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martedì 27 febbraio 2018

Mamma Adottiva a Salvini: «I miei figli vivono nel terrore»


SALVINI SEI UN BALUBA PERICOLOSO

Dopo il «giuramento» di Matteo Salvini in piazza Duomo sabato scorso, Gabriella Nobile, imprenditrice 49enne tarantina residente a Milano, non ci ha pensato due volte e ha deciso di scrivere una lettera aperta al leader della Lega in forma di post su Facebook. Un post che nelle ultime ore ha totalizzato 30 mila condivisioni e decine di migliaia tra like e commenti, ravvivando il dibattito social su uno dei temi più caldi della campagna elettorale: l’immigrazione. A colpire gli internauti non è stata tanto l’opinione di una cittadina quanto la presa di posizione di una «mamma adottiva di due splendidi bambini africani» che stanno vivendo «momenti di terrore davvero fuori dal comune».

In particolare, il figlio più grande, quando «prende l’autobus per andare agli allenamenti di calcio – racconta Gabriella Nobile – da circa un paio di mesi mi racconta di insulti che è costretto a subire: «Sporco n...», «N... di mer...», «Torna a casa tua», “Venite qui a rubare e ammazzare le nostre donne». La figlia, invece, «prima di andare a letto mi chiede “ma se vince quello che parla male di noi mi rimandano in Africa?”, e piange disperata», prosegue la madre, riferendosi al leader del Carroccio del quale la donna contesta lo slogan lanciato per le elezioni del 4 marzo. «In “prima gli italiani” – spiega – c’è tutta l’ignoranza di colui che non ha ancora capito che l’italiano è colui che ama l’Italia, non chi ci è nato. Come io sono mamma perché amo i miei figli, non perché li ho partoriti». E invita il segretario lumbard a fare «la guerra a coloro che ci hanno ridotto al collasso. Benpensanti italici che hanno impoverito di cultura e di valori questo bellissimo Paese facendo guerre contro i poveri, gli immigrati, i gay, i rifugiati». Questo il succo del messaggio.

Tra le migliaia di commenti al post c’è chi la butta sulla sfida politica schierandosi pro o contro, chi punta il dito sui rigurgiti razzisti, chi solidarizza spostando però l’attenzione sul fenomeno del bullismo, chi teme un fake e chi risponde che la Lega vuole respingere clandestini e criminali provenienti da altri Paesi, non certo i bambini. Non mancano gli sfoghi degli hater.

Il post e la mittente risultano comunque autentici. Infatti Gabriella Nobile vive a Milano, ha adottato due bambini quando avevano 2 anni l’uno, pochi mesi l’altra, e, raggiunta telefonicamente, orgogliosamente rivendica: «Parlano un accento smaccatamente milanese entrambi. Sono super-integrati, più di me che vengo dalla Puglia». Ma «negli ultimi mesi – aggiunge – la situazione si sta esasperando. Lo provano anche i numerosi messaggi privati che ho ricevuto da altri genitori o da figli adottati: c’è chi se la prende con loro considerandoli la causa di tutti i problemi italiani». Come nel caso di Angelo, papà di un bimbo del Burundi che le scrive di vivere «giorni di inquietudine per il razzismo montante. Ma i nostri figli sono tosti e forti. 
Per quanto feriti stanno sviluppando gli anticorpi».

In merito all’appello a Salvini, Gabriella Nobile precisa di non avere voluto dare «indicazioni di voto o fare politica. Mi sono rivolta a lui perché ritengo che certe posizioni della Lega non aiutino in termini di integrazione. Prima Bossi ce l’aveva con i “terroni”. Ora hanno tolto “Nord” dal nome del partito e se la prendono con gli extracomunitari». Invece, secondo la mamma, quando si parla di un argomento così sensibile, «tutto questo urlare non serve a niente. 
Salvini mi dica cosa raccontare ai miei figli che sono neri e possono incontrare in strada il pazzo che magari se la prende con loro. Che ci sia un’emergenza immigrazione è sotto gli occhi di tutti ma va gestita in modo concreto e umano. 
Usando le parole giuste».


SALVINI SI PROFESSA CATTOLICO 
MA E' DIVORZIATO ED HA 2 FIGLI DA 2 DONNE DIVERSE



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lunedì 26 febbraio 2018

L' Homo Sapiens Incontra il Neanderthal



Circa 45.000 anni fa, l’Homo Sapiens fece la sua comparsa in Europa e in Asia, dopo una lunga migrazione dalla sua culla africana. Il continente euroasiatico però era già colonizzato da altre due specie: l’uomo di Neanderthal e l’uomo di Denisova. Questa convivenza con l’Homo Sapiens durò circa 5.000 anni, poi le altre specie si estinsero, lasciando campo libero a quello che poi è diventato l’uomo moderno. Ma cos’è successo davvero in quel periodo? Come è riuscito l’Homo Sapiens a colonizzare prima l’Europa e poi il resto del mondo? Perché i Neanderthal si sono estinti? Enigmi su cui gli scienziati si interrogano da anni e a cui ora proverà a rispondere, almeno in parte, un team di ricercatori dell’A.M. di Bologna.


La ricerca parte da Bologna
Il gruppo, guidato da Stefano Benazzi, docente del Dipartimento di Beni culturali dell’Ateneo felsineo, ha vinto infatti un progetto quinquennale finanziato con due milioni di euro dallo European research council. I ricercatori di Bologna studieranno i cambiamenti bio-culturali avvenuti in Italia durante la fase di transizione tra l’uomo moderno e l’uomo di Neanderthal, per capire sia il momento in cui l’Homo Sapiens è arrivato nell’Europa meridionale sia i processi bio-culturali che ne hanno favorito il successo e le cause che hanno portato all’estinzione del Neanderthal. Il nostro progenitore ha fatto la sua comparsa in Africa in un periodo compreso tra 200.000 e 100.000 anni fa. Poi, per cause ancora ignote, tra 60.000 e 50.000 anni fa, grandi ondate di uomini moderni si spinsero nei territori dell’Eurasia, all’epoca occupati da altre specie umane come appunto il Neanderthal e il Denisova.


