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domenica 8 luglio 2018

Il Fondatore di Forza Italia lascia il Carcere di Rebibbia

Marcello dell’Utri ex senatore e Fondatore di Forza Italia, detenuto per una condanna definitiva a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere di Rebibbia.


Marcello dell’Utri ex senatore e Fondatore di Forza Italia, 
detenuto per una condanna definitiva 
a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere di Rebibbia.

Dell’Utri fuori dal carcere Condizioni peggiorate può morire all’improvviso

Le condizioni di salute di Marcello dell’Utri non sono compatibili col carcere. Rischia la morte improvvisa per il peggioramento delle patologie di cui soffre. Dopo anni di tentativi, l’ex senatore di Forza Italia, detenuto per una condanna definitiva a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere romano di Rebibbia. I magistrati del tribunale di sorveglianza che fino a qualche mese fa avevano respinto le istanze, hanno disposto il differimento della condanna e concesso a Dell’Utri gli arresti domiciliari, imponendogli una serie di restrizioni, ad esempio, nelle comunicazioni con l’esterno. Il provvedimento apre le porte del carcere all’ex senatore condannato collusioni mafiose e anche al processo per la trattativa Stato-mafia. «La patologia cardiaca di cui dell’Utri soffre ha subito un recente e significativa o aggravamento rispetto alle pregresse condizioni e non sono secondarie le negative ricadute di altri fattori complicanti quali l’età, 77 anni, il trattamento radioterapico, la malattia oncologica e le condizioni psichiche. I medici hanno segnalato il rischio di morte improvvisa per eventi cardiologici acuti e hanno concluso per la non compatibilità col carcere», scrivono i giudici. La valutazione segue accertamenti cui è stato sottoposto e va in controtendenza con i verdetti precedenti - l’ultimo a dicembre - secondo i quali le condizioni di Dell’Utri erano compatibili con il carcere.


 Dello stesso avviso in aprile la Corte duropea del diritti dell’uomo che, chiamata a valutare la legittimità del processo a Dell’Utri, dopo la vicenda Contrada, aveva deciso di non chiedere al governo italiano la sospensione della pena. «L’attuale stato di salute», affermano i giudici, « non appare compatibile con la carcerazione per la ricorrenza di gravi ed improvvisi rischi per la vita e la salute, non fronteggiabili con gli strumenti sanitari del circuito penitenziario in considerazione delle preoccupanti condizioni cardiache, del complesso quadro multipalogico, delle precedenti e debilitanti cure radioterapeutiche, dell’età, dello stato ansioso e della necessità di un intervento cardiologico delicato». «È anche consequenziale alle attuali, compromesse, condizioni cliniche ed alle prevalenti preoccupazioni per l’evoluzione delle patologie, che l’attenzione del soggetto verso il trattamento penitenziario sia fortemente scemata, 
sicché il protrarsi dell’esecuzione della pena in regime di detenzione ordinaria non è più rispondente alla finalità rieducativa ed al senso di umanità», concludono.




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sabato 7 luglio 2018

Matteo Salvini: ecco i documenti che lo incastrano

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Soldi Truffati dalla Lega
Una lettera di diffida. Un file del Senato. 
E i rendiconti interni al partito. Pubblichiamo le carte che smentiscono 
la versione del ministro sullo scandalo che fa tremare il Partito

DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

Soldi della Lega, ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini
«È un processo politico, che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». Matteo Salvini si è difeso così dall'accusa di aver beneficiato dei quasi 50 milioni di euro frutto della truffa firmata Bossi e Belsito. La tesi del ministro è quindi semplice: tutta colpa del vecchio leader, io non c'entro niente. I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano invece che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori.
Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati. Il nostro giornale lo aveva già scritto in una lunga inchiesta nell'ottobre 2017. Qui sotto riprendiamo alcuni stralci di quell'articolo e pubblichiamo i documenti che dimostrano quanto da noi ricostruito già dieci mesi fa.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

Per scoprire i retroscena di questo intrigo padano bisogna tornare al 5 aprile del 2012. E tenere a mente le date. Quel giorno, a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, Bossi si dimette da segretario del partito. È la prima scossa del terremoto che sconvolgerà gli equilibri interni alla Lega.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

A metà maggio diversi giornali scrivono che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il Senatùr. Il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali. Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’ex governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie.

