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sabato 31 ottobre 2015

Expo Chiude in Rosso da Record


Expo Chiude in Rosso da Record

Oggi (sabato i tornelli saranno aperti fino alle 17). E come sempre, quando qualcosa sta per finire, è tempo di bilanci. Sui padiglioni si è già detto molto, forse troppo. Belli e interessanti alcuni, molto meno altri: l’handicap più grave di molti Stati è stato quello di parlare poco di alimentazione e fare al contrario troppa propaganda di sé (fino alla vera e propria esaltazione/venerazione di sovrani e capi di governo, come nel caso della Tailandia e del Gabon, giusto per citare i casi più emblematici). Una scelta tanto dissonante da rendere più interessanti i padiglioni all’apparenza più spogli, come quello degli Stati Uniti, che almeno sono rimasti fedeli al tema di Expo, 
“Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Più che del giudizio complessivo della manifestazione, in quest’ultima settimana è però forse opportuno parlare di dati. Piacciano o meno i padiglioni, infatti, a risaltare è stata la difficoltà ad entrarci: tanto che chi, come il sottoscritto, ha avuto la malsana idea di andarci lo scorso sabato ha dovuto sorbirsi code che, di media, s’aggiravano sulle due ore anche per i padiglioni mediocri. Per i più “belli” – Cina, Israele, Germania etc – l’attesa poteva arrivare a tre o quattro ore (caso a parte il Giappone, che dopo essere arrivato a 6-8 ore di coda ha deciso di chiudere gli accessi già in mattinata). Figurarsi che perfino per le banali, ma gettonatissime Belgian fries
 si doveva attendere almeno un’ora e mezza.

I numeri ufficiali degli accessi ci raccontano tutta la difficoltà a gestire un flusso sempre più grande: basti pensare che se a fine agosto si viaggiava sui 110-120mila ingressi , fra settembre e ottobre  si è arrivati a superare stabilmente le 150mila persone. Dati che superano addirittura le già rosee previsioni dell’apertura della manifestazione  che stimavano, nel periodo compreso fra lunedì e venerdì scorsi, una media di 110 mila visitatori. Un flusso tanto grande da risultare a tratti indigesto a una rete infrastrutturale ancora largamente inadeguata. La sera di sabato 24 la circolazione della metropolitana è rimasta sospesa per un guasto e i visitatori di Expo si sono accalcati sulla linea del passante ferroviario che collega Rho Fiera con Garibaldi: l’affollamento era tale che, a un certo punto, gli organizzatori hanno dovuto chiudere le uscite della manifestazione e gli accessi alla biglietteria per evitare ingorghi. Inoltre i lavori della metropolitana M5 sono finiti alla fine di Expo invece che all’inizio come previsto; quelli della M4 stanno appena iniziando, mentre all’inizio della manifestazione avremmo dovuto già poter usare tre stazioni da Linate a Forlanini. Come spesso accade, l’Italia si è trovata impreparata di fronte a un evento di dimensioni epocali.

Un po’ più difficile da capire è se, da un punto di vista prettamente economico, l’evento sia stato conveniente o meno. I dati ufficiali riportati dal sito Open Expo dicono che i lavori per l’intera area sono costati poco meno di 620 milioni di euro, ma considerando anche le opere infrastrutturali connesse (che però rimangono utilizzabili anche oltre il termine della manifestazione) l’impegno complessivo da parte del governo e degli altri enti pubblici si aggira attorno ai 2,3 miliardi di euro. Di questi soldi, quanto si è riusciti a recuperare coi biglietti? Expo ha comunicato che le cifre definitive degli incassi saranno oggetto di un comunicato stampa diramato al termine della manifestazione, ma in una conferenza stampa del 2 aprile scorso l’amministratore delegato Giuseppe Sala dichiarava che «per il pareggio di bilancio occorre vendere 24 milioni di biglietti» . Una cifra difficile da raggiungere visto che, ad oggi, siamo più o meno a 21 milioni di accessi cui va 
tolto circa un 10% di accrediti, pari a 2 milioni.

Diciannove milioni di biglietti per una media di 20 euro (si consideri che molti sono accessi serali a 5 euro e che molte università/associazioni hanno ricevuto biglietti scontati) fanno meno di 400 milioni, una cifra ben lontana dal costo dei lavori e, a maggior ragione, dagli investimenti pubblici complessivi. Se si considerano anche gli investimenti internazionali (che sono però a carico dei singoli Stati) si arriva a una cifra monstre di 14 miliardi che, stando a uno studio dell’economista bocconiano Roberto Perotti, supera di gran lunga i benefici complessivi ottenuti .

La domanda vera che dobbiamo porci oggi, a tre giorni dalla chiusura, è però un’altra: cosa ne sarà di Expo dopo Expo? Per il momento il progetto più concreto è quello di trasformare l’area in un campus dell’università degli Studi di Milano, affiancata da un centro destinato ai servizi pubblici, un centro di ricerca agroalimentare e un polo tecnologico. Un progetto decisamente costoso, per cui servirebbe circa un miliardo di euro. Per questo l’11 ottobre scorso il governo ha ufficializzato la volontà di entrare a far parte della società Arexpo, in modo da ricapitalizzarla e studiare il progetto insieme a Cassa Depositi e Prestiti, ma ad oggi non si è ancora intrapreso alcun passo formale in questa direzione. Un vero peccato perché sarebbe opportuno decidere in fretta.

Sì perché il contratto stipulato con i Paesi membri prevede che, al termine della manifestazione, essi si occupino di smantellare i padiglioni a proprie spese per lasciare l’area sgombra. Eppure lo statuto di Expo prevede che i padiglioni possano essere ceduti dietro uno specifico accordo, con vantaggio reciproco: il Paese che l’ha realizzato eviterebbe i costi per smantellarlo, mentre Arexpo risparmierebbe sulla costruzione delle strutture. Peccato che per gli accordi ci voglia tempo e, allo stato attuale, sembra difficile che il governo riesca a chiuderli in tempo. Se ciò non avverrà il futuro di Expo rischierebbe di essere all’insegna dello spreco. Forse ancor più del passato. 

