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giovedì 28 luglio 2016

Dal Celodurismo di Bossi alla Bambola Gonfiabile di Salvini


come usare le parole vanvera


Nel mondo parallelo in cui vive Matteo Salvini forse le notizie arrivano in ritardo, ed è teoricamente possibile che venerdì lui non sapesse ancora che per un uomo politico oggi non è considerato gaffe imperdonabile ma offesa grave . Sul palco della festicciola leghista di Soncino, quando ha visto un pupazzo di plastica accanto all’orchestrina e ha commentato, ridacchiando, «c’è una sosia della Boldrini qua sul palco», il segretario della Lega Nord era perfettamente consapevole della villania palese e della trivialità implicita che esprimeva paragonando la presidente della Camera a una bambola gonfiabile, che 
nell’immaginario del maschio italico è l’onanistico surrogato della femminilità.


Eppure l’ha detta, quella frase. E ha sbagliato due volte. Prima di tutto perché ha spalancato la porta sullo squallido presepe sessista che ancora oggi domina i pensieri del successore di Bossi — quello che dal palco di Pontida, ricordate?, fece il gesto dell’ombrello alla ministra Margherita Boniver — rivelando in quello stesso istante di non essere sideralmente lontano da un altro gaffeur del Carroccio, quel Roberto Calderoli che osò dire della ministra Cecile Kyenge « quando vedo la sua foto non posso 
non pensare a un orango » , e pur avendo l’aggravante di essere vicepresidente del Senato venne scandalosamente sottratto al giudice dai suoi onorevoli colleghi. Ci sono parole che non dovrebbero mai essere pronunciate da chi siede in Parlamento, ed è perfetta per sobrietà ed eleganza la risposta che la presidente Boldrini ha dato al segretario leghista 
che l’ha offesa in pubblico: 
« La lotta politica si fa con gli argomenti, per chi ne ha».

Ma l’errore più grave di Salvini non è lessicale, è politico. Quest’uomo che fino a qualche settimana fa batteva l’Italia in lungo e in largo — cambiando la felpa a seconda della città in cui comiziava, colpito da una inedita sindrome di Fregoli: la sindrome felpata — presentandosi come il nuovo leader del centrodestra, come il conducator che avrebbe tolto a Berlusconi lo scettro del comando e spodestato Renzi cavalcando la paura degli immigrati e la rabbia degli esodati, oggi scopre di essere improvvisamente diventato irrilevante, nella partita del potere. Sognava di espugnare le grandi città, e invece è stato sconfitto a Milano, battuto a Bologna, messo fuori gioco a Roma — la piazza scelta per dare una lezione all’ex Cavaliere — e addirittura umiliato nell’ex roccaforte leghista di Varese.

Progettava di prendere il comando del centrodestra, e oggi assiste disorientato alla metodica scalata di Stefano Parisi. Voleva duellare con il presidente del Consiglio per Palazzo Chigi e ora si accorge che il rivale di Renzi si chiama Grillo ( o Di Maio). Era l’ospite più conteso dai talk-show, e si ritrova sul palco di una festa di provincia a fare battute da addio al celibato. Fa venire in mente la celebre scena di Frankenstein Junior, quella in cui Gene Wilder dice: «Che lavoro schifoso». «Potrebbe andare peggio» gli risponde Marty Feldman. «Potrebbe piovere» .



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Pokémon Go


Pokémon Go è senza dubbio l’applicazione del momento. Genera hype, dipendenza, comportamenti assurdi, snobismo e, purtroppo, nella maggior parte dei casi, posizioni completamente acritiche e totale assenza di analisi, anche fra giornalisti. L’unica cosa che emerge nelle conversazioni sociali è il tifo: ci sono quelli che ci giocano e non vogliono che li si critichi, quelli che criticano, quelli che criticano chi critica.

Ma Pokémon Go è anche avamposto di Google per la guerra contro Facebook.

Il primo indizio che dovrebbe far insospettire tutti è il fatto che Pokémon Go si appoggi sulle mappe di Google. L’interfaccia grafica, infatti, non è nient’altro che una rivisitazione di Google Maps.

Il secondo indizio, in realtà, sarebbe il primo in ordine temporale, dopo che si scarica il gioco. Ma uno magari non ci pensa subito, ci fa caso dopo. Pokémon Go non dà la possibilità di registrarsi e accedere tramite FacebooPokemon Go Google vs Facebookk. Ci si può creare un account direttamente sull’app oppure accedere direttamente attraverso il proprio account Google. Conosci altre app che nel 2016 hanno fra l’altro l’obiettivo di diventare quanto più virali possibili e che non consentano di accedere alla app tramite Facebook? Pensi che possa essere un caso, un errore o una scelta specifica?

Il terzo indizio richiede l’uso di Google, una volta che ci si è posta qualche domanda sui primi due. Pokémon Go è un gioco sviluppato da Niantic, Inc. Niantic, Inc. prima di chiamarsi così si chiamava Niantic Labs. Niantic Labs era stata fondata all’interno di Google da John Hanke nel 2010. John Hanke era stato acquisito con Keyhole, la sua start-up, da Google nel 2004 (e aveva sviluppato, internamente alla compagnia di Mountain View, Google Earth e Google Maps). Con Niantic e dentro Google, Hanke sviluppa Ingress, un videogioco di realtà aumentata che ha come interfaccia grafica le Google Maps e come campo di gioco il mondo (solo che, a differenza di Pokémon Go, è anche bello. Non diventa virale: fa circa 14 milioni di download e 250mila persone partecipano a eventi dal vivo organizzati nell’ambito del gioco) e una app di viaggi, FieldTrip.

Nel 2015 nasce Alphabet (la compagnia madre di Google) e Niantic diventa una società indipendente. Al momento dell’uscita, però, i rapporti fra Niantic e Google restano ottimi. Anzi, forse qualcosa di più. Sulla pagina Google+ di Ingress si legge (il 12 agosto 2015):

«Porteremo la nostra miscela unica di esplorazione e divertimento ad un pubblico ancora più grande, con alcuni sorprendenti nuovi partner che si uniranno a Google come collaboratori e sostenitori».
Quindi, Google resta come investitore. E se ne annunciano altri, così come si annunciano progetti rivolti a un pubblico più ampio. Contemporaneamente, un portavoce di Google dice a Techcrunch:

«Niantic è pronta ad accelerare la propria crescita, diventando una società indipendente, cosa che li aiuterà ad avvicinarsi a investitori e partner nel mondo dell’intrattenimento. Saremo contenti di continuare a sostenerli mentre porteranno esplorazione e divertimento ad ancora più persone nel mondo».
Stessi toni: vuol dire che qualcosa bolle già in pentola.

E infatti, due mesi dopo, Google, The Pokémon Company e Nintendo (eccoli, i nuovi partner!) investono su Niantic 20 milioni di dollari (che dovrebbero diventare 30). Per fare Pokémon GO. Nel frattempo, nel 2014, Google e la Pokémon Company avevano già fatto le prove tecniche di trasmissione: il 1° aprile, giorno dei pesci d’aprile, Google aveva riempito le proprie mappe di Pokemon. È più che lecito, oggi, pensare che fosse un test. O che in quell’occasione nascesse il concept del gioco.

Pokemon Go PlusIl design di Pokémon GO Plus (uno strumento per videogiocatori, indossabile, in vendita a 34,99 $ e già esaurito, come se non bastasse, è un mix fra il logo dei Pokémon e il “segnaposto” di Google Maps.

A sottolineare ancora una volta l’enorme legame fra Google e questo gioco.

Google punta sulla realtà aumentata. Lo fa attraverso una compagnia che ha “incubato” e utilizzando un marchio arcinoto e transgenerazionale come i Pokemon. Lo fa creando un gioco-social network.

Lo aveva detto, del resto, il Presidente e CEO della Pokémon Company, Tsunekazu Ishihara: «L’investimento strategico in Niantic pone le basi per un’esperienza social in mobilità che il mondo non ha mai visto prima».