Rappresentazione di una famiglia di neandertaliani 
nel Museo Neanderthal di Krapina (Croazia)

Gli interrogativi sulla colonizzazione
Come sia avvenuta la colonizzazione dell’Europa e che rapporti abbia avuto l’Homo Sapiens con le altre specie umane arcaiche è ancora oggetto di dibattito scientifico. Recenti studi suggeriscono che l’uomo moderno abbia raggiunto l’Europa circa 45.000 anni fa, mentre le ultime attestazioni della presenza dei Neanderthal risalgono a circa 40.000 anni fa. Durante questo periodo di ‘convivenza’, si registrano cambiamenti culturali senza precedenti in Europa. Gli strumenti di pietra, ad esempio, vengono modificati. Inoltre, compaiono oggetti in osso e artefatti ornamentali come conchiglie e denti forati usati come pendenti. E ancora, nascono le prime forme di utilizzo dei coloranti naturali. Tutti indizi che restituiscono l’idea di un comportamento ‘moderno’ dell’uomo del primo Paleolitico. Resta però da capire chi sia l’artefice di questa evoluzione culturale: se sia stato l’uomo di Neanderthal, influenzato dall’arrivo dell’Homo Sapiens, o se sia merito della specie di uomo più progredito, portatore di un comportamento e di una capacità di espressione che sono state alla base del suo successo evolutivo.


Perché l’uomo moderno (Homo sapiens) è riuscito a sopravvivere fino ad oggi, mentre altre specie di ominidi sono scomparse nel corso della storia? Secondo uno studio condotto da Oren Kolodny e Marcus Feldman, due biologi evoluzionisti dell’Università di Stanford, la risposta a questo enigma è nei movimenti migratori dei nostri antenati diretti.

L‘Homo sapiens si è evoluto, formando grandi popolazioni in Africa. Verso la fine del Paleolitico medio, cominciò a migrare verso l’Eurasia, una regione abitata in quel momento da un’altra specie di ominidi, i Neanderthal.

Entrambi i gruppi sono coesistiti nel corso di un arco temporale compreso tra i 10.000 e i 15.000 anni, scambiandosi materiale genetico durante le relazioni interspecie che si sono verificate occasionalmente. Tuttavia, verso l’anno 36.000 a.C., solo l’uomo moderno sembra essere stato l’unico abitante di quel territorio, mentre i neandertaliani si erano estinti.



La spiegazione scientifica finora accettata attribuisce la sostituzione definitiva della popolazione dei Neanderthal da parte degli esseri umani moderni a fattori esterni, quali il cambiamento climatico e le epidemie, ma anche la concorrenza tra le due specie e le rispettive risorse. In tal modo, il vantaggio dell’Homo sapiens sarebbe stato assicurato da una dieta più ampia, uno stile di vita più efficiente e, soprattutto, la sua superiorità cognitiva.


Al Minuto 57 l'Incontro 
tra Neanderthal ed Homo Sapiens

Tuttavia, molti di questi studi si basano sul presupposto che l’uomo moderno abbia avuto necessariamente un vantaggio evolutivo dal punto di vista della selezione naturale delle specie. Quindi, l’obiettivo dello studio di Stanford è stato quello di provare ad identificare tale vantaggio.


Gruppo di ominidi. Enciclopedia Britannica
La spiegazione proposta da Kolodny e Feldman non nega il possibile effetto di fattori esterni, ma non li accetta a priori. Questi sostengono che la costante migrazione dell’Homo sapiens dall’Africa all’Europa sia stato sufficiente a provocare la sostituzione dell’uomo di Neanderthal a beneficio degli esseri umani moderni, senza che la prima avesse un vantaggio evolutivo.

I ricercatori di Stanford hanno modellato statisticamente i cambiamenti di popolazione di entrambi i gruppi nel tempo. Per questo, lo scenario simulato è iniziato da due popolazioni (gli uomini moderni e i neandertaliani, appunto) situati in due diverse aree (Africa e Europa). Nella simulazione, le due specie non si mescolano né hanno vantaggi evolutivi l’uno sull’altro.

Gli scienziati hanno scoperto che i neandertaliani restarono circoscritti allo stesso territorio, mentre l’Homo Sapiens migrò in un flusso costante di piccoli gruppi dall’Africa vero il territorio europeo.

Ogni volta che un piccolo gruppo si estingueva in Europa, indipendentemente dalla specie a cui apparteneva, quella zona era poi occupata da un altro gruppo. Questo processo si è ripetuto continuamente finché, in Europa, non sono rimasti solo rappresentanti di una singola specie.

Tutte le simulazioni eseguite da Kolodny e Feldman, ripetute migliaia di volte, hanno dato come “vincitore” l’Homo sapiens. Così, gli scienziati sono giunti alla conclusione che il semplice processo migratorio degli uomini moderni abbia garantito, in termini probabilistici, un’eventuale sostituzione della popolazione neandertaliana.

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venerdì 23 febbraio 2018

Matteo Salvini Ha Paura dei Terroni e dei Migranti


Elezioni 2018 Berlusconi: Salvini non sarà mai premier.
Una delle ultime campagne elettorali di Matteo Salvini, 
quella delle elezioni regionali del 31 maggio 
2015, è stata tra le più costose che la “casta” ricordi: oltre 8 mila agenti hanno scortato il leader leghista nelle sue tappe in giro per lo Stivale. Agenti – hanno accusato Pd e M5S – sottratti al controllo delle nostre città per difendere il Capitano – così lo chiamano i suoi seguaci – dalle decine di contestazioni che lo hanno accolto, soprattutto al sud. I motivi? Non solo le posizioni della Lega su migranti e sicurezza. Ma anni di insulti, allusioni, offese leghiste contro i meridionali.
Recentemente Matteo Salvini ha chiesto scusa per i suoi attacchi. Una svolta che, più di un 
cambiamento culturale, ha il sapore di una metamorfosi di facciata, finalizzata ad espandere il consenso oltre i confini padani. 
La conversione leghista non trova però riscontri nell’attività parlamentare. 

