due persone non è sposata sarà condannata a 100 frustate.

La pena di morte per lapidazione è una delle più aberranti violazioni delle norme internazionali relative ai diritti umani. "È assolutamente scandaloso che dodici anni dopo la caduta del governo dei taleban, l'amministrazione Karzai intenda ristabilire la lapidazione come pena", ha dichiarato Brad Adams, direttore della divisione Asia di Hrw. "Il presidente Karzai dovrebbe dare prova di un impegno a favore dei diritti umani, respingendo categoricamente questa proposta". Per questo i donatori internazionali, soprattutto quelli che sostengono il processo di riforma giuridica in Afghanistan, oltre a prendere decisamente posizione contro questo progetto dovrebbero sospendere gli aiuti nel caso la proposta della Commissione del ministero della giustizia dovesse essere adottata.

Quella dei "crimini morali" di cui sono accusate spesso 
le donne che si ribellano alla violenza del marito
 e fuggono di casa 
in Afghanistan è già una plateale violazione dei diritti umani. 

Quando una donna denuncia uno stupro
 viene accusata di adulterio e ora, oltre al carcere,
 potrebbero rischiare la lapidazione.

di Giuliana Sgrena .

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mercoledì 27 novembre 2013

Il Berlusconismo è Veramente la Feccia che Risale il Pozzo


La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:

 è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, 

e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. 

L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, 
animata però forse anche da belle speranze.

 L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre,
 e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. 

Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.

 Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.

Indro Montanelli






Marco Travaglio: 

"Berlusconi nasce corruttore, poi tutto mazzette e tv"



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ORA NON DEVE SCAPPARE 
DEVE PRIMA RISARCIRE 
GLI ITALIANI

Il discorso finale di Paola Taverna decadenza Berlusconi

“Si chiude, oggi, impietosamente, una “storia italiana”: segnata dal fallimento politico, dall’imbarbarimento morale, etico e civile della Nazione e da una pesantissima storia criminale. Storie che si intrecciano, maledettamente, ai danni di un Paese sfinito e che riconducono ad un preciso soggetto, con un preciso nome e cognome: Silvio Berlusconi. La sua lunga e folgorante carriera l’abbiamo già ricordata in passato: un percorso umano e politico costellato di contatti e rapporti mai veramente chiariti con la Mafia, passando per società occulte, P2, corruzione in atti giudiziari, corruzione semplice, concussione, falsa testimonianza, finanziamento illecito, falso in bilancio, frode fiscale, corruzione di senatori, induzione alla prostituzione, sfruttamento della prostituzione e prostituzione minorile. Insomma un delinquente abituale, recidivo e dedito al crimine, anche organizzato, visti i suoi sodali. Forse alcuni hanno dimenticato che la sua “discesa in campo” ha avuto soprattutto, per non dire esclusivamente, ragioni imprenditoriali: la situazione della Fininvest nei primi anni novanta, con più di 5 mila miliardi di debiti, parlava fin troppo chiaro. Le elezioni politiche del 1994 hanno segnato l’inizio di una carriera parlamentare ILLEGITTIMA, sulla base della violazione di una legge vigente sin dal ’57, la 361, secondo la quale Silvio Berlusconi era ed è palesemente ineleggibile. Quella legge che non è mai stata applicata, benché fosse chiarissima, grazie alla complicità del Centro-Sinistra di D’Alemiana e Violantiana memoria. Per non parlare dell’eterna promessa, mai mantenuta, di risolvere il conflitto di interessi. Questa è storia.

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Due mesi fa abbiamo visto diversi Ministri, in suo nome, presentare le dimissioni, dando inizio al siparietto della prima crisi di un Governo nato precario. Per non parlare della legge di Stabilità che giaceva ormai da settimane nella V Commissione, in totale spregio di quanto previsto dalla procedura. Ieri ne abbiamo visto la triste conclusione: fiducia… fiducia verso chi e verso cosa? Lo vogliamo dire agli italiani che la legge che dovrebbe assicurare i conti, ma soprattutto garantire la ripartenza economica del nostro paese, la sua “stabilità” appunto, è stata svilita e degradata a semplice espediente dilatorio per farle guadagnare qualche altro giorno in carica? Vogliamo ricordar loro, inoltre, i due bei regali che riceverà a spese di tutti noi contribuenti? Assegno di “solidarietà” pari a circa 180.000 euro. Assegno vitalizio, circa a 8.000 euro al mese. C’è bisogno poi di ricordare perché ancora oggi qualcuno, nonostante l’evidenza dei fatti, nonostante una sentenza passata in giudicato, voglia un voto, uno stramaledetto voto, per applicare una legge? Questo Senato, poi, sentirà una enorme mancanza dell’operato parlamentare del Signor Berlusconi. Dall’inizio della legislatura, i dati dimostrano la sua dedizione al lavoro in questa istituzione; dimostrano la passione con cui ha interpretato il proprio mandato nell’interesse del Paese.

