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venerdì 31 luglio 2015

Per Cecil Firma Petizione: Salviamo i Leoni Africani


Il cretino della savana

Il bipede ridens a sinistra nella foto è un cretino. Si chiama Walter Palmer, fa il dentista in Minnesota e ha speso 55 mila dollari per arrivare a scattare questa immagine che lo immortala accanto alla sua preda: il leone simbolo dello Zimbabwe, da lui ucciso in un parco naturale con l’aiuto di due bracconieri. Una bravata che ha già provocato i primi sconquassi nell’ecosistema. L’altro leone dominante del parco sta infatti cominciando a sbranare i cuccioli non più protetti del defunto. 


Assedio al killer di Cecil: il dentista che ha ucciso il "re leone" costretto a chiudere lo studio

Se sarà riconosciuto colpevole di caccia illegale in un'area protetta, rischia l'estradizione e una durissima condanna. Ma Walter Palmer, il dentista americano che ha ammesso di aver partecipato all'uccisione di Cecil, leone simbolo dello Zimbabwe, sta già scontando una parte della sua pena: centinaia di manifestanti assediano il suo studio odontoiatrico esprimendo sdegno per la sua impresa, tanto che Palmer è stato costretto a sospendere la sua attività, consigliando ai pazienti di rivolgersi altrove. Dopo la nota in cui Palmer si dichiarava "rammaricato" per la morte di Cecil - un leone di 13 anni, star del parco di Hwange e parte di un progetto di ricerca dell'Università di Oxford - ma anche convinto che la sua battuta di caccia fosse legale, il dentista del Minnesota ha scritto ai suoi pazienti, secondo quanto riportato dall'emittente KMSP della Fox, per dire loro che al momento non gli è possibile continuare la sua attività lavorativa. "Capisco e rispetto - ha scritto - che non tutti condividono le stesse idee sulla caccia". Per uccidere Cecil, il primo luglio, il dentista avrebbe pagato 50mila dollari alle guide locali: il felino è stato attirato con un'esca fuori dai confini del parco (dove non avrebbe potuto essere cacciato) per essere prima ferito e poi ucciso con un colpo di fucile dopo 40 ore di agonia. L'animale è stato anche decapitato e scuoiato. Palmer non si è ancora mostrato in pubblico e non si sa ancora dove sia, mentre i due uomini che lo hanno aiutato nell'impresa sono comparsi ieri in tribunale a circa 700 chilometri dalla capitale Harare. Theo Bronkhorst, il cacciatore professionista, è stato rilasciato con una cauzione di mille dollari e - se condannato per non avere impedito una caccia illegale - rischia fino a 15 anni di carcere. Nessuna accusa per Honest Trymore Ndlovu, il proprietario del terreno su cui è stato attirato Cecil, che è stato rilasciato.


Un dentista del Minnesota è finito sulle pagine di tutti i giornali per aver ucciso Cecil, un leone assolutamente innocuo, e simbolo di un intero paese.

Ma da questa barbarie può nascere un’occasione unica per salvare i leoni di tutto il mondo.

Ricconi da Italia, Europa e Stati Uniti, pagano cifre assurde per andare in Africa e far fuori leoni e altri animali a rischio, e poi riportarsi le teste a casa come trofei.

Ma se agiamo sull’onda di questo scandalo, possiamo convincere Europa e Stati Uniti a proibire l’importazione di questi macabri trofei.

Molti politici sono già favorevoli a questa proposta, ma non la sentono come una priorità: per vincere serve una mobilitazione globale mai vista prima. Possiamo farcela: questa email raggiunge già l’1,4% degli utenti di internet del mondo. Basterebbe che ognuno di noi firmasse e convincesse anche solo un’altra persona a firmare per raggiungere quasi il 3%. Se poi ognuno convincesse altri 3 a firmare, arriveremo al 6%, e così via.

Firma ora la petizione e condividila su Facebook, Twitter, per e-mail… ovunque, prima che giornali e politici si dimentichino di Cecil:

https://secure.avaaz.org/it/save_africas_lions_loc/?bkBgnbb&v=62688

Cecil era il leone più famoso dello Zimbabwe, amato da tutti, famoso per la sua incredibile criniera nera e per essere amichevole con turisti e fotografi.

È stato ucciso in modo crudele, l’hanno braccato per oltre 40 ore, attirandolo fuori da una zona protetta. L’hanno ferito con una freccia e l’hanno lasciato agonizzare tutta la notte. Il giorno dopo, gli hanno dato il colpo di grazia e tolto il collare di monitoraggio. Poi l’hanno decapitato e scuoiato per prendersi i loro trofei di caccia da mostrare ai picnic con gli amici.

Ora ci sono almeno 12 cuccioli di Cecil che rischiano di essere uccisi da altri leoni, una cosa comune quando muore un maschio.

Il fatto è che lo Zimbabwe e gli altri paesi che permettono tali crimini non contrasteranno né regoleranno mai la caccia, perché ci guadagnano troppo. Ma basterebbe che Europa e Stati Uniti proibissero l’importazione di trofei di caccia da paesi che non hanno dimostrato di gestire in modo sostenibile la caccia per salvare tutti gli altri leoni del Pianeta.