I dati importanti, allora, non sono i numeri di download o il tempo di permanenza sulla applicazione (quelli li valuteremo poi fra qualche mese). Il dato importante è che Pokémon GO fa parte della lotta fra Google e Facebook e che riposiziona in qualche modo Google nell’universo social. Un universo nel quale si pensava che non potesse più competere con Facebook.

Così, ecco che non ti puoi loggare con Facebook per scelta esplicita: l’unico motivo per rinunciare ad un volano di viralità come il social di Zuckerberg sta nelle finalità di Google.

È Google, attraverso Niantic, che si tiene i dati dei giocatori (perché dovrebbe darli a Facebook? Il rivale ne ha così tanti…). È Google che apre a nuove possibilità di mercato (pubblicità e marketing in app, più ancora che acquisti in app, ma anche eventi dal vivo) e si posiziona in maniera strategica – senza esporsi direttamente ma solo come investitore, mettendosi al riparo da figuracce come quella fatta con Google+ – in un mondo, quello della realtà aumentata che non è un’idea nuova ma che, grazie ai Pokémon, è diventato pop.

Ecco. Mentre filosofeggiamo sull’opportunità o meno di giocare a Pokémon Go, mentre ridiamo di chi lo fa o di chi ride di chi lo fa, mentre ci preoccupiamo – forse giustamente? – di quanto diventi sempre più pervasiva la tecnologPokemon Goia nelle nostre vite e di quanto tempo passiamo a lavorare gratis per le Over The Top (è quel che si fa quando si usa Facebook o quando si gioca a Pokémon GO, anche se è qualcosa che ci piace fare), ricordiamoci anche che siamo dati nelle mani di grandi compagnie che si contendono il futuro.

Pokémon Go è parte di questa guerra, ed è una mossa sulla scacchiera del mondo interconnesso che pone Google in una posizione molto interessante. Vedremo come (e se) risponderà Facebook. Il primo punta tutto sulla realtà aumentata. Il secondo diceva di voler puntare sulla realtà virtuale: è tutto da dimostrare, se la realtà virtuale possa o meno diventare virale.
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Ora catturiamo pure i nostri Pokémon. Ma conoscendo il contesto.

Pokémon GO: individuate applicazioni 
fake che scaricano malware

Individuate dagli esperti di ESET 3 app fake: i consigli per giocare in tutta sicurezza

Si chiamano Pokemon Go Ultimate, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo le tre false app di Google Play appena scoperte dagli esperti di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell'Unione Europea, in grado di bloccare lo schermo dello smartphone per poi connettersi a siti porno o di attivare costosi servizi a pagamento all’insaputa degli utenti.

La prima delle tre app fake, Pokemon Go Ultimate, celandosi come una versione del famoso gioco di successo, è in grado di bloccare immediatamente lo schermo dello smartphone dopo il suo avvio. Dopo un riavvio forzato, possibile solo togliendo la batteria dallo smartphone o modificando le impostazioni dei dispositivi Android, il malware si esegue in background, quindi in modalità invisibile alla vittima, cliccando in maniera nascosta su pubblicità porno. Per eliminare questa minaccia l'utente deve andare su Impostazioni - Gestione applicazioni - PI Network e disinstallarla manualmente.

Le altre due applicazioni fake individuate dagli esperti di ESET su Google Play, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo, appartengono alla famiglia degli scareware ed inducono le vittime a pagare per falsi servizi estremamente costosi, promettendo di generare Pokecoin, Pokeball o Lucky Egg.
Le app fake non sono rimaste a lungo su Google Play e sono state immediatamente rimosse dallo store dopo la segnalazione di ESET.

Pokémon GO è un gioco così accattivante che, nonostante tutti gli avvertimenti degli esperti di sicurezza, gli utenti tendono ad accettare i rischi e a scaricare qualsiasi cosa pur di catturare tutti i Pokémon. Coloro che davvero non possono resistere alla tentazione dovrebbero almeno seguire le regole base di sicurezza:

- scaricare le applicazioni solo da fonti attendibili
- verificare le recensioni degli altri utenti, concentrandosi sui commenti negativi e tenendo ben a mente che quelli positivi potrebbero essere stati inseriti appositamente
- leggere le condizioni e i termini d'uso delle app, focalizzandosi sui permessi richiesti
- utilizzare una soluzione di sicurezza mobile in grado di controllare tutte le app del dispositivo



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Armi che uccidono in Siria da dove Arrivano



La rotta balcanica è chiusa per i profughi ma apertissima per le armi. Infatti molte delle armi e munizioni che uccidono nella guerra in Siria e in Yemen vengono dall’Est Europa. Un flusso per un valore di oltre un miliardo di euro negli ultimi quattro anni.

Ad accendere i riflettori su questa nuova rotta balcanica è un’inchiesta condotta da una squadra di giornalisti del Balkan Investigative Reporting Network (Birn) insieme all‘Organised Crime and Corruption Reporting Project (Occrp).

Migliaia di fucili d’assalto AK-47, mortai, lancia razzi, armi anticarro e mitragliatrici pesanti sono stati fatti arrivare con discrezione nei Paesi della Penisola arabica e in quelli confinanti con la Siria. Di fatto, quella stessa Europa che non vuole l’arrivo di rifugiati sulle sue coste, alimenta le stragi che fanno fuggire queste persone.

L’inchiesta del Birn – durata in anno – incrocia i dati sull’export di armi, i rapporti Onu, i dati aeroportuali e i contratti per la vendita di armi. I carichi di armi e munizioni partono da Bosnia, Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Montenegro, Slovacchia, Serbia e Romania.

Dal 2012, da quando il conflitto in Siria si è intensificato, questi otto Paesi hanno approvato contratti di esportazione di armi e munizioni per 1,2 miliardi di euro verso Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi e Turchia. Ufficialmente le armi dovrebbero rimanere in questi 4 paesi, ma di fatto finiscono illegalmente in Siria. Questi paesi infatti sono i principali punti di approvvigionamento di armi per i conflitti in Siria e Yemen.

In passato, Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi e Turchia non avevano motivo di acquistare armi dall’Est Europa. Il loro eserciti infatti usano armi di fabbricazione occidentale (statunitensi e europee). Ma dal 2012 questi paesi hanno improvvisamente cominciato a interessarsi agli arsenali ex-sovietici e il commercio è aumentato vertiginosamente. Come mai?

Del traffico di armi dai Balcani si sapeva. Ma quello che emerge ora è che alcuni dei Paesi coinvolti nell’esportazione di armi fanno parte dell’Unione Europea, quindi la loro partecipazione a questo flusso è ancora più grave e avviene in violazione di leggi a livello nazionale, comunitario e internazionale.

Le licenze per l’export, indica l’inchiesta, sono state accordate dai governi europei nonostante il timore che le armi potessero finire in mano alle varie fazioni siriane. Eppure il rischio era stato denunciato sia dagli esperti, sia da esponenti dei governi interessati.

Secondo l’inchiesta, il primo grosso carico è partito nel 2012 quando decine di aerei cargo carichi di armi che risalivano al conflitto nella ex Jugoslavia sono decollati dalla Croazia verso la Giordania. L’acquisto era stato concluso da compratori sauditi. Poco dopo alcune di quelle armi furono localizzate in Siria nelle mani delle fazioni armate.

L’uso di armi dell’ex-Jugoslavia nel conflitto siriano era stato denunciato già nel 2013 dal New York Times. E sui social media ci sono innumerevoli video e foto che ritraggono i ribelli siriani mentre usano armi di fabbricazione est-europea (nel video qui sotto, missili di fabbricazione bulgara utilizzati dall’Esercito libero siriano lo scorso giugno).