Ilfattoquotidiano.it ha monitorato le proposte di legge del Carroccio depositate in Parlamento dall’inizio di questa legislatura. Tra tutti i testi, sono pochissimi quelli rivolti al Sud. Tra questi, uno riguarda il tema immigrazione a Lampedusa e Linosa. E poco altro.


2009. Festa di Pontida. Matteo Salvini intona il coro:
“Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”

In seguito ha precisato:
“Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”.
2011. In merito al terremoto a L’Aquila, l’europarlamentare Mario Borghezio dichiara:
“Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. Il 
comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate”.

Novembre 2012. Donatella Galli, consigliera leghista della provincia di Monza e Brianza, invoca l’aiuto dei vulcani per pulire il sud:
“Forza Etna, Forza Vesuvio, Forza Marsili!!!”

La seguente dichiarazione, inizialmente attribuita a Matteo Salvini, è invece di Luca Salvetti, dei Giovani Padani di Mantova ed è stata pronunciata nel corso del Congresso dei Giovani Padani del 2013:“Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno! Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo”. (qui l’audio integrale)

Se oggi Salvini si dichiara acerrimo nemico dell’euro, poco tempo fa non la pensava nello stesso modo. E il Sud, a suo dire, l’euro non lo meritava.

2014. Riguardo ad una possibile riforma della Scuola, il solito Matteo Salvini dichiara:
“Bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord”.

Dicembre 2014. Il leader del Carroccio scrive su facebook:
“Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone. E non è un caso che siano AFRICANI o MERIDIONALI ad andarsene, gente senza cultura del lavoro”.
Questo post è tuttavia stato segnalato dal sito Bufale.net come un fake. I 99 Posse che hanno condiviso il post affermano il contrario. 

Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso:
“E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: 
i meridionali vengono qua come sanguisughe”.

E, ancora, un’altra storica “perla” salviniana:
“Carrozze metro solo per milanesi”.

Ma non solo i meridionali sono stati al centro di anni di insulti leghisti. Anche i migranti, le ex ministre, gli omosessuali, i disabili e tutte le minoranze. E perfino i terremotati dell’Emilia. 
Ecco alcuni dei più raccapriccianti.

“Terremoto nel nord italia… Ci scusiamo per i disagi ma la Padania si sta staccando
 (la prossima volta faremo più piano)…”
(Stefano Venturi, segretario della Lega di Rovato, Brescia, sul terremoto in Emilia nel 2012)

“Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima
 di questo efferato reato? Vergogna”.
(Dolores Valandro, consigliere leghista di quartiere a Padova)

“Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucil”.
(Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, alla Festa della Lega nel 2008)

“Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire
 ai tracciati particolari delle tribù”. 
(Mario Borghezio su Radio24, nel 2012)

“Crediamo sia giunto il momento di prevedere sul treno degli appositi vagoni per extracomunitari, e delle carrozze riservate ai poveri italiani”.
(Erminio Boso e Sergio Divina, consiglieri provinciali di Trento)

“La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni”. 
(Roberto Calderoli, novembre 2010)

“Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga”.
(Renzo Bossi, ex consigliere regionale della Lombardia)

“I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati”.
(Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)

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martedì 20 febbraio 2018

Risposte dei Partiti prima delle Elezioni






INTRODUZIONE 

Alle Nostre Domande




PRESENTAZIONE delle Nostre Domande





CAREGIVER FAMILIARE






COMITATO Lavoro Risponde






LIBERI E UGUALI Risponde






PARTITO DEMOCRATICO Risponde






POTERE al POPOLO Risponde







SINISTRA RIVOLUZIONARIA Risponde







SINISTRA per la LOMBARDIA Risponde








 M5S LOMBARDIA Risponde









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Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
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giovedì 8 febbraio 2018

Dell'Utri Fondatore di Forza Italia Potrebbe scappare dal Carcere


Dell'Utri, no del tribunale alla scarcerazione: "Potrebbe scappare"

La richiesta era stata avanzata dagli avvocati per permettergli di curarsi a Milano. 

Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute avanzata dai difensori dell'ex parlamentare Marcello Dell'Utri. L'ex esponente di Forza Italia è attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia dove sta scontando una pena a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il politico ha un tumore alla prostata
La richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati prevedeva la sospensione della pena per effettuare presso la struttura ospedaliera Humanitas, di Milano, le cure a lui necessarie. Il 7 dicembre scorso lo stesso tribunale aveva respinto l'uscita dal carcere nonostante gli stessi consulenti della procura si fossero espressi per la incompatibilità tra le condizioni di salute di Dell'Utri e il suo stato di detenuto. All'ex parlamentare, cardiopatico e diabetico, è stato diagnosticato nel luglio scorso un tumore alla prostata. Nel corso di una udienza straordinaria, svolta il 2 febbraio scorso, i difensori dell'ex parlamentare, gli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi, hanno spiegato che anche "il garante dei detenuti sostiene che sia il carcere che le strutture protette sono inadeguate per le cure di cui ha bisogno Dell'Utri".

"Potrebbe scappare"
Accusato di rapporti con i clan fino al 1992, Dell'Utri è stato condannato in via definitiva nel 2014. Dopo il verdetto è fuggito in Libano. Una latitanza-lampo finita con l'arresto a Beirut.  Per il Tribunale di sorveglianza le patologie di cui soffre non sono in stato avanzato e lui, che è in grado di deambulare, potrebbe anche scappare. L'ex parlamentare, secondo i giudici può essere curato presso i reparti Sai (Servizi ad assistenza intensificata) previsti nelle carceri e non sarebbe una ipotesi percorribile quella di sottoporlo alle terapie necessarie senza il braccialetto elettronico.