Soldi Truffati dalla Lega: ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini


Da questo momento in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento. A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro in nome della Lega. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. 
Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato.

Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi. Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Lo dimostrano i mastrini, i registri contabili del partito che L'Espresso è riuscito a ottenere. Perché allora il segretario della Lega continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? 
E come poteva non sapere che erano frutto di truffa?



Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010. 



Due giorni dopo l’ultimo prelievo, Salvini riceve persino una lettera (inviata anche al tesoriere Giulio Centemero) dall'allora avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. «Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato», si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato.



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PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

Anche il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico dovrà dal prossimo anno lavorare 5 mesi in più. Le indicazioni fornite ieri dall’Inps confermano l’adeguamento dei requisiti di pensionamento del personale appartenente ad Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco nella misura stabilita dal decreto del Ministero del Lavoro e delle’Economia dello scorso 5 Dicembre 2017. 

Com’è noto i lavoratori nelle forze armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare e civile mantengono requisiti previdenziali diversi da quelle generali vigenti nell’AGO e nelle gestioni sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria in virtu’ delle specificità del settore riconosciute ai sensi del Dlgs 165/1997 che non sono state interessate dal regolamento di armonizzazione adottato nel 2013 (Dpr 157/2013). Ma anche questi valori devono essere comunque adeguati, in sintonia con quanto accade nei confronti degli altri lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria, alla speranza di vita.

Pertanto nel prossimo biennio 2019-2020 slitterà in avanti l’età anagrafica richiesta per la pensione di vecchiaia sia quella anagrafica e/o contributiva prevista per l’accesso alla pensione di anzianita’.

In particolare il trattamento di vecchiaia dal 1° gennaio 2019 può essere conseguito al raggiungimento dell’età anagrafica massima per la permanenza in servizio prescritta dai singoli ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado (oscilla tra i 60 e i 65 anni) aumentata di un anno congiuntamente al requisito contributivo previsto per la generalità dei lavoratori, 20 anni di contributi. Il requisito anagrafico non viene adeguato agli incrementi della speranza di vita però nell’ipotesi in cui al compimento di detto limite di età risultino già soddisfatti i requisiti prescritti per il diritto a pensione (di anzianità), in sostanza i 35 anni di contributi. 
Circostanza abbastanza frequente.

Anche i requisiti per la pensione di anzianita’ subiranno lo slittamento. Dal 2019 si potrà accedere al trattamento anticipato al perfezionamento o di una anzianità contributiva di 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; oppure al raggiungimento di una anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età di almeno 58 anni; oppure al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 54 anni. Quest’ultima casistica è in realtà ormai inverosimile attesa la naturale fuoriuscita dal servizio del personale di elevata anzianità, di servizio ed anagrafica.

Nei confronti del personale in parola, inoltre, continuerà a trovare applicazione il differimento di 12 mesi tra perfezionamento dei requisiti anagrafici e/o contributivi e riscossione del primo assegno pensionistico a causa della finestra mobile. Si ricorda però che per coloro che accedono alla pensione di anzianita’ indipendentemente dall’età anagrafica il differimento sarà di 15 mesi. 

Il personale che, invece, ha raggiunto i requisiti per il diritto a pensione entro il 2018 ancorchè la decorrenza si collochi successivamente al 31 dicembre 2018 non sarà coinvolto nell’adeguamento alla speranza di vita. Ai fini del raggiungimento degli anni contributivi si rammenta che il personale può godere di specifiche supervalutazioni dei servizi prestati entro il limite massimo di cinque anni.