I giornalisti che hanno condotto l’inchiesta hanno analizzato i dati sui voli e hanno identificato almeno 70 voli cargo che solo l’anno scorso hanno portato armi verso il Medio Oriente. I principali aeroporti di partenza sarebbero Belgrado, Sofia e Bratislava. L’Autorità per l’aviazione serba ha confermato che 49 di questi aerei trasportavano armi.

Dati dell’Unione Europea confermano che aerei bulgari e slovacchi hanno consegnato migliaia di tonnellate di merci “non identificate” ad alcune basi militari in Arabia Saudita e Emirati Arabi a partire dall’estate 2014. Si tratta delle stesse basi menzionate dai giornalisti autori dell’inchiesta.

Le armi e munizioni vengono poi instradate verso la Siria attraverso 2 centri di smistamento segreti in Giordania e Turchia. Qui vengono portate al confine siriano o vengono paracadutate. Sia l’Arabia Saudita, sia la Turchia sono state accusate in passato di appoggiare non solo l’Esercito libero siriano, ma anche gruppi islamici estremisti, come Al Nusra.

Anche gli Stati Uniti, secondo l’inchiesta, hanno acquistato armi nell’Est Europa. Nel dicembre 2015 tre navi cargo cariche di armi e munizioni dell’ex Patto di Varsavia avrebbero lasciato un porto del Mar Nero alla volta del Medio Oriente. Il trasporto era stato commissionato dal SOCOM, il Comando militare statunitense per le operazioni speciali, incaricato di rifornire segretamente di armi i ribelli siriani. Le navi trasportavano 4,700 tonnellate di mitragliatrici, lanciarazzi, armi anticarro, proiettili, granate, razzi ed esplosivi provenienti da da Bulgaria e Romania.

L’industria delle armi serba non riesce a star dietro alle commesse, per stessa ammissione del premier serbo Aleksandar Vucic. Lo scorso giugno Vucic ha dichiarato in una conferenza stampa che il suo paese potrebbe accrescere di molto la produzione di armi senza tuttavia riuscire a soddisfare la domanda, perché “sfortunatamente – ha detto – in molti paesi del mondo si combatte più che mai”.

Secondo gli esperti, le regole europee prescrivono che si dovrebbe fermare il commercio di armi quando c’è il rischio che queste vengano usate per serie violazioni dei diritti umani. Ma il solo paese europeo che finora ha preso una posizione chiara è l’Olanda. Nel marzo scorso l‘Olanda è diventata il primo paese UE a interrompere l’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita, in seguito ai massacri compiuti dai sauditi in Yemen.

Ufficialmente la Gran Bretagna e la Francia sono i principali fornitori europei di armi dell’Arabia Saudita e finora nessuno ha messo in discussione questo commercio.


Anche le armi usate dall’ISIS sono in gran parte di fabbricazione occiudentale, ha decunciato nel 2015 un rapporto di Amnesty International. La maggior parte viene dall’arsenale dell’esercito iracheno, rifornito ampiamente da Stati Uniti e Europa fra il 2003 e il 2007. L’arsenale include fucili d’assalto statunitensi M16, fucili austriaci e mitragliatrici belghe. Amnche le armi usate nell’attacco a Charlie Hebdo a Parigi venivano dai Balcani e dall’Est Europa.

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Armi Europee in Egitto


Le armi con cui le forze di polizia fanno sparire attivisti e dissidenti in Egitto provengono da Paesi dell’Unione europea. Solo nel 2014, i Paesi membri dell’Ue hanno concesso 290 autorizzazioni per esportare forniture militari al Cairo. La denuncia è di Amnesty International, secondo cui nonostante la sospensione dell’export di armi nel 2013, ci sono ancora 13 Stati su 28 che vendono all’Egitto. Uccisioni illegali, sparizioni, torture: per perpetrare queste violenze si utilizzano armamenti made in Europe.

“Quasi tre anni dopo il massacro che spinse l’Unione europea a chiedere agli Stati membri di sospendere i trasferimenti di armi all’Egitto, la situazione dei diritti umani nel Paese è peggiorata”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice ad interim del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Gli Stati membri dell’Unione europea che trasferiscono armi ed equipaggiamento di polizia alle forze egiziane, responsabili di sparizioni forzate, torture e arresti arbitrari di massa, stanno agendo in modo sconsiderato e rischiano di rendersi complici di queste gravi violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto Mughrabi.



L’Italia è tra i Paesi più coinvolti. Il rapporto annuale dell’Unione europea evidenzia che nel 2014 Roma ha autorizzato 21 invii di attrezzature militari, per un valore totale di 33,9 milioni di euro, di cui circa la metà per armi leggere. L’anno successivo l’Italia ha spedito, scrive Amnesty, “3.661 fucili e accessori per un valore di oltre 4 milioni di euro; 66 pistole o rivoltelle del valore di 26.520 euro insieme a 965.557 euro di parti ed accessori per pistole e revolver. Nel 2016, l’Italia ha già registrato l’esportazione di 73.391 euro di esportazioni di pistole e revolver all’Egitto”.

Secondo l’Ong inglese Privacy International, l’azienda italiana Hacking team, famosa per lo scandalo delle tecnologie di spionaggio vendute non sempre in modo trasparente a Paesi con un regime dittatoriale, ha fornito ai servizi segreti egiziani sofisticate tecnologie di sorveglianza. L’azienda si è difesa sostenendo che il trasferimento era stato autorizzato dal governo italiano. E la notizia è filtrata solo nel momento in cui l’Italia ha annunciato la sospensione delle autorizzazioni per quel tipo di software.

Dopo il colpo di Stato del 3 luglio 2013, il generale Abd al-Fattah al Sisi ha imposto un giro di vite contro chi manifesta. Nell’agosto 2015 con la nuova legge antiterrorismo, secondo Amnesty, l’Egitto ha di fatto autorizzato l’uso della violenza contro gli oppositori politici. Le prime vittime del nuovo assetto legislativo egiziano si sono già viste nel gennaio del 2015, quando sono stati uccisi 27 attivisti. Insieme alle uccisioni sono aumentati anche gli arresti: 12 mila nei prima 10 mesi del 2015. Nel 2016, in occasione del quinto anniversario delle manifestazioni di piazza Tahrir, cinquemila abitazioni sono state perquisite. E migliaia di persone sono scomparse. Per molti di loro il destino è stato lo stesso del ricercatore italiano Giulio Regeni, brutalmente ucciso probabilmente da forze dell’ordine egiziane.


Amnesty International chiede che l’Unione europea imponga un embargo vincolante a tutti i Paesi membri: la vendita di armi all’Egitto deve essere vietata. Altrimenti si sarà complici di violazioni dei diritti umani. A questo Amnesty chiede di aggiungere la “presunzione di diniego”, un ulteriore strumento per fermare le esportazioni di armi. Entrambi i provvedimenti vanno mantenuti sino a quando le autorità egiziane non potranno garantire “indagini approfondite, rapide, imparziali e indipendenti”. La strada, però, è ancora lunga.

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domenica 24 luglio 2016

Italia e le Concessioni sulle Spiagge


La Corte Ue boccia l'Italia:
 le concessioni sulle spiagge vanno messe all'asta

Secondo la Corte di giustizia la proroga automatica e generalizzata fino al 31 dicembre 2020 per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi prevista dalla legge italiana "impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati"

 L'Italia impegnata a negoziare con l'Unione europea il salvataggio della banche e la tutela dei risparmiatori che rischiano di vedere bruciati miliardi di risparmi, incassa dalla Corte europea di giustizia uno schiaffo sonoro che potrebbe bruciare migliaia di posti di lavoro e milioni di euro investiti. "Le concessioni sulle spiagge italiane vanno messe a gara" scrive nero su bianco il tribunale di Lussemburgo nella sentenza pubblicata oggi con la quale spiega come la proroga automatica e generalizzata fino al 31 dicembre 2020 per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi prevista dalla legge italiana "impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati". Tradotto: da oggi le circa 30mila imprese attive sul territorio italiano rischiano di essere considerate "abusive".