"Possibili altre condanne"
A pesare poi sulla situazione generale è, infine, la recente richiesta di condanna a 12 anni di reclusione avanzata dalla Procura di palermo nel processo sulla cosiddetta trattativa 'Stato-Mafia', che vede l'ex senatore di Forza Italia imputato di minaccia e violenza a corpo politico dello Stato. Secondo il tribunale di Roma, è possibile che altre future pene possano essere inflitte a carico di Dell'Utri, già alle prese con altri procedimenti penali.

Le reazioni della politica
Numerose le reazioni dal mondo politico. "Il deliberato del Tribunale di sorveglianza che respinge l'istanza di scarcerazione per motivi di salute per Marcello Dell'Utri - dice Fabrizio Cicchitto di Civica popolare, la lista di Beatrice Lorenzin alleata con il Pd - è assolutamente inaccettabile perché è dimostrato che le strutture carcerarie non sono in condizioni di assicurare al detenuto le cure necessarie per affrontare malattie quali un tumore alla prostata e condizioni cardiache assai difficili". "Il respingimento della richiesta di scarcerazione, a causa di motivi di salute, per Dell'Utri - commenta la dem Monica Cirinnà - è una brutta notizia, triste, perché penso che il livello di umanità vada sempre preservato e anche garantito davanti a tutti i condannati. Se un uomo sta male, sta male". "Quello su Marcello Dell'Utri - aggiunge Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l'Italia-Udc, la 'quarta gamba' del centrodestra - mi sembra un caso di accanimento carcerario di cui non vedo le ragioni. La giustizia non ha bisogno di infierire ulteriormente su una persona anziana e ammalata di tumore e chi ha la responsabilità di amministrarla, oltre al rispetto della legge, dovrebbe considerare quel senso di umanità che è fondamento del nostro vivere sociale". "L'ennesimo diniego opposto dal Tribunale di Sorveglianza alla legittima richiesta dei difensori di Marcello Dell'Utri di attenuazione dello stato detentivo per le sue gravissime condizioni di salute - rilancia il forzista Amedeo Laboccetta - è indegno del principio costituzionale dell'umanità della pena. Si ha l'impressione che alcuni settori della magistratura, pur in presenza di una condanna per un reato di fabbricazione giurisprudenziale, vogliano accanirsi nei confronti di un condannato costretto a subire oltre a una condanna ingiusta, il peso della sua notorietà". "Al posto di Dell'Utri - osserva un altro berlusconiano, Luca Squeri - Mario Rossi sarebbe già uscito dal carcere: gli sarebbe stato consentito di curarsi adeguatamente, senza calpestare il principio dell'umanità della pena. Quanto fatto a Dell'Utri non è giustizia ma il volto peggiore del giustizialismo".


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domenica 4 febbraio 2018

Genocidio in Congo. 6 Milioni di Morti nel Silenzio Mediatico



Dal momento che la guerra sembra sull’interna Africa, nessuno può accusare gli Stati Uniti e altre 
potenze occidentali di sfruttare le risorse e le ricchezze del Congo.

Un genocidio è in corso, più di 6 milioni di persone (la metà sono bambini sotto i 5 anni!). Sono stati 
massacrati tra l’indifferenza generale e con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa! 

Centinaia di migliaia di donne e bambine sono state violentate e mutilate dagli eserciti occupanti. 

E tutto questo per un motivo principale: per cogliere la ricchezza eccezionale 
di minerali che detiene il sottosuolo del paese.

Conosciamo il metodo, si amplificano alcune notizie e se ne nascondono altre orribili. Si parla molto 
della crisi dei migranti e del Medio Oriente in questo momento, con la lotta al terrorismo (?), Una lotta piuttosto preoccupante con l’entrata della Russia, che ha detto ad Assad, che non sarà un pizzo, in vista (a tutti?) gli oppositori del presidente siriano. Nel frattempo nascondono deliberatamente ciò che sta accadendo in Congo, però, circolano immagini utili anche a spostare l’attenzione delle anime buone, piangere per la sorte dei migranti poveri rifugiati, dovrebbero tenere qualche lacrima per un genocidio in corso, di cui non parleranno nei vostri media preferiti, che così assumono lamenti selettivi.Genocidio di cui sono complici i nostri dirigenti e la comunità internazionale.
Nel cuore dell’Africa, il Congo è ricco, pieno di materie prime (diamanti, oro, stagno, gas, petrolio, 
uranio, coltan …), foreste, acqua, donne e uomini di molte tribù riunite sotto una nazione fumetto dei 
coloni, e che corrisponde storicamente molto poco. In seguito al genocidio in Ruanda, i paesi confinanti hanno beneficiato maggiormente della sfocatura politica e istituzionale del Congo (al confine con il Ruanda) per attaccare da tutte le parti questo enorme paese pieno di tesori.

E gli occidentali in tutto questo? La colpa dei dirigenti americani ed europei in merito al genocidio in 
Ruanda è stata quella di spingere a condurre una politica filo-Ruandese, lasciando sconfinare i ribelli 
ruandesi, lato congolese, liberi di fare quello che volevano, aiutati da alleati ugandesi e del Burundi.

Ancora più importante, le molte risorse naturali nella RDC sono di vitale importanza per le economie 
occidentali, in particolare nel settore automobilistico, aerospaziale, high-tech ed elettronico, gioielli … 

soprattutto il Coltan (il Congo detiene almeno il 60 % delle risorse mondiali) è essenziale nella 
fabbricazione di componenti elettronici che si trovano nei televisori, computer, smartphone, ma anche alcune armi come i missili! La RDC ha sofferto anche una massiccia deforestazione. I principali 
importatori? Stati Uniti d’America, Europa, Cina. Non c’è da meravigliarsi.

Ma dal momento che la guerra sembra sull’interna Africa, nessuno può accusare gli Stati Uniti e altre potenze occidentali di sfruttare le risorse e le ricchezze del Congo. No, è ancora più conveniente 
lasciare che i popoli se la sbroglino tra loro. Parallelamente, gli Stati Uniti appoggiano le dittature che crescono nel Congo e la milizia ruandese e ugandese. Allegria.

