loading...

CONDIVIDI

Share

domenica 22 luglio 2018

Sergio Marchionne, 14 anni al timone di Fca

Sergio Marchionne 14 anni al timone di Fca


Sergio Marchionne
Dall’arrivo alla guida del gruppo a pochi giorni dalla morte di Umberto Agnelli,
 che l’aveva cooptato in consiglio di amministrazione, alla fusione con Chrysler.
 Dalla rottura con Confindustria alla quotazione della Ferrari. 

Il giorno più difficile di Fiat-Chrysler. Che in questi 14 anni, da quando Sergio Marchionne ne ha preso il timone, ha cambiato completamente pelle. L’era Marchionne — terminata oggi con i drammatici Cda, convocati d'urgenza a seguito dell'aggravarsi delle condizioni di salute del manager, che hanno consegnato le chiavi di Fca a Manley e quelle di Ferrari a Camilleri — coincide con una profonda ristrutturazione del gruppo. Venne indicato come Ceo dell’allora Fiat nel 2004, a pochi giorni dalla morte di Umberto Agnelli, il primo a credere in lui tanto da cooptarlo in Consiglio di amministrazione. Un Lingotto che era sull’orlo del fallimento con un debito convertendo, concesso dalle banche creditrici, che poi si rivelò decisivo. Un prestito che, senza un immediato cambio di rotta per un’azienda che perdeva più di due milioni di euro al giorno, avrebbe consegnato Fiat alle banche. Non accadde.

Ma prima di parlare della sua straordinaria storia conviene fare un passo indietro e raccontare gli inizi, che descrivono meglio l’uomo e quindi il personaggio. Marchionne nasce in provincia, a Chieti in Abruzzo nel 1952. Il padre, maresciallo dei Carabinieri, si era trasferito in Canada dopo la pensione per cominciare una nuova vita. La madre dalmata (Maria Zuccon). Prende tre lauree (Filosofia, Economia, Giurisprudenza) più un master in Business Administration. Diventa «dottore commercialista» dall’85 e procuratore legale e avvocato (nella regione dell’Ontario) dall’87. Descrisse così nel 2011 i suoi inizi, riportati da una brillante biografia del giornalista Giorgio Dell’Arti: «Quando ho iniziato l’università, in Canada, ho scelto filosofia. L’ho fatto semplicemente perché sentivo che, in quel momento, era una cosa importante per me. Poi ho continuato studiando tutt’altro e ho fatto prima il commercialista, poi l’avvocato. E ho seguito tante altre strade, passando per la finanza, prima di arrivare a occuparmi di imballaggi, poi di alluminio, di chimica, di biotecnologia, di servizi e oggi di automobili. Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore. Ma mi ha aperto gli occhi, ha aperto la mia mente ad altro».

Nel 2002 passa alla guida della ginevrina Sgs, colosso dei sistemi di certificazione che vede fra gli azionisti di controllo la famiglia Agnelli ed è in Svizzera che Marchionne si costruisce una rete di relazioni che contano. Due anni dopo arriva la nomina a Ceo. Marchionne, in giacca e cravatta come non avvenne poi praticamente mai, si presenta alla stampa insieme al nuovo vertice del gruppo Fiat: il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vicepresidente John Elkann, all’epoca ventottenne. Le prime parole che pronunciò quel giorno furono queste: «Fiat ce la farà; il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione; prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici». Si mise a lavorare sodo sin da subito, anche nei week end in una Mirafiori spesso deserta. «Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, nel 2004: giravo tutti gli stabilimenti e poi, quando tornavo a Torino, il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato?», disse nel 2011 all’allora direttore di Repubblica Ezio Mauro.

È giudizio unanime dei critici che Marchionne ripartì da tre punti cardine: la rinuncia degli Agnelli all’esercizio della put option a General Motors che fece incassare al Lingotto 1,55 miliardi; il convertendo , appunto, siglato con i maggiori istituti di credito italiani; il controverso swap Ifil Exor che consentì alla dinastia torinese di mantenere il controllo della Fiat. Negli anni seguenti, complice l’ottimo andamento delle vendite sul mercato europeo e il boom delle immatricolazioni in Brasile (dove il Lingotto aveva una leadership sul mercato), la Fiat nella seconda parte del decennio 2000-2010 fece segnare una notevole ripresa in termini di redditività e di risultati di bilancio.

Grazie a questi dati arrivò la svolta epocale: l’acquisizione dell’americana Chrysler fallita nella crisi del 2008 in cui gli Stati Uniti (e il mondo intero) finirono per trovarsi sottosopra. Nel dicembre di quell’anno il manager dichiarò che il settore si stava sempre più consolidando e che per resistere alla competizione sarebbe stato necessario crescere di stazza. «Solo quei gruppi che riusciranno a fabbricare 6 milioni di automobili l’anno saranno in grado di resistere nel futuro», profetizzò. Era il segnale del colpo che il manager stava preparando: il 20 gennaio 2009 la Fiat annunciò un accordo con l’amministrazione Obama appena insediata, per entrare nel capitale di Chrysler. Inizialmente con il 20% delle quote dopo le resistenze dei sindacati Usa e una complicata trattativa con il governo. Nasce il sesto gruppo automobilistico del mondo.

Nel primo trimestre del 2011 Chrysler torna all’utile e a maggio 2011, a seguito del rifinanziamento del debito e del rimborso da parte di dei prestiti concessi dai governi americano e canadese, Fiat incrementa la propria partecipazione in Chrysler al 46%. A luglio 2011, con l’acquisto delle partecipazioni in Chrysler del Canada e del dipartimento del Tesoro statunitense, sale al 53,5%, al 58,5% nel 2012. Il 1° gennaio 2014 Fiat Group completa l’acquisizione di Chrysler acquisendo il rimanente 41,5% dal Fondo Veba (di proprietà del sindacato metalmeccanico Uaw) salendo al 100%, accordandosi per un esborso di 3,65 miliardi di dollari: 1,75 versati cash e i rimanenti in un maxi dividendo di cui Fiat girerà a Veba la quota relativa al proprio 58,5%.