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venerdì 6 luglio 2018

F35 e aumento delle spese militari, il M5S si allinea alla destra

Stando alle stime ufficiali della Difesa si tratterebbe di ulteriori 16 miliardi annui,   che sommati ai reali 23 attuali farebbero oltre 39 miliardi all’anno.   I dati si tradurebbero a più di 100 milioni al giorno.  Ma non siamo mica in Guerra, e se invece Destinassimo,   la metà ai Disoccupati ed al Mondo del Lavoro ?


Passati dai banchi dell’opposizione a quelli di governo
 i movimentisti dei 5 stelle sembrano aver cambiato idea
 su molte questioni in tema di Difesa. 
Con buona pace delle promesse da campagna elettorale.

Con il M5S si rischia di essere un po’ confusi. Giravolte, cambi d’idee e ripensamenti. Da quando sono andati al governo poi, la ‘schizofrenia’ sembra essere peggiorata. Prendiamo il caso degli F-35 gli aerei militari che il Movimento 5 Stelle ha da sempre osteggiato.

“Il programma F35 (i cacciabombardieri) è un programma fallimentare. Chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci in culo”, diceva Alessandro Di Battista. Ma anche Manlio Di Stefano auspicava di chiudere “subito i contratti per gli F-35 ”; così come Tatiana Basilio che tuonava: “Riteniamo il programma degli F35 inutile e costoso”. Per non parlare del voto sulla piattaforma Rousseau che aveva promosso un piano per la riduzione delle spese militari, di riduzione delle missioni e per lo stop immeditao all’acquisto degli F35.

Passati dai banchi dell’opposizione a quelli di governo i movimentisti dei 5 stelle sembrano aver cambiato idea. A confermarlo le parole della ministra della Difesa Elisabetta Trenta che ha assicurato che non taglierà gli ordini degli F35, al massimo potrebbe allungare il piano d’acquisto. “È un programma che abbiamo ereditato e lo valuteremo», ha speigato Trenta, “considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l’interesse nazionale”.

Ma non erano il male assoluto? O anche stavolta la differenza tra propaganda e realtà ha riportato tutti con i piedi per terra con buona pace degli elettori? A chiederselo anche il dem Francesco Russo: “Per 4 anni il M5S ci ha letteralmente insultato sul programma relativo agli F-35: “Corrotti, venduti alle lobby delle armi” tanto per citare, a memoria, due degli epiteti più ricorrenti. L’altro ieri il Ministro della Difesa Trenta (scelto dal M5S) ha confermato, in un’intervista l’acquisto degli F-35. Quindi delle due l’una: o i grillini sono corrotti e venduti alla lobby delle armi oppure per quattro anni hanno raccontato un sacco di bugie ai cittadini. A voi la scelta”.

Anche sulle spese militari il ‘cambiamento’ annunciato non c’è.
Anzi le spese militari, secondo il piano di Trenta dovrebbero aumentare. Lo ha detto lei stessa confermando che l’obiettivo è quello previsto dalla Nato di arrivare al 2% del prodotto interno lordo entro il 2024. Stando alle stime ufficiali della Difesa si tratterebbe di ulteriori 16 miliardi annui, che sommati ai reali 23 attuali farebbero oltre 39 miliardi all’anno. I dati, citati dagli studi del Sipri e dell’Osservatorio Millex, si tradurebbero a più di 100 milioni al giorno da spendere per la Difesa: dove troverà la Ministra le coperture?

Ma non siamo mica in Guerra, 
e se invece Destinassimo, 
la metà ai Disoccupati ed al Mondo del Lavoro ?


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I 49 milioni perduti della Lega

Videostoria dei rimborsi scomparsi  Dallo scandalo che nel 2012 travolse il fondatore Umberto Bossi e il tesoriere della allora 'Lega Nord' Francesco Belsito, alla condanna del 2017 dei due per truffa ai danni dello Stato per aver sottratto per fini personali o di partito i rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008-2010.