Sul caso l'attenzione del settore italiano è puntata da mesi: la normativa nazionale prevede una proroga automatica e generalizzata della data di scadenza delle concessioni rilasciate, anche senza previa procedura di selezione, per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi e lacustri (spiagge in particolare). Nonostante tale legge, tuttavia, ad alcuni operatori privati del settore turistico è stata negata la proroga delle concessioni. Di qui il ricorso contro tali provvedimenti di diniego. Per risolvere la questione i giudici italiani si sono rivolti alla Corte di Giustizia che oggi ha sottolineato come spetti al giudice nazionale verificare se le concessioni italiane debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali.

La decisione di Lussemburgo era in qualche modo attesa dopo che la proroga delle concessioni aveva già incassato il 'no' della Commissione europea, in quanto in contrasto con la direttiva che per le concessioni demaniali prevede l'assegnazione tramite asta pubblica. Secondo l'Ue, infatti, si tratta di "servizi su suolo pubblico" e in quanto tali devono essere aperti alla libera concorrenza come stabilito dalla direttiva Bolkestein, una norma del 2006 entrata in vigore in Italia nel gennaio del 2010.



Nel caso in cui la direttiva sia applicabile, quindi, "il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un'adeguata pubblicità)". La proroga automatica delle autorizzazioni "non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione".

Certo, la direttiva permette agli Stati di tener conto - nello stabilire la procedura di selezione - di motivi imperativi di interesse generale, come la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni di modo che possano ammortizzare gli investimenti effettuati, ma "considerazioni di tal genere non possono giustificare una proroga automatica, qualora al momento del rilascio iniziale delle autorizzazioni non sia stata organizzata alcuna procedura di selezione". L'articolo 12 della direttiva vieta una misura nazionale che, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati, prevede la proroga automatica delle autorizzazioni di sfruttamento del demanio marittimo e lacustre per attività turistico-ricreative.



La Corte precisa, infine, che, nel caso in cui la direttiva non fosse applicabile e qualora una concessione siffatta presenti un interesse transfrontaliero certo, "la proroga automatica della sua assegnazione a un'impresa con sede in uno stato membro costituisce una disparità di trattamento a danno delle imprese con sede negli altri stati membri e potenzialmente interessate a tali concessioni, disparità di trattamento che è, in linea di principio, contraria alla libertà di stabilimento". Il principio della certezza del diritto, che mira a consentire ai concessionari di ammortizzare i loro investimenti, "non può essere invocato per giustificare una tale disparità di trattamento, dal momento che le concessioni sono state attribuite quando già era stato stabilito che tale tipo di contratto (che presenta un interesse transfrontaliero certo) doveva essere soggetto a un obbligo di trasparenza".


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sabato 23 luglio 2016

STRAGE di MONACO da uno SQUILIBRATO TEDESCO



Dunque era tedeschissimo, il killer solitario della strage di Monaco. Lo ha ammesso la stessa polizia bavarese nella conferenza stampa convocata a notte fonda.

Una figura di cacca: si può dire? L’hanno fatta i tanti leoni da tastiera che già sganciavano le loro bombe di plastica contro gli islamici. Ma l’hanno fatta anche  i  commentatori un tanto al chilo ( televisivi e non),  che pochi minuti dopo la strage, purtroppo  costata la vita ad almeno dieci persone, si sperticavano in pericolosissimi attacchi verbali sulla jihad , soffiando sul fuoco di un incendio che non si vuole e non si riesce a spegnere.  Con il volto pieno di vergogna, poi, c’erano anche i tanti politici che si sono espressi sulla tragedia bavarese e  , infine,  l’opposizione interna di Germania  che ha attaccato  la Merkel. Merkel che, comunque vada, da questa triste vicenda ne esce con le ossa a pezzi.

Uno squilibrato di diciotto anni nato e cresciuto a Monaco,  di lontane origini iraniane, che ha impugnato la pistola per uccidere i malcapitati del centro commerciale tedesco. Questo insomma l’identikit dell’assassino. ‘Nessuna analogia con il neonazista Breivik, con la terribile strage di Utoya di cinque anni fa’, si è affrettata a precisare la polizia bavarese. Nessuna. Se non che il neonazismo, di per sé,  attecchisce in menti fragili, deviate. Malate. Come frasi  doveva essere il neo maggiorenne tedesco che, 
mentre sparava, urlava  frasi xenofobe.

Ed è questo in fondo l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda.  E cioè che c’è un forte spirito di emulazione, da Nizza in poi. Gente che non  ha più nessuna ragione per vivere, cerca una morte eclatante per strappare quel quarto d’ora di celebrità che non si nega a nessuno, come diceva il buon Andy Warhol. In favore di telecamera e ad imperitura memoria. Punto.
Certo, se Breivik o l’assassino della strage di Monaco di Orlando o di Nizza , fossero stati seguiti dai servizi sociali, (che invece nella ferocia liberista stanno smantellando), forse oggi non piangeremmo così tanti morti.  E forse non sentiremmo nemmeno cosi tante castronerie da parte di partiti  nazionalisti  che vivono questa ennesima strage come personale benzina elettorale.Gli unici quindi  che godono per questa dissennata mattanza quotidiana sono i soliti padroni del vapore, la solita cabina di regia  che ha creato e finanziato l’Isis, dandogli i connotati di una organizzazione seria, cercando di fomentare in tutti i modi il caos che stiamo vivendo. Un caos che destabilizza psicologicamente le persone poco lucide, rancorose, che attaccano a testa bassa l’islam . E che in altri tempi e su altre basi avrebbero attaccato i romanisti rosiconi o i napoletani che non si lavano, i crucchi 
tedeschi o gli antipatici inglesi. Luoghi comuni dai quali sembra impossibile liberarsi.

Insomma, oggi il problema più grosso pare  davvero quello di contenere l’ansia della gente, spaventata dalle stragi in serie e che ormai ha paura anche di andare a prendere la macchina in garage. Ma è chiaro che senza un’ammissione di colpa, la situazione è destinata a degenerare. Ed è altrettanto chiaro che le multinazionali e i venditori di armi, gli uomini della finanza internazionale che speculano sul disordine mondiale  e i politici xenofobi che navigano fieri sulla prua del caos, non ammetteranno mai di essere i veri responsabili di questo disastro globale. Pensateci: se lo facessero, domani stesso si tornerebbe a respirare aria di pace e collaborazione. Ma ormai siamo ad un passo dal punto di non ritorno. O ci si ferma subito o la psicosi collettiva franerà sul mondo intero. In fondo,  a ragionarci bene,  
era esattamente  quello che costoro volevano.

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venerdì 15 luglio 2016

Afghanistan 1980 : Repubblica Democratica, Laica e Socialista




(Breve lezione di storia per chi non sa o non vuole sapere)

Sino agli anni 80 l'Afghanistan era una repubblica democratica, laica e socialista. La religione era permessa ma non era tollerato alcun radicalismo. Le ragazze portavano la minigonna e compivano studi universitari. Un signore in cravatta vendeva dischi. Avevo un amico laggiù, faceva il medico. Gli Usa, reduci dal disastro Vietnam, per pure ragioni ideologiche (guerra fredda imperante) sobillarono una guerriglia antigovernativa, sino a che l'Afghanistan chiese l'intervento della Russia, nazione confinante e da sempre in strette relazioni. A quel punto Usa e Gran Bretagna cominciarono ad armare in modo massiccio le fazioni ribelli di stampo radicale, usando come mediatore un saudita la cui famiglia risiedeva a Boston, Osama Bin Laden. I guerriglieri erano addestrati in Pakistan dalla CIA. Dopo dieci anni i russi si ritirarono, vinse la guerriglia islamica e prese il potere la fazione più estremista, quella dei Talebani. Bin Laden fondò Al Qaeda. L''Afganistan tornò al medioevo e sparì dalla cronaca. Il mondo lo riscopri l'11 settembre del 2001. Il resto della storia ognuno se la racconti come vuole, 
a partire dalla guerra in Iraq.