L’altra partita estera fu l’acquisizione della Opel, azienda automobilistica tedesca del gruppo General Motors. Dopo lunghe e difficili trattative sembrava che la “partita Opel” fosse stata vinta dal colosso Magna International. Ma neppure Magna riuscirà nell’intento di acquisire Opel in quanto a sorpresa General Motors, con l’avallo della Cancelliera tedesca Angela Merkel, decide di mantenere al suo interno la Opel e di rilanciare il marchio e la produzione seppur sacrificando qualche stabilimento.

In Italia Marchionne cambia radicalmente le relazioni industriali.
  La vera rottura era avvenuta qualche anno prima nell’aprile del 2010, quando Fiat disdice il contratto nazionale, poi esce da Confindustria provocando un colpo durissimo all’associazione di viale dell’Astronomia, e chiede una serie di concessioni ai sindacati come condizione per investire a Pomigliano nella produzione della nuova Panda.
In cambio di promesse mai Mantenute.
La maggior parte delle sigle sindacali accetta l’accordo, mentre la Fiom è contraria e così resterà fino alla fine aprendo un contenzioso che ancora oggi si trascina nei tribunali. In due successivi referendum, prima a Pomigliano e poi a Mirafiori, 
gli operai dicono sì all’intesa a larga maggioranza.

Nel 2014 prende il timone anche della Ferrari guidata da oltre 20 anni da Montezemolo. Si tratta di una svolta inattesa, non senza un durissimo braccio di ferro tra i due che si conclude con l’estromissione del top manager che aveva rilanciato il marchio portando alla vittoria il Cavallino nel campionato di Formula Uno nel 2000. È il preludio alla quotazione della Ferrari negli Stati Uniti. Ma in Borsa ci va una quota minoritaria, il 10%, della Casa di Maranello, perché l’80% resta ai soci Exor, la holding degli Agnelli di cui è vicepresidente non esecutivo, e il restante 10% a Piero Ferrari, figlio di Enzo. Tra le sue frasi più celebri: «La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La collective guilt, la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo». Oppure: «La lingua italiana è troppo complessa e lenta: per un concetto che in inglese si spiega in due parole, in italiano ne occorrono almeno sei». 


.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

FIRMA per Eliminare l'Aspettativa di Vita

FIRMA per  Eliminare l'adeguamento all'aspettativa di vita


FIRMA per Eliminare l'adeguamento all'aspettativa di vita

ABOLIAMO ASPETTATIVA DI VITA PER DIRITTO ALLA PENSIONE
Il meccanismo di ADEGUAMENTO DELLA SPERANZA DI VITA è stato introdotto con il pretesto di mettere a punto delle misure stabili di contenimento della spesa previdenziale.
E' un meccanismo permanente di adeguamento dei requisiti pensionistici che determina  
UN AUMENTO INFINITO DELL'ETA' UTILE PER ACCEDERE ALLA PENSIONE.
La conseguenza è che si sa con certezza quando si incomincia a lavorare ma non si può determinare oggi a che età si andrà in pensione.
L’età anagrafica che ci vorrà, sarà legata alla speranza di vita, che è stata aggiornata nel 2013 (di 3 mesi), nel 2016 (di ulteriori 4 mesi per un totale di 7 mesi), e sarà aggiornata, a meno che non si fermi l’aumento dell’aspettativa di vita, nel 2019 e poi da allora in poi ogni due anni 
(e non più ogni tre anni).
PER LA PRIMA VOLTA DALLA FINE DELLA GUERRA QUESTA E' DIMINUITA CON UN AUMENTO DRAMMATICO DELLA MORTALITA'!
FIRMA LA PETIZIONE PERCHE':
LE PERSONE DEVONO SAPERE CON CERTEZZA QUANDO INIZIANO A LAVORARE QUALE SARA' L'ETA' DELLA PENSIONE
I CONTRIBUTI VERSATI NELLE CASSE PREVIDENZIALI NON DEVONO PIU' ESSERE USATI COME BANCOMAT DAL GOVERNO.

.
Disoccupati in Facebook

 ISCRIVETEVI AL GRUPPO 
Disoccupati che si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE.
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 





.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

domenica 8 luglio 2018

Il Fondatore di Forza Italia lascia il Carcere di Rebibbia

Marcello dell’Utri ex senatore e Fondatore di Forza Italia, detenuto per una condanna definitiva a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere di Rebibbia.


Marcello dell’Utri ex senatore e Fondatore di Forza Italia, 
detenuto per una condanna definitiva 
a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere di Rebibbia.

Dell’Utri fuori dal carcere Condizioni peggiorate può morire all’improvviso

Le condizioni di salute di Marcello dell’Utri non sono compatibili col carcere. Rischia la morte improvvisa per il peggioramento delle patologie di cui soffre. Dopo anni di tentativi, l’ex senatore di Forza Italia, detenuto per una condanna definitiva a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere romano di Rebibbia. I magistrati del tribunale di sorveglianza che fino a qualche mese fa avevano respinto le istanze, hanno disposto il differimento della condanna e concesso a Dell’Utri gli arresti domiciliari, imponendogli una serie di restrizioni, ad esempio, nelle comunicazioni con l’esterno. Il provvedimento apre le porte del carcere all’ex senatore condannato collusioni mafiose e anche al processo per la trattativa Stato-mafia. «La patologia cardiaca di cui dell’Utri soffre ha subito un recente e significativa o aggravamento rispetto alle pregresse condizioni e non sono secondarie le negative ricadute di altri fattori complicanti quali l’età, 77 anni, il trattamento radioterapico, la malattia oncologica e le condizioni psichiche. I medici hanno segnalato il rischio di morte improvvisa per eventi cardiologici acuti e hanno concluso per la non compatibilità col carcere», scrivono i giudici. La valutazione segue accertamenti cui è stato sottoposto e va in controtendenza con i verdetti precedenti - l’ultimo a dicembre - secondo i quali le condizioni di Dell’Utri erano compatibili con il carcere.