È una misura addirittura banale, che ha già l’appoggio di diversi capi di stato europei, ma senza un’enorme mobilitazione globale non diventerà mai una priorità, e quando i media dimenticheranno Cecil avremo perso questa occasione.

Firma e chiedi ad amici e familiari di firmare a loro volta, per far diventare questa petizione virale e rendere la vittoria possibile:

https://secure.avaaz.org/it/save_africas_lions_loc/?bkBgnbb&v=62688




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giovedì 30 luglio 2015

Accuse Contro il Senatore Azzollini




Accuse Contro il Senatore Azzollini

Il Parlamento vota NO ai domiciliari durante le indagini contro il senatore Azzolini 
- indagato per bancarotta fraudolenta,
che nell'intercettazione diceva: "Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca"


guardate i complimenti che riceve dai colleghi

Siamo nell'ufficio di Rita Cesa, per tutti Suor Marcella, legale rappresentante della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie, a nord di Bari. Davanti a suor Marcella e le sue sorelle c'è Antonio Azzollini, già potentissimo sindaco di Molfetta e presidente della commissione Bilancio al Senato quasi ininterrottamente dal 2001 ad oggi.

L'istituto del Vaticano viaggia in acque tremende, le casse piangono con un buco di 500 milioni di euro e l'aiuto del senatore Azzolini, oggi nel Nuovo centro destra, può essere determinante per evitare la chiusura. Azzolini sa bene di poter fare il bello e cattivo tempo con le suore e con i metodi spicci che lo hanno reso famoso in diversi video sul web dice:

 "Da oggi in poi comando io, sennò vi piscio in bocca".

Azzollini avrebbe dato il suo aiuto in cambio di una serie di assunzioni di amici e persone fidate nell'istituto. Impone lui i vertici diventandone praticamente l'amministratore di fatto dal 2009. Secondo gli inquirenti, quella frase minacciosa contro le suore: "inaugura la stagione del potere azzoliniano" sulla struttura, dirottando a proprio favore commesse per i fornitori e assunzioni del personale.

In cambio Azzolini mette in moto il suo sistema per "salvare" l'ente, come scrivono i magistrati: cavilli, postille e articoli inseriti nella legge di stabilità del 2013 utili a garantire alla Congregazione "un'indebita moratoria fiscale finalizzata a ritardare l'emersione del stato di dissesto e, conseguentemente, a neutralizzare la richiesta di falilmento dell'Ente avanzata dalla Procura di Trani".

Le accuse contro il senatore di Ncd Azzollini

L’inchiesta sul crac da 500 milioni della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie, di cui il politico è ritenuto amministratore di fatto. 

I pm: «Associazione a delinquere»

La misura cautelare era stata chiesta nell’ambito di un’inchiesta sul crac da 500 milioni della casa di cura Divina Provvidenza (CdP) di Bisceglie (Bari), di cui Azzollini è ritenuto amministratore di fatto. Il gip aveva ritenuto sussistente il «fondato pericolo» che il senatore, se lasciato libero, potesse «reiterare reati delle stessa specie di quelli ripetutamente commessi nella vicenda» del crac dell’istituto religioso: associazione per delinquere, corruzione per induzione e bancarotta fraudolenta. Il provvedimento restrittivo - che non sarà eseguito dopo il diniego del Senato - era stato confermato dal Tribunale del Riesame di Bari che aveva riconosciuto gravi indizi ed esigenze cautelari per Azzollini e per alcuni degli altri nove indagati arrestati nell’inchiesta sul dissesto dell’ente ecclesiastico pugliese.
Secondo il gip, Azzollini «non ha agito per interessi di natura economica», ma ciò «non impedisce di considerarlo componente dell’associazione a delinquere, per giunta con la posizione di capo, avendo comunque l’indagato agito per interessi di tipo personale, ancorché diversi da quelli di altri sodali».
In base a quanto si afferma negli atti dell’inchiesta, Azzollini, indagato anche per presunti illeciti nell’appalto da 150 milioni per la costruzione (mai terminata) del porto di Molfetta, città della quale è stato sindaco per molti anni, dal 2010 avrebbe compiuto una vera e propria «presa di potere» sulla Casa di cura, divenendone l’amministratore di fatto attraverso la nomina del fedelissimo Angelo Belsito. Ha fatto ciò - secondo l’accusa - «per interessi di natura personale e politica, costituendo la Cdp un bacino di consenso politico-personale di notevole portata pressoché eterno da parte di tutti coloro che, proprio grazie al suo intervento, continuano a trarre guadagni (leciti o illeciti) dalla Congregazione». Un progetto che - a parere del giudice - andava fermato con l’arresto.

ECCO LA RISPOSTA DATA DAL SENATORE Pietro Ichino
L’inchiesta su Azzollini potrà continuare senza alcun ostacolo: il Senato ieri non l’ha bloccata né indebolita. Ma ha ristabilito un sacrosanto principio di civiltà: non si manda in galera nessuno, e tantomeno un rappresentante del popolo italiano, soltanto per il capriccio di una Procura o per la pressione di un’opinione pubblica incanaglita. Difendere lo Stato di diritto è il primo dovere della politica, che dal voto di ieri esce a testa alta.


