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mercoledì 21 marzo 2018

Class Action Contro Facebook e Cambridge Analytica


Scatta la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica negli Stati Uniti. 
L'azione legale è stata avanzata presso la corte distrettuale di San Josè, in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive per la richiesta dei danni provocati dalla mancata protezione dei dati personali. Dati raccolti senza alcuna autorizzazione - spiegano i promotori dell'azione legale - e che sono stati utilizzati per avvantaggiare la campagna di Donald Trump. 

Soro: allarme altissimo, in gioco democrazia. "La dimensione degli utenti su Facebook è così grande da condizionare gli sviluppi dell'umanità. Quando questo potenziale è usato per mandare a un numero elevato di utenti una serie di informazioni selettivamente orientate per poi condizionare i singoli comportamenti, questo passaggio cambia la natura delle democrazie nel mondo e l'allarme deve essere altissimo". Lo ha detto oggi il Garante per la privacy, Antonello Soro. Kogan: non sapevo quale fosse l'uso i dati  L'accademico che ha creato la app al centro dello scandalo Cambridge Analytica, perché avrebbe raccolto i dati di 50 milioni di utenti Usa, ha lamentato di essere utilizzato come "capro espiatorio" per Facebook e la stessa Cambridge Analytica. Aleksandr Kogan, che ha completato il suo lavoro per Cambridge Analytica nel 2014, ha parlato alla Bbc e ha sostenuto di non aver idea di come sia stato usato il suo programma volto a creare modelli di psicologia comportamentale sulla base dei dati raccolti online. Il test convogliato dall'app era denominato "This is Your Digital Life" ("Questa è la tua vita digitale"). Facebook, oltre agli account collegati a Cambridge Analytica, ha sospeso anche quello del professore di psicologia dell'Università di Cambridge. L'ateneo non è collegato a Cambridge Analytica.  

L'app consentiva all'operatore di raccogliere i dati Facebook di tutti gli amici di coloro che scaricavano e utilizzavano il programma. Per questo motivo - secondo Christopher Wylie, il "whistleblower" che ha raccontato al Guardian il sistema - usando 270mila utenti si è riusciti a raccogliere per le analisi i dati di 50 milioni di persone. 
Da questo è partita la tempesta che, oltre alla società di analisi dei dati, negli ultimi giorni ha portato a puntare i fari anche sul gigante fondato da Mark Zuckerberg. Kogan, il professore nato in Moldova, ha detto a Bbc Radio 4 di essere "sconvolto" dalle accuse nei suoi confronti e ha affermato che l'app da lui progettata era legale. "Gli eventi dell'ultima settimana sono stati uno shock totale e la mia idea è che sono sostanzialmente usato come capro espiatorio sia di Facebook che di Cambridge Analytica, anche se...noi pensavamo di stare facendo qualcosa di assolutamente normale", ha detto il ricercatore. "Ci era stato assicurato da Cambridge Analytica che tutto era perfettamente legale e nei termini di servizio". Ha però ammesso che avrebbe dovuto fare più domande. Altalena a Wall Street per Facebook Oggi intanto il titolo di Facebook alla borsa di New York ha iniziato in perdita, -2,38% a 164,15 dollari, e sta recuperando durante la seduta (+0.98%). In generale in questi ultimi giorni i titoli dei social media sono andati in rosso. 

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