 Dello stesso avviso in aprile la Corte duropea del diritti dell’uomo che, chiamata a valutare la legittimità del processo a Dell’Utri, dopo la vicenda Contrada, aveva deciso di non chiedere al governo italiano la sospensione della pena. «L’attuale stato di salute», affermano i giudici, « non appare compatibile con la carcerazione per la ricorrenza di gravi ed improvvisi rischi per la vita e la salute, non fronteggiabili con gli strumenti sanitari del circuito penitenziario in considerazione delle preoccupanti condizioni cardiache, del complesso quadro multipalogico, delle precedenti e debilitanti cure radioterapeutiche, dell’età, dello stato ansioso e della necessità di un intervento cardiologico delicato». «È anche consequenziale alle attuali, compromesse, condizioni cliniche ed alle prevalenti preoccupazioni per l’evoluzione delle patologie, che l’attenzione del soggetto verso il trattamento penitenziario sia fortemente scemata, 
sicché il protrarsi dell’esecuzione della pena in regime di detenzione ordinaria non è più rispondente alla finalità rieducativa ed al senso di umanità», concludono.




.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

sabato 7 luglio 2018

Matteo Salvini: ecco i documenti che lo incastrano

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Soldi Truffati dalla Lega
Una lettera di diffida. Un file del Senato. 
E i rendiconti interni al partito. Pubblichiamo le carte che smentiscono 
la versione del ministro sullo scandalo che fa tremare il Partito

DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

Soldi della Lega, ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini
«È un processo politico, che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». Matteo Salvini si è difeso così dall'accusa di aver beneficiato dei quasi 50 milioni di euro frutto della truffa firmata Bossi e Belsito. La tesi del ministro è quindi semplice: tutta colpa del vecchio leader, io non c'entro niente. I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano invece che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori.
Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati. Il nostro giornale lo aveva già scritto in una lunga inchiesta nell'ottobre 2017. Qui sotto riprendiamo alcuni stralci di quell'articolo e pubblichiamo i documenti che dimostrano quanto da noi ricostruito già dieci mesi fa.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Per scoprire i retroscena di questo intrigo padano bisogna tornare al 5 aprile del 2012. E tenere a mente le date. Quel giorno, a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, Bossi si dimette da segretario del partito. È la prima scossa del terremoto che sconvolgerà gli equilibri interni alla Lega.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

A metà maggio diversi giornali scrivono che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il Senatùr. Il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali. Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’ex governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini


Da questo momento in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento. A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro in nome della Lega. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. 
Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato.

Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi. Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Lo dimostrano i mastrini, i registri contabili del partito che L'Espresso è riuscito a ottenere. Perché allora il segretario della Lega continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? 
E come poteva non sapere che erano frutto di truffa?



Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010. 



Due giorni dopo l’ultimo prelievo, Salvini riceve persino una lettera (inviata anche al tesoriere Giulio Centemero) dall'allora avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. «Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato», si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato.



.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

Anche il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico dovrà dal prossimo anno lavorare 5 mesi in più. Le indicazioni fornite ieri dall’Inps confermano l’adeguamento dei requisiti di pensionamento del personale appartenente ad Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco nella misura stabilita dal decreto del Ministero del Lavoro e delle’Economia dello scorso 5 Dicembre 2017. 

Com’è noto i lavoratori nelle forze armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare e civile mantengono requisiti previdenziali diversi da quelle generali vigenti nell’AGO e nelle gestioni sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria in virtu’ delle specificità del settore riconosciute ai sensi del Dlgs 165/1997 che non sono state interessate dal regolamento di armonizzazione adottato nel 2013 (Dpr 157/2013). Ma anche questi valori devono essere comunque adeguati, in sintonia con quanto accade nei confronti degli altri lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria, alla speranza di vita.

Pertanto nel prossimo biennio 2019-2020 slitterà in avanti l’età anagrafica richiesta per la pensione di vecchiaia sia quella anagrafica e/o contributiva prevista per l’accesso alla pensione di anzianita’.

In particolare il trattamento di vecchiaia dal 1° gennaio 2019 può essere conseguito al raggiungimento dell’età anagrafica massima per la permanenza in servizio prescritta dai singoli ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado (oscilla tra i 60 e i 65 anni) aumentata di un anno congiuntamente al requisito contributivo previsto per la generalità dei lavoratori, 20 anni di contributi. Il requisito anagrafico non viene adeguato agli incrementi della speranza di vita però nell’ipotesi in cui al compimento di detto limite di età risultino già soddisfatti i requisiti prescritti per il diritto a pensione (di anzianità), in sostanza i 35 anni di contributi. 
Circostanza abbastanza frequente.

Anche i requisiti per la pensione di anzianita’ subiranno lo slittamento. Dal 2019 si potrà accedere al trattamento anticipato al perfezionamento o di una anzianità contributiva di 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; oppure al raggiungimento di una anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età di almeno 58 anni; oppure al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 54 anni. Quest’ultima casistica è in realtà ormai inverosimile attesa la naturale fuoriuscita dal servizio del personale di elevata anzianità, di servizio ed anagrafica.

