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giovedì 30 aprile 2015

A. N. ROM: denuncia Matteo Salvini e la Lega Nord


Associazione Nazione Rom
 denuncia 
Matteo Salvini e la Lega Nord

ROMA - Con una doppia denuncia/querela raccolta dai Carabinieri di Borgognissanti a Firenze, Marcello Zuinisi legale rappresentante dell'Associazione Nazione Rom ha denunciato Matteo Salvini e la Lega Nord per minacce, occupazione abusiva suolo pubblico, ingiurie, diffamazione, istigazione all'odio ed alla violenza. 

Associazione Nazione Rom (ANR) ha organizzato una manifestazione, regolarmente autorizzata dalla Questura di Firenze, davanti all'ex Cnr di Scandicci, una struttura dove vivono 120 cittadini e cittadine di etnia Rom tra cui 25 bambini tutti iscritti e frequentanti le scuole dell'obbligo della zona. Motivo della pubblica protesta la denuncia del razzismo della Lega Nord e del carattere illegale della campagna elettorale permanente contro il Popolo Rom.

ANR si era rivolta anche alla Prefettura di Firenze chiedendo la “sospensione del comizio elettorale di Matteo Salvini a Scandicci  per motivi di ordine pubblico e sicurezza delle famiglie dell'ex Cnr".  La richiesta motivata dalle minacce di morte ricevute tramite social network  “facebook”  sul profilo di BATISTINI Leonardo Consigliere nel Comune di Scandicci del partito politico Lega Nord di cui riportiamo il periodo: “le migliaia di Rom o zingari che passano la loro vita a rubare o chiedere le elemosina meritano di rimanere bruciati vivi nelle sudicie capanne”. Le minacce ricevute erano state già denunciate alla Procura il 17 aprile 2015, cinque giorni prima dell'arrivo di Matteo Salvini.

Il giorno 22 aprile 2015, alle ore 12.30, Matteo Salvini giungeva a Scandicci davanti all' ex Cnr e salito su una ruspa posizionata sulla strada pubblica (senza nessuna autorizzazione e omettendo il pagamento del suolo pubblico) con un megafono, davanti ai giornalisti dei principali media italiani, dichiarava che le famiglie Rom dell'ex Cnr ed il legale rappresentante dell'ANR  non pagano una lira di tasse e bollette e vivendo rubando quello che si puo' rubare. Prima di salire sulla ruspa, lo stesso rilasciava intervista – video al giornale di informazione on lines – il Fatto Quotdiano affermando, sempre rivolgendosi ai cittadini Rom dell'ex Cnr: “queste persone sfruttano i bambini, non li mandano a scuola, li usano per accattonare e per fare altro”.



L' ODIO RAZZIALE E' UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA' 

Visto che la legge del 25 giugno 1993 n. 205 afferma che la discriminazione, l'odio e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi sono reato, dispone, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la punizione  con la reclusione fino a sei anni verso chi dirige organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi e propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, Matteo Salvini e la Lega Nord sono stati denunciati alla Procura della Repubblica. 

La fattispecie criminale denunciata si inquadra in continuazione con denunce già prodotte nei confronti di Buonanno Gianluca – Parlamentare Europeo del Partito Politico Lega Nord, La Russa Ignazio – Parlamentare Italiano del Partito Politico Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale, Santanchè Daniela – Parlamentare Italiano del Partito Politico Forza Italia ed al relativo procedimento n. 21007/14 mod 21 aperto contro il razzismo dal Sostituto Procuratore della Repubblica Paolo Barlucchi del Tribunale di Firenze 

ANR continua a chiedere al Governo, alle Regioni ed ai Comuni il rispetto degli Accordi Quadro Strutturali di inclusione dei Rom Sinti e Caminanti sottoscritti dal governo di Silvio Berlusconi e Roberto  Maroni, da Forza Italia e dalla Lega Nord nella riunione del Consiglio Europeo del 23 e 24 giugno 2011. Accordi che sono diventati una Strategia Nazionale con Unar, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, punto di contatto nazionale. Precisi "schemi di governance" prevedono che Rom, Sinti e Caminanti siano componente istituzionali di Tavoli di Inlusione nelle città di Roma, Napoli, Milano, Torino e Venezia ed in tutte le Regioni. Accordi calpestati e violati.

leggi anche:

http://cipiri.blogspot.it/2015/04/salvini-lo-paghiamo-dal-1993.html

cercano i voti al sud

LA LEGA DAL 1988 AD OGGI 
SI E' INTASCATA 180 MILIONI DI EURO DI SOLDI NOSTRI!

Quanti esodati si potrebbero aiutare con 180 milioni di euro? Quanti pensionati minimi? Quante imprese strozzate ? Quante borse di studio potremmo dare a quei giovani che non possono permettersi l'università?
Ma come si può credere alla propaganda anti-sistema di chi - grazie al sistema - si è arricchito?
ANCHE:
http://cipiri.blogspot.it/2015/03/salvini-bossi-belsito-e-la-padania.html
COME MAI SALVINI NON CHIEDE INDIETRO I SOLDI A BOSSI E BELSITO PER SALVARE IL GIORNALE DI PARTITO E TUTTI I LAVORATORI?

Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord, è accusato anche di appropriazione indebita aggravata oltre che di truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato...
LEGGI ANCHE

http://cipiri.blogspot.it/2015/04/regolamento-di-dublino.html


Il Regolamento di Dublino obbliga il rifugiato politico
(che abbiamo comunque il dovere di accogliere) a permanere nel primo Paese in cui arriva. 
Firmata, guarda un po', da Pdl e Lega nel 2003.
Bossi e Berlusconi ( Salvini informati )
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mercoledì 29 aprile 2015

EXPO 2015: Nutrire le Multinazionali Nocive per il Pianeta


Il Primo Maggio
 non sarà
 la giornata di inaugurazione di un Grande Evento.