Terreni agricoli pagati 7 volte il loro valore di mercato; 
Subappalti mafiosi – presunti per ora – e commissariamenti di imprese;
Arresti a non finire, da Gianstefano Frigerio e Primo Greganti ai vertici di Infrastrutture Lombarde;
Interessi di cosche calabresi;
Ritardi causati dall’infingardia dei politici recuperati ricoprendo di denaro pubblico le imprese, per pagare turni notturni e straordinari;
Affidamento dell’intera ristorazione a Eataly: ottomila metri quadrati, 20 ristoranti e circa 2,2 milioni di pasti da distribuire, senza gara e a condizioni da amico 
(ben il 95% dei ricavi restano a Farinetti);
Consulenti di comunicazione che fatturano poche centinaia di migliaia di euro che si aggiudicano appalti per decine di milioni
Donazioni perlomeno singolari da parte di Expo, come gli 80 mila euro concessi all’associazione ecclesiale“Rinnovamento nello Spirito Santo” per la manifestazione “10 piazze per 10 comandamenti“, dall’evidente legame con il tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta”.
Almeno 1.000 ettari di terreni agricoli cementificati per sempre: 
una vera cattedrale nel deserto di cui nessuno sa cosa fare

La scarsa trasparenza dell’organizzazione Expo: il bilancio consuntivo 2014 non è consultabile online (“file corrotto”, ovviamente il formato è incompatibile con quello di un normale PC) e quello previsionale 2015 non è pubblicato, anche se si parla di soldi nostri.



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venerdì 30 ottobre 2015

Pd fa cadere Marino brucio la tessera del Partito



Se il Pd fa cadere Marino brucio la tessera in piazza

Io in questo momento ho la tessera tagliata sul tavolo. Perché non voglio più essere di questo partito. 
Per il partito che fa queste cose. Che vuole evitare di andare in consiglio comunale, che sarebbe stata 
l’unica mossa democratica, ed eventualmente chiedere la sfiducia.

Conosco Renzo Rossellini fin dal No B Day del 2009, quando lo coinvolsi nell’appello promotore. Lui firmò e partecipò convintamente. Poi siamo rimasti in amicizia. Ogni tanto ci sentiamo al telefono, anche adesso che ha deciso di lasciare il cinema. È iscritto al PD ma si è sempre sentito un “Viola” come mi ha ribadito anche ieri  durante la telefonata 
con la quale gli chiedevo una intervista in esclusiva per il 
Post Viola su Marino e l’atteggiamento del suo PD. Intervista che riporto fedelmente:
Ciao Renzo, e adesso che Marino ha ritirato le sue dimissioni come la mettiamo?
La prima cosa che mi viene in mente è che il PD ha fatto una mossa antidemocratica 
e non è la prima. 

E’ il partito che ha levato l’articolo 18, è il partito di sinistra che si è messo contro i lavoratori…
Ma tu sei iscritto al PD, giusto?
Io in questo momento ho la tessera tagliata sul tavolo.
E come mai?
Perché non voglio più essere di questo partito. Per il partito che fa queste cose. Che vuole evitare di 
andare in consiglio comunale, che sarebbe stata l’unica mossa democratica, ed eventualmente 
chiedere la sfiducia. Orfini sa benissimo che non ha i numeri per la sfiducia e che dovrebbe chiedere i voti alla Meloni e al Cinque Stelle, per evitarlo si è inventato questa cosa di far dimettere tutti i 
consiglieri comunali così che non ci sia il numero legale e bisognerà andare alle elezioni.
Ma comunque lo dovrà fare lo stesso in compagnia di coloro che vorrebbe evitare, 
ma in maniera antidemocratica.
Ma tu sei pro o contro Marino?
Io sono pro Marino.
E per quale motivo?
Perché è stato eletto democraticamente. Poi, quando si è scoperchiata Mafia Capitale e per levare dalle prime pagine dei giornali e dalle prime notizie dei TG il coinvolgimento 
del partito nella cupola mafiosa, 

si sono inventati gli scontrini ed è cominciato un linciaggio contro un uomo che in realtà è una vittima. E siccome tra prepotenti e vittime io mi sono sempre schierato con quest’ultime. Mi sembra che sia chiaro con chi schierarsi in questo momento.
Però secondo alcuni Marino ci ha messo anche del suo. Magari problemi caratteriali.
Io non riesco a capire che cosa abbia fatto. È un uomo del PD, votato dal PD e che si trova contro il suo partito, ricordo quando Renzi disse “Deve dimostrare di sapere fare il Sindaco”.
Ma adesso che si fa?
Io spero che tutti gli iscritti del PD, se questo obbliga i suoi consiglieri a dimettersi, scendano in piazza a bruciare le loro tessere.
Ma adesso che la tua tessera è tagliata tu che farai?
E beh porterò i pezzi tagliati.
Ma secondo te sarete molti iscritti a fare questa cosa?
Io spero di sì, cominciando da gli uomini e le donne di cultura e di sinistra che in questi mesi si sono 
spesi dicendo la loro. Serve una rivolta civica contro questo atto antidemocratico. Se non si permette di votare in consiglio comunale l’eventuale sfiducia a Marino sarebbe come fare cadere un governo democraticamente eletto senza un voto di sfiducia.
Una specie di Aventino…
Sì e sappiamo bene che storicamente l’Aventino non ha mai portato fortuna.
Stamattina ho risentito Renzo per avere l’ok sull’intervista che gli avevo mandato. Per tutta risposta ho ricevuto la foto della tessera tagliata, la n. 1220 della gloriosa sezione Enrico Berlinguer. Segno che la sua una non era una metafora, e che tanti, come lui, non se lo faranno ripetere due volte se il PD andrà avanti per la sua strada.

NON CAPISCO PERCHE'  LA SFIDUCIA A MARINO CHE E' STATO ELETTO DAL 68%
DEI CITTADINI ROMANI , PER ANDARE ALLE ELEZIONI E SPERANO DI VINCERE CON CHI ? E CON CHE FACCIA DI ...

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Calcio e Jet Privati Fininvest da Evasione Fiscale



Evasione fiscale: dal calcio ai jet privati, le vie dei soldi neri
Proseguono le indagini sulla centrale svizzera Tax & Finance. La Guardia di Finanza ha perquisito 16 società italiane: nel mirino anche la flotta aerea Fininvest e la holding del presidente dell’Auditel Giulio Malgara. Ed emergono agganci pure con il mondo dello sport

L'inchiesta sulla Tax & Finance, la presunta centrale svizzera dell'evasione fiscale che nasconde anche i segreti del calcio italiano, coinvolge il gruppo Fininvest. Ad aprire la lista delle società bersaglio di nuove perquisizioni disposte dalla procura di Milano, infatti, è la Alba servizi aerotrasporti: l'azienda, controllata interamente dalla Fininvest, che gestisce la flotta di jet privati a disposizione di Silvio Berlusconi e dei suoi familiari e top manager.