E' difficile Capire la Politica Italiana forse e' per Questo Motivo
che l'Italiano Medio e' Considerato un Malato Grave
leggi anche:



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mercoledì 29 luglio 2015

L'Italia è un Paziente Malato di Mente



L'Italia è un paziente malato di mente. Malato grave. 

Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi”. Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, ex direttore del Dipartimento di psichiatria di Verona, membro della New York Academy of Sciences e presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association ha messo idealmente sul lettino questo Paese che si dibatte tra crisi economica e caos politico e si è fatto un’idea precisa del malessere del suo popolo. Un’idea drammatica. Con una premessa: “Che io vedo gli italiani da italiano, in questo momento particolare. Quindi, sia chiaro che questa è una visione degli altri e nello stesso tempo di me. Come in uno specchio».

Intervista con Vittorino Andreoli 
DI ANDREA PURGATORI

Quali sono i sintomi della malattia mentale dell’Italia, professor Andreoli?
“Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei “masochismo nascosto”. Il piacere di trattarsi male e quasi goderne. Però, dietro la maschera dell’esibizionismo”.

Mi faccia capire questa storia della maschera.
“Beh, basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi…”.

Esibizionisti.
“Ma certo, è questa la maschera che nasconde il masochismo. E poi tenga presente che generalmente l’esibizionismo è un disturbo della sessualità. Mostrare il proprio organo, ma non perché sia potente. Per compensare l’impotenza”.

Viene da pensare a certi politici. Anzi, a un politico in particolare.
“Pensi pure quello che vuole. Io faccio lo psichiatra e le parlo di questo sintomo degli italiani, di noi italiani. Del masochismo mascherato dall’esibizionismo. Tipo: non ho una lira ma mostro il portafoglio, anche se dentro non c’è niente. Oppure: sono vecchio, però metto un paio di jeans per sembrare più giovane e una conchiglia nel punto dove lei sa, così sembra che lì ci sia qualcosa e invece non c’è niente”.

Secondo sintomo.
“L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…”.

Cattivo.
“Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato”.

Terzo sintomo della malattia mentale degli italiani?
“La recita”.

La recita?
“Aaaahhh, proprio così… noi non esistiamo se non parliamo. Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l’italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l’attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi?”.

Che fanno gli inglesi?
“Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale. Mi permetta di ricordare uno che aveva capito benissimo gli italiani, che era Luigi Pirandello. Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente. Uno nessuno e centomila è una delle più grandi opere mai scritte ed è perfetta per comprendere la nostra malattia mentale”.

Torniamo ai sintomi, professore.
“No, no. Rimaniamo alla maschera. Pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante. E poi c’è il quarto sintomo, importantissimo. Riguarda la fede…”.

Con la fede non si scherza.
“Mica quella in dio, lasciamo perdere. Io parlo del credere. Pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c’è. Ma vai a spiegarlo agli italiani. Che cazzo vuoi, ti rispondono. Domattina alle otto arriva Godot. Quindi, non vale la pena di fare niente. E’ una fede incredibile, anche se detta così sembra un paradosso. Chi se ne importa se ci governa uno o l’altro, se viene il padre eterno o Berlusconi, chi se ne importa dei conti e della Corte dei conti, tanto domattina alle otto c’è il miracolo”.

Masochismo nascosto, individualismo spietato, recita, fede nel miracolo. Siamo messi malissimo, professor Andreoli.
“Proprio così. Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l’Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa”.

E allora?
“Allora ci vorrebbe il manicomio. Ma siccome siamo tanti, l’unica considerazione è che il manicomio è l’Italia. E l’unico sano, che potrebbe essere lo psichiatra, visto da tutti questi malati è considerato matto”.

Scherza o dice sul serio?
“Ho cercato di usare un tono realistico facendo dell’ironia, un tono italiano. Però adesso le dico che ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. E’ come se dicessi a un credente che dio non esiste e che invece di pregare dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui. Ma non lo farebbero, perché si mettono la maschera e dicono che gli va tutto benissimo”.

Guardi, professore, che non sono tutti malati. Ci sono anche molti sani in circolazione. Secondo lei che fanno?
“Piangono, si lamentano. Ma non sono sani, sono malati anche loro. Sono vicini a una depressione che noi psichiatri chiamiamo anaclitica. Penso agli uomini di cultura, quelli veri. Che ormai leggono solo Ungaretti e magari quel verso stupendo che andrebbe benissimo per il paziente Italia che abbiamo visitato adesso e dice più o meno: l’uomo… attaccato nel vuoto al suo filo di ragno”.

E lei, perché non se ne va?
“Perché faccio lo psichiatra, e vedo persone molto più disperate di me”.

Grazie della seduta, professore.
“Prego”.



