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domenica 28 agosto 2016

Francia, Consiglio di Stato, burkini : non c’è alcun rischio


Il Consiglio di Stato, in Francia, è il giudice di massimo grado per le contestazioni mosse contro 
decisioni della pubblica amministrazione. Pane per i suoi denti, dunque, intervenire sui ricorsi avviati contro i provvedimenti presi da una trentina di amministrazioni comunali della Costa Azzurra per vietare il burkini. A proposito di quei provvedimenti il Consiglio di Stato ha decretato che rappresentano “una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali, che sono quelle di movimento, coscienza e libertà personale”. E che non c’è alcun rischio di “turbamento dell’ordine pubblico”. 
Fine delle discussioni.



Premetto una cosa: a me il burkini fa orrore, le donne costrette a usarlo mi fanno pena e quelle che lo usano per libera scelta mi risultano incomprensibili. Detto questo, penso che ora bisognerebbe prendere a calci nel sedere per tutta la Costa Azzurra quei trenta sindaci che hanno emesso i decreti. Perché una cosa stupida e ipocrita come questa non si era mai vista. Com’è possibile che un’abbigliamento come il burkini dia fastidio (anzi, sia pericoloso per la sicurezza generale) in spiaggia e il suo omologo non da spiaggia, il velo che lascia liberi solo gli occhi o solo il viso, non dia fastidio per le strade degli stessi centri, nel negozi, nei ristoranti, insomma ovunque ci sia un qualche modo di lucrare sui petrodollari? E 
in costa Azzurra si vedono molti più hijab per strada che burkini in spiaggia. Non è certo un caso se a pronunciarsi a favore del divieto sia stato un politico come Nicolas Sarkozy, il demente che da presidente attaccò Muhammar Gheddafi (lo stesso da cui Sarkozy aveva ricevuto denaro per la campagna elettorale) spalancando le porte all’atomizzazione della Libia, al terrorismo e all’insediamento dell’Isis sulla costa rivolta verso l’Europa.

Il Consiglio di Stato di Francia, con il suo intervento, ha anche ricordato una cosa. Il burkini con la religione non c’entra un fico. Non c’è nulla, nel Corano, che imponga quell’abbigliamento. Sul tema dell’abbigliamento, il testo sacro dell’islam interviene nella sura XXIV (La Luce), suggerendo di dire “alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti 
belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti belle ad altri che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli…”; e nella sura XXXIII (Le fazioni alleate), per consigliare «O Profeta! Di’ alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli. Questo sarà più atto a distinguerle dalle altre, e a che non vengano offese”. 

Dove il secondo passo è chiaramente un’indicazione di protezione a favore di donne che, nel Settecento dopo Cristo, potevano essere oggetto di molestia o violenza, o diventare vittime collaterali di scontri tribali.Dare al burkini, vietandolo, la dignità del simbolo religioso che non ha, produce due effetti. Il primo, è legittimare ancor più i regimi e le “scuole” islamiche che fanno la stessa operazione, abusiva e tutta politica. Alla lunga, significa legittimare, riconoscendoli come veri interpreti della religione islamica, 
persino i tagliagole dell’Isis. Il secondo, è umiliare ancor più le donne, sulle quali viene scaricato, vigliaccamente, il peso del provvedimento. Il tutto, peraltro, corrisponde perfettamente all’atteggiamento francese e occidentale (Italia compresa, ma per fortuna senza divieti imbecilli): massima comprensione, 
anzi, riverenza nei confronti dei regimi che non solo del burkini ma dell’oppressione della donna fanno un manifesto politico (per esempio, le monarchie del Golfo Persico, alle quali per esempio ormai appartengono mezza Milano e mezza Parigi); e contro i simboli crociate che, nelle condizioni appena descritte, servono solo a rompere le scatole a un po’ di musulmani, a far guadagnare (forse) qualche 
voto ai politicanti e a non cambiare assolutamente nulla nella realtà delle cose.

E infatti di questo si tratta: non vogliamo cambiare nulla, ma proprio nulla. Perché cambiare costa. Può farci perdere qualche buon affare, farci vendere meno armi, obbligarci a tirar fuori un minimo di palle. 

Sappiamo da decenni quali Paesi e quali personaggi finanziano il radicalismo islamico in tutto il mondo, e anche i gruppi terroristici. Ma a parte strillare sullo scontro di civiltà dopo ogni attentato, che cosa abbiamo fatto? Nulla. La grande soluzione è rompere le scatole a qualche donna col burkini in spiaggia. 


Calci nel sedere a quei trenta sindaci. E se sotto lo scarpone capita Sarkozy, meglio ancora.

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sabato 27 agosto 2016

Terremoto Italia , Più Sabbia che Cemento





"L'esperienza e la logica ci dicono che, ad Amatrice, le faglie hanno fatto tragicamente il loro lavoro. E questo si chiama destino", dice Giuseppe Saieva a Repubblica, "Ma se gli edifici fossero stati costruiti come in Giappone, non sarebbero crollati. All'ingresso del paese ho visto una villa schiacciata sotto un'enorme tettoia di cemento armato. Poco lontano c'era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento. Cose che accerteremo a tempo debito. Se emergeranno responsabilità e omissioni, saranno perseguite. E chi ha sbagliato, pagherà".

Sono oltre un centinaio gli edifici crollati solo nel reatino. La procura dovrà verificare caso per caso se sono stati costruiti o ristrutturati male negli ultimi 15 anni, da quando cioè è in vigore il testo unico sulla normativa antisismica. A partire dalla scuola materna e elementare Romeo Capranica di Amatrice, che si è sbriciolata nonostante fosse stata ristrutturata appena quattro anni fa.

 La scuola crollata e i lavori nel 2012: 700 mila euro e i fondi dell’Aquila
Quattro anni fa i lavori. Il sindaco all’inaugurazione: 
«Abbiamo usato la fibra di carbonio e adeguato tutti i nuovi impianti»

 Era stato «adeguato al rischio sismico» a tempo di record il complesso scolastico di Amatrice Romolo Capranica, materna, elementari e medie: tre mesi soltanto, nel 2012 con i fondi della Regione Lazio, della provincia di Rieti e anche del Comune, con i fondi stanziati dopo il terremoto dell’Aquila del 2009. I lavori erano stati affidati all’Impresa Consorzio Stabile Valori. Ora è rimasto soltanto il muro di cinta, miracolosamente dritto, con la citazione di Saint Exupéry e la scritta «Scappa, curri e va’ a la scola» che indica l’ingresso. Lì c’è ancora la targa d’ottone che ricorda la ristrutturazione. Il resto è crollato tutto e, meno male che il terremoto è stato d’estate e di notte. Altrimenti poteva essere come a San Giuliano di Puglia dove il 31 ottobre del 2002 crollò la scuola (non costruita con criteri antisismici) e morirono 27 bambini.



Norcia esempio virtuoso, senza morti né feriti grazie alla “buona ricostruzione”

Il caso del comune umbro: senza vittime, nonostante sia a soli 17 km in linea d'aria dall'epicentro del sisma che ha provocato devastazioni tra le Marche e il Lazio. Qui le case sono state ricostruite, rispettando le disposizioni antisismiche, dopo i terremoti del 1979 e 1997. Il sismologo Boschi: "In Italia si costruisce con criteri antisismici solo dopo un terremoto grave”

Case, chiese e strade danneggiate, ma nessuna vittima, né ferito a Norcia. Eppure si trova a 17 km in linea d’aria dall’epicentro del sisma, 4 chilometri di profondità nei pressi di Accumoli, che ha provocato decine di morti e devastazioni tra le Marche e il Lazio. Il piccolo borgo della Valnerina non è stato miracolato dal patrono San Benedetto, ma è salvo grazie alla “buona ricostruzione” seguita al sisma del 1997 e al più grave del 1979, 
quando ci furono cinque morti e centinaia di sfollati.

Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, ha detto il sismologo Enzo Boschi, intervistato dall’AdnKronos. La prova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” ha aggiunto.