Nei confronti del personale in parola, inoltre, continuerà a trovare applicazione il differimento di 12 mesi tra perfezionamento dei requisiti anagrafici e/o contributivi e riscossione del primo assegno pensionistico a causa della finestra mobile. Si ricorda però che per coloro che accedono alla pensione di anzianita’ indipendentemente dall’età anagrafica il differimento sarà di 15 mesi. 

Il personale che, invece, ha raggiunto i requisiti per il diritto a pensione entro il 2018 ancorchè la decorrenza si collochi successivamente al 31 dicembre 2018 non sarà coinvolto nell’adeguamento alla speranza di vita. Ai fini del raggiungimento degli anni contributivi si rammenta che il personale può godere di specifiche supervalutazioni dei servizi prestati entro il limite massimo di cinque anni.



.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

venerdì 6 luglio 2018

F35 e aumento delle spese militari, il M5S si allinea alla destra

Stando alle stime ufficiali della Difesa si tratterebbe di ulteriori 16 miliardi annui,   che sommati ai reali 23 attuali farebbero oltre 39 miliardi all’anno.   I dati si tradurebbero a più di 100 milioni al giorno.  Ma non siamo mica in Guerra, e se invece Destinassimo,   la metà ai Disoccupati ed al Mondo del Lavoro ?


Passati dai banchi dell’opposizione a quelli di governo
 i movimentisti dei 5 stelle sembrano aver cambiato idea
 su molte questioni in tema di Difesa. 
Con buona pace delle promesse da campagna elettorale.

Con il M5S si rischia di essere un po’ confusi. Giravolte, cambi d’idee e ripensamenti. Da quando sono andati al governo poi, la ‘schizofrenia’ sembra essere peggiorata. Prendiamo il caso degli F-35 gli aerei militari che il Movimento 5 Stelle ha da sempre osteggiato.

“Il programma F35 (i cacciabombardieri) è un programma fallimentare. Chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci in culo”, diceva Alessandro Di Battista. Ma anche Manlio Di Stefano auspicava di chiudere “subito i contratti per gli F-35 ”; così come Tatiana Basilio che tuonava: “Riteniamo il programma degli F35 inutile e costoso”. Per non parlare del voto sulla piattaforma Rousseau che aveva promosso un piano per la riduzione delle spese militari, di riduzione delle missioni e per lo stop immeditao all’acquisto degli F35.

Passati dai banchi dell’opposizione a quelli di governo i movimentisti dei 5 stelle sembrano aver cambiato idea. A confermarlo le parole della ministra della Difesa Elisabetta Trenta che ha assicurato che non taglierà gli ordini degli F35, al massimo potrebbe allungare il piano d’acquisto. “È un programma che abbiamo ereditato e lo valuteremo», ha speigato Trenta, “considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l’interesse nazionale”.

Ma non erano il male assoluto? O anche stavolta la differenza tra propaganda e realtà ha riportato tutti con i piedi per terra con buona pace degli elettori? A chiederselo anche il dem Francesco Russo: “Per 4 anni il M5S ci ha letteralmente insultato sul programma relativo agli F-35: “Corrotti, venduti alle lobby delle armi” tanto per citare, a memoria, due degli epiteti più ricorrenti. L’altro ieri il Ministro della Difesa Trenta (scelto dal M5S) ha confermato, in un’intervista l’acquisto degli F-35. Quindi delle due l’una: o i grillini sono corrotti e venduti alla lobby delle armi oppure per quattro anni hanno raccontato un sacco di bugie ai cittadini. A voi la scelta”.

Anche sulle spese militari il ‘cambiamento’ annunciato non c’è.
Anzi le spese militari, secondo il piano di Trenta dovrebbero aumentare. Lo ha detto lei stessa confermando che l’obiettivo è quello previsto dalla Nato di arrivare al 2% del prodotto interno lordo entro il 2024. Stando alle stime ufficiali della Difesa si tratterebbe di ulteriori 16 miliardi annui, che sommati ai reali 23 attuali farebbero oltre 39 miliardi all’anno. I dati, citati dagli studi del Sipri e dell’Osservatorio Millex, si tradurebbero a più di 100 milioni al giorno da spendere per la Difesa: dove troverà la Ministra le coperture?

Ma non siamo mica in Guerra, 
e se invece Destinassimo, 
la metà ai Disoccupati ed al Mondo del Lavoro ?


.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

I 49 milioni perduti della Lega

Videostoria dei rimborsi scomparsi  Dallo scandalo che nel 2012 travolse il fondatore Umberto Bossi e il tesoriere della allora 'Lega Nord' Francesco Belsito, alla condanna del 2017 dei due per truffa ai danni dello Stato per aver sottratto per fini personali o di partito i rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008-2010.



  Videostoria dei rimborsi scomparsi
Dallo scandalo che nel 2012 travolse il fondatore Umberto Bossi e il tesoriere della allora 'Lega Nord' Francesco Belsito, alla condanna del 2017 dei due per truffa ai danni dello Stato per aver sottratto per fini personali o di partito i rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008-2010. Al 3 luglio 2018, quando la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova per estendere il blocco dei fondi alla Lega anche al denaro che arriverà in futuro nelle casse del partito, fino a raggiungere la cifra di 49 milioni di euro. Il segretario del Carroccio Matteo Salvini assicura: "Non c'è un euro di quei rimborsi nelle nostre casse", "E' stato speso tutto in dieci anni". 
Ma un documento pubblicato da Repubblica prova che Salvini ha ricevuto nel 2014 oltre 800mila euro di rimborsi elettorali regionali del 2010.

di Marco Lignana e Giulia Santerini,
montaggio Elena Rosiello



.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

giovedì 5 luglio 2018

Pace Fiscale: fa Pagare a Tutti il conto di pochi

Cartelle esattoriali, così la pace fiscale del governo può far esplodere i Comuni,  e far pagare a tutti il conto di pochi.