Ha Perfettamente Fotografato L'Italiano Medio , cio' che mi turba e' la Nuova Generazione di Italiani che saranno Minoritari Rispetto alla Popolazione Residente . Bambini Nati Sotto la Tivu' del Biscione
con Sottofondo i Gingle Pubblicitari tra un pannolino e l'altro, solo foto di donne rifatte sui giornali , nessun LIBRO , NESSUNA CULTURA , attaccamento solo all'estetca fine a se stessa, italiano corretto Poco , lingue straniere nix, tranne poche Eccezioni che confermano la Sporca Regola "meglio avere che essere " il meglio apparire per pochi secondi in tivu' e sui giornali senza contenuti solidi e concreti , tanto domani ci saranno altre notizie, ma puoi dire che c'eri tu coi tuoi amici e parenti che poi si rivelano serpenti.
Pensare che vivere meglio tutti insieme in un paese, uno Stato Migliore E' UTOPIA ? 
Mi dispiace Riconoscerlo ma HAI VINTO facendo le corna nella foto con i Capi di Stato di 
TUTTO IL MONDO.
 Il fautore della più grave regressione antropologica, culturale, sociale economica e legale della storia 
Italiana ... Un giorno dovremo vergognarci con i nostri figli di aver avuto al potere per 12 anni e 4 
governi un evasore fiscale frequentatore di prostitute minorenni - 
 http://cipiri.blogspot.it/2015/05/danni-creati-allitalia-da-berlusconi.html

ci vorranno 20 anni per riscoprire le Radici Culturali dell'Italia
-
MAFIA PIZZA E MANDOLINO




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Meloni e Salvini Mangiate con Noi



Una protesta scoppiata ad ora di cena. I profughi ospiti al residence Mxxxxx di Eraclea (Venezia) hanno appoggiato in strada i vassoi con il cibo, iniziando a protestare digiunando contro le Aziende
( CREATE APPOSITAMENTE ) che hanno trasformato l’immigrazione in un business,

L'obiettivo della sollevezione dei profughi era la Sxxxx che gestisce il denaro che serve a sfamare i Richiedenti Asilo ( che non possono lavorare come firmato da Maroni del Partito Lega Nord ) ed il residence di accoglienza.
REGOLAMENTO DI DUBLINO FIRMATO DA MARONI - LEGA NORD
E SCAIOLA - FORZA ITALIA
se vuoi leggi qui
 http://cipiri.blogspot.it/2015/04/regolamento-di-dublino.htmlIl regolamento Dublino II (formalmente regolamento 2003/343/CE) è un regolamento dell'Unione Europea, in tema di diritto di asilo.


Giorgia Meloni, sta davanti a facebook con il braccio destro alzato, ha pubblicato questa foto .
Giorgia, si è scandalizzata perché di fronte a un cibo giudicato immangiabile, i profughi hanno protestato.
Giorgia, che non ha mai assaggiato un cibo COSI', non sa cos'è un cibo MALSANO. I profughi, che invece l'hanno assaggiato sanno cos'è, se ne sono accorti subito. Anche perché sono richiedenti asilo, alcuni di loro laureati, e sanno che se la comunità europea paga 35 euro al giorno per vitto e alloggio, e qualcuno dà loro questo cibo , significa che qualcun'altro si è intascato I SOLDI  della loro cena.
Giorgia sopra a questa foto ha scritto "hanno lanciato i vassoi in strada". Giorgia, mente.
 I Richiedenti Asilo hanno adagiato le pietanza plastificate sull'asfalto, alcune di queste sono aperte perché il cibo prima lo hanno assaggiato, e il fatto che cibo in terra non ce ne sia rende chiaro anche il procedimento con cui questi vassoi sono stati adagiati sull'asfalto: cioè attraverso una protesta in forma di resistenza civile, che ha previsto appunto l'appoggiare i vassoi in terra, per poter essere visti e fotografati, e poi sedersi intorno. Come hanno fatto.


VOI MANGERESTE DEL CIBO
 CON L'ETICHETTA CHE TI DICE
CHE E' STATO CONFEZIONATO 1 ANNO FA ?



Non hanno urlato, i richiedenti asilo, non si sono strappati i capelli, non li hanno strappati agli operatori, non hanno spaccato il centro.  Loro no. Loro hanno protestato attraverso il digiuno.
Probabilmene se avessero avuto un ufficio stampa avrebbero mandato i comunicati stampa ai giornali e avrebbero convocato una conferenza stampa, ma non sono Giorgia Meloni del Partito Fratelli D'Italia e Matteo Salvini del Partito Lega Nord. Per fortuna sono migliori, anche se l'ufficio stampa non ce l'hanno.

PS. l'opzione "mangi questa minestra o salti dalla finestra" non è un'opzione, è un ricatto. Ricordiamocelo sempre. Esattamente come accade al lavoratore costretto dodici ore nei campi, o in fabbrica, o a tre euro l'ora in un call center, l'opzione del padrone "se non ti va bene vattene" non è un'opzione, è un ricatto. E di fronte ai ricatti resistere è un dovere, anche di chi non è ricattato.