“La forte scossa che ha colpito stamani anche l’Umbria ha causato danni contenuti a differenza di quanto purtroppo accaduto nelle Marche e nel Lazio. Ciò testimonia che la ricostruzione in Umbria è stata una buona ricostruzione che ha saputo garantire sicurezza per la popolazione e qualità e velocità degli interventi”, ha detto la presidente umbra, Catiuscia Marini, visitando le zone colpite. “Come Umbria – ricorda ancora Catiuscia Marini – ci siamo subito posti l’obiettivo innovativo di non limitarsi alla semplice riparazione del danno, ma di mettere in sicurezza l’intero territorio”.

Norcia ha avuto danni “contenuti” nonostante abbia registrato nel proprio territorio tutte le scosse più forti, dopo quella principale di magnitudo 6 delle 3.36: alle 4.32, di magnitudo 5.1, e alle 4.33 con magnitudo 5.4. “La città – ha riferito all’Ansa l’assessore comunale Giuseppina Perla – era piena di turisti, stavamo vivendo un’estate meravigliosa”. “Le case sono tutte antisismiche e hanno retto, però ci sono delle lesioni”, ha spiegato.

Nel corso dei controlli sono infatti emerse alcune gravi lesioni ad abitazioni private, infrastrutture e beni culturali, fra i quali la basilica di San Benedetto. Danni anche alle mura storiche e crolli a Castelluccio che, insieme a San Pellegrino, è la frazione di Norcia dove la situazione è maggiormente critica. Tuttavia si segnalano, in Umbria, solo due ricoveri, per malore, mentre si cercano due coniugi di Orvieto che si trovavano probabilmente ad Amatrice al momento del sisma. E gli ospedali sono pronti ad accogliere i feriti provenienti dalla regioni maggiormente colpite (al momento sono giunti a Terni e 
Perugia un anziano di 77 anni e un bambino).

“I danni sarebbero stati probabilmente peggiori se non ci fossero stati alcuni interventi antisismici dopo i terremoti negli anni Novanta”, ha ribadito la presidente Marini. “Questo conferma – ha commentato la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che ha sentito al telefono la collega umbra – che la prevenzione, quando è fatta in modo oculato e senza sprechi, è estremamente utile e importante”.

Ogni 4 o 5 anni c'è un sisma che colpisce la dorsale appenninica. Eppure gli amministratori non fanno prevenzione. Il risultato è che l'Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime... 

http://cipiri.blogspot.it/2016/08/terremoto-italia-come-il-medio-oriente.html


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mercoledì 24 agosto 2016

TERREMOTO : Italia come il Medio Oriente




 Una scossa di magnitudo 6 non dovrebbe
 provocare questi disastri.
Mario Tozzi sul terremoto: Italia come il Medio Oriente.



"Ormai abbiamo osservato che ogni 4 o 5 anni c'è un sisma che colpisce la dorsale appenninica. Eppure gli amministratori non fanno prevenzione. Il risultato è che l'Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime".

Mario Tozzi, geologo e noto divulgatore scientifico in tv, non usa giri di parole contro la politica che a sette anni dal tragico terremoto dell'Aquila non ha fatto quasi nulla per prevenire il disastro di questo 23 agosto. La terra ha nuovamente tremato violentemente devastando i paesi vicini all'epicentro: Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto.

"Le zone dalla Garfagnana a Messina, e cioè la dorsale appenninica, sono tutte sismiche e appartengono alla stessa regione geologica. L'Italia è un territorio geologicamente giovane e perciò subisce queste scosse strutturali di assestamento. Non stiamo dicendo che i terremoti sono prevedibili", puntualizza Tozzi, "perché sappiamo che è una sciocchezza. Ma stupisce che in una zona sismica non si faccia quasi nulla per impedire che una scossa di magnitudo 6 possa addirittura far crollare un ospedale come è accaduto ad Amatrice".



Non esiste alcun alibi, continua il geologo: "Non veniteci a dire che i paesini del centro Italia sono antichi e perciò crollano più facilmente. Gli antichi sapevano costruire bene e basta pensare che a Santo Stefano di Sessanio, vicino l'Aquila, era crollata soltanto la torre perché restaurata con cemento armato, mentre a Cerreto Sannita nel Beneventano quasi tutto era rimasto intatto dopo il terremoto dell'Irpinia: non fu un caso, era stato costruito bene".


Dunque "siccome ormai è chiaro che dobbiamo avere a che fare con i terremoti dovremmo costruire e fare una manutenzione antisismica di tutti gli edifici pubblici e privati, i soldi devono essere impiegati in questo modo: è la priorità", sottolinea ancora Tozzi, ricordando che "in Giappone e in California con una scossa simile a quella di Amatrice c'è soltanto un po' di spavento ma non crolla nulla".

Mancati investimenti, fatalismo: il terremoto per Tozzi è soltanto una delle cause delle decine di morti di questa notte. "Facciamo sempre i soliti discorsi ma vediamo che non cambia nulla. Siamo il paese europeo con numero record di frane e alluvioni, siamo territorio sismico eppure per chi ci governa quando qualcosa succede è sempre una fatalità: bisognerebbe smetterla di pensare in questo modo e cominciare a ripensare seriamente al territorio".


CONSIGLIO DI NON MANDARE SMS IN DONAZIONE 
LEGGETE PERCHE' I SOLDI NON VANNO AI TERREMOTATI

http://cipiri.blogspot.it/2012/06/i-soldi-degli-sms-imboscati-dalle.html



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AUGURI FIDEL CASTRO


ACCETTA I NOSTRI AUGURI FIDEL…ED UNA PICCOLA CRITICA…
In occasione del novantesimo anniversario della nascita del compagno Fidel Castro, si impone una riflessione all’altezza del tempo trascorso, quindi di carattere storico e non retorico.
Dopo aver letteralmente liberato il popolo cubano da dittatori, mafiosi, magnaccia e biscazzieri, il grande leader marxista-leninista si pose all’opera costruendo il miglior socialismo possibile per l’epoca, fatta eccezione forse per il socialismo iugoslavo. 
Su questo non ci sono dubbi, lo sviluppo scientifico del marxismo dell’epoca gli offriva soltanto una teoria della Praxis, che era poi un pragmatico miscuglio di realismo leniniano e rude imposizione stalinista.
Nonostante l’embargo, le minacce, i boicottaggi e gli attacchi terroristici condotti dagli Usa nelle acque territoriali e sulle coste cubane, Fidel seppe tenere fermo il timone e sinceramente non si vede in che modo avrebbe potuto fare meglio.
Il socialismo cubano non solo non si è mai macchiato dei crimini orrendi verificatisi in Unione Sovietica, ed in altri paesi del cosiddetto socialismo reale, ma addirittura è riuscito nel tempo ad onorare la propria missione di strumento umanitario, ed a garantire tutti quei diritti e bisogni fondamentali per l’esistenza dignitosa di un popolo. 
Ma il socialismo non è soltanto uno strumento umanitario, è anche uno strumento di liberazione e di emancipazione.
Comunque, nonostante i problemi dell’isolamento, l’assistenza sanitaria è stata ed è di gran lunga la migliore del continente americano, e forse del mondo, persino superiore a quella statunitense se pensiamo che l’estensione della massima qualità di cura è negli Usa dipendente dal tipo di assicurazione stipulata, e dal premio annuale versato, mentre a Cuba l’assistenza sanitaria è indipendente da qualsiasi fattore estraneo al dovere di curare un essere umano bisognoso di essere curato.
Però, ho vissuto abbastanza tempo a Cuba per capire che anche se il socialismo cubano di Fidel garantiva i fondamentali a tutti (un tempo si diceva dalla culla alla tomba), possedeva però limiti non trascurabili, che sono quelli di ogni socialismo fin qui realizzato: il costituirsi come capitalismo di Stato fortemente centralizzato, decisionista dall’alto ed incapace di ascoltare “i desideri” del popolo.




