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lunedì 10 settembre 2018

Onu invia Ispettori in Italia

Migranti non lasciateci da soli con i fascisti

«In Italia più razzismo contro i migranti»

Valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom». Questo il compito assegnato dall'Agenzia Onu per la tutela dei diritti umani ai suoi ispettori, che arriveranno in Italia (e in Austria) per valutare la situaizone “sul campo”. L’annuncio del monitoraggio arriva dal neo Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, che aprendo a Ginevra i lavori del Consiglio Onu sul tema riunito fino al 28 settembre, ha attaccato il governo italiano, colpevole di aver «negato l'ingresso di navi di soccorso delle Ong» nei porti siciliani. Un «atteggiamento politico» dalle 
«conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili».



Salvini: «Accolti 700mila migranti, non accettiamo lezioni»
Immediata, dal Viminale, la replica del ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini. Negli ultimi anni «ha accolto 700mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri paesi europei». Quindi, attaccato il leader della Lega, non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall'Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell'ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull'Italia, l'Onu indaghi sui propri stati membri che ignorano diritti elementari 
come la libertà e la parità tra uomo e donna».



Ue garantisca operazione di ricerca e accesso all’asilo
«Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell'anno ancora più elevato rispetto al passato», ha sottolineato ai delegati l'Alto commissario, insediatasi il 1° settembre scorso. Da qui l'invito all'Unione europea perché promuova «operazioni di ricerca e soccorso umanitario per le persone che attraversano il Mediterraneo» e a «garantire l'accesso all'asilo e 
alla protezione dei diritti umani nell'Unione europea».



Adottare politiche migratorie fondate su realtà e non sul panico
Presentando le priorità del suo ufficio e dei dossier aperti sul rispetto dei diritti fondamentali nel mondo e sulla gestione dei sui flussi migratori da parte dell'Italia Bachelet ha ricordato come sia «nell'interesse di ogni Stato adottare politiche migratorie fondate sulla realtà, non sul panico, che offrano opportunità di movimento sicuro e 
regolare invece di costringere le persone a correre rischi letali».


Nel mirino di Bachelet sono finite anche le «irragionevoli» separazioni dei bambini dalle rispettive famiglie di migranti messa in atto dall'amministrazione Trump ai confini con il Messico. L'ex presidente cilena ha poi confermato l’attenzione speciale per la situazione dei Rohingya in Birmania, e per le emergenze in atto in Venezuela, Nicaragua, Cina e ancora in Yemen e in Siria, esprimendo a quest'ultimo proposito particolare preoccupazione per le «operazioni militari in corso» nella provincia di Idlib e l'impatto sulle popolazioni civili.


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Partito Gay in Italia

Partito Gay in Italia

 registrato il simbolo

Il 'Partito gay' si prepara a fare il suo ingresso nell'agone politico. Il simbolo c'è già ed è stato depositato lo scorso 30 agosto presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo economico. Proprietario del marchio è Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center e attivista Lgbt, nonché ex presidente dell'Arcigay di Roma. Due le 'soluzioni' grafiche depositate da Marrazzo: 'Partito gay' e 'Lista gay'. In entrambi i loghi ci sono i colori dell'arcobaleno, con la scritta 'Europa, Italia' all'esterno del cerchio.



«Per ora - spiega Marrazzo, interpellato dall'Adnkronos - si tratta ancora di un'idea embrionale. Ma siamo disposti a scendere in campo qualora la politica si dimostrasse sorda alle nostre richieste. Con questa iniziativa vogliamo soprattutto dimostrare che promuovere temi come i diritti delle persone omosessuali non fa perdere voti». A suggerire a Marrazzo l'idea di fondare un partito gay sono stati i risultati di un sondaggio commissionato da Gay Center alla Euromedia Research di Alessandra Ghisleri e presentati in conferenza stampa alla Camera lo scorso 23 gennaio. 

Stando alla rilevazione, realizzata nel pieno dell'ultima campagna elettorale su un campione nazionale, il 6,2% degli italiani voterebbe per una 'lista gay' «senza che sia mai stata fatta alcuna proposta in tal senso», mentre il 27,3% degli elettori vedrebbe comunque con interesse la nascita di un movimento di questo tipo. Da quel sondaggio, spiega Marrazzo, «è emerso come i temi delle battaglie storiche Lgbt siano trasversali nel panorama politico italiano. Gli elettori Lgbt sono presenti in tutti i partiti». Infatti, osserva, «il partito più 'gay friendly' è risultato Fratelli d'Italia», dal momento che il 67,7% degli elettori della forza politica guidato da Giorgia Meloni avrebbe espresso opinioni positive e di vicinanza a gay, lesbiche e transessuali.

Sempre secondo il sondaggio Euromedia, all'interno di una coalizione una 'lista gay' potrebbe arrivare fino al 4% assieme al M5S. Con il Pd toccherebbe quota 3%, con Leu il 2,1% e con il centrodestra l'1,9%, mentre arriverebbe all'1,6% se si presentasse fuori da ogni coalizione.

Tra i giovani under 25 una 'lista gay' potrebbe addirittura superare il 14%.

«Il nostro - sottolinea Marrazzo - è un processo di 'stimolo' alla politica per spingerla ad affrontare queste tematiche e a dare risposte alla comunità Lgbt. Se queste risposte non dovessero arrivare, potremmo valutare un impegno diretto in politica». Insomma: per ora il simbolo c'è, ma per dar vita a un vero e proprio partito potrebbe volerci ancora del tempo.

