loading...

CONDIVIDI

Share

mercoledì 31 ottobre 2018

Nuova missiva da Bruxelles indirizzata al governo italiano

nuova missiva da Bruxelles indirizzata al governo italiano


Una nuova missiva da Bruxelles indirizzata al governo italiano. Ad annunciarla, una nota del Mef che spiega come "la Commissione Europea ha inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze una lettera in cui chiede di fornire una relazione sui cosiddetti 'fattori rilevanti' che possano giustificare un andamento del rapporto Debito/Pil con una riduzione meno marcata di quella richiesta" .

"La risposta del Mef - si legge ancora nella nota -, alla luce della quale si giustificherà la traiettoria di discesa del rapporto debito/Pil indicata nel Dpb, sarà inviata a Bruxelles rispettando la scadenza indicata" del 13 novembre.

Intanto è di oggi l'incontro a Berlino tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e l'omologo tedesco Olaf Scholz, nel corso del quale si è parlato anche della Legge di Bilancio italiana, bocciata dalla Commissione Ue. Al centro delle discussioni, si legge in una nota del Mef, "la preparazione della riunione dei ministri Finanziari dell’Eurogruppo e dell’Ecofin che si terrà la settimana prossima a Bruxelles". I temi affrontati, si aggiunge, "sono la riforma dell’Eurozona e il completamento dell’Unione bancaria. Si è parlato anche della manovra di bilancio italiana: il Ministro Tria ne ha spiegato la logica economica, che è puntata sulla crescita per ridurre il debito del Paese".


.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

lunedì 29 ottobre 2018

Chi è Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile

Jair Bolsonaro, ex militare di 63 anni, si è distinto in campagna elettorale per le sue posizioni provocatorie su questioni chiave come aborto, migrazione, omosessualità e porto d’armi.


Il candidato dell'estrema destra, ex militare, ha impostato la sua campagna elettorale su sicurezza, lotta alla corruzione e alla criminalità, e si è distinto per le sue posizioni antigay



Il candidato del Partito social liberlae (Psl) Jair Bolsonaro, ha vinto le elezioni in Brasile di domenica 28 ottobre. Ha ottenuto il 56 per cento dei voti, sconfiggendo il rivale Fernando Haddad, il candidato del Partito dei lavoratori (Pt), che si è fermato al 44, 71 per cento. Tra i due quasi undici milioni di voti di differenza.

Noto anche come il “Trump brasiliano”, Bolsonaro è un ex militare schierato su posizioni fortemente conservatrici. Ha concentrato la sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e della lotta alla corruzione ed è riuscito a conquistare anche il voto di una parte
 degli evangelisti grazie al suo contrasto all’omosessualità.

Chi è Jair Bolsonaro
Jair Bolsonaro, ex militare di 63 anni, si è distinto in campagna elettorale per le sue posizioni provocatorie su questioni chiave come aborto, migrazione, omosessualità e porto d’armi.

Il candidato dell’estrema destra si è più volte presentato come il vero difensore del Brasile e ha incentrato il suo discorso sulla sicurezza pubblica, proponendo la reintroduzione delle leggi sull’ordine pubblico in vigore negli anni della dittatura militare (1964-1985).

I media internazionali lo hanno presto etichettato come il “Trump brasiliano” o il “Trump dei tropici”, mettendo a confronto la sua propaganda populista e la costante presenza sui social media con quella del presidente statunitense.

Il candidato del Partito democratico laburista, Ciro Gomes, 
lo aveva anche definito un “piccolo semi-Hitler”.

Bolsonaro, nel corso della campagna elettorale, ha evitato i confronti televisivi e ha visto la sua popolarità crescere dopo essere stato accoltellato durante un comizio.

Jair Messias Bolsonaro è nato a Campinas, San Paolo, il 21 marzo 1955. Sposato tre volte, si è laureato presso l’Accademia militare di Agulhas Negras nel 1977.

In una valutazione risalente ai suoi anni nell’esercito e pubblicato da un giornale locale si legge che l’uomo ha mostrato “segni di eccessiva ambizione
 e di voler a tutti i costi essere un uomo di successo”.

Nel 1986, mentre era ancora un capitano dell’esercito, fu arrestato dopo aver firmato un articolo pubblicato su una rivista brasiliana in cui si lamentava per i bassi salari dei militari.

Bolsonaro è stato eletto per la prima volta al Congresso nel 1990 e durante i suoi sette mandati le sue priorità e interessi hanno subito un cambiamento: se all’inizio le sue politiche erano dirette maggiormente a garantire i diritti dei militari, negli ultimi anni il candidato dell’estrema destra ha ampliato la sua base elettorale concentrandosi su temi come sicurezza e ordine pubblico.

Nel 2014, è stato il candidato al Congresso che ha ottenuto il maggior numero di voti a Rio de Janeiro e nel corso della sua carriera politica si è distinto per le sue posizioni controverse su diversi temi.

“La sicurezza è la nostra priorità! È urgente! Le persone hanno bisogno di lavoro, vogliono l’istruzione, ma è inutile se continuano a essere derubati mentre sono al lavoro, è inutile se il traffico di droga si svolge alle porte delle nostre scuole”, ha scritto su Twitter Bolsonaro l’11 settembre, continuando a incentrare la sua campagna elettorale sul tema della sicurezza.

Il candidato dell’estrema destra si è anche espresso contro l’omosessualità in un’intervista del 2011. “Preferirei vedere uno dei miei figli morire in un incidente che sapere che è un omosessuale”.

Nel 2016, quando i membri del Congresso hanno votato per mettere sotto accusa l’allora presidente, Dilma Rousseff, Bolsonaro ha dedicato il suo voto contro la rappresentante del PT al defunto colonnello Alberto Brilhante Ustra, una figura molto controversa accusato di aver torturato i prigionieri durante la dittatura.

Sempre nel 2016, Bolsonaro ha scosso l’opinione pubblica, affermando che non valeva la pena stuprare una sua collega perché era “troppo brutta” e non era il “suo tipo”.

Nel corso della sua campagna elettorale ha allargato la sua base elettorale riuscendo a conquistare anche i voti degli imprenditori grazie alla sua proposta 
di sostenere il libero mercato e le imprese private.

Ad attirare dalla sua parte l’elettorato più giovane invece, la capacità del candidato di utilizzare un linguaggio semplice e diretto, oltre ad una forte presenza sui media.

Tra i suoi elettori si contano anche una buona parte degli evangelici, che apprezzano la sua visione conservatrice del matrimonio e il suo contrasto all’omosessualità.