Il Primo Maggio va in scena il teatrino che presenta come eccezionale un paradigma, paradigma che in realtà si sta già affermando sul territorio lombardo e su quello nazionale.

Expo non è limitato a un periodo di tempo, non è circoscritto ad una determinata regione, Expo è l’emblema di un sistema di gestione dei territori che travalica la territorialità del qui ed ora, che sfrutta la logica del grande evento, dello stato di eccezione, per mettere i suoi tentacoli in ogni angolo della metropoli e della società: dall’alimentazione al lavoro, passando agli umilianti discorsi rispetto al ruolo della donna, alla consegna della città alla speculazione edilizia e alla corruzione. Expo non inventa nulla, raccoglie e istituzionalizza percorsi d’attacco ai diritti, alla vita, al futuro che da anni subiamo. Expo è un modello di governance, uno strumento del capitale, quindi è un acceleratore di processi neoliberali che vanno dal superamento dello stato nazione e delle sue rappresentazioni sotto forma di democrazia rappresentativa, alla speculazione e all’esproprio di ricchezza dal territorio e di sfruttamento delle vite, passando per l’imposizione della logica del “privato”. 
Expo, assieme a “grandi eventi” (Mondiali di calcio ed Olimpiadi), Grandi Opere e gestione 
dei grandi disastri ambientali ha, quindi, un ruolo centrale in questa fase del capitalismo.

Partendo dalla speculazione sui terreni agricoli, il “governo Expo” accelera i processi di svendita del patrimonio pubblico e di “privatizzazione all’italiana”: si fondano aziende di diritto privato che in realtà sono costituite da enti pubblici (vedi Expo spa); vengono drenate risorse a settori di supporto sociale, come l’abitare, la mobilità accessibile, la cultura; si attivano ingenti processi di cementificazione di aree urbane ed extraurbane (centinaia di km di asfalto tra Teem, BreBeMi, Pedemontana e la distruzione dei parchi a sud-ovest di Milano per realizzare la Via d’acqua) che stravolgono l’assetto urbanistico e la vivibilità dei quartieri.

Negli oltre sette anni di re-esistenza, come rete NoExpo abbiamo più volte descritto e semplificato questi processi, ascrivibili al modello Expo, secondo lo schema debito, cemento, precarietà, mafie, spartizione, poteri speciali, nocività, mercificazione di acqua e cibo e anche corruzione culturale, sociale, politica, ideologica. A queste parole sono corrisposte vicende, fatti e inchieste che Expo ha generato e che hanno confermato quanto affermiamo da tempo: Expo non è un’opportunità ma un problema e una minaccia non solo per Milano ma per l’intero Paese. Con l’apertura dei cancelli di Expo, queste parole d’ordine saranno il filo conduttore delle analisi e delle mobilitazioni che porteremo avanti nei prossimi mesi.

GREENWASHING

Attraverso la mistificazione delle idee di ecologia e di sostenibilità e dell’importanza di un’alimentazione sana, Expo si tinge di verde, con la green economy e il greenwashing, per mascherare l’ipocrisia di un approccio al tema tutto interno al modello economico neoliberista, in continuità con esso nel promuovere le politiche legate agli investimenti di multinazionali dell’alimentazione, del biologico a spot e dell’agricoltura intensiva ed industriale. Un evento, a sentire la propaganda, così dedito alla natura e all’ecologia che dovrebbe favorire i piccoli contadini ed un rapporto diretto con la terra, che si basi sull’acquisto solidale, la vendita diretta, il chilometro zero, la diffusione del biologico all’intera popolazione, in definitiva l’accesso per tutti al cibo.
Tuttavia, basta un’occhiata a sponsor e aziende partner di Expo per comprendere l’ipocrisia dei discorsi ufficiali. La partecipazione delle principali multinazionali dell’industria alimentare (basti pensare a McDonald’s) e della grande distribuzione; l’investimento sull’evento da parte di colossi dell’agroindustria che detengono il monopolio sulla mercificazione delle sementi e la gestione di quelle geneticamente modificate (e che moltiplicano in questo modo rapporti di dipendenza dei paesi economicamente più indigenti verso quelli più ricchi); il supporto alle politiche di sfruttamento intensivo dei terreni e il sostegno ad un’agricoltura di tipo industriale, che segue le regole del mercato schiacciando l’attività agricola rurale, sono tutti elementi che raccontano un modello che nulla ha a che fare con il “ritorno alla terra”. Un concetto, sia chiaro, emerso in funzione della cattura, all’interno della ragnatela di Expo, dei soggetti socialmente attivi sul tema, attirati da un immaginario, frutto di una banalizzazione e d’un appiattimento, utile più a vendere un prodotto che a risolvere problemi o presentare alternative.
Coca-Cola, McDonald’s, Nestlé, Eni, Enel, Pioneer-Dupont, Selex-Es, e altre aziende sponsor dei padiglioni nazionali, rappresentano alcune delle aziende responsabili dell’inquinamento di terre e mari, di deforestazioni, di nocività e morti sul lavoro, di allevamenti come campi di concentramento, di armi da guerra e di nuove tecnologie di controllo utilizzate sia in ambito militare che civile, non certo modelli da imitare. Allo stesso modo la presenza di stati come Israele o di altri regimi dittatoriali, per quanto occultata dietro la retorica del cibo strappato al deserto o altre amenità, non può far scordare le politiche genocide o autoritarie di certi Paesi. Ricordiamo che Israele coltiva sì nel deserto, ma grazie all’acqua rubata al popolo palestinese.
E la propaganda di Expo non può nascondere le reali conseguenze di questo grande evento: enormi colate cemento sui campi agricoli inglobati dalle aree espositive col contentino di seminare qualche mq in città, decine di chilometri di nuovi percorsi autostradali su aree agricole o parchi, con il taglio di migliaia di piante e la distruzione di habitat, opere tanto edonistiche quanto nocive per l’ambiente e inutili per la società.