In carcere Andrea Baroni, uno dei fondatori e dirigenti della Tax & Finance, accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di fondi neri per ricchi evasori italiani. Baroni ha lavorato per anni nella sede di Lugano della T&F al fianco di Gerardo Segat, non indagato, noto come l'advisor di mister Bee Thaechaubol nella trattativa per acquistare il 48 per cento 
del Milan al prezzo di 480 milioni di euro.

MA CHE TRUFFA E' SE LA JUVENTUS VALE 300 MILIONI
COME FA IL MILAN A COSTARE IL 48% 480 MILIONI ???
TUTTO IL MILAN COSTA 1 MILIARDO ???
MA CHE CONTI FANNO ???

Baroni è finito in manette con l'accusa di aver aiutato clienti italiani a evadere le tasse attraverso strutture offshore architettate dalla T&F per nascondere soldi all'estero. Negli atti dell'arresto i magistrati citavano solo gli otto casi più vistosi. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha perquisito un secondo plotone di 16 società italiane, che secondo gli elementi raccolti dall'accusa avrebbero spostato soldi all'estero tramite la T&F, trattando proprio con Baroni. Ora le aziende potranno provare di aver fatto regolari operazioni all'estero, evidenziate nei bilanci e dichiarate al fisco. 
In caso contrario, saranno guai.

L'articolo de “l'Espresso” pubblica la lista completa delle aziende perquisite nell'inchiesta sulla Tax & Finance. Oltre alla società che gestisce gli aerei Fininvest, nell'elenco spicca la Malgara Chiari & Forti. Si tratta della capogruppo, con sede a Verona, delle aziende alimentari controllate dall'imprenditore Giulio Malgara, che è anche il presidente dell'Auditel, l'organismo che certifica gli ascolti televisivi (un'attività sospesa temporaneamente nei giorni scorsi).

Dall'istruttoria su Baroni sono nati anche i tronconi d'inchiesta sulla Infront, la società privata scelta come advisor dall'attuale vertice della Lega calcio. La procura indaga su presunti finanziamenti clandestini della Infront al Genoa di Enrico Preziosi (15 milioni all'estero), al Bari di Gianluca Paparesta (mezzo milione con una sponsorizzazione ritenuta fittizia) e ad altre squadre che avevano bilanci a rischio di esclusione dal campionato. Un'altra indagine, collegata, ipotizza presunte manovre per aggiustare i bandi di gara, favorire Mediaset e danneggiare concorrenti come Sky nell'asta da 945 milioni di euro per i diritti televisivi della serie A e B.

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martedì 27 ottobre 2015

Alessandra Mussolini voleva Castrare il Marito



Quando la Mussolini diceva: «Castriamo i pedofili»
Alessandra Mussolini, il marito patteggia
( patteggiamento e' riconoscimento del reato ) 
per prostituzione minorile

Mauro Floriani ha concordato con la procura della Repubblica la pena di 1 anno di reclusione e una multa di 1800 euro. L'ex capitano della Guardia di Finanza prima aveva negato il suo coinvolgimento, poi aveva ammesso gli incontri con le minorenni sostenendo di non conoscere la loro vera età

Ha patteggiato un anno di reclusione e una multa di 1800 euro per prostituzione minorile Mauro Floriani, il marito di Alessandra Mussolini, coinvolto nell’inchiesta su un giro di prostituzione minorile a Roma nel quartiere Parioli. La condanna è stata pronunciata dal gup Riccardo Amoroso, che ha accolto la richiesta di patteggiamento che Floriani aveva concordato con la procura della Repubblica a conclusione delle indagini sui clienti delle ragazze.

L’uomo, un ex capitano della Guardia di finanza, nel marzo 2014 si era presentato spontaneamente dai magistrati: tra i numeri intercettati per ricostruire i movimenti delle minorenni c’era anche il suo. Floriani aveva negato di aver avuto rapporti con le ragazzine, ma la Procura aveva definito le prove “incontrovertibili”. Floriani aveva poi ammesso gli incontri sessuali con le baby squillo, sostenendo però di non essere a conoscenza della loro età reale: “Sono entrato in contatto con una di loro attraverso il sito d'incontri. Ho preso il numero e ho chiamato. È successo un paio di volte, ma sul sito c’era scritto che avevano 19 anni, e io mi sono fidato: ho sempre pensato che fossero maggiorenni“.

L’inchiesta, resa nota alla fine del 2013, ha portato alla scoperta di due ragazzine di un liceo romano che si prostituivano in un appartamento del quartiere Parioli: erano state adescate su un sito di incontri e convinte a vendersi. Tra gli arrestati anche la madre di una delle adolescenti che, oltre a essere a conoscenza di quanto accadeva, prendeva anche una percentuale sugli incassi.

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Valentino Rossi e il Casco di Marquez sulla Coscia



Un gruppo di piloti supporta Valentino Rossi 
cercando di convincerlo di presentarsi alla gara di Valencia

Sui social tutti i fan della Moto Gp e di Valentino Rossi non stanno facendo altro che chiedere agli altri piloti, soprattutto a quelli italiani come Andrea Iannone, di far passare avanti Valentino Rossi nella gara di Valencia. Una richiesta bizzarra ma che non va presa sotto gamba ormai che ogni regola etica e morale sembra essere andata in frantumi dopo l’episodio di ieri, anche perché come Marc Marquez sta palesemente cercando di ostacolare Valentino Rossi per avvantaggiare Jorge Lorenzo, così anche gli altri piloti potrebbero fare il suo stesso gioco (al contrario) per favorire il pilota di Tavullia. Il giornalista Riccardo Cucchi ha dichiarato pochi minuti fa in diretta alla Radio  durante il programma “Italia sotto inchiesta” di Emanuela Falcetti, che un gruppo di piloti ha già riferito a Valentino di andare a Valencia dove lo faranno passare subito davanti 
per giocarsi la sfida con Lorenzo.

LO SPORT E' INVASO DA SCORRETTEZZE
COME ORMAI SONO PRATICHE DI VITA QUOTIDIANA
IL CALCIO con Partite Truccate e Vendute dagli stessi Calciatori 
IL MOTOCICLISMO con ginocchiate e colpi di Casco in Pista ed in piena curva
una mossa tra Valentino Rossi ( evasore fiscale in Italia ) e Marc Marquez
che andava punita con una multa per scorrettezza alla guida ad entrambi.
Cartellino Giallo e/o Espulsione.