ANCHE
 Uso strategico dei social media, in particolare di whatsapp, 
per bombardare di fake news e notizie 
ingannevoli ignari cittadini.
Sono stati rilevati 500mila robot attivi da settembre
 con base in Massachusetts, India, Pakistan e altrove... 


.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

In Brasile ha vinto il candidato dell'ultradestra Bolsonaro

In Brasile ha vinto il candidato dell'ultradestra Bolsonaro

Brasile, hanno vinto le interferenze estere e la “congiura dei robot”
Dietro di lui fake news e un programma basato su armi, tortura e neoliberismo

Il centro tradizionale si è dissolto, aprendo la via all’estrema destra. L’ élite oligarchica brasiliana, dunque, limitata di numero, ma padrona quasi unica della ricchezza nazionale, ha scelto coscientemente lo scontro di classe diretto.

Un terremoto che viene da lontano
Come è avvenuto un tale spostamento di voti? Non di colpo, almeno dal giugno 2013, trainato dai mass media monopolistici tradizionali. Ma nel corso della campagna elettorale, compressa nel solo mese di settembre per la tardiva accettazione dei candidati, di importanza primaria è stato l’uso strategico dei social media, in particolare di whatsapp, per bombardare di fake news e notizie ingannevoli ignari cittadini.

Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social. Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi. Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate.  Scrivere :  postmaster @ mundimago.org

Sono stati rilevati 500mila robot attivi da settembre
 con base in Massachusetts, India, Pakistan e altrove. 

Dati di fatto sono:

una coincidenza fra la frenetica attività robotica e l’impennata del candidato di estrema destra, peraltro mai uscito di casa per fare campagna;
l’ammissione (dopo il primo turno) della dirigenza di Facebook del furto (?) di 30 milioni di indirizzi;
infine dopo reiterate denunce la chiusura di piattaforme di whatsapp in paesi esteri e in Brasile e il parallelo modificarsi delle proiezione elettorali.
Ma perché raccontare vicende già verificatesi altrove di interferenze virtuali in elezioni? Perché l’enormità quantitativa indica un salto di qualità all’interno della guerra ibrida che destabilizza il pianeta alimentando il caos, causa e conseguenza della decennale crisi.

Il programma di Bolsonaro: armi, tortura e liberismo
Secondo gli analisti elettorali, i milioni di false notizie incitanti all’odio e alla costruzione del nemico da odiare hanno veicolato e veicolano tre tipi di messaggi:

il primo è quello di antipolitica e antipartititismo contro la sinistra: “tutti uguali, tutti corrotti ecc., quindi scegli il candidato non politico e nuovo” (di estrema destra);
il secondo è quello della paura per la sicurezza che si risolve con armi a tutti;
il terzo è il moralismo che chiede il controllo violento del corpo di donne, gay e minoranze, neri. Basandosi su un’ analisi sociologica dei comportamenti individuali nei social, vengono scelti i destinatari dei tipi di messaggi per ottimizzare l’adesione alla proposta fascistizzante. .
Il programma dell’estrema destra è semplice: armi a tutti, abbandono dei trattati internazionali (diritti umani, clima ecc.), legittimazione della tortura, guerra al Venezuela e così via. Sul piano economico ultraneoliberismo che si può sintetizzare nella crudele 
e impronunciabile scuola elementare a distanza.

Anche il programma della sinistra è semplice: inclusione sociale e convivenza rispettosa,
 politica estera distensiva e di integrazione.

Le interferenze geopolitiche
Domenica prossima, dunque, due visioni del mondo sono una di fronte all’altra. Non si tratta di un fatterello a sud dell’equatore. Le ricadute degli indirizzi della Federazione brasiliana sono vaste.

L’eversione del 2016 in Brasile che ha (come da programma) indebolito il BRICS non può avere a che fare con l’avvicinamento fra Federazione russa e Repubblica popolare cinese che sta ridisegnando la geopolitica? L’intervista di Stave Bannon (la cui nera ombra ammorba da agosto il Brasile) sul Corriere della Sera del 22 ottobre che annuncia (impunemente) che manipolerà le elezioni europee con le sue conoscenze e capacità tecnologiche (sperimentate sul campo in Brasile) non ci deve preoccupare?

* L’autrice è professore ordinario di Geografia all’università Statale di Milano. Fra i suoi temi di ricerca: acqua e territorio, la produzione sociale dello spazio in Italia, spazio sociale e illegalità, territorio e società in Brasile. Tra i suoi libri, “L’Amazzonia e la sua foresta” (Jaca Book, 2012), “Brasile. Una Geografia politica” (Carocci, 2006), “Il cibo. Tra eccesso e penuria” (Claudiana, 2005).

ANCHE

Jair Bolsonaro, ex militare di 63 anni, si è distinto in campagna elettorale per le sue posizioni provocatorie su questioni chiave come aborto, migrazione, omosessualità e porto d’armi...

.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

domenica 28 ottobre 2018

Perché non si riesce a sgomberare la sede occupata di CasaPound?

Dio, Patria e Occupazioni: una breve storia della sede di CasaPound a Roma.


Dio, Patria e Occupazioni: una breve storia della sede di CasaPound a Roma.

Ieri è circolata molto la notizia di un mancato “blitz” della guardia di finanza nella sede principale di CasaPound a Roma, situata in via Napoleone III (a due passi da Termini) e occupata abusivamente. In particolare, ha destato parecchia impressione la minaccia rivolta ai militari che “se entrate sarà un bagno di sangue” anche se non è per niente chiaro chi l'abbia pronunciata.

Il contesto sarebbe il seguente: in quelle che Repubblica e altri quotidiani hanno definito “prove di sfratto,” le Fiamme Gialle sono state inviate dalla procura della Corte dei Conti che ha aperto un’indagine lo scorso marzo per “determinare i danni causati al pubblico erario.”

Secondo le cronache, il sopralluogo (concordato dalle parti) alla fine è stato rinviato in altra data. Il clima si è poi fatto molto disteso, tra “una serie di strette di mano tra i militanti del partito di estrema destra […] e gli agenti della Digos in borghese inviati sul posto
 dalla questura per mediare e arginare possibili disordini.”


In un comunicato il presidente di CPI Gianluca Iannone ha smentito le “minacce alla finanza,” dicendo che non c’è “nessuno sgombero in vista per CasaPound” e “nessun danno erariale.” Stando alla versione del vicepresidente del partito neofascista, Simone Di Stefano, i problemi li avrebbe creati la “stampa fuori dall’edificio.” Lo stesso ha inoltre riferito che “al momento nell’edificio vivono 18 famiglie in emergenza abitativa” e
 “non abbiamo alcun problema a far svolgere questa ispezione.” 