La povertà sostenuta e le condizioni di vita abiette, lo stupro incessante (e tasso di AIDS ha raggiunto il 20% della popolazione nelle province orientali), spostamenti di popolazione, insulti, epidemie …: sono la strategia della disumanizzazione posta per renderli vittime indifese, una situazione terribile e non ci sono parole abbastanza forti per descriverla.

I dirigenti occidentali hanno così sete di ricchezze da lasciare perpetrare un altro genocidio? Sì, il punto di partenza è perpetrare ed anche coprire un nuovo genocidio. Con le armi, con addestramenti militari svolti dai nostri corpi d’élite. Una cosa: ciò che sta accadendo in Congo, affari politici ed economici nel genocidio, non è determinata unicamente dai congolesi, ma anche da poteri carnivori, avidi di ricchezze e senza considerazione per la gente.

La situazione in Congo potrà essere risolta solo dai congolesi stessi. Ma la comunità internazionale 
deve urgentemente smettere di sostenere i ruandesi, gli ugandesi e tutte le milizie che perpetuano 
questo stato di guerra insopportabile, che gli permette loro di mettere le mani sulla ricchezza di un 
paese, senza dover rendere conto a nessuno.6 milioni di morti. La metà di loro bambini. Il mondo cosa dice? Libertà? – noi – è indispensabile per guardare in faccia questa vicenda? liberarli? Lasciarli fare. Perché tanta violenza e così poco rumore da parte dei media?

Non è interessante per gli europei? Non è abbastanza sensazionale, questo massacro di milioni di 
persone? E ‘troppo lontano? Da casa?, Si applica ancora questo atto odioso? Atto nelle vicinanze? 

Perché nessuna reazione, nessun impatto nell’immaginario collettivo, o di sdegno, rabbia o emozione?Il nostro dovere come cittadini del mondo è quello di ottenere il messaggio. Far conoscere al mondo. Prima che il mondo si muove. Ci sono colpevoli in Europa, come ci sono in Africa. Il silenzio uccide potente come il suono delle mitragliatrici. 
Mettiamo tutti gli assassini di fronte alle loro responsabilità.


Il conflitto in Congo: The Truth Unveiled
26 minuti riferiti sulla situazione in Congo. 
Attenzione questo documentario
 include immagini difficili da sopportare.


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Il 70% degli Italiani è Analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce)


Il 70 per cento degli italiani è analfabeta
 (legge, guarda, ascolta, ma non capisce)

Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all'80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.  

Quel è questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva. Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch’essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c'è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell'ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, 
e spesso – quasi sempre - non se ne rendono nemmeno conto.  

Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo. E quando Bauman (morto ieri, grazie a lui per ciò che ci ha dato) diceva che, indipendentemente da qualsiasi nostro comportamento, ogni cosa é intessuta in un discorso, anche l’ “analfabetismo” sta nel “discorso”. Cioè disegna un profilo di società nella quale la competenza minima per individuare una capacità di articolazione del proprio ruolo di “cittadino” - di soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile a usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato – questa competenza appartiene soltanto al 20 per cento dei nostri connazionali. 

È sconcertante, e facciamo fatica ad accettarlo. Ma gli strumenti scientifici di cui la linguistica si serve per analizzare il rapporto tra “messaggio” e “comprensione” hanno una evidenza drammatica. 

Non è un problema soltanto italiano. L’evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po' dovunque il livello di comprensione; ma se le percentuali attribuibili ad altre società (anche Francia, Germania, Inghilterra, o anche gli Usa, che non sono affatto il modello metropolitano del nostro immaginario ma piuttosto un'ampia America profonda, incolta, ignorante, estremamente provinciale) se anche quelle societá denunciano incoerenze e ritardi, mai si avvicinano a queste angosciose latitudini, che appartengono soltanto all'Italia, e alla Spagna. 

Il “discorso” è complesso, e ha radici profonde, sociali e politiche. Se prendiamo in mano i numeri, con il loro peso che non ammette ambiguità e approssimazioni, dobbiamo ricordare che nel nostro paese circa il 25% della popolazione non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non è che la scuola renda intelligenti, e però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio - per realizzare pienamente le proprie qualità individuali. Vi sono anche laureati e diplomati che sono autentiche bestie, e però è molto più probabile trovare “bestie” tra coloro che laurea e diploma non sanno nemmeno che cosa siano. (La percentuale dei laureati in Italia, poi, è poco più della metà dei paesi più sviluppati.) 

Diceva Tullio De Mauro, il più noto linguista italiano, ministro anche della Pubblica Istruzione (incarico che siamo capaci di assegnare perfino a chi non ha né laurea né diploma – e questo dato rientra sempre nel “discorso”), che più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge le complessità, ma che anche davanti a un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale) è capace di una comprensione appena basilare.  

Un dato impressionante ce l'ha fatto conoscere ieri l'Istat: il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non è mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale, e non é azzardato credere – visti i dati di riferimento della scolarizzazione – che la sua comprensione della realtà lo piazzi a pieno titolo in quell'80 per cento di analfabeti funzionali (che riguarda comunque un universo sociale drammaticamente molto più ampio di questa pur amara marginalità). E da qui, poi, il livello e il grado della partecipazione alla vita della società, le scelte e gli stili di vita, il voto elettorale, la reazione solo di pancia – mai riflessiva – ai messaggi dove la realtà si copre spesso con la passione, l'informazione e la sua contaminazione con la pubblicità e tant'altro che ben si comprende. È il “discorso”.  

Il “discorso” ha al centro la scuola, il sistema educativo del paese, le scelte e gli investimenti per la costruzione di un modello funzionale che superi il ritardo con cui dobbiamo misurarci in un mondo sempre più aperto e sempre più competitivo. Se noi destiniamo alla ricerca la metà di un paese come la Bulgaria, evidentemente c'è un “discorso” da riconsiderare. 