Intervista ad Alex Zanardi  

DOMANDA. Cosa è successo a Sepang, dal suo punto di vista?
RISPOSTA. Credo non ci sia moltissimo da dire, lo hanno già fatto Marquez e Rossi, no?
D. Sì, tant'è vero che si sono subito create due opposte fazioni: pro e contro Valentino.
R. In questi casi è normale che sia così, ed è facilissimo passare come fanatico dell'una o dell'altra fazione. Io però vorrei sottrarmi a questo gioco e fare un discorso più complesso, guardando anche alle premesse di quanto accaduto a Sepang.
D. Quali sono queste premesse?
R. Sono così tante da superare in larga misura il possibile commento. Dire «Marquez ha sbagliato», oppure «Valentino ha sbagliato», oppure ancora «Valentino è stato provocato», non serve a nulla. Ci sono una serie di fatti che sono accaduti e che vanno commentati, perché è vero che quello che Marquez ha fatto in pista non è sanzionabile, non ha infranto nessun tipo di regolamento. Valentino però si difende, affermando che si è verificata una situazione che lui aveva in qualche modo già previsto, addirittura annunciato in conferenza stampa. Un clima un po' strano nei suoi confronti, già dopo la gara in Australia.
D. Lei non crede al complotto spagnolo?
R. Dico un'altra cosa. Valentino ha 36 anni ed è un grande campione, indipendentemente se vincerà oppure no questo Motomondiale. È un grande campione che merita il rispetto di tutti noi, perché ha fatto delle cose che pochi sono in grado di ripetere a livello sportivo. E le ha fatte in particolare nel corso dell'ultima stagione, che secondo me è stata stupenda. Viviamo in un mondo in cui davvero, come diceva Nelson Mandela, c'è grande bisogno di ispirazione. E la stagione di Valentino è stata bellissima.
D. Perché?
R. Perché un pilota teoricamente finito, in un frangente che avrebbe steso tanti altri grandi campioni dello sport, ha saputo risorgere, rimettere assieme i pezzi e dimostrare che tutto quello che aveva fatto in precedenza nel corso della sua carriera non era stato casuale.
D. Si riferisce al periodo in cui ha corso con la Ducati?
R. Quando Valentino è andato via dalla Ducati, dal punto di vista sportivo, era completamente a terra. Eppure eccolo qua, a 36 anni, che si gioca di nuovo un mondiale. È una cosa meravigliosa, ed è un peccato che oggi ci si ritrovi a parlare di un episodio che rischia di mettere in ombra tutto il resto. Dal mio punto di vista di appassionato di sport, è una cosa molto triste.
D. Pensa che Rossi abbia sbagliato a gestire la situazione?
R.Valentino avrebbe dovuto essere più consapevole che un clima del genere si sarebbe potuto venire a creare. O perlomeno, chi gli sta attorno, chi gli vuole bene e lo consiglia, avrebbe dovuto aiutarlo a non cadere in un tranello simile. Perché sai, alla sua età, gli puoi perdonare il fatto che con la gomma nuova in qualifica non riesca a piegare sfregando con le orecchie per terra, come fanno i suoi avversari ragazzini. Anche se perde qualche decimo glielo perdoni, pensando che comunque in gara è un cagnaccio e verrà fuori lo stesso. Ma nessuno giustamente gli perdona il fatto che abbia reagito alla provocazione di un pilota che ha appena compiuto 20 anni.
D. Il grande campione dev'essere capace di resistere a queste tentazioni?
R. Sono situazioni difficilissime. Tutti quanti noi, non solo i piloti in gara, anche per strada, siamo portati a reagire alle provocazioni. La storia del mondo è fatta purtroppo di risposte sbagliate alle provocazioni. Risposte che hanno avuto conseguenze ben più gravi del duello sportivo cui abbiamo assistito in Malesia, causate da una natura debole insita in tutti gli esseri umani.
D. Anche nei campioni?
R. Se uno in una situazione come quella vissuta da Valentino riuscisse addirittura a controllarsi, o comunque a concentrarsi sul miglior risultato possibile da portare a casa, sarebbe da santificare. Perché non solo sarebbe un fenomeno in pista, ma riuscirebbe anche a reagire in un modo che il 99,9% delle persone non saprebbe sostenere.
D. Ricorda duelli simili a quello tra Rossi a Marquez, nella storia dei motori?
R. Ricordo la reazione di Damon Hill alle scorrettezze di Michael Schumacher. Però poi, se andiamo a guardare i titoli mondiali vinti, scopriamo che Damon Hill ne ha vinto solo uno, mentre Schumacher ne ha vinti sette. E allora viene da chiedersi se per essere un grande, grande, grande campione, un pilota debba riuscire a essere talmente egoista da calcolare sempre e soltanto il suo interesse, spietatamente.
D. Nel caso di Valentino è così?
R. Qui la realtà è un'altra. Anche volendo considerare esclusivamente l'interesse di Valentino, è accaduto qualcosa che lo ha leso in maniera innegabile. Tant'è che ora è chiamato a un compito difficilissimo, se non addirittura impossibile: cercare di difendere un mondiale partendo dall'ultima fila. E non è più il Motomondiale di qualche anno fa, ora c'è gente che va davvero forte.
D. Ma Rossi deve correre a Valencia? Lui ha detto che ci sta pensando...
R. Posso dirti da appassionato di sport, e da uomo che adora le belle storie, che cosa vorrei vedere.
D. Ecco, cosa vorrebbe vedere?
R. Vorrei vedere Valentino che va in pista e onora la sua stagione con la miglior gara possibile. Che senza neanche bisogno di dirlo, mostra di aver compreso l'ennesima lezione di vita e di averne fatto tesoro. Vorrei vedere un Valentino che va a Valencia e fa tutto il possibile per far riemergere la sua bellissima annata, perché sono profondamente convinto che tutti i piloti che corrono al Motomondiale siano lontani dall'aver dimostrato quello che Valentino invece ha dimostrato. Si può essere pro o contro di lui, può risultare simpatico o antipatico, ma la sua stagione è stata meravigliosa.
D. Quanto 'pesa' la sua notorietà per l'ego degli altri piloti?
R. Intanto c'è da dire che i suoi avversari - chi a turno ha provato a batterlo, visto che Valentino è sempre là davanti - si sono visti spesso pestare i piedi. Quindi, un po' per questo, un po' perché tutti vorrebbero essere protagonisti del titolo d'apertura delle cronache del MotoGp (mentre lui fa notizia anche quando perde), è logico che ci sia un pizzico di gelosia, non solo sportiva. Per contro, quando capita che Valentino faccia qualcosa per cui diventa attaccabile, nessuno perde l'occasione di farlo.
D. Del comportamento di Lorenzo cosa ne pensa?
R. Lorenzo è un grandissimo campione, è un ragazzo che riscuote meno simpatia di quanto non meriti. Normalmente è molto lucido, molto posato nei suoi commenti. In questo caso, a mio avviso, ne sarebbe uscito meglio se allargando le braccia con un bel sorriso avesse detto: «Chiaramente ho una mia opinione, ma ho anche un interesse diretto in quello che accadrà da qui a Valencia. Quindi, non fatele a me queste domande. Qualsiasi cosa io dica, come farei ad essere creduto?». Se avesse fatto un discorso del genere io, da uomo della strada che guardo la gara, avrei detto: «Però è un figo! Se il Motomondiale lo vince lui, magari non mi arrabbio. Ha vinto uno che è un figo lo stesso». Certo, il tifoso di Valentino Rossi avrebbe preferito un epilogo diverso. Ma avrebbe anche potuto prenderla così.
D. Lorenzo, invece, ha detto che Valentino approfitta della sua notorietà, facendosene quasi uno scudo...
R. Valentino da solo è diventato il catalizzatore di un interesse che la MotoGp, il Motomondiale in generale, senza di lui non avrebbe mai avuto. Chiaramente non si può dire a un ragazzo come Lorenzo, che ha poco più di 25 anni e guadagna milioni per correre ogni anno, di comprendere che la popolarità di cui gode il suo sport, e che indirettamente gli paga lo stipendio, è dovuta in larga misura a personaggi come Valentino. Questa non è una scusante per quanto accaduto in Malesia, sia chiaro. Ma è un fatto oggettivo.
D. Senza Valentino Rossi la MotoGp non avrebbe lo stesso appeal?
R. Valentino è l'ultimo dei grandi eroi dello sport. Con l'interesse che è riuscito a calamitare sulla MotoGp, da solo, paga metà dello stipendio a tutti gli altri, non so se è chiaro. Altrimenti io e te, in questo momento, non saremmo qui a fare questa conversazione. Ribadisco: non si tratta affatto di una scusante, ma l'essere umano è vulnerabile e imperfetto per natura. In questa circostanza, mi sembra che tanti ragazzi che dovrebbero mordersi la lingua si siano sentiti invece non solo autorizzati, ma addirittura in dovere di esprimere un'opinione solo per andargli addosso.
D. E Valentino si è arrabbiato ancora di più.
R. Si chiude dentro se stesso, pensa che tutti ce l'abbiano con lui, dichiara che gli spagnoli vogliono farlo perdere e minaccia di non disputare l'ultima gara. Il tutto produce notizie esplosive per una settimana, ma a lungo andare rischia di generare danni irreparabili per Valentino, che dovrà comunque affrontare l'ultima gara in una situazione che non è quella che si augurava. E mi domando anche come affronterà il prossimo mondiale.
D. È obbligato a vincere, per non rischiare di chiudere con un brutto ricordo la sua carriera?
R. Nello sport, così come nella vita, si può fare anche qualcosa di più che vincere. Si può dimostrare al mondo che quello che ami è provarci, fare un tentativo. In un mondo perfetto, Valentino dovrebbe andare a Valencia col sorriso sulle labbra e dare il massimo.
D. Più facile a dirsi che a farsi...
R. Al suo posto io sono sicuro che non ne sarei capace. E se sentissi un Zanardi che commenta così, risponderei: «Ma che diavolo stai dicendo, tu non sai questo, questo e quest'altro». Dall'esterno è facilissimo parlare, per chi è coinvolto direttamente molto meno. Ma se Valentino seguisse il mio consiglio, tutti gli appassionati di moto si focalizzerebbero di nuovo sulle cose bellissime che ha fatto. Non solo e non tanto nel corso di un'intera carriera, ma ancora di più durante quest'ultima fantastica stagione, che resta meravigliosa, da incorniciare.
D. Ma a lei è mai capitato di vivere momenti simili?
R. Mi sono ritrovato in passato in situazioni simili. Scendendo dalla macchina, sarei andato a prendere per il collo l'avversario di turno. Magari però avevo al mio fianco qualcuno non solo saggio e intelligente, ma qualcuno che, avendo visto tutta la scena da fuori e avendo avuto il tempo per ragionarci sopra, riusciva a fermarmi e mi diceva: «Guarda che è andata così». Pensandoci sopra anch'io, ritrovavo la lucidità necessaria per agire nel modo più corretto possibile.
D. Insomma, sono cose da mettere in conto, quando si arriva così in alto?
R. Sono cose che succedono ovunque, anche agli angoli della strada. Rossi e Marquez, per fortuna, non avevano due pistole in mano, ma solo due moto. Ed entrambi le hanno usate non esattamente per lo scopo per cui sono state concepite. Io sono un grande fan di Valentino e sinceramente la cosa che più mi dispiace è che parliamo di questo oggi e non della sua grande stagione. Non vorrei che venisse dimenticata. Purtroppo, fatti come questo si trasformano spesso nel modo migliore perché si verifichi quello che più temo. A Sepang si sarebbe infuriato chiunque. Adesso, ritrovare la serenità e la lucidità per correre un ultimo gran premio alla Valentino Rossi è ancora più difficile. D'altra parte, però, è questa la ragione per cui in moto c'è lui, mentre io e te stiamo qui a fare quattro chiacchiere. Se fosse facile, andremmo io e te a correre.