Disegni di legge presentati: zero! Emendamenti presentati: zero! Ordini del giorno presentati: zero! Interrogazioni: zero! Interpellanze: zero! Mozioni: zero! Risoluzioni: zero! Interventi in Aula: uno, il 2 ottobre, per annunciare la fiducia al Governo! Interventi in Commissione: zero! Presenze in Aula: 0,01%! Di cosa stiamo discutendo quindi? Della decadenza dalla carica di Senatore di un personaggio che il suo mandato non lo ha mai, neppur lontanamente, svolto. Di un signore che però ha puntualmente portato a Palazzo Grazioli e ad Arcore ben 16 mila euro al mese! Per non fare assolutamente nulla, se non godere dell’immunità parlamentare. Lei è stato il Presidente del Consiglio che ha mantenuto per più tempo la carica di Governo e che ha disposto della più ampia maggioranza parlamentare della storia. Un immenso potere, svilito e addomesticato esclusivamente ai propri fini, cioè architettare reati e incrementare il suo personale patrimonio economico.

Quante cose avrebbe potuto fare per questo nostro Paese, se solo avesse anteposto il bene comune ai suoi interessi personali? Dopo tutto questo tempo ci ritroviamo con la disoccupazione giovanile al 40%, pensionati a 400 euro mensili, nessun diritto alla salute, nessun diritto all’istruzione, un territorio devastato dalle Alpi alla Sicilia, le nostre città sommerse dalle piogge e le nostre campagne avvelenate… era il 1997 quando Schiavone veniva a denunciare dove erano stati riversati quintali di rifiuti tossici… lo stesso anno in cui questo Stato decise di segretare tali informazioni. E tutto ciò con l’Iva al 22 % e un carico fiscale che si conferma il più alto d’Europa, pari al 65,8% dei profitti commerciali… e gli imprenditori che si suicidano per disperazione. Spesso nemmeno per i debiti… ma per i crediti non pagati dalla pubblica amministrazione, cioè dallo STATO stesso! Speravate che ci saremmo arresi. Che, per l’ennesima volta, ci saremmo abbandonati ai due mali più terribili dell’Italia. La rassegnazione e il fatalismo. Beh, vi sbagliavate. Ci avete costretti ad entrare nelle istituzioni per combattere quella che non è solo la nostra battaglia, ma è la battaglia di tutti i cittadini onesti. Una battaglia che prima di essere politica è soprattutto ETICA.

Stiamo cominciando a raggiungere il nostro scopo: riportare nella politica trasparenza e legalità. La classe partitica italiana è stata costretta a votare la legge Severino, ponendo qualche “paletto” alla candidabilità degli improponibili: si poteva e si doveva fare meglio. Ma è già un segnale. Si è tentato di dichiararla anticostituzionale per non applicarla a una persona che si ritiene al di sopra della giustizia. Ma il MoVimento 5 Stelle ha tenuto altissima l’attenzione dell’opinione pubblica, spingendo anche le altre forze politiche a reagire per non essere travolte dall’indignazione popolare.

La nostra presenza in quest’aula, oggi, rappresenta un solo, semplice concetto: non vogliamo chiamarci politici ma restituire il potere ai cittadini. Signor Berlusconi accetti la decadenza o rassegni le sue dimissioni! Questa non è una vendetta. Qui non c’è nessuna ingiustizia o persecuzione. La sua immagine per noi è già piccola, sfuocata e lontana. È già passato. E qui ci sono solo cittadini italiani che vogliono riprendersi il proprio presente. Perché altrimenti non avranno più un futuro.” Paola Taverna

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Bankitalia e la pioggia di denaro sulle banche italiane



Un provvedimento che risolve parzialmente la contraddizione di Via Nazionale, un istituto pubblico in mano a soci privati senza alcun poter di influenzare le scelte decisionali di Palazzo Koch, e che pone un aggravio futuro ai contribuenti. 

NUOVO MECCANISMO – Banca d’Italia, come fissa il suo Statuto, è un soggetto di diritto pubblico, indipendente, i cui organismi apicali sono nominati dal governo. La sua struttura azionaria però è privata: il 95% delle azioni è infatti in mano alle maggiori banche italiane, un retaggio dell’epoca fascista e del periodo in cui i più grandi istituti di credito del paese erano pubblici. Le privatizzazioni degli ultimi decenni hanno portato ad una particolare concentrazione delle azioni di Banca d’Italia in Unicredit ed Intesa Sanpaolo, i due maggiori istituti italiani, che insieme possiedono quasi i due terzi delle sue azioni. Partecipazioni che hanno un valore simbolico, visto che il capitale nominale di Banca d’Italia vale 156 mila euro. Le singole banche però hanno iscritto nei loro bilanci valori di queste partecipazioni molto difformi tra loro.