Cartelle esattoriali,
 così la Pace Fiscale del governo può far esplodere i Comuni, 
e far pagare a tutti il conto di pochi.


Il tributarista Fabio Benincasa: “In questa proposta ci sono problemi che riguardano l'assetto costituzionale nel rispetto dell'equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola"

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato a rilanciare la cosiddetta pace fiscale invocando la chiusura immediata di “tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro”, cioè la quasi totalità degli atti degli ultimi due anni. Che cosa questo significhi esattamente non è però chiaro a nessuno. Non lo è al suo staff di comunicazione, che rinvia alla proposta politica contenuta nel contratto di governo. E non è chiaro nemmeno fra professori universitari e tributaristi che, come l’Agenzia delle Entrate Riscossione,  sono peraltro alle prese con le rottamazioni delle cartelle di renziana memoria.

“In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti – spiega il professor Fabio Benincasa, docente di diritto tributario all’Università della Campania – Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”. Anche perché il ministro dell’Interno ha finora ipotizzato aliquote della sanatoria comprese fra il 6% e il 25 per cento,
 ben più convenienti della definizione agevolata.

“Inoltre la cancellazione dei debiti avrà poi degli effetti sui conti pubblici – aggiunge Benincasa – Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture”. Per il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, sarebbe davvero un bel problema se davvero coloro che hanno aderito alla rottamazione e alla sua versione bis dovessero decidere di non pagare le prossime rate: la definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle casse pubbliche altri due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), 
prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre.

Ma i potenziali effetti della cosiddetta pace fiscale non si fermano qui. Anzi. La sanatoria di Salvini avrebbe un impatto anche sui bilanci degli enti locali in cui sono iscritti a credito contravvenzioni e soprattutto imposte non versate che verranno cancellate in un solo colpo. “Ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività. Per questo l’uscita di Salvini mi sembra più propaganda elettorale che non un reale progetto”, conclude Benicasa. Del resto, “anche se si ammette la possibilità di un condono come quello ipotizzato dal ministro, non si può non tener conto delle esigenze dei comuni che avrebbero bisogno di finanziamenti aggiuntivi – precisa il professor Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e fra i promotori di un neonato tavolo di riflessione sui bilanci degli enti locali – In assenza di un contributo aggiuntivo, ci sarebbe un pesante impatto sui conti dei comuni di cui molti già sull’orlo del dissesto”.


.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

4 Italiane Medaglia d’oro nella staffetta 4×400


Quattro Donne Italiane che hanno ottenuto la medaglia d’oro  nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona

In questi giorni gli intellettuali di riferimento della minoranza “illuminista” di questo paese, quelli che dicono sempre le cose giuste, quelli che fanno sempre le battaglie giuste, quelli che hanno sempre ragione insomma, hanno sventolato la fotografia di quattro donne italiane, giovani, belle, vincenti, le quattro donne che hanno ottenuto la medaglia d’oro 
nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.
Non volevano festeggiare quel risultato brillante, frutto di fatiche e di duri allenamenti, come sarebbe stato giusto fare e come quelle ragazze meritavano, ma hanno usato quella foto contro la maggioranza “non illuminata” e contro il governo che la rappresenta, perché incidentalmente quelle quattro giovani italiane hanno la pelle scura, la stessa “pigmentazione” delle donne e degli uomini che questa maggioranza di italiani – e il governo che la rappresenta – non è disposta a far arrivare in Italia, a ogni costo, anche quando queste donne e questi uomini rischiano la vita. Quella foto per gli “illuminati” è diventata il simbolo dell’ipocrisia del governo, che festeggia chi vince una medaglia d’oro e lascia morire chi arriva su un barcone.
Gli “illuminati” però non hanno capito molto e anzi anche loro sono un po’ razzisti, perché guardano al colore della pelle di quelle quattro giovani italiane più che a quello che rappresentano. Il capitalismo in cui viviamo e che domina il nostro mondo non è razzista, non divide il mondo a seconda del colore della pelle delle persone. Almeno per due ragioni. Prima di tutto perché nella esigua minoranza delle persone che dominano, grazie alle loro risorse, questo pianeta, ci sono bianchi e neri e gialli, cristiani e musulmani e atei, gli sfruttatori non guardano a dove sono nati quando devono combattere la loro guerra di classe contro di noi. Anzi l’unica vera discriminazione che è rimasta è quella verso le donne, perché i ricchi nella stragrande maggioranza sono maschi. E in seconda ragione perché per loro noi siamo semplicemente consumatori e quando compriamo quello che loro ci vendono non guardano al colore della nostra pelle, 
né guardano dove siamo nati quando devono sfruttarci.
Il mondo in cui Jesse Owens correva e saltava come nessun altro era razzista. Era razzista la Germania in cui egli vinse quattro medaglie d’oro, facendo schiumare di rabbia Hitler e i teorici della superiorità della razza ariana, ma erano profondamente razzisti anche gli Stati Uniti, dove vigeva un rigido sistema di segregazione razziale e dove Owens non poteva salire sugli stessi autobus dei bianchi, dormire negli stessi alberghi, perfino usare gli stessi gabinetti pubblici. In questo nostro mondo dominato dal capitale non importa davvero che quelle quattro atlete siano nere, importa che siano giovani, che siano belle – anzi questo è fondamentale in qualsiasi campo ed è veramente discriminante – che siano vincenti, perché questo solo conta.
Sei vecchio, sei brutto, sei uno sconfitto? Puoi anche essere bianco e nessuno ti farà mai una foto. La maggioranza degli italiani – e il governo che la rappresenta – vuole fermare quei barconi non perché le donne e gli uomini che ci sono dentro siano neri, ma perché sono poveri. Noi giriamo la testa dall’altra parte quando in strada vediamo un povero, che solo incidentalmente ha la pelle molto più scura della nostra. Il capitalismo non ci fa odiare i neri, ci fa odiare i poveri. Se non capiamo questo adesso, non capiremo perché tra un po’, quando saremo stati definitivamente sconfitti, saremo noi a essere oggetto di questo odio.