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Lega Nord e Casa Pound un Filo Nero con la Russia



Lega e Casapound, il filo nero che li lega al Cremlino
Prende corpo il flirt fra il Carroccio e i “fascisti del  terzo millennio”. A cui Matteo Salvini sembra aver voluto affidare la gestione routinaria dei rapporti con la Russia. 
E la nuova faccia dell’estrema destra italiana piace a Mosca.

Abbandonata “la diplomazia del lettone” di berlusconiana memoria, la destra riscopertasi a trazione leghista,  sembra aver appaltato a Casa Pound il compito di tessere i legami con il Cremlino. 
Anche grazie a pontieri come Fabrizio Fratus, esponente storico della destra milanese e pioniere nell’operazione di cooptazione di intere fette della galassia nera nella Lega, il flirt fra il Carroccio e i “fascisti del  terzo millennio” è ormai divenuto qualcosa di decisamente più serio. E a loro Matteo Salvini sembra aver voluto affidare la gestione routinaria di quei rapporti  con la Russia che oggi - complice forse anche l’operazione di restyling  che ha spedito in soffitta celtiche e braccia tese-  sembrano essere diventati  più istituzionali. La nuova faccia dell’estrema destra italiana piace  Mosca,  se è vero che sarà Rossotrudnichestvo  - ente di quel ministero degli Esteri russo, da almeno un decennio feudo incontrastato del fedelissimo di Vladimir Putin, Sergej Lavrov – a benedire la conferenza “Italiani in Crimea” prevista per venerdì 23 ottobre al Centro russo di scienza e cultura di Roma.