Oggi molto è cambiato con Raoul, ma la peculiarità più detestabile del socialismo di Fidel potrebbe essere sintetizzata in questa osservazione: come si poteva tollerare la libertà di prostituirsi, anche per i minori, e vietare tutte le altre libertà? 
Non si permetteva nessuna attività economica, neppure quelle che non prevedevano alcuno sfruttamento, come le piccole attività dei singoli artigiani, o quelle a conduzione familiare; eppure, mentre i turisti passeggiavano spesso si aprivano le persiane delle abitazioni e qualcuno provava, illegalmente, a vendere il caffè della propria caffettiera sul davanzale delle finestre. Perché?
Perché semplicemente non si permettevano queste semplici libertà? Perché non la libertà artistica? Perché non la libertà di esprimere liberamente la propria omosessualità, ad esempio?
Ricordo che ogni attività era statalizzata, i bar non esistevano ed all’Havana c’era un solo albergo di Stato per turisti, la polizia era ad ogni angolo di strada, ma solo per i cubani che non potevano liberamente viaggiare da una città all’altra, non senza il permesso delle autorità. 
Vi erano tanti poliziotti, tutti collegati tra loro con auricolari, ma non ho mai visto alcun compagno poliziotto nei paraggi di questo albergo di lusso ove andavo la sera a prendere il caffè, e alquanto sconcertato osservavo le attività di contrattazione, a mio avviso di turismo sessuale, che vi si svolgevano. 
Ecco, Fidel rimarrà sempre un faro per noi, un grande, una leggenda e non si tocca, ma se proprio un difetto politico dovessimo trovargli, ebbene, personalmente direi che ha mostrato pochezza di immaginazione, o eccessiva rigidità, che è lo stesso. 
Magari la colpa non è tutta sua, forse non poteva fare altrimenti, forse la reale responsabilità è di tutti quei maledetti ostacoli derivanti dall’essere circondato ed isolato, ma io non credo molto alle giustificazioni di questo tipo. Se il socialismo non può essere di molto superiore al capitalismo, allora non è vero socialismo.
Uno degli slogan più belli del 68 era “vogliamo l’immaginazione al potere”. 
Fidel aveva a disposizione tutto per scatenare la sua immaginazione, per sperimentare, poiché il marxismo è una scienza e deve sperimentare, e la stessa Cuba era da lui stesso definita un laboratorio, ma non ha mai mostrato una grande creatività
 per migliorare le spesso desolanti vite dei cubani.

In ogni caso, auguri di buon compleanno, comandante. 

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venerdì 19 agosto 2016

Passerella di Christò uno spreco di soldi pubblici


 Indaga la Corte dei Conti
Punto chiave della denuncia Codacons, che quindi non è caduta nel vuoto: i costi dell’opera a carico della collettività. La Guardia di Finanza acquisisce i documenti

Strascichi dell’«effetto Christo». Non sull’indotto del Sebino, stavolta, ma nelle «aule» di giustizia. Per il Codacons i conti non tornano. E a deciderlo sarà proprio (giochi di parole a parte) la Corte dei Conti, che ha deciso di aprire un’indagine proprio a seguito di un esposto presentato dall’associazione a tutela dei consumatori nelle scorse settimane in relazione alla passerella installata dall’artista bulgaro sul lago 
d’Iseo tra giugno e luglio.

The Floating Piers: dalla carta alla realtà

Nel mirino i costi sostenuti dagli enti locali
Punto chiave della denuncia, che quindi non è caduta nel vuoto: i costi dell’opera a carico della 
collettività. E per vederci chiaro, su delega della magistratura, gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito tutta la documentazione contabile necessaria agli accertamenti del caso negli uffici della Comunità Montana del Sebino. Nel mirino, i costi sostenuti dagli enti locali per la realizzazione della passerella. Nel dettaglio, si legge a pagina cinque dell’esposto del Codacons, si chiede di «mettere in luce molteplici aspetti sintomatici dell’esistenza di condotte che potrebbero aver posto in essere sprechi di rilevanza tale da poter configurare, oltre a un vero e proprio danno erariale, anche un danno a tutti i cittadini residenti in Lombardia e nei paesi limitrofi al luogo di installazione della passerella che finanziano i servizi pubblici fortemente compromessi e a tutti i titolari di piccoli esercizi commerciali che 
hanno visto ridotta l’affluenza». Situazioni «non conformi» denuncia il Codacons «a un corretto operato tanto nella gestione dei servizi pubblici essenziali - trasporti, ambulanza ed elisoccorso, pronto intervento dei vigili anche del fuoco - che nella programmazione di un evento al fine esclusivo di creare un indotto economico e non solo per la comunità di riferimento». Quindi, «si chiede alle procure di indagare». Anche su eventuali «responsabilità dei soggetti coinvolti nei confronti dell’erario», oltre che al 
fine di «accertare i fatti». E la Corte dei Conti, a quanto pare, 
non ha buttato la segnalazione nel cestino.


Miracolo italiano o baracconata?

Record di presenze. Ha pagato (quasi) tutto Christo
Dalla sua inaugurazione, The Floating Piers avrebbe causato esborsi non indifferenti, a partire dagli interventi messi in campo dai presidi ospedalieri e dalle forze di soccorso pubblico (per Areu 1600 interventi in poco più di due settimane) che «hanno messo in risalto un impiego di risorse economiche e di personale le quali di fatto hanno finito per gravare esclusivamente sui cittadini e non sull’autore dell’opera», cioè Christo. Che, di suo, ha messo sul piatto 15 milioni di euro. Più altri 3, stanziati da Regione Lombardia. Sulla passerella hanno camminato un milione 200 mila visitatori: record di presenze che, va di pari passo con «non meno rilevanti ricadute sul territorio». Capitolo trasporti: per Trenord 1.200 treni per 460 mila visitatori. Oltre ai 400 mila che hanno scelto invece il battello. Preso atto quindi 
che «la scelta del lago d’Iseo per l’esposizione di un’opera capace di attrarre milioni di turisti e portare la cultura internazionale a disposizione dei residenti in Lombardia costituisca un momento importante di crescita e sviluppo (pagina tre dell’esposto firmato dall’avvocato Giuseppe Ursini) al tempo stesso il Codacons rileva come programmare questo evento «avrebbe imposto una maggiore preventivazione 
dell’impatto sul territorio, sia in termini di pregiudizi che di individuazione di azioni idonee a migliorare e catalizzare il turismo». Prima della firma, l’elenco dei «mancata»: dalla stima degli utenti alla previsione dell’impatto sul territorio, passando all’assenza di previsione di misure straordinarie «finalizzate a garantire livelli essenziali dei trasporti».


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mercoledì 17 agosto 2016

Ma questo a Cuba non Succederebbe



Loro, i giovani, vogliono la libertà dei coetanei occidentali. I cellulari a lungo proibiti, Internet, un po’ di consumi in più, una televisione che non ti dica ogni santo giorno che il mondo è brutto e Cuba è bella, la possibilità di uscire con i giovani occidentali senza che la polizia ti chieda cosa stai facendo. Per questo la nostalgia di Cuba è nostalgia dei luoghi e degli affetti, della gente, ma la libertà europea è impagabile e per chi ha 24 anni come Dyanorys vale di più. “A Cuba ci torno se cambia”. Fin qui è tutto logico, tutto perfettamente compatibile con quel che pensi da anni di Cuba e di Fidel. La svolta, che si fa storia di incontri, arriva a metà cena. Basta un accenno alla vita londinese. “A Londra in questo momento puoi anche morire di fame e non c’è nessuno che ti aiuti”, dice Dyanorys.