RIVALUTAZIONE – La stessa Banca d’Italia, che ha stimato tra i 5 ed i 7,5 miliardi di euro il valore complessivo delle sue azioni. Una rivalutazione che porterà un beneficio significativo ad Unicredit ed IntesaSanpaolo in particolare, ma anche a tutte le altre banche che detengono quote del capitale nominale del nostro istituto centrale. Il governo imporrà inoltre alle banche di vendere queste azioni, per porre un tetto massimo del 5% alle quote che un istituto privato può detenere. La vendita delle partecipazioni unita alla loro rivalutazione genererà un profitto futuro, visto che il mercato per queste azioni al momento non esiste, ma sarà creato da una normativa ad hoc. Inoltre, l’attuale rivalutazione delle quote permetterà alle banche di rafforzare il loro stato patrimoniale, grazie ad una crescita del loro capitale che renderà più agevole l’adesione ai parametri di Basilea, seguiti dalla Bce nella valutazione dello stato degli istituti continentali.

BENEFICI CONTROVERSI – La rivalutazione delle azioni non beneficerà solo le banche, perché la possibilità di mettere sul mercato le partecipazioni in Banca d’Italia consentirà di tassarle. L’aliquota del 16% dovrebbe garantire un gettito fiscale di circa un miliardo l’anno, non poco viste le ristrettezze finanziarie del nostro paese. Il governo attende però il via libera della Bce per procedere alla riforma, anche se più di una voce critica si era sollevata nei confronti di una rivalutazione eccessiva. I problemi sono sostanzialmente due. Il primo è la crescita dei dividendi che Banca d’Italia dovrà erogare ai suoi azionisti. Il secondo riguarda un tema futuro che il nostro paese dovrà affrontare. Benché l’istituto centrale sia un soggetto di diritto pubblico, la sua struttura azionaria privata rimane una contraddizione, specie se consideriamo che la maggior parte delle banche centrali dell’eurozona sono interamente statali. La Bundesbank o la Banque de France hanno un capitale interamente in mano allo stato, e se l’Italia decidesse di trasformare la struttura azionaria di Palazzo Koch da privata a pubblica d’ora in poi dovrà pagare di più a seguito di questa rivalutazione.

DA http://www.signoraggio.it/bankitalia-e-la-pioggia-di-denaro-sulle-banche-italiane/
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La campagna “Taglia le ali alle armi” metti il tuo video


Una serie di video promossi dalla campagna “Taglia le ali alle armi” mostreranno tutte le contraddizioni della scelta di investire miliardi nei cacciabombardieri.
 Il primo appuntamento è "alla stazione"


Prende il via una nuova iniziativa di comunicazione della Campagna “Taglia le ali alle armi”,
 la mobilitazione nazionale che dal 2009
 chiede la cancellazione del programma dei caccia F-35.

Pensata con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo tema, da non circoscrivere solo ai momenti di voto parlamentare, la campagna comunicativa si snoderà attraverso una serie di “lanci” di video da qui alle prossime settimane. Con trovate spiritose e divertenti si cercherà di sottolineare la preoccupante inutilità dei soldi investiti negli F-35 e rendere visibile la contrarietà degli italiani - ormai diffusa e maggioritaria – nei confronti di questi cacciabombardieri.

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In ogni scena uno “stratagemma” comunicativo farà cogliere un utilizzo differente, ben più importante e ancora possibile, dell’ingente quantità dei soldi pubblici ad essi dedicati. Il primo dei quattro video (attualmente) previsti è ambientato in una stazione ferroviaria, situazione quotidianamente molto familiare...
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martedì 26 novembre 2013

Berlusconi Vinse Grazie a Cosa Nostra


Mutolo fiume in piena:
 “Napolitano cela la verità sulla trattativa, Berlusconi vinse grazie a Cosa Nostra”

Il pentito Mutolo parla della trattativa, di Napolitano, di Paolo Borsellino
 e dei contatti che Silvio Berlusconi ebbe con Cosa Nostra.

 La trattativa tra Stato e mafia è innegabile. 
Questa l'opinione di Gaspare Mutolo, il pentito che fu braccio destro di Totò Riina.