Comunque sia andata e in merito la procura di Roma attende un’informativa per conoscere l’esatta dinamica l’episodio ha riportato all’attenzione l’annosa vicenda della sede dei
 “fascisti del terzo millennio.” Un’occupazione dall’ormai lunga storia,
 che è utile ripercorrere per capire come siamo arrivati a questo punto.


Partiamo dall’inizio. Il 26 dicembre del 2003 dei militanti di CasaPound che l’anno precedente avevano occupato un palazzo abbandonato nella periferia di Roma, dandogli il nome di “CasaMontag” entra nello stabile di via Napoleone III, vuoto e di proprietà demaniale (fino ad allora aveva ospitato dei locali del Ministero dell’Istruzione).

Si tratta della prima “occupazione a scopo abitativo” (“o.s.a.”) del gruppo di estrema destra, che si appropria di modi e pratiche dei movimenti di sinistra per la casa. Nonostante la relativa novità, all’epoca, né la stampa né le forze dell’ordine sembrano dargli troppo peso. Come testimoniato da Domenico Di Tullio, l’avvocato di CPI e autore di Nessun dolore. Una storia di CasaPound, l’intervento della polizia la mattina del 27 dicembre non è seguito da alcuno sgombero.

La sede di quello che poi diventerà un vero e proprio partito politico viene ribattezzata “Ambasciata d’Italia,” visto che si trova nel cuore di un quartiere multietnico come l’Esquilino. In una recente inchiesta, L’Espresso ha evidenziato i rimpalli burocratici tra Miur e Demanio. Il primo ha presentato una denuncia subito dopo l’occupazione, salvo poi riconsegnare il palazzo al demanio per “cessate esigenze istituzionali”; il secondo ha chiesto al Miur di fare qualcosa contro l’occupazione, che a sua volta ha continuato a rispondere di “non avere più in carico il bene.”

A ogni modo, ricorda l’antropologa Maddalena Gretel Cammelli in Fascisti del terzo millennio, negli anni diverse amministrazioni si interessano allo stabile. La giunta Veltroni, ad esempio, esprime “interesse e attenzione verso le sorti degli occupanti dell’immobile” di via Napoleone III attraverso la delibera 206 del 2007. Tuttavia, non si tratta di alcun riconoscimento del “valore storico” dell’occupazione, come ha dichiarato nel 2012 Gianluca Iannone. Piuttosto, scrive Cammelli, è un’agevolazione: l’inclusione dello stabile nell’allegato A2 è “una garanzia per le 17 famiglie occupanti lo stabile, alle quali si promette un tetto sostitutivo” in caso di sgombero.

Nel 2010, sotto la giunta Alemanno, l’edificio sparisce addirittura dalla mappa degli stabili occupati compilata dalla commissione sicurezza del Campidoglio. Due anni dopo si prova ad andare oltre: in un piano, infatti, figura l’acquisto dell’immobile da parte del comune di Roma per un valore di 11.8 milioni di euro. In altre parole, l’amministrazione capitolina vorrebbe “rilevare il palazzo per garantire la persistenza dell’occupazione.” L’operazione però salta, anche a causa delle denunce dei consiglieri di opposizione.


Si arriva così al 2016, quando il commissario straordinario Francesco Tronca compila una lista prioritaria di 16 immobili da sgomberare. Tra questi non è inclusa CasaPound, che figura in una lista più ampia di stabili non interessati da sgomberi. La decisione è quindi rinviata a “successivi provvedimenti” che, però, non sono mai arrivati.


Stando a quanto ha rilevato L’Espresso, “nessuno sa se qui abbiano preso casa famiglie veramente in stato di bisogno. Quell’edificio è un’isola abusiva di fatto sconosciuta, mai censita” dai servizi comunali. Sappiamo però che in quell’immobile ci vivono diversi leader di CPI, tra cui Iannone (e la moglie) e Davide Di Stefano, fratello di Stefano. Inoltre, è la “sede amministrativa di cooperative e associazioni” che fanno parte di quella rete usata dai neofascisti 
per fare propaganda in modo più o meno sotterraneo. 

Certo, ogni tanto girano voci di un possibile sgombero. Nel gennaio del 2018, ad esempio, Iannone disse senza mezzi termini che “sarebbe un atto di guerra. Ma se non altro vorrà dire che, in un’epoca ignobile come questa, anche noi avremo la possibilità di morire per un’idea.” Ad oggi, tuttavia, “non ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria” sull’immobile; c’è, appunto, l’indagine della Corte dei Conti partita dopo l’articolo dell’Espresso.

Il punto è che in quasi quindici anni nessuno ha voluto affrontare seriamente la questione, e quello che lascia sorpresi è l’incredibile tolleranza di cui hanno sempre beneficiato i “fascisti del terzo millennio”. Ma del resto, quelli di via Napoleone III sono gli unici occupanti che cenano amabilmente con l’attuale ministro dell’interno. Che preoccupazioni potranno mai avere?

LEGGI ANCHE

CasaPound, un intero immobile occupato abusivamente da quasi 15 anni, un'inchiesta della Corte dei conti, una delega alla Guardia di finanza per accertare e fotografare lo stato dei luoghi. E le porte sbarrate in faccia ai militari, che ieri si sono presentati per effettuare il blitz e che in tutta risposta avrebbero ricevuto insulti e minacce: «Se non ve ne andate finisce nel sangue», avrebbe detto loro un militante. È successo in via Napoleone III, nella sede di Casapound...



.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

Soldi della Lega Nascosti in Lussemburgo

   

Gli affari dei tre commercialisti 
scelti da Salvini per gestire i fondi del partito. 
Tra fiduciarie svizzere e holding offshore
DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE  


E'  questa la sede dell’associazione “Più voci”? La portiera di via Angelo Maj 24, a Bergamo, sgrana gli occhi. «Mai sentita nominare», risponde. Eppure, secondo i documenti ufficiali ottenuti da L’Espresso, è in questo condominio a sei piani color verde acqua che è stata registrata l’associazione fondata da tre commercialisti fedelissimi di Matteo Salvini. Un’associazione importante per capire come il leader della Lega ha riorganizzato le finanze del partito dopo gli scandali della gestione Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito, le condanne per truffa, i sequestri milionari. In meno di un anno, dall’ottobre del 2015 all’agosto del 2016, sul conto corrente della “Più Voci” sono arrivati bonifici per un totale di 313.900 euro. Denaro versato principalmente da Esselunga e dall’immobiliarista romano Luca Parnasi. Soldi che “l’organizzazione culturale” ha girato subito dopo a due società molto vicine alla Lega: Radio Padania e Mc srl, l’impresa che edita il quotidiano online Il Populista. Possibile che nemmeno la portiera dello stabile abbia mai sentito parlare della “Più Voci”, la porta girevole creata dai cassieri di Salvini per incamerare finanziamenti privati? Davanti all’insistenza dei cronisti, l’anziana signora ha un sussulto. Estrae da un cassetto un foglio bianco: vi sono riportati i nomi di una ventina di società. La portiera scorre attentamente l’elenco. «Eccola», esclama, «l’associazione “Più Voci” in effetti è qui, in quella porta», 
e la indica con il dito al piano terra.