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“Il lavoro gratuito è fuorilegge in Expo per la semplice ragione che non rientra nelle fattispecie del volontariato previste e autorizzate dalla legge 266 del 1991 e confermate da importanti sentenze della magistratura. Expo non è una organizzazione no profit e i volontari non agiscono per ragioni di solidarietà sociale . Essi dovrebbero essere lavoratori retribuiti a tutti gli effetti, compresi quelli previdenziali e non basta un accordo sindacale per violare la legge”

Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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CIBO

L’alimentazione è il tema principale di Expo, ma il modo in cui è affrontata distorce volontariamente alcuni concetti chiave in materia agroalimentare. Expo è un evento-ponte per modellare il vestito nuovo del neo-capitalismo, la green economy che usa concetti come “benessere animale” o “sovranità alimentare” per darsi credibilità.
È evidente quanto il modello Expo sia lontano dal concetto di sovranità alimentare, visto il supermarket del futuro proposto da Coop e M.I.T. e basato sul “consumatore integrato”, cioè un individuo con un conto corrente e la disponibilità di tecnologia di ultima generazione per poter scegliere il cibo, informarsi sull’intera filiera produttiva e riceverlo a casa con i droni. Da buon magnate democratico Expo ha pensato anche a chi non potrà permettersi questo prospero futuro e ha aperto i suoi spazi a McDonald’s, probabilmente il colosso alimentare più cancerogeno e schiavista al mondo.
La formula “benessere animale”, recuperata della propaganda Expo e ripetuta come un mantra dai suoi partners alimentari, è un mal celato tentativo linguistico di edulcorare i drammatici processi dell’allevamento. Sappiamo bene che è un concetto inventato per rendere più accettabile la catena di smontaggio da individui a cibo, in modo da confortare i consumatori, oggi apparentemente consapevoli e attenti all’intero processo dell’alimentazione. Riteniamo che non è importante quanto gli animali da reddito vivano bene, come crede di insegnare Slow Food, ma è importante che ognuno di loro possa autodeterminare la propria esistenza e il proprio habitat e lo si sganci dal considerarlo come merce produttiva all’interno di un modello alimentare antropocentrico.

FREE JOBS

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” quindi, uno slogan che in superficie tratta nella maniera appena descritta il tema dell’alimentazione, ma nel profondo funge da alibi dietro cui si nascondono il cemento dei piani di gestione del territorio nazionale e in cui si sostanzia una precarietà lavorativa, che oltrepassa la dimensione della crisi e diventa dispositivo strutturale per giustificare le politiche di austerity che sottendono al sistema capitalista e alla sua sopravvivenza.
Expo si fa quindi laboratorio di sperimentazione di nuove politiche sul lavoro che hanno, da una parte lo scopo di anticipare le legislazioni che riguarderanno tutto il paese, e che in gran parte il Jobs Act ha già realizzato, dall’altra quello di garantire un evento in cui la redistribuzione della ricchezza è assente o riservata solo a chi sta in cima alla piramide. Attraverso deroghe al patto di stabilità e accordi con i sindacati confederali, viene sancito, con Expo, lo stravolgimento del lavoro a tempo determinato. Permettendone la somministrazione incontrollata e il rinnovo del 100% del personale utilizzabile tra un contratto e l’altro, si abbassa la percentuale di assunzione dopo il periodo di apprendistato, si determinano condizioni di stage che poco hanno a che fare con l’ambito formativo e che invece riguardano direttamente lo sfruttamento lavorativo.
Ciliegina sulla torta di Expo è l’esercito di volontari ottenuto grazie ai suddetti accordi che permettono ad aziende e datori di lavoro di servirsi del lavoro gratuito. All’inizio 18500 persone solo sul sito, poi fermi a 7000 per carenza di candidature, poi cifre di cui diventa difficile comprendere il fondamento. Quel che è certo è che i volontari saranno la tipologia prevalente di manodopera per Expo. È la ramificazione nella ramificazione: per Expo si cercano lavoratori disoccupati da inserire nei processi di perenne occupabilità, per Expo lavoreranno gratuitamente i Neet e gli studenti medi e universitari, cui vengono imposti progetti e lavori con il ricatto del voto finale, della maturità, della promozione o del “fare curriculum”.
Con Expo viene quindi esplicitato l’obiettivo delle politiche lavorative delle ultime due decadi: da lavoratori a tempo indeterminato si è costretti ad accettare qualsiasi forma di tempo determinato; politiche che hanno portato a una crescente precarietà culminante, ora, nello sfruttamento tout court. Con Expo continua l’economia della speranza rivolta al lavoro, per cui la condizione di sognare un futuro prima o poi stabile parte già dal mondo della formazione e si materializza nel tempo sempre più come un miraggio irraggiungibile, mentre si alimenta il sistema di liberalizzazione del mercato del lavoro attraverso l’impiego di agenzie interinali come Manpower, macchine di precarizzazione che agiscono sui territori da tempo. Una speranza che, in fondo al percorso, diviene ricatto e minaccia d’esclusione sociale, agito per rimpolpare un esercito di riserva mai così numeroso.

SOCIAL?