«Intanto noi dialoghiamo con tutti. Ci aspettiamo risposte da questo governo. Abbiamo incontrato il sottosegretario M5S alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, che ha preso una serie di impegni per la tutela (da un punto di vista istituzionale ma anche eventualmente legislativo) delle vittime di discriminazione, che spesso si ritrovano da sole nel momento in cui denunciano», aggiunge il portavoce di Gay Center.



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sabato 1 settembre 2018

Poste Italiane Assume Personale

Poste Italiane assume personale, si cercano figure di Front End


si cercano figure di Front End

Poste Italiane assume personale, 
ma stavolta la società non è alla ricerca di postini
 da dislocare in tutta Italia, ma di figure di Front End. 

Le figure saranno inserire a tempo determinato per la provincia di Bolzano, ragion per cui è indispensabile avere il patentino di bilinguismo. 

In che cosa consiste il lavoro? La figura di Front end prevede la promozione e la vendita di prodotti/servizi di competenza e dovranno assicurare l’espletamento delle relative procedure operative e amministrative nel rispetto degli standard di qualità e della normative e dovranno fornire informazioni ai clienti in ottica di fidelizzazione e sviluppo. 

Ma quali sono i requisiti richiesti per poteri candidare? 

Si richiedono: 

Diploma di scuola superiore almeno quadriennale

Possesso del patentino di bilinguismo, rilasciato dalla Provincia di Bolzano 

Conoscenze professionali

Costituisce titolo preferenziale aver maturato esperienze professionali in attività a contatto con

il pubblico e/o in ambito commerciale/vendita

Sede di lavoro, la Provincia di Bolzano

Inizialmente le figure verranno inserire con contratti a tempo determinato in relazione alle specifiche esigenze aziendali, ma è bene ricordare che è necessario possedere tutti i requisiti richiesti per poter inviare la propria candidatura. 

Le domande devono essere inviate entro e non oltre il 30 settembre 2018: il curriculum vitae completo di  autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. n. 196/03) avrà essere inviato dalla pagina apposita (qui) selezionando il link “Posizioni aperte”. 

A quel punto sarà necessario essere ricontatati se in linea con i profili ricercati dalla società Poste Italiane per il vero e proprio iter di selezione previsto. 


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Assume Camerieri e Cuochi in America Graffiti

Nuove opportunità lavorative nel settore della gastronomia.


Nuove opportunità lavorative nel settore della gastronomia: America Graffiti, catena di tavole calde del Gruppo Cigirre, sta selezionando Camerieri e Cuochi che possano essere inseriti nel nuovo ristorante che aprirà a Roma in Via Acerenza Appia Nuova.

America Graffiti è un brand che fa parte dello stesso Gruppo Cigierre proprietario di altre marchi come Old Wild West, Shi’s, Pizzikotto. 

I locali di America Graffiti sono all’insegna dei diner americani in perfetto stile anni Cinquanta e propongono due format di ristorazione: l’american diner ed il fast food: anche per l’apertura di Roma si selezionano cuochi e camerieri. 



Cuochi: 

si richiede pregressa esperienza come operatore di cucina preferibilmente maturata in aziende organizzate della ristorazione moderna e in contesti di grandi dimensioni

Le figure dovranno occuparsi della preparazione materie prime

cottura e preparazione delle pietanze nel rispetto delle grammature e delle schede piatto

pulizia delle postazioni

gestione dei rifiuti

scarico merci

accensione macchinari

applicazione delle norme igieniche e di sicurezza alimentare HACCP,
 verifica e compilazione schede HACCP



Camerieri: 

si richiede pregressa esperienza come operatore di sala preferibilmente maturata in aziende organizzate della ristorazione moderna e in contesti di grandi dimensioni

completa disponibilità a lavorare con turni spezzati, serali e festivi

gradito domicilio in prossimità del luogo di lavoro.

Le figure dovranno occuparsi

dell’allestimento della sala

accoglienza clienti e distribuzione menù

presa delle comande con palmare

servizio al tavolo completo

risoluzione di eventuali problematiche durante il servizio

applicazione delle norme igieniche e di sicurezza alimentare HACCP, verifica e compilazione schede HACCP

Per potersi candidare è necessario inserire i dati personali previa registrazione sulla pagina appisita (qui) e poi inviare il proprio cv.





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Cercasi Zombie per il Parco Divertimenti Rainbow MagicLand

Rainbow MagicLand, cercasi zombie per il parco divertimenti


Se avete uno spirito da mostro e siete appassionati di The Walking Dead, allora ecco l’opportunità lavorativa che potrebbe fare per voi: Rainbow MagicLand, il parco divertimento di Valmontone è pronto ad assumere fino a 150 zombie.

Appuntamento il 15 e il 16 settembre al parco divertimenti più grande di Roma per un “mostruoso casting” finalizzato a ingaggiare i figuranti che interpreteranno zombie e mostri vari nel corso delle festività di Halloween, per tutto ottobre. 

Il Parco in vista dei festeggiamenti di Halloween è pronto a selezionare 150 nuovi volti, tra persone comuni, animatori e attori, tutti assunti con contratto di lavoro.

Si cercano diversi profili per interpretare mostri, zombie e creature spaventose di ogni genere pronte a terrorizzare gli ospiti del parco a ottobre: le figure saranno  impegnate all’interno della Horror Zone predisposta dal parco che verrà allestita dal 13 ottobre prossimo.

