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mercoledì 17 febbraio 2016

LOMBARDIA: 20 anni di Scandali Sanitari



Sanità Regione Lombardia: 20 anni di scandali giudiziari
L'arresto di Rizzi è soltanto l'ultimo capitolo. Da Poggiolini a Poggi Longostrevi fino a Mantovani: i casi di appalti pilotati, corruzione e malaffare in Regione.
Appena il tempo di spiegare la portata della riforma - o, meglio, «evoluzione» come la preferisce definire Roberto Maroni - del Sistema socio-sanitario lombardo, «perché 'riforma'», spiegava il governatore il 18 gennaio 2016, «evoca qualcosa che non funziona, mentre il Sistema socio-sanitario in Lombardia è una eccellenza» - che ecco piombare sul Pirellone un nuovo scandalo.


IN MANETTE IL CONSIGLIERE LEGHISTA. 
Tra i 21 arresti spiccati il 16 febbraio nell'ambito 
dell'operazione Smile su presunte irregolarità in appalti odontoiatrici presso aziende ospedaliere 
lombarde c'è pure Fabio Rizzi, presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio 
regionale nonché braccio destro di ROBERTO MARONI e padre di quell'«evoluzione» della Sanità più volte decantata dal governatore.
L'accusa nei confronti del leghista è pesante: associazione per delinquere.

IL LIBRO NERO DELLA SANITÀ. 
L'indagine della procura di Monza è però solo l'ultimo capitolo del libro 
nero della Sanità lombarda.
Che va dall'arresto di Duilio Poggiolini, il Re Mida della Sanità o il boss della malasanità, e arriva fino alle manette scattate ai polsi di Mario Mantovani, console berlusconiano, ras della sanità regionale ed ex vice presidente lombardo.
In mezzo ci sono mazzette, truffe, vacanze e viaggi sospetti, turbative d'asta. Ma anche emoderivati 
infetti e cliniche degli orrori.

1993: Tangentopoli scoperchia gli affari di Poggiolini

Nella bufera milanese di Tangentopoli finì nel 1993 Duilio Poggiolini, presidente della Commissione per i farmaci dell'allora Comunità economica europea e iscritto alla P2.
Secondo il pool di Di Pietro, Poggiolini era a libro paga delle case farmaceutiche per fare inserire i 
farmaci nei prontuari manipolandone i prezzi.
A riscuotere le mazzette delle multinazionali era la moglie Pierr di Maria, anch'essa arrestata e morta nel 2007.

IL TESORO NEL MATERASSO. 
Quando venne catturato latitante sotto falso nome in una clinica di 
Losanna, gli inquirenti trovarono su un conto svizzero intestato alla consorte 15 miliardi di vecchie lire.Nulla in confronto al cosiddetto 'tesoro Poggiolini': lingotti d'oro, gioielli, quadri, monete antiche, rubli e banconote nascoste perfino nei puff e nei materassi della sua abitazione all'Eur. 

CASO DEL PLASMA INFETTO. 
Il boss della malasanità è poi tuttora sotto processo nell'ambito 
dell'inchiesta napoletana sul plasma infetto fornito dal Gruppo Marcucci.
Secondo l'associazione politrasfusi, tra il 1985 e il 2008 le vittime di trasfusioni sono state 2.605.
Ironia della sorte, l'ottobre 2015 l'87enne Poggiolini è stato trovato in una casa di riposo abusiva alle 
porte di Roma, tra anziani maltrattati, ammassati e confezioni di sedativi.

1997: Poggi Longostrevi e lo scandalo delle prescrizioni d'oro

Per un Re Mida della Sanità nazionale, ce n'era uno di quella lombarda: Giuseppe Poggi Longostrevi, medico e proprietario di una rete di cliniche private nel Milanese.
Nel 1997 un'inchiesta mise con le spalle al muro centinaia di medici di famiglia che prescrivevano 
scintigrafie presso le strutture convenzionate di proprietà di Longostrevi dietro compenso (dalle 50 alle 100 mila lire) più il 15% del valore degli esami di laboratorio e regali da parte del manager.

UN DANNO DA 60 MILIARDI.
 Secondo l'accusa, molti esami non vennero nemmeno effettuati.
In compenso fioccavano i rimborsi da parte della Regione.
La Corte dei conti stimò i danni causati all'erario in 60 miliardi.
Ma c'è di più: Poggi Longostrevi tra il '96 e il '97 aveva pagato una mazzetta da 72 milioni di lire a 
Giancarlo Abelli, allora presidente della Commissione Sanità in Regione Lombardia.
«Una consulenza», spiegò Abelli, già braccio sanitario di Roberto Formigoni.