LEGGI COSA SUCCESSE 11 SETTEMBRE 

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mercoledì 13 luglio 2016

Calcio: Tifo scelto come Base Criminale




infiltrazioni mafiose nella curva degli ultras
“L’inchiesta della Procura di Torino dimostra che le mafie hanno interesse anche per società importanti”. Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. È autore di Calcio criminale, un libro del 2012 che racconta come le organizzazioni criminali utilizzano lo sport più seguito d’Italia. A Torino, il gip ha ordinato 18 ordinanze di custodia cautelare ad alcuni dei capi ultras storici dei bianconeri. Le accuse: Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa armata, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, danneggiamento aggravato, incendio, sequestro di persona e tentato omicidio.



Il clan che avrebbero messo le mani su parte delle curve della Juve sarebbero i Pesce-Bellocco, nella sua ramificazione piemontese dei Dominello. I nomi ricorrono già dall’epoca dell’operazione San Michele, di due anni fa. Nell’ultima settimana, la vicenda si sta facendo sempre più inquietanti. Raffaello Bucci, 41 anni, capo ultras dei Drughi, il 10 luglio si getta da un viadotto lungo l’autostrada Torino-Savona. Suicidio, è l’ipotesi dei magistrati. Giusto il giorno prima Bucci era stato sentito dai magistrati in merito all’infiltrazione mafiosa nella curva dei Drughi. Un altro teste, sempre capo ultras, è scomparso da una settimana. Anche Geraldo Mocciola, così si chiama, doveva essere ascoltato dai magistrati.

Non si sa che cosa abbia raccontato Bucci. L’argomento doveva essere il racket dei biglietti e del bagarinaggio, la gestione della sicurezza, le pressioni per permettere al figlio del boss Bellocco di Rosarno di fare un provino alla Juventus. Bucci, ed è il lato più inquietante, era un consulente esterno della Juventus calcio. “Il calcio è il brodo di coltura di questa visione mafiosa”, aggiunge Romani.



“Controllare la curva significa controllare pezzi di territorio. Significa avere l’opportunità di entrare in contatto con i vertici delle società”, prosegue Romani. Ed è anche quanto avvenuto a Torino: il dg della Juve Marotta avrebbe incontrato Bucci e uno dei leader della curva arrestati, Fabio Germani. Marotta non è indagato ed è probabile che non sapesse esattamente le amicizie della persona che aveva davanti.


Il ruolo degli infiltrati all’interno delle curve è funzionale alla pubblicità delle cosche: “Ci sono boss latitanti, soprattutto a Napoli, che hanno sempre cercato di farsi fotografare con qualche idolo calcistico”, aggiunge Romani. Nei quartieri più poveri di città come Napoli, raccontano i magistrati partenopei in indagini di quasi dieci anni fa, girano fotografie di boss insieme a caliatori come fossero santini. Nelle serie minori, per le quali l’interesse delle mafie è ormai noto da tempo e molto visibile, il clacio è un moltiplicatore di consenso. Mostra fino a quanto un mafioso può vestire i panni dell’idolo, del mito popolare.

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sabato 9 luglio 2016

Razzismo Utilizzato per Propaganda Politica


E’ stata ministra dell’Integrazione ( Cecile Kyenge ) ed ha vissuto sulla propria pelle l’odio e la stupidità del razzismo. E’ stata denigrata e insultata, non solo sui social media ma anche da esponenti politici: ricordiamo che il leghista Calderoli disse che “somiglia a un orango”. Un’offesa che ricorda quella perpetrata alla moglie di Emmanuel Chidi Nnamdi, Chinyery, apostrofata dall’omicida di Fermo come “scimmia africana”. Oggi Cècile Kyenge è europarlamentare e punta il dito contro le responsabilità della politica. “Fatti come quello di Fermo – dice – sono alimentati da un razzismo spesso utilizzato come propaganda”.
IL FATTO
Aggredito da due uomini mentre passeggiava con la compagna, a Fermo, in pieno giorno. Emmanuel aveva 36 anni, ed è morto oggi, a seguito di quel pestaggio violento, da parte di due persone vicine all’estrema destra. Hanno insultato la donna, perché nera, l’hanno strattonata e quando lui ha reagito hanno divelto un palo per colpirlo alla testa. Oggi è morto in ospedale. Emmanuel era sfuggito ai terroristi di Boko Haram, aveva compiuto una difficile traversata nel deserto, aveva subito violenze in Libia. La sua vita è finita quando sembrava essere riuscito a ricostruirla.

Emmanuel a Fermo era ospite della Caritas, di un progetto diretto da don Vinicio Albanesi, presidente della comunità di Capodarco. “Lui e la moglie Chimiary venivano dal Nord della Nigeria, dove un attentato di Boko Haram ha distrutto tutto. È morta anche loro figlia e il loro suocero”. Una storia comune a chi abita in quell’area del Paese più popoloso dell’Africa. Hanno sconfinato in Niger, poi sono arrivati in Libia “dove hanno subito altre percosse”. “La donna – continua don Albanesi – era incinta di tre mesi, è salita sul gommone con altre 150 persone ed appena è arrivata in Italia abbiamo dovuto portarla in ospedale per questo aborto che era in atto”.

A Fermo, i due coniugi stavano nella struttura della Fondazione Caritas in veritatis da otto mesi. Ed era stato proprio don Vinicio Albanesi, in gennaio, ad aver celebrato il loro matrimonio, come ricorda l’agenzia di stampa Redattore sociale, la cui sede centrale è proprio alla Comunità di Capodarco di Fermo, sempre diretta da don Albanesi. Ma era prevedibile un’escalation di violenza di questo genere in una comunità piccola come Fermo? “Crescono le persone che hanno problemi di convivenza – risponde don Albanesi – e alcune cellule impazzite si coagulano e si assumono il ruolo non richiesto di salvatori della patria, prendendosi la libertà di insultare e aggredire”. Le istituzioni, dice Albanesi, tollerano, tanto che gli autori dell’aggressione sono noti alle forze dell’ordine.
Così si crea “un ambiente melmoso”, che incuba il germe del razzismo. “Quest’escalation è dovuta a paure scatenate spesso da politici che in televisione fomentano e cercano voti sostenendo psicosi razziste invece di aggregare e socializzare
con Resilienza ed Empatia , vicino alle categorie di persone più Deboli ”.
BISOGNA UNIRE NON DIVIDERE
Solo che a pagare il prezzo più alto di questa situazione,
 è un ragazzo di 36 anni, che ci ha rimesso la vita.

SPESSO IL POLITICO RAZZISTA
USA DIVIDERE , PERCHE' LO STRANIERO
NON PUO' VOTARE IN ITALIA




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Expo 2015, le mani di Cosa Nostra sugli appalti


Ci sono notai e commercialisti dalla fama rispettabile che però, come fossimo in un paesino della Sicilia nei primi anni Novanta, si piegano alla legge dell’omertà e “fanno finta di non vedere”. Ci sono imprenditori opportunisticamente vicini, anzi vicinissimi, a personaggi chiave di quel ramo di Cosa Nostra che risponde al nome del clan di Castelvetrano. E infine ci sono società pubbliche di peso internazionale che dovrebbero indire gare altrettanto pubbliche e che invece - alla faccia della trasparenza - decidono loro personalmente a chi assegnare i lavori. Alimentando un fiume di contanti che da Milano a Caltanissetta viaggia a bordo di camion, auto e persino gommoni.