(Questo testo è un omaggio a Tullio De Mauro, morto nei giorni scorsi, che ha portato la linguistica fuori dalle aule dell'accademia, e l'ha resa uno degli strumenti fondamentali di analisi di una società)  


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sabato 3 febbraio 2018

Il Tesoro Miliardario del Boss Totò Riina



Io, se recupero pure un terzo di quello che ho, sempre ricco sono, diceva il boss Totò Riina, intercettato in carcere nel corso delle indagini sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra. Del resto, se non si sono accumulate ricchezze, non si resta 24 anni in latitanza, come nel suo caso. La sua non è certo una famiglia di nullatenenti, anche se a giugno di quest'anno la figlia Lucia aveva scritto al Comune di Corleone spiegando di avere diritto al bonus bebè. Richiesta rispedita al mittente dalla terna prefettizia che, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa avvenuto il 10 agosto 2016, guida il Municipio.

Quando arrivi in via via Scorsone 24 a Corleone, non ti sembra neppure vero che in quel palazzetto basso e anonimo possa ancora oggi abitare la famiglia di Totò Riina. O meglio: Ninetta Bagarella, moglie dell'ultimo capo di Cosa nostra. L'ultima volta che il cronista che scrive ci è passato, è stato 20 giorni fa. Tutto uguale. Strada asfaltata ora si ora no, silenzio e via andare.

Quel tono dimesso - tipico della mafia siciliana ancestrale - fa sottotraccia i conti con uno dei più grandi misteri interni a Cosa nostra degli ultimi decenni. Parliamo del “tesoro” dei Riina, apparentemente inesistente ma, in vero, pulsante in qualche dove in Italia e nel mondo se è vero (come è vero) che l'ultimo colpo al patrimonio familiare è di questa estate.


Un tesoro costruito in decenni - era ed è rimasto il capo di Cosa nostra dall'82 fino alla morte questa notte - attraverso non solo le modalità estorsive tipiche della mafia siciliana ma poi cresciuto con la gestione di appalti, servizi e ogni altra forma di investimento che potesse ripulire il denaro sporco. Non va dimenticato, ad esempio, che Angelo Siino, considerato pomposamente dai media il ministro dei lavori pubblici della mafia stragista degli anni Novanta, aveva il compito di suddividere per ogni appalto le percentuali: «2% ai “politici”, 2% alla famiglia mafiosa territorialmente competente, la cosiddetta “messa a posto”, 0,50% ai pubblici controllori, più una tassa dello 0,80% destinata personalmente a Riina. I quattrini sborsati dall'imprenditore erano quelli lucrati dalla maggiorazione del prezzo, iniziale o stabilita nel corso dei lavori».


L'ultimo sequestro 
Il 19 luglio i Carabinieri del Ros all'epoca agli ordini del generale Giuseppe Governale (ora a capo della Dia) e quelli del Comando Provinciale di Palermo e Trapani, sequestrarono al boss Salvatore Riina e ai suoi familiari beni per un valore complessivo di circa 1,5 milioni. «Il mafioso non è particolarmente a disagio in certi momenti, come quando è in carcere o quando c'è da affrontare una latitanza - disse all'epoca Governale -. Dove va in difficoltà, invece, è quando gli tocchi i denari e le fonti di reddito. Noi, anche a distanza di anni, siamo riusciti ad evidenziare come la famiglia storica di Cosa Nostra abbia ancora molte risorse. Risorse che non possono essere giustificare e che non sono giustificabili, se non con azioni criminali. La signora Bagarella è sempre un punto di riferimento nell'area, e non solo, sia per il suo carisma sia per il nome che porta».

La moglie del padrino, Ninetta Bagarella, è riuscita a emettere tra il 2007 e il 2013 assegni per oltre 42 mila euro a favore dei congiunti detenuti.
Il provvedimento di sequestro riguardava società, una villa, 38 rapporti bancari e, soprattutto, numerosi terreni del padrino corleonese. Ettari ufficialmente intestati alla Mensa arcivescovile di Monreale e alla parrocchia Santa Maria del Rosario Una sgradita sorpresa per monsignor Michele Pennisi, vescovo di Monreale totalmente estraneo alla vicenda, nominato da Papa Francesco nella commissione per la scomunica di mafiosi e corrotti dopo che nel 2016 aveva impedito le processioni con «inchino» davanti alla casa di Ninetta Bagarella.
L'inchiesta del Ros nasce dai redditi dichiarati negli anni da Riina e dai suoi familiari da cui è stato possibile ipotizzare l'utilizzo di mezzi e di risorse finanziarie illecite. I sequestri colpirono anche due società in provincia di Brindisi, Clawstek srl e la Rigenertek srl, nel settore della vendita al dettaglio di automobili. Le due ditte brindisine, insieme a un'azienda con sede a Lecce, la Ac Service srl, risultavano intestate a Tony Ciavarello, marito di Maria Concetta Riina, altra figlia di Totò u curtu, con la quale da anni risiede a San Pancrazio salentino. La settimana dopo Ciavarello ha accusato la stampa e i processi mediatici di averlo ridotto sul lastrico.

Non è certo questo l'unico sequestro nei confronti di Riina, dei suoi familiari e dei suoi sodali, complici o protettori. Anzi, è solo l'ultimo, Nel maggio 2015, solo per fare un altro esempio, in Via Bernini a Palermo, la villa confiscata nel 2007 e che aveva ospitato Totò Riina nell'ultimo periodo della sua latitanza, diventò una caserma dei carabinieri. In realtà fin dagli anni Ottanta, proseguendo per gli anni Novanta e giungendo ai giorni nostra, sequestri e confische hanno martellato la famiglia Riina e la sua cerchia ma, proprio come dimostra il sequestro di questa estate,
 le risorse continuano a non mancare.