Le 3 bufale  sulla rivolta degli immigrati

1) Lo Stato italiano spende 30 euro al giorno per ogni immigrato
La storia dei 30 euro che, secondo la vulgata di una certa parte politica, sarebbero dati ogni giorno agli immigrati, è falsa: lo Stato italiano non dà soldi agli immigrati ma agli enti incaricati di gestire i centri di accoglienza. La storia dei 30 euro nasce da una (volutamente?) errata interpretazione dei bandi delle prefetture per la gestione dei centri, che prevedono un tetto massimo di spesa di 35 euro a persona accolta. Si tratta di un bando, quindi per vincerlo le cooperative presentano progetti a costi ribassati, con una diretta ripercussione sulla qualità dei servizi. Agli immigrati non viene dato neanche un euro in contanti ma un buono o una carta prepagata per un valore di 2,50 euro al giorno (ma la cifra non può superare i 7,50 al giorno per nucleo familiare, quindi se si è in quattro si ricevono soldi per tre persone e basta). Inoltre viene consegnata una tessera telefonica da 15 euro all’ingresso nel centro. Nel resto dei 35 euro (se va bene) deve starci tutto: vitto, alloggio, pulizia, affitto dei locali, vestiario, ecc.

2) Lo Stato dà i soldi agli immigrati invece che alle famiglie italiane
Non è vero. Lo Stato non sposta fondi destinati alle famiglie italiane per darli agli immigrati. I fondi in questione sono stanziati in compartecipazione dell’Unione Europea, che prevede un finanziamento dei progetti di accoglienza. Se non ci fossero immigrati da accogliere non ci sarebbero quei soldi, quindi non potrebbero essere destinati ad altri fini i ogni caso.

3) Il 90% degli immigrati non ha diritto all’asilo politico
Un’altra bufala, grande quanto una casa: secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero degli Interni (risalenti a febbraio 2015) le richieste d’asilo accolte sono il 51% del totale. Il 49% dei richiedenti asilo non ottiene lo status di rifugiato,

Giorgia Meloni e Matteo Salvini avete assaggiato il CONTENUTO DI QUEI VASSOI ?



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martedì 28 luglio 2015

Lievitare il Punto G




Altro che Viagra per donne, il segreto del piacere femminile è una questione di mitico punto G. Lo sanno bene le francesi che utilizzano iniezioni di acido ialuronico non solo per le rughe, ma anche per gonfiare un punto poco sopra la leggendaria zona del piacere e intensificare le sensazioni durante il rapporto sessuale. A riportare la notizia è il C... Magazine. Pioniere della pratica Oltralpe sarebbe la ginecologa Marie Claude B. che definisce l'operazione breve e indolore. I prezzi?

LEGGI TUTTO QUI :

 http://cipiri8.blogspot.it/2015/07/fai-lievitare-il-punto-g.html





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lunedì 27 luglio 2015

Luigi Tenco : Suicidio o Omicidio?


La morte di Luigi Tenco è stato un suicidio o un omicidio? 

Di certo rimarrà l’emblema di una delle inchieste investigative più pasticciate e demenziali che si siano mai svolte in Italia.

L’inchiesta ufficiale, comunque, ha detto: suicidio. Concludendosi con un decreto di archiviazione che non lascia dubbi: nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, il cantautore Luigi Tenco si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia destra nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Durante le giornate del Festival.

Tenco aveva cantato in coppia con Dalida una canzone francamente brutta, “Ciao, amore ciao”. Poi, visibilmente depresso, era andato a cena con la stessa Dalida, il suo produttore Paolo Dossena e altri amici, ma giunto al ristorante aveva deciso di tornare in albergo. Da questo momento cominciano i pasticci investigativi.

 “All’1.40 - ha scritto Aldo Fegatelli Colonna in una recente biografia - Tenco è ancora vivo. Dalida riferirà al commissario Molinari di essere entrata nella stanza di Tenco tra le 2.00 e le 2.10. Il dottor Borelli, che ne constata il decesso, è arrivato sul posto alle 2.45 e presume che la morte risalga a quindici-venti minuti prima al massimo, cioè non prima delle 2.25. Ci sono due “buchi”, uno di dieci minuti, l’altro di mezz’ora”.

La porta della stanza 219 è accostata e con la chiave nella toppa esterna.

Ai primi soccorritori Dalida appare mentre alza da terra il busto di Luigi e lo abbraccia. E’ un flash d’agenzia a diffondere la notizia della morte del cantautore, dando per certa la tesi del suicidio. Il primo inquirente a giungere sul posto è il vicedirigente del commissariato di Sanremo, Arrigo Molinari, il cui nome (detto per inciso), anni dopo, finirà nelle liste della P2.

Il cadavere, stranamente, viene subito trasferito all’obitorio e poi riportato in albergo, dal momento che gli investigatori si sono dimenticati (sembra incredibile!) di “fare effettuare i rilievi fotografici essenziali per la completezza del fascicolo da trasmettere alla Procura”.

Tenco è stato ucciso da un colpo di calibro 22, la stessa pistola che stringe in pugno, ma nella sua stanza viene trovata anche un’altra arma: una Walter Ppk. Salta fuori che la sera prima di morire Tenco aveva vinto al casino circa 6 milioni delle vecchie lire. Nella stanza del Savoy c’era solo un assegno da 100 mila lire di un collaboratore. Suicidio dunque o omicidio?