E LAVROV CHE DICE?
Astuto e inflessibile volto della Russia al burrascoso tavolo delle trattative con Europa e Stati Uniti, Lavrov è sempre stato ben attento a non mettere in piazza simpatizzanti impresentabili. Eppure è stato proprio l’Ente controllato dal suo ministero a schierare fra gli oratori non solo la figlia del direttore, Irina Osipova, studentessa moscovita leader dell’associazione italo-russa Rim, che sta collaborando al lancio di Sovranità, nuova costola di Casa Pound, ma anche vecchi e nuovi nomi della galassia nera, come Luca Bertoni e Andrea Bonazza. Voce e anima di «Lombardia-Russia» e «Lombardia-Crimea» - organizzazioni di fronte cui la Lega nazional popolare di Salvini sta cercando di radicarsi su tutto il territorio della penisola – Bertoni è ormai un nome abbastanza noto negli ambienti della destra russa, dei quali più volte è stato gradito ospite. Ancor più di lui, sembra apprezzato Andrea Bonazza, consigliere comunale di Casa Pound a Bolzano e volto della onlus Solidarieté Identité,  divenuto noto  per le sue dichiarazioni di amore 
e stima nei confronti di Hitler e Mussolini.

GLI SCIVOLONI DI BONAZZA
Non più tardi di qualche mese fa, Bonazza – appena eletto consigliere comunale – si è guadagnato un’interrogazione parlamentare e una denuncia per apologia del fascismo,  per aver sostenuto che «ci sono leggi e strutture del fascismo che funzionano sicuramente meglio delle castronerie fatte oggi. Se ci fosse Mussolini in Italia le cose andrebbero assolutamente molto meglio e alla grande».  Contrariamente alla Cassazione che lo ha condannato a due mesi per aver fatto il saluto romano, il pm della procura di Bolzano non sembra aver ravvisato un reato nelle parole del consigliere comunale di Cpi e il 29 settembre scorso ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Da parte sua Bonazza non si è mai mostrato preoccupato, così come ha respinto al mittente le obiezioni su Popoli, l’associazione “solidarista” con cui la sua Solidarité Identités lavora in Birmania orientale a sostegno dei Karen, minoranza etnica dal 1948 in lotta armata per l'indipendenza.

BIRMANIA ARMATA
Per la Procura di Verona, il fondatore di Popoli Franco Nerozzi ai Karen non si limitava a fornire medicine. Arrestato per terrorismo internazionale perché accusato di aver utilizzato la Birmania come campo di addestramento di un gruppo di volontari reclutati per realizzare un golpe alle isole Comore, Nerozzi – pur proclamandosi vittima di un equivoco – ha patteggiato un anno e dieci mesi ed è tornato in Birmania. Dove continua a lavorare in tandem con Casa Pound. L’ultima “missione”  - informa il sito Sol.id – si è conclusa qualche giorno fa. E’ probabile che Bonazza, oratore di punta al convegno di Rossotrudnichestvo, non si intrattenga più di tanto sul punto, ma il silenzio sull’argomento potrebbe non riuscire a rendere più presentabile il personaggio, finito al centro delle cronache bolzanine anche per diversi episodi di violenza.

FASCISTI A PIETROGRADO
Ma Bonazza non è certo l’unico personaggio ingombrante che la Russia si ritrovi fra i suoi sostenitori. Il gran lavorio internazionale dell'ideologo del neo-eurasismo russo Aleksandr Dugin ha dato i suoi frutti e adesso sono in tanti i simpatizzanti più o meno dichiarati della destra fascista o nazista a guardare con ammirazione allo “zar” Putin. Nel marzo scorso, ospiti del primo “Forum conservatore russo internazionale”, organizzato dal partito nazionalista Rodina, guidato dal vicepremier Dmitriy Rogozin e fondato da Aleksey Zhuravlev, noto deputato del partito “presidenziale” Russia Unita, si sono presentati a San Pietroburgo l’europarlamentare neonazista Udo Voigt, l’ex leader del partito anti-immigrazione British National Party, Nick Griffin, due europarlamentari del partito neonazista greco Alba Dorata, Elefterios Sinadinos e Georgios Epitidios, più lo svedese Stefan Jacobsen, del neonazista Partito degli Svedesi e il leader del partito razzista di estrema destra bulgaro Ataka. Non sono mancati gli italiani.

AMBASCIATORI MA NON TROPPO
Per Forza Nuova, si è presentato all’appuntamento Roberto Fiore, mentre «la Lega Nord ha declinato il nostro invito - ha detto il vice-capo del comitato organizzatore del Forum Yuri Liubomirski-  perché  i suoi rappresentanti erano impegnati in Italia”, ma c’era Luca Bertoni per l’associazione Lombardia-Russia. La sua partecipazione al forum però si è trasformato in un piccolo giallo politico. Dopo una dura imbeccata di Luca Savoini, fondatore di Lombardia – Russia e storica firma della Padania, Bertoni ha affermato di aver partecipato solo a titolo personale. Peccato però che il suo nome campeggiasse fra gli oratori. Magari quella fra Carroccio e estrema destra è una coppia di fatto, ma per l’ufficialità del matrimonio bisognerà attendere ancora un po’.


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giovedì 22 ottobre 2015

Canone Rai: Segnale Criptato a chi Non Paga


Mentre si discute sul modo in cui aggirare l'evasione del Canone Rai arriva la proposta alternativa


Discussione aperta dopo il consiglio dei ministri che ha licenziato, nell’ambito della legge di Stabilità 2016, l’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica, con tanto di rateizzazione bimestrale e relative sanzioni per gli evasori. Proprio la lotta all’evasione del canone è la chiave con cui il governo ha messo in campo questa discussa riforma, che non ha mancato di sollevare polemiche politiche ma anche e soprattutto tecniche, vista la separazione fra imposta e fruizione del servizio. Così, mentre la Camera dei deputati esamina il disegno di legge di riforma della Rai, è Pierluigi Sabbatini, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, a lanciare una proposta nel merito.