Ma quali sono i requisiti necessari per potersi candidare?

Per candidarsi come aspiranti morti viventi è necessario presentarsi al provino con un make-up originale in tema, assumete un’andatura lenta, avere la capacità di proporre un personaggio con tanto di storia per candidarsi ad essere un perfetto zombie. Una volta selezionati, gli attori verranno impiegati all’interno del parco.

Per candidarsi come zombie c’è tempo fino al 9 settembre: è necessario iscriversi online sul sito http://magicland.it/casting inserendo tutti i dati richiesti nel form apposito e allegando anche una foto come indicato.

Il casting vero e proprio si svolgerà invece presso il Gran Teatro di Rainbow MagicLand, il 15 e 16 settembre davanti a una giuria formata da esperti di horror che selezionerà i mostri più credibili e spaventosi che verranno impiegati nelle Halloween Horror Nights del 13, 20, 27 e 31 ottobre.




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Maldive: Cercasi Libraio per Resort di Lusso

Cercasi libraio per resort di lusso alle Maldive



Il lavoro dei sogni per amante dei libri e della letteratura: 
cercasi libraio per un resort esclusivo di una spiaggia alle Maldive.

L’idea è Philip Blackwell, giovane rampollo di una dinastia di librai che ha deciso di aprire una catena di librerie, Ultimate, nei luoghi di vacanza vip con prodotti adeguati alle esigenze dell’esclusiva clientela.

Quello che si cerca è la figura di un libraio da impiegarsi all’interno del lussuoso resort ecologico, il Soneva Fushi, alle Maldive.

Si offrono tre mesi di gestione e anche se non ci si potrà arricchire si garantisce un’esperienza indimenticabile con tanti benefit anche a livello personale.

Il posto, per il momento è ancora vacante dato che non si tratta esattamente di un posto da commesso ordinario: si richiede infatti la disponibilità per un minimo di tre mesi, nel corso dei quali il libraio sarà anche chiamato a tenere un blog divertente, che possa descrivere in modo vivace la vita di un libraio su un’isola deserta e che servirà da operazione di marketing per lanciare l’iniziativa anche i altri resort di lusso della catena.

Dato che il resort è frequentato da personaggi noti, il candidato dovrà entrare in contatto con loro per arricchire ulteriormente il proprio resoconto. Chi otterrà il lavoro dovrà anche grandi e piccoli con narrazioni, corsi di scrittura creativa e altro.

Insomma un lavoro dei sogni per lasciarsi lo stress dell’ufficio alle spalle e per vivere un tipo di vita veramente diversa rispetto al solito: forse più a facile da sognare che da vivere veramente.

Se però volete tentare, è possibile candidarsi direttamente sul sito della catena.





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Cercasi Custode al Teatro Olimpico di Vicenza

AAA cercasi urgentemente custode: l’appello è quello lanciato dal Teatro Olimpico di Vicenza che da quattro mesi sta disperatamente cercando un nuovo guardiano casante che possa sorvegliare la magnifica opera del Palladio, il più antico teatro coperto italiano ispirato alle linee classiche.


AAA cercasi urgentemente custode: l’appello è quello lanciato dal Teatro Olimpico di Vicenza che da quattro mesi sta disperatamente cercando un nuovo guardiano casante che possa sorvegliare la magnifica opera del Palladio, il più antico teatro coperto italiano ispirato alle linee classiche.

Il posto è ancora vacante a distanza di tre mesi dalla chiusura del bando: il Comune per il momento di è trovato costretto a prorogare il contratto scaduto tre mesi fa affidando la custodia alle guardie giurate dopo che le ricerche fino a questo momento sono andate a vuoto. L’amministrazione municipale, spiega che la mancanza del custode costerà alle casse comunali un era di 12mila euro: compito del custode  è fondamentalmente è quello di aprire e chiudere finestre e porte.



Il bando pubblicato lo scorso maggio (qui nel dettaglio) dal Comune parlava della ricerca di nuovo custode casante del Teatro Olimpico con l’avviso di selezione per la concessione in uso precario per 5 anni dell’alloggio per il servizio di custodia e vigilanza del Teatro Olimpico

L’avviso era riservato a dipendenti e pensionati del Comune, della Provincia e delle relative aziende partecipate.

Possono partecipare alla selezione i dipendenti in servizio o in quiescenza del Comune di Vicenza, della Provincia di Vicenza e delle Aziende partecipate del Comune di Vicenza e della Provincia di Vicenza, con i nuclei familiari così strutturati:

1) da un minimo di 2 ad un massimo di 4 persone con almeno 2 componenti maggiorenni;

2) il concessionario non deve avere un’età superiore ai 65 anni;

3) essere cittadini italiani o cittadini appartenenti ad altro stato dell’Unione Europea;

4) i componenti maggiorenni non siano titolari di diritti reali di godimento su immobili adibiti ad abitazione ed ubicati nella provincia di Vicenza né che si trovino in condizioni di morosità con la pubblica amministrazione;

5) i componenti maggiorenni non devono essere assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Custode e componenti maggiorenni del nucleo non dovranno avere procedimenti pendenti, aver subito sentenze di condanna passata in giudicato, aver commesso violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse.