L’archiviazione, come detto, non ha esitazioni: suicidio.

Prima di morire Luigi Tenco scrive un biglietto che verrà riconosciuto come scrtto da lui da una perizia grafoscopica fatta, però, solo nel 1990, cioè ben 23 anni dopo la sua morte. Nel biglietto è scritto: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Altre stranezze: non si è mai capito quale fosse la posizione esatta del cadavere di Tenco. Ecco ben sette diverse descrizioni: in tre persone videro il corpo senza vita del cantautore “perfettamente parallelo al letto, tra questo e il cassettone, con la testa rivolta verso il fondo”. Per un quarto testimone era “nella stessa posizione, ma con il braccio destro piegato sotto la schiena”. Per un quinto: era “in posizione supina, ai piedi del letto e a questo perpendicolare”. Per un sesto era “seduto in terra e poggiato con il busto alla sponda del letto”. E infine per il dirigente del commissariato, Molinari: “il corpo è in posizione genericamente supina e il report specifica trovarsi in posizione trasversale rispetto all’angolo sinistro inferiore del letto con i piedi rivolti verso la porta d’ingresso”.

E la posizione della pistola? Altro balletto di versioni: per il commissario era “nella mano” (destra o sinistra?). Per un secondo testimone “l’arma era lontana dal corpo, addirittura in fondo alla stanza”. Per un terzo era “in mezzo alle gambe”. Per altri due “sotto il comò”. Per chi ha effettuato i rilievi invece era “tra le gambe”, mentre una foto la evidenzia “sotto le natiche”.

Misteriosa rimane a tutt’oggi l’ora della morte: il medico legale la fa risalire intorno all’1.30. Dalida alle 2.10. Il commissario Molinari, nel fascicolo inviato alla Procura, afferma che il cantautore si era sparato alle 2.30. Ergo, Tenco sarebbe morto in tre orari differenti: 1.30, 2.10 e 2.30.

E poi ancora troppe incertezza investigative: la polizia effettua sul corpo e nella stanza una ricognizione approssimativa. Non viene effettuata alcuna autopsia. Non viene fatto il “guanto di paraffina” sulle mani del cantautore. Sono stati avanzati dubbi sul foro di entrata del proiettile che ha ucciso Tenco. Qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi che in realtà il foro di entrata sarebbe a sinistra. In questo caso, dal momento che Tenco non era mancino, per spararsi alla tempia sinistra, avrebbe dovuto fare una manovra un po’ ardita per un suicida che impugna la pistola con la destra.

Insomma, qualsiasi ragionamento torna al punto di partenza: suicidio o omicidio? Ad essere certo resta solo il mito di un grande artista, dall’esitenza troppo breve.
Luigi Tenco forse non morì nella sua camera. Chi fu a ucciderlo e a portare lì il corpo?



Verità nascoste e oscuri intrighi nel libro di Ferdinando Molteni: probabilmente la morte raggiunse il cantautore lontano dall'hotel Savoy e poi volenterosi “maldestri necrofori” si misero all’opera traslando il suo corpo nella stanza 219. Implausibile, poi, quella pistola automatica senza più caricatore (terminato grottescamente sotto le sue gambe).





Il 27 gennaio del 1967, nella camera 19 dell’Hotel Savoy di Sanremo, viene ritrovato il cadavere di Luigi Tenco. Vicino al corpo senza più vita si staglia il controverso bigliettino: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio tutto questo non perché sono stanco della vita, tutt’altro, ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” (di Orietta Berti ndc) in finale e a una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Poco prima Tenco si era esibito nella diciassettesima edizione del Festival della canzone italiana. “L’anno della resa dei conti tra matusa e giovani” strillavano, guerrafondai, i giornali per le masse. In verità, la sua esibizione non l’aveva vista nessuno: quando Tenco salì sul palco, ultimo in scaletta, trentesimo in gara, il secondo canale Rai aveva staccato da più di un’ora la diretta tv. Sugli apparecchi televisivi degli italiani c’era il monoscopio quando Tenco cominciò a cantare “Ciao amore ciao”. La salmodiò lentamente; la sua compagna di canzone e amante nella vita, la diva francese Dalida, l’aveva intonata poco prima a mo’ di marcetta.


“Ciao amore ciao” venne bocciata dalla giuria, e in modo schiacciante, imprevisto, assurdo. Al suo posto entro in finale un inno “reazionario” come “La rivoluzione” di Gianni Pettenati. Esattamente quel tipo di canzone contro cui il nostro primo cantautore si batteva allo spasimo.
“Chi ha ucciso quel piccolo principe che non credeva nella morte?”. Torna a chiederselo oggi un bel libro, costruito come un processo indiziario, scritto da Ferdinando Molteni ed edito da Giunti. “L’ultimo giorno di Luigi Tenco” il titolo. Troppe cose non tornano in questa pagina squallida della nostra recente storia nazionale. Troppe reticenze, troppe verità negate, troppe acque intorbidate. In tanti mentirono sulle ultime ore dell’autore di “Vedrai vedrai”. Oppure tacquero, come ne “Il porto delle nebbie” di Simenon.