cittadinanza agli immigrati

http://cipiri.blogspot.it/2011/11/cittadinanza-agli-immigrati.html 

.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

mercoledì 4 luglio 2018

La Lega Deve allo Stato 49 milioni

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova contro la Lega, stabilendo, come si legge nelle motivazioni, che ogni somma di denaro riferibile al partito guidato da Matteo Salvini, deve essere sequestrata "ovunque venga rivenuta" (quindi su conti bancari, libretti, depositi) fino a raggiungere 49 milioni di euro.

Sequestrare 49 milioni al partito di Salvini
Lega: accusata di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali

Umberto Bossi e di Francesco Belsito - fondatore ed ex tesoriere della Lega - accusati di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali e condannati rispettivamente a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova contro la Lega, stabilendo, come si legge nelle motivazioni, che ogni somma di denaro riferibile al partito guidato da Matteo Salvini, deve essere sequestrata "ovunque venga rivenuta" (quindi su conti bancari, libretti, depositi) fino a raggiungere 49 milioni di euro. Ma come si è arrivati alla sentenza? E cosa ha detto Salvini?

L'INCHIESTA - La somma di cui fa menzione la Cassazione fa riferimento alla sentenza pronunciata l'anno scorso dal tribunale di Genova che ha disposto il sequestro di circa 49 milioni di euro alla Lega. Il procedimento si riferisce ai rimborsi elettorali ricevuti dal Carroccio tra il 2008 e il 2010 che sarebbero stati prelevati dalle casse del partito e utilizzati per spese personali durante la gestione Bossi-Belsito. Nell'aprile del 2012 Bossi, travolto dallo scandalo, si è dimesso dalla segreteria di via Bellerio e poi l'anno scorso è stato condannato, assieme all'ex tesoriere del Carroccio per truffa ai danni dello Stato.

Al partito sono stati sequestrati inizialmente circa due milioni di euro ma nel settembre scorso la procura di Genova ha chiesto di procedere con ulteriori sequestri anche per le somme che sarebbero state in seguito depositate sui conti del Carroccio. Il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza e così i pm hanno fatto appello alla Cassazione, che si è pronunciata nell'aprile scorso. Ieri sono state depositate le motivazioni.

LA REAZIONE DELLA LEGA - Ieri a caldo la reazione della Lega è stata affidata a Giulio Centemero, deputato della Lega e amministratore del partito. "Consci della totale trasparenza e onestà con cui abbiamo gestito il movimento - ha spiegato Centemero - con bilanci da anni certificati da società esterne, e non avendo conti segreti all'estero ma solo poche lire in cassa visti i sequestri già effettuati, sarà nostra premura portare al tribunale di Genova tutto quello che abbiamo raccolto come offerte da pensionati, studenti e operai durante il raduno di Pontida".


COSA HA DETTO SALVINI - Poco dopo è arrivato anche il commento di Salvini,  ha fatto sapere che i  49 milioni non ci sono Più.  Ma io chi dice che abbiamo rubato soldi lo querelo...




.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

martedì 3 luglio 2018

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Il sottosegretario della Lega ai Beni Culturali:
 "Non leggo un libro da 3 anni. 
Io bella come la Boschi? Lei è sciapa"

Il sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo Lucia Borgonzoni, durante la partecipazione alla trasmissione di Rai Radio 1 Un giorno da pecora,
 rilasciato una lunga intervista a Geppi Cucciari e a Giorgio Lauro.

Quando le è stato domandato quale fosse stato l'ultimo libro letto, la Borgonzoni ha risposto decisa: "Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L'ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro". Insomma, non proprio un bel biglietto da visita per chi dovrebbe occuparsi di cultura e valorizzazione del nostro patrimonio a livello governativo.

La Borgonzoni, incalzata sulle sue scelte di colore politico, ha poi raccontato: "Sono diventata leghista a 12 anni, a Bologna, e mia madre, che votava Lega Lombarda, mi faceva trovare tutto il 'merchandising' su Alberto da Giussano. Mi ha fatto un lavaggio del cervello!".

C'è chi l'ha definita la Maria Elena Boschi in salsa leghista, ma il sottosegretario non ci sta. "Questo non è un complimento, per me la Boschi è un po' sciapa, 
non rientra nei miei canoni di bellezza", ha tuonato la Borgonzoni.


.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

venerdì 29 giugno 2018

Matteo Salvini rilancia l’idea del condono

Matteo Salvini rilancia l’idea del condono

Tasse, “buco da 9,6 miliardi nella rottamazione delle cartelle”. 
Governo pensa ad allargare la pace fiscale alle liti fiscali.

Secondo la Corte dei Conti la definizione agevolata dei ruoli voluta dal precedente esecutivo "ha avuto essenzialmente finalità dilatorie” e manca all'appello quasi metà dei 17,8 miliardi di introiti attesi. Intanto i commercialisti certificano che l'evasione è "un fenomeno trasversale per quasi metà riconducibile a chi una partita Iva non ce l’ha”. 
Il condono verso l'allargamento ai contenziosi pendenti.