La documentazione per la partecipazione alla procedura di selezione doveva essere presentata in un plico chiuso e sigillato con la dicitura “Domanda per la selezione relativa alla Concessione in uso precario di un alloggio per l’espletamento del servizio di custodia e vigilanza del Teatro Olimpico riportando i documenti richiesti,

e) domanda di partecipazione, compilata utilizzando esclusivamente il modulo allegato al

presente bando (all. C) e sottoscritta dal candidato aspirante concessionario, con allegata copia

fotostatica di documento di identità in corso di validità ai sensi del D.P.R. 445/2000;

f) curriculum vitae delle persone maggiorenni componenti il nucleo familiare del

concessionario.




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La Regina Elisabetta Seleziona un Lavapiatti


La regina Elisabetta sta cercano un lavapiatti per Buckingham Palace   da inserire all’interno dello staff del suo chef.


AAA lavapiatti cercasi: è la regina Elisabetta in persona 
che sta cercando personale per la residenza di Buckingham Palace.

La regina Elisabetta sta cercano un lavapiatti per Buckingham Palace
 da inserire all’interno dello staff del suo chef. 

Per candidarsi non sono necessarie particolari conoscenze o un lungo curriculum, la Sovrana richiede semplicemente una “conoscenza generale della sicurezza alimentare e un atteggiamento positivo”. Il nuovo membro delle cucine reali infatti seguirà un corso a Palazzo,
 in cui verrà istruito riguardo le sue mansioni.

Insomma, se avete sempre sognato di lavorare all’estero, questa forse potrebbe essere l’occasione giusta anche perché non sono richieste particolari mansioni per potersi candidare per il posto.

Ti unirai a un team di cucina che lavora per preparare e servire il cibo secondo i più alti standard, mantenendo pulite le zone della cucina, i nostri chef e i loro assistenti avranno tutto ciò di cui hanno bisogno per preparare i pasti della giornata. 

Questo è quanto riporta l’annuncio pubblicato direttamente sul sito dei Windsor che propone per il posto uno stipendio di 19.935 sterline l’anno, circa 22 mila euro, cui si aggiungono vitto e alloggio all’interno di Buckingham Palace. 

Il lavapiatti poi dovrà essere itinerante nel senso che dovrà essere pronto a seguire la Royal Family per svolgere il suo lavoro anche in occasione del trasferimento in altre residenze. Più che un lavapiatti si tratta di un aiuto in cucina che verrà impiegato anche per la preparazione di piatti e che sarà regolarmente assunto con tanto di contributi e 33 giorni di ferie l’anno.

Entrato nella Residenza reale, infatti il lavapiatti potrà anche fare carriera migliorando la propria posizione e contribuendo alla preparazione dei piatti assicurandosi dell’alto standard che le cucine devono richiedere. Una volta selezionata, la figura dovrà svolgere anche un corso sulle diverse mansioni da seguire. 



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sabato 25 agosto 2018

Che cos’è No Way, il modello australiano per i migranti voluto da Salvini













Che cos’è No Way, il modello australiano per i migranti voluto da Salvini


Il paese intercetta navi cariche di migranti e di rifugiati, e poi li costringe a vivere in condizioni di prigionia nelle due isole del Pacifico, Nauru e di Manus. Ecco come funziona

No Way. No Way. Nell’ultima diretta Facebook di Salvini del 22 agosto 2018, in merito al caso della nave militare Diciotti, il ministro dell’Interno ha ripetuto più volte queste parole.

Per i migranti irregolari, l’obiettivo di Salvini è il “modello australiano”, 
appunto il modello No Way.

“Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia”, 
ha detto il capo del Viminale in un’intervista a Rtl, ha detto il vicepremier.

“Il mio obiettivo è il No Way australiano. 
Sulla Diciotti sono tutti immigrati illegali. L’Italia non è più il campo profughi d’Europa. 
Con la mia autorizzazione non scende nessuno”, ha aggiunto Salvini.

Nella sua diretta Facebook Salvini aveva sottolineato che con il suo permesso nessuno, tranne i minori non accompagnati, sarebbe sbarcato: “Se vuol intervenire il presidente della Repubblica lo faccia, se vuole intervenire il presidente del Consiglio lo faccia, ma con il mio permesso no”.

Ma cos’è il modello australiano per la gestione dei migranti?

Il ministro si riferisce alla politica adottata da anni sui migranti in Australia. 
Il paese intercetta navi cariche di migranti e di rifugiati, e poi li costringe a vivere in condizioni di prigionia nelle due isole del Pacifico, Nauru e di Manus.

L’isola dove l’Australia spedisce i rifugiati che non vuole
Matteo Salvini non è nuovo ad apprezzamenti al rigido sistema australiano. In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook il 4 giugno 2015 si legge: “Il governo Australiano ha fatto un accordo con le isole di Papua Nuova Guinea e Nauru, perché trattengano gli immigrati che chiedono asilo: nessuno mette più piede in Australia! Il deputato PD dice che è una “stronzata”, ma per me fanno bene! Che dite, affittiamo un’isola anche noi?”

Canberra si è impegnata in termini di comunicazione e di scoraggiamento delle partenze avviando una campagna che usa lo slogan No Way”, tradotta in 17 lingue con spot e manifesti diffusi in molti paesi.

Come funziona il modello australiano
L’Australia ha promosso negli ultimi decenni politiche volte a scoraggiare l’immigrazione irregolare, compresi i respingimenti di imbarcazioni, la detenzione obbligatoria e a tempo indeterminato e la creazione di centri di detenzione all’estero per l’esame dei documenti dei migranti.