Expo è al contempo, quindi, l’emblema di una fabbrica di sogni e di immaginari, e una farsa. Le promesse di un futuro migliore, la “pulizia” e l’eticità attraverso la categoria del “biologico&tradizionale”, “buono, sano e giusto”, dice Expo dopo aver fagocitato Slow Food e con esso l’operazione “Expo dei Popoli”. Questo contenitore di oltre 40 ONG, associazioni e reti contadine vuole cavalcare “l’occasione” del grande evento, ma attraverso le sue rappresentanze non esprime una critica alla squallida speculazione sul vivente messa in campo dal grande evento, giustificando e legittimando così tutte le logiche di cui Expo si fa vetrina. Non ci si può dire contro, dichiararsi per la sostenibilità ed essere complici di Expo 2015.
Non contento di aver fagocitato senza particolari resistenze questa fetta di mondo associativo e di società civile, che si dice attenta alle “compatibilità”, Expo rilancia con il tentativo di creare una piattaforma sensibile alle questioni di genere. In un primo momento il carattere “gay friendly” di Expo, con la volontà di creare una gay street in via Sammartini e di presentare uno scenario attento al mondo della diversità di genere, ha fatto ben sperare tutto quel giro di locali e affini che speculano sulle identità, e tutti i sinceri democratici che han creduto in un’apertura sociale del grande evento. Ma le carte in tavola si sono scoperte velocemente: la denuncia del processo di ghettizzazione alla base della creazione di luoghi “per gay” e il patrocinio di Expo ad un evento omofobo nel gennaio 2015, hanno svelato la vera natura di Expo rispetto alle questioni di genere e l’uso strumentale delle stesse. Tale natura viene confermata anche dalla creazione di un portale “Women for Expo” che diffonde una rappresentazione della donna come nutrice, cuoca e madre, parametri funzionali alla conferma di immaginari che vedono la donna relegata ad un unico ruolo e subalterna ai meccanismi di governo della società e dei territori.

IL PARADIGMA

Milano è diventata il laboratorio di un paradigma che vuole imporre un modello di sviluppo e governance che trasforma irreversibilmente e in modo lesivo la società e i territori. Vediamo la nostra città trasformata, modellata per farla diventare una bomboniera da vetrina, facendo tabula rasa della memoria dei quartieri popolari e del verde cittadino. Un modello che prevede l’accumulo di ricchezza a favore di quei pochi che regolano il gioco del settore edilizio o che gestiscono in generale le eccedenze di profitto; ci sottraggono territorio, beni comuni, servizi, reddito per darli in pasto ai grandi squali dell’edilizia o della finanza, mentre le aziende appaltanti intascano mazzette. Lo scenario dell’Expo era allestito per far da copertura a queste operazioni e mettere in moto un nuovo dispositivo predatorio.

Questa è la crescita tanto decantata dalla Troika. Questo il tipo di progresso che si sta promuovendo: un avanzare effimero che serve a rigenerare la finanziarizzazione di beni e servizi e la sottomissione di regole e priorità alle esigenze del mercato, applicate in tutti i settori, perfino nell’immaginario, per darsi autogiustificazione. Il paradigma Expo vorrebbe continuare a costruire un mondo che si è già dimostrato superato, protagonista della crisi iniziata nel 2007, e che cerca di rialzarsi calpestando le sue stesse macerie.

L’ATTITUDINE NOEXPO

Il rifiuto di questo modello e il suo superamento nella propulsione di altre logiche sta alla base dei nostri ragionamenti e porta la rete dell’Attitudine NoExpo a individuare le seguenti priorità:
• Fermare l’estrazione di risorse e lo smantellamento dei servizi e dello stato sociale per promuovere la tutela del bene comune e del bene pubblico.
• Riaffermare la sostenibilità della vita attraverso l’abbattimento della precarietà, l’attenzione all’utilità del lavoro e alla sua retribuzione. Combattere la precarietà come dato acquisito e destinare, ad esempio, le risorse finanziarie dedicate a questi eventi ai settori lavorativi messi in ginocchio dalle nuove legislazioni.
• Trovare nella lotta ad Expo la possibilità di un fronte sociale comune, bloccando immediatamente la logica del lavoro gratuito in favore di quella del reddito garantito.
• Promuovere la cura dell’educazione e della formazione che devono tornare a focalizzarsi sullo scambio di saperi e non sulla compravendita di energie da impiegare nel mercato seguendo bisogni determinati unicamente da logiche di consumo. Ripartire dalla scuola, contestando con forza tutte le forme di aziendalizzazione della formazione pubblica e i meccanismi di falsa meritocrazia che sviliscono la qualità dell’insegnamento trasformato in una competizione senza fine.
• Ripartire dal sostegno ai piccoli agricoltori e al biologico per tutti e non solo per la ricca élite che si può permettere Eataly.
• Ripensare ad un rapporto equiparato tra le specie che popolano terre, acque, cielo, in prospettiva del superamento della prevaricazione di una popolazione sull’altra e della specie umana su tutte le altre.
• Affermare immaginari che ribaltino quelli di una società machista, maschilista e patriarcale, che svelino la ricchezza e la pluralità dei generi oltre il binarismo della categorizzazione imposta.
• Tutelare il diritto alla città, salvaguardando in primo luogo i parchi di Trenno e delle Cave che potrebbero subire, a causa di Expo, trasformazioni strutturali che porterebbero alla parziale distruzione di uno dei polmoni più importanti di Milano e metterebbero a repentaglio la vivibilità della zona.
• Riappropriarsi della città, della memoria dei sui luoghi, della ricchezza dei suoi parchi, della possibilità di vivere liberamente il territorio urbano.
• Il carattere estemporaneo di Expo rivela la necessità di una battaglia che non si esaurisce né inizia con il primo maggio, il primo maggio viene assunto come momento centrale di un percorso che si è articolato prima e si articolerà dopo la chiusura del megaevento.

Questa è l’Attitudine No Expo: un approccio a questo modello che sappia rispondere tentacolo per tentacolo e crei iniziativa, azione, (ri)creazione oltre alla mera contrapposizione.