Che Expo 2015 abbia rappresentato per molti un’occasione d’oro da non farsi sfuggire è cosa nota a tutti. Che molto spesso, in nome di questa occasione d’oro, qualcuno sia arrivato a fare patti con il diavolo era il sospetto di molti. Ma a leggere l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Cristina Mannocci - che ha portato all’arresto di 11 persone e al sequestro di oltre un milione di euro - il quadro va ben oltre l’aspetto penale ancora tutto da dimostrare: “Quello che emerge è un meccanismo – si legge nelle carte - reso possibile da amministratori di aziende di non piccole dimensioni, consulenti, notai e commercialisti che, in sostanza, non hanno voluto vedere quello che accadeva intorno a loro e il cui atteggiamento va oltre la connivenza”.

Parole pesanti che – secondo la sezione Antimafia della Procura di Milano diretta dal sostituto procuratore Ilda Boccassini - legano a doppio filo gli interessi di uomini d’affari considerati “insospettabili” e quelli di personaggi di spicco della mafia siciliana come la famiglia Accardo ritenuta dagli inquirenti vicina al super latitante Matteo Messina Denaro, sospettati di associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra a Milano.

A uomini legati alla mafia siciliana infatti – secondo le ipotesi della Procura – sarebbe riconducibile un consorzio di cooperative che è riuscito a ottenere lavori importanti in quattro padiglioni di Expo 2015. Fra queste la Dominus Scarl di Giuseppe Nastasi e del suo collaboratore Liborio Pace, entrambi arrestati insieme all’ex presidente dela Camera Penale di Caltanissetta Danilo Tipo. Le indagini della Guardia di Finanza, però, soprattutto, puntano a vedere chiaro sui rapporti fra la Dominus Scarl e la Nolostand Spa, società che si occupa degli stand nei siti epositivi interamente controllata da Fiera Milano e che ora è stata commissariata dal giudice Fabio Roja. In pratica, Fiera Milano delegava alla controllata Nolostand la realizzazione delle opere necessarie all’esposizione universale. E quest’ultima – forte appunto di legami solidi con il consorzio - assegnava gran parte dei lavori alla Dominus che era amministrata da prestanome, ma di fatto riconducibile a Giuseppe Nastasi e Liborio Pace.

I presunti affiliati mafiosi, infatti, stando alle indagini “intrattenevano costanti rapporti con i dirigenti e gli organi di vertice della Nolostand, al fine di ottenere l’aggiudicazione o di assicurarsi il rinnovo dei contratti di appalto dei servizi di trasporto e facchinaggio dei siti fieristici”. “Pace e Nastasi – scrive il magistrato - avevano quali interlocutori privilegiati Enrico Mantica, in qualità di direttore tecnico ed ex amministratore delegato di Nolostand spa, per la risoluzione di problematiche lavorative e Marco Serioli, amministratore delegato di Nolostand spa”.

La controllata di Fiera Milano – ha sottolineato la Boccassini – per assegnare i lavori non ha neppure indetto una gara pubblica. E non era tenuta a farlo, certo. Il regolamento parla chiaro. Solo che stando alle carte, la Nolostand non si sarebbe neppure accorta che sia Nastasio che Pace (quest’ultimo arrestato nel 2010 per un giro di riciclaggio di denaro dal Belgio alla Lombardia ma poi assolto) sono imparentati con persone condannate per mafia e ‘ndrangheta.
Un rapporto talmente stretto, quello fra le due società, che Calogero Nastasi (padre del principale indagato Giuseppe) aveva “legittimamente” un ufficio in Fiera Milano in quanto amministratore di diritto del consorzio Dominus riconducibile, invece, di fatto, al figlio.

“Proprio in virtù del rapporto imprenditoriale e commerciale con Nolostand – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – la società consortile siciliana ha affettuato lavori di allestimento e smontaggio per Expo 2015 sia direttamente che attraverso società consorziate”. Lavori per quasi 20 milioni di euro dal 2013 ad oggi. Che avrebbero interessato in particolare i padiglioni di Francia e Qatar, della Guinea Equatoriale, il Palazzo Congressi, l’Auditorium e lo stand della Birra Poretti. Un fiume di denaro che sarebbe transitato, in nero, da Milano fino alla Sicilia attraverso buste di plastica nascoste nei camion ma anche in canotto. “C’erano imprenditori che pagavano operai per farsi costruire in casa veri e propri imboschi per il denaro contante”, ha spiegato il sostituto procuratore Ilda Boccassini.

E poi, ovviamente, i reati connessi: fondi neri, operazioni estere, evasione fiscale. “Le organizzazioni criminali – secondo il procuratore capo di Milano Francesco Greco - sono riuscite a inserirsi nelle partecipate pubbliche. Questa è una circostanza inquietante”. Un meccanismo “desolante” – scrive ancora il gip - con “logiche e, soprattutto, condotte che si presentano in territorio lombardo con le stesse modalità con cui, da oltre un secolo, si manifestano in territorio siciliano”.
Gli ingranaggi perché i vertici di Fiera Milano comincino a tremare, insomma, ci sono tutti. Nonostante allo stato attuale nessuno di loro risulti indagato.

E mentre il neo sindaco di Milano ed ex commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala oggi ha speso parole di ringraziamento nei confronti dei magistrati che hanno scoperchiato l’ennesimo scandalo giudiziario sull’esposizione universale, il pool antimafia della Procura di Milano fa già trapelare la sua prossima mossa: mettere le mani sui conti correnti esteri riconducibili agli 11 arrestati in Slovenia, Slovacchia e in Liechtenstein.

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venerdì 8 luglio 2016

G8 2001 Multato Poliziotto per Falsa Testimonianza



G8 Genova 2001: 
solo una multa al poliziotto che inventò l’accoltellamento

Tra pochi giorni saranno trascorsi 15 anni esatti dalla ‘macelleria messicana’ di Genova, quando decine di migliaia di giovani, attivisti, giornalisti provenienti da tutta Italia e dal resto del mondo si trovarono di fronte il vero volto dello stato, la brutalità dei suoi apparati, la violenza delle sue istituzioni.
A quindici anni di distanza, e a pochi giorni dall’inizio delle varie iniziative convocate per ricordare quei tremendi giorni e l’omicidio di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere, arriva una notizia che sa davvero di beffa. Si scopre infatti solo ora che ai poliziotti responsabili del pestaggio indiscriminato dei manifestanti e dei media attivisti che dormivano nella scuola Diaz, alcuni dei quali responsabili anche della fabbricazione di prove false e di falsa testimonianza, la punizione inflitta dallo stato è solo una multa di 47 euro e 57 centesimi. Una ammenda pari ad una giornata di lavoro decurtata dai contributi. 
Tutto qui.