I centri di detenzione “offshore” australiani si trovano sull’isola di Nauru, che è uno stato a sé, e a Manus, un’isola della Papua Nuova Guinea.

In cambio, l’Australia offre aiuti economici a questi paesi e ne acquista i servizi. Secondo quanto riportato dal Guardian, i centri costano ai contribuenti australiani circa 1,2 miliardi di dollari all’anno.

In questi centri di detenzione sono stati rilevati pesanti abusi commessi nei confronti dei migranti, alcuni dei quali sono stati denunciati dal Guardian Australia nell’inchiesta denominata Nauru Files.

I documenti del quotidiano dimostrano che nel campo oltre la metà dei casi di violenze denunciati riguarda minori, che rappresentano il 18 per cento della popolazione del centro, e che le violenze sessuali contro le donne sono molto diffuse.

I migranti attendono la risposta alla loro richiesta di asilo vivendo in tende che si allagano quando piove e si surriscaldano nelle giornate di sole. Non hanno accesso alle cure mediche e sono frequenti i casi di suicidio e di autolesionismo.

Per questo, le Nazioni Unite, Amnesty international e diverse altre ong per i diritti umani hanno accusato l’Australia di violare i diritti umani.

Nonostante le critiche a livello internazionale rivolte al governo centrale australiano sul trattamento riservato ai richiedenti asilo, i sondaggi mostrano che le politiche messe a punto per contrastare il fenomeno e impedire a molti di raggiungere le coste australiane hanno riscosso un grande successo popolare.

Una prigione a cielo aperto nel Pacifico
Molti di coloro che sono passati da Nauru e Manus, descrivono il campo come una prigione a cielo aperto. I bambini insieme alle loro famiglie vivono dietro le recinzioni, vengono controllati quando entrano ed escono dal campo o si recano a scuola. Spesso si sentono intimiditi da numerose vessazioni da parte delle guardie di sicurezza.

Nonostante le condizioni difficili, alcuni di loro sognano ancora di fuggire via per riuscire a crearsi un futuro oltre i confini di questa piccola isola.

L’Australia ha da anni intrapreso una politica controversa e insolita. Intercetta navi cariche di migranti e di rifugiati, e poi li costringe a vivere in condizioni di prigionia nelle due isole del Pacifico di Nauru e di Manus, e in Papua Nuova Guinea.

I richiedenti asilo trasferiti nel centro di detenzione di Nauru vivono in tende senza aria condizionata, in una delle zone più calde della terra. Alcuni si lamentano dei tetti e delle tende delle proprie abitazioni-container ammuffite o arrugginite e altri si lamentano della presenza costante di ratti e scarafaggi.

La mancanza di opportunità educative ha portato molti adolescenti a soffrire di depressione, spingendo alcuni addirittura al suicidio. 
La sicurezza individuale del campo è stato un problema costante.

Un rapporto del governo australiano nel 2015 ha documentato innumerevoli accuse di violenza sessuale e fisica presso il centro di accoglienza, compresi casi che coinvolgono bambini. Le accuse hanno riguardato sia altri detenuti sia il personale stesso del centro.



LEGGI ANCHE

ECCO COME LI AIUTANO A CASA LORO. 
L'ex assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini della LEGA è stato condannato a quattro anni di reclusione nel processo milanese in cui era accusato di esportazione illegale di ARMI verso l'Eritrea e di evasione fiscale...



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Esportazione di ARMI in Eritrea, 4 anni a Prosperini della Lega

L'ex assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini è stato condannato a quattro anni di reclusione nel processo milanese in cui era accusato di esportazione illegale di materiale d'armamento verso l'Eritrea e di evasione fiscale.


 fu assessore al Pirellone con Formigoni

L'esponente della Lega e di Alleanza nazionale era accusato di esportazione illegale di materiale d'armamento verso l'Eritrea e di evasione fiscale. Nel 2009 era stato arrestato per tangenti

L'ex assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini è stato condannato a quattro anni di reclusione nel processo milanese in cui era accusato di esportazione illegale di materiale d'armamento verso l'Eritrea e di evasione fiscale. Lo ha deciso la quarta sezione penale del tribunale di Milano, che ha invece prosciolto l'ex politico lombardo da un'altra accusa: la 'mancata esecuzione dolosa del provvedimento di un giudice'.

Prosperini, che in passato ha già avuto diversi guai giudiziari, è stato condannato in particolare per aver preso parte al trasferimento verso il Paese africano di "dieci cannocchiali notturni di terza generazione" per fucili di precisione. Nel processo sono stati condannati altri due imputati a pene sospese e altre persone accusate, a vario titolo, di corruzione e truffa sono state invece assolte. Secondo l'ipotesi accusatoria (sostanzialmente accolta dal tribunale) Prosperini avrebbe ricevuto in nero le somme di denaro che gli erano stati riconosciute come percentuale per il suo ruolo di mediatore tra alcune aziende italiane e il governo eritreo.

Non è questo il primo guaio giudiziario per il politico cresciuto nella Lega Nord e poi passato ad Alleanza nazionale. Prosperini era già finito in carcere nel 2009, quando era assessore al Turismo del Pirellone, con l'accusa di aver incassato una mazzetta da 230mila euro su un appalto per gli spot televisivi del valore di oltre 7 milioni. Era stato scarcerato soltanto dopo aver raggiunto l'accordo per un patteggiamento a tre anni anni e cinque mesi. 
Finito nuovamente agli arresti domiciliari nella primavera 2010.