Già, pensa ognuno, la crisi che getta nella disperazione le famiglie… “Ma questo a Cuba non succede”, ecco le sei parole, “questo a Cuba non è possibile”, spiega alzando la voce la ragazza. Gli occhi si sgranano sotto la montagna di capelli ricci neri, perfino il viso cioccolato sembra accendersi. “A Londra se non puoi pagare ti tagliano l’acqua dopo due mesi anche se hai dei bambini, non gliene importa nulla. Puoi pure morire. Ma a Cuba nessuno muore di fame”. Sembra propaganda, ma detto da lei è impossibile. Tacciono tutti, la parola è solo sua. “Noi abbiamo la libreta. Ogni famiglia tutti i mesi va in una specie di supermercato e riceve tutte le cose di cui ha bisogno per vivere. Il pane, lo zucchero, l’olio, il latte, le uova, il pollo, i fagioli, il riso, il pesce, la farina, i crackers, qualche volta le patate, il caffè. Paghi quasi nulla. Ogni famiglia ha la libreta. Senza distinzioni, l’unica differenza la fa il numero delle persone. Se hai più figli prendi di più. Poi mettono un segno per dire che tu quel mese hai preso quello che ti spettava. E il mese dopo lo riavrai con sicurezza. Certo, non è quello che ti puoi permettere qui, ma è sufficiente. È importante vivere senza disperazione”. Jani, l’amica, conferma. Una accanto all’altra sono le classiche belle ragazze cubane che ogni show televisivo prenderebbe di corsa (Dyanorys ha girato anche qualche spot da ballerina), ma ora non parlano il linguaggio delle vetrine e delle luci occidentali. È come se stesse venendo fuori da loro qualcosa d’altro e di più profondo. “Noi andiamo tutti a scuola, nessun bambino deve lasciare per lavorare. Io ho preso il diploma di disegnatore informatico e non ho mai pagato nulla. Pure l’università è gratis, anche se alla fine devi restituire i libri per chi viene dopo di te. E la medicina è ben organizzata. È vero che c’è il mercato nero, che certi consumi non te li puoi permettere, che i trasporti sono un disastro, che non possiamo comunicare via Skype. O che magari ti tolgono di colpo l’energia elettrica per ore per risparmiare. Però il nostro è un popolo che non ha paura della fame. Perché il necessario ti viene dato dallo Stato. E perché la nostra gente è speciale: siamo più uniti, ci aiutiamo, un piatto di cibo lo trovi sempre. 
Se hai bisogno il tuo vicino ti darà il pane, senza interesse”.

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Buon Compleanno FIDEL

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lunedì 15 agosto 2016

El Bloqueo : Embargo contro Cuba



L'embargo contro Cuba, conosciuto anche come el bloqueo, è un embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d'America contro Cuba all'indomani della rivoluzione castrista.

Come il blocco degli Stati Uniti a Cuba ha avuto origine?

Prima del 1959 a Cuba gli statunitensi controllavano il petrolio, le miniere, le centrali elettriche, la telefonia e un terzo della produzione di zucchero di canna. Quell'anno gli Stati Uniti erano il primo partner commerciale cubano, comprando il 74% delle esportazioni e fornendo il 65% delle importazioni dell'isola.

La riforma agraria
Dopo la presa del potere da parte dei rivoluzionari di Fidel Castro il 17 maggio 1959 viene varata la prima riforma agraria cubana, affidata all'INRA, Istituto Nazionale per la Riforma Agraria, che aveva il compito di espropriare e ridistribuire la terra.

La legge di riforma prevedeva la nazionalizzazione delle proprietà al di sopra dei 405 ettari e l'affidamento delle terre espropriate a cooperative agricole o a singoli coltivatori. Contemporaneamente, per impedire il minifondo, fissava dimensioni minime di 27 ettari e proibiva la vendita dei fondi ricevuti, il loro affitto e il frazionamento. Era inoltre previsto un sistema di indennizzo per gli espropriati basato sul valore dei terreni dichiarato a fini fiscali e il pagamento di questi compensi era liquidato in buoni del tesoro ventennali con un interesse massimo del 4%.

Gli espropri colpirono cittadini e compagnie statunitensi e spinsero il governo degli Stati Uniti a richiedere, inutilmente, una modifica degli indennizzi improntata a criteri di prontezza (compensi immediati e non dilazionati nel tempo), equità (stime basate sul valore reale e non su quello dichiarato al fisco) ed effettività (pagamenti in denaro liquido e non in titoli).

Nell'ottobre 1959 il Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower reagì approvando un piano, proposto dal Dipartimento di Stato e dalla CIA, che prevedeva il supporto agli oppositori interni e includeva raid degli esuli contro l'isola a partire dal territorio statunitense.


Questa prima strategia venne modificata il 17 marzo 1960 dopo una riunione nello Studio Ovale che approvò un documento, elaborato dal gruppo 5412, denominato "A Program of Covert Actions Against the Castro Regime", basato su quattro punti: creare un'opposizione unitaria al regime all'estero; mettere in pratica un'offensiva basata sulla propaganda anticastrista; mantenere agenti sull'isola; addestrare una forza paramilitare all'estero preparata per future azioni sull'isola. Queste azioni erano conosciute dal Presidente e da una ristretta cerchia di persone ma ignorate dalla grande maggioranza dei membri del Congresso statunitense.

Come sapete, un paio di giorni fa il Stati Uniti e Cuba hanno avviato negoziati per normalizzare le loro relazioni bilaterali, congelati dal 1961.

In questo momento ha raggiunto quello che era essenzialmente uno scambio di prigionieri e una promessa da entrambi i paesi a partecipare a nuovi negoziati. Dal punto di vista di Cuba, gli Stati Uniti mantengono un blocco e dal punto di vista americano, dicono che è un embargo.




Beh, sono entrambi: blocco e dell'embargo. L'embargo è "un ordine del governo che vieta la partenza delle navi mercantili dei suoi porti e commercio". Mentre il blocco è "una misura restrittiva lo scopo di ostacolare gli scambi e le comunicazioni con una nazione ostile."

Come è cominciato tutto? 

Il commercio degli Stati Uniti con Cuba prima del 1959 era buono. Lo zucchero è il principale prodotto di esportazione di Cuba verso gli Stati Uniti. Entrambi i paesi, come fondatori dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), concessi reciprocamente lo status di nazione più favorita (MFN).

Il primo ad attuare misure restrittive su Cuba fu il presidente Dwight Eisenhower. Quasi immediatamente dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, il governo degli Stati Uniti ha implementato misure per premere e rovesciare il nuovo governo cubano arrivato con la rivoluzione.

Nel 1960, Eisenhower ha detto che era impossibile raggiungere un accordo per gli Stati Uniti con il governo di Fidel Castro. Quindi, prima decise di sospendere l'assistenza tecnica, quindi ha ridotto la quota di zucchero, ha sospeso tutte le esportazioni, ad eccezione di cibo, medicine e alcune apparecchiature mediche. In risposta, Cuba ha deciso di nazionalizzare le imprese straniere, e nazionalizzato tutte le banche.

Nel gennaio 1961, il governo degli Stati Uniti ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche e consolari con Cuba, dopo il fallimento dell'operazione nota come Baia dei Porci, in cui le truppe di esuli cubani, sostenuta dagli Stati Uniti hanno cercato di invadere in modo da formare un governo provvisorio.

Nel 1962 hanno scoperto che la Russia stava trasportando missili a Cuba, poi Bobby Kennedy, fratello dell'ex presidente John F. Kennedy, è stato procuratore generale e nemico giurato di Fidel Castro (che ha tentato di uccidere più volte).

Consapevole del fatto che le sue trame contro Castro sono stati il ​​motivo principale che avrebbe creato una situazione dannosa per la presidenza del fratello, è stato convenuto che invece di fare un attacco aereo sarebbe un blocco commerciale o mettere in quarantena, questa politica ha impedito qualsiasi confronto iniziale, ma implica anche che in caso di un grave conflitto di questa portata.

Inizia così la capitolo della realizzazione di un blocco economico e commerciale di Cuba senza precedenti nella storia.

Alla fine del Nixon aveva colloqui segreti tra i governi di Cuba e degli Stati Uniti, che hanno contribuito a allentare le tensioni tra i due paesi e gli accordi sono stati raggiunti per risolvere alcuni problemi. Più tardi, durante l'amministrazione di J. Carter il blocco è stato facilitato, che riflette lo stato delle relazioni tra i due governi.

Fino al 1992, gli fu permesso alle navi di paesi terzi che commerciano con Cuba di toccare qualsiasi degli Stati Uniti per fare rifornimento porte, ma quest'anno, Bush ha incaricato una restrizione su tali porte per qualsiasi barca a prendere i passeggeri o merci da o verso Cuba.