La pista sudafricana 
Una pista porta in Sud Africa e a Vito Roberto Palazzolo, alias Robert von Palace Kolbatshenko. Palazzolo ha fatto ritorno in Italia il 19 dicembre 2013 all' aeroporto di Milano-Malpensa estradato dalla Thailandia. Ricercato in campo internazionale dai primi anni '90 per il reato di concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso deve scontare una condanna a nove anni di reclusione. Lui ha sempre negato di essere mafioso o vicino alla mafia siciliana.

Le inchieste della magistratura hanno però accertato che il principale “ruolo” di Palazzolo è consistito, negli anni, nell'attività di “riciclaggio e pulitura” delle ingenti somme di denaro provenienti dai traffici di droga e dal contrabbando di sigarette, inoltre, è stato riconosciuto quale una delle più importanti figure di Cosa Nostra, inserito da almeno 20 anni nelle dinamiche associative mafiose, con funzioni di cerniera con il mondo imprenditoriale, con lo scopo di consentire la gestione ed il reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente. 
Il latitante era stato fermato la sera del 30 marzo 2012 nell'aeroporto internazionale di Bangkok da personale dell'Immigrazione thailandese, nell'ambito di un servizio di pedinamento ed osservazione: Palazzolo era da tempo nel mirino del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia-Divisione Interpol che monitorava i movimenti migratori suoi e dei familiari anche in collaborazione con il Segretariato Generale di Lione-Unità di ricerca latitanti.

Palazzolo - anche se il suo collegio di difesa ha sempre smentito questa ipotesi, bollandola come mera fantasia - viene considerato da investigatori e inquirenti come il cassiere internazionale non solo di Riina ma anche di altri capi mafia siciliani come Bernardo Provenzano. Gli investimenti della famiglia Riina sarebbero transitati anche nelle sue mani e fluidificati nelle sue importantissime amicizie in tutto il mondo, compresa l'immancabile Svizzera
 (dove non mancherebbero sostanziosi conti correnti).


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Laura Boldrini sgozzata, fotomontaggio choc su Facebook



«Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici»: è quanto scritto su un terribile fotomontaggio della testa insanguinata del presidente della Camera, Laura Boldrini. Il post-denuncia apparso su Facebook è stato pubblicato dai «Sentinelli di Milano», che lo hanno diffuso sulla loro pagina social, facendo nome e cognome di chi lo ha pubblicato, e prontamente rimosso. In tanti, comunque, 
lo avevano già copiato e segnalato a Facebook.

Nel pubblicare il post di minacce alla Boldrini, i Sentinelli hanno scritto: «Non crediamo sia più tempo come pratica da social di cancellare il nome e il cognome di chi scrive o pubblica cose così». «Noi diamo per scontato che Laura Boldrini abbia un grado di protezione tale da non rischiare nulla, perché» di persone di questo tipo «si sta riempiendo il Paese con mandanti politici fin troppo noti». «Ci siamo resi conto questa mattina di questo post, che - racconta Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli di Milano - ci è stato segnalato da persone che ci seguono, come spesso avviene, ma una volta che lo abbiamo diffuso chi lo ha pubblicato lo ha rimosso, probabilmente si è accorto che rischiava qualcosa». I Sentinelli hanno immediatamente segnalato il post a Facebook «e alcuni amici che ci seguono come studio legale - aggiunge Paladini - hanno già preso in mano la cosa».

Lega, giovani padani danno fuoco a un fantoccio della Boldrini

Pochi giorni fa un fantoccio con le fattezze della Boldrini era stato bruciato in piazza a Busto Arsizio da esponenti del «Movimento Giovani Padani» della Lega, durante la festa tradizionale in onore della «Gioeubia», ricorrenza popolare del Nord Italia. I precedenti attacchi contro di lei sono stati ricordati dalla stessa Boldrini nel post scritto dopo il rogo del fantoccio: «La bambola gonfiabile, l’augurio di essere stuprata ricevuto dal sindaco di Pontivrea e dal segretario della Lega di San Giovanni Rotondo, la bufala creata dal capogruppo leghista al Senato che ha riversato tanto odio sulla mia famiglia».

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LEGHISTA SPARA IN PIAZZA





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Leghista Spara Contro Immigrati Africani



Si chiama L T, ha 28 anni e nel 2017 era candidato a Corridonia, in lista con la Lega Nord. L'uomo che il 3 febbraio ha seminato il panico nel centro di Macerata, sparando da un'auto in corsa contro i passanti di colore, ha idee politiche che sono riassumibili nel gesto fatto poco prima dell'arresto: saluto romano rivolto al Monumento dei Caduti, al grido «Viva l'Italia». Il tutto con una bandiera tricolore sulle spalle. Traini, l'anno scorso, si presentò alle elezioni comunali di Corridonia, comune di 15 mila abitanti in provincia di Macerata, in lista con il Carroccio: prese zero preferenze. In un manifesto elettorale, Traini appare insieme al candidato sindaco della Lega Nord per Corridonia, Luigi Baldassarri che presenta la sua nuova squadra. Si tratta della tornata elettorale del 11 giugno scorso. Nel programma, anche il "controllo degli extracomunitari".

Di tutt'altro tono il commento di Francesco Clerico, titolare della palestra Robbys di Tolentino (Macerata) frequentata da Traini: «L'abbiamo cacciato a ottobre, aveva atteggiamenti sempre più estremisti, faceva il saluto romano e battute razziste. E poi da tempo so che aveva una pistola. Lo hanno rovinato le amicizie sbagliate, questi ambienti estremisti, ha una situazione familiare disastrosa, lo conosco da 10 anni almeno». Lo stesso Clerico ha spiegato che prima di candidarsi con la Lega Nord Traini era stato vicino a Forza Nuova e a CasaPound: «Direi che da una decina d'anni era diventato così, prima aiutava il prossimo, era un buono, gli hanno inculcato idee sbagliate, è cambiato. Ho provato tante volte a farlo ragionare. Chi si aspettava questo?».