ABELLI FECE CARRIERA. 
«Per me pagare Abelli era come stipulare un’assicurazione», confessò 
invece Longostrevi, che dopo nove mesi agli arresti si tolse la vita con una overdose di barbiturci.
«Dovevo tenermi buono un personaggio politico che nel settore contava molto... Alcuni sono stati 
costretti alle dimissioni solo per un sospetto, altri sono stati premiati con la nomina ad assessore».
Ciò che accadde ad Abelli che dopo lo scandalo delle ricette ottenne la poltrona alla Sanità.
Alla fine se la cavò con un processo per false fatture. Ma visto che non si dimostrò la volontà di evadere le tasse, fu assolto dall'accusa di frode fiscale, continuando la sua carriera al Pirellone al fianco del Celeste e poi come fedelissimo di Silvio Berlusconi a Roma.
È scomparso il 26 gennaio 2016.

2011: Daccò e l'impero di ROBERTO FORMIGONI

In piena era formigoniana la sanità regionale è stata sconvolta da un altro scandalo: il crac della 
Fondazione San Raffaele, centro d'eccellenza di Don Verzé.
Nel mirino nel novembre 2011 è finito Pierangelo Daccò, uomo vicino a Comunione e liberazione, 
accusato di distrarre milioni dall'ospedale: avrebbe ricevuto denaro in contante dal vice di Verzé, Mario Cal, poi finito suicida.
Tra l'altro fu lui a gestire l'acquisto del nuovo aereo privato del prete-manager, intascandosi una 
consulenza da un milione di euro.
Affare che provocò 10 milioni di buco nel bilancio dell'ente.

FONDI NERI ALLA MAUGERI. 
Il nome di Daccò però è legato anche all'inchiesta sui fondi neri del 
Pirellone alla clinica Maugeri in cui è accusato di aver distratto circa 70 milioni di euro sotto forma di consulenze e finti appalti.
Vicenda che vede imputato anche l'amico ed ex governatore lombardo Formigoni con cui il faccendiere condivideva feste, cene, vacanze e viaggi.
Che, secondo l'accusa, in realtà erano benefit per ottenere favori dalla Regione.
Il Celeste è stato così rinviato a processo per associazione a delinquere e corruzione assieme, tra gli 
altri, all'ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone e allo stesso Daccò.
«SOLO VIAGGI DI GRUPPO». Nel 2012 Formigoni si difese parlando di quelle vacanze in Sardegna come «scambi tra persone amiche» e «viaggi di gruppo in cui alla fine si conguagliano le spese», negando di aver mai ricevuto «regalie».
Ferie a tre che la moglie di Simone Carla Vites - accusata di riciclaggio - aveva invece definito 
«weekend “romantici” a cui mio marito non mi portava. Daccò trascinava in vacanza gente che aveva fatto voto di castità, povertà e obbedienza, facendoli ballare come bambini deficienti».

2015: bufera sul ras della Sanità lombarda Mantovani

I guai della Sanità lombarda dall'impero del Celeste passano alla gestione di Roberto Maroni, colui che brandendo una ramazza aveva promesso di disinfestare la Lega dagli scandali bossiani.
Eppure il Barbaro sognante si è dovuto arrendere alla realtà dei fatti.

APPALTI SOSPETTI.
 A ottobre del 2015 è infatti finito in manette il suo vice ed ex assessore alla 
Sanità, il forzista Mario Mantovani con l'accusa di corruzione e concussione per appalti nella sanità, 
compresa una gara sul trasporto dei dializzati. 
In carcere sono finiti pure il collaboratore del berlusconiano, Giacomo di Capua, capo di gabinetto 
dell'assessorato e mente dei manifesti «Via le Br dalla procura», e Angelo Bianchi, ingegnere del 
provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, già rinviato a giudizio per presunti 
appalti truccati in Valtellina.

GUAI PURE PER GARAVAGLIA. 
Tra i 12 indagati compare anche il leghisita Massimo Garavaglia, 
assessore all'Economia e vicinissimo a Maroni.
Avrebbe agito per turbare la gara «per l'affidamento del servizio di soggetti nefropatici sottoposti al 
trattamento dialitico».
Mantovani - signore di Arconate di cui è stato sindaco per quasi 15 anni, badante di Mamma Rosa, la 
madre di Berlusconi, che ha assistito fino all'ultimo e organizzatore dei pullman di anziani in occasione delle manifestazioni di Silvio - è un altro dei ras della Sanità lombarda: alla sua famiglia fanno capo la società Immobiliare Vigevanese che realizza residenze socio assistenziali e la Fondazione Mantovani che gestisce alcune di queste strutture.
Come slogan ha: «Il valore della vita, il calore della famiglia, la forza della solidarietà».

2016: Rizzi, Longo e il legame tra imprenditoria e politica
E ora con l'arresto di Rizzi, medico anestesista e rianimatore, segretario provinciale del Carroccio di 
Varese dal 2006 al 2008, e dal 2008 al 2013 senatore, Bobo deve fare fronte a un nuovo terremoto.
L'indagine, coordinata dalla procura di Monza, ha ricostruito l'operato di un gruppo imprenditoriale 
accusato di aver corrotto funzionari delle gare di appalto pubbliche lombarde, bandite da diverse 
aziende ospedaliere per la gestione esterna di servizi odontoiatrici, riuscendo ad aggiudicarsele.
Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa 
d'asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia.