Intervistato da "La Zanzara", su radio 24, l'uomo offre la sua ricostruzione di quegli anni, soffermandosi anche sulla citazione come teste del presidente Napolitano, nell'ambito del processo palermitano che dovrebbe far luce sui patti che intercorsero tra istituzioni e criminalità organizzata. "La trattativa fra Stato e mafia esiste da sempre, c'è stata di sicuro", ha spiegato Mutolo. "Il presidente Napolitano, detto con grande rispetto, si è voluto immischiare nei processi, vuole coprire qualcosa che non era giusto e nascondere la verità". Poi conferma le ipotesi che in molti hanno tentato di abbattere, sulla strage di via D'Amelio, ovvero che "Paolo Borsellino fu ucciso perché era contrario alla trattativa, al cento per cento." Di fatto, Mutolo ammette che vi fu un'accelerazione, con l'eccidio del giudice, dopo la strage di Capaci: bisognava fermare chi ostacolava gli interessi istituzionali e mafiosi, quelli dei criminali e dei politici collusi.

Proprio sui politici collusi, il collaboratore di giustizia, non appare affatto clemente: secondo lui dovrebbero "subire le stesse sorti del mafiosi, anzi peggio. Peggio del 41 bis, dovrebbero essere castrati". "La vera mafia è a Roma", aggiunge, "Invece i trattamenti sono diversi”.

Mutolo si concentra persino sulla figura dell'ex premier: "“Ho avuto delle esperienze personali con il personaggio Berlusconi", ricorda. Specifica che non era legato "in senso stretto" alla mafia, "ma aveva contatti con qualche mafioso, come attestano delle sentenze." D'altra parte, prosegue, "è difficile per certe persone non avere rapporti con la mafia".

"Nel ‘74", ricostruisce, "mi trovavo a Milano con altri personaggi perché dovevo fare un sequestro di persona. Dopo ci fu un richiamo per tutti e non si parlò più di sequestrare Berlusconi. Poi arrivò ad Arcore lo stalliere siciliano Vittorio Mangano…”. E anche Dell'Utri "aveva molti contatti coi mafiosi": "E’ una cosa risaputa, un dato di fatto”, chiosa Mutolo, che fornisce anche la propria opinione in merito il ritorno di Forza Italia, rivelandosi scettico: “I tempi non sono quelli del ‘93 e del ‘94", osserva. A quel tempo Berlusconi "fece il pieno perché c’era la mafia, che ha aiutato Forza Italia."

Marco Travaglio: 
"Berlusconi nasce corruttore, poi tutto mazzette e tv"

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"Questo è sicuro", ribadisce, "ho sentito a riguardo molte intercettazioni del ‘93. Tutta la Sicilia mafiosa era per Forza Italia, tutte le organizzazioni mafiose hanno votato Berlusconi, perché i mafiosi si sentivano traditi dalla Dc mentre i comunisti erano contro”.

“Oggi la mafia non è più quella di vent’anni fa", spiega ancora Mutolo. "Sono quasi tutti in galera, anche se di amici dei mafiosi oggi in Parlamento ce ne sono ancora tanti. Meno di prima ma ancora tanti. Lo posso dire al cento per cento." E dove sono? "Più a destra che a sinistra". D'altra parte, "se ogni tanto si sente l’urlo di Riina, come quello di un coniglio in gabbia, è perché si è sentito tradito dalle promesse che gli hanno fatto allora”.

L'intervista si sposta poi sulla sua persona: “Vivo ancora sotto protezione e lo Stato mi dà 1200 euro al mese", ammette. "Non dico che sono pochi, ma per quello che ho fatto merito questo ed altro. Sono uno dei pochissimi collaboratori che ha detto tutto e a cui lo Stato non ha mai rimproverato nulla. Però mi ha confiscato tutto. Devo pagare tutto dalla a alla zeta, non ho parenti. Dipingo e vendo qualche quadro, non mi posso lamentare”.

Riguardo alle proprie preferenze politiche, spiega che gli "piacerebbe tornare a votare". Un tempo si ritrovava nei Radicali, perché Pannella "aiutava i disagiati ed era contro alcune leggi". Ora, però, voterebbe per un partito di sinistra: "Mi piace particolarmente M. R.", conclude.

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lunedì 25 novembre 2013

RIDO - PIANGO: Berlusconi: Ecco i 7 nuovi Testimoni nel Processo...

Berlusconi: Ecco i 7 nuovi Testimoni 

nel Processo Mediaset


Berlusconi: Ecco i 7 nuovi testimoni nel processo Mediaset

Quando un uomo è disperato e sta raschiando il fondo del barile lo si vede.
E questo vale anche per Silvio Berlusconi, che oggi ha convocato una conferenza stampa per annunciare le novità sul processo Mediaset, per cui è stato condannato a 4 anni di reclusione...
leggi tutto ...
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