PROGRAMMI CRIPTATI – Sabbatini è intervenuto nella discussione con un post su Lavoce.info, con una premessa chiara: “Il governo vuole far pagare il canone tv con la bolletta dell’elettricità. 
Ma è una soluzione che separa imposta e fruizione del servizio. Per risolvere il problema dell’evasione basterebbe invece criptare le trasmissioni Rai. E si potrebbero così abolire anche i tetti pubblicitari.” Nel dettaglio si tratterebbe di riconferire “al canone Tv la natura di imposta associata all’effettiva fruizione del servizio”. Come? Utilizzando la tecnologia digitale 
e rendendo il servizio televisivo “escludibile”.
Dopo un lungo excursus sulla storia del canone per il servizio pubblico televisivo, dal regio decreto del 1938 che lo istituiva ai cambiamenti che hanno riguardato il mezzo televisivo e la sua fruizione nei decenni, Sabbatini porta la sua proposta, ossia “tornare alla filosofia dell’originario regio decreto, riconferendo al canone Tv la natura di imposta associata all’effettiva fruizione del servizio. Peraltro, l’evoluzione tecnologica rende questa soluzione ben più facilmente perseguibile. La Rai trasmette con tecnologia digitale e pertanto il servizio televisivo è ora ‘escludibile’. La soluzione al problema dell’evasione del canone televisivo è dunque a portata di mano: crittare le trasmissioni Rai e fornire la card Rai a coloro che pagano il canone. Questa soluzione obbligherà chi vuole fruire del servizio a pagarlo e, nel contempo, consentirà a chi non se ne vuole servire di evitarne il pagamento”.

Mi sembra una ottima soluzione con il segnale digitale 
( decoder ) è possibile togliere il segnale a chi non paga


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martedì 20 ottobre 2015

Ezio Greggio Patteggia per Evasione Fiscale 23 milioni di Euro



E così Ezio Greggio patteggia per evasione (23 milioni). 

Sì, proprio lui, il moralizzatore di Striscia, uno degli idoli della GGGENTE, 
quello che ci raccontava quanto fa schifo l'Italia. Già.

Se l'ipocrisia fosse un reato, avremmo milioni di carcerati. 

Eccoli  i moralisti di Mediaset. 
Pari pari come il loro padrone ... e c'è chi continua a guardare le manganellate delle jene 
e delle notizie strisciate, tra Gabibbi e tapiri

Non guardiamo più televisione spazzatura

Evasione fiscale per Ezio Greggio: 6 mesi di pena convertiti in 45mila euro di multa

Sei mesi di reclusione convertiti in 45mila euro di multa e la non menzione penale. È questa la pena per Ezio Greggio a seguito del patteggiamento per reati fiscali chiesto dallo storico conduttore di Striscia la notizia. A dare l'ok è stato oggi il tribunale di Monza, dove Greggio era a processo per le tasse evase sugli oltre 23 milioni di euro incassati da Mediaset dal 2009 al 2013.

Gli inquirenti contestavano al conduttore la cessione dei suoi diritti di immagine a una società con base irlandese e lo spostamento della residenza dichiarata a Monaco, nonostante lo showman vivesse praticamente in Italia.

A questo va aggiunto anche l’acquisto di un elicottero da 3,5 milioni di euro, nascosto al fisco attraverso diversi escamotage in modo da non versare l’Iva.

Dalla difesa di Greggio fanno sapere che è stata messa la parola fine ad un contenzioso già chiuso con il fisco italiano oltre un anno fa. Il patteggiamento - è il riconoscimento di colpa, fatto confermato da sentenze di Corte di Cassazione e vari Tar, che a più riprese hanno legato al patteggiamento valenza di sentenza di condanna, a maggior ragione nel suo caso che si è chiuso senza menzione penale, ma è solo una scelta di strategia processuale voluta dall’avvocato
Bongiorno al solo fine di evitare le lungaggini di un processo che avrebbe condotto, senza ombra di dubbio, alla quarta decisione favorevole.

Tre sentenze, infatti, aggiunge la difesa, sia in sede civile che penale hanno già confermato in questi anni che Greggio è regolarmente residente a Monte Carlo dal 1993, ove tra l’altro è stato eletto presidente del Comites (Comitato degli italiani all’Estero), organismo ufficiale riconosciuto dal Presidente della Repubblica e dal ministero degli Esteri italiani, nonché dal governo di Monaco.

ELETTO PRESIDENTE
COMITATO ITALIANI ALL'ESTERO
 EZIO CHE ESEMPIO NEGATIVO CHE HAI DATO
VERGOGNATI E DIMETTITI SUBITO
DA QUELLA CARICA
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mercoledì 14 ottobre 2015

Calcio e Diritti tv, Asta Truccata per Favorire Mediaset



Calcio e diritti tv, pm: Asta truccata per favorire Mediaset
Secondo i magistrati di Milano il piatto dei diritti tv sarebbe stato modificato ad hoc 
da Infront per favorire solo Mediaset

L’asta dei diritti tv per trasmettere le partite di calcio è stata truccata da Infront per favorire Mediaset“. E’ l’accusa dei magistrati milanesi, Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, che hanno mandato i finanzieri in Lega Calcio a prelevare tutte le carte relative alla procedura di assegnazione di quella gara. Quella era solo la prima tappa del blitz dei militari, che poco dopo hanno bussato alle sedi di Infront (l’advisor della Lega, nonché grande regista di tutta l’operazione) per perquisire il presidente Marco Bogarelli, e i consiglieri Giuseppe Ciocchetti e Andrea Locatelli. E infine, a Cologno Monzese, nel cuore di Mediaset. Uno scandalo che si è poi ulteriormente allargato, con la Finanza anche nelle sedi delle squadre di serie A e di serie B. La pattuglia della guardia di Finanza di Milano ha fatto visita agli uffici dei più alti dirigenti di Mediaset, Giorgio Giovetti (responsabile dei diritti sportivi Reti televisive italiane) e Marco Giordani (numero uno Rti) con l’ordine di raccogliere ogni traccia possibile dell’accordo per la spartizione dei diritti televisivi della serie A nel triennio 2015-2018. 