  Videostoria dei rimborsi scomparsi
Dallo scandalo che nel 2012 travolse il fondatore Umberto Bossi e il tesoriere della allora 'Lega Nord' Francesco Belsito, alla condanna del 2017 dei due per truffa ai danni dello Stato per aver sottratto per fini personali o di partito i rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008-2010. Al 3 luglio 2018, quando la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova per estendere il blocco dei fondi alla Lega anche al denaro che arriverà in futuro nelle casse del partito, fino a raggiungere la cifra di 49 milioni di euro. Il segretario del Carroccio Matteo Salvini assicura: "Non c'è un euro di quei rimborsi nelle nostre casse", "E' stato speso tutto in dieci anni". 
Ma un documento pubblicato da Repubblica prova che Salvini ha ricevuto nel 2014 oltre 800mila euro di rimborsi elettorali regionali del 2010.

di Marco Lignana e Giulia Santerini,
montaggio Elena Rosiello



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giovedì 5 luglio 2018

Pace Fiscale: fa Pagare a Tutti il conto di pochi

Cartelle esattoriali, così la pace fiscale del governo può far esplodere i Comuni,  e far pagare a tutti il conto di pochi.

Cartelle esattoriali,
 così la Pace Fiscale del governo può far esplodere i Comuni, 
e far pagare a tutti il conto di pochi.


Il tributarista Fabio Benincasa: “In questa proposta ci sono problemi che riguardano l'assetto costituzionale nel rispetto dell'equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola"

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato a rilanciare la cosiddetta pace fiscale invocando la chiusura immediata di “tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro”, cioè la quasi totalità degli atti degli ultimi due anni. Che cosa questo significhi esattamente non è però chiaro a nessuno. Non lo è al suo staff di comunicazione, che rinvia alla proposta politica contenuta nel contratto di governo. E non è chiaro nemmeno fra professori universitari e tributaristi che, come l’Agenzia delle Entrate Riscossione,  sono peraltro alle prese con le rottamazioni delle cartelle di renziana memoria.

“In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti – spiega il professor Fabio Benincasa, docente di diritto tributario all’Università della Campania – Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”. Anche perché il ministro dell’Interno ha finora ipotizzato aliquote della sanatoria comprese fra il 6% e il 25 per cento,
 ben più convenienti della definizione agevolata.

“Inoltre la cancellazione dei debiti avrà poi degli effetti sui conti pubblici – aggiunge Benincasa – Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture”. Per il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, sarebbe davvero un bel problema se davvero coloro che hanno aderito alla rottamazione e alla sua versione bis dovessero decidere di non pagare le prossime rate: la definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle casse pubbliche altri due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), 
prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre.

Ma i potenziali effetti della cosiddetta pace fiscale non si fermano qui. Anzi. La sanatoria di Salvini avrebbe un impatto anche sui bilanci degli enti locali in cui sono iscritti a credito contravvenzioni e soprattutto imposte non versate che verranno cancellate in un solo colpo. “Ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività. Per questo l’uscita di Salvini mi sembra più propaganda elettorale che non un reale progetto”, conclude Benicasa. Del resto, “anche se si ammette la possibilità di un condono come quello ipotizzato dal ministro, non si può non tener conto delle esigenze dei comuni che avrebbero bisogno di finanziamenti aggiuntivi – precisa il professor Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e fra i promotori di un neonato tavolo di riflessione sui bilanci degli enti locali – In assenza di un contributo aggiuntivo, ci sarebbe un pesante impatto sui conti dei comuni di cui molti già sull’orlo del dissesto”.


