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domenica 28 giugno 2015

GAY: in America Sposi, in Italia ?



Il sì ai matrimoni omosessuali negli Stati Uniti 

Vediamo da lontano l'evoluzione della società ma in Italia restiamo ancorati a vecchi e tristi schemi. Basta guardare la crociata del sindaco di Venezia contro i testi che parlano di coppie gay. Qui da noi la tolleranza (che parte dalle scuole e dalle famiglie) è un processo ancora tutto da realizzare.

Mi scuserete: non mi sono fatto il profilo arcobaleno come suggerisce Facebook, il social network che plaude al matrimonio omosessuale negli Usa e al gay pride e poi se pubblichi l'immagine de L'origine du monde di Gustave Courbet ti banna per dieci giorni. Non ho nemmeno preso troppo per i fondelli Mario Adinolfi e il popolo del Family Day, sperando in una loro pacata riflessione (niente da fare, non lo accettano, non ci arrivano, niente…). Insomma, sono contento, dei matrimoni gay negli Stati Uniti ma contento come lo puoi essere guardando dalla finestra una cosa che ti piace.

Già, perché in Italia sul tema delle unioni civili non è cambiato nulla. In America sono sposi, qui sono ancora ricchioni. Froci, culattoni, rottinculo, lesbiche di merda. O come dicono certi amici del Family Day "gaissimo/a", pensando di ridicolizzare come si fa nei regimi a pensiero unico con chi non è come te.

In Italia gli omosessuali hanno e avranno ancora vita dura e non è solo colpa dell'assurda guerra al ddl Cirinnà (voglio ribadire quel che è stato già ben scritto: ma di cosa avete paura?).

 È anche e soprattutto una questione di educazione, di civiltà, di tolleranza. Che è un seme da piantare in giovane età. Più cresci, più è difficile diventare tollerante se non l'hai imparato da giovane. Ecco cosa sono le Sentinelle in piedi: persone cui non è stato spiegato in giovane età il valore della tolleranza e del rispetto verso le idee altrui; verso la vita altrui. E invece in Italia nessuno batte ciglio.


Family Day, in piazza l’Italia che non accetta la realtà
con la solita Passerella di Politici PLURIDIVORZIATI

Ma l'avete capito bene che siete scesi a fare in piazza? Perfino il Papa (se non fosse il Papa) probabilmente lo direbbe con ancor più forza: datevi una calmata, belli.

Nelle centomila fobie, nelle centomila preoccupazioni, nelle centomila mine disseminate qui e lì nel mondo non riesco a vedere nulla, dico nulla di pericoloso nelle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Rispetto profondamente le idee altrui, ma chi oggi ha sfilato in piazza a Roma per il Family Day è vittima di ostinate convinzioni, di dogmi che la storia ha già provveduto a far crollare.
Perfino il Papa (se non fosse il Papa) probabilmente lo direbbe con ancor più forza: datevi una calmata, belli, i problemi sono altrove.

E invece no, il sabato qualunque italiano di coloro che non accettano la realtà, il progresso, la storia «che siamo noi e nessuno la puà fermare» è passato sotto un sole cocente di giugno a manifestare per chi, per cosa, in virtù di quale diritto naturale così forte da poter imporre la cancellazione dei diritti di altre persone, uguali – uguali, maledettamente uguali, dannazione – a noi?

Ripeto, rispetto e considerazione, non ironizzo né mi indigno davanti alle pubbliche rappresentazioni delle idee (a meno che non siano totalitarie e settarie, questa devo dire si avvicina molto).

Ma l'avete capito bene che siete scesi a fare in piazza?
Siete sicuri? Avete parlato coi vostri figli, coi vostri nipoti? Vi siete guardati bene in giro? Lo capite o no che siete fuori dal mondo? E che il mondo andrà avanti con o senza il vostro benestare, fortunatamente?
Ci vorrà sì un po' più di tempo. Ma andrà avanti.
E prima o poi, Family Day o no,  avremo anche noi pari diritti per tutti.

Tornando al tema, caro partecipante al Family day, tu forse non sai che la tua paura che i gay si sposino e abbiano figli non è un pericolo, ma è realtà: i gay già si sposano e già hanno figli.
 Nel 2005, in Italia, erano centomila i figli di genitori omosessuali. Sono bambini non diversi dai tuoi, quelli che magari hai pure portato in piazza, non lontano dalle bandiere di Forza Nuova, che si ispira a modelli storici che, quelli sì, hanno offeso e offendono l'umanità, bambini compresi.

 L'unica differenza tra i tuoi figli e quelli di una coppia gay sta nei diritti: specie in momenti di difficoltà, come in caso di problemi di salute o di lutti, i figli di omosessuali avrebbero meno tutele dei tuoi. Eppure, la Costituzione è piuttosto chiara, sul punto: “La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale.” E mentre tu, spesso, ti riempi la bocca dell'articolo sulla famiglia, probabilmente nemmeno sai che la differenza di sesso tra i coniugi non è specificata nel testo della nostra Carta; secondo la Costituzione, la famiglia è una “società naturale fondata sul matrimonio”, cioè su una costruzione normativa, modificabile con la semplice volontà politica di riconoscere diritti a tutti.