La porta è quella dello studio Dea Consulting, di proprietà di due commercialisti bergamaschi poco noti: Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba. Sono stati loro, insieme al collega e tesoriere leghista Giulio Centemero, a creare l’associazione. Sempre loro a depositare all’ufficio brevetti il marchio “Salvini premier”, sfondo blu e scritta bianca in stile Trump. E ancora loro a spostare il baricentro finanziario del partito da Milano, in via Bellerio, sede storica del Carroccio, alla più modesta via Angelo Maj, nella Bergamo dell’ex ministro Roberto Calderoli, bossiano del cerchio magico fino alla tempesta dell’indagine sulla truffa dei rimborsi elettorali, poi unico della vecchia guardia a sedersi con Salvini al tavolo delle trattative con i Cinquestelle. Passato e futuro che si incrociano in questa palazzina residenziale di Bergamo bassa. Con al centro i tre giovani contabili scelti da Matteo per gestire la cassa. Tutti nati nel 1979, tutti laureati in economia e commercio all’università di Bergamo, dove si sono conosciuti nei primi anni 2000. È indagando sugli affari dei tre commercialisti che si scopre una lista infinita di società. Una ragnatela che nasconde parecchie sorprese. Ci sono ad esempio sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting, di cui è però impossibile conoscere il reale proprietario: a controllarle è una fiduciaria che porta lontano dai confini nazionali cari a Salvini. Seguendo il flusso di denaro si arriva in Lussemburgo passando per la Svizzera. E ci si imbatte pure nella nipote di Silvio Berlusconi, azionista di minoranza della pattuglia di aziendine che fanno base presso lo studio dei commercialisti leghisti. Ma non è tutto. Approfondendo gli affari dei cassieri del Carroccio si arriva a un’impresa di Di Rubba e Manzoni che noleggia auto, il cui fatturato si è impennato da quando la Lega è diventata sua cliente. E c’è pure una grande tipografia della bergamasca, anche questa diventata fornitrice di punta del partito gestione-Salvini, il cui proprietario ha fatto guadagnare oltre un milione di euro a Di Rubba.

Operazione Lussemburgo

Centemero, Di Rubba e Manzoni. Gli amministratori della cassa del partito, traslocata in gran fretta dalla milanese via Bellerio alla bergamasca via Angelo Maj. Tutti e tre con ruoli di peso all’interno della Lega. Centemero è il tesoriere del partito. Gli altri due ad aprile sono stati nominati rispettivamente direttore amministrativo e revisore contabile dei gruppi parlamentari, Manzoni alla Camera e Di Rubba al Senato. Un ruolo delicato, perché chi lo ricopre ha a che fare con soldi della collettività. I gruppi parlamentari sono infatti sovvenzionati dallo Stato. E con la fine del finanziamento pubblico ai partiti, sono rimasti l’unico canale attraverso cui le forze politiche possono incamerare denaro dei contribuenti. Per questo sarebbe auspicabile evitare commistioni tra il ruolo pubblico e quello privato dei professionisti impegnati ad amministrare
 o a vigilare sui conti dei gruppi parlamentari.

Al vertice del trio di cassieri Salvini ha posto Centemero, militante di lungo corso e tesoriere ufficiale del partito dal 2014. Compito particolarmente delicato viste le grane finanziarie in cui si è impelagata la Lega dopo la truffa sui 48 milioni di euro di rimborsi elettorali (sentenza di primo grado). Già assistente a Bruxelles di Salvini, che dice di conoscere da quando aveva 17 anni, il giovane commercialista è l’unico dei tre contabili ad essersi guadagnato un posto in Parlamento alle ultime elezioni. L’uomo a cui è stato affidato il compito di mettere in sesto le casse leghiste ha in effetti un curriculum di tutto rispetto. Niente a che vedere con Francesco Belsito, che prima di assumere la carica di tesoriere faceva l’autista. Nato in Brianza e residente a Milano, Giulio vanta un master in Bocconi e uno alla Boston University di Bruxelles, esperienze lavorative in multinazionali come Ibm e Pricewaterhouse Coopers, una passione non comune per le lingue (dice di cavarsela persino con l’armeno, l’arabo e il cinese). Nel curriculum non lo scrive, ma a facilitare la sua scalata nel mondo della politica potrebbe essere stata anche una parentela prestigiosa: sua sorella si chiama infatti Elena, più volte deputata di Forza Italia.

È stato Centemero a spostare gli affari più riservati della Lega da Milano a Bergamo, nello studio commercialistico di via Angelo Maj 24, quello degli ex compagni di università Di Rubba e Manzoni.

Questo civico alle porte del centro storico è diventato oggi il crocevia di decine di società sconosciute ai più. Sette di queste, però, sono più speciali delle altre. La proprietà è infatti impossibile da decifrare. Un lavoro da professionisti, quali sono in effetti i cassieri di Matteo. Risalendo la catena di controllo delle sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting ci si imbatte infatti in una fiduciaria italiana, a sua volta controllate da una holding lussemburghese dietro la quale si trova un’altra fiduciaria. Un’architettura perfetta per celare l’identità dei proprietari e ottimizzare il carico fiscale. Tutto legale, meglio dirlo subito. Ma andiamo con ordine. Tutte le azioni delle sette società italiane - che in comune hanno il fatto di essere state fondate tra il 2014 e il 2016, dopo la presa del potere di Salvini e la nomina di Centemero a tesoriere del partito - sono detenute dalla Seven Fiduciaria di Bergamo, a sua volta controllata da un’altra impresa bergamasca, la Sevenbit. Il presidente del consiglio d’amministrazione di quest’ultima si chiama Angelo Lazzari, che si presenta sul web come ingegnere ed ex promotore finanziario, prima in Mediolanum e poi in Unicredit, oggi manager con base in Lussemburgo.