Attraverso tutti questi anni ha messo al bando il commercio diretto tra i due paesi, compresi gli alimenti e medicine; rimanere congelato i beni di Cuba o di cittadini cubani che erano negli Stati Uniti il ​​trionfo dei conti Rivoluzione e bancari; Ha rifiutato l'importazione di prodotti trasformati parzialmente o completamente di materiali di origine cubana. Ci sono alcune eccezioni, come l'esportazione di pubblicazioni, filmati, registrazioni fonografiche, manifesti, microfilm, microfiche, audiocassette, videocassette e tutti i tipi di materiali informativi.

Perché è stato mantenuto il blocco?

Nonostante la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti ha detto che in tutti questi anni che l'isola è un punto di conflitto, nonostante il riconoscimento che esiste una minaccia per la sicurezza della nazione americana. La posizione degli Stati Uniti contro Cuba era già obsoleta e inutile. Isolare e strangolare economicamente Cuba  e diplomaticamente aveva lo scopo di ottenere la caduta di Fidel, ma dopo 53 anni è stato dimostrato che questa strategia non ha funzionato.

Anche se Cuba non è una priorità per gli americani, relazione dell'isola con gli Stati Uniti è di fondamentale importanza, il suo benefattore principale, il Venezuela non è più in grado di sostenere l'economia cubana dal rivestimento crisi economica, che è stato in parte dovuto al in calo la produzione di petrolio.

Cosa accadrà nelle prossime settimane o mesi?

La storica decisione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a cercare la normalizzazione delle relazioni con Cuba avrà la sua opposizione
 a Capitol Hill con i repubblicani.


La Casa Bianca non esclude una visita di Raul Castro a Washington, 
anche se finora nessun piano concreto.




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FIDEL CASTRO

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a Cuba , non avranno tutti il cellulare 

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domenica 14 agosto 2016

Fidel Castro



Un compleanno festeggiato con mille celebrazioni ed eventi, concluso nella tarda serata di ieri nel teatro 'Karl Mark' dell'Avana: nel giorno in cui ha compiuto 90 anni, Fidel Castro è riapparso in pubblico accompagnato dal fratello Raul, suo successore alla guida di Cuba, e dal presidente venezuelano Nicolas Maduro.
    All'Avana e in tante altre città del Paese i preparativi per le celebrazioni erano iniziate ormai da settimane, ma non si sapeva nulla su cosa avrebbe fatto Fidel. Era infatti qualche mese che non compariva in pubblico.
    Ieri in tarda serata, la sorpresa: il 'comandante' è apparso nel noto teatro della capitale nel tardo pomeriggio, accolto da un'ovazione delle circa 5 mila persone presenti, tra le urla 'Fidel, Fidel' e 'complimenti'. La serata è stata organizzata dalla compagnia di teatro infantile 'La Colmenita', che ha ricreato alcuni dei passaggi più importanti della storia di Cuba. Sullo schermo del teatro sono state inoltre proiettate immagini di alcuni
 momenti della vita del 'lider maximo'.
    Fidel, che indossava una guayabera bianca (la tradizionale lunga camicia cubana) e che aveva lo stesso aspetto fragile degli ultimi anni, si è seduto tra Raul e Maduro. Tra il pubblico c'era un gruppo di vecchi compagni della 'revolucion' del '59, "eroi di Cuba e del lavoro", hanno precisato i media, ricordando inoltre la presenza di "dirigenti del Pc, dello Stato, lavoratori.. forze armate rivoluzionari, studenti, corpo diplomatico".
    Qualche ora prima i media cubani avevano pubblicato un lungo articolo del 'lider maximo', di fatto un duro attacco agli Stati Uniti e a Barack Obama. "E' necessario martellare sulla necessità di preservare la pace e che nessuna potenza si prenda il diritto di uccidere milioni di essere umani", sottolinea nell'articolo Fidel. Il presidente Usa "non è stato all'altezza" della visita fatta qualche settimana fa in Giappone, durante la quale "sono mancate" da parte di Obama le scuse per la morte "di centinaia di migliaia di persone a Hiroshima, nonostante fosse a conoscenza delle conseguenze della bomba.



 A Cuba tutti studiano gratis fino all' università, hanno la sanità tra le migliori del mondo , hanno tutti una casa e un lavoro. Prima i contadini stavano in capanne di paglia, studiavano solo coloro che avevano soldi , si curavano solo quelli che potevano, l analfabetismo era altissimo e la mortalità infantile anche.
A Cuba rispetto agli altri paesi dell' america latina ci sono gli anziani perché riescono ad invecchiare , cosa che non succede negli altri paesi americani . 
Castro era ricco prima della rivoluzione , aveva potuto studiare, fare l università, era di una famiglia benestante ora è come gli altri .
 I cubani a parte l.embargo per cui hanno patito la fame "tra virgolette perché avevano tutti i loro prodotti" sono molto più tutelati di noi, io ho un amica cubana, lei ha studiato sono a 21 anni ( le scuole sono diverse che da noi, ad esempio loro iniziano il liceo a 12 anni e dura obbligatoriamente 7 anni +2 anni di specializzazione obbligatoria ) e tutti pagato dallo stato.
Cuba una volta era il casinò dei miliardari americani, e Basta.
Un piccolo paese qual'è Cuba una guerra come quella la poteva vincere - e l'ha vinta, come 
esplicitamente riconosciuto dallo stesso presidente americano in occasione del disgelo ("l'embargo non ha funzionato" ha detto, come prima non aveva funzionato la guerra combattuta con le armi vere) - solo grazie alla sintonia speciale fra i "capi" ed i "comandati" del Piccolo Paese CUBA.



Istruzione e sanità: Cuba batte Italia

Il sistema educativo cubano è il migliore dell’area latinoamericana e dei Caraibi. Non lo afferma qualche polveroso bollettino veterocomunista ma l’istituzione guida del neoliberismo internazionale, la Banca mondiale. Secondo un recente rapporto dell’istituzione in questione, Cuba possiede un corpo docente di alta qualità e presenta parametri elevati, un forte talento accademico, retribuzioni adeguate ed elevata autonomia professionale, al pari di Paesi rinomati in questo senso a livello mondiale, come Finlandia, Singapore, Cina (in particolare la regione di Shanghai), Corea, Svizzera, Paesi Bassi e Canada.

Già in precedenza, peraltro, sempre il Banco mondiale aveva sottolineato, in un altri suoi rapporti, il riconoscimento internazionale attribuito a Cuba per i suoi successi nei campi dell’educazione e della salute, ottenuti grazie a un sistema di servizi pubblici che supera il livello presente nella maggiore parte dei Paesi in via di sviluppo e in alcuni settori è comparabile a quello dei Paesi sviluppati. E che fin dalla rivoluzione del 1959 è stato creato un sistema che permette l’accesso universale alla salute e all’educazione. Un modello che ha permesso a Cuba di raggiungere l’alfabetizzazione generale, 
sradicare determinate malattie, garantire l’accesso all’acqua potabile e la salute pubblica di base, con bassi livelli di mortalità infantile e alta speranza di vita, con un costante miglioramento degli indicatori sociali dal 1960 al 1980 e un ulteriore miglioramento dei tassi di mortalità infantile e speranza di vita negli anni Novanta. La Banca mondiale osservava come le prestazioni dei servizi sociali a Cuba siano fra le migliori del mondo in via di sviluppo, come documentato del resto da fonti di varie organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della salute, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e altre agenzie delle Nazioni Unite.Non male, specie per un Paese sottoposto da oltre cinquanta anni a un blocco economico e a continui attentati e atti di terrorismo da parte della massima potenza mondiale. Non è del resto casuale che metodologie, expertise e risorse umane cubane siano attivamente presenti in tutta l’America Latina e in tutto il mondo, nel settore in questione come in altri, specie la sanità. Va d’altronde considerato come il Paese dedichi all’insegnamento il 13% del proprio bilancio nazionale. Si pensi che in Italia, nel 2008, la 
percentuale dedicata al tema raggiungeva il 4,6%, mentre in anni più recenti la spesa è stata 
ulteriormente tagliata, come notato dalla stessa Unione europea.