Nel fisco i numeri non tornano e, certifica la Fondazione nazionale commercialisti, l’evasione dilaga anche tra la categorie più insospettabili. Intanto il ministro Matteo Salvini rilancia l’idea del condono delle cartelle fino a 100mila euro con l’allargamento anche alle liti fiscali. E il collega Luigi Di Maio allunga i tempi della fattura elettronica per i benzinai posticipando al gennaio 2019 l’entrata in vigore di un provvedimento che rende più trasparenti le transazioni. Nel frattempo la Cprte dei Conti rende noto che l’operazione di “rottamazione” lanciata dal governo Renzi è stata più che altro un’occasione per rinviare i pagamenti alle calende greche: nei fatti, su 17,8 miliardi di introiti attesi ne mancano ancora all’appello ben 9,6. Il risultato è un caos in cui alla fine dovrà mettere ordine il Tesoro e con cui dovranno fare i conti commercialisti, Caf e i contribuenti in vista di scadenze rilevanti come il pagamento delle rate della definizione agevolata.

“Numeri alla mano, è un luogo comune quello secondo il quale dipendenti e pensionati paghino per intero le tasse e che l’evasione sia da ricondursi per intero alle partite Iva – spiega la Fondazione dei commercialisti in una nota -. Si tratta in realtà di un fenomeno trasversale che per quasi la metà del suo ammontare è riconducibile a chi una partita Iva non ce l’ha”. Sulla base dell’analisi della Relazione annuale sull’evasione fiscale e contributiva, la Fondazione dei commercialisti ha evidenziato come poco meno della metà (il 46,8%) dei 107,7 miliardi di evasione sia riconducibile “a quella generalità di contribuenti di cui oltre l’85% sono lavoratori dipendenti e pensionati”. Nel dettaglio, per la Fondazione l’evasione, partite Iva escluse, sarebbe concentrata per 15 miliardi (il 13,9% del totale) su lavoro dipendente irregolare per Irpef e contributi e per altri 34 miliardi (il 31,8%) sulla “generalità dei contribuenti per locazioni, canone Rai, Imu e Iva su consumi finali”.

Di qui, del resto, l’idea del governo Renzi di immaginare una rottamazione che consentisse ai contribuenti di mettersi in regola con lo sconto di mora e interessi. L’operazione tuttavia non sta portando i risultati sperati. “Preoccupazioni sono espresse anche per l’affermarsi di condotte fiscali che si risolvono nel mancato versamento delle imposte evidenziate nelle dichiarazioni tributarie”, ha dichiarato Ermanno Granelli, presidente di coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato 2017. “Un fenomeno – ha osservato – che si riscontra anche nella valutazione degli esiti di definizione agevolata dei ruoli prevista dalla cosiddetta rottamazione delle cartelle”. Secondo Granelli, “a fronte di un ammontare lordo complessivo dei crediti rottamati di 31,3 miliardi, l’introito atteso per effetto della rottamazione ammonta a 17,8 miliardi. Di tale importo sono stati riscossi nei termini solo 6,5 miliardi, compressivi degli interessi per pagamento rateale”. A tale somma, già incassata, dovranno poi aggiungersi le rate ancora da riscuotere per 1,7 miliardi comprensivi di interessi. “Pertanto, dei 17,8 miliardi previsti a seguito delle istanze di definizione pervenute, 9,6 miliardi non sono stati riscossi e costituiscono versamenti omessi – ha concluso Granelli -. Per una parte di queste posizioni debitorie si può affermare che l’istanza di rottamazione ha avuto essenzialmente finalità dilatorie rispetto all’espletamento delle procedure esecutive”.

In compenso va detto che il condono, ipotizzato dalla Lega per finanziare la flat tax, ha numeri decisamente più significativi. L’operazione dovrebbe infatti riguardare circa 100 miliardi di tasse totali non pagate o contestate davanti ai giudici dai contribuenti italiani. Nei progetti della Lega, basterà pagare fra il 6 e il 25% e “pace fatta” come ha spiegato Salvini. Se si considerasse la percentuale massima, nella migliore delle ipotesi, lo Stato potrebbe incassare fino a 25 miliardi. “Non abbiamo definito tetti e aliquote, ma l’intento è di trovare una soluzione generale che non si intersechi però con la rottamazione bis ancora in atto”, ha spiegato a La Repubblica il 26 giugno il sottosegretario all’economia, Massimo Bitonci. Senza tuttavia entrare nel merito del rispetto del principio di equità fra i contribuenti e dei rischi di ricorsi. Né precisando come una misura spot possa finanziare il cambiamento strutturale del regime fiscale italiano.

LEGGI ANCHE
Calano i reati ma si moltiplicano le paure e la sensazione di insicurezza dei cittadini. E' una “foto” ricca di contrasti. L'anno scorso sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 reati, il 10,2% in meno rispetto all'anno precedente. In particolare, gli omicidi si riducono dai 611 del 2008 ai 343 del 2017 (-43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (-37,6%), i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%)...



.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

giovedì 28 giugno 2018

Meno Reati ma più Paura: Colpa dei Politici

Meno Reati ma più Paura: Colpa dei Politici

Cresce la voglia di pistola

Cresce la voglia di sicurezza fai-da-te. Il 39% degli italiani (quattro su 10) è favorevole all'introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un'arma da fuoco per la difesa personale, percentuale in netto aumento rispetto al 26% rilevato tre anni fa. La quota dei favorevoli è più alta tra le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65). Sono alcuni dei dati che emergono dal primo "Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia" realizzato dal Censis con Federsicurezza.