Tenco era un ragazzo profondo e dall’avvenire sicuro. Prima di partire per Sanremo aveva confidato al suo amico Fabrizio De André (uno dei pochissimi colleghi del mondo della canzone che avrebbe preso parte al suo funerale): “Mi parlò della sua angoscia di affrontare la bolgia del festival. Mi disse: non vedo l’ora che tutto finisca per tornare da te e mettere su uno spettacolo insieme”. Ad altri aveva confidato il suo nuovo progetto: un disco di canzoni etniche, popolari, che tracciasse i confini di una sorta di nuovo folk italiano. “Sì, Tenco diceva che a Sanremo non ci voleva andare. Ma in realtà ci voleva andare”.

Troppe ombre in questa vicenda, ed è sempre più arduo credere a un suicidio. Molteni mette in fila domande abrasive, suffragate da fatti veri e notizie certe e verificate. Perché nessuno udì il colpo di pistola al Savoy? Eppure c’era il sold-out di cantanti, impresari, giornalisti. Dove morì veramente Luigi Tenco? E chi premette il grilletto? Fu un incidente, un colpo partito per sbaglio? Trenta giorni dopo, Dalida cercò a sua volta di togliersi la vita, e lasciò scritto: “Tenco è andato avanti, in staffetta, senza volerlo veramente. E io l’ho seguito, volendolo veramente”. Cosa voleva dire questo messaggio tra le righe? Forse che la morte lo raggiunse altrove, e poi volenterosi “maldestri necrofori” si misero all’opera traslando il suo corpo nella stanza 219? Implausibile, poi, quella pistola automatica senza più caricatore (terminato grottescamente sotto le sue gambe).

Altri misteri insondabili, in un interminabile carosello macabro di morti precoci e spesso violente. Lucian Morisse, l’ex potentissimo marito di Dalida, forse legato alla mala marsigliese, finì i suoi giorni sicuramente suicida: si sparò nel 1970, a quarantuno anni. Non riusciva più a sopportare l’abbandono di Dalida, e anche lui (come il rivale d’amore Tenco) usò una Walther Ppk 7,65. E che dire dell’ineffabile commissario di polizia Arrigo Molinari? Fu sempre legato ai francesi, Molinari, che millantò pure una militanza in Gladio e nella congrega anticomunista “Stay Behind”. “Coprendo la messa in scena del cadavere dentro la camera 19 dell’Hotel Savoy, aveva salvato la carriera di Dalida e aveva fatto un piacere, ancora una volta, ai francesi – scrive Ferdinando Molteni -. A Lucien Morisse, prima di tutto”. Lo stesso Molinari non è morto di vecchiaia, ma ucciso a coltellate nel 2005, ufficialmente per una rapina.

Nessuno pensò nemmeno minimamente di interromperlo quel Sanremo del ’67. “The show must go on”, e tutti fecero finta di niente, i moralisti e i sepolcri imbiancati attaccarono i loro predicozzi da strapazzo, la politica e quasi tutta la “classe musicale” esecrarono l’“insano gesto”, che fu nascosto oscenamente sotto il tappeto rosso del salone del Casinò. Ma in verità nulla fu più come prima. La canzone italiana perse ogni sua possibile innocenza, e le ragioni dell’industria si divaricarono per un bel pezzo dalle istanze del cuore e della poesia. Sarà un caso, ma le parole più belle su quella maledetta sera le ha tessute il grande poeta Luigi Gatto: “Luigi Tenco, con la sua morte, non s’è visto nemmeno riconoscere la ragione che l’ha portato a dichiarare il suo amore alla vita nel momento stesso in cui aveva deciso di togliersela. È questo il suo testamento che tutti hanno cercato di dimenticare, nell’addurre a stanchezza, a delusione, a fragilità il suo atto consapevole di amare la vita e di rifiutare una qualunque esistenza, che sia solo l’affronto del lasciarsi vivere, del ridursi a oggetto del potere altrui”.



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domenica 26 luglio 2015

Fukushima: la Situazione Oggi

Fukushima: la situazione oggi

A quattro anni dal disastro dell'11 marzo 2011, 
spieghiamo in dieci punti qual è la situazione oggi a Fukushima.





1. Noccioli fusi. La precisa ubicazione dei diversi noccioli fusi resta sconosciuta a TEPCO come a chiunque altro, ma è accertato che una buona parte si è fusa attraversando i vessel (contenitori d’acciaio a pressione) e scendendo nella parte bassa della struttura di contenimento. L'operazione di raffreddamento del combustibile fuso dovrà continuare ancora per molti anni.

2. Acqua contaminata. L’acqua utilizzata per il raffreddamento rappresenta la maggior parte dell'acqua contaminata immagazzinata nelle circa mille vasche d'acciaio montate sul sito dal 2011 ad oggi. A dicembre 2014, un totale di 320 mila tonnellate di acqua altamente contaminata era immagazzinata nei serbatoi. TEPCO sta utilizzando diverse tecnologie per rimuovere fino a 62 radionuclidi da quest'acqua, ma non l'isotopo radioattivo trizio che non si sa ancora come trattare. L’acqua già trattata ma contenente trizio ammontava lo scorso 8 febbraio a 297 mila tonnellate.