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4 Italiane Medaglia d’oro nella staffetta 4×400


Quattro Donne Italiane che hanno ottenuto la medaglia d’oro  nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona

In questi giorni gli intellettuali di riferimento della minoranza “illuminista” di questo paese, quelli che dicono sempre le cose giuste, quelli che fanno sempre le battaglie giuste, quelli che hanno sempre ragione insomma, hanno sventolato la fotografia di quattro donne italiane, giovani, belle, vincenti, le quattro donne che hanno ottenuto la medaglia d’oro 
nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.
Non volevano festeggiare quel risultato brillante, frutto di fatiche e di duri allenamenti, come sarebbe stato giusto fare e come quelle ragazze meritavano, ma hanno usato quella foto contro la maggioranza “non illuminata” e contro il governo che la rappresenta, perché incidentalmente quelle quattro giovani italiane hanno la pelle scura, la stessa “pigmentazione” delle donne e degli uomini che questa maggioranza di italiani – e il governo che la rappresenta – non è disposta a far arrivare in Italia, a ogni costo, anche quando queste donne e questi uomini rischiano la vita. Quella foto per gli “illuminati” è diventata il simbolo dell’ipocrisia del governo, che festeggia chi vince una medaglia d’oro e lascia morire chi arriva su un barcone.
Gli “illuminati” però non hanno capito molto e anzi anche loro sono un po’ razzisti, perché guardano al colore della pelle di quelle quattro giovani italiane più che a quello che rappresentano. Il capitalismo in cui viviamo e che domina il nostro mondo non è razzista, non divide il mondo a seconda del colore della pelle delle persone. Almeno per due ragioni. Prima di tutto perché nella esigua minoranza delle persone che dominano, grazie alle loro risorse, questo pianeta, ci sono bianchi e neri e gialli, cristiani e musulmani e atei, gli sfruttatori non guardano a dove sono nati quando devono combattere la loro guerra di classe contro di noi. Anzi l’unica vera discriminazione che è rimasta è quella verso le donne, perché i ricchi nella stragrande maggioranza sono maschi. E in seconda ragione perché per loro noi siamo semplicemente consumatori e quando compriamo quello che loro ci vendono non guardano al colore della nostra pelle, 
né guardano dove siamo nati quando devono sfruttarci.
Il mondo in cui Jesse Owens correva e saltava come nessun altro era razzista. Era razzista la Germania in cui egli vinse quattro medaglie d’oro, facendo schiumare di rabbia Hitler e i teorici della superiorità della razza ariana, ma erano profondamente razzisti anche gli Stati Uniti, dove vigeva un rigido sistema di segregazione razziale e dove Owens non poteva salire sugli stessi autobus dei bianchi, dormire negli stessi alberghi, perfino usare gli stessi gabinetti pubblici. In questo nostro mondo dominato dal capitale non importa davvero che quelle quattro atlete siano nere, importa che siano giovani, che siano belle – anzi questo è fondamentale in qualsiasi campo ed è veramente discriminante – che siano vincenti, perché questo solo conta.
Sei vecchio, sei brutto, sei uno sconfitto? Puoi anche essere bianco e nessuno ti farà mai una foto. La maggioranza degli italiani – e il governo che la rappresenta – vuole fermare quei barconi non perché le donne e gli uomini che ci sono dentro siano neri, ma perché sono poveri. Noi giriamo la testa dall’altra parte quando in strada vediamo un povero, che solo incidentalmente ha la pelle molto più scura della nostra. Il capitalismo non ci fa odiare i neri, ci fa odiare i poveri. Se non capiamo questo adesso, non capiremo perché tra un po’, quando saremo stati definitivamente sconfitti, saremo noi a essere oggetto di questo odio.

cittadinanza agli immigrati

http://cipiri.blogspot.it/2011/11/cittadinanza-agli-immigrati.html 

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mercoledì 4 luglio 2018

La Lega Deve allo Stato 49 milioni

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova contro la Lega, stabilendo, come si legge nelle motivazioni, che ogni somma di denaro riferibile al partito guidato da Matteo Salvini, deve essere sequestrata "ovunque venga rivenuta" (quindi su conti bancari, libretti, depositi) fino a raggiungere 49 milioni di euro.