Come scrive l’articolo della sezione genovese di Repubblica: “l’assistente capo (era semplice agente nel 2001) Massimo Nucera condannato a 3 anni e cinque mesi per falso e lesioni (queste ultime prescritte) a natale del 2013 era stato condannato dal Consiglio provinciale di disciplina della polizia ad una sospensione dello stipendio di un mese. Ma neppure un anno dopo, nel marzo del 2014, il suo ricorso veniva accolto dall’allora capo della polizia in persona, Alessandro Pansa – da pochi mesi è diventato capo dei servizi segreti italiani – che riduceva da 30 giorni a un solo giorno la sanzione. Incredibilmente Nucera veniva ritenuto responsabile di un comportamento colposo e non doloso, il che avrebbe fatto lievitare automaticamente la pena disciplinare. Nella mite sentenza firmata da Pansa, Nucera è ritenuto responsabile di un “comportamento non conforme al decoro delle funzioni… dimostrando di non aver operato con senso di responsabilità…”. Un buffetto per aver partecipato a quegli eventi che i giudici di Appello e Cassazione così hanno descritto “L’enormità di tali fatti, che hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Lo stesso Pansa, per altro, un anno dopo, nel giugno del 2015, denunciava al Consiglio Superiore della Magistratura il pm del processo Diaz, Enrico Zucca, il quale in un dibattito avvenuto durante la manifestazione “Repubblica delle Idee” aveva ricordato alcuni passaggi della durissima sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i fatti della Diaz in merito all’assenza di leggi e norme finalizzate a punire la tortura e i torturatori. Tra le ragioni della condanna quella relativa all’assenza di qualsiasi forma cautelare per sospendere dal servizio, o almeno bloccarne la carriera, pubblici funzionari anche solo indagati o sospettati di gravi violazioni come appunto quelle avvenute alla scuola Diaz o nella prigione lager di Bolzaneto.  Quando Nucera viene giudicato dal Consiglio di disciplina (presieduto dal dirigente Lorenzo Suraci all’epoca numero due della questura di Roma) nel suo curriculum non c’è soltanto la condanna definitiva per i fatti genovesi del luglio 2001 relativa anche alla bufala della coltellata ricevuta da parte di un occupante della Diaz (Nucera consegnò il proprio giubbotto strappato ma le indagini dei carabinieri svelarono che si era auto inferto la coltellata). Pochi anni dopo, nel 2005, a Teramo, sempre indossando al divisa del VII Reparto Mobile di Roma, finisce di nuovo nei guai. Due celerini picchiano un tifoso della squadra di basket locale e Nucera viene accusato di aver coperto i colleghi raccontando, ancora una volta, delle bugie. E’ condannato per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi ma di nuovo la prescrizione lo salva in Appello. Questo precedente però non interferisce con il super sconto disciplinare del prefetto Pansa. Anche per una questione di equità. Infatti, per determinare la giusta sanzione, si legge nel provvedimento, è necessario tenere conto che “la situazione penale del Nucera è comparabile con altro coimputato sanzionato con pena pecuniaria di 1/30 che non giustifica la diversità delle sanzioni preposte”. In altre parole altri poliziotti condannati per la Diaz hanno ricevuto sanzioni disciplinari minime. Chi? Forse tra altri 15 anni lo sapremo”.

Insomma Nucera, che aveva “accusato di tentato omicidio una persona” ma si era procurato da solo o con l’aiuto di un altro agente i maldestri tagli sul giubbotto, è stato sì condannato per falso ma grazie alla prescrizione si è visto la condanna cancellata. E neanche la condanna ‘interna’ ad un mese di sospensione della paga è sembrata una sentenza equa al Capo della Polizia Alessandro Pansa, che lo ha graziato, infliggendogli la simbolica quanto beffarda condanna alla sottrazione di un solo giorno di stipendio. Oggi Nucera non solo non è stato cacciato dalle forze di sicurezza, ma addirittura promosso ad Assistente Capo della Polizia…

La Cassazione, nelle 186 pagine di motivazioni parlò di “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia” nell’irruzione alla scuola Diaz. In quella notte terribile, 61 attivisti furono feriti, alcuni in modo anche molto grave. A seguito di quei fatti ben 125 agenti vennero messi sotto inchiesta. La Cassazione sentenziò che vi fu una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. 
Tra questi agenti c’era anche Nucera.

Nel frattempo si è scoperto che i nomi dei poliziotti condannati per quelle brutali e ingiustificate violenze inflitte ai manifestanti e ai giornalisti 15 anni fa nella scuola Diaz e nella Caserma di Bolzaneto sono stati prima cancellati e poi ripubblicati sul registro online della Corte di Cassazione, ma solo grazie ad una interrogazione parlamentare del senatore Luigi Manconi . I nomi dei condannati sono ora ricomparsi improvvisamente due settimane fa mentre per molti mesi erano stati rimossi dalle sentenze di condanna. Ma nessuna manipolazione informatica potrà cancellare la memoria di quanto avvenne a 
Genova in quei terribili giorni del luglio del 2001. 

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Gesù Cristo fu Inventato Contro la Ribellione


Il Cristianesimo non è iniziato come una religione, ma come un progetto di governo sofisticato, una sorta di esercizio di propaganda utilizzato per pacificare i sudditi dell’Impero Romano. “Sette ebraiche in Palestina, a quel tempo, che erano in attesa di un Messia guerriero profetizzato, erano una costante fonte di insurrezione violenta durante il primo secolo,” spiega. “Quando i Romani esaurirono i mezzi convenzionali contro la ribellione, sono passati alla guerra psicologica. Hanno ipotizzato che il modo per fermare la diffusione di attività missionaria ebraica 
fosse quello di creare un sistema di credenze in competizione...

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VIDEO: Gesù Cristo Inventato Contro la Ribellione



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lunedì 4 luglio 2016

Strage in Bangladesh : morti operatori del settore abbigliamento




BANGLADESH: Superficie Totale 147 570 km² (meno di metà dell’Italia), 
Abitanti 168.957.745  (2015) 
(quasi il triplo della popolazione italiana), Densità  1144.9 ab./km² Tasso di crescita  1,579% (2012),

Capitale  DACCA (16 000 000 ab. / PIU’ DEL QUADRUPLO DI ROMA)

ANDAMENTO DEMOGRAFICO IN BANGLADESH.

Con una superficie di 147.000 km², la densità è superiore ai 1.000 abitanti per km². Un confronto
sorprendente è fatto in relazione alla Russia che possiede una popolazione leggermente inferiore,
anche se distribuita su una superficie di 17.500.000 di chilometri quadrati, cioè 120 volte più del
Bangladesh. Ad eccezione di una manciata di città-stato, il Bangladesh ha la più alta densità di
popolazione nel mondo. Il paese registrò livelli di crescita della popolazione tra i più alti nel mondo tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo, quando gli abitanti crebbero da 50 a 90 milioni.  La popolazione è relativamente giovane, con la fascia di età tra 0-25 anni che assomma al 60% della popolazione totale, mentre solo il 3% ha un’età superiore ai 65 anni. L’aspettativa di vita è  di 63 anni per entrambi i sessi.

L’ATTIVITA’ ECONOMICA, OLTRE ALL’AGRICOLTURA IL PAESE E’ UNA GIGANTESCO
STABILIMENTO PER LA PRODUZIONE DI TESSILE A BASSO COSTO CON UNO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI/LAVORATRICI , MOLTI I BAMBINI.

QUESTE SONO LE CAUSE CHE PORTANO UN PAESE AD ESPLODERE.

MASSE DISEREDATE DI GIOVANI CHE NON VEDONO PROSPETTIVE DI VITA E SI ARRABBIANO E CADONO VITTIMA DEGLI ESTREMISTI CHE LI AIZZANO CONTRO GLI STRANIERI (per salvaguardare il proprio potere dalla giusta rabbia dei popoli gestiti in modo pessimo e sfruttati da imprenditori locali come schiavi), MA NON LI HANNO MICA COSTRETTI GLI STRANIERI A FARE FIGLI COME CONIGLI (COME DISSE IL PAPA TORNANDO DALLE FILIPPINE)

Ennesimo caso del neoliberismo che devasta uno stato dopo l’altro l’intero pianeta.

Il concetto brutale è che i paesi del terzo mondo stanno collassando uno dopo l’altro e pensare che la
soluzione sia trasferire masse sterminate, decine di milioni di persone in Europa è PURA FOLLIA che farà collassare anche l’Europa!

Ecco perché la Gran Bretagna si isola dal folle progetto e la REGINA CHE DI GUERRE MONDIALI NE HA VISSUTA GIA’ UNA , AVVERTE IL PAESE DI STARE CALMO E PRENDERE LE PRECAUZIONI PER I TEMPI DIFFICILI CHE SI APPROSSIMANO!!!

 NEI MEDIA NON SI ACCENNA MINIMAMENTE ALLA CAUSA DEMOGRAFICA DEL COLLASSO DEL TERZO MONDO CHE VIENE AMPLIFICATA DALLA BELVA NEOLIBERISTA CHE SBRANA IL PIANETA!

