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giovedì 13 febbraio 2014

Roberto Freak Antoni



PREGHIERA AL DIO ENFATISTA

Signore dell’Enfasi, noi ti preghiamo: suggerisci la giusta iperbole e sostieni il nostro sforzo creativo, rendendolo enfantastico, sarcastico, bombastico.

Sorreggi la nostra arte, partorita nella grande immaginazione ed arricchisci i nostri sogni, esaudendo bisogni e indispensabili Utopie.

Estendi a noi tutti la tua stimolante e salvifica protezione.

Degnati di sorreggere l’Avanguardia e ponila al riparo delle insidie del Mercato che degrada progetti, idee e novità, lusingando l’inventiva, irretendola nella subdola retorica dell’iperprofitto!

Oh Signore dell’Enfasi, dispensatore di geniali intuizioni, noi ti preghiamo di trasmetterci il senso della giusta distanza dal Buon Senso Comune e da ogni forma di retorica: passata presente e futura!

Conservaci eternamente permeabili al dubbio e all’autocritica ed accetta la nostra umile devozione per Te, creatore dell’Enfarte, il pianeta dell’Enfasi che si fa arte.

E’ davvero difficile riuscire a racchiudere in poche righe ciò che Roberto Freak Antoni ha significato per la città di Bologna. Precisiamolo fin da subito: la Bologna di cui stiamo parlando non è “la dotta”, quella dei salotti, dei baroni della gloriosa Università, dei baretti alla moda in centro. La Bologna di Freak Antoni è “la rozza”, quella dei dementi, degli scantinati improvvisati a club, della fantasia al potere, delle radio libere, del fermento politico e culturale del Movimento del ’77.

Ed è proprio nel 1977 che, con l’uscita di “Inascoltabile”, prende il via l’avventura discografica degli Skiantos. “L’avanguardia alternativa non fa sconti comitiva – l’avanguardia è molto dura e per questo fa paura”: niente di meglio di questa rima partorita dallo stesso Freak per descrivere il genio e l’irriverenza della band felsinea. Si sono da sempre descritti come i padri del cosiddetto “rock demenziale”, ma la realtà è diversa, e ben più profonda: nel 1978, quando il punk in Italia non era nemmeno in fase embrionale, gli Skiantos registravano per la Cramps Records (etichetta storica degli anni ’70, che produceva anche Area ed Eugenio Finardi) “MONOtono”, con schitarrate distorte, rullate veloci, sax ubriachi, e, soprattutto, i surreali, (volutamente) dementi testi di Freak Antoni.

Fu una rivelazione – e anche una rivoluzione. Negli anni d’oro del cantautorato italiano, gli Skiantos si presentavano sul palco insultando il pubblico (rigorosamente “di merda”), tirando verdura marcia e, piuttosto che suonare, cucinandosi un bel piatto di spaghetti . Nulla di più demenziale, nulla di più avanguardistico. Freak Antoni, con la sua malinconica ironia, ha seguito la storia del paese Italia dalla fine dei ’70 fino al primo decennio del 21mo secolo, tra problemi adolescenziali (“Sono un ribelle mamma”), austerità (“Gelati”), analisi sociologica (“Italiano terrone che amo) .

E ce lo ha descritto alla sua maniera, seguendo un doppio binario, quello “demente” e quello “avanguardistico”, come dichiarò lui stesso: "Nelle nostre canzoni abbiamo sempre mescolato due livelli, quello alto, escatologico, di impegno politico, e quello basso, scatologico, gergale... Ma la poesia ci insegna che non ci sono parole proibite, è solo la retorica che le divide in auliche o di basso livello. Ed è proprio la retorica, intesa come atteggiamento di supponenza ed ipocrisia, che rende volgari le cose.”

GUARDA I VIDEO :  http://cipiri12.blogspot.it/2014/02/freak-antoni-lo-storico-leader-degli.html
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