Nonostante i vacui blablabla di Renzi, non inferiore da questo punto di vista ai suoi predecessori, la situazione permane estremamente deplorevole anzi si aggrava ogni giorno di più, da tutti i punti di vista: dall’edilizia scolastica al precariato dei docenti, dagli strumenti didattici a disposizione alla dispersione scolastica. E non bastano certo i più o meno oxoniani anglicismi del nostro governo a colmare lacune sostanziali.

Vero è peraltro che in una società come la nostra, la paideia, l’educazione dei giovani, non è in mano alla scuola, ma molto di più, a una televisione di pessima qualità e a social media dove si trova di tutto e il suo contrario. Senza contare i miti che vanno per la maggiore nell’immaginario collettivo anche giovanile e i valori di riferimento che sono più che altro denaro, violenza e individualismo sfrenato. In molti casi i modelli educativi e di vita sono rappresentati dai capi della criminalità, Belluscone docet.

Del tutto relativo, pertanto, si rivela il concetto di Paese in via di sviluppo e di Paese sviluppato. 
Potremmo dire, che grazie ai tagli di spesa imposti dall’Unione europea e alle fallimentari e liquidatorie politiche perseguite da una classe politica di semianalfabeti, da Gelmini in poi, il nostro Paese si stia decisamente avviando verso il sottosviluppo, mentre Cuba si conferma un Paese di sviluppo le cui 
success stories indicano a molti altri Paesi quale deve essere la via da seguire.

Per non parlare dell’impegno di Cuba sul fronte della salute, non solo per sé ma per tutto il pianeta. Mentre da noi alcuni blaterano in modo insensato di chiusura delle frontiere per bloccare i virus, Cuba, raccogliendo il plauso delle Nazioni Unite, ha inviato 165 medici e infermieri in Africa per combattere il virus dell’Ebola.

Potremmo proporre un cambiamento, sia pure temporaneo, trasferendo l’attuale ministro dell’educazione cubano nel nostro governo e inviando la Giannini a imparare qualcosa all’Avana. Più difficile risulterebbe lo scambio fra Renzi e Raul, si teme fortemente che il nostro, dopo qualche giorno di chiacchiere a vuoto, sarebbe destituito e mandato a tagliare la canna da zucchero a tempo indeterminato. E senza gelato, beninteso. Ma visto che ci siamo potremmo mandare a Cuba in rieducazione grandissima parte della nostra classe politica e imprenditoriale.




L’istruzione a Cuba è fra le migliori al mondo
 L'Avana spenderebbe per l'Istruzione il 23,6% del Pil contro il 3/4% dell'Italia
Cuba, dunque, nonostante ciò che circola sulla stampa intorno alle sue condizioni sociali, culturali, economiche, e soprattutto in fatto di democrazia, negli ultimi 35 anni ha investito sull'istruzione in modo 
sorprendente che oggi sarebbe pari al 23,6% del Pil.
Lo Stato, sostiene cogitoergo.it, offre anche un ampio sistema di borse di studio per tutti gli studenti e fornisce la possibilità a tutti i lavoratori di accedere a qualsiasi livello di istruzione.
Attualmente il tasso di scolarizzazione è del 100% fino agli 11 anni, e il tasso di analfabetismo è sceso all'1,9% della popolazione compresa tra 10 e 49 anni. Il dato assoluto della popolazione analfabeta è del 3,8%, uno dei più bassi al mondo, compresa l'area G8. Il tasso di analfabetismo funzionale degli adulti è di circa il 10% (in Italia è del 65% circa), mentre i laureati sono uno ogni 15 abitanti. Dati ancora più sorprendenti se si considera che a Cuba si trovano 2.111 centri di educazione e 46 centri universitari distribuiti in tutto il territorio.
Secondo tutte le organizzazioni internazionali inoltre il governo di Cuba in questi ultimi anni nonostante le difficoltà economiche non ha mai fatto mancare le risorse per la scuola: "Le risorse assegnate dallo stato insieme agli sforzi degli operatori del settore hanno permesso di non chiudere una sola scuola, asilo o università, né di lasciare un solo maestro o insegnante senza lavoro".In più, spiega sempre il portale, il sistema educativo cubano combina studio con lavoro, una caratteristica che rappresenta sul piano metodologico uno dei risultati più importanti della pedagogia cubana, mentre Cuba è riuscita a tenere aperte quasi 14.000 scuole frequentate da oltre tre milioni di studenti.
Anche se non fa parte dell'Ocse, secondo varie rilevazioni internazionali, Cuba si trova al primo posto, con molti punti di vantaggio, nel mondo latino-americano, al punto che secondo molti sarebbe alla pari con la Finlandia.
Il corpo docenti conta qualcosa come trecentomila unità tra maestri e professori, mentre per 
l'insegnamento alle elementari Cuba può già contare su 18.000 maestri con istruzione universitaria. Gli studenti cubani oltre a ricevere una istruzione di primordine completamente gratis, ottengono gratis anche il materiale scolastico e tutto quello che concerne con l'istruzione, dall'alloggio all'alimentazione passando per il vestiario e uno stipendio per le spese.
Nella scuola primaria cubana recentemente è stato raggiunto il 72% degli alunni che frequentano il sesto grado con la modalità del tempo pieno e si registra un 40% della popolazione alle elementari, un 47% alle medie e un 12% all' università, assurgendo così a uno dei primi paesi nel mondo per quanto riguarda gli investimenti pro-capite nelle attività scolastiche.E ancora, sottolinea cogitoergo.it, se in Italia il rapporto tra alunni e maestri è di 1 su 26, a Cuba è di 1 su 13; inoltre nell'Isola caraibica il 100% dei bambini malati è completamente scolarizzato e ci sono 512 
scuole per l'istruzione differenziata con 63.000 iscritti per 7 specializzazioni.

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EL BLOQUEO

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AUGURI FIDEL CASTRO

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martedì 9 agosto 2016

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giovedì 4 agosto 2016

Giochi Olimpici 2016 in Brasile



Quando, sette anni fa, il Brasile – all’epoca governato da Lula e considerato una nazione in grande progresso economico – ottenne l’organizzazione dei Giochi Olimpici, sembrava essere finalmente arrivata l’occasione giusta per migliorare le infrastrutture di Rio de Janeiro e far sì che la città fosse capace di attrarre grandi investimenti e capitali stranieri. 

Le Olimpiadi, raccontava in un TED nel 2012 il sindaco di Rio, Eduardo Paes, avrebbero consentito di realizzare “la città del futuro”, socialmente integrata, in grado di «mettere in relazione i ricchi e i poveri, di portare i servizi di base (principalmente, istruzione e sanità) nelle favelas e di favorire la coesione sociale, attraverso investimenti in infrastrutture, eco-compatibilità e tecnologie».
 Ma, continua Alex Cuadros, la "città del futuro" non ha mai visto la luce. 
I Giochi Olimpici – che, secondo uno studio della Said Business School dell’Università di Oxford (che ha analizzato i costi di trenta olimpiadi estive ed invernali), scrive il Financial Times, costeranno 15 miliardi di dollari, circa 5 in più rispetto al budget iniziale – non hanno ridotto il divario tra ricchi e poveri, come prometteva il sindaco Paes solo 4 anni fa. 

Il Costo delle ultime 30 Olimpiadi invernali ed estive – via Financial Times Alcuni progetti, come le nuove linee veloci degli autobus, aiuteranno le classi operaie a raggiungere più facilmente i luoghi di lavoro, ma il piano di riurbanizzazione delle favelas è stato molto ridimensionato. Gran parte del denaro olimpico, infatti, è stato utilizzato per il ricco sobborgo di Barra di Tijuca, abitato da soli 300mila residenti, per realizzare il prolungamento della linea della metro verso la spiaggia di Ipanema e di nuove linee veloci degli autobus. A Barra abita il miliardario 92enne Carlos Carvalho, che ha progettato il cosiddetto “villaggio degli atleti”, che alla fine dei Giochi vedrà trasformare 17 delle 31 torri in condomini di lusso. 