Tutto ha un prezzo, anche i diritti. Per far approvare le nozze gay negli Usa le associazioni Lgbt spendono miliardi di dollari.

«Non possiamo permettere l’esistenza di due distinte Americhe-gay»: così l’imprenditore e “filantropo” Tim Gill ha lanciato sul New York Times la campagna per estendere i “diritti Lgbt” ai 29 Stati americani, in gran parte del sud, fermamente contrari a matrimoni e adozioni gay, ormai legalizzati in molti altri Stati del paese. L’articolo è un ottimo esempio di come lavorano negli Usa le associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali.



MILIONI E MILIONI DI DOLLARI. Gill ha speso 300 milioni di dollari in 20 anni per propagandare il credo Lgbt. Ora ha deciso di sborsare ancora 25 milioni (per cominciare) e racimolarne altri per convincere gli americani del profondo sud ad allinearsi con i compatrioti liberal della East coast. Insieme ad altri magnati colmerà la lacuna fra gli Stati della cosiddetta Bible Belt e l’America progressista.
Come? Non con pensati e riflessivi ragionamenti su discriminazione ed uguaglianza ma riunendo gli sforzi delle varie associazioni già attive sul territorio, schierandosi per l’elezione di politici omosessuali, conducendo un’intensa attività di lobbying e soprattutto tirando fuori il portafogli e intessendo relazioni con leader politici, culturali e religiosi locali.

ELEGGERE GAY E LESBICHE.  In alcuni Stati del sud, spiega il New York Times, «diverse organizzazioni, come Human Rights Campaign e American Civil Liberties Union, sostengono un unico gruppo di pressione che interviene sulle ordinanze di non discriminazione in materia di alloggi e di lavoro, nonché sulla legislazione che consente ai genitori omosessuali di adottare bambini». In altri Stati, i gruppi di pressione Lgbt «stanno costruendo nuove organizzazioni di base e fanno campagna elettorale per i funzionari apertamente gay e lesbiche».

«Altre organizzazioni per i diritti dei gay – si legge ancora – si stanno muovendo per espandere la loro presenza nel sud: l’associazione Gay and Lesbian Victory, un comitato di azione politica che sostiene i candidati gay e lesbiche, si sta concentrando su Stati come Idaho e Mississippi, che hanno membri eletti non apertamente gay a qualsiasi livello politico, e Michigan, che non ne ha a livello statale». Questi gruppi non si limitano a sostenere i candidati in base all’orientamento sessuale ma fanno pressione in quegli Stati «dove i legislatori conservatori stanno varando norme sulla  “libertà religiosa” che esentano le imprese da alcune norme anti-discriminazione».

STRATEGIA VINCENTE. «Per quanto riguarda la cultura politica conservatrice dominante nel Sud e nell’Ovest», continua il New York Times, «lo sforzo lobbistico si concentrerà sulle relazioni con repubblicani, clero e organizzazioni afro-americane per i diritti civili». Inoltre, «i leader dei diritti gay stanno intessendo partnership con le grandi aziende con sede in città del sud e dell’ovest, nella speranza di sfruttare i loro legami con i funzionari repubblicani». «Una strategia – osserva il New York Times – che ha avuto successo il mese scorso e che ha convinto il governatore dell’Arizona, Jan Brewer, a porre il veto alla legge che avrebbe permesso ad alcune imprese di non fornire servizi per lesbiche e gay per motivi religiosi».

NON SOLO IMPRESE. Le relazioni intessute dalle associazioni Lgbt riguardano non solo le imprese. Human Rights Campaign, per esempio, attraverso il programma Project One finanziato con 8,5 milioni dollari «sta aprendo uffici in Mississippi, Alabama e Arkansas con l’obiettivo di costruire legami più forti con le scuole, le istituzioni religiose e i leader culturali politici». Gill Action Fund, l’associazione del filantropo Tim Gill, invece, «si impegnerà per la causa Lgbt in primo luogo in Stati come Missouri e Texas, finanziando i costi di sondaggi, ricerca, lobbying e reclutamento di donatori».

IL CASO COLORADO. Tim Gill, spiega il New York Times, il mese prossimo sarà impegnato «in una conferenza annuale chiamata OutGiving, che attira centinaia di maggiori donatori gay del paese, dove inviterà altri donatori a partecipare allo sforzo comune. Il piano d’azione è stato scritto in Colorado». Questo Stato era dominato dai repubblicani e da importanti gruppi evangelici e conservatori. Poi è arrivato Gill, insieme ad altri sostenitori della causa Lgbt.
«Hanno versato milioni di dollari in iniziative educative e a favore di gruppi no-profit liberali, riuscendo a dividere i conservatori e facendo eleggere i legislatori favorevoli ai diritti gay». Risultato: «Oggi in Colorado i democratici controllano entrambe le camere del parlamento e l’ufficio del governatore. La discriminazione basata sull’orientamento sessuale è stata bandita nel 2008 e il legislatore ha approvato le unioni civili nel 2013».



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