COSA VOGLIAMO

Il Primo Maggio deve essere una giornata in cui le vertenze sollevate all’interno del territorio milanese e in tutto il Paese trovino spazio di elaborazione, espressione ed azione condivisa. Dalle politiche dell’abitare alla tutela dei beni comuni; le lotte popolari territoriali e i blocchi sociali metropolitani che resistono ai processi di saccheggio e precarizzazione; dall’analisi sul debito e sullo SbloccaItalia al dibattito su lavoro, lavoro gratuito, Neet e Garanzia giovani; dalle politiche sull’alimentazione al ragionamento sulle metropoli e i processi di gentrification; dalla questione di genere a quella animale

In questo periodo contraddistinto da una liquidità sociale senza precedenti, Expo è emblema “del nemico”, di tutte le lotte che ci accomunano. La nostra forza sta nella capacità di riconoscerci soggettività, inseribili in una globalità che modelleremo solo se sapremo metterci in discussione per tessere nuove reti di espressione, di crescita e sviluppo di lotte, saperi, percorsi e pratiche.
Il superamento di Expo è una scommessa, e in questi sei mesi vogliamo creare un’agenda politica che ci permetta di intrecciare le lotte territoriali, nazionali e internazionali e sviluppare quelle connessioni tangibili, che non si esauriranno in una manciata d’ore nei giorni della “grande” inaugurazione, e che sono condizione necessaria per dare gambe e respiro a una lunga stagione di lotta
La sfida lanciata da Renzi, quella di non rovinare la festa alla vetrina di Expo, è una scommessa che raccogliamo e rilanciamo, e che ci chiama all’azione il Primo Maggio. Ci andremo, ma con lo sguardo volto oltre la data.

LE CINQUE GIORNATE DI MILANO
 (29APRILE-3MAGGIO)

Contro l’inaugurazione di Expo2015 lanciamo una catena di appuntamenti, che per noi inizia il giorno prima, 30 aprile, con l’attraversamento della città da parte di un corteo studentesco di respiro nazionale che parlerà di lavoro gratuito, di riappropriazione degli spazi giovanili, di apertura di nuovi fronti di dibattito metropolitano a livello studentesco.

Seguirà il Primo Maggio, erigendosi a simbolo di un modello di sviluppo lontano dal regime dell’austerity e attento al benessere sociale della popolazione. Una giornata di iniziativa ed azione, un Primo Maggio in grado di raccogliere la radicalità festosa della Mayday milanese e di farne patrimonio per caratterizzare una protesta determinata e incisiva, legittimata dal consenso di coloro che subiscono giorno per giorno lo smantellamento dello stato sociale, capace di comunicare ad ampi strati della popolazione. Il Primo Maggio deve essere lo scenario della capacità di mobilitazione e della convinzione che senza conflitto non c’è cambiamento, ma che non c’è conflitto senza consenso. Una giornata in cui il conflitto si traduce anche in campeggio per garantire l’ospitalità a chi viene da fuori. Il campeggio si aprirà il 30 aprile. Un tempo e un luogo in cui riappropriarsi del verde della nostra città, perché l’alternativa ad Expo per vivere i nostri parchi è possibile e non per forza passa per lo sfruttamento e lo stravolgimento del territorio (vedi vie d’acqua). Un campeggio che sarà animato da dibattiti, workshop e assemblee, proprio sui temi che Expo ha deciso di usare come copertina per nascondere la sua vera natura attraverso operazioni di green-washing e pink-washing.

Il 2 maggio, abbiamo scelto di continuare la mobilitazione, non abbassando il livello , ma diffondendo in tutta la città, su più livelli e su più pratiche e tematiche, l’opposizione diretta all’evento Expo. Nei quartieri e nei territori, dal centro storico alla provincia, attraverso l’hinterland e le periferie, mostreremo, in un’ampia varietà di azioni, quanto siamo contrari al circo di Expo.

Il 3 maggio, infine, costruiremo una grande assemblea conclusiva, capace di raccogliere il portato delle tre giornate di eventi e azioni e mettere a valore le opinioni, le proposte, le riflessioni e anche le critiche di tutti e in cui presenteremo AlterExpo, non una fiera alternativa, ma sei mesi di iniziative, alternative, percorsi, oltre il grande evento ed opposto al modello delle grandi opere e dei megaeventi. Un momento che sappia rilanciare lo spirito, l’attitudine dell’opposto di Expo nei sei mesi che seguiranno, ma anche e soprattutto oltre i sei mesi dell’esposizione.

Expo è un modello di gestione del territorio, del lavoro, dell’istruzione, dei rapporti sociali, del cibo e dell’acqua, che presto o tardi ci verrà imposto senza più alcuna grande opera o grande evento a fare da paravento e giustificazione.

Noi ci opponiamo a questo modello ora, il Primo Maggio, nei sei mesi di Expo e oltre.
Expo fa male, non facciamoci male con Expo. Il Primo Maggio comincia la nostra festa.
See you at the party!

LE COMPAGNE E I COMPAGNI DELLA RETE ATTITUDINE NO EXPO


#NOEXPOMAYDAY

CORTEO INTERNAZIONALE DEL PRIMO MAGGIO A MILANO / STREET DEMO ON INTERNATIONAL WORKERS’ DAY IN MILAN  : http://www.noexpo.org/mayday/

leggi anche:

http://cipiri.blogspot.it/2015/04/expo2015-manpower-contratti-piu-bassi.html



FARA' CURRICULUM LAVORARE COSI' ?

Expo2015 : Manpower Contratti più bassi del 30 per cento
Il patto metteva a disposizione dei Paesi stranieri un contratto flessibile e poco costoso per le assunzioni. Nella realtà ne viene utilizzato uno di "serie b" che corrisponde a una retribuzione di 800 euro

Il documento metteva a disposizione dei Paesi stranieri un contratto di lavoro standard per le future assunzioni: quello classico del commercio, per sua natura poco costoso e assai flessibile. In più il sindacato prometteva di non fare cause durante la fiera e di prevenire le agitazioni. "Dimostriamo che si può gestire un evento straordinario come Expo non facendone un porto franco dove la legge è sospesa per l'eccezionalità del momento", si felicitò il ministro.