Fondata nel 2015, la Sevenbit conta una trentina di azionisti - tra questi anche la nipote di Berlusconi, Alessia, attraverso la Blue Srl - ma la maggioranza delle quote, il 90 per cento, è in mano alla Ivad Sarl, sede in Rue Antoine Jans 10, Lussemburgo, fondata nel 2008 dallo stesso Lazzari. Impossibile conoscere l’origine dei capitali attraverso cui l’azienda è cresciuta a dismisura.



Di sicuro, dal dicembre del 2015 la holding lussemburghese ha un nuovo proprietario ufficiale, e anche questa volta è italiano. Si chiama Prima Fiduciaria ed è specializzata nella creazione di trust, cioè fondazioni anonime. Tra gli azionisti della Prima Fiduciaria troviamo un’altra lussemburghese, la Arc advisory company. Che ci riporta dritti al punto di partenza, visto che è stata fondata nel 2006 proprio da Lazzari. Anche in questo caso, però, è impossibile tracciare l’origine dei capitali: il socio di controllo della Arc advisory company è infatti la Ligustrum, una società immobiliare svizzera, con base a Lugano, le cui azioni sono intestate al portatore. Perché tutta questa riservatezza dietro a sette piccole imprese della bergamasca? Ci sono legami tra queste società e la Lega? Alle domande de L’Espresso, sia Centemero che i colleghi Di Rubba e Manzoni hanno risposto allo stesso modo. Non hanno fornito informazioni sui beneficiari ultimi della Seven Fiduciaria, ma hanno assicurato che le sette aziende in questione non hanno legami né diretti né indiretti con la Lega.

Tuttavia un fatto è indiscutibile: in una di queste l’amministratore è il tesoriere del partito, cioè Centemero, e in una seconda lo stesso ruolo è ricoperto dal professionista, Manzoni, scelto per amministrare il gruppo parlamentare alla Camera. Oltretutto quest’ultimo è stato scelto per guidare l’ammiraglia delle finanze del Carroccio, la Fin Group, di proprietà del partito.

Di certo colpisce notare come il nuovo fortino degli affari leghisti porti nel paradiso fiscale europeo per eccellenza, quello in cui hanno trovato rifugio i grandi capitali della finanza speculativa. Il Granducato per anni governato da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, volto del cosiddetto establishment e guardiano dei vincoli di bilancio europei che Salvini vorrebbe demolire in nome del sovranismo. Eppure, se da un lato Matteo promette una lunga guerra di trincea alle istituzioni comunitarie e si dice pronto a scommettere che la flat tax rimetterà in sesto i conti pubblici italiani, dall’altro non sembra preoccupato dagli affari offshore legati ai suoi fedelissimi cassieri. Affari in cui ricorrono spesso gli stessi nomi. Come quello di Giorgio Balduzzi, presente come procuratore speciale della Seven Fiduciaria all’atto di costituzione di alcune delle imprese registrate presso lo studio di Manzoni e Di Rubba. Balduzzi si mostra come numero uno della Wic Private Equitiy, una holding che gestisce investimenti. Nello stesso gruppo lavora Laura Balduzzi, che fino a settembre 2013 era la titolare dello studio poi venduto al duo Manzoni-Di Rubba.

Un altro nome ricorrente è quello di Alberto Maria Ciambella. È il notaio, anche lui bergamasco, che ha registrato tutte e sette le società domiciliate al 24 di via Angelo Maj, quelle riconducibili all’anonima holding lussemburghese Ivad. Ma è anche l’ufficiale che ha firmato tutti i rogiti attraverso cui la Lega ha sparpagliato il suo ricco patrimonio tra le varie sezioni regionali del partito, prontamente dotate di codice fiscale e quindi di autonomia patrimoniale. Una mossa inedita, realizzata dopo l’arrivo di Salvini al potere e l’avvio dell’inchiesta per truffa che poco dopo avrebbe portato al sequestro dei conti del Carroccio, sui quali finora i magistrati di Genova hanno trovato poco più di 3 milioni di euro rispetto ai 48 milioni che cercavano. Una coincidenza, forse, quella del notaio Ciambella. O più probabilmente la conferma che Bergamo è diventata il nuovo centro finanziario della Lega di Salvini, il posto più sicuro per ridare fiato agli affari. Quelli dichiarati e quelli più segreti.

Un amico d’oro

La funzione pubblica e quella privata si mischiano spesso anche quando si prova a ricostruire l’ascesa del commercialista Di Rubba, nominato ad aprile scorso direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Lega al Senato. Una fortuna pazzesca, quella del 39enne commercialista di Gazzaniga. Ex dipendente di Ubi Banca, appassionato di montagna e motocross, da quando Salvini è diventato segretario del partito lui ha accumulato incarichi prestigiosi: presidente di Lombardia Film Commission, la fondazione controllata dalla Regione che ha come scopo quello di promuovere sul territorio lombardo le produzioni video; consigliere d’amministrazione di Radio Padania, la storica emittente del Carroccio in cui il segretario federale ha mosso i primi passi; amministratore unico di Pontida Fin, la cassaforte immobiliare del Carroccio, oggi rimasta l’unica azienda del partito con un patrimonio rilevante.

Ripartiamo allora da lui, da Di Rubba e dalla sua fortuna. Non quella politica, però, ma quella finanziaria. Il gioiellino di famiglia si chiama Dea Spa, società immobiliare in cui Centemero e Manzoni hanno avuto incarichi di vigilanza, che conta oltre 20 proprietà tra case e terreni. Il vero colpaccio, però, Alberto l’ha messo a segno di recente. E ha fatto tutto da solo, senza l’aiuto dei familiari. Una compravendita azionaria da far impallidire i più smaliziati venture capitalist. Al centro dell’affare c’è la Arti Group Holding, società fondata a Bergamo nel dicembre dell’anno scorso e attualmente inattiva, dicono le visure camerali. Quando viene costituita, Arti Group Holding ha tre azionisti: Alessandro Bulfon con il 49 per cento, Marzio Carrara con il 45 per cento e Alberto Di Rubba con il 6 per cento. Cinque mesi dopo, il 10 maggio 2018, Di Rubba vende la sua quota a Carrara, che così ottiene il controllo dell’azienda (51 per cento).