A Barra, si trova anche il nuovo campo da golf, che sarà utilizzato durante i Giochi Olimpici, realizzato nonostante Rio avesse già due campi, con grande sorpresa del Comitato Olimpico Internazionale. E poi, ci sono i costi umani. Sotto il sindaco Paes, più di 20mila famiglie sono state sfrattate dalle loro case, il più grande spostamento coatto di persone della storia di Rio, e, nonostante l’ambiziosa campagna governativa per pacificare le favelas governate da gang che trafficano droga, la violenza non è diminuita. Come recentemente ammesso anche dal sindaco di Rio, le Olimpiadi sono state, dunque, un’occasione persa, tranne che per i più ricchi. Tuttavia, le responsabilità, scrive Cuadros, non sono tutte di Paes, che ha amministrato la città solo negli ultimi 8 anni. Il Brasile viene da decenni di abbandono dei cittadini più poveri e ha dovuto affrontare una situazione generale critica dal punto di vista politico, economico e ambientale. Crisi economica a Rio de Janeiro, tra disservizi, scioperi e rischi sicurezza .

Un mese e mezzo prima l’inizio delle Olimpiadi, il governatore di Rio de Janeiro ha dichiarato lo stato di emergenza finanziaria e ha pregato il governo centrale di fornirgli un supporto economico per evitare “un totale collasso nella pubblica sicurezza, nella salute, nell’educazione, nei trasporti e nella gestione ambientale”, scriveva il 17 giugno scorso il corrispondente del Guardian nella città brasiliana. Una situazione che ha portato comunque il governo dello Stato federato a tagliare i bilanci della polizia, sanità e istruzione. 
Raccontava gli stessi giorni David Biller su Bloomberg: Quasi il 70% degli insegnanti e dei lavoratori del settore pubblico sono in sciopero da marzo per i ritardi degli stipendi, dicono i loro sindacati. Il comune di Rio è stato costretto a prendere il controllo di due ospedali pubblici, e secondo un gruppo di medici altri ancora potrebbero chiudere presto per mancanza di finanziamenti. Quest’anno lo Stato di Rio ha anche ridotto del 32% i fondi destinati alla sicurezza e ha ritardato il pagamento degli stipendi ai poliziotti e alle loro famiglie .

Agenti di polizia e vigili del fuoco hanno inscenato proteste come quella all’aeroporto internazionale in cui i turisti in arrivo sono stati accolti con un striscione con su scritto “Benvenuti all’inferno”, in un periodo in cui, come racconta Globo, gli omicidi a Rio sono aumentati del 15% nei primi quattro mesi del 2016. La protesta di agenti di polizia e vigili del fuoco all'aeroporto internazionale di Rio . 
Una crisi che si inserisce in un contesto politico e sociale problematico in Brasile: l’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, giudicata colpevole da una commissione di aver truccato i bilanci dello Stato e la conseguente formazione di un nuovo governo; una profonda recessione (nel primo trimestre il Pil ha registrato un -5,4%); il grande scandalo per la corruzione nella compagnia petrolifera di stato Petrobras (indagine nata da un confessione di un ex manager che ha raccontato alla polizia che la divisione raffineria distribuiva in maniera illecita denaro ai partiti politici); l’epidemia del virus Zika. L'andamento dell'economia brasiliana – via Financial Times Inoltre, si legge ancora nell’articolo del Guardian, «l’economia del paese quest’anno dovrebbe ridursi del 4% a causa del debole prezzo delle materie prime, la bassa domanda proveniente dalla China e la paralisi politica». 


L’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
 Secondo uno studio durato 16 mesi, commissionato da The Associated Press, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici, i corsi d’acqua di Rio de Janeiro sono inquinati da liquami umani pieni di virus e batteri molto pericolosi ed è a rischio la salute degli atleti che saranno impegnati nelle competizioni in acqua e dei turisti che affolleranno le spiagge di Ipanema e Copacabana. I primi risultati, pubblicati più di un anno fa, avevano mostrato una concentrazione di virus 1,7 milioni di volte superiore ai livelli considerati preoccupanti in Europa o negli Stati Uniti. Da allora, gli atleti hanno cominciato a prendere delle precauzioni per evitare malattie e infezioni. 

 I punti più contaminati sono la Laguna Rodrigo de Freitas e la Baia di Guanabara, dove si svolgeranno le gare di nuoto di fondo, di canottaggio e vela. In queste aree, nel marzo 2015 era stata registrata la presenza di 1,73 miliardi di adenovirus per litro, scesa a 248 milioni per litro nella campionatura dello scorso giugno. Un livello ritenuto ancora molto alto. «Le oscillazioni dei livelli di contaminazione riscontrate sono conseguenza più delle variazioni climatiche che delle misure adottate», ha dichiarato il dottor Fernando Spilki, uno dei più importanti virologi brasiliani. Ai nuotatori è stato consigliato di gareggiare in acqua con la bocca chiusa. 

«Gli atleti nuoteranno letteralmente in mezzo a feci umane e c’è il rischio che possano ammalarsi per i tanti microrganismi presenti», 
ha dichiarato al New York Times il pediatra Daniel Becker. 



immondizia galleggiante nella Baia di Guanabara – via The Independent 

Anche l’Istituto Ambientale di Stato, che quasi ogni giorno pubblica un grafico a colori con i dati del livello di batteri presenti nelle acque della città, ha confermato che le principali spiagge di Rio sono costantemente non idonee alla balneazione. Come ha spiegato la professoressa Renata Picão, microbiologa all’Università Federale di Rio, nelle acque delle cinque più frequentate spiagge brasiliane ci sono elevati livelli di microbi resistenti ai farmaci. Nonostante il sindaco di Rio abbia riconosciuto il fallimento dei progetti per la depurazione delle acque, i rappresentanti del Comitato Organizzatore locale continuano a garantire che i corsi d’acqua saranno al sicuro per turisti e atleti. Il problema delle acque reflue a Rio non è nuovo e ha visto la sua esplosione, scrive l’Independent, a partire dagli anni Settanta, soprattutto dopo il massiccio esodo rurale di abitanti verso la città che ha portato
 a raddoppiare l’estensione dell’area metropolitana.

 Per quanto riguarda la Baia di Guanabara, un anno fa il governo aveva promesso di bonificare l’80% dell’area ma, secondo le stime più realistiche, solo il 20-30% sarà depurato, a fronte di uno stanziamento di 450 milioni di dollari. Tubi improvvisati che versano acque reflue nella Baia di Guanabara, nella favela di Pica-Pau a Rio de Janeiro .

 Le condizioni igienico-sanitarie peggiorano, poi, negli slum o nelle favelas, che si trovano nei pressi della baia, come nel caso di Pica-Pau, una favela con 7mila abitanti. L’Epatite A è endemica tra i suoi abitanti e i bambini, scrive Andrew Jacobs sempre sul New York Times, rischiano di ammalarsi per gli agenti patogeni che dalle condutture cariche di acque reflue finiscono in tubature improvvisate di acqua potabile. «Sono decenni che i funzionari locali promettono di affrontare la crisi igienico-sanitaria e poi non fanno nulla», racconta Irenaldo Honorio Da Silva, capo del comitato dei residenti di Pica-Pau. E, per quanto gli ambientalisti ritengano che le Olimpiadi possano essere un’occasione per portare l’attenzione pubblica sulle condizioni sanitarie del Brasile, la professoressa Picão è pessimista: «Se non hanno pulito per le Olimpiadi, temo che non lo faranno mai più». Oltre l’inquinamento dell’acqua c’è anche quello dell’aria. Secondo quanto è emerso, infatti, da un’analisi elaborata dal governo brasiliano e dalla Reuters, l’aria a Rio de Janeiro è più sporca e nociva rispetto a quanto descritto dalle autorità e dall’organizzazione delle Olimpiadi. 