3. Il programma di TEPCO. Inizialmente TEPCO stimava di riuscire a completare il trattamento di tutte le acque altamente contaminate entro la fine di marzo 2015, ma questo piano è stato rivisto a gennaio, quando la società ha annunciato di aver completato "circa il 50 per cento" del lavoro. Un nuovo programma dovrà essere annunciato in questi giorni, con TEPCO che ora prevede di completare il trattamento delle acque entro il prossimo maggio. Allo stesso tempo, circa 300 tonnellate di acqua sono necessarie ogni giorno per raffreddare il nocciolo rimanente e il combustibile fuso nei tre reattori...





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Meduse, arriva la cattivissima Physalia


Meduse, arriva la cattivissima Physalia

Il bagno estivo degli italiani potrebbe essere più “doloroso” del solito. E per una volta non sarà colpa dei rincari, ma delle meduse, che imperverseranno nei mari italiani: a rivelarlo è il mensile Focus. L’allarme potrebbe scattare per la “Physalia”, una medusa proveniente dall’Atlantico che è già stata segnalata quest’anno in Liguria, Corsica e Sardegna. La “Physalia” può essere dannosa per l’uomo e può colpire da lontano con i suoi tentacoli. Altra specie da cui tenersi alla larga è la “Cassiopea”. Arrivata sulle nostre coste, è una medusa urticante ed è riconoscibile: di piccole dimensioni, ha l’ombrello rivolto verso il basso e i tentacoli verso l’alto e resta appoggiata sui fondali. Per sapere dove si trovano le meduse e per conoscerne la pericolosità,,,





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sabato 25 luglio 2015

Lega e Forza Italia Votano la Tassa sull’Aria



La tassa sull’aria condizionata? 

E' Una bufala.

Facciamo chiarezza sulla bufala girata in rete. 
La Lega e Forza Italia protestano, ma hanno votato anche loro la legge

Nessun balzello sulla frescura. La notizia che gira in rete sulla fantomatica tassa da 200 Euro che il governo Renzi vorrebbe e che viene richiesta dall’Europa è l’ennesimo esempio di disinformazione.

Certo, per i siti acchiappa click, fare allarmismo sul caldo in questi giorni è una pesca sin troppo facile. Soprattutto se a cascarci sono alcuni politici come il leader della Lega Matteo Salvini 
che proprio oggi, con un duro post su Facebook,
 ha tuonato contro il premier che “obbedisce a Bruxelles”.

O come il coordinatore regionale di Forza Italia Maria Stella Gelmini che sempre su Facebook si lamenta: “L’Europa dei balzelli e delle tasse ha trasformato in dura realtà quella che sembrava soltanto fantasia: tassare l’aria”.

Per amore della verità è bene precisare che già lo scorso inverno sono state introdotte nuove regole sui condizionatori. Quelli che superano i 12 chilowatt devono essere controllati con una cadenza periodica, sia per sicurezza che per rispettare l’ambiente.

Se la potenza dell’impianto è inferiore non bisogna intervenire. Al contrario, se la potenza è superiore è necessario convocare il tecnico per ottenere il libretto di impianto. La prima revisione costerà 200 euro mentre per quelle successive ci si potrà rivolgere a un tecnico di fiducia. 

Nessuna tassa, quindi ma un controllo necessario 
che non riguarderà gli impianti di condizionamento domestici.

La cosa da sottolineare è che la norma riguarda, infatti, impianti di grossa portata; per quelli installati nelle normali abitazioni non è prevista alcuna tassa, né bollino. 
Le famiglie italiane, dunque, possono stare tranquille.

Giusto per puntualizzare. La tassa non è stata introdotta dal Governo Renzi, ma si tratta di una direttiva della Comunità Europea che impegna gli stati membri a promuovere l’efficienza energetica nel comparto edilizio ed equipara i condizionatori agli impianti di riscaldamento.
 E la Lega e Forza Italia votarono SI'.

SE IL SIG. SALVINI LAVORASSE DI PIU' IN EUROPA
cosa per cui e' Pagato da noi queste leggi le conoscerebbe.
guarda il video esplicativo della figuraccia,,,

Salvini lo Paghiamo dal 1993 il Fannullone





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venerdì 24 luglio 2015

Kepler452b il Pianeta Gemello della Terra



 Nasa: scoperto il pianeta gemello della Terra
Si chiama Kepler 452b e orbita intorno a un proprio Sole. Potrebbe ospitare la vita.

Nell’universo esiste un’altra Terra che orbita intorno a un proprio Sole e non è escluso che lì potrebbe esserci altra vita. La Nasa ha svelato la scoperta spiegando che «gli astronomi sono sul punto di trovare qualcosa che le persone hanno sognato per migliaia di anni».

L’agenzia spaziale statunitense ha svelato i dettagli in una conferenza stampa... CONTINUA A LEGGERE... http://cipiri7.blogspot.it/2015/07/kepler-452b-il-pianeta-gemello-della.html





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