Una normale operazione finanziaria, verrebbe da dire. Non fosse per le cifre in ballo. Al momento della fondazione della Arti Group Holding, il 6 per cento in mano a Di Rubba valeva 10 mila euro. Cinque mesi dopo, per acquistarla Carrara ha versato sul conto del commercialista bergamasco la bellezza di 1,1 milioni di euro. Che cosa è successo nel frattempo per giustificare una maggiorazione di prezzo del genere? Le cronache locali raccontano che poco dopo la costituzione, a gennaio di quest’anno, Arti Group Holding ha acquisito dal fondo tedesco Bavaria due aziende della bergamasca: la Eurogravure e il Nuovo Istituto Italiano d’Arti Grafiche. Un’operazione importante, che non spiega però il motivo di quella straordinaria rivalutazione delle quote in mano a Di Rubba. Di certo c’è che nel frattempo Carrara ha migliorato il suo rapporto con la Lega. Secondo due fonti interne al partito consultate da L’Espresso, proprio negli ultimi mesi il movimento guidato da Salvini ha scelto di affidare buona parte delle forniture di stampa, volantini e manifesti elettorali, a un’azienda di Costa di Mezzate, sempre in provincia di Bergamo. Si chiama Cpz. E il proprietario è lo stesso Carrara. Interpellati da L’Espresso sul prezzo della compravendita, il proprietario della Cpz e Di Rubba hanno risposto nello stesso modo: l’operazione – si sono limitati a spiegare - «rientra nel più vasto piano di acquisizioni mobiliari che il gruppo Carrara sta compiendo».

Quanto ha incassato l’imprenditore bergamasco dalla Lega nel 2017? A questa domanda sia Carrara che il tesoriere leghista Centemero hanno preferito non ribattere, giustificando la scelta con il rispetto della normativa sulla privacy e gli obblighi di riservatezza sui dati economici sensibili. Carrara ha voluto precisare che «da oltre vent’anni» il suo gruppo stampa per «numerose forze politiche», ma ha sempre mantenuto «una posizione di assoluta neutralità nei confronti della politica». E alla domanda “come spiega l’aumento delle forniture alla Lega nell’ultimo periodo?”, l’imprenditore ha risposto così: «Qualora vi fosse stato un aumento delle forniture in favore della Lega, ritengo possa essere attribuito alla campagna elettorale conclusasi con il voto dello scorso aprile».

Onorevole stampatore

Di certo l’eventuale aumento delle forniture della Cpz deve avere oscurato il ruolo della storica tipografia usata dal Carroccio negli anni di Bossi. Si chiama Boniardi Grafiche, ha sede a Milano e fino al 2016 ha registrato fatturati invidiabili per un’impresa di soli 9 dipendenti, oltre 2 milioni di euro all’anno. C’era solo un problema: i crediti verso i clienti, lievitati costantemente fino a sfiorare 1,5 milioni di euro. Quanti di questi erano appannaggio della Lega? Anche su questo punto il tesoriere Centemero ha spiegato di non poter rispondere a causa di «precisi obblighi di legge che mi impongono il rispetto della riservatezza», assicurando al contempo che tutte queste informazioni sono «oggetto nel caso della Lega a numerosi controlli da parte di diversi organi in sede di certificazione di bilancio e in seno alle commissioni a ciò preposte». Alcune fonti interne al partito raccontano però che per sanare i debiti sia stata escogitata una soluzione a costo zero. Almeno per le casse del partito. Alle ultime elezioni la Lega ha candidato Fabio Massimo Boniardi, 46 anni, figlio del fondatore della Boniardi Grafiche nonché azionista dell’impresa. Boniardi – che è pure consigliere comunale a Bollate, assessore a Garbagnate Milanese e vice segretario provinciale del partito - è stato eletto alla Camera e ora, se le elezioni in arrivo non gli scompagineranno i piani, potrà contare su cinque anni di stipendio. Pubblico, ovviamente. Non sarebbe questo l’unico fornitore fortunato della Lega.

Tra le nuove aziende scelte dal Carroccio, raccontano tre fonti interne al partito, da un paio d’anni c’è infatti anche un’azienda bergamasca chiamata Non Solo Auto. Fornisce servizi di noleggio di autovetture, e anche questa ha sede legale nel condominio verde acqua di via Angelo Maj 24. La società è stata fondata alla fine del 2015 e nel giro di due anni il suo giro d’affari è cresciuto parecchio, arrivando a toccare un fatturato di 268 mila euro nel 2017. Non male per un’impresa che dichiara di non avere nemmeno un dipendente. Chi sono i fortunati proprietari della Non Solo Auto? Proprio Di Rubba e Manzoni. I quali respingono qualsiasi ipotesi di conflitto di interessi. Alla nostra richiesta di conoscere il fatturato della Non Solo Auto riferibile alla Lega, i due commercialisti bergamaschi hanno opposto il riserbo «per evidenti motivi di privacy e commerciali», argomentando che «né il dottor Di Rubba, né tantomeno il dottor Manzoni hanno ruoli di responsabilità esecutiva, strategica né funzioni dirigenziali» all’interno della Lega, partito per il quale i due dicono di svolgere «attività tecniche di natura amministrativa». E in effetti, tecnicamente, le cose stanno proprio così: i due sono presenti in diverse società legate al Carroccio, ma sempre come amministratori, membri del cda o del collegio sindacale. Nessun incarico politico, insomma, nemmeno adesso che i due professionisti lombardi hanno varcato la soglia dei palazzi romani con gli incarichi assunti alla Camera e al Senato.

Se di Di Rubba abbiamo già detto, vale la pena conoscere meglio Manzoni. Laureato anche lui in Economia e commercio all’università di Bergamo, vanta un dottorato in “strategie di impresa” e decine di pubblicazioni nazionali e internazionali. Oltre a gestire lo studio di via Angelo Maj, da quando Salvini è diventato leader del partito il suo curriculum si è arricchito con una serie di nomine in società pubbliche e private. È ad esempio nel collegio sindacale di Cogeme e Anita, due multiutility lombarde a controllo pubblico, in quello di Metropolitana Milanese e di Arexpo, ma è soprattutto l’amministratore unico della Fin Group, la storica holding del partito creata, insieme a Pontida Fin, per gestire quello che un tempo era un ricco patrimonio.

Ruoli strategici, occupati in passato da uomini fedelissimi a Umberto Bossi, che oggi sono concentrati nelle mani di questi giovani commercialisti. Professionisti cresciuti vicino a Pontida, nel cuore pulsante della Padania secessionista, e diventati nel silenzio generale i cassieri della nuova Lega a vocazione sovranista, quella che dice di voler difendere i confini e combattere le ingiustizie europee. Chissà se tra queste Salvini include anche i vantaggi finanziari offerti dal Lussemburgo.



.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

venerdì 26 ottobre 2018

Camerati Narcotrafficanti

Dio, Patria e Occupazioni: una breve storia della sede di CasaPound a Roma.