COME FUNZIONA LA PROPAGANDA   DI #Selfini


COME FUNZIONA LA PROPAGANDA
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Salvini Denunciato per Istigazione all'Odio Razziale

''Abbiamo denunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini per istigazione all'odio razziale (art. 604 bis, I comma, già legge Mancino)" con l'aggravante di averlo fatto ''violando i doveri inerenti alla pubblica funzione di Ministro della Repubblica''.


''Abbiamo denunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini per istigazione all'odio razziale (art. 604 bis, I comma, già legge Mancino)" con l'aggravante di averlo fatto ''violando i doveri inerenti alla pubblica funzione di Ministro della Repubblica''. Lo scrive in un post su Facebook, Luigi Calesso, uno dei firmatari della denuncia, presentata ieri alla Procura della Repubblica di Treviso.

I firmatari fanno riferimento a varie affermazioni di Salvini riportate dalla stampa: "Gli immigrati che campeggiano qui a pranzo e cena sono evidentemente troppi"; "Per gli immigrati clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare"; "Gli immigrati hanno mangiato abbondantemente alle spalle degli altri per troppo tempo". Salvini - si legge ancora nel post - ''ha definito in modo palesemente diffamatorio la condizione dei richiedenti asilo che raggiungono l'Italia diffondendo, con le sue affermazioni, dall'alto della sua carica istituzionale, la convinzione che essa costituisca una condizione di privilegio mascherata da motivi umanitari, e promuovendo quindi l'ostilità dei cittadini italiani nei confronti di tali persone''.

Per i firmatari le ''affermazioni del Ministro, singolarmente e complessivamente considerate, hanno travalicato scientemente il limite del legittimo esercizio del diritto di manifestazione del pensiero previsto dall'art. 21 della Costituzione e non sono pertanto tutelate dalla libertà d'espressione''. Una denuncia che - concludono - ''è corredata (oltre che dalle copie degli articoli cui si fa riferimento e da una 'rassegna' di commenti sui siti internet e su Facebook) da una ampia ed articolata giurisprudenza predisposta dall'Avv. Chiara Boschetti che ringraziamo 
per la preziosa collaborazione nella stesura della denuncia''.


La legge Mancino, è nata nel giugno del 1993 e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, aventi per scopo l'incitazione alla violenza
 e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.
La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici...

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venerdì 24 agosto 2018

Legami tra Salvini e la 'ndrangheta

I documenti dimostrano che il responsabile del Carroccio a Rosarno,  dove il ministro ha registrato un risultato record alle ultime elezioni,  è stato per anni in società con uomini legati alle cosche: dal clan Pesce ai Bellocco.

I legami pericolosi tra il partito di Matteo Salvini e la 'ndrangheta
"La mafia è un cancro" continua a ripetere il vicepremier. Ma i documenti ottenuti da L'Espresso dimostrano che il responsabile del Carroccio a Rosarno, 
dove il ministro ha registrato un risultato record alle ultime elezioni, 
è stato per anni in società con uomini legati alle cosche: dal clan Pesce ai Bellocco
DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

I documenti dimostrano che il responsabile del Carroccio a Rosarno, dove il ministro ha registrato un risultato record alle ultime elezioni, è stato per anni in società con uomini legati alle cosche: dal clan Pesce ai Bellocco.


Il volto più noto della Lega a Rosarno nasconde un imbarazzante segreto. Vincenzo Gioffrè, 37 anni, è il regista del successo elettorale di Matteo Salvini nel paese della piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Comune simbolo dello sfruttamento dei braccianti africani, sciolto due volte per mafia, dove il potere della ’ndrangheta è capillare. E dove la Lega ha raggiunto uno dei risultati più sorprendenti delle ultime elezioni, ottenendo il 13 per cento dei voti dopo che cinque anni prima il pallottoliere si era fermato a un misero 0,25 per cento. Il segreto di Gioffrè, dicevamo.

Sul profilo Facebook, tra le decine di foto che lo immortalano abbracciato a Salvini, non c’è traccia dei suoi rapporti con un pezzo della ’ndrangheta locale. Ufficialmente Gioffrè si presenta come piccolo imprenditore attivo nel settore del verde pubblico. Un uomo che «ama il suo paese» e non tollera «la politica europea di abbattimento delle frontiere» definita causa principale della «massiccia ondata d’immigrazione clandestina da cui derivano le ampie sacche d’illegalità e di disagio sociale che ben conosciamo». Esiste però una biografia non autorizzata del responsabile della Lega di Rosarno, candidato alla Camera alle ultime elezioni. Un curriculum riservato che L’Espresso ha ricostruito grazie a visure camerali e documenti giudiziari.

Si scopre così che il paladino della legalità Gioffrè, allo scoccare del nuovo millennio ha fondato una società cooperativa con Giuseppe Artuso. Personaggio che la procura antimafia di Reggio Calabria ritiene vicinissimo al clan Pesce, una delle cosche più potenti della ’ndrangheta, che da Rosarno si è spinta fino a Milano e al Sud della Francia. I Pesce, per dire, controllano un’ampia fetta del mercato internazionale della cocaina, tanto che uno dei capi clan, Antonino Pesce, due anni fa riuscì persino ad assoldare un comandante di un mercantile per portare la droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, regno incontrastato delle cellule mafiose dei paesi della piana.