Sequestrare 49 milioni al partito di Salvini
Lega: accusata di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali

Umberto Bossi e di Francesco Belsito - fondatore ed ex tesoriere della Lega - accusati di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali e condannati rispettivamente a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova contro la Lega, stabilendo, come si legge nelle motivazioni, che ogni somma di denaro riferibile al partito guidato da Matteo Salvini, deve essere sequestrata "ovunque venga rivenuta" (quindi su conti bancari, libretti, depositi) fino a raggiungere 49 milioni di euro. Ma come si è arrivati alla sentenza? E cosa ha detto Salvini?

L'INCHIESTA - La somma di cui fa menzione la Cassazione fa riferimento alla sentenza pronunciata l'anno scorso dal tribunale di Genova che ha disposto il sequestro di circa 49 milioni di euro alla Lega. Il procedimento si riferisce ai rimborsi elettorali ricevuti dal Carroccio tra il 2008 e il 2010 che sarebbero stati prelevati dalle casse del partito e utilizzati per spese personali durante la gestione Bossi-Belsito. Nell'aprile del 2012 Bossi, travolto dallo scandalo, si è dimesso dalla segreteria di via Bellerio e poi l'anno scorso è stato condannato, assieme all'ex tesoriere del Carroccio per truffa ai danni dello Stato.

Al partito sono stati sequestrati inizialmente circa due milioni di euro ma nel settembre scorso la procura di Genova ha chiesto di procedere con ulteriori sequestri anche per le somme che sarebbero state in seguito depositate sui conti del Carroccio. Il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza e così i pm hanno fatto appello alla Cassazione, che si è pronunciata nell'aprile scorso. Ieri sono state depositate le motivazioni.

LA REAZIONE DELLA LEGA - Ieri a caldo la reazione della Lega è stata affidata a Giulio Centemero, deputato della Lega e amministratore del partito. "Consci della totale trasparenza e onestà con cui abbiamo gestito il movimento - ha spiegato Centemero - con bilanci da anni certificati da società esterne, e non avendo conti segreti all'estero ma solo poche lire in cassa visti i sequestri già effettuati, sarà nostra premura portare al tribunale di Genova tutto quello che abbiamo raccolto come offerte da pensionati, studenti e operai durante il raduno di Pontida".


COSA HA DETTO SALVINI - Poco dopo è arrivato anche il commento di Salvini,  ha fatto sapere che i  49 milioni non ci sono Più.  Ma io chi dice che abbiamo rubato soldi lo querelo...




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martedì 3 luglio 2018

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Il sottosegretario della Lega ai Beni Culturali:
 "Non leggo un libro da 3 anni. 
Io bella come la Boschi? Lei è sciapa"

Il sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo Lucia Borgonzoni, durante la partecipazione alla trasmissione di Rai Radio 1 Un giorno da pecora,
 rilasciato una lunga intervista a Geppi Cucciari e a Giorgio Lauro.

Quando le è stato domandato quale fosse stato l'ultimo libro letto, la Borgonzoni ha risposto decisa: "Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L'ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro". Insomma, non proprio un bel biglietto da visita per chi dovrebbe occuparsi di cultura e valorizzazione del nostro patrimonio a livello governativo.

La Borgonzoni, incalzata sulle sue scelte di colore politico, ha poi raccontato: "Sono diventata leghista a 12 anni, a Bologna, e mia madre, che votava Lega Lombarda, mi faceva trovare tutto il 'merchandising' su Alberto da Giussano. Mi ha fatto un lavaggio del cervello!".

C'è chi l'ha definita la Maria Elena Boschi in salsa leghista, ma il sottosegretario non ci sta. "Questo non è un complimento, per me la Boschi è un po' sciapa, 
non rientra nei miei canoni di bellezza", ha tuonato la Borgonzoni.


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