Bene: a dispetto degli annunci e delle dichiarazioni di principio, le agenzie interinali (Manpower in testa) stanno offrendo sì il contratto del terziario, ma quello di 'serie B', cioè non siglato dalle maggiori organizzazioni sindacali...
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Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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sabato 25 aprile 2015

Expo2015 : Manpower Contratti più bassi del 30 per cento




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Expo2015 : Manpower Contratti più bassi del 30 per cento


Il patto metteva a disposizione dei Paesi stranieri un contratto flessibile e poco costoso per le assunzioni. Nella realtà ne viene utilizzato uno di "serie b" che corrisponde a una retribuzione di 800 euro

Il documento metteva a disposizione dei Paesi stranieri un contratto di lavoro standard per le future assunzioni: quello classico del commercio, per sua natura poco costoso e assai flessibile. In più il sindacato prometteva di non fare cause durante la fiera e di prevenire le agitazioni. "Dimostriamo che si può gestire un evento straordinario come Expo non facendone un porto franco dove la legge è sospesa per l'eccezionalità del momento", si felicitò il ministro.

Bene: a dispetto degli annunci e delle dichiarazioni di principio, le agenzie interinali (Manpower in testa) stanno offrendo sì il contratto del terziario, ma quello di 'serie B', cioè non siglato dalle maggiori organizzazioni sindacali: il 'Cnai', che - ecco spiegato tutto - costa il 20-30 per cento in meno rispetto all'altro. Per chi verrà assunto con il 'Cnai', si parla di retribuzioni medie di 1.100 euro lorde per un orario di lavoro classico (tra le 28 e le 36 ore settimanali): cioè qualcosa come 800-900 euro al mese. Una miseria.

LA POLEMICA SUL VOLONTARIATO

È anche per questo motivo che, su pressione dei sindacati, Expo ha convocato le agenzie interinali per un vertice che si terrà lunedì 27 aprile in via Rovello. I diretti interessati per ora fanno spallucce: "Manpower, come più volte detto, avvia i lavoratori in somministrazione utilizzando il contratto indicato dall'azienda utilizzatrice ", dice la società di reclutamento. Insomma, non è colpa nostra, sono gli altri che ci chiedono di farli spendere meno, cioè pagando meno i dipendenti presi in prestito dalle agenzie interinali.

È anche vero che il protocollo lasciava ampi margini di ambiguità, e infatti quell'accordo presentato in pompa magna si sta dimostrando poco più che carta straccia. "Potevano dirlo davanti al ministro, che poi alla fine avrebbero somministrato un contratto capestro come quello del 'Cnai'. Formalmente obblighi non ce n'erano e non ce ne sono, è vero, ma eticamente è un comportamento inqualificabile", dice Antonio Lareno della Cgil.

Non a caso sempre la Cgil in questi giorni sta lanciando una campagna di informazione e sensibilizzazione, 100mila cartelline con il numero di telefono del sindacato per segnalare gli abusi: "Siamo preoccupati per la correttezza e legalità dei rapporti di lavoro all'interno del sito espositivo e nei luoghi interessati dalle iniziative Expo in città".

Questo perché "a una settimana dall'apertura di Expo, i rapporti di lavoro nei padiglioni e negli stand dei Paesi sono un buco nero", si spiega da corso di Porta Vittoria. E ormai per metterci una pezza con nuovi accordi è decisamente troppo tardi. Dalla Uil c'è Stefano Franzoni che si inalbera: "Sempre la solita storia, quando bisogna applicare gli accordi spariscono tutti. Se però a questo punto il 2 maggio ci incavoleremo non ci vengano a dire che siamo i soliti guastafeste".

Nel frattempo le selezioni per venire assunti stanno comunque continuando; si cercano soprattutto hostess e 'operatori dell'accoglienza', operatori della ristorazione e autisti. Ancora 800 profili ricercati. Mentre gli assunti ad oggi nei padiglioni sono oltre 3mila. Ma per capire la differenza di trattamento economico che ci sarà tra i vari lavoratori (quelli con il contratto del commercio 'vero' e quelli col contratto 'basic'), basta andarsi a vedere come sono andate le cose per gli assunti direttamente in Expo Spa, questione anch'essa regolata da un accordo sindacale, ma che in quel caso fu assai più stringente. Ai 406 apprendisti, con un'età media di 26 anni, andrà una retribuzione netta mensile di circa 1.300 euro; per 247 team leader, con un'età media di 36 anni, lo stipendio è di 1.700 euro. Rispetto agli altri, dovranno considerarsi fortunati. FORSE.


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MA DAVVERO SIAMO TUTTI BAMBOCCIONI?

Eppure, per una controprova bisognerebbe ascoltare anche l’altra parte. E un modo efficace è quello di andare a vedere alcuni commenti di persone che sono passate attraverso il percorso di selezione per l’Expo. Sulla pagina dell’Huffington Post, che ha parlato dell’articolo del Corriere della Sera, si legge ad esempio questo commento:

Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la graduatoria ufficiale”. La graduatoria ufficiale non è mai stata mandata...
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Fra i milioni di visitatori che arriveranno a Milano per l’Expo, c’è una categoria di cui il Comune farebbe volentieri a meno: quella delle prostitute. Gli operatori del sociale hanno già calcolato che potrebbe calarne una cifra oscillante fra le 15 e le 30mila. Così come successo per i Mondiali di calcio in Germania, per le Olimpiadi di Londra — ma anche, banalmente, come avviene ogni anno per il Salone del mobile — il racket si prepara a spedire nell’area metropolitana migliaia di ragazze da sfruttare. Romene, albanesi, bulgare, nigeriane, marocchine e anche cinesi. Ma ci saranno anche i trans e uomini, perché l’offerta dovrà essere variegata. Comunque, un esercito di professioniste ma anche di ragazzine minorenni rapite nei villaggi dell’Est Europa o dell’Africa centrale... 
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- LAVORO -: 15mila Posti di Lavoro a Milano per EXPO 2015: 15mila prostitute in arrivo a Milano per il 2015 Fra i milioni di visitatori che arriveranno a Milano per l’Expo, c’è una cate...