Il Censis ha definito Milano “Capitale del crimine”. Milano, infatti, è al primo posto per reati commessi nel 2016 (ben 237.365, il 9,5% del totale), seguita da Roma (228.856 crimini, il 9,2%). Se si analizzano gli stessi dati in rapporto alla popolazione, continua il Censis, Milano «rimane in vetta alla classifica, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini, con 7,2». Qui però c’è una prima avvertenza da fare, e cioè che «è evidente in entrambi i casi come il dato rapportato alla popolazione sia solo indicativo, in quanto si tratta di realtà che attraggono giornalmente, per motivi diversi, flussi di popolazione non residente». La seconda avvertenza è che per i reati presi in considerazione (le denunce), in città o in provincia, occorre riferirsi soprattutto al “focus” diffuso dalla Questura due mesi fa: nel periodo 1 luglio 2017/31 marzo 2018, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si è avuto in Milano città un calo totale dei reati del 6,67% (furti -6,38%, rapine -7,87%, violenze sessuali -15,5%, sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile -29,27%). E ancora più netto è stato il calo riferito alla Città Metropolitana e a Monza e Brianza. Di fronte all’attacco di Lega e Forza Italia, Carmela Rozza (consigliera regionale ), dice: «A Milano e provincia i reati sono in calo. E si denuncia di più».


L' Ignoranza distruggerà l' Italia


Licenze

Parallelamente, cresce il numero dei cittadini legittimati a sparare: nel 2017 nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d'armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall'uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell'ultimo anno.

Meno reati, più paura

Calano i reati ma si moltiplicano le paure e la sensazione di insicurezza dei cittadini. E' una “foto” ricca di contrasti. L'anno scorso sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 reati, il 10,2% in meno rispetto all'anno precedente. In particolare, gli omicidi si riducono dai 611 del 2008 ai 343 del 2017 (-43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (-37,6%), i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%).

La concentrazione

La concentrazione dei reati in alcune zone amplifica però le paure. In sole 4 province italiane, dove vive il 21,4% della popolazione, si consuma il 30% dei reati. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%) dove si sente insicuro un cittadino su due. Il 21,5% degli intervistati continua a ritenere la criminalità un problema grave per il Paese, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l'evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l'autodifesa: per loro la criminalita' diventa il secondo problema piu' grave del Paese (27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

Difesa

Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori: il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si sono dotati di un sistema d'allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

Milano, Roma, Torino

“Capitale del crimine”  è Milano, al primo posto con 237.365 reati commessi nel 2016 (il 9,5% del totale), poi Roma (con 228.856 crimini, il 9,2%), Torino (136.384, pari al 5,5%) e Napoli (136.043, pari al 5,5%). Anche considerando l'incidenza del numero dei reati in rapporto alla popolazione, Milano resta in vetta alla classifica, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6), Torino e Prato (6).

Salvini: «Subito legittima difesa»

«Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case è una nostra priorità», ha rilanciato subito il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, dopo la diffusione del rapporto Censis sulla sicurezza. «Per colpa di Salvini la gente comincerà a sparare convinta di avere licenza di uccidere - la replica di Carmelo Miceli, deputato Pd - ma i tribunali continueranno a condannare chi avrà reagito con esagerazione». «Diminuiscono i reati ma aumenta la paura - è il commento del capogruppo di Leu alla Camera, Federico Fornaro - gli italiani si sentono poco sicuri anche perchè chi li governa agita le paure a fini elettorali».



LEGGI ANCHE

Spari contro immigrati, al grido 'Salvini Salvini'
Nel Casertano esplosi colpi di pistola ad aria compressa, un ferito...





.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

lunedì 25 giugno 2018

Impronte digitali contro i furbetti del cartellino


Impronte digitali contro i furbetti del cartellino

Pubblica Amministrazione

Ispezioni a sorpresa e impronte digitali contro i furbetti del cartellino, valutazioni degli utenti contro i raccomandati, leggi «più chiare e liberali» contro i corrotti, cambio di rotta per la riforma del Corpo forestale e lavoro più agile per le donne: intervistata, la titolare della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno annuncia un «cambio di passo».

Il primo atto saranno «sopralluoghi a sorpresa, ma nulla di punitivo. Ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi», afferma Bongiorno. «Se troverò disservizi causati da difficoltà oggettive aiuteremo a colmare le lacune. Ma se emergessero inerzie saremo inflessibili». L'assenteismo, prosegue il ministro, «è un fenomeno odioso», contro cui serve anche la prevenzione «con rilevazioni biometriche per evitare che ci sia chi strisci il tesserino per altri». Nel prendere le impronte digitali, dice, non c'è nulla di male: «A me alla Camera le hanno prese quando c'erano i 'pianistì. E non sono rimasta traumatizzata». Parlando delle raccomandazioni, «la carriera del raccomandato si può stroncare valutandolo. Ma oggi le valutazioni sono tutte brillanti, in un sistema che non lo è. Come mai? L'unico che può valutare senza sconti e con criteri oggettivi è il cittadino. Inserirò criteri legati al merito», dichiara Bongiorno.

La riforma del Corpo forestale, finita davanti alla Consulta, «è fallita. Lo si è visto l'estate scorsa con l'Italia devastata dagli incendi. Dopo il giudizio, bisognerà pensare come cambiare rotta», preannuncia Bongiorno. La lotta alla corruzione sarà fatta «passando dalla quantità alla qualità delle leggi. Ci sono troppe norme oscure, che i funzionari possono piegare arbitrariamente. Le imprese hanno troppi interlocutori e troppi uffici. Un progetto è una via crucis. La tentazione di oliare è forte», osserva il ministro. Parlando delle donne, «il lavoro agile è una bella idea, ma spesso impraticabile: vorrei renderlo effettivo con l'adeguamento infrastrutturale e delle dotazioni tecnologiche», conclude Bongiorno.



NO FLAT TAX




.
Previsioni per il 2018



mundimago
.
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

Post più popolari

Elenco Blog AMICI

Google+ Badge

Informazioni personali

La mia foto

Creo siti internet e blog personalizzati a prezzi modici e ben indicizzati - http://www.cipiri.com/

Google+ Followers

PACE

PACE
PACE

emergency

disattiva AD BLOCK