Così cambia l'estrema destra romana  Le sigle neofasciste della capitale sono finite coinvolte   in numerose inchieste sul traffico di droga   e sulle violenze e vendette a questo collegate.

Così cambia l'estrema destra romana
Le sigle neofasciste della capitale sono finite coinvolte
 in numerose inchieste sul traffico di droga 
e sulle violenze e vendette a questo collegate. 
Ecco alcuni dei casi più inquietanti
DI LIRIO ABBATE


Mettere in campo una rete di uomini neri offre vantaggi che le cosche non hanno. Ci sono i reduci degli anni di piombo, che garantiscono rispetto. C’è una ragnatela di simpatie politiche o di ricatti, che si insinua negli apparati dello Stato. E ci sono professionalità, nelle armi o negli affari, che i boss meridionali devono invece pagare a caro prezzo.

La lista di traffici e delitti in cui sono coinvolti a Roma neofascisti vecchi e nuovi è lunga. Si parte dal dicembre 2009 quando a Ostia viene smantellata una rete che smistava cocaina: finiscono in manette Alberto Piccari, uno dei fondatori dei Nar, e la moglie di Carmine Fasciani, il ras del litorale. È proprio parlando con Fasciani che Gennaro Mokbel si vanta di aver speso tanti soldi per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Non solo. Il Ros scrive che Mokbel ha ricevuto da Fasciani «l’assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia».

A Tivoli nel 2012 viene gambizzato Francesco Bianco, un altro reduce dei Nar, assunto dall’allora sindaco Alemanno all’Atac. A sparargli è Carlo Giannotta, reggente dell’ex sezione dell’Msi di Acca Larentia. Movente: le divergenze sulla gestione della sede e della commemorazione dei tre missini uccisi nel 1978. Dopo il ferimento viene perquisita pure la sede di CasaPound e si indaga sui due figli di Giannotta, Mirco e Fabio. Mirco, prima di essere messo da Alemanno a dirigere l’ufficio comunale per il decoro urbano, ha patteggiato la condanna per alcune rapine, mentre Fabio è tra gli autori del colpo a Bulgari di via dei Condotti. Sempre a Fabio Giannotta è stato ricondotto l’arsenale ritrovato nel quartiere Alessandrino: cinque armi da guerra, 16 pistole, giubbotti antiproiettile.

Una di queste armi sarebbe stata utilizzata per assassinare nel 2008 Emiliano Zuin. Le istruttorie si sono infilate anche nella vita di di CasaPound. Il 14 aprile 2011 viene gambizzato Andrea Antonini, vicepresidente dell’associazione neofascista. La vittima, con un altro esponente di CasaPound Pietro Casasanta, è stata accusata nell’estate 2012 di aver aiutato un camorrista latitante. Pure Daniele De Santis, incriminato per l’omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito, oltre ad essere un ultrà è un neofascista attivo nel Movimento Sociale Europeo, con un passato in CasaPound.

Le curve rivali giallorosse e biancoazzurre sembrano unirsi in un unico disegno politico-criminale. I giudici di Roma nella sentenza che ha condannato gruppi di ultrà, scrivono: «Il vero collante del vincolo che li unisce è la loro collocazione ideologica nell’area della destra più estrema, ispirata da concezioni xenofobe e neofasciste e da un’idea della sopraffazione dell’avversario che anche indipendentemente dal tifo calcistico che potrebbe dividerli, li collega invece in una comunanza di azioni e attività che poco hanno a che fare con le loro presunte passioni sportive». E persino in questo settore, ci sono poi i rapporti con i clan: uno dei capi della curva Nord, arrestato per traffico di droga, è stato segnalato come autista del boss camorrista Senese.

Due anni fa in una operazione che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina è finito in manette Emanuele “Lele” Macchi di Cellere, con precedenti per associazione terroristica. Il pariolino “Lele” veniva considerato un “intellettuale di area”: in carcere invece era definito l’angelo custode di Pierluigi Concutelli, il cecchino della destra rivoluzionaria. Ora gli investigatori lo considerano vicino a Carminati.

Sorprendente la vicenda del Pussycat, un night club con squillo d’alto bordo dietro la copertura del centro culturale “Le Pecore Nere” il cui vicepresidente era l’ex militante dei Nar Flavio Serpieri. Gli altri due soci? Un vicequestore della polizia e un regista. Infine nel clamoroso crack del broker Gianfranco Lande, il “Madoff dei Parioli”, è comparso Pierfrancesco Vito, l’ennesimo ex pistolero dei Nuclei Armati Rivoluzionari, con oltre 100 mila euro da riciclare.

Dio, Patria e Occupazioni: una breve storia della sede di CasaPound a Roma.


LEGGI ANCHE

Dio, Patria e Occupazioni: una breve storia della sede di CasaPound a Roma.


.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’Immigrazione

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.
I numeri contenuti nel nuovo Dossier Immigrazione IDOS permettono di sfatare molti luoghi comuni sul fenomeno migratorio. Pregiudizi dannosi anche per la crescita economica

Di Emanuele Isonio

«Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». Poche cose sono più adatte della Terza legge sulla stupidità umana dell’economista Carlo Maria Cipolla per commentare l’approccio che troppi hanno sul fenomeno immigrazione. Perché il mix di disinformazione, preconcetti, razzismo dilagante è confutato dai numeri. I più aggiornati sono contenuti nel “Dossier statistico sull’Immigrazione” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS 
in collaborazione con il mensile Confronti.

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’immigrazione
Che il nodo-disinformazione sia una piaga soprattutto italiana lo aveva evidenziato già nel luglio 2017 la relazione finale della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo, nella quale si denunciava come l’Italia sia il Paese con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione.

Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia. Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia
Di più: secondo un sondaggio condotto nei mesi scorsi dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultano essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà, riguardo al numero di stranieri che vivono nel territorio nazionale. Il convincimento più diffuso è che la loro presenza si attesti su livelli doppi rispetto a quelli reali.

Una situazione allarmante. Non solo per motivi etici. Quella disinformazione si traduce infatti in sentimenti d’odio e in sostegno a politiche xenofobe e  finisce per giustificare scelte che si rivelano dannose per la nostra economia. Nella quale il contributo positivo dei migranti è decisivo. Nel Dossier IDOS 2018 ci sono quindi almeno 5 dati da evidenziare, perché permettono di confutare altrettante pericolose fake news.


1. L’invasione che non c’è
Nell’Unione europea, certifica Eurostat,  i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e rappresentano il 7,5% della popolazione. In questo quadro, l’Italia non ha né il numero più alto di immigrati né ospita più rifugiati e richiedenti asilo.

«Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) mentre supera di poco Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4)».


Anche l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%). L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove è straniera quasi la metà della popolazione residente (47,6%).

La credenza che descrive l’Italia come un paese assediato è smontata anche da un altro numero: quello che confronta la presenza straniera nel corso degli anni. Tale dato, ricorda IDOS, «è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013. L’incidenza, nell’ordine dell’8%, aumenta di pochissimi decimali l’anno». Il motivo della crescita? L’invecchiamento della popolazione italiana (gli over 65 italiani sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25) che è anche meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere).


Anche se ai residenti stranieri si aggiungesse la quota di immigrati non ancora iscritti nelle anagrafi, IDOS stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia. 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016.

2. Lavoro: competizione con gli italiani
«Basta immigrati. Ci rubano il lavoro!». Quante volte è stata ripetuta questa frase, anche da esponenti politici di punta… Tutta fuffa, conferma – a dire il vero non per la prima volta – il dossier IDOS.

«La credenza che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani è, da anni, smentita dalla realtà: dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, in ogni comparto. Non sorprende, quindi, che siano sovraistruiti più di un terzo di essi (34,7%, contro il 23,0% degli italiani, per uno scarto di oltre 11 punti percentuali)».


Inoltre i lavoratori immigrati restano ancora schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, poco retribuiti, spesso stagionali e caratterizzati da sacche di lavoro nero (o grigio) e, quindi, di sfruttamento.

La scarsa mobilità professionale degli stranieri li inchioda poi in situazione di subordine. Lo segnala il differenziale retributivo: un dipendente italiano guadagna il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).

Niente di tutto questo fa pensare che gli immigrati siano in competizione con gli italiani per un’occupazione o che rubino agli italiani il lavoro.

Un riflesso di questa disparità si osserva nel differenziale di reddito dichiarato: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro capite di 12mila euro, inferiore di quasi 10mila euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).


3. Immigrati, costo per le casse pubbliche
Niente di più falso che gli stranieri presenti in Italia siano un onere per il nostro welfare. Sui redditi prodotti i contribuenti stranieri – ricorda IDOS citando i dati della Fondazione Leone Moressa – hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro. Se sommiamo quella cifra ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (320 milioni solo per i rilasci/rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), l’introito nelle casse dello Stato è pari a 19,2 miliardi di euro. Sì, ma quanti soldi pubblici si usano per loro? 17,5 miliardi (il 2,1% dell’intera spesa pubblica nazionale).

Il bilancio statale tra entrate e uscite imputabile all’immigrazione è quindi positivo per un importo di almeno 1,7 miliardi.

Bilancio entrate/uscite per le casse pubbliche prodotte da immigrati. 

Ma la cifra, già di tutto rispetto, cresce ulteriormente fino ad arrivare ai 3 miliardi di saldo positivo, se invece che calcolare il costo standard si considera che i servizi agli immigrati vengono erogati usufruendo di personale, beni strumentali, strutture già esistenti. In questo modo, infatti, si considera il costo marginale (decrescente) di ciascun servizio.

4. L’invasione musulmana
Anche sul fronte religioso, i dati dovrebbero tranquillizzare: più della metà degli immigrati sono cristiani (2,7 milioni, pari al 52,6% del totale, secondo la stima di IDOS). La maggior parte di essi sono ortodossi (1,5 milioni) seguiti dai cattolici (oltre 900mila). I musulmani sono poco meno di un terzo (32,7%, pari a 1.683.000 persone).


Eppure dilagano le discriminazioni basate sulla religione di appartenenza che sfociano in una vera islamofobia, agevolata dai discorsi d’odio tollerati dai social network. Il pericolo, più che concreto, è che questa intolleranza rallenti il processo di integrazione. Il rapporto IDOS segnala ad esempio che la diffidenza ha conseguenze in vari ambiti. Tra questi, l’accesso al mercato della casa.

Gli stranieri restano infatti particolarmente penalizzati, sia per gli affitti, a causa della frequente e dichiarata indisponibilità dei proprietari a locare a stranieri, sia per gli acquisti, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo.

Ne consegue che quasi 2 stranieri su 3 abitano in affitto, spesso in coabitazione, e solo 1 su 5 in case di proprietà (di metratura mediamente limitata e soprattutto in contesti residenziali popolari e di periferia. Il resto abita o presso i datori di lavoro o da parenti e amici, a volte in condizioni di sovraffollamento.

5. Accoglienza, tutto sulle spalle dei Paesi ricchi
Contrariamente a quanto si pensa di solito, nel mondo l’accoglienza dei rifugiati grava in misura massiccia sui paesi in via di sviluppo. 
Sono loro a ospitarne la stragrande maggioranza. Quanti? 85 ogni 100.

Per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con l’Ue, è la Turchia a ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, cui si aggiungono 300mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni (quasi tutti afghani), dall’Uganda con 1.350.000 (un numero cresciuto di 400mila unità in un anno e di cui 1 milione proviene dal Sud Sudan e 230mila dalla Repubblica Democratica del Congo), dal Libano con un
milione (in maggioranza siriani), dall’Iran con 980mila (per lo più afghani).

Se poi si considera l’incidenza dei rifugiati sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di 1 ogni 6 abitanti), seguito dalla Giordania (1 ogni 14), due paesi in cui il rapporto arriva rispettivamente a 1 ogni 4 e 1 ogni 3 se si considerano anche i rifugiati palestinesi sotto il mandato dell’Unrwa. La Turchia è terza, con 1 su 23.



«In un simile contesto, il ricorrente motto “aiutiamoli a casa loro”, all’insegna del quale molti vorrebbero liquidare sbrigativamente il “problema” dell’immigrazione chiudendo le frontiere, se per un verso richiama, in positivo, la necessità di sostenere maggiormente la cooperazione internazionale, per altro verso – date le dimensioni globali e il carattere strutturale e multidimen- sionale del fenomeno e delle sue cause – non avrebbe effetti apprezzabili, in termini di riduzione dei flussi migratori, nel breve-medio periodo» osservano gli analisti IDOS. «Richiederebbe in ogni caso l’affiancamento di politiche di gestione dei flussi e di integrazione dei migranti maggiormente coerenti e, soprattutto, armonizzate a livello internazionale, come la portata del fenomeno richiede».


Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social.
Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi.
Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate. 

Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti. 


Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social. Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi. Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, Associazioni  e Liberi Professionisti.

loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

Post più popolari

Elenco Blog AMICI

PACE

PACE
PACE

emergency

disattiva AD BLOCK