L’inquinamento, secondo l’Inea, l’agenzia di protezione ambientale di Rio, è causato per tre quarti dei casi dai gas di scarico dei milioni di veicoli in strada. «Questa non è un’aria per Olimpiadi» dice Paulo Saldiva, patologo all’Università di San Paolo e membro del comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2006 ha introdotto criteri più severi per misurare i livelli di inquinamento. «Una grande attenzione è stata data all’inquinamento delle acque, ma molte più persone muoiono a causa di quello atmosferico», continua Saldiva, «non si è obbligati a bere nella Baia di Guanabara, ma sei comunque costretto a respirare l’aria di Rio». Il Comitato Olimpico ha comunque assicurato che le gare si svolgeranno in condizioni sicure. La cerimonia d'apertura sarà sabato 5 agosto, all'1 italiana, con la cerimonia d'apertura. A Rio parteciperanno atleti provenienti da 203 paesi, che si sfideranno, fino al 21 agosto, in 39 sport diversi. Ci sarà anche un team di rifugiati, composto da 10 atleti, tra cui la nuotatrice siriana Yusra Mardini. Intanto, continuano le proteste durante il percorso della torcia olimpica in Brasile: «a Niteroi ci sono stati scontri fra i poliziotti e i manifestanti che stavano protestando contro le risorse investite nei Giochi, considerate una spreco per molti».


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lunedì 1 agosto 2016

Usa: Donald Trump ha successo perché sono tutti più scemi


Sembra 
la caricatura fumettistica di 
un ricco furfante e parla come un vero briccone. 
 A volte si pone come l’eroe misogino di un western. Ma chi è?
 Capitan America 
o un candidato alla presidenza?

Ecco i maggiori successi del 2014: “Capitan America”, “X-Men”,“Guardiani della Galassia”, “Interstellar”, “Cattivi vicini” “Tartarughe Ninja”. Oggi, quasi tutti i film che ottengono i maggiori incassi in America sono rielaborazioni di fumetti, commedie adolescenziali 
e fanta-western. O si basano 
su trame sciocche, stereotipate (il bene supremo contro il male implacabile). Spesso, come nel film “Lego Movie” 
sembra che siano state scritte per vendere giocattoli ai bambini.

Il problema però è che questi film vengono visti e apprezzati anche da decine di milioni 
di adulti. Un gran numero 
di uomini e donne fra i venti 
e i cinquant’anni li trovano eccitanti.

Adesso - quasi fosse un destino - questi spettatori istupiditi hanno un perfetto candidato presidenziale: 

Donald Trump che sembra 
la caricatura fumettistica di 
un ricco furfante e parla come un vero 
briccone. Prendiamo, ad esempio, il suo piano per contenere gli immigranti messicani: «Vorrei costruire 
un muro, e nessuno costruisce muri meglio di me, credetemi, 
e lo costruirò senza spendere. Costruirò un grandissimo muro sul nostro confine meridionale. Ricordate queste mie parole».Ma chi è? Capitan America 
o un candidato alla presidenza? Tutte e due le cose, a quanto pare. Altre volte, parla come 
se si fosse calato nei panni dell’eroe misogino di un western: un John Wayne in abito elegante, per intenderci. Da qui le spacconate sul suo fascino sessuale: «Tutte le donne di “The Apprentice” hanno flirtato con me.
 C’era 
da aspettarselo, del resto».

Per creare l’immagine del vero uomo, rude, spesso insulta le donne in modi che lui ritiene intelligenti. Così si è espresso, per esempio, su una giornalista che lo criticava: «Arianna Huffington è poco attraente, sia dentro che fuori. Capisco bene perché il suo ex marito l’ha lasciata per un uomo. Ha preso una saggia decisione».
Per un pubblico che trova un film come “Cattivi vicini” uno spasso, questo è umorismo. A queste persone Trump appare un tipo divertente e intelligente. E le reti tv americane gli danno tanta visibilità proprio perché - come l’ultimo film della Marvel - con lui si può stare sicuri di ottenere buoni ascolti.Quando la “Princeton Review” analizzò il lessico utilizzato 
nei dibattiti dai candidati presidenziali del 2000, scoprì che George W. Bush aveva 
il vocabolario di un bambino 
di quinta elementare, mentre quello di Al Gore era un po’ più ricco,
 come quello di un ragazzo di scuola media.

Secondo la stessa analisi, nei dibattiti presidenziali del 1858, Abraham Lincoln parlava come un ragazzo di terza liceo, mentre Stephen Douglas come uno di quarta. Nel tempo, il nostro sistema politico si è evoluto per fare appello a elettori che non sono in grado di comprendere un linguaggio più sofisticato di quello di “Toy Story” o di “Spider Man 3”.

Quest’anno, Donald Trump 
e i suoi seguaci repubblicani sembrano aver portato il livello del discorso a un gradino ancor più basso. E non solo in termini di vocabolario. Come non ricordare, ad esempio, la discussione fra Trump e Cruz sulle dimensioni dei genitali 
del candidato favorito dei repubblicani? Non solo, ma la vacuità delle posizioni di Trump su molte questioni interne 
e internazionali dimostra l’arroganza di un magnate provinciale che pensa di farsi strada verso la Casa Bianca con la prepotenza e con l’inganno. Ecco il suo discorso sui rapporti con la Cina: «Il nostro paese ha un grosso problema. 

Non vinciamo più. Una volta vincevamo, adesso non lo facciamo più. Quando abbiamo visto l’ultima vittoria contro la Cina in una trattativa commerciale? Io batterò la Cina, Sempre!». Per lui, si tratta sempre di una lotta del bene contro il male, cioè fra l’America e il resto del mondo.Donald Trump è il candidato ideale per un pubblico 
di elettori che interpretano 
il mondo come se fosse 
un fumetto.
L’istupidimento dell’America non si fermerà tanto presto: è troppo redditizio. Ciò significa che, anche se Trump perde questa volta, possiamo star certi che nel prossimo futuro avremo più Capitan America in corsa per la Casa Bianca, che prometteranno di schiacciare 
il Dottor Doom e l’Islam, le critiche femministe e quelle 
di chiunque altro che non sarà d’accordo con loro. Se non miglioreremo sensibilmente 
il nostro sistema di istruzione, la qualità della produzione culturale e l’informazione sulle campagne elettorali, prima o poi ci ritroveremo uno di questi arruffapopolo alla Casa Bianca.

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Renzo Bossi: Non Sapevo Di Essere Laureato


 Al Processo Per I Fondi Rubati.
Mentre Giovani ITALIANI Si sbattono tra Lavoro e Università e studiano 25 ore su 24 per riuscire a dare tutti Gli Esami. Quest'altro Giovane, Figlio di qualcuno che l'italia la esalta, la riempie di complimenti e la corteggia per ottenere voti; Si è ritrovato LAURETO, a spese degli Italiani.. In Albania. A quanto pare non ne sapeva nulla..
Aspetteremo con Ansia la conclusione del processo per scoprire la Verità!
“Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine” sono le parole di Renzo Bossi, detto Trota, interrogato ad un processo che lo vede imputato per appropriazione indebita con il padre e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Secondo l’accusa il figlio del senatur Bossi avrebbe comprato la sua laurea presso l’Università Kristal di Tirana con oltre 70mila euro sottratti alle casse della Lega.
“Escludo di aver mai chiesto soldi a Belsito perchè non ne avevo motivo. Non ricevevo alcuna indennità ma semmai, come tutti gli altri eletti, davo un contributo al partito” ha detto R. Bossi davanti ai pm. La vicenda della laurea in Albania “mi lascia perplesso. Escludo di aver fatto l’Università. Quei documenti li ho visti solo a indagini avviate e sul diploma c’è anche la mia data di nascita sbagliata”.

E l’Audi A6 di cui fa Uso?    “E’una vettura acquistata dalla Lega per la Lega. Veniva usata da me e altri del partito per essere accompagnati ad appuntamenti politici e non è mai stata un’auto mia esclusiva. Ho sempre avuto la mia personale”.

Infine, tra i vari punti toccati quello delle multe che ha messo in conto al partito, che però furono prese dai due autisti che “quando divenni consigliere regionale, mi accompagnavano”, anche per questioni di sicurezza: “misi a diposizione la mia macchina” e “di fatto pagai io le multe. Mi trovai a fare la rateizzazione con Equitalia e a versare 14 mila euro”. Insomma il Trota ha respinto le contestazioni e ha concluso con una frase secca: “Sono accusato per una appropriazione che non vedo”



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