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Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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PC: Offendi la Boldrini su facebook ti arriva la poliz...





Sono passati 449 anni dalla decisione di censurare gli «ignudi» ritratti nel Giudizio Universale. A mettere le braghe ai beati e ai dannati della cappella Sistina fu chiamato uno stretto collaboratore del Buonarroti, tale Daniele da Volterra, che da allora- purtroppo per lui- verrà ricordato come il Braghettone.


Oggi a coprire nudità importanti ci pensa la polizia di Stato «costretta» a intervenire con una rapidità senza precedenti per oscurare da internet una doppia fotografia che ritraeva la presidente della Camera, Laura Boldrini, sulla copertina di Famiglia Cristiana e contestualmente sulla prima pagina della defunta rivista erotica Le Ore. Ovviamente mentre la copertina del settimanale cattolico è originale, la seconda è falsa.


Un fake, proprio come la pretesa Boldrini raffigurata nuda su una spiaggia: in realtà si tratta di un’ignara e anonima nudista la cui foto compare su alcuni siti per amanti dell’integrale...

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giovedì 23 aprile 2015

Dario Fo e Il Nemico Inventato i Migranti





“Sì è inventato un nemico, l’emigrante. Uomini che giungono da territori a noi vicini e che vengono trattati come schiavi, con l’imposizione di regole e forme da medioevo, anzi nel medioevo erano già più evoluti”.

 Dario Fo commenta quello che sta accadendo nel nostro Paese.  ”Lo sfruttamento della gente che arriva dall’estero è raccapricciante e nessuno ne parla. E’ tutto coperto, nascosto, dimenticato. Come la storia di Ion Cazacu, ‘Un uomo bruciato vivo’, che ho ripercorso in un dialogo con la figlia edito da Chiarelettere.  Si ripete da parte nostra sugli altri quello che noi abbiamo subito quando eravamo noi gli emigranti che partivano in cerca di un futuro migliore. Questo è grottesco e tragico insieme: siamo quasi come schiavi che hanno imparato a far schiavi gli altri”.

Da Dario Fo un commento su Salvini e sul “Salvinismo“: “Sono fuori dalla storia. Qualche mese fa è accaduto che il padrone di un’impresa ha sparato a due dipendenti dell’est che chiedevano semplicemente di essere pagati. Quei due uomini avevano la sola colpa di pretendere i propri soldi. Il capo gli ha sparato e nessuno ne ha parlato. I romani dicevano: se non c’è un nemico, bisogna trovarlo. Il nemico trovato ora sono gli immigrati”.
L’Italia secondo Fo sta diventando un Paese sempre più razzista: “Ha perduto gran parte della propria cultura e della propria civiltà. E non capiamo che perdere questi elementi significa distruggere un popolo. Ce la prendiamo con gli immigrati, ma perché ci si lamenta che siano qui? Pagano le tasse, danno vantaggio alla nostra economia e nonostante questo vengono perseguitati”.

Dario Fo ha detto la sua anche su Mafia Capitale: “La farsa oscena che oltrepassa ogni possibile bruttura con la propria insolenza criminale. E la cosa che fa veramente fremere di vergogna è il fatto che appena succedano queste cose i nostri presidenti e i nostri politici si sbrigano a chiedere nuove leggi. Sono insopportabili. Ti meraviglia la forza con cui gridano che bisogna cambiare, ma poi si dimenticano. Fanno cadere il vuoto e il silenzio”.

Dario Fo è particolarmente critico nei confronti del Premier, Matteo Renzi: “Mi impressiona la spudoratezza con cui si dice ‘io devo governare’ e per fare questo si è messo con la destra, con quello che nel tempo ha combinato un’ira di Dio. Ha approfittato di uno che in questo momento si trova nell’impossibilità di dire no, lo ha salvato e lo ha rimesso in circolo. Questa è una cosa terribile, la mancanza assoluta di umanità”.

Un ultimo commento sulla sinistra, che secondo Fo ormai non esiste più, almeno in Italia: “La sinistra si sta sciogliendo, sta scemando. Ormai, in un modo orrendo”.


MIA NONNA DICEVA :
GLI ITALIANI
 LA MATTINA VANNO IN CHIESA E LA SERA A PROSTITUTE

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http://cipiri.blogspot.it/2014/12/mafia-roma-o-sistema-italia.html.

#‎Mafia‬ a #Roma o #sistema #italia : #‎MafiaCapitale


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BUFALA : 40 euro al giorno agli immigrati


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Salvini lo Paghiamo dal 1993 il Fannullone






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Expo 2015: Maroni Fece Assumere due Conoscenti



Expo 2015: Maroni Fece Assumere due Conoscenti

Contratti a termine in Expo2015 spa e in Eupolis.

Inchiesta su Maroni, i pm: "Nelle telefonate del suo braccio destro, la prova delle pressioni su 'mandato' del governatore lombardo per far avere contratti di collaborazioni a due Conoscenti."

Avrebbero esercitato "pressioni" per far ottenere indebitamente contratti a tempo determinato a due persone ritenute a vicine a Maroni, Mara Carluccio, in passato sua collaboratrice al ministero dell'Interno, e Maria Grazia Paturzo.

Nel dettaglio, Maroni e Ciriello avrebbero dato "indebite utilità economiche" a Carluccio e Paturzo - si legge nell'avviso di garanzia - "non essendo riusciti a collocarle nello staff del presidente, in quanto la loro assunzione sarebbe stata soggetta ai controlli della Corte dei Conti sulla Regione". Ciriello, "manifestando che tale era il desiderio del presidente Maroni - si sostiene - richiedeva e otteneva da esponenti di Eupolis un contratto conclusivo al fine esclusivo di garantire a Carluccio una indebita utilità economica pari a 29.500 euro annui. Inoltre, otteneva "da esponenti di Expo 2015, anche per il tramite di 'Obiettivo lavoro temporary manager', un contratto concluso al fine esclusivo di garantire a Paturzo, una indebita utilità economica pari alla somma di 5.417 euro mensili (per la durata di due anni)". 