I due alti manager Mediaset hanno scoperto così di essere indagati dalla procura di Milano per concorso in turbativa d’asta. Un affare da poco meno di un miliardo di euro (930 milioni). Un affare che però sarebbe stato gestito dalla Lega Calcio in maniera illegale.  Ma cosa ha spinto i magistrati a cercare queste prove? La risposta è contenuta nel decreto di perquisizione: ” Il management di Infront, nello svolgimento dell’iter di assegnazione delle licenze dei diritti audiovisivi relativi agli eventi sportivi (diritti tv 2015-18), colludendo con i dirigenti Rti, ha turbato i relativi bandi e il corretto e imparziale svolgimento delle gare, in particolare violando i canoni di trasparenza e leale concorrenza in favore del competitor Rti (Mediaset)”.

 Tradotto: secondo i pm il piatto dei diritti tv 
sarebbe stato truccato per favorire Mediaset. 

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Mario Mantovani Arrestato il Vicepresidente della Lombardia



Mario Mantovani arrestato. 
Il vicepresidente della Lombardia è accusato di concussione e corruzione aggravata

Il vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani, è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti in un'inchiesta della Guardia di finanza e della Procura di Milano che ha portato in carcere altre due persone, tra cui un dipendente della Regione. Nella stessa indagine è indagato per turbativa d'asta anche l'assessore all'Economia Massimo Garavaglia. Un' altra tegola sui vertici della Regione Lombardia. Infatti il presidente Roberto Maroni affronterà un processo immediato davanti alla Quarta sezione penale del tribunale di Milano l'1 dicembre prossimo con l'accusa di aver favorito due sue ex collaboratrici.

Nell'ambito delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Giulia Perrotti e dal pm Giovanni Polizzi, come si legge in un comunicato firmato dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, è stata eseguita stamani dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Gdf un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Stefania Pepe,
 a carico di tre persone, tra cui Mario Mantovani.


In carcere è finito anche Giacomo Di Capua, 34 anni, "in qualità di stretto collaboratore di Mario Mantovani e dipendente della Regione Lombardia" per le accuse di concorso in concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti. Arrestato anche Angelo Bianchi "in qualità di ingegnere del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Lombardia e la Liguria" per concorso in concussione "rivestendo il ruolo di R.U.P di gare aventi quale Stazione Appaltante il citato Provveditorato" ed "indagato" anche per corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti. I reati contestati nell'indagine sarebbero stati commessi tra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014.

Mantovani è stato arrestato nella qualità all'epoca "di senatore della Repubblica e Sottosegretario di Stato, assessore alla Salute della Regione Lombardia e sindaco del Comune di Arconate". Attualmente è vicepresidente della Regione. Sono state effettuate perquisizioni e sequestri di documenti a Milano, Pavia, Varese, Vercelli e Rimini anche per le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e turbativa d'asta, ipotesi per le quali Mantovani è indagato "in concorso con altri soggetti". Perquisizioni anche negli uffici degli indagati al Pirellone, presso 9 abitazioni e 17 società "riconducibili" agli arrestati e ad altri 12 indagati.

Ci sarebbero anche alcuni appalti per il servizio di trasporto dei malati dializzati tra le gare truccate dal vicepresidente della Regione Lombardia ed ex assessore alla Salute del Pirellone, Mantovani. Inoltre, dall'inchiesta della Procura di Milano, emerge che Mantovani, arrestato anche in qualità di senatore, sottosegretario e sindaco di Arconate all'epoca dei fatti, sarebbe stato corrotto con lavori su immobili riconducibili a lui o ai suoi familiari.

Il centro dell'inchiesta della Procura di Milano, partita dalla denuncia di un dirigente del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Lombardia e la Liguria, ci sono più filoni relativi ad appalti truccati, episodi di corruzione e concussione. Da quanto si è saputo, Mantovani, infatti, avrebbe truccato anche gare per lavori di ristrutturazione di scuole in alcuni comuni, tra cui Arconate, di cui è stato sindaco. Inoltre, si sarebbe mosso per turbare gli appalti della sanità regionale per il trasporto di malati dializzati. Un secondo 'capitolo', invece, riguarda le presunte pressioni esercitate da Mantovani nei confronti di Pietro Baratono, Provveditore alle Opere Pubbliche di Lombardia e Liguria, affinché Angelo Bianchi (arrestato), ingegnere presso il Provveditorato, potesse rientrare in servizio e tornare in possesso delle sue deleghe sugli appalti (in particolare di edilizia scolastica), malgrado fosse stato coinvolto ed arrestato in un'inchiesta per corruzione della Procura di Sondrio. Alfio Leonardi, infatti, dirigente del Ministero delle Infrastrutture e anche dirigente del Provveditorato alle Opere Pubbliche aveva firmato un ordine di servizio per rimuovere Bianchi e poi fece denuncia a seguito delle presunte pressioni di Mantovani. Giacomo Di Capua, stretto collaboratore di Mantovani, avrebbe avuto un ruolo nella concussione 
e anche lui oggi è finito in carcere.

Un altro fronte dell'inchiesta riguarda i lavori 'gratis' che l'ex assessore alla Sanità avrebbe ottenuto per immobili a lui riconducibili in cambio di lavori affidati ad un architetto in alcuni appalti. I lavori, prezzo della presunta corruzione, riguarderebbero case e appartamenti di proprietà di Mantovani o dei suoi familiari, case di riposo, tra cui l"Opera Pia Castiglionì, cascine. Un episodio di presunta corruzione, da quanto si è saputo, riguarda anche l'azienda ospedaliera di Pavia, mentre tra le gare truccate ci sarebbe anche un appalto indetto 
dalla 'aggregazione Asl Milano Centro, Milano 1 e Pavia'.

Il presidente Maroni mostra stupore rispetto alla vicenda: "Sono rimasto stupito dell'arresto del vice presidente e assessore Mario Mantovani - dice - e mi auguro che sarà in grado di dimostrare la sua correttezza. Da quanto si apprende, la gran parte delle contestazioni che gli vengono rivolte sono estranee al suo incarico in Regione. Per quanto riguarda gli episodi che coinvolgono singole aziende sanitarie, ho già richiesto al segretario generale e al direttore generale della Salute di effettuare i necessari approfondimenti".

Intanto il Movimento 5 stelle e il Pd lombardo pensano a presentare una mozione di sfiducia nei confronti del governatore Maroni. Durante il 'blitz' del M5S con le arance al convegno sulla trasparenza in Regione - dove doveva intervenire proprio Mantovani - c'è stato su questo punto uno scambio di battute tra i capigruppo di Pd e M5S. Il democratico Enrico Brambilla, rivolgendosi ai 5S ha detto che il suo partito è pronto a presentare in Aula una mozione di sfiducia per Maroni. "Ragioneremo sul documento nelle prossime ore", ha risposto Dario Violi (M5S).

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