LONGO, IMPRENDITORE DELLO STAFF.
 Con Rizzi è finito in carcere l'imprenditore Mariuo Valentino 
Longo, componente dello staff del consigliere.
I due sarebbero stati pagati dal gruppo imprenditoriale al centro dell'inchiesta con il finanziamento della campagna elettorale di Rizzi per le elezioni regionali del 2013.
E successivamente con versamenti tra cui una tangente di 50 mila euro e una serie di finte consulenze, per 5 mila euro al mese, fatturate dalla moglie di Longo.
Al centro dell'inchiesta c'è l'mprenditrice Maria Paola Canegrati, considerata
 il «vertice» del sistema corruttivo.

GARE MILIONARIE SOLO FORMALI. 
Secondo gli inquirenti, le società a lei riferibili tra cui la Elledent e 
la Service Dent (del gruppo Odontoquality con sede ad Arcore-Monza), in 10 anni avrebbero preso il 
monopolio dei servizi odontoiatrici appaltati in esterno dagli ospedali lombardi.
Rizzi e Longo avrebbero favorito l'imprendice in gare di appalto bandite dalle Aziende Ospedaliere 
Istituti Clinici di Perfezionamento (del 2015, da 45 milioni di euro) e Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (del 2014, da 10 milioni di euro). Gare che secondo l'accusa erano puramente formali.
Canegrati stessa, dal 2013, avrebbe tessuto una rete di azione a livello amministrativo con funzionari 
pubblici corrotti, i quali erano a libro paga del suo gruppo imprenditoriale.
Si parla di un giro di affari di 400 milioni di euro.

2007: non solo tangenti, anche i morti della clinica Santa Rita

Ma la malasanità lombarda non è solo fatta di mazzette, benefit e appalti truccati.
È fatta anche di morti.
Nel 2007 un'operazione della Guardia di finanza e della procura di Milano hanno portato alla luce gli 
orrori della clinica Santa Rita di Milano dove venivano effettuate operazioni chirurgiche senza che 
fossero necessarie solo per incassare i rimborsi della Regione.
Il primario di chiurugia toracica Pier Paolo Brega Massone è stato condannato all'ergastolo anche in 
Appello con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte di quattro pazienti e 45 casi di lesioni.

«Semo in una bott de ferr. Tutto regolare!».
Era il 14 maggio del 2015 quando Fabio Rizzi
 veniva intercettato in auto con la compagna Lorena Pagani.
E' il padre della riforma sanitaria della Lombardia di Roberto Maroni e ora sospeso da Matteo Salvini dalla Lega Nord si diceva tranquillo di fronte alle insistenze della donna che, preoccupata per il mutuo, i mobili da acquistare e i lavori da fare in casa, domandava quanti soldi sarebbero arrivati in futuro dai presunti affari che i due avevano in ballo con Mario Valentino Longo, responsabile odontoiatria in Regione, e soprattutto con Maria Paola Canegrati, la dominus dell’odontoiatria lombarda e secondo i magistrati di Monza il vertice del sistema corruttivo scoperchiato dai magistrati. È questo uno dei passaggi dell'ordinanza di custodia cautelare dell'indagine condotta dal procuratore aggiunto Luisa Zanetti insieme con il sostituto Manuela Massenz.

GLI AFFARI IN BRASILE DI RIZZI E LONGO. 
Ma appalti lombardi a parte, nelle loro ricerche i pm sono arrivati fino a Miami, a Panama, in Lussemburgo, Dubai e in Brasile durante questa indagine denominata «Smile» che scuote le fondamenta di una 
Regione abituata da 20 anni a scandali sulla Sanità.
Hanno ricostruito le società dove gli indagati avevano le quote azionarie, un universo di scatole fiscali dove le compagne di Rizzi e Longo avrebbero fatto da prestanome, 
con conti persino Montecarlo.
Ma sono soprattutto gli affari in Brasile quelli su cui la procura ha acceso un faro scoprendo che dietro la costruzione di un ospedale per i bambini si sarebbero celati in realtà altri interessi e spartizione di utili illeciti.
«L’intenzione», si legge nell’ordinanza, «è quella di sfruttare il proprio ruolo politico e istituzionale per favorire, in cambio di compensi occultati attraverso false consulenze pagate a prestanome – l’inserimento delle imprese italiane nei rapporti commerciali con lo Stato brasiliano».

I SOLDI PER IL MUTUO ED AL PARTITO. 
Gli investigatori hanno intercettato gli indagati sin dal 2013, scoprendo anche lo stato patrimoniale di Rizzi, che in alcune conversazioni telefoniche spiegava alla compagna di guadagnare in totale 8 mila euro al mese, di questi 5 andavano nel mutuo di casa, mentre 1.500
 a favore del suo partito la LEGA NORD.



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