CONDIVIDI

Share

lunedì 6 novembre 2017

La 'Ndrangheta è Entrata in Senato



Interrogazioni, emendamenti e proposte: così la 'ndrangheta è entrata in Senato
Tre onorevoli sarebbero stati a disposizione della cupola mafiosa di Reggio Calabria. Antonio Caridi

(Gal) è indagato e rischia il carcere, Scilipoti (Fi) e Bilardi (Ncd) sono solo citati nelle carte della Procura antimafia. "L'Espresso" ha ricostruito la loro attività parlamentare.

Che spesso incrocia gli interessi dei clan

Per incidere su questioni assai care alla “famiglia” cosa c’è di meglio di un'interrogazione o un

emendamento? Un lavoro di fino, seguendo le regole del gioco. Per farlo però servono politici

avvicinabili. Non un’impresa ardua. Ne basta qualcuno. Come i tre senatori della Repubblica che -

stando agli atti dell'inchiesta “Mammasantissima” della Procura antimafia di Reggio Calabria - si

sarebbero messi a disposizione della cupola segreta della 'ndrangheta , l’esclusivo club a metà tra una

loggia e il classico sodalizio mafioso.

VEDI ANCHE:
 antonio caridi
Antonio Caridi, il senatore "dirigente della cupola di 'ndrangheta"

"Mammasantissima" è l'indagine sulla mafia calabrese che fa tremare la politica italiana. Per il

parlamentare ex Ncd è stato chiesto l'arresto. Ma nelle carte spuntano i nomi di Gasparri e Alemanno, che non sono indagati.
Ad averne portato le istanze a Palazzo Madama, sostiene il Ros dei carabinieri, sarebbero stati Antonio Caridi, eletto col Pdl e ora in Gal ( per il quale i pm hanno chiesto il carcere ),
Giovanni Bilardi, passato da Grande sud di Gianfranco Micciché al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e l'ex dipietrista messinese Domenico Scilipoti, ora in Forza Italia. Per Caridi l'addebito è davvero pesante: associazione

mafiosa. Non era mai accaduto prima a un parlamentare. In una sola settimana, altro piccolo record

personale, per ben due volte la Procura ha chiesto il suo arresto nell’ambito di altrettante inchieste,

sempre con l’accusa di essere organico alle ‘ndrine. I magistrati sospettano sia a tutti gli effetti un

membro del comitato d'affari al vertice della criminalità organizzata calabrese, in grado di influenzare le scelte della pubblica amministrazione e
 dirottare fondi pubblici verso associazioni e aziende amiche.

Bilardi e Scilipoti, al contrario, non risultano tra gli indagati ma sono fra i politici cui la cupola si sarebbe rivolta per perorare i suoi interessi.

“L'Espresso” ha ricostruito l’attività in Aula e in commissione dei tre senatori, scoprendo che diversi atti e proposte combaciano con i progetti e gli interessi della cricca criminale.
In un'interrogazione al ministro del Lavoro Poletti , ad esempio, poche settimane fa Caridi ha chiesto al governo di intervenire
per risolvere la grave situazione occupazionale della Multiservizi spa,
 la partecipata reggina in crisi
dopo lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa.
Perché tanto interesse? Lo hanno spiegato i
pentiti: il parlamentare ha raccomandato persone da assumere.
La Multiservizi è una creatura,

sostengono gli inquirenti, nata per soddisfare gli appetiti della 'ndrangheta di Reggio Calabria. Per i

detective un dato in particolare lo conferma: oltre 50 dipendenti assunti su 130 hanno legami con le

cosche, sia di parentela che di affinità.

Caridi ha anche tentato, lo scorso autunno, di inserire nella legge di stabilità il rifinanziamento del

cosiddetto Decreto Reggio : una legge speciale del 1989 che stanziava per la città 600 miliardi di lire, in gran parte persi tra clientele, favori, cricche e clan.
Il decreto è uno dei pallini dell'avvocato Paolo

Romeo, l’ex deputato Psdi condannato per concorso esterno che insieme al “collega” Giorgio De

Stefano sarebbe al vertice della cupola criminale, tanto da citarlo spesso nelle telefonate e nelle

conversazioni intercettate: «L’interesse verso la gestione dei fondi del Decreto Reggio è una delle

tematiche che ha assorbito l’attenzione del Romeo e dell’imprenditoria mafiosa - scrivono i pm -. Non è un caso, infatti,
che nel propugnare le ragioni per le quali avrebbero dovuto sostenere Giuseppe

Scopelliti, indicava tra le altre il rifinanziamento del Decreto». E c'è un pentito, Filippo Barreca, che

spiega quanto quei miliardi all’epoca facessero gola ai criminali:
 «Detta cupola esiste dal gennaio 1991
(...) Anche i siciliani presero posizione, nel senso che andava imposta la pace fra le cosche del reggino, essendo in gioco grossi interessi economici
 la cui realizzazione veniva compromessa
da quella guerra.

Mi riferisco al ponte sullo Stretto nonché alle opere pubbliche
che dovevano essere appaltate su Reggio Calabria».