La creazione della coop agricola non è l’unico affare che collega il capo dei leghisti rosarnesi alla cosca locale. Gioffrè ha creato infatti anche un altro consorzio di cooperative agricole al cui vertice fino al 2013 c’era Antonio Francesco Rao, uomo ritenuto dagli investigatori molto vicino al clan Bellocco, affiliato a quello dei Pesce.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è consapevole dei legami d’affari che collegano il suo rappresentante a questi personaggi? Di sicuro il leader della Lega è stato ospite della sezione di Rosarno nei giorni immediatamente successivi al trionfo dello scorso 4 marzo.

D’altra parte lui è stato eletto proprio lì: senatore della Repubblica grazie ai voti raccolti in Calabria. Gioffrè era tra gli organizzatori della festa-comizio nel liceo di Rosarno. Evento al quale, come ha scritto Repubblica e hanno confermato fonti investigative all’Espresso, erano presenti esponenti dei clan. Un bagno di folla per il futuro titolare del Viminale e vicepremier. Un ringraziamento personale a Gioffrè, l’uomo che ha fatto affari con presunti ’ndranghetisti. Eppure non troppo tempo fa lo stesso Salvini dichiarava: «Mi sento molto meglio se chi puzza di mafia sta lontano da me».

A parole, dunque, il leader sovranista dice di non voler avere nulla a che fare con persone che hanno legami con la criminalità organizzata. Senza fare distinzione tra indagati e condannati, tra sospetti e certezze. Discorsi da convinto antimafioso, da prefetto di ferro. Tra la teoria e la pratica, però, c’è una distanza siderale. Perché da quando è a capo del partito Salvini ha già dovuto fare i conti con le grane giudiziarie dei leghisti del Sud. E non ha detto una parola. Indagini sul voto di scambio in Sicilia. Finte minacce denunciate dal suo viceré sull’isola, Angelo Attaguile, che la procura di Catania ha chiesto di condannare a una multa salata per essersi inventato tutto. Senza dimenticare l’appoggio in Campania di ex fedelissimi di Nicola Cosentino, condannato a nove anni per concorso esterno in associazione camorristica.

E il pacchetto di voti offerti alla Lega da Giuseppe Scopelliti, pezzo da novanta della politica calabrese, ex governatore e già sindaco di Reggio, oggi in carcere per il dissesto delle casse del municipio e su cui pesano i sospetti della procura locale: secondo pentiti e magistrati Scopelliti è stato appoggiato nella sua ascesa politica dal clan De Stefano. Che dire poi del deputato di Lamezia Terme Domenico Furgiuele, il primo leghista calabrese doc a finire in Parlamento, sul cui conto si sommano i sospetti di una parentela ingombrante e di vicende poco chiare (vedi box). Furgiuele è stato il primo ad accogliere Gioffrè nelle fila leghiste. Del resto è merito del neo deputato se Salvini ha potuto contare su una rete di consenso diffuso in Calabria. In rete si può leggere ancora il discorso con cui Furgiuele dà il benvenuto al giovane rosarnese, descritto dal responsabile regionale della Lega come un «imprenditore onesto e uomo impegnato nel sociale, già candidato alle ultime amministrative conseguendo l’apprezzabile risultato di oltre 300 preferenze personali».

Correva l’anno 2016, Gioffrè aveva appena lasciato Fratelli d’Italia per unirsi al leghismo non più padano. In cima all’agenda politica, manco a dirlo, la questione immigrazione. Rosarno è nota per la presenza di un alto numero di stranieri, nel 2010 le immagini della rivolta dei braccianti africani fecero il giro del mondo. All’epoca ministro dell’Interno era Roberto Maroni, il collega di partito dell’attuale capo del Viminale. È la terra, Rosarno, dei braccianti che lavorano dall’alba al tramonto nei campi per pochi euro l’ora. Sfruttati come schiavi. E vittime di angherie, colpiti spesso nel tragitto di ritorno verso le baracche da ragazzini in cerca di fama criminale e onore.

La soglia di indignazione di Gioffrè sull’immigrazione è molto bassa. Ben più tollerante si è invece dimostrato con la ’ndrangheta. Un esempio? La giunta dell’ex sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, qualche anno fa aveva pensato di realizzare, su un terreno confiscato ai clan, alcuni prefabbricati da destinare ai migranti. Alla fine l’opera è rimasta incompiuta, anche perché la ditta che stava facendo i lavori è stata bloccata dalla prefettura con un’interdittiva antimafia (l’impresa sarebbe stata condizionabile dalle cosche). Nell’ottobre del 2016, al grido di “Prima gli italiani”, la struttura è stata occupata da un gruppo di cittadini rosarnesi. Gioffrè era dalla loro parte, e il “villaggio della solidarietà” è stato presto trasformato nel “villaggio Italia”. L’occupazione non è durata molto, ma la propaganda ha funzionato. Con un nemico così prossimo, per la Lega di Rosarno è stato un gioco da ragazzi crescere e radicarsi. Perché secondo i responsabili del partito, qui il problema principale sono i lavoratori africani. Non certo le ’ndrine, non il potere dei padrini che soffoca l’intera filiera dell’agroindustria sui cui si regge la città della piana di Gioia Tauro. Un settore economico strategico per tutta l’area, fortemente condizionato dall’influenza della criminalità. Il dato emerge dalle decine di indagini dell’antimafia di Reggio Calabria, che negli anni ha spiccato mandati di cattura per numerosi imprenditori e ottenuto sequestri di terreni e aziende agricole.