Chi sono le vittime del terrorismo a Dacca

Sono venti i civili uccisi nell'assalto jihadista al caffè di Dacca, in Bangladesh, tra l'1 e il 2 luglio. Tra le vittime un americano, una giovane indiana, 7 giapponesi e 9 italiani, per lo più imprenditori tessili: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti

Sono stati massacrati (i corpi avevano "ferite da armi affilate") prima che il blitz delle forze di sicurezza mettesse fine all'orrore cominciato quasi dodici ore prima: intorno alle 21:00 di venerdì quando un commando armato di fondamentalisti islamici ha fatto irruzione nell'Holey A. B.
Gian Galeazzo Boschetti, imprenditore tessile, invece è riuscito a fuggire: uscito in giardino per fare
telefonate, ha capito quanto stava accadendo, si è nascosto per tre ore dietro un cespuglio e da lì ha
dato l'allarme all'ambasciata. Sua moglie, sposata due anni fa in Bangladesh e impegnata in una Ong
che si batte contro le violenze con gli acidi sulle donne, è tra le vittime. Ha accettato che sua moglie
fosse morta "quando ho visto quei lenzuoli macchiati di sangue nell'obitorio. Fino a quel momento,
chissà perché speravo che fosse viva". Di quei momenti terribili ha detto: "L'ultima volta che ho sentito la voce di mia moglie è stato quando ha gridato il mio nome dall'interno del locale".

Ci sono famiglie in lutto e a loro dobbiamo rispetto, così come è giusto avere compassione per chi è
stato trucidato in modo osceno. Tutti gli Italiani erano "operatori del settore abbigliamento". Già, perché ci sono centinaia di italiani, giapponesi, cinesi, russi etc etc nel Bangladesh? Da anni lo sanno tutti e tutti tacciono. Piccoli operatori del tessile che, fanno confezionare laggiù i loro capi.

Innumerevoli laboratori, piccole e grandi fabbriche, fanno lavorare una moltitudine di uomini, donne e bambini a trenta dollari al mese. In condizioni a dir poco disumane. Ci sono note catene di
abbigliamento che vendono una maglietta a 50 euro, un jeans a 200. Ecco, dove li vanno a fabbricare lì, dove ci sono gli intermediari che mantengono il costo del lavoro più basso.

Le responsabilità delle aziende italiane, dell’elitè della moda, e del made in Italy SANNO che  in
Bangladesh oggi ci sono migliaia di operai sottopagati che lavorano in condizioni misere. Migliaia di
Iqbal Masih, il bambino pakistano che denunciò la condizione di sfruttamento del lavoro minorile.


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LAVORATORI BAMBINI

Bangladesh : Tessile Italiano Ong: “Salari bassi e ambienti rischiosi: lavoratori sfruttati” Il Paese è il secondo più grande produttore di abiti pronti del mondo e il volume delle esportazioni verso la Penisola è triplicato in dieci anni. Ma le associazioni segnalano stipendi miseri, s... continua a leggere

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domenica 3 luglio 2016

LIBRI: Il Gene della Parlantina


E' il dna a decidere quanto sei socievole

Un nuovo studio sostiene che le nostre relazioni dipendono da un gene che regola la produzione di 
ossitocina, il famoso "ormone dell'amore". 

TUTTI ABBIAMO alcuni amici un po' più scontrosi ed altri che invece dimostrano una spiccata tendenza alla socialità. Prerogative che potrebbero essere frutto di una precisa caratteristica genetica, almeno secondo quanto sostiene un team guidato dal Brian H,,,
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VIDEO: Pulizia dalla Plastica negli Oceani Ocean Cleanup


Gli oceani sono ormai intasati dagli oggetti di plastica che gli esseri umani scartano e che vanno a finire in mare. Grazie alle correnti sono cinque le enormi isole di spazzatura che ingorgano le acque 
oceaniche: soltanto nel Pacifico si parla di 150milioni di tonnellate di rifiuti che in alcune zone superano la concentrazione di plankton. In tutto sono 5250 miliardi i pezzi di rifiuti che inquinano gli oceani e i mari. Fino a questo momento l'unica strada consigliata è stata quella di consumare meno plastica per non peggiorare la situazione.

Boyan Slat, nato in Olanda nel 1994, ha rovesciato la percezione del problema:continua ...
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Amori Estivi che Restano per Empatia


Vi siete appena conosciuti,  ma senti che c’é qualcosa di più, 
qualcosa che in qualche modo già vi lega, una empatia 
che sembra promettere ben più di un semplice flirt . 
Non sai quale siano le sue reali intenzioni e la paura che tutto finisca molto presto 
come una semplice infatuazione inizia a farsi sentire un forte sentimento reciproco.
Ecco qualche piccolo trucco per fare in modo che la paura svanisca
 e che siate finalmente voi a crearvi il vostro destino!  
Un consiglio in AMORE conoscendo il carattere del Partner.


Se chi ha risvegliato il vostro interesse è:

Ariete: dategli la sensazione di non essere una conquista facile! Mostratevi carine e rassicuranti,
 sexy restando però serie e dolci. Evitate quindi i testa a testa aggressivi.
Conosci il Carattere ARIETE

Toro: un invito a cenare a casa vostra, è l’ideale, accogliendolo magari con il dolce profumo di una torta appena sfornata. Il collo è sicuramente la sua zona erogena per eccellenza, seguito poi dalla bocca. Conosci il Carattere TORO

Gemelli: evitate i discorsi troppo impegnati, accarezzatelo languidamente mentre chiacchierate del più e del meno, permettetegli di divertirsi come se avesse ancora tredici anni.
Conosci il Carattere GEMELLI


Cancro: non lasciatelo troppo solo, ha bisogno d'amore, ditegli che l'amate almeno una volta al giorno. Manifestate un atteggiamento protettivo, rassicurante, e commuovetevi se vi parla con affetto di sua mamma, nonna, zia e perché no, del gatto...
Conosci il Carattere CANCRO

Leone: siate vivaci e sbarazzine, ostentate capelli splendenti e luminosi, e assicuratevi di intensificare lo sguardo grazie all'uso sapiente di ombretto, matita e mascara. Omaggiate la sua pigrizia!
Conosci il Carattere LEONE

Vergine: presentatevi puntuali agli appuntamenti e curate sempre il modo di vestire, distillando pian 
piano la dolcezza con occhiate morbide. Quando sentite che è il momento giusto, prendete l'iniziativa.
Conosci il Carattere VERGINE


Bilancia: mostratevi serie, cercando di sembrare spigliate e decise. Curate l'estetica, ma non create 
false aspettative esagerando con trucco e parrucco.   Conosci il Carattere BILANCIA

Scorpione: tacchi e spillo e abiti molto attillati lo turbano sempre, ma non cedete troppo presto. Per 
eccitarlo non ci sono problemi: è sempre pronto a tutto, ma anche molto intuivo quando si tratta di 
capire e soddisfare i vostri bisogni. Conosci il Carattere SCORPIONE  

Sagittario: look casual, trucco acqua e sapone, gambe toniche e scattanti (possibilmente in bella vista). Non siate troppo statiche, cercate piuttosto di assecondare con entusiamo le sue proposte avventurose. Conosci il Carattere SAGITTARIO


Capricorno: dategli l'impressione di essere lui a dirigere il gioco. Accarezzatelo delicatamente sulla 
schiena, lungo la spina dorsale. Sommergetelo di tenerezze per sciogliere l'apparente gelo del suo 
cuore. Conosci il Carattere CAPRICORNO 

 Acquario: dimostrate un certo amore per le novità e tutto ciò che esula dalle convenzioni. Siate pronte e capaci di adattarvi a qualunque imprevisto. No alle scenate di gelosia!
 Conosci il Carattere ACQUARIO  

Pesci: avvolgetelo in un'atmosfera da fiaba, poi fuggite, lasciatelo in sospeso per qualche giorno, 
quindi.. riapparite magicamente! Liberate con malizia la sua fantasia inesauribile, tenendo alla larga i 
ritmi troppo abitudinari. Conosci il Carattere PESCI



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FANTASIA
ENTRA IN
MUNDIMAGO


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