La società Expo, in una nota, ha chiarito che l'assunzione di Paturzo è stata fatta su indicazione del gabinetto del presidente della Regione per curare alcuni progetti, tra cui i tour promozionali di Expo a livello internazionale e nelle province lombarde.

Sul fronte politico al governatore è arrivata la "piena fiducia" e "solidarietà" degli assessori della sua giunta e dei capigruppo della maggioranza (in diverse note congiunte), oltre a quella della coordinatrice lombarda di Forza Italia, Mariastella Gelmini. Mentre Pd e Patto civico hanno espresso "preoccupazione" per la "pletora di notizie su irregolarità nelle nomine" (il riferimento indiretto è anche al contratto alla moglie di Matteo Salvini da parte dell'assessorato al Welfare). E il Movimento 5 Stelle ha 'prenotato' la richiesta di dimissioni nel caso in cui le accuse contro Maroni fossero confermate. 

Da Palazzo Lombardia la voce dell'ex ministro dell'Interno è arrivata solo attraverso una nota, diffusa a metà pomeriggio. Al centro dell'inchiesta, ha chiarito Maroni, vi sono "due contratti a termine per persone che svolgono, con mansioni diverse, attività quotidiana di supporto della Regione Lombardia dalla sede di Roma". "La loro attività - ha continuato - è finalizzata alla ottimizzazione e alla efficienza della macchina organizzativa in vista dell'evento Expo. In particolare, una figura professionale ha un preciso scopo di raccordo tra la RegioneLombardia e la società Expo, mentre l'altra, di provata esperienza professionale, ha un ruolo di consulenza delle diverse tematiche organizzative legate a Expo". "Sono, ribadisco, sereno e fiducioso che le cose verranno al più presto chiarite", ha concluso Maroni.

Nel fascicolo sulle presunte irregolarità nei contratti a termine per due ex collaboratrici, le intercettazioni delle telefonate di Giacomo Ciriello, capo segreteria in Regione, con funzionari Expo ed Eupolis

Tra le presunte prove a carico di Roberto Maroni ci sarebbero numerose telefonate nelle quali il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello, parlando con funzionari di Expo 2015 e Eupolis, ente della Regione, avrebbe fatto pressioni su 'mandato' del governatore lombardo per far avere contratti di collaborazioni a due professioniste.

E' quanto emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Busto Arsizio, che vede indagati il presidente del Pirellone e il suo stretto collaboratore con l'accusa di induzione indebita in relazione ai lavori assegnati alle due donne che sono state anche collaboratrici dell'esponente della Lega quando era ministro.

Per tutto il pomeriggio nell'ambito dell'indagine, coordinata dai pm Eugenio Fusco e Pasquale Addesso, è stata sentita come testimone Maria Grazia Paturzo, scelta il 21 novembre 2013 per una collaborazione per due anni a oltre 5.000 euro al mese con Expo 2015. In relazione a questo contratto sono state messe a verbale le dichiarazioni di due funzionari della società e quelle del commissario unico per l'Esposizione universale, Giuseppe Sala, il quale ascoltato come teste avrebbe fornito chiarimenti utili per gli inquirenti. 

I magistrati sono convinti di aver trovato, anche con le testimonianze di questi giorni, riscontri importanti sul presunto 'pressing' indebito che Ciriello avrebbe esercitato sui funzionari per conto di Maroni. Tra l'altro, in una informativa del Noe datata 9 luglio, sarebbero contenute molte conversazioni intercettate in cui il capo della segreteria del Pirellone avrebbe richiesto l'assegnazione di quei lavori.

Ciriello ha ricevuto un invito a comparire da parte dei pm che lo avevano già convocato. Poi, per un disguido, l'appuntamento è stato rimandato e i magistrati lo attendevano mercoledì 16, ma lui non si è presentato per rispondere. "Non era atteso per oggi", ha comunicato il suo legale, avvocato Domenico Aiello, anche legale di Maroni. Il difensore ha spiegato che concorderà con la Procura un'altra possibile data per un eventuale interrogatorio. I pm sono anche pronti a convocare a breve Maroni, il quale ha sempre ribadito la regolarità delle procedure su quei due contratti e la sua estraneità alle accuse.

Verifiche da parte degli investigatori intanto sono in corso in merito all'ipotesi che i contratti siano fittizi. Su quello ottenuto da Mara Carluccio con Eupolis, in particolare, ci sarebbe stato secondo l'accusa un "accordo" tra più soggetti. Gli inquirenti stanno cercando capire se le due donne hanno effettivamente fornito le prestazioni previste nei documenti (in un contratto si parla di ricerche sulla "alimentazione") a fronte dei compensi ricevuti.

da : http://milano.repubblica.it/

 "Al novantesimo minuto, a 9 giorni dall'inaugurazione,  Maroni sostituisce nel cda di Expo Marazzi con il suo uomo di fiducia Domenico Aiello, avvocato difensore del governatore nell'indagine sulle assunzioni illegittime di due dipendenti", lamenta il Movimento 5 stelle Lombardia, in una nota. "Ormai non ci sorprendiamo piu' di niente. Dato che non ci sono motivi apparenti di merito, che nel gioco delle nomine in Regione Lombardia non ci sono mai stati, non ci resta che pensare che Maroni abbia un secondo fine - sostiene il capogruppo M5s al Pirellone, Dario Violi -. Ci chiediamo quali motivi portino, a pochi giorni dall'inaugurazione di Expo, a decidere una nomina meramente politica, senza le opportune valutazioni sulle competenze richieste dal ruolo". "Ora, in tutta fretta, - conclude - ha piazzato la sua bandierina leghista anche in Expo, dimostrando per l'ennesima volta la sua continuita' con il sistema 'formigoniano': ancora una volta Maroni fa rima con Formigoni".

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