VEDI ANCHE:
 Reggio Calabria
Il burattinaio di Calabria, tra massoneria, clan e senatori di fiducia

In carcere per aver favorito la ’ndrangheta l’avvocato Paolo Romeo.
Secondo gli inquirenti è al vertice
del comitato d’affari che gestisce Reggio..
Detteva le interrogazioni da fare ad alcuni parlamentari. E

poteva contare anche sull'amicizia con un importante prete calabrese
C'è poi un altro atto di Caridi, risalente all’estate scorsa, che pare degno di nota: un emendamento

(respinto) al decreto Enti locali. Il provvedimento stanziava 40 milioni per i comuni
commissariati per
mafia oppure per quelli il cui commissariamento
era scaduto da meno di un anno, il senatore ha
proposto di dare “un'anticipazione di liquidità a fondo perduto
per un importo massimo di 5 milioni di
euro” . Insomma, molti meno soldi.
Forse per mettere in difficoltà la giunta del giovane sindaco Pd

Giuseppe Falcomatà, eletto con oltre il 61 per cento dei voti pochi mesi prima e alle prese con un

comune disastrato. Non solo. Il decreto prevedeva
per i comuni commissariati la possibilità di assumere,

anche in deroga alla legge, fino a tre unità di personale a tempo determinato “per fronteggiare le

esigenze di riorganizzazione strutturale, necessaria ad assicurare il processo di risanamento

amministrativo e di recupero della legalità”. Una specifica che Caridi, tramite un emendamento ,

avrebbe voluto eliminare. Come a intendere: risanamento e legalità sono di troppo.

Ma è sulla città metropolitana di Reggio Calabria
 che i tre senatori sembrano aver profuso il massimo

impegno. Nei primi mesi del 2014, con diversi emendamenti,
Bilardi e Scilipoti chiedono di anticiparne di

vari mesi la costituzione, visto che il ddl del governo prevede per il capoluogo un’entrata in vigore

posticipata a causa del commissariamento per infiltrazioni mafiose. Le ragioni di tanto interesse le

spiega il giudice per le indagini preliminari che ha firmato la richiesta di arresto per Caridi: «I due

senatori vengono tirati in ballo quando occorre far sì che si accelerino le procedure per l’attuazione

delle Città Metropolitane. Non un evento occasionale o irrilevante,
ma la fine della Provincia di Reggio

Calabria, l’istituzionalizzazione della sua natura di Città Metropolitana, il potenziale affluire di nuovi

fondi, ergo di nuovi potenziali centri d’interesse della ‘ndrangheta». E pochi mesi dopo, siccome le

proposte sono state bocciate, è Caridi a intervenire,
con un emendamento alla legge di stabilità , anche
se la finanziaria si occupa di tutt’altro.
Col risultato di essere giudicato inammissibile dalla commissione Bilancio.

Sempre in tema di città metropolitana, Scilipoti ha proposto che in caso di comuni commissariati (come Reggio all'epoca)
 nel comitato istitutivo della città metropolitana subentrasse il presidente del Consiglio

regionale , ruolo a inizio 2014 ancora saldamente in mano al centrodestra. Anche l'area vasta dello

Stretto è un argomento che interessa moltissimo a Romeo. Per Scilipoti è un tema da portare

all'attenzione del Parlamento e così presenta un emendamento che chiede di istituire un Comitato

interministeriale coi rappresentanti degli enti locali,
presieduto dal ministro delle Infrastrutture
 «per la realizzazione di un Protocollo d'Intesa per la conurbazione dei trasporti».
Mentre una interrogazione sul polo agroalimentare di Reggio
(finanziato proprio con la legge speciale del 1989) è Romeo stesso a

scriverla materialmente, come hanno svelato le intercettazioni : «Se tu me la prepari, lunedì me la

mandi, mi chiami, dici: "vedi che te l’ho mandata" e io la prendo la stampo e la firmo».

Pure Giovanni Bilardi è stato «in linea con i pareri e i consigli del Romeo»
scrive il gip. Non a caso è a

lui che l'avvocato della cosca chiede di intervenire per sollecitare «alla Corte dei Conti la ratifica della nomina di Pietro Emilio a segretario generale del comune di Reggio Calabria».
Lo stesso dirigente che verrà rimosso a fine 2014 su richiesta della commissione Antimafia,
non senza incontrare resistenze da parte della cricca dello Stretto.

Inoltre sempre il senatore alfaniano, si legge negli atti, «ha sollecitato, tramite l’intervento del collega d'Aula Giuseppe Esposito (vicepresidente del Copasir, ndr)
 l’audizione di Domenico Pietropaolo -

membro di Cittadinanza attiva, una delle associazioni utilizzate da Romeo
 - davanti alla commissione Affari costituzionali». Ancora una volta, per discutere di città metropolitana.
Una vera ossessione, per la cupola.

.
COSA TI PORTA IL 2018 ?



Nessun commento:

Posta un commento

Aiutiamoci e Facciamo Rete , per contatto ... http://www.cipiri.com/

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

Post più popolari

Elenco Blog AMICI

Google+ Badge

Informazioni personali

La mia foto

Creo siti internet e blog personalizzati a prezzi modici e ben indicizzati - http://www.cipiri.com/

Google+ Followers

PACE

PACE
PACE

emergency