È proprio nell’ambito dell’agroindustria che Gioffrè muove i primi passi, giovanissimo. Classe ’81, a soli 19 anni costituisce la Agri 2000. Davanti al notaio, oltre a lui si presenta come fondatore della cooperativa sociale anche Giuseppe Artuso. Nel 2011 le cimici degli investigatori lo intercettano mentre parla con un amico. È Biagio Delmiro, affiliato al clan Pesce e condannato a 10 anni per mafia. Delmiro e Artuso discutono di latitanti. Di più: parlano del fuggitivo all’epoca più ricercato d’Italia, Francesco Pesce detto “Testuni”. Una coincidenza? Non sembra proprio.

Artuso - ha raccontato un collaboratore di giustizia, affidabile secondo i detective - è insieme a Delmiro un componente dell’ala del clan che cura la custodia delle armi per i Pesce. Insomma, l’artefice del successo elettorale della Lega nella Piana di Gioia Tauro sarebbe stato per oltre dieci anni in affari con l’armiere di una delle più potenti cosche della ’ndrangheta. Non solo. Secondo gli investigatori, «il nipote di Artuso è tale Berrica, uomo a disposizione della famiglia Pesce». Va detto che Artuso non è mai stato condannato per mafia, né è mai finito in una retata contro la cosca Pesce. C’è però un dettaglio che emerge dai verbali di un processo in cui tra gli imputati c’era proprio Delmiro. Il 24 luglio 2012, al tribunale di Palmi viene chiamato a testimoniare Artuso. Prima che inizi la deposizione, il pubblico ministero gli dice: «La devo avvisare che lei è indagato per favoreggiamento della cosca Pesce». Dunque Artuso, per lo meno fino a cinque anni fa, era sospettato di aver aiutato la ’ndrangheta. La vicenda non ha avuto finora uno sbocco processuale, ma aggiunge un indizio ulteriore sulla vicinanza a certi ambienti dell’uomo con cui Gioffrè ha fondato una cooperativa ortofrutticola, la Agri 2000, chiusa per decisione del ministero dello Sviluppo economico nel 2013, dopo tredici anni di attività svolta senza mai depositare un bilancio. Ambienti, quelli dell’agroindustria calabrese infiltrata dalla ’ndrangheta, di cui fa parte anche un altro personaggio legato nel business al capo della Lega di Rosarno.

In una seconda azienda, infatti, oltre ad Artuso e Gioffrè troviamo anche Antonio Francesco Rao. Si chiama O.p. Citrus Esperidio, una “organizzazione di produttori” agricoli con sede nel paese della Piana. Fino alla data di chiusura, avvenuta meno di un anno fa, il presidente del consiglio di amministrazione era Rao, presente anche all’atto di fondazione dell’impresa al fianco di Gioffrè e Artuso. Il nome di Rao, classe ’53, compare spesso negli atti giudiziari. In particolare nell’operazione Arca, quella sulla spartizione tra le cosche degli appalti per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ebbene, in quei documenti Rao è indicato come uno dei presenti all’incontro con un’ex superlatitante, Gregorio Bellocco, al vertice dell’omonima famiglia alleata dei Pesce. Ma c’è di più. Dai bilanci della Citrus Esperidio emergono i nomi di alcuni soci del consorzio. Tra questi c’è la Clemkiwi dello stesso Antonio Rao, che dunque non era solo un manager dell’azienda. E c’è anche La Rosarnese, tra i cui fondatori spicca il nome di Vincenzo Cacciola, membro di una famiglia che, secondo il pentito Vincenzo Albanese, è un vero e proprio clan vicino alla cosca Bellocco.

È dunque questo il contesto in cui Gioffrè, il leghista della Piana, l’artefice dell’exploit elettorale di Salvini a Rosarno, ha mosso i primi passi da imprenditore. Seppure senza mai inciampare in ostacoli giudiziari, restano scolpiti negli atti le frequentazioni e la contiguità dei suoi partner d’affari con il male peggiore della Calabria, la ’ndrangheta. Una puzza di commistioni tra impresa e mafia dalla quale Salvini non ha ancora preso le distanze. O meglio: dal palco di Pontida, il ministro dell’Interno ha lodato l’antimafia che lavora lontana dai riflettori. Ha ricordato il magistrato Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalle cosche nel ’90. E citato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come gli esempi da seguire. Poi ha chiuso con uno slogan, uno dei suoi: per i mafiosi, ha urlato, «la pacchia è finita». Varrà anche per i partner d’affari dei leghisti calabresi?


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I disastri del progettista-ministro
Gallerie che possono crollare. Cemento che non tiene. Buchi nell’amianto. Un ingegnere che per più di vent’anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali rivela le tangenti che diventano un pericolo per il territorio e le persone.
«La storia nasce ancora prima che Lunardi diventi ministro ( LEGA NORD ), quando progettava le gallerie per l’alta velocità Bologna-Firenze», esordisce De Michelis. «Lunardi era il progettista che doveva garantire certi ricavi alle imprese private. Da allora il sistema è rimasto sempre lo stesso: il progetto è fatto male in partenza, così poi si devono fare le modifiche, le varianti, che portano soldi in più alle imprese. Anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è un progetto di Lunardi fatto malissimo. Le perizie di variante le faceva lo stesso Lunardi. C’era un accordo a un livello molto più alto del mio, che coinvolgeva i vertici del consorzio di imprese:
io l’ho saputo dal manager Longo di Impregilo»...




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