Verso le 11 un ragazzo di 28 anni, ha sparato dalla propria auto in alcune zone della città, ferendo sei persone. Colpita anche la sede del Pd. L. T, originario di Tolentino, incensurato, è stato bloccato dai Carabinieri in piazza della Vittoria, davanti al Monumento ai Caduti, mentre faceva il saluto romano (secondo fonti locali). Il giovane, al momento dell'arresto, ha ammesso di essere l'autore del gesto.

Roberto Saviano non ha dubbi su chi sia il colpevole della sparatoria di Macerata.
 E punta il dito contro Matteo Salvini.

Questa mattina a Macerata, capoluogo delle Marche, un uomo, poi identificato come Luca Traini, ha sparato diversi colpi di arma da fuoco dalla sua automobile, contro sei persone di colore. Al momento dell’arresto, il 28enne aveva una bandiera tricolore sulle spalle, ha fatto il saluto fascista, ha gridato “viva l’Italia”, per poi essere portato via dai carabinieri. È anche emerso che nel 2017 Traini è stato candidato con la Lega Nord, ma non eletto.

A poche ore dai fatti, Roberto Saviano scrive un post su Facebook in cui punta il dito contro Matteo Salvini: “ll mandante morale dei fatti di Macerata è Matteo Salvini. Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro“.


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giovedì 1 febbraio 2018

CARNEVALE a VENEZIA


UNA FESTA MILLENARIA


Carnevale di Venezia 2018 
Il Corteo del Doge
 (Maschere del 700 Veneziano) 



Il Carnevale di Venezia è 
 dal 27 gennaio al 13 febbraio la città sarà un tripudio di colori, odori e sapori. 
Avventori provenienti da tutto il mondo sfileranno lungo le calli rigorosamente mascherati. 


Sapevi che si tratta di una festa millenaria? 
E che la tradizione del Volo dell’Angelo ebbe inizio quando un acrobata turco raggiunse il Campanile di San Marco camminando su una stretta corda con il solo aiuto di un bilanciere?



LA PRIMA MENZIONE
Il Carnevale di Venezia è più antico di quanto si possa immaginare:
 viene menzionato in un documento ufficiale del Doge per la prima volta nel 1094.



UN CULTO ANTICO
Tuttavia si tratta di un rito molto più antico, 
celebrato originariamente per festeggiare l’arrivo della primavera.


VALVOLA DI SFOGO
Durante la Repubblica di Venezia, 
la festa fu usata come valvola di sfogo delle tensioni sociali.

LA TRASFORMAZIONE DELLA CITTÀ
Per ben sei settimane l’intera città si trasformava
 in un palco popolato da maschere, musicisti, giocolieri e acrobati.



LE FESTE
Nei palazzi nobiliari avevano luogo lussuose, 
nonché lussuriose, feste private.

MASCHERE E DIFFERENZE
Le maschere nascondevano i volti, 
ma anche le differenze di classe sociale, sesso e religione.

LA LIBERTÀ
Si apriva, così, una finestra temporale di eccezionale libertà in cui era consentito persino prendersi gioco dell’autorità pubblica.

I MASCHERERI
Il commercio delle maschere divenne importante al punto tale che venne creato un nuovo mestiere, quello dei maschereri, artigiani specializzati nella produzione di maschere.



LA BAÙTA
Uno dei travestimenti più comuni, sia tra gli uomini che tra le donne, 
era quello della Baùta, 
una maschera bianca incorniciata da un tricorno e un mantello nero.



GLI ECCESSI
La libertà originata dalla copertura della maschera cominciò
 a tradursi in eccessi e reati, tra cui stupri e scippi.

I DIVIETI
La situazione fuori controllo indusse le autorità a introdurre dei divieti.

LE RESTRIZIONI

Fu proibito, dunque, circolare mascherati durante la notte.

Per proteggere le religiose dalle molestie, fu proibito entrare nei luoghi di culto mascherati.

Contro il diffondersi del meretricio senza limiti, fu proibito prostituirsi in maschera.

Per evitare crisi matrimoniali, venne proibito alle donne di indossare la maschera per andare a teatro.


LA SOPPRESSIONE DEL CARNEVALE
Dopo la caduta della Serenissima (1797) e con l’occupazione francese e austriaca,
 il Carnevale venne vietato per il timore 
che l’anonimato conferito dalle maschere potesse agevolare le sovversioni.

LA RINASCITA DELLA FESTA
La festa popolare fu reintrodotta solo nel 1979 per volere di alcune associazioni di cittadini.

UN EVENTO MONDIALE
Da allora il Carnevale di Venezia è un atteso evento turistico, 
che richiama visitatori da tutto il mondo.



I DOLCI CARNEVALESCHI
In questo periodo le pasticcerie della città offrono agli avventori 
le leccornie tipiche del Carnevale: frittelle, galani e castagnole.

LA DURATA
La versione moderna del Carnevale dura solo 11 giorni 
e ha il suo picco nei giorni di martedì e giovedì grasso.

LA FESTA DELLE MARIE
Per il Carnevale vengono selezionate 12 tra le ragazze (Marie) 
più avvenenti della città. In piazza San Marco viene poi proclamata la più bella.


IL VOLO DELL'ANGELO
L’anno successivo la Maria vincitrice viene calata travestita da angelo 
dal Campanile di San Marco.



IL VOLO DELL'ANGELO - L'ORIGINE
Il volo dell’Angelo è una delle tradizioni 
che segnano l’inizio del Carnevale ed è nata a metà del XVI secolo 
quando un giovane funambolo turco 
raggiunse il campanile camminando su una corda sospesa sulla folla.

IL VOLO DELL'ANGELO - LA TRAGEDIA
La tradizione fu sospesa quando, nel 1789, 
un acrobata perse l’equilibrio e la vita, cadendo nel vuoto. 
La versione moderna si svolge, naturalmente, in totale sicurezza.



LA POESIA DI CARLO GOLDONI
'La stagion del Carnevale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar. 

Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.'

BUON CARNEVALE!
E tu, hai già scelto la maschera?


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